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Linguistica generale Scala, Appunti di Linguistica Generale

Appunti completi per l'esame di linguistica generale con Scala

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 16/12/2019

Jacocappe98
Jacocappe98 🇮🇹

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LINGUISTICA GENERALE – BIONDI/SCALA
17/09/18
PRIMI DUE MODULI PRESENTAZIONE DEI LIVELLI DI ORGANIZZAZIONE DEL LINGUAGGIO UMANO.
SEZIONARE IL PROGRAMMA.
MODULO C VARIAZIONE SOCIALE E LINGUISTICA
MODULO D FLESSIONE DELLE LINGUE NEL MONDO
BIBLIOGRAFIA:
-MODULO A Graffi, Scalise, La Lingua e il Linguaggio, Introduzione alla Linguistica
-MODULO B Banfi, Grandi, Lingue d’Europa, Elementi di storia e di tipologia linguistica
-MODULO C Berruto, Fondamenti di sociolinguistica
-MODULO D APPUNTI DELLE LEZIONI
ESAME APPUNTI DELLE LEZIONI + APPUNTI DEI VOLUMI TRASCRIZIONE FONETICA DI UNA PAROLA
ITALIANA + DOMANDE SU TUTTO IL PROGRAMMA
PARZIALE PRIMA METÀ DI DICEMBRE, SCRITTO CONTENUTI PERTINENTI AI PRIMI DUE MODULI,
SCRITTO SE SUPERATO SE NE TERRÀ CONTO (CON VALUTAZIONE) E ALL’ORALE SI COMPLETA L’ESAME CON
INTERROGAZIONE SUI MOUDLI C E D
LINGUISTICA GENERALE
Linguistica STUDIO SCIENTIFICO DEL LINGUAGGIO UMANO
Scientifico FORMULAZIONE DI IPOTESI GENERALI CHE RENDANO CONTO DEL PARTICOLARE
Di fronte a due ipotesi che spiegano lo stesso fenomeno prevale la più semplice
e chiara e di carattere più generale
Scientifico FORMULAZIONE DI TALI IPOTESI IN MODO CHIARO E CONTROLLABILE
Devono essere basati su esperimenti falsificabili e ripetibili, permettere un
controllo pubblico, attenendosi ad un paradigma scientifico
Uno dei problemi generali della linguistica è definire oggetti e limiti. Oggetto (=facoltà del linguaggio
umano, qualsiasi elemento della specie homo sapiens impara a parlare e parla), è:
-INFINITO basato su infiniti enunciati possibili il linguaggio umano si affronta solo nelle sue
definizioni, è una capacità, ma lo osservo solo nel parlare infinito in quanto sarebbe lo studio in
tutti gli enunciati mai enunciati
-COSTITUITO DA FENOMENI INTERINSICAMENTE NON OSSERVATIVI lo vedo solo all’opera, e
provo a capire come funziona a livello mentale non si riesce a osservare direttamente il
funzionamento, ma si osservano i prodotti
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LINGUISTICA GENERALE – BIONDI/SCALA

PRIMI DUE MODULI PRESENTAZIONE DEI LIVELLI DI ORGANIZZAZIONE DEL LINGUAGGIO UMANO.

SEZIONARE IL PROGRAMMA.

MODULO C  VARIAZIONE SOCIALE E LINGUISTICA

MODULO D  FLESSIONE DELLE LINGUE NEL MONDO

BIBLIOGRAFIA:

- MODULO A  Graffi, Scalise, La Lingua e il Linguaggio, Introduzione alla Linguistica - MODULO B  Banfi, Grandi, Lingue d’Europa, Elementi di storia e di tipologia linguistica - MODULO C  Berruto, Fondamenti di sociolinguistica - MODULO D  APPUNTI DELLE LEZIONI ESAME  APPUNTI DELLE LEZIONI + APPUNTI DEI VOLUMI  TRASCRIZIONE FONETICA DI UNA PAROLA ITALIANA + DOMANDE SU TUTTO IL PROGRAMMA PARZIALE  PRIMA METÀ DI DICEMBRE, SCRITTO  CONTENUTI PERTINENTI AI PRIMI DUE MODULI, SCRITTO SE SUPERATO SE NE TERRÀ CONTO (CON VALUTAZIONE) E ALL’ORALE SI COMPLETA L’ESAME CON INTERROGAZIONE SUI MOUDLI C E D LINGUISTICA GENERALE Linguistica  STUDIO SCIENTIFICO DEL LINGUAGGIO UMANO Scientifico  FORMULAZIONE DI IPOTESI GENERALI CHE RENDANO CONTO DEL PARTICOLARE  Di fronte a due ipotesi che spiegano lo stesso fenomeno prevale la più semplice e chiara e di carattere più generale Scientifico  FORMULAZIONE DI TALI IPOTESI IN MODO CHIARO E CONTROLLABILE  Devono essere basati su esperimenti falsificabili e ripetibili, permettere un controllo pubblico, attenendosi ad un paradigma scientifico Uno dei problemi generali della linguistica è definire oggetti e limiti. Oggetto (=facoltà del linguaggio umano, qualsiasi elemento della specie homo sapiens impara a parlare e parla), è: - INFINITO  basato su infiniti enunciati possibili  il linguaggio umano si affronta solo nelle sue definizioni, è una capacità, ma lo osservo solo nel parlare  infinito in quanto sarebbe lo studio in tutti gli enunciati mai enunciati - COSTITUITO DA FENOMENI INTERINSICAMENTE NON OSSERVATIVI  lo vedo solo all’opera, e provo a capire come funziona a livello mentale  non si riesce a osservare direttamente il funzionamento, ma si osservano i prodotti

