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Appunti della seconda parte del corso di Linguistica, morfologia
Tipologia: Appunti
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tipicamente analizzate come sequenze di uno o più morfemi. I morfemi sono sequenze di uno o più fonemi che costituiscono la più piccola unità linguistica dotata di significato. Esempi > toys > morfema lessicale toy + morfema grammaticale s libri > morfema lessicale libr + morfema grammaticale i leggermente > morfema lessicale legger + morfema suffissale mente. Un morfema può essere costituito da un solo fonema (ad esempio il morfema s del plurale inglese o il morfema i del plurale maschile italiano). Il morfema può coincidere con la parola, una parola può quindi essere formata da un solo morfema: in questo caso la parola si dice monomorfemica —> bar ieri che sempre tribù. La parola può essere però anche il risultato di una combinazione tra due morfemi ( bimorfemiche ) o più morfemi ( plurimorfemiche ):
- gatt + o^ veloce + mente^ ragazz + _e
Primo esempio: a / an
L’intuizione alla base della distinzione tra derivazione e flessione è quella che i morfemi derivazionali creano parole nuove, mentre i morfemi flessivi creano forme diverse della stessa entità lessicale. I morfemi derivazionali tendono ad avere maggiori restrizioni:
I morfemi flessivi tendono ad organizzarsi in paradigmi in cui ciascun morfema si può combinare con tutte le basi della classe rilevante senza lacune nel paradigma:
I morfemi derivazionali tendono ad avere significati che sono più specifici di quelli astratti e generici che sono associati ai morfemi flessivi:
farmers ^ farmer +s ^ farm + er Infissi , circumfissi e morfemi discontinui mostrano che il morfema non sembra un’unità indivisibile: nel latino rumpo-rupi un infisso si infila all’interno di una parola, un morfema ne rompe un altro;
Possiamo attribuire la morfologia sulla nozione di parola? Anche la nozione di parola è complessa perché si tratta di una unità di confine tra l’ambito fonologico, sintattico e semantico. C’è accordo sul fatto che non è possibile definire la nozione di parola una volta per tutte.
La formazione delle parole è un processo attraverso cui a partire da unità esistenti, si formano unità nuove; questo processo è governato dalle Regole di Formazione di Parola (o RFP ). Le regole morfologiche hanno la funzione di generare tutte le parole di una lingua a partire dagli elementi base. Composizione e derivazione
Nel caso della prima coniugazione la base è ambigua tra queste tre forme, nella seconda e terza coniugazione invece si vede che la forma sembra essere un imperativo, perché se il verbo fosse un tema ci aspetteremmo una -e :
_- Prima coniugazione: porta-ombrelli, salva-gente, gratta-capo
Il suffisso determina la categoria lessicale della base che seleziona, ma specifica anche i tratti semantici associati alle unità cui può aggiungersi, in tal modo garantisce che la stringa X + Suf (Y) sia una parola ben formata.
D. Le RFP costruiscono struttura: mentre le parole semplici non hanno struttura interna, le parole complesse hanno una struttura interna:
In alcuni casi la semantica della parola in uscita non è prevedibile anche se il processo regolare e produttivo; ad esempio il suffisso -tore (ma anche -ino ) è diventato ambiguo tra nome d’agente e nome strumentale, cioè può indicare in alcuni casi la persona che professionalmente o abitualmente compie una certa azione ed in altri casi uno strumento utilizzato per svolgere una certa azione: