Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Lo sviluppo come problema, Sintesi del corso di Sociologia

Il concetto di sviluppo e sottosviluppo, partendo dalla situazione mondiale dopo la seconda guerra mondiale. Si parla del fenomeno del sottosviluppo, del colonialismo e dell'eredità che ha lasciato. Si evidenzia come il colonialismo abbia prodotto danni, come la struttura economica orientata all'esportazione di poche materie e all'importazione di manufatti, l'imposizione di un modello strutturale e sociale occidentale e una divisione basata sui propri interessi nei territori. Si parla anche della missione civilizzatrice e della sensazione di scambio equo tra Europa e Africa.

Tipologia: Sintesi del corso

2021/2022

Il download di questo documento non è attualmente disponibile


In vendita dal 16/01/2022

Serenella1985
Serenella1985 🇮🇹

5

(1)

18 documenti

1 / 14

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
1 Lo Sviluppo come problema
Il termine sviluppo è diventato corrente dopo la seconda guerra mondiale ed è stato spesso
accompagnato dall'aggettivo economico. Per uno zoccolo duro dell'idea dello sviluppo, rimane
ancorata all'idea di uno straordinario potenziamento delle capacità produttive che ha consentito di
avere a disposizione una quantità di beni e servizi superiore rispetto anche ad un passato recente.
Ovviamente ci si è resi conto che c'è stato uno sviluppo unilaterale nel corso della storia. Se negli
anni sessanta il 20% della popolazione disponeva di poco più del 65% delle risorse, siamo arrivati
aprimi anni del duemila dove il 15% della popolazione assorbe 85% delle risorse, mentre l'85%
della popolazione dispone di meno del 20% delle risorse mondiali. . Nel 2006 1 miliardo e 200
mila persone vive con meno di 1 dollaro al giorno e quasi 3 miliardi vive con meno di 2 dollari al
giorno.
1,2 lo sviluppo come problema
Il fenomeno del sottosviluppo divenne un problema alla fine della seconda guerra mondiale, Anche
se spesso era spinto da sentimenti di compassione, e solo allora stimolava analisi e ricerche. La
situazione mondiale in quel periodo era più o meno questa .Da una parte l'unione sovietica in gran
parte distrutta , aveva perso gran parte delle sue infrastrutture . Dall'altra gli Stati Uniti che
disponevano di 2/3 delle riserve mondiali in oro e di tre quarti del capitale investito nel mondo e che
sfornava più di 1/3 di tutti i beni prodotti nel mondo. L'unione sovietica, nonostante la situazione di
grave compromissione dell'apparato produttivo, era comunque ritenuta dal presidente Truman una
minaccia poiché era riuscita in poco più di vent'anni a ricostruire quasi interamente il proprio
apparato economico. Il timore per l'unione sovietica era fondato sul fatto che molto spesso nei paesi
sottosviluppati si stava manifestando un orientamento politico marxista. Ovviamente vedendo i
risultati dell'unione sovietica in soli venti anni, Gli Stati Uniti avevano paura che venisse
riconosciuta una maggiore efficacia nei modi di organizzazione socio economica. In più i
movimenti di ispirazione comunista apparivano in forte crescita anche nei paesi dell'Europa
occidentale e in numerosi paesi dell'Asia di recente indipendenza come la Cina, con l'ascesa al
potere del partito comunista di Mao, la Malesia e le Filippine. Nel 1949 il presidente Truman nel
suo punto quattro dichiarava : Per la prima volta nella storia L'umanità è in possesso delle
conoscenze tecniche e pratiche in grado di alleviare la sofferenza di queste persone , riferendosi
ovviamente alla parte sottosviluppata del mondo. Venne quindi progettato il famoso piano Marshall,
dal nome del sottosegretario di Stato americano che lo propose nel 47 . Il piano Marshall era un
mezzo per tenere lontano la minaccia comunista e contemporaneamente per consentire all'economia
americana di rilanciarsi liberandosi delle eccedenze di prodotti e capitali formatasi con il venir
meno dell'economia di guerra . Come ho già accennato ovviamente stiamo parlando di un quadro
geopolitico in continua evoluzione, con sempre nuovi stati che riuscivano ad ottenere l'indipendenza
specie nelle zone dell'Asia e dell'Africa . Anche se la maggior parte di quegli Stati, una volta
ottenuta l'indipendenza continuavano a mantenere relazioni più o meno forti con gli ex colonizzatori
. Ovviamente il fenomeno del sottosviluppo venne portato alle cronache soprattutto grazie alla
diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, che trasmettevano alle popolazioni occidentali la
fame, la miseria che devastavano il mondo del sottosviluppo, facendo nascere una sorta di obbligo a
riparare in qualche modo a queste colpe, una specie di sentimento di pietà cristiana .
1.3 Il colonialismo : quando comincia il sottosviluppo
È un dato di fatto che la maggior parte dei paesi sotto sviluppati ha conosciuto il periodo
colonialista , anche se possiamo affermare che è una storia ben più complessa del semplice binomio
Occidente \Territorio saccheggiatore per potersi sviluppare. Non possiamo comunque non affermare
che il colonialismo ha prodotto ingenti danni, anche se non sempre intenzionali, come non possiamo
non affermare che le differenze tra i vari territori si sono sviluppate principalmente con la
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe

Il download di questo documento non è attualmente disponibile

Anteprima parziale del testo

Scarica Lo sviluppo come problema e più Sintesi del corso in PDF di Sociologia solo su Docsity!

1 Lo Sviluppo come problema Il termine sviluppo è diventato corrente dopo la seconda guerra mondiale ed è stato spesso accompagnato dall'aggettivo economico. Per uno zoccolo duro dell'idea dello sviluppo, rimane ancorata all'idea di uno straordinario potenziamento delle capacità produttive che ha consentito di avere a disposizione una quantità di beni e servizi superiore rispetto anche ad un passato recente. Ovviamente ci si è resi conto che c'è stato uno sviluppo unilaterale nel corso della storia. Se negli anni sessanta il 20% della popolazione disponeva di poco più del 65% delle risorse, siamo arrivati aprimi anni del duemila dove il 15% della popolazione assorbe 85% delle risorse, mentre l'85% della popolazione dispone di meno del 20% delle risorse mondiali.. Nel 2006 1 miliardo e 200 mila persone vive con meno di 1 dollaro al giorno e quasi 3 miliardi vive con meno di 2 dollari al giorno. 1,2 lo sviluppo come problema Il fenomeno del sottosviluppo divenne un problema alla fine della seconda guerra mondiale, Anche se spesso era spinto da sentimenti di compassione, e solo allora stimolava analisi e ricerche. La situazione mondiale in quel periodo era più o meno questa .Da una parte l'unione sovietica in gran parte distrutta , aveva perso gran parte delle sue infrastrutture. Dall'altra gli Stati Uniti che disponevano di 2/3 delle riserve mondiali in oro e di tre quarti del capitale investito nel mondo e che sfornava più di 1/3 di tutti i beni prodotti nel mondo. L'unione sovietica, nonostante la situazione di grave compromissione dell'apparato produttivo, era comunque ritenuta dal presidente Truman una minaccia poiché era riuscita in poco più di vent'anni a ricostruire quasi interamente il proprio apparato economico. Il timore per l'unione sovietica era fondato sul fatto che molto spesso nei paesi sottosviluppati si stava manifestando un orientamento politico marxista. Ovviamente vedendo i risultati dell'unione sovietica in soli venti anni, Gli Stati Uniti avevano paura che venisse riconosciuta una maggiore efficacia nei modi di organizzazione socio economica. In più i movimenti di ispirazione comunista apparivano in forte crescita anche nei paesi dell'Europa occidentale e in numerosi paesi dell'Asia di recente indipendenza come la Cina, con l'ascesa al potere del partito comunista di Mao, la Malesia e le Filippine. Nel 1949 il presidente Truman nel suo punto quattro dichiarava : Per la prima volta nella storia L'umanità è in possesso delle conoscenze tecniche e pratiche in grado di alleviare la sofferenza di queste persone , riferendosi ovviamente alla parte sottosviluppata del mondo. Venne quindi progettato il famoso piano Marshall, dal nome del sottosegretario di Stato americano che lo propose nel 47. Il piano Marshall era un mezzo per tenere lontano la minaccia comunista e contemporaneamente per consentire all'economia americana di rilanciarsi liberandosi delle eccedenze di prodotti e capitali formatasi con il venir meno dell'economia di guerra. Come ho già accennato ovviamente stiamo parlando di un quadro geopolitico in continua evoluzione, con sempre nuovi stati che riuscivano ad ottenere l'indipendenza specie nelle zone dell'Asia e dell'Africa. Anche se la maggior parte di quegli Stati, una volta ottenuta l'indipendenza continuavano a mantenere relazioni più o meno forti con gli ex colonizzatori