- UN OGGETTO DI STUDIO NON DATO, MA LA CUI DELIMITAZIONE è DA COSTRUIRE CON LA RICERCA  i limiti si definiscono man mano che lo si studia  esplorazione di un pianeta infinito, potrei trovare sempre nuove cose, nuovi animali, nuove specie. La complessità non è data ma la scopro con lo studio LA LINGUISTICA, PER TALI RAGIONI, è PER FORZA - DESCRITTIVA  NON è MAI NORMATIVA  a livello normativo si controlla COME SI DEVE DIRE  NON INTERESSA ALLA LINGUISTICA  per la linguistica sono interessanti qualunque enunciato, anche espresso non con l’italiano di alto livello (“c’ho un collega che ho visto ieri e a me mi sta antipatico”)  la stabilità deriva solo all’adesione di una norma astratta - ETEROCLITA  può svolgere appieno le proprie analisi solo se fa uso anche di conoscenze elaborate da altre scienze, come la fisica acustica, pedagogia, ecc.  contrario della matematica, che si basa solo sulle proprie leggi. IL LINGUAGGIO UMANO, CHE COS’È - Un sistema semiotico basato sulla facoltà di associare due diversi ordini di entità, associati e interpretati attraverso una facoltà  CONTENUTO ed ESPRESSIONE Espressione = realtà percepibile con i sensi Contenuto = realtà di ordine mentale Vedo il rosso del semaforo  mi fermo vedo il rosso  coi sensi  espressione mi fermo  dopo controllo mentale  contenuto Linguaggio  facoltà di associare un contenuto ad un’espressione fonica allo scopo di manifestarlo. La dimensione fonica colpisce il nostro udito, e crea la dimensione mentale Il contenuto è un contenuto semantico, di significato, che viene associato ad un’espressione fonica, ad un insieme di suoni, creando il contenuto mentale, che deve manifestarsi. Può uscire in tanti modi, espressioni del volto, movimenti… il modo in cui una realtà di ordine mentale esce in modo più complesso e completo è il LINGUAGGIO  deve trovare un canale di comunicazione che colpisce i sensi dell’ascoltatore  CANALE FORTE/FONICO I linguaggi, come sistemi semiotici, ce ne sono molti (linguaggio umano, lingua computer, lingua animali, linguaggio dei segni…) alcune implicano delle espressioni foniche (vedi marmotte  il fischio della marmotta, a valore segnaletico, attenzione da un possibile pericolo  sistema semiotico basato su un sistema acustico. Ma non ha la complessità del linguaggio umano) I linguaggi si differenziano non per la funzione (sempre sistemi di comunicazione) ma per la struttura, per come sono organizzati internamente. Il linguaggio umano ha una struttura molto specifica (= della specie, pertinente solo all’homo sapiens)  non condiviso da altre specie. PRINCIPALI CARATTERISTICHE DEL LINGUAGGIO UMANO - DISLOCAZIONE  io posso fare un’affermazione del tipo “ora piove”, ma posso anche fare un’affermazione del tipo “prima era nuvoloso, ora piove ma dopo ci sarà il sole”, rimanendo nello stesso punto temporale (tempo 0) ma facendo affermazioni su periodi passato, presente e futuro. Il linguaggio può comunicare contenuti dislocati nel tempo fuori dal momento dell’enunciazione. Il linguaggio animale non coglie elementi se non quelli presenti al momento dell’enunciazione

ma che non viene generalmente messa in pratica nell’esecuzione. Linguaggio = abilità umana, connessa ad altre abilità, che possono dare luogo ad alcune strutture completamente inutili.

- DIPENDENZA DELLA STRUTTURA  le lingue storico-naturali sono manifestazioni della facoltà di linguaggio dell’homo sapiens. Ma gli enunciati che si costruiscono le lingue storico-naturali non sono una mera successione di parole. Una frase non è una collana in cui infilo una parola/perla dopo l’altra, non posso mettere la terza perla prima della quinta. Il linguaggio umano non funziona così. I rapporti che si trovano negli elementi di un enunciato, hanno rapporti con forme che sono a grande distanza: la prima parola può rapportare anche con parole che non sono adiacenti nella frase. Qualsiasi enunciato rivela che parole a grande distanza nell’enunciato hanno rapporti fra loro  la struttura della collana è un’ illusione. I rapporti sono solo forme contigue  la selezione di un elemento è spesso vincolata ad un altro elemento lontano, ci sono regole complesse soggiacenti. La dipendenza dalla struttura è una caratteristica particolarmente specifica del linguaggio umano che rivela come gli enunciati sono prima costruiti nell’immaginario umano e solo dopo le forme lessicali vanno a formare questo rapporto a distanza. LINGUAGGIO E LINGUA  l’italiano mappa diversamente le due nozioni, Lingua e Linguaggio; in inglese o tedesco usano la stessa parola (ING. “Language”, GER. “Sprache”). - Il LINGUAGGIO è una facoltà umana ed è universale verso l’homo sapiens, strettamente legata alla dimensione filogenetica del linguaggio; trasmessa la capacità di apprendere e trasmettere un messaggio, TRASMESSA GENETICAMENTE. - La dimensione delle LINGUE (unica manifestazione del linguaggio) sono la manifestazione storicamente determinata della facoltà di linguaggio, sono in un modo qui, e in un altro modo in un altro posto. Sono materia ontogenetica , si trasmettono mediante l’apprendimento culturale e la trasmissione di saperi durante la crescita di un individuo. Si possono iniziare a porre alcuni limiti alla variazione delle lingue e del linguaggio. Le lingue del mondo danno l’impressione di essere tutte diverse fra loro. Ci sono dei limiti alla variazione interlinguistica? SI CI SONO  questi limiti sono detti universali. Esistono delle strutture o degli elementi che sono presenti in TUTTE LE LINGUE DEL MONDO. Un elemento o una configurazione presente in tutte le lingue del mondo (TUTTE) è un universale assoluto. Funzionamento del linguaggio come facoltà umana  se nessuna lingua può evitare di avere un certo elemento, questo deve essere un ASPETTO FONDAMENTALE della facoltà di linguaggio. ESEMPIO  NON ESISTE NESSUNA LINGUA CHE NON ABBIA STRUMENTI PER ESPRIMERE L’OPPOSIZIONE FRA EMITTENTE E RICEVENTE, che non abbia pronomi personali di prima e seconda persona. Opposizione mappata linguisticamente con pronomi personali in tutte le lingue del mondo. ESEMPIO  NON ESISTONO LINGUE SENZA VOCALI, come tali sono universali assolute. Non tutti gli universali sono assoluti. Assoluti = elementi o strutture presenti in tutte le lingue del mondo  vie obbligate del linguaggio. Vi sono altri universali, gli UNIVERSALI IMPLICAZIONALI, universali che non sono contraddetti da alcuna lingua, basati su un rapporto logico di implicazione. Rapporto di implicazione  se piove ci sono nuvole in cielo. Questo legame di implicazione – il fatto che piove implica che ci siano nuvole in cielo – può essere spiegato in 4 modi diversi, cambiando valore di vero o falso di entrambe - Se piove ci sono nuvole in cielo - Non piove e ci sono nuvole in cielo - Non piove e non ci sono nuvole in cielo - Piove e non ci sono nuvole in cielo  NON PUÒ

