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La Modernizzazione e le Guerre in America Latina e in Asia: Stati Uniti, Giappone, Russia, Dispense di Storia

La modernizzazione di Stati Uniti, Giappone e Russia alla fine del XIX e all'inizio del XX secolo, con un focus sulle loro guerre in America Latina e in Asia. Vengono trattati i principi imperialisti di Stati Uniti, la rivoluzione messicana, la modernizzazione giapponese, l'espansionismo russo e la guerra russo-giapponese. Il testo illustra come le azioni di questi paesi influissero sulle relazioni internazionali e sui popoli dell'Estremo Oriente.

Tipologia: Dispense

2020/2021

Caricato il 10/10/2022

vittorio-nitti
vittorio-nitti 🇮🇹

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LO SCENARIO MONDIALE
3.1 Gli Stati Uniti tra crescita economica ed imperialismo
-L’imponente sviluppo industriale
Nel corso dei primi anni del Novecento, gli Stati Uniti divengono la più importate potenza
economica del pianeta.
Un decisivo impulso al settore produttivo deriva dai ricchi giacimenti nel sottosuolo di petrolio,
carbone e ferro.
L’incremento dei trasporti e della produzione permette di unificare gli Stati Uniti in un solo grande
mercato.
Lo straordinario sviluppo demografico, concesso soprattutto dall’enorme flusso d’immigrazione,
sostiene fortemente l’ascesa dell’industria.
-I trust padronali ed i sindacati operai
Per adeguare le imprese con nuove tecnologie occorre però sostenere
ingenti investimenti.
In questo contesto si va accentuando la concorrenza tra le industrie.
Quelle più solide, che godono di maggiore credito dalle banche,
finiscono con il prevalere su quelle più deboli.
I capitali tendono ad essere concentrati in poche mani con conseguente
monopolio della produzione. I grandi gruppi industriali organizzano la
gestione delle loro industrie in trusts, cioè si fondono in unico e grande
attore economico.
Proprio per questa ragione, i sindacati chiedono un intervento dello
Stato nel settore economico al fine di limitare il potere su questi gruppi.
Le loro richieste vengono ignorante fino a quando, nel 1890, il
repubblicano Theodore Roosevelt emana lo Sherman AntiTrust act, la
prima legge al mondo a limitare la concentrazione finanziaria ed
industriale.
Seguono, successivamente, alcune riforme del democratico Wilson:
riduzione dell’orario di lavoro a otto ore, l’introduzione di un’imposta
progressiva sul reddito e la diminuzione di alcuni dazi protettivi.
-La nascita dell’imperialismo americano
In politica estera gli Stati Uniti si conformano ai principi dell’imperialismo, facendo leva
sull’enorme forza demografica ed economica del Paese.
Nella guerra ispano-americana, assume il controllo delle Filippine, delle isole Samoa e di Portorico.
Inoltre, instaura un protettorato sull’isola di Cuba e vi installa una base militare.
Durante la presidenza di Roosevelt, la politica estera americana si caratterizza per la forte ingerenza
negli affari degli Stati latino-americani.
Roosevelt spinge Panama a rendersi indipendente dalla Colombia e a cedere a Washington l’area in
cui sarebbe dovuto essere scavato il canale di Panama: inaugurato nel 1914, permette di mettere in
comunicazione l’Atlantico ed il Pacifico.
-La rivoluzione messicana
Il Messico, agli inizi del XX, è guidato dal dittatore Porfirio Diaz.
Il Paese è caratterizzato dalla presenza di pochi aristocratici e molti contadini, i peones, che vivono
in condizioni estreme di povertà.
Figura 1: Theodore Roosevelt
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LO SCENARIO MONDIALE