. Ovviamente il fenomeno del sottosviluppo venne portato alle cronache soprattutto grazie alla diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, che trasmettevano alle popolazioni occidentali la fame, la miseria che devastavano il mondo del sottosviluppo, facendo nascere una sorta di obbligo a riparare in qualche modo a queste colpe, una specie di sentimento di pietà cristiana. 1.3 Il colonialismo : quando comincia il sottosviluppo È un dato di fatto che la maggior parte dei paesi sotto sviluppati ha conosciuto il periodo colonialista , anche se possiamo affermare che è una storia ben più complessa del semplice binomio Occidente \Territorio saccheggiatore per potersi sviluppare. Non possiamo comunque non affermare che il colonialismo ha prodotto ingenti danni, anche se non sempre intenzionali, come non possiamo non affermare che le differenze tra i vari territori si sono sviluppate principalmente con la

rivoluzione industriale, che stato certamente uno strumento di dominazione da parte dell'Europa occidentale .Ovviamente in molti si sono chiesti quali fattori hanno impedito il processo di trasmissione della rivoluzione industriale e spesso si è pensato a fattori come la distanza geografica e alla differenza climatica. Ovviamente uno dei fattori predominanti, secondo diversi studi è stato l'inizio del colonialismo. Secondo studiosi, il predominio dell'Europa non è tanto dovuto alla superiorità tecnologica e militare, ma al sapere sfruttare tale tecnologie, anche grazie ad una particolare struttura sociale, economica e culturale che permetteva un vantaggio rilevante ogni qualvolta questo incontro con altre culture si trasformava in uno scontro. Una delle tante giustificazioni che gli storici tradivano, specie all'inizio dell'età coloniale, era la cosiddetta missione civilizzatrice,cioè quell'impegno dell'uomo bianco, quasi un obbligo morale a cristianizzare le terre dei cosiddetti barbari .E anche ovviamente la sensazione di scambio equo tre Europa e ad esempio Africa. Da una parte gli africani, gli indigeni, con le loro materie prime che non sfruttavano e che Avevano dato in cambio di nuove tecnologie dall'Europa. 1,4 L'eredità del colonialismo Il termine colonialismo è troppo generico, anche in funzione delle varie forme di colonialismo della storia. Fanno parte dei danni del colonialismo, una struttura economica orientata all'esportazione di una o poche materie ben precise e all'importazione della maggior parte dei manufatti, cosi come l'imposizione di un modello strutturale e sociale occidentale ed una divisione basata sui propri interessi nei territori, senza tener conto della storia dei locali. La stessa lingua divenne un mezzo per colonizzare e controllare, anche attraverso l'imposizione visiva nel quotidiano, es i cartelli stradali. Secondo Frantz Fanon (psichiatra), nella mente del colonizzato molto spesso si annidava perpetuamente il pensiero del suo essere inferiore creando un rapporto di dipendenza col colonizzatore che perpetuava anche dopo una possibile liberazione. Come ho già detto la lingua rappresentava uno strumento di controllo e molto spesso rimaneva cosi annidata anche dopo la liberazione di quei territori, specie dove non esisteva ricordo di una lingua “natia”, da venir accettata anche dopo come lingua ufficiale, es i paesi ex colonie francesi. 1,5 Alla ricerca dello sviluppo Inizialmente le cause che venivano attribuite al sottosviluppo venivano cercate nella collocazione geografica o in qualche fattore biologico(da qui il concetto di razzismo per presunta superiorità). Partiamo dai pionieri della teoria dello sviluppo. Lo sviluppo era in primis crescita economica, crescita del PIL ( il valore dei prodotti e servizi realizzati all'interno di uno Stato ). Anche all'inizio di questo processo di studi c'era la consapevolezza di doversi affidare a materie di stampo sociologico, ma anche alla psicologia per capire le varianti che avrebbero influenzato lo sviluppo all'interno di una società. Il filone iniziale della modernizzazione nasceva sotto una spinta ottimistica di sviluppo infinito, grazie anche al supporto di organi nati dopo la fine della seconda guerra mondiale come la banca mondiale e il fondo internazionale monetario. Teoria che andò a scemare intorno agli anni 60 con l'avanzare dei paesi socialisti, come cuba e Cina. Per la teoria della modernizzazione, il problema del sottosviluppo doveva esser ricercato all'interno delle stesse nazioni sottosviluppate, attribuendo il tutto a comportamenti delle popolazioni o alle scelte fino ad allora effettuate. Ovviamente si parlava ancora di sviluppo infinito e sviluppo industriale come ascesa inarrestabile e desiderabile. Per la teorie della dipendenza, le cause del sottosviluppo erano invece da rintracciare nella dipendenza dei paesi del terzo mondo con gli ex colonizzatori. Rapporto di dipendenza che si fece sempre più evidente con la crisi petrolifera degli anni 70 e la “ ribellione “ dell'opec , un cartello riunito dei produttori di petrolio. Ribellione che porto all'aumento vertiginoso del prezzo del petrolio che in concomitanza con la carenza delle materie prime porto alla prima vera crisi di un sistema ormai allo sbando, con l'aumento della disoccupazione in primis. Atto che però porto definitivamente allo sbando i paesi in via di sviluppo che non potevano far fronte all'aumento delle spese del petrolio ritrovandosi a dover richiedere prestiti sempre più consistenti agli enti prima