Rapporto di implicazione  la presenza di “A” implica la presenza di “B”. È contraddetto da una situazione eventuale in cui ci sia “A” e non ci sia “B”. Ci sono rapporti fra strutture nelle lingue che sono come universali e si basano sul rapporto implicazionale: se una lingua ha il genere allora ha il numero. Non troviamo nessuna lingua che esprima la categoria di genere ma che non esprima la categoria di numero  certi rapporti della grammatica non possono essere violati, sembrano far parte della facoltà di linguaggio (UNIVERSALE IMPLICAZIONALE). Una LINGUA, allora, è strutturata su più livelli, conosciuta da tutti i suoi parlanti ma in modo del tutto inconsapevole, competenza applicativa che si esplica nel “saper dire”. Per cercare di capire perché gli enunciati in una lingua sono strutturati in quella maniera serve la linguistica, un punto di osservazione che consenta di analizzare elementi e processi  parlare è una competenza di tutti gli uomini ma è largamene inconsapevole come operazione. È stato definito “UN SAPERE CHIARO (so come si fa) E CONFUSO (non so spiegarlo)”. Noi non abbiamo una possibilità di riflettere su come parliamo mentre parliamo, parliamo e basta. Quindi le operazioni del nostro cervello sono velocissime e sottratte in parte alla nostra consapevolezza  noi non possiamo NON ASCOLTARE e non possiamo NON CAPIRE. Si può fare in modo di non sentire, ma se senti NON PUOI SPEGNERE LA COMPRENSIONE LINGUISTICA , non si può fare in modo di non capire (tappare le orecchie è un movimento meccanico, non c’entra nulla). L’idea che una sia la facoltà del linguaggio è abbastanza antica, la troviamo in Bacon nel XIII secolo. Bacon ragionava su poche lingue e tutte molto simili, ma a partire dall’Ottocento la domanda sul quale fossero i limiti della variazione del linguaggio è diventata una domanda sempre più urgente. Coppie di concetti che ci aiutano a riflettere in certi aspetti della lingua umana e della sua organizzazione. Opposizione fra SCRITTO e PARLATO  la scrittura è la grande nemica della linguistica. I fatti linguistici si osservano nell’oralità, nella scrittura si ha sempre una loro semplificazione.

- Lo SCRITTO: o La scrittura è una tecnologia , che aumenta le facoltà umane. o La scrittura è secondaria , perché deriva dal parlato o Derivato , impariamo a scrivere con l’assimilazione della scrittura altrui e l’emulazione di tale scrittura o La struttura è accessoria , non cambia nulla dal punto di vista del linguaggio, non va a relazionarsi con la forma della lingua. Scrittura o non scrittura la lingua funziona allo stesso modo o La scrittura è conservativa , la realtà fonetica è molto diversa dalla realtà grafica - Il PARLATO: o Il parlato è naturale , perché un processo naturale dello sviluppo umano (a un certo punto della vita noi diciamo qualcosa, anche senza che nessuno ci dica “ripeti mamma”) o Il parlato è primario o Il parlato è prioritario Gli oggetti del linguaggio sono primariamente oggetti orali. Altra opposizione è quella SINCRONIA vs. DIACRONIA: Esiste una modalità di studiare una lingua da un punto di cista sincronico e da un punto di vista diacronico

Il messaggio sarebbe una sequenza verbale dei soggetti  nessuna lingua sfrutta tutte le possibilità del codice. Nel messaggio (= produzione di sequenze verbali concrete) non si violano mai le regole di combinazione del codice (ES. se prendo la parola “mela” è una parola Italia. Se sposto le vocali in “male” sempre parola italiana. nel fare “mlea” oppure “lmea” si immagina non siano parole italiane) Quindi:

  1. Ogni lingua è basata su un codice, e il messaggio che produco NON VIOLA MAI le regole del codice
  2. Il codice offre una gamma di possibilità che NON VENGONO TUTTE sfruttate (= se una parola come “lema” non si sa che è italiana in quanto segue perfettamente le regole del codice. Attualmente nessun parlante italiano usa questa parola. NON VIOLA IL CODICE, però non esiste). Al momento in cui è nata la denominazione, la motivazione era esistente. I nomi propri individuano oggetti che sono unici oggetti di una specie, non la classe di oggetti. Anche il nome proprio si conforma in tutto e per tutto con il codice della lingua La competenza – per Chomsky – è un fatto astrale, ma INDIVIDUALE, un fatto interno alla mente e come tale agisce in ogni mente, non separabile. Nella riflessione generale del linguaggio, la componente sociale del linguaggio non è presa in considerazione. Altra coppia, rapporti SINTAGMATICI e rapporti PARADIGMATICI

- SINTAGMATICI  rapporti in presentia , rapporti tra elementi compresenti in un enunciato, rapporti di tipo “orizzontale”, e appartengono alla Parole - PARADIGMATICI  rapporti in absentia , rapporti tra elementi che possono essere scelti alternativamente, sostituiti gli uni agli altri, in quanto condividono qualche caratteristica. rapporti “verticali” che appartengono alla Langue Operano costantemente insieme. Qualsiasi enunciato è un esito dell’interazione fra questi due rapporti. Rapporti di selezione, scelgo tra un insieme di scelte omogenee ; rapporti di combinazione (= metto insieme ciò che scelgo ad ogni slot) I primi sono tutti mentali, i secondi si manifestano nella frase. I primi appartengono alla parole , i secondi alla langue. In sintesi:

  1. I rapporti SINTAGMATICI sono ineludibili, obbligati, pena la formazione di una frase non riconosciuta dal parlante come prodotto del proprio sistema mentale. (“La gatta incontrassero una grande alano sdentate”  non va bene, un parlante nativo italiano non riconosce)  RAPPORTI DI COMBINAZIONE
  2. I rapporti PARADIGMATICI  hanno un ruolo più essenziale (appartengono alla langue ), definiscono l’insieme di scelte libere e possibili  RAPPORTI DI SELEZIONE Saussure  a definire il valore di ogni elemento linguistico non è la sua natura concreta, ma il suo essere diverso dagli altri. La lingua è fatta di DIFFERENZE, e ogni elemento della lingua si definisce a partire dai confini che vi sono imposti da altri elementi con cui ha un rapporto paradigmatico. I confini tra diverse/i elementi sono posti dalla mentalità del parlante: ES. in italiano si dice Bambino Ragazzo; in latino si dice Puer per entrambi i significati. Il significato in italiano di “bambino” è dato dal rapporto che la parola “bambino” ha con il termine “ragazzo”. Se questo confine non esiste si definisce con la stessa parola (VEDI LATINO). C’è un rapporto

paradigmatico tra bambino e ragazzo? SI, ma condividono altri tratti (ES. sono entrambi esseri umani, hanno molte caratteristiche in comune, possono essere sostituiti) ma il complesso di significato dell’uno è definito dal complesso di significato dell’altro. IL SIGNIFICATO DI UN TERMINE È DEFINITO DAL SIGNIFICATO DI UN ALTRO TERMINE. Non è importante che ci sia /e/ oppure /ԑ/, l’importante sono i RAPPORTI. L’ultima coppia è fra SIGNIFICANTE e SIGNIFICATO Il linguaggio è un sistema semiotico, un sistema di segni, espressioni associate a contenuti.

