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Linguistica - Seconda parte: Morfologia, Appunti di Linguistica

Appunti della seconda parte del corso di Linguistica, morfologia

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 15/02/2022

martinafarina
martinafarina 🇮🇹

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Morfologia
La morfologia è l'area della linguistica che studia la struttura delle parole, che vengono
tipicamente analizzate come sequenze di uno o più morfemi.!
I morfemi sono sequenze di uno o più fonemi che costituiscono la più piccola unità linguistica
dotata di significato.!
Esempi > toys > morfema lessicale toy + morfema grammaticale s!
libri > morfema lessicale libr + morfema grammaticale i!
leggermente > morfema lessicale legger + morfema sussale mente.
Un morfema può essere costituito da un solo fonema (ad esempio il morfema s del plurale inglese
o il morfema i del plurale maschile italiano).!
Il morfema può coincidere con la parola, una parola può quindi essere formata da un solo
morfema: in questo caso la parola si dice monomorfemica —> bar ieri che sempre tribù.
La parola può essere però anche il risultato di una combinazione tra due morfemi (bimorfemiche)
o più morfemi (plurimorfemiche): !
gatt+o veloce+mente ragazz+e
croc+e+ross+in+a
In genere in italiano le parole sono costruite da più morfemi.!
In fonologia abbiamo visto che è un fonema può essere realizzato in vari modi, ma che queste
dierenze non sono distintive (allofoni); anche in morfologia ritroviamo lo stesso fenomeno: cioè
un morfema può essere realizzato in modi diversi, che si dicono allomorfi.!
Il morfema è dunque una nostra rappresentazione mentale che può presentarsi in uno più
realizzazioni morfologiche dette allomorfi; gli allomorfi hanno le stesse caratteristiche che
abbiamo già esaminato per gli allofoni:!
Sono prevedibili sulla base del contesto;!
Non sono distintivi, cioè il significato e le proprietà del morfema non cambiano.!
Generalmente un morfema è rappresentato da un solo allomorfo; ma ci sono casi in cui un
morfema può essere rappresentato da più allomorfi.!
Vi sono due principi generali per l’analisi in morfemi:
1. Forme che hanno significato uguale e forma fonemica uguale in tutte le occorrenze
costituiscono un solo morfema;!
2. Forme che hanno lo stesso significato ma che sono diverse fonologicamente possono essere
trattate come un morfema unico se la loro distribuzione è predicibile su base fonologica.!
Ad esempio i prefissi aggettivali con significato negativo in italiano:!
S sfortunato Dis disabile!
In ineguagliabile Im immangiabile!
Ir irragionevole Il illogico !
A amorale An analfabeta!
Queste otto realizzazioni sono tutti morfemi distinti o alcune di esse sono allomorfi di uno stesso
morfema?!
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Morfologia

L a morfologia è l'area della linguistica che studia la struttura delle parole, che vengono

tipicamente analizzate come sequenze di uno o più morfemi. I morfemi sono sequenze di uno o più fonemi che costituiscono la più piccola unità linguistica dotata di significato. Esempi > toys > morfema lessicale toy + morfema grammaticale s libri > morfema lessicale libr + morfema grammaticale i leggermente > morfema lessicale legger + morfema suffissale mente. Un morfema può essere costituito da un solo fonema (ad esempio il morfema s del plurale inglese o il morfema i del plurale maschile italiano). Il morfema può coincidere con la parola, una parola può quindi essere formata da un solo morfema: in questo caso la parola si dice monomorfemica —> bar ieri che sempre tribù. La parola può essere però anche il risultato di una combinazione tra due morfemi ( bimorfemiche ) o più morfemi ( plurimorfemiche ):

- gatt + o^ veloce + mente^ ragazz + _e

  • croc_ + e + ross + in + a In genere in italiano le parole sono costruite da più morfemi. In fonologia abbiamo visto che è un fonema può essere realizzato in vari modi, ma che queste differenze non sono distintive (allofoni); anche in morfologia ritroviamo lo stesso fenomeno: cioè un morfema può essere realizzato in modi diversi, che si dicono allomorfi. Il morfema è dunque una nostra rappresentazione mentale che può presentarsi in uno più realizzazioni morfologiche dette allomorfi ; gli allomorfi hanno le stesse caratteristiche che abbiamo già esaminato per gli allofoni:
  • Sono prevedibili sulla base del contesto;
  • Non sono distintivi, cioè il significato e le proprietà del morfema non cambiano. Generalmente un morfema è rappresentato da un solo allomorfo; ma ci sono casi in cui un morfema può essere rappresentato da più allomorfi. Vi sono due principi generali per l’analisi in morfemi:
  1. Forme che hanno significato uguale e forma fonemica uguale in tutte le occorrenze costituiscono un solo morfema;
  2. Forme che hanno lo stesso significato ma che sono diverse fonologicamente possono essere trattate come un morfema unico se la loro distribuzione è predicibile su base fonologica. Ad esempio i prefissi aggettivali con significato negativo in italiano:
  • S sfortunato Dis disabile
  • In ineguagliabile Im immangiabile
  • Ir irragionevole Il illogico
  • A amorale An analfabeta Queste otto realizzazioni sono tutti morfemi distinti o alcune di esse sono allomorfi di uno stesso morfema?

Primo esempio: a / an

  • a+critico an+abbagliante
  • a+partitico an+alfabeta Davanti a vocale abbiamo inserzione di una consonante per evitare lo iato formato da due vocali a contatto; inoltre non esiste un aggettivo che prenda entrambi i prefissi, che sono perciò in distribuzione complementare —> quindi a/an sono allomorfi di uno stesso morfema. Secondo esempio: in / il / ir / im
  • il logico, illegale, illeggibile
  • ir razionale, irraggiungibile
  • in controvertibile, intramontabile, inamovibile
  • im perdonabile, improponibile, imbattibile, immorale, immancabile Qua distinguiamo tre casi:
  • (^) La consonante non cambia ( incontrovertibile , inamovibile );
  • (^) La consonante si assimila al punto di articolazione a quella seguente ( imperdonabile , improponibile );
  • (^) La consonante si assimila totalmente alla consonante seguente ( illogico , irrazionale , immorale ). Possiamo quindi sempre prevedere le possibili variazioni che il prefisso negativo in poi subire sulla base della consonante seguente; diremo quindi che in italiano esiste il morfema negativo in e che questo morfema ha diverse realizzazioni allomorfiche che determinabile in base al contesto. Terzo esempio: dis / s
  • s+onesto disonesto
  • s+abile disabile
  • s+educativo diseducativo MA
  • sconveniente
  • scortese
  • sfortunato Da questi dati potremmo analizzare s / dis come due allomorfi dello stesso morfema condizionati contestualmente, dis quando l'aggettivo comincia per vocale, s quando comincia per consonante. Questa ipotesi però non è confermata considerando altri dati come > discontinuo e disgiungibile. La comparsa dell'uno dell'altra forma non è motivata solo fonologicamente, dato che entrambe possono comparire nello stesso contesto fonologico per esempio davanti a [k]:
  • (^) s + c onveniente dis + c ontinuo Arriviamo alla conclusione che i morfemi di negazione l'aggettivo in italiano non sono otto ma quattro ( a- in- s- dis- ), di cui i primi due possono realizzarsi in diverse varianti allomorfiche. Classificazione di morfemi I morfemi possono essere:
  • (^) liberi quando possono occorrere da soli all'interno della frase:

L’intuizione alla base della distinzione tra derivazione e flessione è quella che i morfemi derivazionali creano parole nuove, mentre i morfemi flessivi creano forme diverse della stessa entità lessicale. I morfemi derivazionali tendono ad avere maggiori restrizioni:

➡ Possiamo avere infatti fior-aio , fior-ista ;

➡ Ma aut-ista e benzin-aio non hanno anche aut-aio e benzin-ista.

I morfemi flessivi tendono ad organizzarsi in paradigmi in cui ciascun morfema si può combinare con tutte le basi della classe rilevante senza lacune nel paradigma:

➡ parl-o, parl-i, parl-a.

I morfemi derivazionali tendono ad avere significati che sono più specifici di quelli astratti e generici che sono associati ai morfemi flessivi:

  • Solo i morfemi derivazionali possono infatti cambiare la categoria grammaticale di una base > deriva - (tema verbale) + zione = derivazione (nome). I morfemi derivazionali hanno una tendenza a fondersi con le loro basi e trasformarne il significato in maniera radicale, spesso formando parole semantiche opache, dove la nozione che si tratti di forme derivate si è persa o quasi ( esempi > riparare che non vuol dire parare di nuovo, o panciotto che non è una piccola pancia). I morfemi flessivi invece non cambiano il significato della parola in maniera radicale. I morfemi derivazionali tendono ad essere più vicini alla radice lessicale:
  • gatt-in-o NON gatto-in I morfemi flessivi sono dipendenti dalle caratteristiche sintattica della frase, ad esempio:
  • i bambini cantano (si accorda) Spesso i morfemi flessivi sono obbligatori, mentre invece quelli derivazionali sono opzionali, ad esempio posso dire sia gatto che gattino, ma non gatt. Problemi con la nozione di morfema La nozione strutturalista di morfema era basata sui seguenti assunti:
  • (^) i morfemi sono unità atomiche omogenee e indivisibili di forma linguistica: nella parola farmers distinguiamo tre morfemi: farm + er + s
  • (^) le parole sono esaustivamente composte da morfemi: in farmers non vi sono altri morfemi visibili;
  • ogni morfema è rappresentato fonologicamente da un morfo ed ogni morfo rappresenta un morfema: morfi farm er s morfemi coltivare persona che plurale
  • i morfi sono collegati unicamente a una forma fonemica di superficie: morfemi farm - er - s forma fonetica farm - er - z
  • i morfemi sono disposti in una struttura di costituenti immediati che corrisponde ad un indicatore sintagmatico che analizza la struttura interna della parola:

farmers ^ farmer +s ^ farm + er Infissi , circumfissi e morfemi discontinui mostrano che il morfema non sembra un’unità indivisibile: nel latino rumpo-rupi un infisso si infila all’interno di una parola, un morfema ne rompe un altro;

  • Un esempio di morfema discontinuo è il circumfisso ge-t / en con cui si forma il participio passato in tedesco: gemacht - gegangen. I morfemi cumulativi (ovvero che accumulano vari significati) o i morfemi amalgamati mostrano che non è sempre possibile segmentare i vari morfemi:
  • Un esempio di morfema cumulativo si trova nella o di amo che ha sia il significato di prima persona singolare che di presente indicativo; oppure la e del plurale italiano lame che ha sia la funzione di plurale che di femminile.
  • Un esempio di coalescenza di morfemi si ha nel francese du che significa de + le , ma i due morfemi non sono più distinguibili. Morfologia sottrattiva , morfemi superflui e radici non riconducibili ad una base indipendente mostrano che le parole non sono sempre interamente segmentabili, ma che restano delle parti non analizzabili:
  • Un esempio di morfologia sottrattiva si ha in inglese nel caso delle retroformazioni >>> [editor]N > [edit]V
  • Un esempio di morfema superfluo , si trova nella a di amaramente (perché presenta il morfema del femminile anche se la parola amarmente sarebbe una parola possibil in italiano);
  • Un caso di struttura senza morfemi significativi si ha in ridurre, dove ri è un morfema, ma durre non è un verbo dell’italiano. Cambiamenti della radice Cambiamenti apofonici e metafonici della radice mostrano che la parola non è sempre data da una sequenza di morfemi, ma che a volte è la base stessa che viene modificata:
  • Un esempio di morfologia non concatenativa si ha nelle radici trisillabiche dell’arabo: kataba > scrisse, kutiba > fu scritto, kitab > libro, dove le tre consonanti di base restano le stesse e variano le consonanti inserite;
  • Nei casi di Ablaut e Umlaut si nota un cambio della vocale radicale: sing sang sung o foot feet. La nozione di morfema è una nozione problematica soprattutto perché non tutte le parole possono essere suddivise in porzioni coerenti di morfemi; e anche quando il morfema è identificabile, non è semplice attribuirgli un significato.

Possiamo attribuire la morfologia sulla nozione di parola? Anche la nozione di parola è complessa perché si tratta di una unità di confine tra l’ambito fonologico, sintattico e semantico. C’è accordo sul fatto che non è possibile definire la nozione di parola una volta per tutte.

LE REGOLE DI FORMAZIONE DI PAROLA

La formazione delle parole è un processo attraverso cui a partire da unità esistenti, si formano unità nuove; questo processo è governato dalle Regole di Formazione di Parola (o RFP ). Le regole morfologiche hanno la funzione di generare tutte le parole di una lingua a partire dagli elementi base. Composizione e derivazione

  • La composizione e la derivazione sono i due processi che rientrano nella formazione delle parole: Esempi > capo + stazione utile + ità I due processi si differenziano perché la prima combina due forme libere, mentre la seconda combina una forma libera e una legata. Una RFP specifica sia l’etichetta della/e base/i che quella della parola risultante. Composizione La composizione permette di formare una singola parola unendo due parole;
  • La composizione è di tutti i processi morfologici quello più vicino alla sintassi: _- Capostazione = capo della stazione
  • Sottoscala = sotto la scala
  • Portafiori = porta i fiori_ Formula della composizione [ ]X [ ]Y > [ [ ]X [ ]Y ]N Esempio > [porta]V, [ombrelli]N > [ [porta]V + [ombrelli]N ]N
  • In Italiano nel caso della composizione le basi possono essere N-A-V-P, mentre le categorie in uscita sono N, o meno spesso A: cioè l'italiano non ha verbi, avverbi o preposizioni composti a parte pochi casi di prestiti o derivati dal latino.
  • La composizione non nominale non è produttiva in italiano. Esempi :
  • [sali]N + [scendi]V > N
  • [lava]V + [piatti]N > N
  • [senza]P + [tetto]N > N
  • [agro]A + [dolce]A > A In molte lingue si possono formare parole nuove combinando due o più morfemi lessicali; per esempio nelle lingue germaniche la composizione nominale è un fenomeno che si incontra di frequente; quindi in tedesco possiamo per esempio avere parole composte molto lunghe. In generale nelle lingue germaniche la composizione nominale è ricorsiva, nelle lingue romanze non lo è. Un modello di composizione abbastanza comune in italiano è quello che forma nomi da una base verbale che è ambigua tra tre forme: a) tema del verbo; b) terza singolare dell’indicativo presente; c) imperativo.