era un processo logico inevitabile che traeva spunto dalla tradizione sociologica dell'evoluzionismo soprattutto dallo strutturale funzionalismo e dagli studi e dagli studi antropologici di Malinowski. Bisognava solo capire e studiare la società tradizionale, collocarle in un punto ben preciso del percorso verso la modernità e capire quali passaggi adottare. La teoria della modernizzazione può essere raccontata da due punti di vista, da un lato come scienza sociale in particolare sociologia dall'altro come rappresentazione ideologica statunitense. Da un punto di vista sociologico era un po tutto molto semplificato poiché le società venivano comparate al di là della propria storia e delle differenze ambientali. 3,2 Il paradigma della modernizzazione Nonostante le varie differenze tra i diversi filoni della modernizzazione, Potremmo individuare il tutto in un unico paradigma dividendolo in tre punti : a: Le società tradizionali e quelle moderne sono separate da una netta dicotomia e presentano caratteri contrapposti, il libro fa l'esempio dei ruoli sociali. Ad esempio in una società tradizionale i ruoli vengono ereditati in base all'appartenenza familiare, a differenza delle società moderne dove i criteri per coprire un determinato ruolo sono scelti sulla capacità di quella persona di svolgere un determinato compito .Di fatto nella modernizzazione si ha un processo trasformativo poiché tutte le strutture tradizionali devono essere rimpiazzate in favore di strutture sociali più moderne. Ovviamente il giudizio verso le società tradizionali è totalmente negativo senza appello in tutti i suoi aspetti. B: Tutte le società sono destinate ad un mutamento sociale, progressivo e graduale e non c'è nessun modo di evitare la modernizzazione delle società tradizionali. Il neo evoluzionismo di parsons Sì sintetizza in tre aspetti : 1 Le società sono come degli organismi 2 come detto precedentemente hanno come ultimo stadio quello moderno. 3 Tutte le società si evolveranno necessariamente verso la modernità. C: La modernizzazione è un processo irreversibile e quando una società tradizionale entra in contatto con una moderna può solo ritardare il processo ma non può arrestare il cambiamento. D: La modernizzazione è un processo sequenziale che passa obbligatoriamente attraverso 5 tappe e sono :