3.1 Gli Stati Uniti tra crescita economica ed imperialismo

-L’imponente sviluppo industriale Nel corso dei primi anni del Novecento, gli Stati Uniti divengono la più importate potenza economica del pianeta. Un decisivo impulso al settore produttivo deriva dai ricchi giacimenti nel sottosuolo di petrolio, carbone e ferro. L’incremento dei trasporti e della produzione permette di unificare gli Stati Uniti in un solo grande mercato. Lo straordinario sviluppo demografico, concesso soprattutto dall’enorme flusso d’immigrazione, sostiene fortemente l’ascesa dell’industria. -I trust padronali ed i sindacati operai Per adeguare le imprese con nuove tecnologie occorre però sostenere ingenti investimenti. In questo contesto si va accentuando la concorrenza tra le industrie. Quelle più solide, che godono di maggiore credito dalle banche, finiscono con il prevalere su quelle più deboli. I capitali tendono ad essere concentrati in poche mani con conseguente monopolio della produzione. I grandi gruppi industriali organizzano la gestione delle loro industrie in trusts , cioè si fondono in unico e grande attore economico. Proprio per questa ragione, i sindacati chiedono un intervento dello Stato nel settore economico al fine di limitare il potere su questi gruppi. Le loro richieste vengono ignorante fino a quando, nel 1890, il repubblicano Theodore Roosevelt emana lo Sherman AntiTrust act , la prima legge al mondo a limitare la concentrazione finanziaria ed industriale. Seguono, successivamente, alcune riforme del democratico Wilson: riduzione dell’orario di lavoro a otto ore, l’introduzione di un’imposta progressiva sul reddito e la diminuzione di alcuni dazi protettivi.

- La nascita dell’imperialismo americano In politica estera gli Stati Uniti si conformano ai principi dell’imperialismo, facendo leva sull’enorme forza demografica ed economica del Paese. Nella guerra ispano-americana, assume il controllo delle Filippine, delle isole Samoa e di Portorico. Inoltre, instaura un protettorato sull’isola di Cuba e vi installa una base militare. Durante la presidenza di Roosevelt, la politica estera americana si caratterizza per la forte ingerenza negli affari degli Stati latino-americani. Roosevelt spinge Panama a rendersi indipendente dalla Colombia e a cedere a Washington l’area in cui sarebbe dovuto essere scavato il canale di Panama: inaugurato nel 1914, permette di mettere in comunicazione l’Atlantico ed il Pacifico. - La rivoluzione messicana Il Messico, agli inizi del XX, è guidato dal dittatore Porfirio Diaz. Il Paese è caratterizzato dalla presenza di pochi aristocratici e molti contadini, i peones , che vivono in condizioni estreme di povertà. Figura 1 : Theodore Roosevelt

Gli Stati Uniti, in poco tempo, riescono a detenere un significativo controllo economico anche su questo territorio. Nel 1910, tuttavia, l’ordine creato nel territorio viene messo in pericolo da una rivoluzione contro Diaz, organizzata da due contadini: Francisco, detto Phanco Villa, ed Emiliano Zapata. Nel 18917 viene emenata una Costituzione, ispirata ai principi democratici, che prevede le riforme agricole tanto richieste dalla popolazione.

- Il controllo statunitense sull’America Latina E’ il presidente Roosevelt a parlare del nuovo ruolo degli Stati Uniti:la sua idea è quella di farli diventare i “guardiani del continente americano”. Egli, inoltre, modifica la dottrina Monroe: il principio guida non è più “L’America agli americani”, bensì “L’America agli Stati Uniti”. Roosevelt crede che l’America latina abbia una problematica fondamentale: è un territorio instabile dal punto di vista politico. Per tale ragione viene scritto il corollario: gli Stati Uniti si riservano il diritto di intervenire militarmente in America Latina nel caso in cui ci fossero stati dei disordini interni.

