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Introduzione alla Linguistica: La Facoltà del Linguaggio e le Proprietà delle Lingue - Pro, Appunti di Linguistica Generale

appunti presi a lezione di linguistica generale presso l’università di Bologna

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 04/12/2023

Lruggelrugge
Lruggelrugge 🇮🇹

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Introduzione!
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Chi è il linguista?
Il linguista ascoltando i parlanti rende esplicite le strutture della lingua che i parlanti ti hanno imparato implicitamente. Il linguista conosce
le lingue, non le parla. Il linguista trova utili e interessanti quelli che per la concezione collettiva sono errori interpretandoli come il
cambiare della lingua (gli errori di ieri sono le regole di oggi e gli errori di oggi saranno le regole di domani). Chi parla la lingua solo per il
fatto di parlarla non è un esperto della lingua, la naturalezza con cui si impara la lingua ci fa sentire esperti della lingua ma non lo siamo.!
(vedi podcast www.linguisticamente.org).!
La linguistica è una scienza che consente di comprendere interpretare capire la facoltà che ci distingue dalle altre specie del regno
animale. Il linguista ha l’obbiettivo di descrivere la competenza dei parlanti di una lingua.!
La linguistica studia la lingua, è possibile riconoscere due branche della linguistica, quella generale che studia come funzionano e come
sono fatte le lingue e la branca storica che si occupa dell’evoluzione delle lingue ma anche della comparazione tra esse. Per lingue si
intendono quelle storico naturali ovvero quelle che si sono sviluppate spontaneamente lungo il corso della civiltà umana.!
!
linguistica generale definizione
disciplina che studia sul piano sincronico i principi che stanno alla base al funzionamento delle lingue storico-culturali, in riferimento a
diversi livelli di analisi: fonetico-fonologico, morfologico, sintattico, semantico-lessicale.!
le lingue STORICO-CULTURALI sono lingue che si sono imposte in modo naturale, senza spiegazione esplicita.
Linguistica vs grammatica
La grammatica traccia una linea netta tra giusto e sbagliato, ciò che la grammatica definisce come un errore non preclude la
comprensione di una frase. Quelli che la grammatica definisce errori sono tante possibilità che il parlante ha difronte, la scelta del parlante
dipende dalla storia della persona. La scelta non è mai giusta o sbagliata ma adeguata o meno a un contesto. !
La grammatica tradizionale è NORMATIVA, per il linguisti la grammatica è DESCRITTIVA, i linguisti descrivono il comportamento di un
gruppo di parlanti a prescindere dalla grammatica.!
!
Appendix Probi
testo caratterizzato da un insieme di forme sbagliate e il corrispondente corretto nel latino di quel tempo. Si tratta di errori molto frequenti
che il maestro riscontra nei suoi studenti. E’ evidente come l’italiano sia più simile al latino che nel 3°/4° secolo veniva considerato
sbagliato. Per il linguista l’errore è un tesoro che permette di comprendere l’evoluzione della lingua.!
!
Regole e errori
1) PRESCRITTIVE: regole che creano un comportamento!
es: fuorigioco a calcio, regola che nasce nel momento in cui viene scritta!
i giochi da tavolo nascono nel momento in cui una persona ne stabilisce le regole !
2) DESCRITTIVE: regole che descrivono comportamenti preesistenti !
Le regole linguistiche sono descritti uve in quanto sono un’estrazione a partire dall’uso, non sono il pre requisito per parlare la lingua ma
ne sono la conseguenza, iniziare a parlare non implica la conoscenza di regole scritte.!
Le regole della grammatica sono un meccanismo di analisi dell’uso.!
!
La lingua e la grammatica ci pone di fronte ad una scelta, a diversi modi per uscire da un problema, saper parlare una lingua implica saper
fare una scelta.!
!
Un errore è la mancata applicazione di una regola, l’errore linguistico di un membro di una comunità linguistica è un atto del tutto coerente
rispetto alla sua competenza si può dire pertanto che un errore non è generato dal mancato rispetto di una regola ma da un altra regola.!
La norma linguistica è un elemento puramente sociale pertanto soggetto a continuo cambiamento, le grammatiche classificano come
regolo ciò che è più frequente nel parlato. Viene definita regola la descrizione di una regolarità ovvero quello che è frequente.!
l’unico errore riconoscibile è l’alternativa che impedisce la trasmissione nel messaggio.!
L’errore è principalmente un problema del ricevente, un individuo al di fuori nella competenza del mittente, l’errore emerge solo
assumendo un punto di vista esterno alla competenza del parlante.!
!
errori che hanno modificato le strutture della lingua
1) ANALOGIA: fenomeno che tende a sovra estendere una regola anche dove la lingua non la applica!
es: cantare: canto = andare: ando/ vado!
“io ando” è una forma poco frequente pertanto ha poche possibilità di stabilirsi come forma!
!
Latino: vocale breve, tonica (vocale su cui cade l’accento), in sillaba aperta —> italiano: dittongo!
es: lat. vēnit —> it. viene !
lat. sōno —> it. suono!
ma!
lat: sōnare —> it. sonare!
in questo caso l’ analogia ha vinto la forma corretta, nell’italiano antico veniva utilizzata la forma sonare che faceva eccezione rispetto alla
regola riportata sopra, per facilitare il parlato.!
L’eccezione sopravvive nell’aggettivo sonoro (non suonoro) oppure in bontà (non buontà)!
!
2) RIANALISI FORMALE: assegnazione ad una parola di una struttura diversa da quella corretta!
es: ted. Frankfurt+er —> it. “di Francoforte”!
ted. Berlin+er —> it. “di Berlino”!
ted. Hamburg+er —> it. “di Amburgo” piatto tradizionale di carne tradizionale di Amburgo!
la parola burger è un errore di segmentazione, nella lingua di arrivo il termine hamburger viene segmentato in modo errato: !
ted. Hamburg+er —> ing: ham-burger!
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Introduzione

Chi è il linguista? Il linguista ascoltando i parlanti rende esplicite le strutture della lingua che i parlanti ti hanno imparato implicitamente. Il linguista conosce le lingue, non le parla. Il linguista trova utili e interessanti quelli che per la concezione collettiva sono errori interpretandoli come il cambiare della lingua (gli errori di ieri sono le regole di oggi e gli errori di oggi saranno le regole di domani). Chi parla la lingua solo per il fatto di parlarla non è un esperto della lingua, la naturalezza con cui si impara la lingua ci fa sentire esperti della lingua ma non lo siamo. (vedi podcast www.linguisticamente.org). La linguistica è una scienza che consente di comprendere interpretare capire la facoltà che ci distingue dalle altre specie del regno animale. Il linguista ha l’obbiettivo di descrivere la competenza dei parlanti di una lingua. La linguistica studia la lingua, è possibile riconoscere due branche della linguistica, quella generale che studia come funzionano e come sono fatte le lingue e la branca storica che si occupa dell’evoluzione delle lingue ma anche della comparazione tra esse. Per lingue si intendono quelle storico naturali ovvero quelle che si sono sviluppate spontaneamente lungo il corso della civiltà umana. linguistica generale definizione disciplina che studia sul piano sincronico i principi che stanno alla base al funzionamento delle lingue storico-culturali, in riferimento a diversi livelli di analisi: fonetico-fonologico, morfologico, sintattico, semantico-lessicale. le lingue STORICO-CULTURALI sono lingue che si sono imposte in modo naturale, senza spiegazione esplicita. Linguistica vs grammatica La grammatica traccia una linea netta tra giusto e sbagliato, ciò che la grammatica definisce come un errore non preclude la comprensione di una frase. Quelli che la grammatica definisce errori sono tante possibilità che il parlante ha difronte, la scelta del parlante dipende dalla storia della persona. La scelta non è mai giusta o sbagliata ma adeguata o meno a un contesto. La grammatica tradizionale è NORMATIVA, per il linguisti la grammatica è DESCRITTIVA, i linguisti descrivono il comportamento di un gruppo di parlanti a prescindere dalla grammatica. Appendix Probi testo caratterizzato da un insieme di forme sbagliate e il corrispondente corretto nel latino di quel tempo. Si tratta di errori molto frequenti che il maestro riscontra nei suoi studenti. E’ evidente come l’italiano sia più simile al latino che nel 3°/4° secolo veniva considerato sbagliato. Per il linguista l’errore è un tesoro che permette di comprendere l’evoluzione della lingua. Regole e errori

  1. PRESCRITTIVE: regole che creano un comportamento es: fuorigioco a calcio, regola che nasce nel momento in cui viene scritta i giochi da tavolo nascono nel momento in cui una persona ne stabilisce le regole
  2. DESCRITTIVE: regole che descrivono comportamenti preesistenti Le regole linguistiche sono descritti uve in quanto sono un’estrazione a partire dall’uso, non sono il pre requisito per parlare la lingua ma ne sono la conseguenza, iniziare a parlare non implica la conoscenza di regole scritte. Le regole della grammatica sono un meccanismo di analisi dell’uso. La lingua e la grammatica ci pone di fronte ad una scelta, a diversi modi per uscire da un problema, saper parlare una lingua implica saper fare una scelta. Un errore è la mancata applicazione di una regola, l’errore linguistico di un membro di una comunità linguistica è un atto del tutto coerente rispetto alla sua competenza si può dire pertanto che un errore non è generato dal mancato rispetto di una regola ma da un altra regola. La norma linguistica è un elemento puramente sociale pertanto soggetto a continuo cambiamento, le grammatiche classificano come regolo ciò che è più frequente nel parlato. Viene definita regola la descrizione di una regolarità ovvero quello che è frequente. l’unico errore riconoscibile è l’alternativa che impedisce la trasmissione nel messaggio. L’errore è principalmente un problema del ricevente, un individuo al di fuori nella competenza del mittente, l’errore emerge solo assumendo un punto di vista esterno alla competenza del parlante. errori che hanno modificato le strutture della lingua
  3. ANALOGIA: fenomeno che tende a sovra estendere una regola anche dove la lingua non la applica es: cantare: canto = andare: ando/ vado “io ando” è una forma poco frequente pertanto ha poche possibilità di stabilirsi come forma Latino: vocale breve, tonica (vocale su cui cade l’accento), in sillaba aperta —> italiano: dittongo es: lat. v ē nit —> it. v ie ne lat. sōno —> it. s uo no ma lat: s ō nare —> it. s o nare in questo caso l’ analogia ha vinto la forma corretta, nell’italiano antico veniva utilizzata la forma sonare che faceva eccezione rispetto alla regola riportata sopra, per facilitare il parlato. L’eccezione sopravvive nell’aggettivo sonoro (non suonoro) oppure in bontà (non buontà)
  4. RIANALISI FORMALE: assegnazione ad una parola di una struttura diversa da quella corretta es: ted. Frankfurt+er —> it. “di Francoforte” ted. Berlin+er —> it. “di Berlino” ted. Hamburg+er —> it. “di Amburgo” piatto tradizionale di carne tradizionale di Amburgo la parola burger è un errore di segmentazione, nella lingua di arrivo il termine hamburger viene segmentato in modo errato: ted. Hamburg+er —> ing: ham- burger

l’uomo

  • è l’animale parlante (aristotele), l’uomo a differenza degli altri animali usa la fone (emissione sonora) per dare forma al logos (conoscenza personale)
  • ha una grande stabilità evolutiva, poiché ha trovato un modo per adattare l’ambiente circostante chiamato EVOLUZIONE CULTURALE le lingue hanno piu dimensioni
  • astratta-concreta
  • naturale (fone)-culturale (logos)
  • individuale-collettiva Non tutti i linguaggi si basano sulle fone (es: lingua dei segni) Linguaggio la manifestazione prevalente delle lingue umane è la fone, il suono è frutto di un movimento del corpo ed è misurabile, tangibile. Il logos rimanda invece a una dimensione più astratta e culturale, la differenze tra noi si basa principalmente sul logos considerando che tutti siamo in grado di produrre gli stessi suoni. La fone è il piano dell’espressione mentre il logos è il piano del contenuto La fone è il piano del significante mentre il logos è il piano del significato Questo ponte che si crea tra livelli INDIPENDENTI è il frutto del linguaggio. Il linguaggio è la nostra abilità di costruire relazioni sistematiche tra due livelli indipendenti, la capacità mentale cognitiva che consente di associare contenuti ad espressioni. Il linguaggio verbale umano è dunque una facoltà innata dell’uomo sapiens ed è uno degli strumenti di comunicazione prevalenti. sistemi di comunicazione Per comunicazione si intende il passaggio di informazioni che può essere sia intenzionale che non. In base alle caratteristiche del mittente e del ricevente si possono individuare 3 tipi di comunicazione:
  1. comunicazione in senso stretto: emittente intenzionale, ricevente intenzionale (es: linguaggio verbale umano)
  2. passaggio di informazione: emittente non intenzionale, ricevente intenzionale (es: posture del corpo, sintomi di condizioni fisiche)
  3. formulazione di interferenze: nessun emittente (ma solo presenza di un oggetto), interpretante (es: tetto spiovente= qui nevica spesso) verbale (linguaggio) / naturale /
    umana non verbale (es: lingua dei segni) /
    — comunicazione in senso stretto artificiale (es: segnali stradali) |
    segni— animale | — passaggio di informazione e formulazione di interferenze proprietà del linguaggio
  • congenito: è una facoltà mentale che nasce con l’organismo che rimane a libello potenziale fin è uno stimolo non lo fa emergere. La natura dell’imput linguistico incide sulle facoltà d linguaggio e sullo sviluppo cognitivo
  • inapprendibile: non viene insegnato ne imparato
  • è incancellabile: non si perde il linguaggio come facoltà mentale
  • universale: caratterizza allo stesso modo tutti i membri della specie, indipendentemente dalle condizioni sociali, storiche e geografiche in cui essi vivono
  • immutabile: essendo universale non cambia Lingue storico-naturali le lingue sono una delle possibili realizzazioni del linguaggio, sono un prodotto sociale del linguaggio: non esistono come oggetti dalle comunità che le usano. Una lingua è un codice, cioè un sistema di segni, in altre parole un insieme di convenzioni adottate da una comunità di parlanti. proprietà
  • non sono congenite, non nascono con l’uomo
  • sono apprendibili: ogni essere umano impara una o più lingue
  • sono cancellabili: si dimenticano
  • non sono universali: 6000-7000 lingue parlate
  • sono mutevoli: cambiano continuamente, nel tempo, nello spazio linguaggio—> hardware lingue—> software

lingue. differenze:

  • Sul piano sociale le lingue hanno un riconoscimento sociale che i dialetti non hanno—> problema della società
  • Sul piano funzionale le lingue hanno un ambito di uso più ampio di quello dei dialetti (solamente perché hanno un riconoscimento sociale maggiore)
  • Sul piano politico le lingue hanno uno statuto ufficiale, necessario per la comunicazione tra paesi diversi e per cui ogni stato deve avere una sua lingua ufficiale. Questa caratteristica è tipica dell’europa, recandosi ad esempio in Africa Sudsariana la norma è il plurilinguismo. In sostanza la lingua è un dialetto con l’esercito e la marina—>un dialetto che si è affermato I dialetti non derivano dall’italiano anzi essi derivano dal latino, tra di essi il fiorentino letterario si è affermato come lingua ufficiale quando ce ne è stata la necessità. (es: latino —> catanese/palermitano/milanese/livornese/ fiorentino —>siciliano/lombardo/ toscano —> italiano ) L’italiano è una lingua molto recente, divenuta lingua ufficiale per necessità dopo l’unità d’Italia e scelta non su base puramente statistica poiché non vi era la presenza di una lingua prevalente, allora la scelta deriva dall’influenza della letteratura (Dante, Petrarca e Boccaccio). L’italiano nasce come riesumazione di una varietà letteraria scelta da autori prestigiosi 600 anni prima, a questo punto comincia un’opera di italianizzazione da cui deriva l’insistenza dell’insegnamento della grammatica italiana nelle scuole. L’italiano per gli studenti italiani era inizialmente una lingua straniera che era necessario insegnare dal principio. L’italiano viveva in una percentuale del 2% della popolazione, individuabile nelle scuole e nella parte colta della popolazione. I due eventi che hanno portato l’Italiano ad affermarsi come lingua nazionale furono la prima guerra mondiale e l’invenzione della televisione. La prima guerra mondiale ha costretto i soldati ha scrivere lettere ai familiari scegliendo l’italiano poiché non conoscevano l’ortografia dialettale. Con la televisione la lingua italiana è entrata nelle case degli italiani. Essendo che i dialetti sono lingue, la variazione diatopica dell’italiano è l’italiano fortemente connotato in termini regionali. effetti sociali della scelta dell’italiano alto scritto
  • Italiano colto letterario—> situazioni formali es: intellettuale, conclusione percorso formativo, esposizione ad un imput linguistico colto (no dialetto), capisce l’italiano popolare anche se parla principalmente quello colto, non ha accesso alla varietà linguistica più bassa
  • dialetto—> situazioni informali es: contadino, no conclusione percorso formativo, occupazione che lo porta in contatto con persone familiari (stesso linguaggio a casa e a lavoro), capisce l’italiano popolare e lo parla in situazioni per lui formali ma parla principalmente in dialetto, classe sociale che va in trincea. L’italiano popolare è il linguaggio alto per il contadino e il linguaggio basso per l’intellettuale, l’italiano popolare è quindi un punto di incontro tra i due che quindi sono in grado di capirsi. Al momento dell’unità d’Italia non esiste l’italiano popolare ma solo quello colto scelto come lingua ufficiale per burocrazia, medicina ecc.. Lo stato ha scelto una lingua sconosciuta al 97% della popolazione che venne pertanto esclusa dalla vita pubblica—>lingua come DISCRIMINAZIONE. La scelta non ha portato ad un effetto coesivo ma discriminatorio al quale è stato necessario rimediare attraverso un lungo processo di italianizzazione. Non è vero che sta avvenendo un declino della lingua anzi finalmente la lingua si sta adeguando alla maggioranza della popolazione. Don Lorenzo Milani La scuola per molto tempo ha aiutato chi non ne aveva bisogno lasciato indietro coloro che non stavano al passo, Milani ha aperto una scuola per coloro che la scuola statale lasciava indietro. Lo stato per l’art. 3 della costituzione non deve discriminare in base alla lingua, inoltre lo stato deve eliminare gli ostacoli che rendano incomprensibile leggi, economia ecc… calvino, l’antilingua confronto tra la spiegazione di un furto da parte di un italiano medio e la trascrizione del brigadiere A causa del “peccato originario”talvolta non siamo in grado di adattare il nostro linguaggio alla situazione comunicativa. GRADIT dizionario che classifica le parole in base alla frequenza d’uso (guarda slide per gradi) alcune considerazioni
  • meno del 4% dei testi censiti è composto da parole più o meno rare, il restante 96% dei testi è composto da una variazione di circa 2000 parole più usate
  • i dizionari per costruire le definizioni del significato dei lemmi
  • case editrici per la redazione di testi per la scuola primaria
  • libri di divulgazione

L’italiano ha un sistema che ruota attorno a due standard, quello formale antico ufficialmente riconosciuto e la lingua d’uso democraticamente inclusiva. Più una società è numericamente consistente più una lingua sviluppa diversità linguistiche, la lingua è un DIASISTEMA, un sistema di sistemi. La natura della competenza linguistica è multipla:

  • competenza intrasistemica: strettamente linguistica che rimanda alla nostra conoscenza della grammatica
  • competenza esterna al sistema: ha a che fare solamente con la maggiore o minore adeguatezza linguistica alla situazione Principi generali per l’analisi di una lingua langue—> competenza —> esecuzione/parole COMPETENZA: ciò che un parlante conosce ( sa ) implicitamente della sua lingua, la competenza permette ad un parlante di esprimere un giudizio di grammaticalità ed adeguatezza, è individuale e astratta. ESECUZIONE/PAROLE: ciò che ciascuno di fa con la propria lingua (parlare, ascoltare), sono concetti e nozioni individuali e concreti LANGUE: Dimensione collettiva astratta —>somma delle competenze individuali. Insieme di conoscenze e convenzioni sociali. INDIVIDUALE COLLETTIVO CONCRETO parole/esecuzione ASTRATTO competenza langue L’obbiettivo della scuola post unificazione era quello di rendere uguali persone con langue diverse. Per un’educazione davvero democratica:
  • norma=concetto sociale non linguistico
  • Ad oggi in italia sta avvenendo une ristandardizzazione dell’italiano, si sta sviluppando un nuovo standard e la scuola italiana dovrebbe insegnare agli studenti come scegliere tra gli standard linguistici.
  • la capacità linguistica non può essere potenziata con esercizi eseguiti come fini a se stessi, ma come più ricca partecipazione alla vita sociale e intellettuale
  • la sollecitazione delle capacità linguistiche deve partire dell’individuazione del retroterra linguistico-culturale personale
  • esplorazione delle varietà personali della lingua
  • occorre sviluppare non solo le capacità produttive ma anche quelle ricettive, anche nella dimensione orale è importante analizzare e sviluppare la forma (non solo nei temi)
  • stimolare la capacità di passaggio dalle formulazioni formali a quelle informali
  • insegnamento della capacità di adeguare le scelte linguistiche all’interlocutore Sincronia e diacronia due diverse prospettiva con le quali si può guardare alle lingue: —> sincronia esclusione completa della dimensione tempo, considerazione delle lingue e degli elementi di esse in un determinato momento —> diacronia inclusione completa dalla dimensione tempo, considerazione delle lingue e degli elementi di esse lungo lo sviluppo temporale es: latino: aurum paurum au—>o italiano: oro poco In un’indagine sincronica emerge che è possibile studiare le parole oro e poco anche senza sapere da cosa derivano In un’indagine diacronica emerge che il dittongo au latino viene trasformato nella vocale o in italiano (ricostruzione dell’evoluzione storica) La linguistica generale è una disciplina di impianto sincronico, non analizza l’evoluzione delle lingue ma le caratteristiche ad un unico livello storico Paradigmatico e sintagmatico relazioni sintagmatiche la ragazza di Pietro suona bene il pianoforte il termine ragazza preclude la scelta di un articolo che non sia LA e anche la scelta di un verbo non alla terza persona il termine pianoforte preclude la scelta di un articolo che non sia IL La scelta di un determinato elemento in un insieme di segni influenza la scelta degli altri elementi ad esso correlati che compaiono in posizioni precedenti o successive relazioni paradigmatiche/associative la ragazza/ (moglie, amante, sorella..) di Pietro/(Marco, Paolo..) suona/ (suonava, suonerà…) bene/male il pianoforte (violino, chitarra…) ogni attuazione di un elemento del sistema di segni in una certa posizione del messaggio implica una scelta in un paradigma (o insieme) di elementi selezionabili in quella posizione