- ESPRESSIONE  significante  è l’immagine acustica, cioè la sequenza dei suoni che costituisce la dimensione accessibile ai sensi. Quando uso la parola “capello” innanzitutto realizzo una sequenza di suoni, che è l’espressione del mio segno linguistico, e può raggiungere i sensi di un’altra persona. - CONTENUTO  significato  immagine mentale scaturita dall’ascolto di un significante. Nel momento in cui questo significante giunge alle orecchie di qualcuno attiva un contenuto mentale, un’immagine mentale. Il mio contenuto mentale, va legato a una serie di suoni, a un’immagine acustica, una sequenza acustica che andrà a colpire l’apparato uditivo del mio ascoltatore e in una velocità inimmaginabile; colpito alle orecchie da un’immagine acustica, vi assocerà un contenuto. In qualche modo significante e significato sono facce della stessa medaglia. La loro unione costituisce il segno linguistico. Il segno linguistico è un’unione di significante e significato. Esistono significanti senza significato? AVOJA. Esistono significanti senza significanti? Di per sé NO; se ci sono contenuti mentali che non possono in nessun modo verbalizzabili, semplicemente non entrano nel sistema semiotico della lingua. PROPRIETÀ DEL SEGNO LINGUISTICO  tre proprietà

1) DISTINTIVITÀ  un segno linguistico è tale perché si distingue da altri segni linguistici (ES. maglia ≠

paglia ≠^ raglia). Un segno esiste se si distingue dagli altri.

  1. LINEARITÀ  i segni linguistici hanno un significante (una sequenza di suoni) che, seppur a una velocità enorme, si svolge nel tempo. Se io partissi dal dopo e arrivo al prima (dal pronunciato dopo

al pronunciato prima ES. Pane  Enap -> presi al contrario non funziona). ES. “Anna ama Paolo” ≠

“Paolo ama Anna”. Non tutti i segni si svolgono nel tempo (ES. semaforo, si accende il verde, si accende di colpo, non è lineare, non si svolge nel tempo)

  1. ARBITRARIETÀ  non vi è alcuna ragione che giustifichi l’unione di un certo significante con un certo significato, con poche eccezioni  non vi è nessun legame naturale e necessario fra un significante e un significato (ES. in italiano: Luna, in tedesco: Mond, in armeno: Lowsin… Ma è sempre la stessa cosa). il rapporto fra un significante e il significato è arbitrario, privo di motivazione Per avviarci allo studio del linguaggio nei vari livelli si usa una metafora biologica. Tutte le lingue storico- naturali, si articolano su vari livelli. Negli esseri viventi gli elementi chimici irriducibili si combinano in molecole, le molecole in organelli, e così via. Mattoni più piccoli si combinano in mattoni più grandi. Mattoni più grandi che si combinano in mattoni sempre più grandi. Per quanto riguarda l’organizzazione del linguaggio, si può ragionare in maniera analoga. Abbiamo che i foni e i fonemi (= le unità di suono) si combinano in sillabe, e si combinano anche in morfemi (= le prime unità dotate di significato). I morfemi in parole, le parole in sintagmi, i sintagmi in frasi, le frasi in periodi e così via. Dal morfemo in poi sono tutti segni linguistici, tutte dotate di significante e di significato  di PRIMA ARTICOLAZIONE. Da morfemi in poi sono tutte UNITÀ DOTATE DI SIGNIFICATO (= SEGNICHE)

N.B.  La Fonetica si può ascoltare anche con un orecchio macchina, ma la Fonologia riguarda la Langue , riguarda una componente astratta, le macchine non possono distinguere questi fonemi. FONETICA Come vengono prodotti i suoni  FONETICA ARTICOLATORIA L’aria sale dai polmoni, attraversa i bronchi, entra nella trachea. Qui nella trachea, passando dalla laringe, deve attraversare le pliche vocali (= corde vocali), che potrebbero porre un primo ostacolo al passaggio. Salendo ancora l’aria entra nella laringe, e arriva a un bivio: può prendere la strada del dotto orale (bocca) o può prendere la strada del dotto nasale (naso) o entrambe. A regolare il flusso dell’aria in entrambi i dotti ci sta l’ugola (attaccata al velo del palato/palato molle). Alla fine del palato duro c’è una sorta di membrana, tessuto senza osso, che si chiama palato molle o velo palatino, da cui pende l’ugola. Arretrando, fa chiudere il dotto nasale, facendo passare l’aria dalla bocca. Avanzando, viceversa. L’aria va nella faringe e lì incontra il velo palatino che può impedirne o consentirne l’accesso al naso (se va dal naso passa anche per la bocca). ORGANI ARTICOLATORI NEL CAVO ORALE: la lingua (distinguibile in Radice, Dorso o Lamina e Apice). Un ruolo importante nei processi articolatori ce l’ha anche il velo palatino, il palato duro, gli alveoli (piccoli rigonfiamenti posteriori agli incisivi superiori), ma anche i denti e le labbra. Dalla laringe in poi, l’aria può incontrare degli ostacoli ed essere compressa e spinta in spazi di passaggi che assumono forme diverse. tutto questo porta alla produzione di onde sonore diverse e quindi di suoni diversi. Primo ostacolo: LE CORDE VOCALI  nella laringe c’è la glottide, che contiene due pieghe nella sua mucosa, dette Pliche Vocali. Due tendine che possono chiudere o lasciare aperta la glottide. Se le due tendine sono tenute completamente aperte, l’aria passa attraverso senza alcun ostacolo. Se in vece chiuse l’aria incontra ostacoli. Le pliche possono chiudere il dotto laringeo, possono chiudersi e impedire all’aria di passare, ma la pressione dell’aria le riapre (mantenendo l’istruzione di tenerle chiuse) creando una vibrazione con un frequenza che va dalle 50 alle 200 volte/secondo. Si crea una sorta di ciclo di attivazione, per cui spinta dell’aria e resistenza portano a questa vibrazione, che è la VOCE, la SONORITÀ. Si distinguono in