-3.2 Giappone e Russia dalla modernizzazione alla guerra

-La modernizzazione del Giappone L’ era Meiji , iniziata nel 1868 con l’imperatore quindicenne Mutsuhito, coincide in Giappone con un periodo d’intensa modernizzazione politico-istituzionale e socioeconomica. Mutsuhito fa anche una serie di riforme:

  1. quella dell’istruzione: l’istruzione elementare diventa obbligatoria;
  2. quella dell’esercito: viene adottata la coscrizione obbligatoria e l’armamento viene modernizzato. -L’imperialismo giapponese e l’alleanza con la Gran Bretagna Tra Ottocento e Novecento, il Giappone intraprende una politica imperialistica e di espansione militare. A determinare tale svolta, sorprendente per un Paese che appena mezzo secolo prima era completamente chiuso, sono diversi fattori :
  3. la carenza di materie prime necessarie allo sviluppo economico nazionale, da reperire altrove;
  4. l’esigenza di mercati di sbocco per la produzione, sentita maggiormente dai grandi gruppi industriali: in Giappone, nonostante lo sviluppo delle aziende, la popolazione è formata maggiormente da contadini, i quali non acquistano moltissimi prodotti; -La vittoria sulla Cina Nel 1894, il Giappone si scontra con la Cina per il dominio sulla Corea e sull’isola di Formosa. La guerra si conclude nel 1895 con la vittoria dell’esercito giapponese, le cui truppe giungono a minacciare Pechino. Tuttavia, la mira più ambita dai nipponici è la Manciuria, un territorio della Cina, che era stato precedentemente occupato dalla Russia. -L’espansionismo russo e la guerra russo-giapponese (1904-1905) L’attrito tra le Russia e Giappone cresce sempre di più, fino a quando i nipponici decidono di affrontare lo zar Nicola II Romanov. Figura 2 : Imperatore Mutsuhito

Inoltre, a San Pietroburgo nasce, per iniziativa dei menscevichi , il primo “soviet” (“consiglio”), cioè il primo organo di rappresentanza dei lavoratori degli agricoltori. -Le promesse dello zar I liberali richiedono fortemente allo zar di avviare le riforme di cui il Paese ha bisogno per ammodernarsi, ma Nicola II si lascia convincere solo dopo lo straordinario successo del primo sciopero generale della storia russa. Lo zar promette allora la convocazione di un’assemblea rappresentativa, la Duma , alla quale è affidato il potere legislativo. Tuttavia, le cose vanno in maniera differente. Di fronte al prolungarsi delle rivolte popolari, intente a richiedere sempre più importanti riforme, il sovrano impiega le truppe per reprimere militarmente le agitazioni rivoluzionarie. Dal canto suo la Duma, eletta nel 1906, non ha alcun vero peso: essa raccoglie i deputati di matrice liberale, i quali ovviamente non fanno altro che esprimere il proprio dissenso verso le scelte della Corona. Per tutta risposta, Nicola II scioglie per ben due volte l’assemblea, poi riforma la legge elettorale per dare la maggioranza all’aristocrazia terriera, a lui largamente favorevole. In questo modo, solo la terza Duma ha una certa durata. 3.3 L’Europa in cerca di nuovi equilibri -La Francia tra democrazia e nazionalismo Nella Francia della Terza Repubblica (1870), dopo un periodo d’instabilità politica interna che tocca il culmine con il caso Dreyfus , prende avvio una fase di sviluppo delle istituzioni in senso democratico. Il governo del Paese è guidato da due partiti, entrambi fondati nel 1901: il Partito radicale, laico e repubblicano, diffuso nel ceto medio, ed il Partito socialista, che appoggia i radicali nell’approvazione di misure in ambito sociale. Socialisti e radicali, infine, promulgano nel 1905 una legge, ancora oggi in vigore, che separa lo Stato dalla Chiesa e toglie ogni sostegno economico statale alle organizzazioni cattoliche. -Il rafforzamento della democrazia inglese Durante il regno della regina Vittoria, che va dal 1837 al 1901, l’Impero britannico raggiunge la massima estensione ed il più grande sviluppo economico ed industriale di sempre. Dopo il suo regno, il successore, il figlio Edoardo VII, garantisce continuità nelle scelte economiche e politiche. Tuttavia, nel 1906 si verifica un cambiamento importante: a vincere le elezioni parlamentari non sono i conservatori, bensì i liberali. La loro vittoria è probabilmente dovuta all’abbandono delle politiche di libero scambio da parte degli avversari, ora orientati verso misure protezionistiche. Il nuovo governo liberale va incontro alle aspirazioni dei lavoratori e si esprime maggiormente attraverso il Partito laburista ( Labour Party ). Fondato nel 1900 per conciliare l’attività politica e quella sindacale, il Labour Party entra da protagonista nella vita politica del Regno Unito a partire dalle elezioni del 1906. -La lotta delle suffragiste inglesi A partire dalla seconda metà dell’Ottocento, in Gran Bretagna, nasce un movimento per il riconoscimento del diritto di voto alle donne. Esso assume una piega importante quando, nel 1903, Emmeline Pankhurst fonda l’ Unione politica e sociale delle donne.