tali elementi (gatt-) sono le unità di prima articolazione e non sono ulteriormente scomponibili in unità più piccole che richiamino lo stesso significato. Tali unità prendono il nome di morfemi (si tratta ancora di segni perchè costituiti da significante e significato) , si differenziano però dalle parole ulteriormente scomponibili (es: gatto). unità di seconda articolazione : i suoni, livello strettamente naturale, non hanno significato. I morfemi sono scomponibili in unità più piccole che non sono portatrici di significato i fonemi o unità di seconda articolazione. es: fonemi /g/, /a/, /t/, /t/, /o/ combinatorietà considerando che le unità di base, o i suoni non hanno significato intrinseco è possibile riutilizzarle in combinazioni diverse per formare significati diversi. Tutti i sistemi animali non hanno la doppia articolazione, a ciascun elemento base corrisponde un significato, considerando che gli elementi di base sono limitati anche i messaggi sono limitati —> sinonimia: possibilità di esprimere lo stesso significato attraverso strutture complesse diverse —> linearità e dipendenza dalla struttura: gli elementi di base (i suoni) vengono accostati in modo lineare, limite fisico es: La ragazza di pietro suona bene il pianoforte Il pietro pianoforte bene di ragazza suona la il pianoforte di pietro suona bene la ragazza —> plurifunzionalità della lingua: la lingua permette di adempiere ad una lista molto ampia di funzioni diverse (es: pensiero, interazioni sociali, comunicare informazioni…) Dire cose con le lingue Spesso siamo in grado di comunicare molto più di ciò che diciamo Molte frasi hanno significati espliciti ma anche significati impliciti es: mio fratello ha divorziato implicitamente so che il parlante ha un fratello che è stato sposato esplicitamente so che il fratello del parlante ha divorziato Giornalismo e comunicazione implicita es: Scuolabus rovesciato, l’autista romeno che ha provato a scappare era ubriaco e aveva precedenti 4 informazioni vere di cui solo una è correlata all’accaduto, il fatto che l’autista fosse ubriaco. Si tratta però di 4 affermazioni vere che poste una vicina all’altra che implicitamente suscitano nel lettore l’idea che siano tutte correlate all’incidente. i significati impliciti creano una conoscenza condivisa e tolgono queste informazioni dalla responsabilità del mittente. I frame Ogni elemento linguistico lessicale che usiamo ha attorno a se una cornice (frame) concettuale che evoca altri significati es: il concetto di guerra evoca un frame che evoca altri elementi—> comandante, combattenti, campo di battaglia, limitazione di libertà, coesione sociale giornalismo evocare il coronavirus come una guerra he l’obbiettivo di aumentare la coesione sociale, creare dei modelli positivi (medici) e rendere digeribili limitazioni della libertà. La differenza rispetto ad una guerra è il nemico, nel caso del coronavirus non concreto, intangibile. Non conoscere il nemico ha portato ciascuno ad immaginarmelo da se per la necessità di avere un nemico, ad esempio agli inizi della diffusione l’odio si è incanalato verso i Cinesi. Non si può ricorrere al frame della guerra senza individuare il nemico, nel caso in cui il nemico si presenta come essere intangibile l’uomo, non in grado di modificare la sua concezione di nemico, ne deve individuare un altro concreto, vivente e tangibile. Si tratta di un effetto collaterale di una comunicazione mirata a creare coesione sociale. Fare cose con le lingue Atti linguistici performativi: ci sono fenomeni comunicativi rispetto ai quali non è possibile dire “vero o falso”, che non comunicano un significato ma compiono un’azione, cambiano la realtà. es: Io vi dichiaro marito e moglie per i poteri conferitimi dalla legge la dichiaro dottore in lettere Atti linguistici es: c’è il risotto sul fuoco! significato implicito—> controllare il fuoco e girare il risotto L’atto linguistico è la somma di tre componenti:

  • atto locutivo—> costruire un enunciato rispettando la struttura dal sistema linguistico, FORMA LOCUTIVA dell’atto linguistico (es: c’è il risotto sul fuoco!)
  • atto illocutivo—>intenzione con cui l’enunciato viene prodotto, FORZA ILLOCUTIVA dell’atto linguistico (es: girare il riso)
  • atto perlocutivo—>effetto concerto che l’ enunciato determina, EFFETTO PERLOCUTIVO dell’atto linguistico (es: l’interlocutore gira il riso/l’interlocutore non gira il riso) se il destinatario non comprende la comunicazione uno dei tre livelli non è adatto

Linguaggio: il problema delle origini Non è possibile datare in modo preciso l’inizio dello sviluppo linguistico, è però possibile rispondere ad altre domande rispetto allo sviluppo del linguaggio:

  • come? due prospettive diverse:
  1. Chomsky e Premak—> il linguaggio è talmente complesso che è inspiegabile in termini evolutivi
  2. Il linguaggio pur essendo la peculiarità della nostra specie non è identificabile con una struttura biologica—> EXATTAMENTO: una struttura biologica con una particolare funzione inizia a svolgere anche un’altra funzione indipendente dalla precedente che può affiancarsi ad essa o sostituirla (es: i nostri arti superiori una volta servivano per camminare) APPARATO FONATORIO tale apparato in se non esiste, è costituito da più parti (bocca, lingua, laringe, denti, polmoni…) ciascuna delle quali però ha anche un’altra funzione. Noi non nasciamo per parlare, la posizione degli organi dell’apparato fonatorio verrà nei primi anni dando la possibilità al bambini di parlare. L’evoluzione del linguaggio è strettamente correlata anche all’evoluzione dell’uomo (passaggio alla posizione eretta), aver liberato le mani dai compiti della motricità ha portato allo sviluppo di gesti comunicativi che precedono lo sviluppo del linguaggio. Il cervello è aumentato perché si è ridotta la temperatura corporea. Si è ridotta la mandibola e i denti perché con le mani libere è nato l’artigianato, sono nati strumenti che hanno permesso di tagliare il cibo un tempo strappato a morsi. I denti sono più piccoli perché non devono più strappare il cibo ma solo masticarlo, questo ha permesso maggiore mobilità della lingua. L’artigianato ha anche permesso il passaggio al ruolo di cacciatore dell’uomo e quindi il passaggio a un’alimentazione di migliore qualità che ha permesso lo sviluppo fisico. In seguito la nascita di gruppi umani ha portato allo sviluppo del linguaggio necessario per la comunicazione
  • Dove? considerando che tutto ha avuto origine in una determinata zona (L1 nella slide) è probabile che il linguaggio sia nato li accompagnando lo sviluppo umano. monogenesi derivano tutte da un’unica lingua poligenesi si sono sviluppate separatamente e in modo autonomo. È molto più probabile la monogenesi considerando che i primi popoli nascono insieme e nella stessa zona del mondo.
  • Perché? La domanda non è perché il linguaggio umano ha avuto origine considerando che il presupposto è generalmente casuale ma la .domanda importante è perché l’uomo ha tratto vantaggio dal linguaggio e si distingue per questa caratteristica. L’uomo ha compreso l’importanza del linguaggio e la possibilità di svuiluppo. Il linguaggio trova nello sviluppo culturale un posto primario. Lingua e cultura Nel linguaggio umano vi è sia una componente culturale ambientale ovvero l’acquisizione della tradizione linguistica sociale sia una componente innata, cioè la predisposizione genetica a parlare. Studiando alcuni aspetti della lingua di un gruppo umano si può comprendere la visione del mondo di esso, studiando gli aspetti di una lingua si può comprendere ciò che è più o meno importante per i parlanti di quella lingua. La lingua racconta il mondo filtrato dalla nostra percezione, ci sono lingue che esprimono attraverso il lessico e la grammatica aspetti che altre lingue non esprimono con strategie dedicate. es: italiano—> neve (appoggiata sul terreno/ neve in fiocchi/ neve trascinata dal vento…) eschimese siberiano—> aput (indica solo quella frazione di neve che è sul terreno) quana (neve che cade in fiocchi) …. In eschimese siberiano ci sono 4 modi per indicare la neve, la lingua codifica in diversi modi il concetto di neve in base alla situazione. In italiano c’è solo un termine per indicare la neve e per esprimere la situazioni è necessario unire ad esso altri termini (neve per terra/neve in fiocchi) quindi implicazione della sintassi. Dal punto di vista dell’impatto sull’esperienza quotidiana degli eschimesi la neve è più significativa rispetto all’esperienza degli Italiani. La lingua non fotografa la realtà, ciò che cambia è come noi la percepiamo e l’impatto che questa realtà a su culture diverse. L’italiano può tradurre dall’ eschimese ma attraverso la sintassi e non attraverso strutture memorizzate (lessico). evoluzione : trasmissione genetica delle informazioni cultura : trasmissione non genetica delle informazioni, molto più rapida e efficace dell’evoluzione biologica entrambi rispondono a input dell’ambiente ma l’evoluzione culturale è molto più rapida e efficace grazie alle lingue noi abbiamo il vantaggio di trasmettere conoscenza e non solo di acquisirne. Gli animali sono in grado di imparare ma non sono in grado di trasmettere alle generazioni successive la loro cultura, questo vuol dire che la conoscenza che gli animali sviluppano è individuale ed è strettamente legata all’esperienza. Nel caso degli uomini la conoscenza si trasmette attraverso la parola questo crea un’ aspettativa di vita molto squilibrata tra un uomo e un animale poiché gli uomini imparano dall’esperienza delle generazioni precedenti. per gli animali la generazione successiva riparte da zero a livello culturale, mentre le nuove generazioni umane hanno già una cultura trasmessa a loro dalle generazioni precedenti, si tratta di una cultura collettiva. le comunità umane sviluppano una cultura per accumulo di conoscenze, gli animali partono tutti dallo stesso punto. Il linguaggio è diventato lo strumento più potente per garantirci la supremazia sul mondo. L’apprendimento della lingua nativa
  • prima della nascita: inizio sviluppo competenza linguistica passiva e schemi prosodici (accento, intonazione)
  • 3-5 mesi: il bambino produce pianti, versi, sorrisi, gridolini ma non intenzionalmente. La fone è una reazione a istinti e al soddisfacimento di bisogni primari
  • 6-8 mesi: il bambino comincia ad utilizzare in maniera consapevole l’apparato articolatorio giocando con i primi suoni della lingua: lallazione ricorsiva (ripetizione sillaba CV—>consonante vocale: la, ma, pa, ba). Sempre la stessa sillaba viene ripetuta. CONSONANTI —> suoni che per suonare devono essere appoggiati a qualcosa, una vocale, in questo caso la A poiché è il suono più semplice da riprodurre. le uniche consonanti che i bambini sono in grado di produrre sono L,M,P,B: si tratta di suoni non dentali, M P B sono suoni bilabiali e richiedono primariamente il movimento delle labbra che i bambini sono in grado di gestire consapevolmente poiché abituati a bere il latte, la consonante L richiede invece l’utilizzo della lingua gestita dai bambini anche per deglutire il latte. B ha un grado di complessità superiore rispetto a P poiché entrambe richiedono l’utilizzo delle labbra ma solo la B richiede anche la vibrazione delle corde vocali. Pertanto la pronuncia della B impone la precedente capacità di pronunciare la P. In moltissime lingue del mondo Mamma