- SUONI SONORI  c’è la vibrazione delle corde vocali - SUONI SORDI  non c’è la vibrazione delle corde vocali “F” e “V” differiscono solo dal fatto che da uno le corde vocali sono ferme e nell’altro sono in vibrazioni. Come riconoscere se un suono è sonoro o sordo? Come sentire in quali c’è la vibrazione? Tre tecniche:

  1. Mettere una mano sulla laringe e pronunciare “ffff” o “vvvv”. In “vvvv” si sente una leggerissima vibrazione (PROVA)
  2. Mettersi una mano sulla sommità della scatola cranica, perché le vibrazioni che vengono dall’interno della trachea si riverberano sul cranio  se noi diciamo “ffff” o “vvvv” sentiremo che in un caso vibra, nell’altro no (PROVA)
  3. Tapparsi le orecchie. La vibrazione delle pliche vocali si riverbera anche quel dotto che unisce il naso alle orecchie, sulla parte interna della membrana

timpanica. Se noi pronunciassimo tappandoci le orecchie “ffff” o “vvvv” sentiremo la differenza (PROVA) Cosa può succedere a questo punto? Procedendo oltre alle corde vocali, l’aria può incontrare degli altri ostacoli, delle diverse forme di ostruzione. Se l’aria, superata la laringe, incontra altri ostacoli che riducono lo spazio di passaggio innalzando la pressione dell’aria  nascono le CONSONANTI. Se invece, al suo passaggio, l’aria non incontra ostacoli significativi che ne aumentano la pressione  si hanno le VOCALI. LE VOCALI L’aria, uscendo dai polmoni, fa vibrare le corde e non incontrano ostacoli significativi. Immagina di avere un tamburo, che sia sempre lo stesso tamburo nel senso della pelle che c’è sopra, ma sotto ci sono delle differenti casse. I diversi TIMBRI delle vocali sono dati dalla diversa forma che il dotto orale assume al passaggio dell’aria pur sempre senza incontrare ostacoli significativi (se si cambia la forma base del tamburo il suono cambia, la forma del tamburo fa cambiare suono). La forma del dotto è governata da tre variabili, e le vocali si classificano sulla base di queste tre variabili, legati al movimento della lingua e al movimento delle labbra:

  1. Posizione di un punto medio ideale della lingua sull’asse orizzontale  la lingua può andare avanti e indietro. Prendendo un punto medio ideale sulla lingua, succede che quel punto medio si può spostare avanti e indietro, seguendo tre direzioni ( posteriore , centrale e anteriore )
  2. Posizione di un punto medio ideale della lingua sull’asse verticale  la lingua si può muovere in basso e in alto. Preso un punto medio ideale della lingua si hanno quattro posizioni ( bassa , medio- bassa , medio-alta e alta ) 3) Arrotondamento delle labbra  due posizioni possibili; labbra Arrotondate e labbra Non Arrotondate All’interno dell’apparato fonatorio, la superficie in cui si può muovere un punto medio ideale della lingua si chiama TRAPEZIO VOCALICO  la lingua ha limiti nei suoi movimenti, e l’area di movimento di questo punto medio ideale della lingua ha la forma di un trapezio. Quando la lingua si mette nella posizione più alta e si spinge più avanti possibile viene a trovarsi nella zona della “I”. se le labbra sono NON ARROTONDATE si forma la “I”, che è un vocale ALTA, ANTERIORE e NON ARROTONDATA. A livello di grafico, se le vocali sono alla sinistra (a compresa) quindi nella zona ANTERIORE le labbra sono sempre DISTESE/NON ARROTONDATA. Un vero trapezio vocalico è il TRAPEZIO IPA, che tiene i movimenti per tutte le lingue del mondo (solo in italiano contiamo 7 movimenti), guardando altre lingue si arriva a maggiori suoni La nostra lingua può andare in molte altre posizioni per combinarsi in molti diversi suoni. Il trapezio vocalico si interpreta:

- Le tre scansioni verticali sono Anteriore, Centrale o Posteriore - Le quattro scansioni orizzontali sono Alta, Medio-Alta, Medio-Bassa o Bassa

un’ostruzione del naso), cosa accadrebbe a [m]? L’ostruzione avviene sulle labbra e sia [b] che [m] sono entrambi sonori e in entrambi i casi l’ostruzione è generata dalle labbra. Se l’aria non potesse uscire dal naso la [m] si trasformerebbe in [b], perché non si tratta più di una nasale, ma di un’occlusiva o Esistono consonanti LATERALI  la lingua, con la sua punta, crea un’ostruzione parziale. L’aria può uscire ai lati del dorso della lingua. Sono foni sempre continui e sempre sonori. ES. [l] o Esistono consonanti VIBRANTI  la lingua pone e rimuove più volte in rapida successione un’ostruzione, dando l’impressione di una vibrazione. Sono foni continui e sonori. ES. [r] o Esistono consonanti APPROSSIMANTI  l’occlusione del canale fonatorio è minima, appena appena maggiore di quella delle vocali (ostruzione minima che si può fare). Si tratta di suoni continui e sonori. ES. [j]eri, [w]omo CLASSIFICAZIONE DELLE CONSONANTI ITALIANE  bisogna combinare le modalità di ostruzione, con il punto in cui avviene l’ostruzione nell’apparato fonatorio e la presenza/assenza del tratto di sonorità

- LE CONSONANTI OCCLUSIVE LUOGO DI ARTICOLAZIONE SORDA/SONORA Bilabiale  ostruzione causata dal chiudersi delle due labbra. Ostacolo TOTALE. Se le corde vocali stanno ferme avremo un fono SORDO, invece se le corde vocali vibrano avremo un suono SONORO Il fono SORDO è [p]  [p]apà, papà  se le corde vocali non vibrano Il fono SONORO è [b]  [b]imbo, bimbo  se le corde vocali vibrano Dentale  la punta della lingua si appoggia agli incisivi superiori, e blocca il passaggio dell’aria. Se questo blocco del passaggio dell’aria avviene senza alcuna vibrazione sentiremo un suono SORDO, al contrario avremo un suono SONORO Il fono SORDO è [t]  [t]empo, tempo  se le corde vocali non vibrano Il fono SONORO è [d]  [d]ente, dente se le corde vocali vibrano Velare  il dorso della lingua si alza, arretra e va a toccare il velo palatino. Se l’ostruzione completa avviene per questo avremo delle occlusivi velari. Nel caso in cui, quando genero questa occlusione e la rilascio, le corde vocali stiano ferme avremo una SORDA, al contrario una SONORA Il fono SORDO è [k]  [k]aro, caro  se le corde vocali non vibrano Il fono SONORO è [g]  [g]atto, gatto  se le corde vocali non vibrano - LE CONSONANTI FRICATIVE LUOGO DI ARTICOLAZIONE SORDA/SONORA Labiodentale  l’ostruzione deriva dal fatto che il labbro inferiore si appoggia agli incisivi superiori, ma non genera una vera occlusione, è un’ostruzione solo parziale. Il fono SORDO è [f]  [f]ino, fino  quando le corde vocali non sono in movimento Il fono SONORO è [v]  [v]ino, vino  quando le corde vocali sono sollecitate e vibrano Alveolari  se l’ostruzione (non totale), la forte restrizione del canale fonatorio avviene perché la lingua si avvicina agli alveoli Il fono SORDO è [s]  [s]asso, sasso  non c’è la vibrazione delle corde vocali Il fono SONORO è [z]  ombro[z]o, ombroso  le corde vocali vibrano Alveopalatale  in questo tipo di consonanti, la Il fono SORDO è [ʃ]  [ʃ]ena, scena  le corde

