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La modernizzazione di Stati Uniti, Giappone e Russia alla fine del XIX e all'inizio del XX secolo, con un focus sulle loro guerre in America Latina e in Asia. Vengono trattati i principi imperialisti di Stati Uniti, la rivoluzione messicana, la modernizzazione giapponese, l'espansionismo russo e la guerra russo-giapponese. Il testo illustra come le azioni di questi paesi influissero sulle relazioni internazionali e sui popoli dell'Estremo Oriente.
Tipologia: Dispense
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-L’imponente sviluppo industriale Nel corso dei primi anni del Novecento, gli Stati Uniti divengono la più importate potenza economica del pianeta. Un decisivo impulso al settore produttivo deriva dai ricchi giacimenti nel sottosuolo di petrolio, carbone e ferro. L’incremento dei trasporti e della produzione permette di unificare gli Stati Uniti in un solo grande mercato. Lo straordinario sviluppo demografico, concesso soprattutto dall’enorme flusso d’immigrazione, sostiene fortemente l’ascesa dell’industria. -I trust padronali ed i sindacati operai Per adeguare le imprese con nuove tecnologie occorre però sostenere ingenti investimenti. In questo contesto si va accentuando la concorrenza tra le industrie. Quelle più solide, che godono di maggiore credito dalle banche, finiscono con il prevalere su quelle più deboli. I capitali tendono ad essere concentrati in poche mani con conseguente monopolio della produzione. I grandi gruppi industriali organizzano la gestione delle loro industrie in trusts , cioè si fondono in unico e grande attore economico. Proprio per questa ragione, i sindacati chiedono un intervento dello Stato nel settore economico al fine di limitare il potere su questi gruppi. Le loro richieste vengono ignorante fino a quando, nel 1890, il repubblicano Theodore Roosevelt emana lo Sherman AntiTrust act , la prima legge al mondo a limitare la concentrazione finanziaria ed industriale. Seguono, successivamente, alcune riforme del democratico Wilson: riduzione dell’orario di lavoro a otto ore, l’introduzione di un’imposta progressiva sul reddito e la diminuzione di alcuni dazi protettivi.
- La nascita dell’imperialismo americano In politica estera gli Stati Uniti si conformano ai principi dell’imperialismo, facendo leva sull’enorme forza demografica ed economica del Paese. Nella guerra ispano-americana, assume il controllo delle Filippine, delle isole Samoa e di Portorico. Inoltre, instaura un protettorato sull’isola di Cuba e vi installa una base militare. Durante la presidenza di Roosevelt, la politica estera americana si caratterizza per la forte ingerenza negli affari degli Stati latino-americani. Roosevelt spinge Panama a rendersi indipendente dalla Colombia e a cedere a Washington l’area in cui sarebbe dovuto essere scavato il canale di Panama: inaugurato nel 1914, permette di mettere in comunicazione l’Atlantico ed il Pacifico. - La rivoluzione messicana Il Messico, agli inizi del XX, è guidato dal dittatore Porfirio Diaz. Il Paese è caratterizzato dalla presenza di pochi aristocratici e molti contadini, i peones , che vivono in condizioni estreme di povertà. Figura 1 : Theodore Roosevelt
Gli Stati Uniti, in poco tempo, riescono a detenere un significativo controllo economico anche su questo territorio. Nel 1910, tuttavia, l’ordine creato nel territorio viene messo in pericolo da una rivoluzione contro Diaz, organizzata da due contadini: Francisco, detto Phanco Villa, ed Emiliano Zapata. Nel 18917 viene emenata una Costituzione, ispirata ai principi democratici, che prevede le riforme agricole tanto richieste dalla popolazione.
- Il controllo statunitense sull’America Latina E’ il presidente Roosevelt a parlare del nuovo ruolo degli Stati Uniti:la sua idea è quella di farli diventare i “guardiani del continente americano”. Egli, inoltre, modifica la dottrina Monroe: il principio guida non è più “L’America agli americani”, bensì “L’America agli Stati Uniti”. Roosevelt crede che l’America latina abbia una problematica fondamentale: è un territorio instabile dal punto di vista politico. Per tale ragione viene scritto il corollario: gli Stati Uniti si riservano il diritto di intervenire militarmente in America Latina nel caso in cui ci fossero stati dei disordini interni.
-La modernizzazione del Giappone L’ era Meiji , iniziata nel 1868 con l’imperatore quindicenne Mutsuhito, coincide in Giappone con un periodo d’intensa modernizzazione politico-istituzionale e socioeconomica. Mutsuhito fa anche una serie di riforme:
Inoltre, a San Pietroburgo nasce, per iniziativa dei menscevichi , il primo “soviet” (“consiglio”), cioè il primo organo di rappresentanza dei lavoratori degli agricoltori. -Le promesse dello zar I liberali richiedono fortemente allo zar di avviare le riforme di cui il Paese ha bisogno per ammodernarsi, ma Nicola II si lascia convincere solo dopo lo straordinario successo del primo sciopero generale della storia russa. Lo zar promette allora la convocazione di un’assemblea rappresentativa, la Duma , alla quale è affidato il potere legislativo. Tuttavia, le cose vanno in maniera differente. Di fronte al prolungarsi delle rivolte popolari, intente a richiedere sempre più importanti riforme, il sovrano impiega le truppe per reprimere militarmente le agitazioni rivoluzionarie. Dal canto suo la Duma, eletta nel 1906, non ha alcun vero peso: essa raccoglie i deputati di matrice liberale, i quali ovviamente non fanno altro che esprimere il proprio dissenso verso le scelte della Corona. Per tutta risposta, Nicola II scioglie per ben due volte l’assemblea, poi riforma la legge elettorale per dare la maggioranza all’aristocrazia terriera, a lui largamente favorevole. In questo modo, solo la terza Duma ha una certa durata. 3.3 L’Europa in cerca di nuovi equilibri -La Francia tra democrazia e nazionalismo Nella Francia della Terza Repubblica (1870), dopo un periodo d’instabilità politica interna che tocca il culmine con il caso Dreyfus , prende avvio una fase di sviluppo delle istituzioni in senso democratico. Il governo del Paese è guidato da due partiti, entrambi fondati nel 1901: il Partito radicale, laico e repubblicano, diffuso nel ceto medio, ed il Partito socialista, che appoggia i radicali nell’approvazione di misure in ambito sociale. Socialisti e radicali, infine, promulgano nel 1905 una legge, ancora oggi in vigore, che separa lo Stato dalla Chiesa e toglie ogni sostegno economico statale alle organizzazioni cattoliche. -Il rafforzamento della democrazia inglese Durante il regno della regina Vittoria, che va dal 1837 al 1901, l’Impero britannico raggiunge la massima estensione ed il più grande sviluppo economico ed industriale di sempre. Dopo il suo regno, il successore, il figlio Edoardo VII, garantisce continuità nelle scelte economiche e politiche. Tuttavia, nel 1906 si verifica un cambiamento importante: a vincere le elezioni parlamentari non sono i conservatori, bensì i liberali. La loro vittoria è probabilmente dovuta all’abbandono delle politiche di libero scambio da parte degli avversari, ora orientati verso misure protezionistiche. Il nuovo governo liberale va incontro alle aspirazioni dei lavoratori e si esprime maggiormente attraverso il Partito laburista ( Labour Party ). Fondato nel 1900 per conciliare l’attività politica e quella sindacale, il Labour Party entra da protagonista nella vita politica del Regno Unito a partire dalle elezioni del 1906. -La lotta delle suffragiste inglesi A partire dalla seconda metà dell’Ottocento, in Gran Bretagna, nasce un movimento per il riconoscimento del diritto di voto alle donne. Esso assume una piega importante quando, nel 1903, Emmeline Pankhurst fonda l’ Unione politica e sociale delle donne.
Sebbene i metodi di lotta delle “suffragette” siano pacifici e innocui, le loro manifestazione vengono molto spesso sedate con la forza. Solo nel 1918,dopo anni di battaglie, l’obiettivo delle femministe verrà raggiunto. -La questione irlandese Nel complesso, i principali problemi del Paese emergono in campo internazionale: da un lato l’aggressivo atteggiamento tedesco, che comporta il pericolo di una guerra europea, dall’altro le aspirazioni indipendentiste irlandesi. In Irlanda sorge, infatti, nel 1902 il Sinn Fein (“Noi da soli”), una formazione di nazionalisti cattolici intransigenti che si costituisce in partito nel 1905. Il Sinn Fein mira all’istituzione di uno Stato indipendente. Tuttavia, vi sono due partiti che si oppongono all’unificazione:
Ne scaturiscono due guerre balcaniche, combattute tra il 1912 ed il 1913. La prima vede la vittoria di Serbia, Bulgaria, Grecia e Montenegro sull’Impero ottomano, che perde la Macedonia (trattato di Londra). -La seconda guerra balcanica Il secondo conflitto balcanico scoppia poche settimane dopo la conclusione del primo, per disaccordi tra gli alleati della guerra precedente: Serbia e Bulgaria si contendono, il territorio macedone, e l’Impero ottomano, la Romania e la Grecia sostengono le ambizioni serbe contro la Bulgaria. Lo scontro si conclude a svantaggio dei bulgari:gli ottomani recuperano parte della Tracia, mentre la Serbia ottiene il Kosovo e parte della Macedonia(pace di Bucarest). -La “polveriera” balcanica Le Guerre balcaniche, pur combattute in un contesto locale, hanno conseguenze continentali: