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Linguistica Generale: Introduzione ai Concetti Fondamentali, Dispense di Linguistica Generale

Una panoramica completa dei concetti fondamentali della linguistica generale, esplorando la natura della lingua, la comunicazione verbale e non verbale, i segni linguistici e le loro proprietà, i sistemi di scrittura e le caratteristiche distintive del linguaggio umano. In dettaglio la biplanarità, l'arbitrarietà, la doppia articolazione, la trasposizione di mezzo, la linearità e la discretezza del linguaggio, offrendo una solida base per comprendere la complessità della comunicazione linguistica.

Tipologia: Dispense

2024/2025

Caricato il 05/01/2025

rachele-aluotto
rachele-aluotto 🇮🇹

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LINGUISTICA GENERALE (Berruto)

Linguistica, lingue, linguaggio, comunicazione La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua; ha due sottocampi principali > linguistica generale e linguistica storica; la prima si occupa di come sono fatte e come funzionano le lingue, la seconda si occupa dell’evoluzione delle lingue nel tempo e dei rapporti fra le lingue e fra la lingua e cultura; oggetto della linguistica sono le lingue storico-naturali, nate spontaneamente nel corso deisecoli; tutte sono espressioni del linguaggio verbale umano; è una facoltà innata nell’homo sapiens ed è lo strumento di comunicazione più raffinato; tra lingue e dialetti non c’è alcuna differenza > è unicamente sul piano sociale e storico-culturale > i dialetti non vengono usati nel campo amministrativo > campo della sociolinguistica (interazione lingua – società) il segno [simbolo] è qualcosa che sta per qualcos’altro e serve a comunicare quest’ultimo; molto alla larga, tutto può comunicare qualcosa; intendendo invece comunicazione in senso stretto, essa ha come ingrediente fondamentale l’intenzionalità; altrimenti si tratta di passaggio d’informazione; ci sono tre categorie all’interno della comunicazione, a seconda del carattere dell’emittente, del ricevente e dell’intenzionalità:

  1. Comunicazione in senso stretto (ex. Linguaggio umano) > emittente intenzionale, ricevente intenzionale
  2. Passaggio di informazione (ex. Sintomi, posture del corpo) > emittente non intenzionale, ricevente intenzionale
  3. Formulazione di inferenze (ex. Arcobaleno) > nessun emittente, interpretante L’insieme di conoscenze di riferimento che permette di identificare l’informazione decodificando il valore dei segni è sempre via via meno rigoroso e l’informazione che è veicolata è affidata all’interpretante; nel quadro generale della comunicazione, le lingue sono una specificazione della comunicazione in senso stretto; Verbale naturale Non verbale umana artificiale Fatti signici Comunicazione in senso stretto animale Passaggio di informazione [formulazione di inferenze] Segni e codici Il segno/simbolo è l’unità fondamentale della comunicazione e ne esistono diversi tipi, classificati in base all’intenzionalità e alla motivazione relativa, ovvero il grado di rapporto esistente tra il “qualcosa” e il “qualcos’altro”: ■ Indici [ex. Starnuto] motivati naturalmente, non intenzionali ■ Segnali [ex. Latrati d’allarme] motivati naturalmente, intenzionali ■ Icone [ex. Fotografie] motivati analogicamente, intenzionali ■ Simboli [ex. Bandiere] motivati culturalmente, intenzionali ■ Segni [ex. Comunicazione gestuale] non motivati, intenzionali

Il significante di un segno linguistico è+ articolato a due livelli nettamente diversi > ad un primo livello è organizzato e scomponibile in unità portatrici di significato che vengono utilizzate per creare altri segni (prima articolazione) > le unità minime di prima articolazione sono i morfemi; ad un secondo livelli, i morfemi sono scomponibili in altre unità che non sono più segni in quanto non hanno più un significato autonomo > fonemi; ogni segno linguistico è analizzabile e scomponibile in unità minime di seconda articolazione; la doppia articolazione costituisce una proprietà carine del linguaggio verbale umano > consente alla lingua una grande economicità; a questo si collega la combinatori età > la lingua funziona combinando unità minori prive di significato proprio; Trasponibilità di mezzo Il significante dei segni linguistici può essere trasmetto e realizzato sia attraverso l’aria, tramite il canale fonico-acustico, sia attraverso la luce, tramite il canale visivo-grafico; il carattere orale è prioritario rispetto a quello visivo > è il canale primario > fonicità; il parlato è prioritario antropologicamente > tutte le lingue scritte sono parlate, non viceversa; è prioritario ontogeneticamente > ogni individuo umano impara prima a parlare e poi a scrivere; c’è una priorità filogenetica > la scrittura si è sviluppata molto tempo dopo il parlato; le origini del linguaggio sono molto antiche > è ipotizzabile che una forma embrionale fosse presente nell’homo habilis e nell’homo erectus (3 milioni di anni fa); il canale fonico-acustico presenta dei vantaggi biologici e funzionali > purché ci sia aria può essere utilizzato in qualunque circostanza e consente la trasmissione anche in presenza di ostacoli; non ostacola altre attività; permettono la localizzazione della fonte di emittenza; la ricezione è contemporanea alla produzione; è più rapido dello scritto; può essere trasmesso simultaneamente a più persone; non permane e lascia spazio per altri messaggi; richiede poca energia; tuttavia nelle società moderne lo scritto ha una priorità sociale > la forma scritta è requisito fondamentale per una lingua evoluta a pieno titolo; è lo strumento di fissazione e trasmissione del corpo legale, della tradizione e del sapere; lo scritto è nato come fissazione del parlato ma si è evoluto con caratteri propri > maiuscole, disposizioni, etc.; Sistemi di scrittura Sistemi semasiografici > non fanno uso di simboli linguistici; sistemi glittografici > fanno uso di simboli linguistici; i sistemi glittografici si suddividono in sistemi non fonetici (lego grafici) e sistemi fonetici (fonografici); i sistemi logografici fanno riferimento a unità di significato e in genere a unità minime di I articolazione; Sillabografia Abjad (scrittura di consonanti) Sistemi glottografici Sistemi fonografici Abugida (alfabetico-sillabica) Alfabeto (vocali e consonanti) Grafia dei tratti Sistemi logografici Logografia e morfografia

  • Logografia e morfografia > ogni carattere sta per un morfema [ex. Cinese, cuneiforme]
  • Sillabografia > ogni carattere sta per una sillaba [ex. Giapponese]
  • Abjad > ogni carattere sta per una consonante; tendenzialmente non segna le vocali [ex. Arabo]
  • Abugida > ogni carattere sta per una combinazione sillabica di consonante e vocale; a differenza della sillabo grafia, gli elementi grafici sono ancora distinguibili tra loto [ex. Devanagari, usato per il sanscrito e l’hindi]
  • Alfabeto > ogni carattere sta per una vocale o una consonante [ex. Greco, latino]
  • Grafia di tratti > ogni carattere rappresenta (e riproduce in parte nella forma) una certa conformazione articolato ria e sta per il fono/ i foni prodotti da tale conformazione [ex. Hangul, coreano] Linearità e discretezza Per linearità si intende che il significante viene prodotto e si realizza in successione nel tempo e nello spazio

non popssiamo decodificare il segno se non dopo che siano stati utilizzati tutti gli elementi che lo costituiscono; altri segni sono invece “globali” > percepiti tutti insieme simultaneamente; l’ordine in cui si susseguono le parti del segno è pertinente per il significato del segno medesimo; la linearità implica la monodimensionalità del segno; per discretezza intende il fatto che la differenza fra gli elementi è assoluta, non qualitativa o relativa; le classi di suoni sono ben separate, come conseguenza nella lingua non possiamo intensificare il significante per intensificare il significato; Onnipotenza semantica, purificazione e riflessività Onnipotenza semantica > è possibile dare un’espressione a qualsiasi contenuto, con la lingua si può parlare di tutto; è più corretto parlare di plurifunzionalità > la lingua può adempiere ad una lista molto ampia di funzioni diverse; tra le più evidenti abbiamo:

  • Esprime il pensiero
  • Trasmettere informazioni
  • Instaurare e mantenere attività e rapporti sociali
  • Manifestare i propri stati d’animo
  • Risolvere problemi
  • Creare mondi possibili Lo schema di Jakobson identifica sei classi di funzioni
  1. Funzione emotiva – esprime sensazioni del parlante
  2. Funzione metalinguistica – esprime aspetti del codice usato
  3. Funzione referenziale – esprime informazioni sulla realtà esterna
  4. Funzione conatica – fa in modo che il ricevente agisca in qualche modo
  5. Funzione fàtica – sottolinea il canale di comunicazione e/o il contatto fisico/psicologico
  6. Funzione poetica – mette in rilievo le potenzialità insite nel messaggio Con la lingua si può parlare della lingua stessa (funzione metalinguistica) > la lingua di cui parla la meta lingua è detta “lingua-oggetto” > riflessività > caratteristica unica al linguaggio umano; la capacità metalinguistica si sviluppa tardi nel bambino Produttività e ricorsività Produttività > la lingua può creare messaggi nuovi mai prodotti prima; è resa possibile dalla doppia articolazione che permette una combinatori età illimitata; è chiamata creatività regolare (retta da regole) la