  • La società tradizionale.
  • La fase delle condizioni preliminari per il decollo
  • Il decollo
  • Il passaggio alla maturità
  • Il periodo del grande consumo di massa. E: Se la società è un sistema la modernizzazione non è altro che il mutamento del sistema sociale dal tipo tradizionale al tipo moderno. Ovviamente è un mutamento che interesserà anche altri settori della società, in una contaminazione a catena. L'espansione dell'industria accompagnerà l'espansione dell'urbanesimo che porterà inevitabilmente al cambiamento dei beni da produrre .Ovviamente, come già detto, è un processo che virtualmente può essere applicato a tutte le società indipendentemente dalle differenze di razza, religione e storia. F: La modernizzazione porta anche ad un cambiamento dei valori, degli atteggiamenti e dei comportamenti in poche parole della personalità. Cambiano le motivazioni dei singoli in favore di una ricerca della realizzazione personale ma puntata al benessere collettivo, caratteristica non presente nei paesi sottosviluppati. Secondo questa teoria l'uomo che abbandona la società tradizionale e va a vivere in una società moderna, con l'aumento dell'alfabetizzazione amplifica

anche il suo senso di appartenenza ad una comunità, sviluppando caratteristiche empatiche verso i propri concittadini. G: La modernizzazione presuppone una forte crescita economica di conseguenza una forte industrializzazione. H :La modernizzazione è un processo omogeneizzante e convergente. Tutte le società che avranno raggiunto questo stadio saranno accomunate dagli stessi valori e dagli stessi obiettivi. I La vicinanza dei paesi sottosviluppati con i paesi moderni non potrà fare altro che accelerare questo processo. 3,3 Una postilla: modernizzazione e mezzogiorno d'Italia Il mezzogiorno d'Italia rappresentava un terreno fertile per studiare un terreno apparentemente Tradizionale in una società apparentemente moderna. Secondo alcuni studi americani l'arretratezza del mezzogiorno era dovuta in parte anche a un disinteresse collettivo dei singoli che agivano ancora in base a interessi familiaristici. Si attivava quindi un circolo vizioso poiché le famiglie agivano per il proprio bene a discapito della collettività di conseguenza non essendoci nessun servizio alla collettività ogni famiglia doveva sopperire attraverso i propri sforzi ad autosostentarsi. 3,4 la modernizzazione come ideologia Non c'è dubbio che il sistema della modernizzazione è un sistema che omologa In maniera meccanica. La teoria della modernizzazione soprattutto nel dopoguerra venne utilizzata anche come processo ideologico per combattere la diffusione del comunismo e per convincere i paesi in via di sviluppo ad entrare in quell'ottica ideologica di stampo americano. Ovviamente gli stadi moderni, in particolare gli Stati Uniti dovevano partecipare attivamente per far sì che quella scelta venisse presa

. Da citare l'attivismo politico di Rostow , economista e politico durante l'era John kennedy. Secondo lo studioso non solo bisognava bloccare l'avanzata del comunismo, che nei paesi in via di sviluppo trovavano terreno fertile, ma era necessario un intervento deciso per aiutare cosiddetti paesi a decollare. Secondo quest'ultimo infatti i paesi del terzo mondo si trovavano nel secondo degli Stati della crescita, quello della costruzione delle precondizioni per il decollo, di conseguenza quelle condizioni per poter essere sviluppate dovevano essere assistite dall'esterno, In primis collaborando con la borghesia locale e in casi estremi anche con i militari. A livello internazionale L'ONU proclamo il primo decennio per lo sviluppo e riconverti i propri mezzi utilizzati per la ricostruzione post bellica in assistenza allo sviluppo. I Risultati furono scarsi. 3,5 Critiche e limiti della modernizzazione Le critiche ovviamente non tardarono ad arrivare, anche perché i risultati furono pressoché nulli se non deludenti. In primis si andò a criticare l'etnocentrismo della teoria che alla fine andava palesemente e principalmente a difendere gli interessi della nazione in cui era nata, gli Stati Uniti. Nacque infatti la teoria della dipendenza che accusava la teoria della modernizzazione di di non prendere in considerazione i fattori esterni alle società sottosviluppate. Molte critiche nacquero anche all'interno della teoria della modernizzazione. Si andò in primis a criticare l'unilinearità nel processo di cambiamento di chiara derivazione evoluzionista. Venne dimostrato inoltre che il passaggio da una società tradizionale a quella moderna poteva portare a più “ soluzioni”. Si potevano avere le cosiddette rivoluzioni borghesi come era stato per Inghilterra e Francia , o rivoluzione autoritarie come era successo in Giappone e infine rivoluzioni comuniste come in Russia in Cina. Altri ricercatori come già detto contestarono l'idea che fossero le sole caratteristiche interne alle società in via di sviluppo o sottosviluppate a determinare le condizioni di sottosviluppo.

4,2 Il paradigma della dipendenza La teoria può essere condensata in una serie di punti : A: I paesi oggi sviluppati non sono mai stati sottosviluppati semmai sono stati non sviluppati. Bisogna quindi rifiutare l'evoluzionismo lineare che contraddistingue la teoria dello sviluppo e che vede il sottosviluppo come uno stato originario nel quale sono passate e dal quale sono partite tutte le società sviluppate. Il sottosviluppo è il prodotto storico delle relazioni non eque tra le metropoli e i satelliti sottosviluppati. B: Sviluppo e sottosviluppo sono due facce della stessa medaglia, due poli dello stesso processo. Lo sviluppo capitalistico su scala mondiale ha creato il sottosviluppo e ha determinato le condizioni attraverso il drenaggio di risorse essenziali dai paesi del terzo mondo verso i paesi industrializzati. C: Il principale meccanismo della nascita delle condizioni di sottosviluppo è il drenaggio di surplus economico dai paesi satellite verso le metropoli. Come le sanguisughe. Risorse e uomini aggiungerei drenati dai paesi sottosviluppati verso i paesi sviluppati. D : Questo drenaggio è reso possibile da una profonda subordinazione delle strutture produttive dei paesi del terzo mondo e l'imposizione di una divisione interna del lavoro ma soprattutto per colpa della conquista dei mercati locali da parte delle multinazionali. E: Le condizioni di sottosviluppo si manifestano anche nelle strutture sociali e politiche. Le società dipendenti rimangono ancorate a sistemi in mano ai grossi proprietari terrieri e ad una borghesia funzionale al sistema capitalista esterno. Un secondo filone è rappresentato dalla progressiva radicalizzazione del pensiero della cepal , sempre più vicino agli schemi ed al ragionamento marxista. Per quanto questo filone utilizzava anche termini prettamente marxisti rifiutava la via di un socialismo rivoluzionario. Secondo Samir Amin(economista, politologo, accademico e attivista politico egiziano ) Il sistema Capitalistico contiene due tipi di capitalismo :