punta della lingua si avvicina agli alveoli, e il dorso si schiaccia verso il palato, facendo un canalino sottile attraverso il quale passa un filo d’aria. Se non vibrano le corde vocali avremo un suono SORDO, e se vibrano avremo un suono SONORO vocali non vibrano Il fono SONORO è [ʒ]  [ʒ]ardino, giardino  le corde vocali vibrano

- LE CONSONANTI AFFRICATE LUOGO DI ARTICOLAZIONE SORDA/SONORA Alveolare  quando ad una breve occlusione del canale fonatorio segue un rilascio che genera una frizione, ma l’occlusione parziale è derivata dalla lingua che tocca gli alveoli. Se non vibrano le corde vocali avremo un suono SORDO, altrimenti un suono SONORO [ts]  po[ts]o, pozzo  le corde vocali non subiscono una sollecitazione necessaria a farle vibrare [dz]  ra[dz]o, razzo  le corde vocali subiscono una sollecitazione sufficiente e vibrano Alveopalatale  quando ad una breve occlusione del canale fonatorio segue un rilascio che genera una frizione, ma l’occlusione parziale è derivata dalla pronuncia metà palatale e metà alveolare, la lingua fa un movimento sia verso gli alveoli e sia verso il velo palatino [tʃ]  [tʃ]ielo, cielo  le corde vocali non vibrano [dʒ]  [dʒ]enova, Genova  le corde vocali vibrano - LE CONSONANTI NASALI LUOGO DI ARTICOLAZIONE SONORO Bilabiale  suono in cui il cavo orale è completamente occluso ma l’aria esce dal cavo nasale, ma il blocco dell’aria avviene in punti diversi del cavo orale, in questo caso nelle labbra [m]  [m]ano, mano  la sollecitazione alle corde vocali è sufficiente a farle vibrare Alveolare  a generare la chiusura della bocca è la lingua che si appoggia agli alveoli [n]  [n]ano, nano  la sollecitazione alle corde vocali è sufficiente a farle vibrare Velare  la lingua non va a toccare gli incisivi superiori [ŋ]  ma[ŋ]co, manco  la sollecitazione alle corde vocali è sufficiente a farle vibrare Labiodentale  il labbro inferiore va ad appoggiarsi ai denti superiori [ɱ]  ta[ɱ]fo, tanfo  la sollecitazione alle corde vocali è sufficiente a farle vibrare Palatale  l’occlusione avviene perché la lingua tocca il palato duro [ɲ]  [ɲ]omo, gnomo  la sollecitazione alle corde vocali è sufficiente a farle vibrare - LE CONSONANTI LATERALI LUOGO DI ARTICOLAZIONE SONORO Alveolare  se il dorso della lingua si appoggia agli alveoli [l]  [l]una, luna  la sollecitazione alle corde vocali è sufficiente a farle vibrare Palatale  se il dorso della lingua poggia sul palato duro [ʎ]  a[ʎ]o, aglio  la sollecitazione alle corde vocali è sufficiente a farle vibrare - LE CONSONANTI VIBRANTI

minimo di sonorità intrinseca vuol dire che sto chiudendo la bocca, se è un minimo vuol dire che dopo la sonorità intrinseca si alzerà e io aprirò la bocca. Nel momento in cui lo faccio avrò una pausa, e quella è la separazione della sillaba. ES. nella parola “culturista”, si passano queste diverse sonorità intrinseca:

- [k] è un’occlusiva, ma nel passare a [u] la bocca si apre molto, e la sonorità intrinseca si alza molto. Nel leggere [l] la sonorità intrinseca diminuisce un pochino, e così via per ogni lettera della parola Se io raggiungo un minimo vuol dire che stavo chiudendo sempre di più la bocca. Io devo invertire il movimento e aprirla. Questa inversione di movimento significa che sto separando una sillaba. A ogni minimo, cui segue l’inversione, comincia una nuova sillaba. Ogni punto di massima chiusura è il punto che mi dà avvio per una nuova apertura. In un compito delle elementari, con l’insegnamento dell’orecchio, per mandare a capo la “s” di culturista sarebbe mandata a capo, ma in realtà rimane in collegamento con la sillaba precedente, non finisce lì la sillaba  [kul.tu.’ris.ta] è la sillabazione corretta. Il picco d’intensità è il nucleo, e si possono aggregare suoni prima e dopo, però i suoni che vanno prima e dopo la sillaba devono avere questo andamento: se precedono il nucleo devono avere un andamento in cui la sonorità sale, e inverso. Quando si inverte questo meccanismo c’è una sillaba (guarda schema, la sonorità cresce andando verso il nucleo, e dopo il nucleo si allontana dal nucleo. Quando ho un’inversione, quella è una nuova sillaba). I DITTONGHI Fraintesa perché usata in pubblicazioni di tipo diverse ma non sempre con lo stesso significato. Può accadere, se prendessimo una grammatica tedesca, italiana o russa (basta che voglia insegnare la lingua) la nozione di dittongo è molto estesa. Un dittongo è un movimento della lingua nello spazio vocalico all’interno della stessa sillaba. Il nucleo è occupato da una vocale ed è il picco massimo di intensità  è possibile che la lingua, dopo il nucleo, rimanga per un po’ nello spazio vocalico (dopo il nucleo). Avremo così la presenza sostanzialmente di due foni articolati nello spazio vocalico nella stessa sillaba. Ma una solo sarà la sillaba, la vocale con il più grado di sonorità intrinseca. La presenza di un altro suono, dopo il nucleo, dà luogo a una sequenza chiamata vocale+semivocale e questa unione la chiamiamo dittongo. La semivocale non è vocale perché non occupa il nucleo di sillaba perché non ha la massima sonorità (vedi CAUTO o LAIDO) Se, però, la seconda vocale è accentata, allora sarà essa il nucleo di sillaba (ES. GUAÌTO)  sequenza di due vocali che non fanno dittongo. “i” ha sonorità intrinseca minore di “a”, ma da sola, la “i” di guaito fa una sillaba perché è tonica, è accentata, e una proprietà dell’accento è di aumentare la sonorità intrinseca DUE FATTI FONETICI: SILLABAZIONE E VOCALI Nella parola “cantano”, la “a” della prima sillaba è nasalizzata  quando pronuncio la prima “a” in questa sillaba l’aria non esce solo dalla bocca ma esce anche dal naso. Mentre io pronuncio la “a”, metto l’apparato fonatorio in condizione di pronunciare la “n” successiva. E nel farlo, mentre pronuncio la “a”, l’unica cosa che posso fare è abbassare l’ugola e lasciare passare l’aria per il naso (come sarà per la nasale successiva). Fenomeno vincolato dalla struttura sillabica. Se la nasale fa parte della stessa sillaba questo accade, altrimenti non accade. Se una vocale, nell’italiano, si trova contemporaneamente in queste tre condizioni. Devono essere simultanee

  1. In SILLABA TONICA (accentata)
  2. In SILLABA APERTA (che finisce in vocale) TALE VOCALE SI ALLUNGHERÀ, tale vocale sarà LUNGA
  1. In SILLABA NON FINALE Le sillabe che hanno la coda (con consonante dopo il nucleo) si dicono sillabe CHIUSE; le sillabe che hanno come ultimo suono (il nucleo) cioè che finiscono in vocale, si dicono sillabe APERTE In IPA, alla fine della sillaba accentata, si segna l’accento con una lineetta verticale. ES. virtù [vir.’tu], invece la “ta” di cantare si allunga. TRATTI SOVRASEGMENTALI (o tratti EXTRASEGMENTALI) I tratti sovrasegmentali sono fatti di suono (fonetici ma eventualmente con valore fonologico) che si accompagnano ai segmenti fonici, ai singoli foni, ma che sono ad essi esterni (ES. musica cantata con le parole di un’altra canzone  dimostra che noi usiamo suoni diversi in ogni punto della musica, ma la melodia rimane. La melodia è in gran parte indipendente dai suoni che si mettono nella canzone). A livello articolatorio, le due “a” sono uguali, eppure SONO diverse, in qualcosa che è esterno ai tratti della “a”, cioè la durata cronologica di realizzazione. A livello di movimenti articolatori le due lettere sono uguali, ma diverse per qualcosa di esterno dal fono, in questo caso la durata. La durata in questo caso sarebbe un tratto extrasegmentale, accompagna il segmento come la musica accompagna il testo di una canzone. I tratti sovrasegmentali sono 4.
  2. ACCENTO  un accento è un insieme di strategie (tre strategie), che determina una maggiore salienza, una maggiore percettibilità al nostro orecchio di una sillaba rispetto alle altre. Si sente principalmente sul nucleo della sillaba. Le tre strategie sono: a. Pronunciare la sillaba con maggiore intensità, con un volume più alto b. Pronunciare la sillaba più alta (con una nota musicale più alta, più acuta) c. Pronunciare la sillaba più lunga Queste tre strategie sono SEMPRE COMPRESENTI  se noi prendiamo tante sillabe ci accorgiamo che la sillaba tonica è sempre più intensa, più alta e più lunga. Queste tre strategie agiscono sempre insieme ma una sola delle tre domina sulle altre due, a seconda della lingua. Ci sono così lingue ad accento prevalentemente ESPIRATORIO (di intensità), lingue ad accento MUSICALE (prevale la modulazione di altezza della sillaba tonica) e avremo lingue ad accento DI DURATA (in cui prevale la durata cronologica della realizzazione della sillaba). Cooperano sempre insieme, in una lingua Espirativa, la prima strategia è la dominante ma anche le altre due partecipano. Per dire che una strategia opera più delle altre si confronta la sillaba con altre sillabe atone, e osservo che (in una lingua ad accento intensità) l’altezza di nota musicale nelle toniche sale si, ma sale di poco. La lunghezza si allunga si, ma di poco. Mentre l’intensità sale molto. Allora ha ruolo dominante. IL DIFFERENZIALE CON LE SILLABE ATONE CONSENTE IL RICONOSICMENTO. Può avere un valore fonologico (= guarda ai fatti di suono nella loro capacità di opporre significati diversi) ES. meta e metà. Nel primo caso la sillaba tonica è la prima, nel secondo caso la seconda. Sono gli stessi fonemi, ma hanno diverso valore fonologico.
  3. LUNGHEZZA  la durata cronologica nella realizzazione di un segmento. Generalmente le lingue oppongono due gradi di durata. Ci sono vocali lunghe e brevi, consonanti lunghe e brevi. Non c’entra nulla con le caratteristiche di un segmento. La lunghezza vocalica e la lunghezza consonantica raramente ci sono entrambe contemporaneamente nella stessa lingue. La lunghezza vocalica, in alcune lingue, esiste solo a livello fonetico. Mai la lunghezza vocalica rispetto alla brevità può dar luogo a parole di significato diverso. Ma in alcune lingue, la lunghezza vocalica si oppone alla brevità vocalica e dà luogo a parole di significato diverso. In alcune lettere, basta realizzare lunga (o corta) la vocale per cambiare il significato della parola. Se non ha MAI valore fonologico, serve per considerare le condizioni dell’accento: se ci sono le tre condizioni la vocale si

Sia la coarticolazione per anticipazione che per inerzia dà luogo a fenomeni di ASSIMILAZIONE (= assimilazione quando un fono modifica qualche suo tratto intrinseco divenendo più simile a un fono vicino). Siccome può avvenire per inerzia o articolazione, il suono che influenza può stare prima o dopo. Ci sono quattro tipi di assimilazione