Nel caso della prima coniugazione la base è ambigua tra queste tre forme, nella seconda e terza coniugazione invece si vede che la forma sembra essere un imperativo, perché se il verbo fosse un tema ci aspetteremmo una -e :

_- Prima coniugazione: porta-ombrelli, salva-gente, gratta-capo

  • Seconda coniugazione: appendi-abiti, scendi-letto
  • Terza coniugazione: apri-scatole, copri-letto_ Derivazione All’interno della derivazione possiamo distinguere varie forme di affissazione ( suffissazione , prefissazione ed infissazione ) tramite le quali i morfemi grammaticali legati vengono combinati con radici e basi. I processi più comuni di formazione di parole complesse consistono nell’aggiungere prima o dopo di un singolo morfema lessicale (libero o legato) uno o più morfemi derivazionali (e/o flessivi) che sono legati. Ci riferiamo a tali morfemi grammaticali legati con il termine di affissi. Restrizione sull’affissazione Tipicamente un certo affisso avrà delle restrizioni sul tipo di base a cui si può attaccare; queste restrizioni riguardano:
  • Il tipo di categoria a cui il suffisso o il prefisso si attacca;
  • I tratti semantici che la base deve avere. Quindi quando si analizzano queste parole bisogna fare attenzione a non violare queste restrizioni. Formule della derivazione - Suffissazione [ ]X > [ [ ]X + Suf ]Y Esempio > [inverno]N > [[inverno]N+ ale]A - Prefissazione [ ]X > [ Pref + [ ]X ]X Esempio > [vedere]V > [ri + [vedere]V ]V Differenza tra suffissazione e prefissazione
  • (^) Suffissazione e prefissazione sono processi simili, in quanto in entrambi i casi abbiamo la formazione di una parola nuova tramite l'aggiunta di una forma legata ad una forma libera. I due processi però si differenziano perché: A. La suffissazione aggiunge un morfema legato a destra della parola base, mentre la prefissazione aggiunge un morfema legato a sinistra della base.
  • Prefissazione in + attivo s + fortunato
  • Suffissazione attiv + ità veloc + ista Quindi gli affissi che seguono la base si chiamano suffissi , gli affissi che precedono la base si chiamano prefissi.

Il suffisso determina la categoria lessicale della base che seleziona, ma specifica anche i tratti semantici associati alle unità cui può aggiungersi, in tal modo garantisce che la stringa X + Suf (Y) sia una parola ben formata.