Definizione di lingua La lingua è un codice che organizza un sistema di segni dal significante primariamente fonico-acustico, fondamentalmente arbitrari ad ogni livello e doppiamente articolati, capaci di esprimere ogni esperienza esprimibile, posseduti come conoscenza interiorizzata che permette di produrre infinite frasi a partire da un numero finito di elementi; Principi generali per l’analisi della lingua Sincronia e diacronia Si impiegano per indicare due diverse condizioni con le quali si può guardare alle lingue; diacronia > considerazione delle lingue e degli elementi linguistici lungo lo sviluppo temporale nella loro evoluzione storica; sincronia > considerazione delle lingue e degli elementi facendo un “taglio” sull’asse temporale e guardando come si presentano in un determinato momento temporale; per esempio, cercare l’etimologia di una parola è un’operazione di linguistica diacronica; descrivere il significato attuale delle parole è un’operazione di linguistica sincronica; è impossibile separare nettamente i due aspetti, considerazione diacronica > esaminare lo sviluppo nel tempo; considerazione sincronica > descrivere le cose come si presentano in un dato momento, prescindendo dall’evoluzione; Langue e parole Distinzione tra sistema astratto e realizzazione concreta > differenza ripresentata secondo tre terminologie > langue e parole (Saussure), sistema e uso (Hjelmslev), competenza e secuzione (Chomsky); con il primo termine si intende l’insieme di conoscenze mentali che costituiscono la capacità di produrre messaggi in una certa lingua e sono posseduto in egual modo da tutti; con il secondo termine si intende l’atto linguistico individuale, la realizzazione concreta di un messaggio verbale; parole richiede l’esistenza di langue; la coppia langue – parole comprende una triplice opposizione tra “astratto”, “sociale” e “costante” (langue) e “concreto”, “individuale”, “mutevole” (parole); alcuni linguisti pongono la “norma” come via intermedia tra i due > filtro tra langue e parole; la langue è l’oggetto di studio della linguistica, che deve però partire dalla parole; operando sulla langue il linguista opera su oggetti astratti e ideali; Paradigmatico e Sintagmatico Ogni attuazione di un elemento del sistema di segni in una certa posizione nel messaggio implica una scelta di paradigma di elementi selezionabile in quella posizione; d’altra parte, l’attuazione di quell’elemento in una certa posizione implica la presa in conto degli elementi che compaiono nelle posizioni precedenti e susseguenti; asse paradigmatico > relazioni a livello del sistema; asse sintagmatico > relazioni a livello delle strutture che realizzano le potenzialità del sistema; le due dimensioni costituiscono la duplice prospettiva secondo cui funzionano le strutture; quella paradigmatica fornisce i serbatoi da cui attingere le singole unità, quella sintagmatica assicura che le combinazioni siano ordinate secondo le restrizioni delle lingue; Livelli d’analisi Nella lingua esistono quattro livelli di analisi stabiliti in base alla bi planarità e alla doppia articolazione; ci sono tre strati del segno linguistico > quello del significante inteso come mero significante, del significante in quanto portatore di significato, e lo strato di significato; tre livelli di analisi sono relativi al piano del significante > fonetica per la seconda articolazione, con la fonologia; morfologia e sintassi per la prima articolazione; un ulteriore livello è relativo al solo piano del significato e consiste nella semantica; altri livelli

sono la grafematica e la pragmatica e testualità; la fonetice/fonologia e la sematica rappresentano i livelli più esterni; morfologia e sintassi sono i livelli più interni REALTA’ FISICA Fonetica / Fonologia Morfologia Sintassi Lessico Semantica MONDO ESTERNO COGNITIVAMENTE CODIFICATO

Fonetica e fonologia

Fonetica È la parte della linguistica che tratta la componente fisica della comunicazione verbale; si suddivide in tre campi:

  • Articolatoria > studia i suoni in base al modo in cui sono articolati
  • Acustica > studia i suoni in base alla consistenza fisica e modalità di trasmissione
  • Uditiva > studia i suoni in base al modo in cui vengono decodificati dal cervello e ricevuti Apparato fonatorio e meccanismo di fonazione I suoni vengono prodotti tramite un flusso d’aria egressivo, solitamente; alcuni suoni sono prodotti tramite un flusso d’aria ingressivo, senza la partecipazione dei polmoni (avulsivi); nella laringe l’aria incontra le corde vocali; esse durante la fonazione possono muoversi; l’aria passa poi alla farine e alla cavità orale; se il velo palatino lascia libero il passaggio, l’aria passa anche nella cavità nasale; nella cavità orale entrano in gioco lingua, denti, albeoli, palato e labbra; tra la glottide e le labbra l’aria può incontrare degli ostacoli, ottenendo suoni diversi; il luogo in cui viene articolato un suono costituisce un parametro fondamentale per la classificazione; poi c’è il modo di articolazione; un terzo parametro è dato dal contributo della mobilità dei singoli organi; in base al modo di articolazione abbiamo la prima grande opposizione tra i suoni del linguaggio > vocali, prodotte senza ostacoli, e consonanti, con ostacoli; i suoni sonori sono prodotti con la vibrazione delle corde vocali, quelli sordi no;