  1. PARZIALI o TOTALI  nelle assimilazioni parziali un suono diventa più simile a un suono vicino, ma non diventa identico; nelle assimilazioni totali, invece, un suono modifica qualche suo tratto diventando identico a un suono vicino  INERZIA
  2. PROGRESSIVE o REGRESSIVE  sono assimilazioni progressive quando il secondo suono cambia, divenendo più simile al primo; nelle assimilazioni regressive, il suono precedente diventa un po’ più simile o identico a quello seguente, il secondo suono influenza il primo cambiandolo totalmente  ASSIMILAZIONE ES. “impossibile” = in + possibile; [ĩm.pos.’si:.bi.le];  REGRESSIVA: “np” (suono iniziale) diventa più simile a “mp” (= suono finale, successivo), ed è un’assimilazione parziale. Una nasale alveolare sonora, seguita da un’occlusiva bilabiale sorda, ha acquisito la bilabialità dal suono successivo, diventando nasale bilabiale ES. “illogico” = in + logico  REGRESSIVA ma totale ES. “factotum”, perché assimilazione non cambia in “fattotum”? perché quell’assimilazione ha agito nel passato e ora non più. Ora ci sono delle regole sincroniche che fanno parte della competenza fonologica  ES. “tango”, la nasale è influenzata dalla consonante successiva, ma il fenomeno di articolazione compreso nella parola “tango” si viene a effettuare anche tra parola e parola, come nelle due “un gol”  regola di assimilazione che funziona attivamente. Alcune regole assimilatorie funzionano in sincronia, altre hanno funzionato in passato e adesso non funzionano più. FONOLOGIA Studia i suoni da un punto di vista funzionale, considerando la loro capacità di creare opposizione, studia la dimensione attratta, e ne fa parte anche lo studio delle regole che governano la distribuzione dei suoni (ES. le regole che in italiano non permettono alle parole che iniziano con “gd” di esistere, di avere un significato). In italiano, ad esempio, 3 consonanti in principio di parola ci sono solamente se la prima è [s] o [z], la seconda è un’occlusiva o fricativa, la terza una laterale, una vibrante o una approssimante: “strappo” [‘strap.po], “sdraio” [‘zdra:.jo] Quando due suoni, scambiati tra loro, possono dar luogo a parole di significato diverso, essi son due FONEMI. L’esistenza dei fonemi – come operatori funzionali, importanti per creare parole di significato diverso – si dimostra con le coppie minime (ES. Cane/Pane, [‘ka:.ne] / [‘pa:.ne]). Dal momento che basta scambiare solo “C” e “P” per cambiare una parola, “C” e “P” sono due fonemi, due operatori distinti. Esistono migliaia di coppie minime tra “C” e “P”, ma tra “C” breve e “C” lunga (ES. micia/miccia) ce ne sono poche. “ts” e “dz” fanno una sola coppia minima (la differenza fra “Razza” e “Razza” dove il secondo è il pesce) DIALETTICA FRA DIMENSIONE ASTRATTA E DIMENSIONE CONCRETA: GLI ALLOFONI I foni sono realtà concreti, i fonemi sono mediati dal cervello, quindi sono astratti. Talvolta succede che un unico fonema (un'unica entità astratta e funzionale) possa essere realizzata in modi diversi nella pronuncia. Se due suoni, fra loro simili articolariamente ma diversi, possono essere scambiati in ogni contesto senza che le parole possano cambiare di significato, essi sono varianti dello stesso fonema.

Le varianti dei fonemi si chiamano ALLOFONI , e in questo caso abbiamo a che fare con degli allofoni liberi. Sono realizzazioni alternative possibili di un unico fonema, di un’unica realtà astratta, e nel momento che possono essere scambiati in ogni contesto possibile, li chiamiamo ALLOFONI LIBERI (= non sono vincolati a un contesto fonetico). Sono liberi perché possono scambiarsi fra loro in ogni posizione, ma liberi anche perché possono non scambiarsi. Gli allofoni liberi si hanno quando due suoni possono essere scambiati nello stesso contesto, ma uno scambio non obbligatorio ma legato alle abitudini del parlante. Se due suoni sono simili da un punto di vista articolatorio, non possono mai occorrere nella stessa posizione in una parola (= nello stesso contesto), ma sono selezionati e scelti sulla base dei suoni vicini  essi sono sicuramente varianti di uno stesso fonema, e non fonemi, e li chiamiamo ALLOFONI COMBINATORI oppure COMPLEMENTARI  se due suoni non possono mai stare nella stessa posizione e nello stesso contesto non posso mai fare una coppia minima  il ricambio vocali lunghe/vocali brevi in italiano non ha valore fonologico distintivo  la loro realizzazione dipende con suoni o combinazione di suoni vicini. Si chiamano complementari quando lo spazio dell’uno delimita lo spazio dell’altro, e in quel caso non potranno mai dar luogo a coppie minime. ES. la nasale è governata dal suono successivo, se un suono appare solo in un contesto fonetico e in tale contesto non può apparire nessun altro fonema, non potrà MAI fare una coppia minima:

- TANFO  [‘tãɱ.fo] - TANGO  [‘tãŋ.go] - TANTO  [‘tãn.to] C’è una unità di suono FONEMICA/DISTINTIVA ed è la nasale alveolare sonora (“nano”/”nonno”), e può essere realizzata in vari modi a seconda del fono seguente. Gli allofoni sono unità CONCRETE  a livello astratto, cioè funzionale, non operano, sono realizzazioni concrete nella “ Parole” di unità fonologiche astratte; allora gli allofoni sono FONI, diverse realizzazioni concrete di un unico fonema, ma senza valore oppositivo. Rientrano nella categoria dei foni. [s] e [z] hanno distribuzione complementare, dove sta uno non sta l’altro. - [z] sta davanti a consonanti sonore, ad eccezione delle approssimanti, e anche in posizione intervocalica Quello che va incontro a meno condizionamenti è il fonema corretto, in assenza delle condizioni per la decisione sicura di uno o dell’altro. 28/19/ In italiano, consonanti lunghe e consonanti brevi hanno opposizione fonologica, son fonemi differenti. Tale opposizioni non sussiste per tutti i foni: in certi casi c’è un unico fonema con varianti lunghe e brevi, è il caso di [ts], [dz], [ʎ], che sono sempre lunghe all’interno di una parola. Anche [ŋ] e [ʃ] non fanno mai coppie minime per opposizione di suoni. Questi suoni, in corpo di parola, non possono mai fare coppia minima. Le vocali lunghe e quelle nasali sono allofoni combinatori, varianti definibile dal contesto fonetico (ES. nessuno si riconosce in una parola come “pozo” ma nella parola “pozzo”). “Gn” in corpo di parola è sempre corta al nord e sempre lunga al sud, ma mai insieme. SEGNO LINGUISTICO, COMPOSTO DA SIGNIFICANTE E SIGNIFICATO Unità che hanno sia significante sia significato  SONO SEGNI (entità biplanare in cui un contenuto si associa a un significato). I suoni presi uno per uno non hanno significato. Arbitrario  non c’è nessuna ragione per cui un certo significante debba significare una determinata cosa (prendi la stessa nozione in tante lingue diverse, stesso significato ma diverso significante). I segni hanno piccole eccezioni all’arbitrarietà CLASSIFICAZIONE SEGNI