  • Il primo nei paesi del centro è un capitalismo dinamico capace di auto-alimentarsi e di crescere, che egli chiama auto-centrato.
  • Il secondo nei paesi della periferia è un capitalismo bloccato, incapace di crescere e anzi condannato alla stagnazione e al continuo peggioramento. Emersero poi alcune posizioni marxiste alquanto bislacche di qua tra cui quella di Bill Warren. Quest'ultimo riteneva che il capitalismo, sotto forma di imperialismo, stava svolgendo la sua missione storica che era quella di penetrare nei modi di produzione pre capitalistici inducendone e accelerando l'evoluzione in senso moderno. Un'intromissione che avrebbe da una parte sviluppato i paesi in via di sviluppo ma soprattutto accelerato i conflitti verso i paesi dal quale erano dipendenti. Per molti storici in quel periodo iniziò la crisi anche del sistema socialista, specie in quei territori in cui avevano aggiunto un'aura di miticità. La rivoluzione culturale cinese è uno di quegli esempi, come il modello cubano che appariva sempre più in difficoltà, anche grazie aggiungerei ai continui boicottaggi, alle intromissioni, all'embargo degli stati uniti. Bisogna poi citare l'esempio più emblematico, la Cambogia con la presa di potere di polpot. Il paese fu completamente isolato dal resto del mondo, la popolazione che si era rifugiata nella capitale venne rispedita a forza nelle zone rurali, in gran parte per rilanciare l'agricoltura. Fu abolita la moneta e tutta la vita sociale fu organizzata obbligatoriamente sulla base di forme di vita collettiva, ovviamente chi non era d'accordo veniva eliminato. Per quanto riguarda le critiche mosse alla teoria della dipendenza in primis. In primo luogo si rilevava il suo marcato carattere ideologico. Come la modernizzazione era accusata di giustificare lo sfruttamento del terzo mondo da parte dell'occidente ,così la teoria della dipendenza appariva come

una propaganda delle posizioni marxiste rivoluzionarie piuttosto che una serie e rigorosa analisi scientifica. Un'altro punto che veniva criticato, era l'enfasi posta sulle responsabilità dei fattori esterni sulla condizione di dipendenza e quindi di sottosviluppo,ignorando quasi completamente fattori interni. 4,4 la riscoperta del modo di produzione Una delle critiche rivolte al cosiddetto neo marxismo era l'uso superficiale ed improprio nel concetto di modo di produzione. Bisognava in primis capire qual era il modello di produzione precedente al capitalismo. I tipi di produzione furono divisi quindi in tre modelli tipo :

  • Semi feudale , tipico dell'America Latina
  • Un modo di produzione asiatico già noto nel dibattito marxista
  • E un modo di produzione lignaggio, prevalente nelle società africane. Sei si analizzavano le società del terzo mondo dal punto di vista del materialismo storico e del modo di produzione, queste erano facilmente classificabili come formazioni sociali in transizione. Queste società erano caratterizzate da continui conflitti, tra la coesistenza contraddittoria non solo di rapporti sociali relativi a diversi modi di produzione ma anche forme politiche e ideologiche differenti. Si doveva soprattutto capire com'era possibile che, nonostante l'introduzione di un sistema capitalistico, perpetravano sistemi di di economia basati sull'auto sussistenza tipici delle cosiddette società tradizionali. Una prima giustificazione fu data dal fatto che, le comunità agricole di auto sussistenza adempivano a funzioni e responsabilità che il capitalismo preferiva non assumersi e cioè di sicurezza sociale, in una specie di organizzazione di auto mutuo aiuto. 4,5 La prospettiva del sistema mondo Wallerstein (sociologo) Wallerstein criticava sia la teoria della modernizzazione sia quella della dipendenza. In primis criticava un sunto che era la base di entrambe le teorie, quello di pensare che le frontiere di una società e quelle di uno stato sono sempre coincidenti. Fino al quindicesimo secolo la forma dominante di sistema sociale storico è stato l'impero mondo, ossia una vasta unità politica, come l'impero romano, che raggruppava diversi sistemi culturali, la cui logica era la semplice estrazione di tributi, e di territori che in sintesi si auto gestivano anche se sottomessi ad un unica capitale. Intorno al XVI secolo si formò in Europa un'economia mondo capitalista, con la consolidazione di processi di produzione integrati, una singola divisione del lavoro e una molteplicità di sistemi politici indipendenti (gli stati). Il meccanismo di base era che il sovrappiù accumulato veniva distribuito inegualmente in favore di chi acquisiva posizioni di rilievo nel monopolio di mercato. L'economia mondo del sedicesimo secolo nasceva dunque capitalista. Dal diciassettesimo secolo iniziò il processo di polarizzazione verso le aree centrali rispetto a quelle periferiche, e iniziò un cosiddetto processo di incorporazione delle frontiere esterne all'interno dell'economia mondo. Il capitalismo imponeva nuovi modi di produzione talvolta soppiantando talmente quelle esistenti. Bisogna comunque fare una distinzione tra capitalismo ed economia di mercato. Per comprendere tale differenza bisogna considerare i due tipi di scambio. Un primo concorrenziale , quasi trasparente che si verifica nei traffici locali o comunque a breve distanza, un secondo tipo di scambio si colloca ad un più alto livello, sofisticato , dominante e si ha quando nell'economia di mercato compare un cosiddetto terzo uomo che fa da intermediario tra il produttore ed il consumatore. A poco a poco la trasparenza degli scambi e il controllo degli stessi vengono aggirati poiché il cosiddetto terzo uomo gode di due vantaggi: in primo luogo quello di avere interrotto il rapporto diretto tra produttore e consumatore, solo lui a questo punto conosce le vere condizioni di mercato e il possibile profitto. In secondo luogo solo lui in questo stadio di