suoni selezionati dall’italiano Fonetica Suoni polmonari quando parliamo c’è uno spostamento d’aria provocato da movimento di corde vocali, lingua, labbra, denti. La quasi totalità dei nostri suoni è polmonare tranne le consonanti non polmonari:

  • click
  • voiced implosives
  • ejectives (p’, t’, k’, s’) tutto comincia dai polmoni poi l’aria arriva alle corde vocali e da li comincia ad essere modulata in base a come si combinano i movimenti di questi elementi biologici. La produzione del suono si divide in tra parti:
  1. esprirazione: emissione di energia
  2. voce: vibrazione delle corde vocali
  3. articolazione: movimento della laringe, della lingua e delle labbra Il suono si origina quindi da un flusso d’aria polmonare egressivo, è necessaria pertanto l’ispirazione dell’aria che proviene dall’esterno. Il linguaggio sfrutta pertanto lo scarto della respirazione, la nostra abilità linguistica rivela pertanto la sua natura parassitaria rispetto alle funzioni vitali primarie dell’organismo. L’aria emessa dai polmoni giunge poi alla laringe dove sono presenti le corde vocali, due piaghe del tessuto laringeo che durante l’ispirazione rimangono rilassate ma che durante l’espirazione possono contrarsi avvicinandosi creando un ostacolo al passaggio del aria. Superate le corde vocali l’ario può incontrare altri ostacoli prima della sua fuoriuscita quali la lingua (che si distingue nella radice, nel dorso e nell’apice), i denti, gli alveoli (gengiva subito retrostante ai denti, e il palato (duro, vicino ai denti o molle, parte retrostante del palato. I suoni polmonari si dividono in due macro categorie
  4. CONSONANTI: non possono essere pronunciate in isolamento, si devono appoggiare ad una vocale, pertanto le sillabe sono quasi sempre costituite o da consonante e vocale o solamente da vocale. se le consonanti stanno prima della vocale si chiamano attacco della sillaba, se si trovano dopo prendono il nome di coda della sillaba. Le consonanti hanno un corpo fonico minore, questo è determinato dalla grande differenza articolatoria tra consonanti e vocali, l’articolazione delle vocali avviene attraverso una fuoriuscita libera dell’aria che non trova ostacoli nel suo percorso. Per le consonanti il flusso d’aria incontra nel suo tragitto un ostacolo. es: L—> ostacolo lingua P—> ostacolo labbra L’aria nell’articolazione delle consonanti ha meno spazio per uscire, per superare l’ostacolo il flusso d’aria perde molta della sua energia, le vocali infatti producono suoni molto più forti. Le consonanti hanno nelle lingue del mondo un legame con il significato lessicale (se dico lbr invece che libro si capisce vagamente il significato mentre se dico “io” non si capisce il significato) mentre le vocali hanno un legame con il significato grammaticale (es: desinenze, suffissi)
  5. VOCALI: corpo fonico maggiore, maggiore energia poichè l’aria che esce non viene ostacolata—> suono più forte. Legame stretto con il significato grammaticale Le lingue si differenziano per il numero di consonanti e vocali che selezionano e per il modo in cui le combinano Suoni dell’italiano CONSONANTI 3 parametri per distinguerle: Luogo di articolazione Il punto in cui si colloca l’ostacolo è detto punto/luogo di articolazione (prima riga della tabella dell’ipa)
  • bilabiale: ostacolo=unione delle due labbra
  • labiodentale: ostacolo= denti sopra labbro sotto
  • dentale: l’apice della lingua tocca il retro degli incisivi (unici denti che ci servono per parlare)
  • alveolare: la lingua tocca gli alveoli
  • post alveolare: la lingua tocca il punto in cui gli alveoli si attaccano al palato
  • palatale: il dorso della lingua tocca il palato duro
  • velari: il dorso della lingua tocca il palato molle La differenza tra dentale alveolare e post alveolare è talmente minima che si possono usare indistintamente La sequenza è iconica e va dalla parte più esterna dall’apparato fonatorio a quella più interna, si trovano nella prima fila orizzontale mentre la prima fila verticale è il modo di articolazione: Modo di articolazione dettato dalla conformazione degli organi fonatori e dal restringimento relativo che modifica il passaggio dell’aria
  • suoni occlusivi/istantanei(l’aria esce tutta in una volta)/esplosivi (l’aria esce come un’esplosione): l’ostacolo è determinato da una chiusura (p, b)
  • nasale: l’aria esce dal naso (n,m)
  • polivibranti
  • fricativi/sibilanti: suoni dati dalla lingua che blocca l’aria in maniera intermittente (r), occlusione parziale l’aria passa attraverso una piccola fessura in maniera continuativa
  • laterali: l’ostacolo è in posizione centrale