Hanno un modo di articolazione intermedio tra le consonanti e le vocali; non possono costituire apice di sillaba e assieme alla vocale formano un dittongo o trittongo; si possono distinguere in anteriori/palatali e posteriori/velari Trascrizione fonetica Le grafie alfabetiche non sono univoche e coerenti > non c’è un rapporto biunivoco tra suoni e grafemi [ex. c > /k/ o / 0 / 2 8 a 3 seconda di dove si trova; allo stesso tempo un grafema può rendere suoni diversi; l’ortografia italiana si può definire abbastanza fedelmente “fonografica”, a differenza per esempio del francese o dell’inglese; l’analisi linguistica si basa sull’immagine fonica delle parole; per avere una corrispondenza biunivoca è stato creato l’alfabeto IPA, presentato per la prima volta nel 1888; una parte dei suoi grafemi corrisponde ai caratteri latini, altri hanno forme speciali; l’accento è indicato con un apice prima della sillaba in cui cade Suoni e grafemi dell’italiano Alcune opposizione fonematiche non sono rappresentate nella grafia [ex. /e/ e / 0 / 2 ] 5 ;Bad uno stesso grafema corrispondono fonemi diversi; altre opposizioni fonematiche sono rese grazie a combinazioni di grafemi > davanti a e > [‘ki:na] vs [‘t 0 i 2 : 8 n 3 a]; davanti a e > [‘gi:ro] vs [‘d 0 i 2 : 9 ro 2 ]; si conservano anche delle caratteristiche di grafia etimologica, come la nel verbo avere che non ha valore fonematico; i grafemi a cui corrispondono più suoni sono:

  • > [k] e [t 0 ] 2 8 3
  • > [e] e [ 0 ] 2 5 C
  • < g> > [g] e [d 0 ] 2 9 2
  • > [s] e [z]
  • > [ts] e [dz]
  • > [i] e [j]
  • > [n] e [ 0 ] 2 7 1
  • > [o] e [ 0 ] 2 5 4
  • > [u] e [w] Suoni a cui corrispondono diversi grafemi
  • [k] - e Grafemi che non rappresentano suoni
  • > [Ø]
  • a volte > [Ø] Suoni rappresentati da combinazioni di grafemi
  • [k]
  • [t 0 ] 2 8 < 3 ci>
  • [g]
  • [d 0 ] 2 9 < 2 gi>
  • [ 0 ] 2 8
  • [ 0 ] 2 7 < 2 gn]
  • [ 0 ] 2 8 < 3 sc] Consonanti Occlusive
  • Bilabiali [p] [b]
  • Dentali [t] [d]
  • Velari [k] [g]
  • Uvulari [q] [ex. come “Iraq” in arabo] > [ 0 i 2 ’ 9 r 5 a:q] Fricative
  • Glottidali [ 0 ] 2 9 4 [ex. in tedesco a inizio parola con vocale]
  • Bilabiali [Ф] [β] [ex. fiorentino “tipo”] [‘ti:Фo]; [ex. spagnolo “cabeza”] [ka’βeθa]
  • Labiodentali [f] [v]
  • Dentali [θ] [ð]
  • Alveolari [s] [z]
  • Palatali [ 0 ] 2 8 [ 30 ] 2 9 2
  • Velari [x] [ 0 ] 2 6 3
  • Uvulari [χ] [ 0 ] 2 8 1
  • Faringali [ 0 ] 2 9 5
  • Glottidali [h] Affricate
  • Labiodentali [pf]
  • Dentali [ts] [dz]
  • Palatali [ 0 ] 2 A[ 70 ] 2 A 4 Nasali
  • Bilabiali [m]
  • Labiodentali [ 0 ] 2 7 1
  • Dentale [n]
  • Palatale [ 0 ] 2 7 2

Foni, fonemi , allofoni Ogni suono producibile dall’apparato fonatorio umano rappresenta un fono > realizzazione concreta di un qualunque suono; quando un fono ha carattere distintivo in una lingua è un fonema; un fonema è l’unità minima della fonologia, il fono della fonematica; la trascrizione fonetica usa barre quadre [ ], quella fonematica le barre oblique / /; ogni fonema è identificato per opposizione > prova di commutazione > vocali e consonanti non sono mai in opposizione tra loro; solo vocali con vocali e consonanti con consonanti; vocali e consonanti sono in opposizione sintagmatica; il fonema è l’unità minima di II articolazione del sistema linguistico; foni diversi che costituiscono realizzazioni foneticamente diverse di uno stesso fonema senza carattere distintivo sono detti allofoni > ex. [n] e [ 0 ] 2 7 in 3 italiano; una coppia di parole uguali in tutto tranne che per un fonema è detta “coppia minima” Fonemi e tratti distintivi Due fonemi sono differenziati da almeno un tratto fonetico pertinente binario; teoria dei tratti distintivi che permette di rappresentare tutti i fonemi come un fascio di alcuni tratti distintivi con valore + o -; dal punto di vista fonetico i tratti distintivi rappresentano in fondo dei movimenti e atteggiamenti muscolari; dal punto di vista fonologico si tratta di proprietà astratte realizzatesi in simultaneità nei singoli segmenti fonematici; i tratti consentono di rappresentare economicamente fenomeni fonologici attraverso delle regole: ex. [sibilante] > [+SON]/ _ [+cons] [+son] una sibilante diventa sonora quando è seguita da consonante sorda Definizione di tratti ■ (^) Sillabico > possono costituire nucleo di sillaba ■ (^) Consonantico > prodotti con frapposizione di un ostacolo all’aria ■ (^) Sonorante > prodotto con flusso d’aria relativamente libero e vibrazione delle corde vocali ■ (^) Sonoro > prodotto con vibrazione delle corde vocali ■ (^) Continuo > costrizione della cavità orale che permette uin flusso d’aria protratto nel tempo ■ (^) Nasale > prodotto con passaggio d’aria nella cavità nasale; ■ (^) Rilascio ritardato > realizzato in due momenti, uno dove l’aria è trattenuta e un secondo in cui è rilasciata ■ Laterale > l’aria passa ai lati della cavità orale ■ (^) Arretrato > prodotti con il corpo della lingua ritratto rispetto alla posizione neutra ■ (^) Anteriore > prodotto con una costrizione nella zona albeolare o in un luogo anteriore a questa ■ (^) Coronale > prodotto con la corona della lingua sollevata ■ (^) Arrotondato > con labbra protese avanti ■ (^) Alto > lingua sollevata ■ (^) Basso > lingua abbassata I fonemi dell’italiano

Gli inventari fonematici sono costituiti da alcune decine di fonemi; il più alto numero di fonemi, circa 140, lo hanno le lingue Khoisan dell’Africa meridionale; l’italiano standard ha 30/28 fonemi, 45 se calcoliamo le consonanti doppie come a sé stanti; ci sono differenze regionali evidenti anche nella pronuncia delle persone colte; l’opposizione tra vocali aperte e chiuse è tipica della variante tosco-romana; la consonante nasale ha nello standard realizzazione velare solo davanti ad una velare, ma nel settentrione ogni nasale è pronunciata come velare; il raddoppiamento fono sintattico consiste nell’allungamento della consonante a inizio parola quanto è preceduta da una delle parole che provocano il fenomeno; in alcuni casi il fenomeno si è esteso alla grafia Alfabeto fonetico internazionale : alcune convenzioni La trascrizione fonetica si pone tra parentesi quadre, quella fonematica tra barre oblique; non si adottano convenzioni ortografiche o interpuntive; l’accento è segnato solo sulle parole plurisillabi che; la lunghezza si nota con due punti dopo il fonema; le geminate si scrivono con i due punti o raddoppiando il simbolo; le affricate geminale si rendono raddoppiando la parte occlusiva o con due punti tra le due parti; l’accento si pone tra le due consonanti, se sono seguite da una vocale tonica; Sillabe In italiano e nella maggior parte delle lingue la sillaba è costruita intorno ad una vocale; essa costituisce il picco sonoro della sillaba ed è chiamata nucleo; in certe lingue può essere costituito da alcune consonanti come r, l e n > caratterizzate dal tratto [+sillabico]; ogni sillaba è formata da almeno una vocale e da un certo numero di consonanti e semiconsonanti (anche zero); non tutte le consonanti possono combinarsi liberamente nel formare sillabe; in italiano la struttura sillabica canonica è CV; frequenti sono anche V, VC, CCV, CVC, CCCV; non sono possibili CVCC, come in inglese [bath], o CCCVCCC, come in russo [zdravstvujte]; due consonanti contigue sono nella stessa sillaba se si trovano anche ad inizio di parola; le geminate si dividono in due sillabe; la parte della sillaba che precede la vocale è chiamata attacco/inizio/ onset, ciò che la segue è detto coda; in recenti teorie, nucleo e coda vengono chiamati rima; sillabe con coda vengono chiamate chiuse, senza coda invece aperte; il dittongo è la combinazione di una semivocale e una vocale > se è V+semiV, è chiamato discendente; se è semiV+V, è chiamato ascendente; si possono anche avere dei trittonghi; nel dittongo ascendente c’è un restringimento maggiore del canale con approssimanti più tendenti alle consonanti, nei dittonghi discendenti invece succede l’opposto e quindi sono più vicine alle vocali; Fatti prosodici (o soprasegmentali) Sono fenomeni che riguardano la catena parlata e non i singoli segmenti; concernono nel complesso l’aspetto melodico della catena parlata e ne determinano l’andamento ritmico; il parlato colloquiale ha una velocità maggiore che porta ad una catena fonica “ipoarticolata”; Accento È la particolare forza o intensità di pronuncia di una sillaba che fa sì che in ogni parola una sillaba presenti una preminenza fonica; in italiano è fondamentalmente dinamico o intensivo; la sillaba tonica è così grazie ad un aumento del volume della voce; in altre lingue è musicale; in altre ancora è connesso alla lunghezza della vocale; non va confuso con l’accento grafico; in italiano è usato per indicare l’accento nelle parole ossitone [ex. città] o per differenziare omofoni [da vs dà]; la posizione dell’accento può essere libera o fissa; in certe lingue è tendenzialmente o rigorosamente fissa, come il francese, nella quale cade quasi sempre sull’ultima sillaba; in altre lingue può cadere su una qualunque sillaba; in questo caso l’accento può avere valore pertinente > si parla allora di “valore fonematico” dell’accento; in italiano l’accento è tendenzialmente libero; ■ (^) Parola ossitona > accento sull’ultima sillaba [città]