Sebbene i metodi di lotta delle “suffragette” siano pacifici e innocui, le loro manifestazione vengono molto spesso sedate con la forza. Solo nel 1918,dopo anni di battaglie, l’obiettivo delle femministe verrà raggiunto. -La questione irlandese Nel complesso, i principali problemi del Paese emergono in campo internazionale: da un lato l’aggressivo atteggiamento tedesco, che comporta il pericolo di una guerra europea, dall’altro le aspirazioni indipendentiste irlandesi. In Irlanda sorge, infatti, nel 1902 il Sinn Fein (“Noi da soli”), una formazione di nazionalisti cattolici intransigenti che si costituisce in partito nel 1905. Il Sinn Fein mira all’istituzione di uno Stato indipendente. Tuttavia, vi sono due partiti che si oppongono all’unificazione:

  1. i conservatori inglesi;
  2. i protestanti dell’Irlanda del Nord. Nel 1914 viene approvato l’ Home Rule , cioè il progetto di legge che va a definire formalmente l’indipendenza dell’Irlanda: si stabilisce l’autonomia di tutto il Paese, ad eccezione dell’Ulster, la parte settentrionale, che sceglie di rimanere sotto il controllo della Gran Bretagna. Tuttavia, il provvedimento non sarà approvato prima della fine della primo conflitto mondiale. -Il nuovo corso militarista della Germania A partire dalla metà dell’Ottocento, la Germania è soggetta ad un forte incremento demografico, accompagnato da una straordinaria crescita economica, favorita dall’inarrestabile sviluppo industriale. Ben presto, la Germania si contende con il Regno Unito il primato nella siderurgia, nella chimica e nella meccanica Finché Bismarck ricopre la carica di cancelliere, la sua politica diplomatica garantisce alla Germania una posizione centrale nel continente europeo, mettendola al riparo da una guerra su due fronti. Tuttavia, quando egli viene dimesso dal nuovo Kaiser Guglielmo II le cose cambiano. Il passaggio di potere da Bismarck a Guglielmo II rafforza il blocco sociale conservatore, formato dalla borghesia più ricca, dagli Junker , i grandi proprietari terrieri. Figura 4 : 30mila donne sfilarono sulla Fifth Avenue per chiedere il diritto di voto

Ne scaturiscono due guerre balcaniche, combattute tra il 1912 ed il 1913. La prima vede la vittoria di Serbia, Bulgaria, Grecia e Montenegro sull’Impero ottomano, che perde la Macedonia (trattato di Londra). -La seconda guerra balcanica Il secondo conflitto balcanico scoppia poche settimane dopo la conclusione del primo, per disaccordi tra gli alleati della guerra precedente: Serbia e Bulgaria si contendono, il territorio macedone, e l’Impero ottomano, la Romania e la Grecia sostengono le ambizioni serbe contro la Bulgaria. Lo scontro si conclude a svantaggio dei bulgari:gli ottomani recuperano parte della Tracia, mentre la Serbia ottiene il Kosovo e parte della Macedonia(pace di Bucarest). -La “polveriera” balcanica Le Guerre balcaniche, pur combattute in un contesto locale, hanno conseguenze continentali:

  • l’Italia si allontana sempre più dall’Austria-Ungheria, sia a causa di problematiche legate all’unificazione sia per il controllo del nascente Stato indipendente albanese;
  • lo Stato serbo si rafforza ed è fortemente intenzionato a mettere le mani sul territorio della Bosnia-Erzegovina;