tratto di sonorità

  • sorde: nelle occlusive e nelle fricative ci possono essere due simboli nelle caselline—> a sinistra ci sono i suoni sordi e a destra i suoni sonori
  • sonore: le corde vocali vibrano, c’è solo un simbolo nella casellina, il nostro organismo non è in grado di produrre la versione sorda La trascrizione fonetica richiede sempre l’uso delle parentesi quadre […] che permettono la distinzione da quella fonologica che prevede le barre /…./ questo indica che esisto non due dimensioni diverse per analizzare il suono:
  • fonetica: foni, categorie instabili. Ia fonetica studia l’articolazione del suono (articolatoria ), la propagazione del suono (acustica), e come l’orecchio percepisce il suono (percettiva). Si tratta di una disciplina fisica naturale praticata non solo da linguisti ma anche da medici (logopedisti).
  • fonologia: fonemi, categorie stabili. I fonemi sono le categorie mentali all’interno delle quali noi immagazziniamo i foni es: tutti i gatti (rossi, neri…) rimandano alla stessa categoria di gatto, il fonema è la categoria astratta a cui rimandano tutti i gatti. ESEMPI DI SUONI occlusivi bilabiali Il flusso d’aria arriva fino alle labbra dove trova un’ occlusione totale. Il rilascio avviene in maniera istantanea, se le corde vocali vibrano le consonanti sono sonore altrimenti sorde. es: p —> consonante occulusiva bilabiale sorda b —> consonante occlusiva bilabiale sonora occlusivi dentali/ alveolari La punta tocca il resto degli incisivi o gli alveoli, l’aria trova un ostacolo determinato tra l’apice della lingua e il retro degli incisivi/ alveoli. L’ostacolo viene rimosso istantaneamente e l’aria esce non in modo continuativo. es: t—> occlusiva alveolare sorda d—> occlusiva alveolare sonora occlusivi velari dorso della lingua si ritrae fino a toccare il velo del palato, l’ostacolo è molto interno nella cavità orale. Tale ostacolo viene rimosso k —> occlusiva velare sorda g —> occlusiva velare sonora nell’alfabeto italiano il suono [k] corrisponde a diversi suoni nell’italiano—> c, ch, q es. [‘kane], l’accento cade sulla a e si inserisce prima della k vale lo stesso principio anche per la g—> g, gh [‘gal:o] (i due punti indicano la doppia) o [‘giro] (questa parola scritta in IPA e in italiano vuol dire ghiro) fricativi labiodentali suoni articolati con un’occasione parziale prodotta dai denti superiori e dal labbro inferiore, il flusso d’aria egressivo esce in modo continuo anche dalla cavità nasale. v—> sonora f—> sorda consonante polivibrante alveolare è sola quindi è sonora e non ha la controparte sorda, essa viene articolata con la punta della lingua che tocca gli alveoli o il retro degli incisivi in maniera intermittente r—> sonora Fonologia passare dal livello concreto dei sogni al livello astratto ovvero alla rappresentazione mentale dei suoni. Mentre la fonetica studia i foni nella loro dimensione concreta fisica, la fonologia si occupa dell’uso linguistico che il parlante fa dei suoni (fonemi). Tale uso varia da un contesto all’altro e da una lingua all’altra. come capire se i foni sono anche fonemi: [‘kare] [‘gare] queste due stringhe sono uguali in tutto tranne che per un suono, questo comporta due stringhe con significati diversi. Questo significa che variando il suono da k a g varia il significato (es: casa, gasa) Prova di commutazione—> sostituire un suono con un altro indica quanti e quali suoni della lingua vengono usati per distinguere significati, g e k sono suoni usati per distinguere significati. La commutazione in questo caso è fonologicamente k e g sono fonemi, sono due suoni che rimandano a categorie mentali diverse, collocando un’ occlusiva velare sonora al posto di una sorda non otterrò mai due stringhe con lo stesso significato. In sintesi un fono è la realizzazione concreta di un qualunque suono del linguaggio, quando due foni hanno valore distintivo, ovvero si oppongono sistematicamente nel distinguere e formare le parole di quella lingua si dice che funzionano da fonemi. La fonologia studia l’organizzazione e il funzionamento dei suoni nel sistema linguistico. PRIMA LEGGE DI TRUBECKOJ se in una lingua due suoni possono occorrere nello stesso contesto e scambiandosi alterano il significato della parola quei due suoni in una lingua sono fonemi diversi.

fricative alveolari il suono trova un’ostruzione parziale e fuoriesce in maniera continua come un sibilo. [s]—> [‘skala] [z]—> [a’zilo] lo troviamo tra due vocali, o a inizio parola prima di una consonante sonora—> es: [zden’tato] A differenza delle nasali che variano in base al contesto ma non possono essere fisicamente intercambiabili con le fricative alveolari è possibile variare da una all’altra e questo avviene ad esempio nelle diverse parti d’Italia. Nell’italiano standard il rapporto tra le fricative è variazione contestuale mentre nell’italiano parlato è variazione libera laterale alveolare la punta della lingua tocca gli alveoli e il suono fuoriesce dai lati, l’ostacolo si trova in posizione centrale [l] corrisponde alla L italiana post alveolari/ palatoalveolare in questi casi la corrispondenza con l’alfabeto italiano si divarica moltissimo, questo divario tra alfabeto italiano e IPA è nei suoni che presentano una componente palatale, questi suoni sono quelli che si sono stabilizzati recentemente. Nella lingua non è variato il modo di pronunciare i suoni ma il valore linguistico di essi, il latino non ha fonologizzato questi suoni quindi non ha trovato la necessità di inserirli nell’alfabeto. Con il passaggio alle lingue romanze questi suoni sono diventati fonemi ma non sono stati integrati simboli nell’alfabeto. [ ]—>gl es: [‘a :o] oppure [‘a o] mentre in tutte lo è consonanti la lunghezza ha valore distintivo nelle palatali no, questo dimostra che non hanno ancora assimilato del tutto le proprietà del linguaggio. Nelle consonanti palatali la lunghezza non è distintiva quindi nella trascrizione fonetica si possono scrivere come doppie (:) o singole. [ ]—>sc es: [‘a a], ascia si può considerare quindi ascia coppia minima di ala—>[‘a a] e [‘ala] in quanto differiscono di un solo suono che ne modifica il significato palato alveolare sonora [ ]—>sg suono non presente nel repertorio italiano ma presente in alcuni prestiti dal francese come gara ge e bei ge es: [ga’ra ] affricati palatoalveolari [ ]—>ci es: ciao—> [‘t ao] [d ]—> gi es: agio—> [‘ad o] l’aria trova occlusione totale rappresentata dal simbolo occlusivo (t, d) ma il rilascio non è istantaneo ma continuo come nei suoni fricativi Si tratta pertanto di suoni articolati costituiti da due suoni affricati alveolari [dz] es: zeta—>[‘dzeta] [ts] es: stazione—>[statsione] Le vocali Vengono articolate senza che il flusso d’aria polmonare egressivo incontri un ostacolo, le diverse vocali sono caratterizzate dalle conformazioni che assume la cavità orale e dalle diverse posizioni degli organi mobili. Dal punto di vista articolatorio le vocali vedono come organo principalmente protagonista la lingua che si può muovere sull’asse verticale o sull’asse orizzontale. Le vocali sono rappresentate in un trapezio che altro non è che il disegno stilizzato della nostra bocca. I suoni vengono classificati in base al movimento della lingua: verso l’alto o verso il basso:

  • bassi/aperti—> lingua non si sposta posizione di riposo
  • medio bassi/ semi aperti—> la lingua fa un movimento verso l’alto
  • medio alti/ semi chiusi —> la lingua si alza di più rispetto ai medio bassi
  • alti/ chiusi—> la lingua si sposta del tutto verso l’alto lateralmente:
  • anteriori—> lingua si sposta in avanti
  • centrali
  • posteriori—> lingua si sposta indietro In italiano si parla di triangolo vocalico, non di trapezio Le vocali che stanno ai vertici sono le VOCALI CARDINALI, le vocali che in tutte le lingue del mondo sono più lontane le une dalle altre e si riconoscono più facilmente. Questo implica che in tutti i sistemi linguistici ci siano A, I, U S I S 3 3 H (^) S 3 3 i n e

a

I—> anteriore, alta/chiusa E—> anteriore, medio alta/ semi chiusa U—> posteriore, bassa/aperta O—> posteriore, medio bassa/ semi aperta A—> centrale bassa suoni medio bassi, semi aperti [ ]—> E aperta, anteriore semi aperta/ medio bassa [ ]—> O aperta, posteriore semi aperta/ medio bassa sono fonemi? [bot:e] / [b t:e] [‘peska] / [‘p ska] Cambiando un suono il significato cambia, ma in molti casi scambiando un suono all’altro in base al contesto in cui ci si trova la comunicazione viene compresa anche cambiando il suono. Il sistema vocalico dell’italiano ha avuto un percorso di evoluzione che ha portato al cambiamento dello statuto fonologico delle vocali, nel passaggio dal latino all’italiano il sistema vocalico ha subito un cambiamento significativo in quanto in latino la lunghezza vocalica era un tratto presente. Questo tratto è stato sostituito dalla fonologizzazione dei diversi gradi di apertura e l’esistenza di coppie minime tipo botte o bòtte. Però ad oggi questi suoni non sono più fonemi diversi ma varianti libere, si tratta di un residuo di una fase in cui questi suoni erano fonemi, spesso cambiano anche a livello di cadenza regionale. I suoni medio bassi semi aperti sono pronunciabili solo in presenza di di un accento es:[‘p rta] (accento sulla o) [portate] (accento sulla a) [‘b ne] (accento sulla e) [be’nino] (accento sulla i) posizione labbra Influenza il suono anche la posizione delle labbra che possono essere distese o arrotondate. nel trapezio: sinistra pallino—> suono con labbra distese destra del pallino—> suono con labbra arrotondate In italiano tutti i suoni posteriori sono arrotondati e tutti i suoni anteriori sono distesi suoni approssimanti Suoni intermedi tra consonanti e vocali articolati con la frapposizione di un ostacolo appena percettibile al flusso d’aria. possono essere o semi vocali o semi consonanti, si trovano all’interno di un dittongo che è l’insieme di un’ approssimante e di una vocale. se l’approssimante è prima della vocale—> approssimante semi consonate se l’approssimante è dopo la vocale—> approssimante semi vocale