  • Suf = -iera X = cappello/sale/formaggio X = N ( deve essere un nome comune e non astratto ) Restrizioni sulla base
  • Suf = - oso
  • affannoso, decoroso, famoso, dignitoso, pericoloso, doloroso
  • NON verdoso, allegroso, contentoso (no aggettivi)
  • NON cantaoso, amaoso (no verbi)
  • NON Giannioso, Paoloso, Marioso (no nome proprio)
  • NON ragazzoso, donnoso, bimboso (no nomi animati) [ [ ]N + oso]A Quindi il suffisso -oso va solo con nomi comuni , non animati, e astratti. Va anche con nomi concreti che esprimono quantità: esempi > acquoso, bilioso, carnoso, fosforoso, zuccheroso (senza plurale). La parte semantica della regola corrisponde ad una lettura composizionale che viene data generalmente in forma di parafrasi:
  • desidera + bile > ‘che può essere desiderato’
  • virtù + oso > ‘dotato di virtù’ I suffissi determinano la categoria della parola risultante e aggiungono anche delle caratteristiche semantiche; ad esempio - aio indica la persona che vende una certa cosa.
  • verdura + aio = verduraio ‘persona che vende la verdura’
  • benzina + aio = benzinaio ‘persona che vende la benzina’ Quindi sia la base sia l’affisso concorrono alla semantica della parola risultante dalla derivazione. La semantica di una RFP è trasparente o composizionale ( ovvero che il significato della parola complesso si può ricavare dal significato degli elementi componenti) quando la regola è produttiva. Alcune caratteristiche delle RFP A. Le RFP sono regole ‘lessicali’ in italiano, cioè regole del componente lessicale che non possono quindi coinvolgere unità sintattiche:
  • portafiori NON porta i fiori
  • fioraio NON porta i fior[aio] B. Le RFP sono facoltative nel senso che non vi è nessun livello linguistico che richieda la presenza di una ‘parola complessa’; esse hanno due funzioni: rendono conto non solo delle parole ‘nuove’ ma anche dalla struttura interna delle ‘parole esistenti’. C. Vi è una distinzione cruciale tra le nozioni di parola ed affisso rispetto a livello di rappresentazione : mentre le parole sono immagazzinate nel lessico, gli affissi sono collocati ad un livello più basso, cioè nel sotto componente delle RFP; ciò significa che essi sono entità di natura diversa: mentre le parole sono associate ad informazioni ‘categoriali’, gli affissi sono associati anche di informazioni ‘relazionali’, la rappresentazione di un affisso è quindi la RFP che aggiunge l’affisso ad una certa base.

D. Le RFP costruiscono struttura: mentre le parole semplici non hanno struttura interna, le parole complesse hanno una struttura interna:

  • [ieri] [ogni] MA [[veloce]mente][amministra[zione]] Vi è una struttura interna se vi sono parentesi interne o se l’albero presenta almeno una ramificazione. E. Le RFP agiscono su parole: oggi è largamente accettata l'ipotesi che l’RFP agiscono su parole non su morfemi. F. Produttività delle RFP : le RFP possono essere più o meno produttive ; la nozione di produttività è connessa alla facoltatività delle RFP; essa esiste perché le RFP ‘possono’ applicarsi a determinate basi. Tuttavia la produttività di una RFP non è identificabile con la frequenza con cui essa si applica né con il numero di parole che essa forma. Bisogna considerare piuttosto le restrizioni imposte sulle parole che possono essere usate come base di applicazione della regola. G. Centro e periferia delle RFP: le RFP colgono un centro di regolarità rispetto al quale esiste una piccola periferia di irregolarità (dovuta ad esempio a resti, prestiti, evoluzioni particolari):
  • Esempio > -bile si aggiunge a verbi intransitivi: papabile , tascabile MA risibile , accessibile , inarrivabile , deperibile. Come si scompone una parola? La maggioranza dei processi morfologici in italiano è di tipo concatenativo ; un affisso si aggiunge ad una base, un secondo fisso si aggiunge la nuova base; si è proposto che la fissazione sia intesa come un processo ciclico che procede dall'interno verso l'esterno, cioè che ogni RFP aggiunga un solo affisso alla volta. Quando si scompone una parola si procede nel modo seguente: I. Si individua la base lessicale; —> Attenzione: questa base deve essere una parola astratta ma possibile, non un pezzo di parola. —> [[giornale]N +aio]N (Non si scrive giornal, ma tutta la parola) II. Si determina la categoria della base e la si segna in basso sotto la parentesi quadra. N.B. > aprire e chiudere sempre le parentesi in numero uguale! III. Si analizzano gli affissi partendo da quello più vicino alla base: si aggiunge una seconda parentesi dopo l’affisso e si mette la categoria determinata dal suffisso sotto la parentesi: Esempio > [[[[[industria]N ale]A zza]V zion]N e]N Cosa succede se ho sia suffissi che prefissi?
  • Non esiste un ordine unico, l’ordine di applicazione delle regole dipende dalle restrizioni sulla base e sull’uscita. Restrizioni sulla base Restrizioni fonologiche : le RFP sono soggette ad una restrizione fonologica quando il loro mancato funzionamento dipende soltanto da fattori fonologici; cioè l’applicazione di una regola non deve dar luogo a sequenze fonologiche malformate.

In alcuni casi la semantica della parola in uscita non è prevedibile anche se il processo regolare e produttivo; ad esempio il suffisso -tore (ma anche -ino ) è diventato ambiguo tra nome d’agente e nome strumentale, cioè può indicare in alcuni casi la persona che professionalmente o abitualmente compie una certa azione ed in altri casi uno strumento utilizzato per svolgere una certa azione:

  • lavoratore - nuotatore - cospiratore
  • bruciatore - aspiratore - estintore
  • postino - bagnino VS frullino-passino
  • decifratore - sollevatore - ungitore hanno entrambe le letture.