unità astratte di langue; il mordo è inteso come forma dal punto di vista del significante prima e indipendente dalla sua analisi funzionale e strutturale; l’allomorfo è la variante formale di un morfema [ex: - abil-, -ibil-, -ubil- in italiano; forma aggettivi con significato di potenzialità]; in inglese il plurale [s], [z] [iz]; le cause sono da cercare nella diacronia > gran parte degli allofoni sono dovuti a mutamenti fonetici; il suppletivismo è il fenomeno secondo il quale un morfema lessicale viene sostituito da un altro dalla forma totalmente diversa ma con lo stesso significato [ex. acqua e idrico]; Tipi di morfemi I morfi si possono individuare tramite la classificazione funzionale, ovvero in base alla funzione svolta, al tipo di valore che i morfemi recano nel contribuire al significato, o in base alla classificazione posizionale, basata sulla posizione che i morfemi assumono all’interno della parola; Tipo funzionali di morfemi La prima distinzione è quella tra i morfemi lessicali, con significato concettuale, e i morfemi grammaticali, con significato o valore interno al sistema e alla struttura della lingua; a loro volta si dividono in derivazionali, se servono a formare delle parole nuove da altre, e flessionali, che danno luogo a forme diverse di una parola; i morfemi lessicali sono una classe aperta, quelli grammaticali invece chiusa; la distinzione non è netta nelle “parole funzionali” come gli articoli, i pronomi personali, le preposizioni e le congiunzioni; in questo caso è utile la distinzione tra morfemi liberi (lessicali) e legati (grammaticali); questi ultimi non possono mai comparire in isolamento; la derivazione e la flessione sono i due grandi ambiti della morfologia; la derivazione agisce prima della flessione > di conseguenza solitamente i morfemi flessionali sono più lontani dalla radice lessicale di quelli derivazionali; la flessione è obbligatoria, la derivazione no; Derivazionali Flessionali Morfemi Morfemi grammaticali Morfemi lessicali Tipi posizionali di morfemi I morfemi grammaticali si suddividono in classi in base alla posizione rispetto alla “testa”, il morfema lessicale; dal punto di vista posizionale, i morfemi grammaticali possono essere chiamati affissi [prima della radice sono chiamati prefissi, dopo sono chiamati suffissi]; i suffissi con valore flessionale si chiamano desinenze; gli infissi sono inseriti all’interno della radica [ex. tagalog –in- marca perfettiva del verbo]; i circonfissi circondano la radice [ex. tedesco GE – sag – T ]; la trascrizione morfematica serve ad analizzare con precisione i morfemi; in alcune lingue esistono dei tranfissi, che si incastrato alternativamente all’interno della radice [ex. arabo ktb > k – I – t – A – b] Altri tipi di morfemi I morfemi sostitutivi si manifestano con la sostituzione di un fono ad un altro fono [ex. goose – geese]; si parla di un morfema zero laddove una distinzione obbligatoriamente marcata nella lingua viene a non essere rappresentata [ex. plurali invariabili in inglese]; i morfemi soprasegmentali sono quelli in cui un valore morfologico è dato da un tratto soprasegmentale come l’accento o il tono [ex: récord vs recòrd]; alcuni valori morfologici in alcune lingue sono affidati a dei processi > reduplicazione – ripetizione della radice lessicale; i morfemi cumulativi recano contemporaneamente più di un significato o valore [ex. italiano buon – E < plurale + femminile]; un caso particolare è il cosiddetto amalgama, la fusione di due morfemi; Derivazione e formazione delle parole

I morfemi derivazionali mutano il significato della base a cui si attaccano; hanno la funzione di permettere la formazione teoricamente infinita di parole da una certa base lessicale; una famiglia di parole è formata da tutte le parole derivate da una stessa radice lessicale; in italiano, nelle forme verbali e deverbali, si pone il problema della vocale tematica > possiamo scomporre ulteriormente in –abil- in –a-bil- o come un allomorfo; i morfemi con valore lessicale e derivazionale, radici e prefissi allo stesso tempo, sono chiamati prefissoidi [ex. socio – logia]; esistono anche suffissoidi; insieme possono essere chiamati confissi; le parole composte sono quelle che si combinano in una mantenendo ognuna il proprio significato distinguibile [ex. apriporta]; in italiano solitamente l’ordine è modificando-modificatore; non vanno confuse con le unità lessicale plurilessematiche o polissematiche o plurilessicali, ovvero sintagmi fissi che sono un’unità di significato che non corrisponde alla somma dei significati delle singole parole; una posizione intermedia tra parole composte e unità plurilessicali è occupata dalle unità lessicali bimembri, dove le parole snon sono fisse nello scritto come le composte; le sigle e gli acronimi sono formate dalle iniziali delle parole piene che costituiscono un’unità plurilessematica; quando le iniziali sono compatibili con la struttura fonologica della parola in italiano, diventa una parola autonoma; in italiano il procedimento di formazione più produttivo è la suffissazione [-zion-, -ment- > nomi di azione e processo; -ier-, -tor- nomi d’agente e mestiere; -os-, -al-, - eval- aggettivi a partire da verbi e nomi; -izz- verbi a partire da nomi e aggettivi; -mente > avverbi a partire da aggettivi]; molto produttivo è anche la prefissazione; non muta la classe grammaticale della parola [ex. in-, s-, dis- > negazione; ad- “verso”, con- “insieme”]; l’alternazione è il processo con il quale grazie ai suffissi si creano parole che aggiungono al significato della base un valore valutativo; non sono rari fenomeni di omonimia [ex. im-mobile (privativo), im-migrato (entrata)]; i verbi parasintetici sono quelli formati da un prefisso e un suffisso con base solitamente aggettivale; la conversione è il fenomeno con il quale esistono delle coppie di parole aventi la stessa radice lessicale ed entrambi privi di suffisso [ex. lavoro/ lavorare]; quando la coppia è formata da un verbo e un nome è spesso da assumere che la base sia il verbo; dal punto di vista della “storia” derivazionale si danno i seguenti tipi di parola: basiche o primitive, alterate, derivate, composte, unità plurilessemantiche; il processo di derivazione si può rappresentare con un albero: Flessione e categorie grammaticali I morfemi flessionali non modificano il significato della radice lessicale su cui operano; specificano la concretizzazione di un morfema in un determinato contenuto; i morfemi flessionali intervengono solamente nelle parole che possono assumere diverse forme > classi variabili; realizzano valori delle categorie grammaticali; un determinato morfema realizza un valore di una determinata categoria grammaticale > marca di quel valore; tra le varie categorie grammaticali ci sono quelle flessionali che riguardano il livello dei morfemi stessi > si distinguono in due grandi classi > quelle che operano sui nomi e quelle che operano sui verbi; in italiano la morfologia nominale ha come categorie il genere e il numero; altre lingue hanno dei “classificatori nominali”, che classificano il nome in delle classi analoghe al genere; il numero in italiano è marcato con i morfemi del plurale e del singolare, altre lingue possonjo anche avere il duale [ex. greco], il paucale, il triale, etc.; un’altra categoria nominale è il caso che mette in relazione la forma della parola con la funzione sintattica che svolge nella frase; il processo attraverso il quale un verbo assegna il caso al suo complemento è detto reggenza; anche le preposizioni possono assegnare il caso; in molte lingue gli aggettivi possono essere marcati per grado; altre lingue marcano con un morfema la definitezza [ex. svedese] o il possesso; la morfologia verbale ha cinque categorie flessionali principali:

  • Progressiva, quando un evento iniziato precedentemente è colto in un singolo momento del suo svolgimento detto “istante di focalizzazione”
  • Continua, quando un evento è colto nella sua durata e si verifica in una sola occasione
  • Abituale, quando è colto nella sua durata e si ripete con consuetudine L’aspetto perfettivo considera un evento nella prospettiva esterna al suo svolgimento visualizzandone il momento finale; non esistono lingue con un sistema puramente temporale o aspettuale; ci sono varie possibilità formali per esprimere l’aspetto > in italiano è resa attraverso l’opposizione tra tempi verbali; in altre lingue, come il russo, è resa tramite le coppie aspettuali dei verbi;

Sintassi

Analisi in costituenti Il termine sintassi deriva dal greco syn, insieme, e tássein, ordinare, disporre; è il livello di analisi che si occupa delle strutture delle frasi; la frase è l’unità di misura della sintassi; è l’entità linguistica che contiene una predicazione, ovvero un’affermazione riguardo qualcosa, l’attribuzione di una qualità o un modo d’agire/ essere ad un’entità; in genere ogni verbo autonomo coincide con una frase, ma esistono anche frasi nominali; con proposizione si può chiamare il costrutto più complesso della semplice frase; il principio generale per analizzare le frasi è basato sulla scomposizione o segmentazione; a livello elementare è molto usato un tiopo di analisi che rappresenta le concatenazioni e in parte le dipendenze tra i vari elementi scomponendoli in elementi via via più piccoli > fu introdotta dallo strutturalismo americani negli anni 30/40 con il nome di analisi in costituenti immediati > individua diversi sottolivelli di analisi; anche in questo caso si usa la prova di commutazione; data una frase, il primo taglio si effettua confrontandola con un’altra più semplice con la stessa struttura > confrontando i costituenti con altri della stessa natura possiamo arrivare alle parole; il metodo di rappresentazione più diffuso è quello degli alberi etichettati; è un grafo costituito da nodi da cui partono rami; ogni nodo è un sottolivello di analisi della sintassi: ex. Gianni legge un libro F > frase; SN > sintagma nominale; SV > sintagma verbale; Poss > possessivo; Det > determinante; Aus > ausiliare; determinante > include articoli, aggettivi dimostrativi; distribuzione > insieme dei contesti in cui gli elementi possono comparire nelle frasi > serve a distinguere le diverse classi di elementi rilevanti per la sintassi, per indicare la struttura interna di costrutti non complessi è sufficiente la parentesizzazione > ogni parentesi chiusa e aperta corrisponde ad un sottolivello di analisi; ogni frase è rappresentabile con un

indicatore sintagmatico che ne fornisce la struttura in costituenti; essa può disambiguare frasi che all’apparenza sono identiche; ex. La ragazza e le signore col cappellino Il triangolo indica che il ramo porta ad un costituente non analizzato nella rappresentazione Sintagmi Un sintagma è la minima combinazione di parole che funziona come un’unità della struttura frasale; sono costruiti attorno ad una testa > classi di parole che rappresentano il minimo elemento che da solo possa costituire sintagma; un sintagma nominale, ad esempio, è un sintagma costruito attorno ad un nome > il sintagma nominale minimo è un N ( o PRO); un SN massimale può avere la seguente struttura: (Quant) + (Det) + (Poss) + (Num) + (Agg) + N + (Agg) Tutti quei miei bei cinque zingari affamati La posizione tra parentesi sono facoltative, e si dispongono obbligatoriamente nell’ordine lineare reciproco indicato; le posizioni di Agg sono ricorsive; in posizione postnominale ad Agg può sostituirsi un SPrep; la testa di un SV è V, testa di SPrep è Prep;tutte le categorie lessicali di parole piene possono essere testa di sintagma; i sottocostituenti di vari tipi di sintagmi possono dare luogo a sintagmi complessi; nel quadro della Grammatica Generativa è stato introdotto anche un SDet; sempre nella GG il tema della struttura interna dei sintagmi è stato approfondito sotto il nome della Teoria X-Barra > individua i diversi ranghi di complessità di un sintagma (X) con l’indicazione di apici > ogni apice indica un sottolivello di crescente complessità interna del sintagma; il requisito fondamentale per la corretta rappresentazione della struttura delle frasi con un indicatore sintagmatico è che sia dato conto degli effettivi rapporti sintattici esistenti fra essi [ex: un SPrep che segue un SN non è necessariamente legato ad esso]; il principio generale degli alberi è che ogni elemento che sta sul ramo di destra di un nodo modifica l’elemento che sta alla sua sinistra sotto lo stesso nodo; alcuni sintagmi possono essere ambigui > ex: Il libro di favole di Fedro