  • W oppure —> semiconsonante posteriore (es: uomo)
  • —> semiconsonante anteriore (es: piano) Se il dittongo ha una semi consonante parliamo di un dittongo ascendente Se invece il dittongo ha una semi vocale parliamo di un dittongo discendente suoni sonoranti e ostruenti I suoni occlusivi e fricativi costituiscono una classe autonoma di suoni detti ostruenti (che distinguono sordo e sonoro) Le altre che sono solo sonore si chiamano consonanti sonoranti. I suoni sonoranti hanno una peculiarità in comune con lo veicolai, sono fisicamente solo sonori pertanto hanno più decibel, hanno un campo sonoro maggiore: vocali—> consonanti sonoranti—>consonanti ostruenti sonore—> consonanti ostruenti sorde nel caso delle consonanti sonoranti si tratta di consonanti perché il suono incontra un ostacolo ma come le vocali non possono essere sorde, questo gli conferisce una proprietà, quella di essere in alcune lingue il nucleo della sillaba. Le consonanti sonoranti possono svolgere il ruolo delle vocali (es: trieste si può dire TRST) In secondo luogo la I e la U sono vocali che hanno tratti in comune con le consonanti che in alcuni casi (vicino a una vocale) assumono il valore di una consonante. Questo mostra come la suddivisione in consonanti e vocali non sia così netta. opposizioni fonologiche per valutare la natura di un suono qualunque essa sia dobbiamo metterlo in rapporto con altri suoni sia dal punto di vista sintagmatico (varianti contestuali) sia paradigmatico (prova di commutazione). opposizioni paradigmatiche
  • opposizioni bilaterali: la base di comparazione (tratti articolatori in comune) vale solo per i due membri dell'opposizione (es /p/ vs. /b/). La opposizione è bilaterale se non identifica anche altri elementi. P e B
  • opposizioni multilaterali: la base di comparazione vale anche per altri elementi del sistema (es. /d/ vs /b/), quei tratti non sono esclusivi di questa coppia ma condivisi con altre coppie
  • opposizioni proporzionali il rapporto tra due membri è uguale a quello tra altri
  • due membri del sistema (es, /p/ vs /b/ = /l/ vs /d/, ecc.)
  • opposizioni isolate il rapporto tra i membri non si ripeto in nessun'altra coppia di fonemi (es. /r/ vs /p/)
  • opposizioni privative: uno dei due termini è marcato, cioè ha un elemento che l'altro non ha (es. /p/ vs. /b/)—> in questo i caso tratto di sonorità E E i

La parola non può essere definita attraverso una definizione secca ma in questo casola la definizione necessità una serie di criteri. Una parola grammaticale è definita in base alla co-occorrenza dei seguenti criteri:

  • COESIONE INTERNA: si definisce parola ogni sequenza di elementi linguistici che non può essere interrotta dall’aggiunta di materiale linguistico (cioè è possibile inserire materiale linguistico ai lati ma non in mezzo)
  • PAUSABILITA’: si definisce parola ogni sequenza a di elementi linguistici che può essere preceduta e/o seguita ma non interrotta da una pausa
  • MOBILITÀ: si definisce parola ogni sequenza di elementi linguistici che occorrono in un ordine fisso e si spostano in blocco
  • ISOLABILITA’: si definisce parola una sequenza di elementi linguistici che da sola può costituire un enunciato
  • SIGNIFICATO: si definisce parola una sequenza di segni linguistici che ha un significato convenzionale casi problematici
  1. luna di miele—> se è una sequenza di tre parole non dovrebbe essere coesa ma dovrebbe essere interrompibile dall’aggiunta di altro materiale linguistico ma… sono stato in luna di miele—> coesa in luna sono stato di miele—> NO in luna di miele sono stato—> si sposta in blocco dove sei stato? In luna di miele Luna di miele ci sembra una sequenza di tre parole ma presenta massimo grado di coesione, si sposta in blocco, non può essere interrotta da altro materiale linguistico, da sola può costituire un enunciato, ha un significato unico.
  2. “il” è davvero una parola domenica ho vinto il torneo “il” domenica ho vinto il torneo non esiste una frase di senso compiuto in cui posso usare solo “il” o solo “a” queste combinazioni vengono contate con parole singole anche se non seguono i tratti di parola. Ci sono elementi che di solito consideriamo parole che in realtà si comportano come se non lo fossero (il) e ci sono elementi che di norma non consideriamo come parole (luna di miele) che si comportano come se lo fossero. Se consideriamo i criteri come condizioni necessarie siamo costretti ad affermare che “il” non è una parola e abbiamo il vantaggio di avere una categoria parola molto omogenea. Oppure dobbiamo adottare un approccio diverso alle categorie linguistiche. es: uccello —> ha il becco —> ha le piume —> ha le ali —> vola —> fa le uova Il merlo, l’aquila, il gabbiano sono quindi uccelli. La gallina, il pinguino, il kiwi seguendo queste categorie non sono uccelli. Le categorie della nostra conoscenza non sono a tenuta stagna, aristoteliche ma sono internamente strutturate. L’immagine mentale che si innesca quando pensiamo ad un oggetto ci riferiamo alla categoria migliore di quell’oggetto, questo esclude altri oggetti di quella categoria. Dobbiamo adottare un sistema di categorizzazione diverse, esse sono sempre strutturate attorno a un centro prodotipico e sviluppate in periferie atipiche. Al centro prodotipico stanno quella serie di elementi che soddisfano tutti o quasi i criteri della categoria, alla periferia stanno quella serie di elementi che hanno sempre meno caratteri in comune con la categoria. “il” e “luna di miele” ad esempio sono parole che stanno al margine della categoria parole al cui centro troviamo ad esempio “albero”. Le categorie linguistiche sfumano le une nelle altre, abbiamo una serie di parole più ripicche, una serie di affissi tipici e una serie di parole che sfumano tra le categorie di affissi e di parole. “il” è un membro atipico sia della categoria degli affissi sia della categoria delle parole affissi (^) parole sintagmi Iarito

Tanto più una struttura linguistica ha un significato tradizionale o è semanticamente tradizionale più la struttura è coesa, prodotipica es: luna di miele / libro di linguistica evoluzione parole pomo d’oro—> inizialmente struttura tipica di un sintagma pomodoro—> successivamente diventa una parola prodotipica e assume un significato convenzionale diverso da quello letterario. La parola è usata a tal punto da portare a una coesione ex—> prefisso che ha assunto successivamente il ruolo di parola prodotipica acquisendo il significato convenzionale di ex ragazzo Lessema e forme flesse gli amici dei miei amici sono miei amici—> la parola amici è la stessa che occorre tre volte per cercare sul dizionario “gli” devo cercare “il” per cercare sul dizionario “amici” devo cercare “amico” per cercare sul dizionario “miei” devo cercare “mio” amici e amico sono realizzazioni diverse di una singola parola o due parole diverse? es: gli amici del mio amico sono miei amici Le strutture della frase sono vincolate dal contesto: “del” richiede amico non amici miei richiede amici non amico LESSEMA rappresentazione mentale di una classe di foni, di elementi concreti (amico / del)—> nel linguaggio il parlante sceglie il lessema Bagaglio minimo di informazioni che prescindono dal contesto FORME FLESSE Le forme flesse sono l’adattamento del lessema al contesto (amico o amici / del o degli…) —> Le forme flesse sono imposte dal contesto Specificazioni che dipendono strettamente dal contesto es: LIBRO— libro (nome maschile singolare)
libri (nome maschile plurale) l’insieme delle forme flesse di un lessema si chiama PARADIGMA, ad esempio il paradigma di libro è di due elementi e il paradigma di bello è di 4 elementi bello (aggettivo maschile singolare) / BELLO —belli (aggettivo maschile plurale) |
bella belle (aggettivo femminile plurale) (aggettivo femminile singolare) in inglese… BOOK— book (nome singolare)
books (nome plurale) in inglese si individua un processo ADDITTIVO per cambiare forma flessa in un paradigma mentre in italiano il processo è SOSTITUTIVO La differenza tra italiano e inglese è nel numero e nella natura delle categorie mentali obbligatorie, la differenza è ancora più eclatante con BEAUTIFUL che ha una sola forma flessa. La differenza tra le lingue non è nel significato che essi evocano ma in ciò che i parlanti devono o non devono esprimere (es: l’italiano trasmette anche il genere nel caso di libro mentre l’inglese solo il numero). Categorie grammaticali La vera differenza tra le linguine sta in quante e quali categorie sono obbligatorie, es:

  • numero—> singolare, plurale, duale, tribale, paucale
  • genere—> maschile, femminile, neutro…
  • possesso—> alienabile, inalienabile
  • tempo—> presente, passato, futuro
  • aspetto—> perfettivo, imperfettivo
  • persona—>1,2,
  • diatesi—> attivo, passivo Le lingue possono differire a) per il tipo ed il numero di categorie grammaticali la cui espressione è obbligatoria b) per i valori di ciascuna categoria che la grammatica sceglie di esprimere
  • la parola derivata denota un concetto diverso dalla base es: fiore, fioraio/fiorista/fioreria/fioriera Un affisso è flessivo se tutte le parole che appartengono a quella classe presentano quell’affitto, esso esprime una categoria morfologica obbligatoria per la classe di parole cui si unisce. In italiano non esisto non nomi che non hanno genere e numero. L’affisso derivazionale invece esprime una categoria morfologica che non è mai obbligatoria. La derivazione è soggetta a restrizioni che la derivazione non ha. Il rapporto tra elemento di base e morfema flessivo dal punto del significato è sempre trasparente mentre il significato di una parola derivazionale può essere lessicalizzato. lessicalizzazione
  • nella flessione l’aggiunta di un suffisso attribuisce sempre una determinata caratteristica alla parola es: libro—>libr i la i finale indica sempre maschile plurale
  • nella derivazione l’aggiunta di un suffisso nome attribuisce sempre la stessa caratteristica es: tavolo—>tavol ino (tavolo piccolo) carattere—> caratter ino (carattere non gradevole) rapporto con la sintassi
  • la derivazione non ha alcuna rilevanza per la sintassi, la parola derivata non si accorda con altri elementi sintattici rispetto alla categoria morfologica espressa dal suffisso es: gatto bello, gatto bellino, un gattino bello, un gattino bellino La categoria morfologica espressa dall’affitto non è mai assegnata per esigenze sintattiche
  • la flessione ha un rapporto stretto con la sintassi. Le forme flesse si accordano con altri elementi sintattici rispetto alla categoria morfologica espressa dall’affisso La categoria morfologia espressa dall’affisso è assegnata per esigenze sintattiche es: il libro bello, non posso usare bella o belli / il bambino canta, non posso usare cantano sostituibilità
  • la parola flesse non può mai essere sostituita in tutte le sue occorrenze da una parola in cui la categoria morfologica espressa dall’affisso non sia realizzata. es: il bambino canta, al posto di canta posso metterci tutti i verbi che voglio ma devono avere le stesse categorie grammaticali (terza persona singolare)—> questo indica che terza persona singolare sono categorie flessive, un vincolo di quel contesto
  • la parola derivata può essere sostituita da una parola che non abbia le stesse categorie grammaticali es: un saldatore bravo, posso mettere al posto di saldatore qualsiasi parola che non abbia il suffisso “tore” (come medico, parrucchiere…) riassumendo: la derivazione
  • forma nuovi lessemi
  • base e forma derivata sono parole diverse
  • può lessicalizzarsi
  • non è mai obbligatoria
  • non è rilevante per la sintassi
  • non è vincolata a posizioni della catena sintattica la flessione
  • trasforma parole già esistenti
  • base e forma flessa sono varianti della stessa parola
  • non tende a lessicalizzarsi
  • è obbligatoria
  • è rilevante per la sintassi
  • non può essere sostituita da forme che non abbiano lo è stesse caratteristiche grammaticali

La scrittura Non è l’evoluzione delle lingue ma l’inter sezione tra due percorsi, quello delle lingue e quello delle arti figurative. Le prime arti figurative sono scene disegnate che vengono poi interpretate come un racconto. I sistemi di scrittura si dividono in due tipi:

  • glottografici—> (suddivisi anche in legografici e fonografici) sono sistemi che dipendono dalla lingua che vogliamo scrivere e possono essere letti e interpretati solo da chi conosce quella lingua
  • semasiografici—> interpretabili anche da chi non conosce la lingua. Un testo scritto in questo sistema può essere compreso anche da chi non conosce la lingua ma soltanto le convenzioni di quel modo di scrittura. Si tratta di un sistema olistico, si puù leggere in qualunque direzione scrittura glottografica
  • sistema logografico: trascrivone il significato ma non il significante, devo imparare quindi le convenzioni di scrittura
  • sistema fonografico: trascrive il significante ma non dice nulla sul significato, devo quindi imparare a memoria le associazioni tra significate e significato Nell’evoluzione storica inizialmente i sistemi logografici erano i più diffusi (geroglifici) ma ad oggi non esistono più sistemi di scrittura solo logografici e quasi tutti i sistemi di scrittura sono fonografici. es: macka | —> sistema logografico, comprendo il significato ma non so leggerlo sistema fonografico, riesco a leggerlo ma non comprendo il significato I sistemi di scrittura logografici non sono in grado di rispondere alle esigenze della società, ad esempio piccoli simboli possono essere utili a trasmettere un’ informazione a tutti gli abitanti del mondo come le icone dei bagni ma allo stesso tempo sarebbe impossibile scrivere in segni ad esempio le istruzioni del computer o della lavatrice. La scrittura nasce come sostanziale evoluzione delle ari visive, inizialmente era logografica ed era fondamentale per gli archivi e gli inventari. In particolare si trattava di un disegno che rappresentava l’oggetto affiancato da tante stanghette quanti oggetti di quel tipo c’erano. Ad oggi esistono sistemi logografici tipo le emoji ma molte parole non sarebbero trascrivibili tipo i nomi propri. Nelle parole che i sistemi logografici non riescono a riprodurre si passa a un interpretazione che è fonografica ad esempio per dire “amore” si porrebbe usare il simbolo di un amo e di un re associati in sequenza. In questo modo però il sistema non è logografico puro, è così che nella storia si è passati dalla logografia alla fonografia. Non esistono sistemi interamente logografici ma esistono sistemi totalmente fonografici. Sistemi semasiografici elemento intermedio tra origine altamente altamente iconografica dellla scrittura logografica e livello convenzionale dei sistema fonografico Italiano scritto L’italiano scritto tende principalmente a rappresentare la morfologia che l’aspetto fonetico dei suoni questo perché nella nostra cultura è tipica la lettura in silenzio, nelle tradizioni in cui la lettura è generalmente mentale e silenziosa è frequente avere simboli dell’alfabeto che non corrispondono ai suoni. Nelle lingue che invece vengono tipicamente lette ad alta voce la scrittura rispecchia principalmente la pronuncia piuttosto che la morfologia. Ad esempio in italiano sarebbe comodo scegliere la lettera K per il duomo “c duro” e la lettera C per il suono “c dolce” però così facendo amico si scriverebbe amico mentre amici si scriverebbe amici e questo tralascerebbe l’aspetto di parentela morfologica. Quando scriviamo lo facciamo in maniera logografica ponendo in sequenza le lettere mentre quando leggiamo vediamo le parole nel loro insieme senza dissociare le leggere. In italiano e in inglese le lettere/simboli sono praticamente lo stesso numero ma i suoni che si associano ad ogni simbolo in inglese sono molti di più che in italiano, ad esempio alla lettera dell’alfabeto “a” in italiano corrisponde un suono mentre in inglese almeno cinque. Questo ha come conseguenza che tanto più è difficile l’associazione simbolo suono in una lingua maggiore è la difficoltà nell’approccio a quella lingua per le persone con disturbi dell’apprendimento.