Nel 1.978 una commissione indipendente sui problemi dello sviluppo internazionale delle Nazioni unite, produsse un rapporto noto come rapporto brandt, In cui si insisteva nell'obbligatorietà e nella necessità di una cooperazione tra nord e sud del mondo. Ovviamente il rapporto non nascondeva lo squilibro a favore del nord , sottolineando la necessità di riequilibrare questo strapotere economico. Ma il Noei Si rivelò poco impattante soprattutto quando la crisi petrolifera fu superata e il suo impatto negli equilibri economici fu quasi irrilevante. Tale altre cose lo shock del petrolio non aveva fatto altro che aumentare una crisi interna i paesi sviluppati, che dovendo occuparsi dei problemi economici interni, misero in secondo piano il problema dello sviluppo dei paesi sottosviluppati. 5,4 Crisi del terzomondismo , terzo quarto e quinto mondo Come già detto precedentemente, siccome la miseria rappresentava la culla dei movimenti rivoluzionari, soprattutto marxisti, per i paesi capitalistici era essenziale promuovere la crescita economica di quei paesi in via di sviluppo o sottosviluppati per arginare la nascita di quei movimenti e per farlo ovviamente bisognava convincere le popolazioni dei paesi occidentali ha collaborare attivamente a modo loro, o comunque a far capire l'importanza di un intervento economico. Si ha il ritorno di una visione del terzomondismo quasi infantilizzante, puntando su elementi emotivi quasi messiaci, un po come era successo per giustificare le missioni colonizzatrici nei confronti del buon selvaggio da civilizzare. Veniva fatto passare il messaggio, giusto, che era colpa dei paesi sviluppati e colonizzatori del gran numero di genocidi e della distruzione di intere aree e della loro economia. Il terzo mondo diventava un luogo di purificazione dalle proprie colpe, quasi un ritorno al mito del buon selvaggio da civilizzare e curare , un po come era successo con la scoperta delle Americhe. In tutto questo possiamo trovare due grandi orientamenti ideologici che si incontravano nel terzomondismo : da un lato la tradizione dell'internazionalismo marxista e comunista , dall'altro l'umanesimo e l'universalismo cristiano. Il terzo mondo diventava il nuovo proletariato mondiale. Grazie anche agli studi di carattere antropologico, si era riusciti a dire con un fondamento scientifico, che non esiste una cultura superiore, ma che tutte le culture hanno la stessa dignità e complessità. Sfortunatamente quella presunta unità che avrebbe dovuto accomunare il terzo mondo non avvenne, poiché anche all'interno del cosiddetto sud del mondo, soprattutto grazie alla presenza di risorse petrolifere, si andarono a creare il due poli un nord del Sud del mondo e un sud del Sud del mondo .Nacquero il quarto, è il cosiddetto quinto mondo. Capitolo 7 Lo sviluppo sostenibile come nuova ortodossia Nel dibattito sullo sviluppo alternativo irruppe, grazie soprattutto al celebre rapporto, The limits to growth, il concetto di ecologia. In realtà, il rapporto con l'ambiente dell'uomo, e la crescente preoccupazione sul limite delle risorse, era già ben presente all'inizio dello sviluppo del capitalismo. A differenza del passato però, l'ambientalismo e l'ecologismo iniziarono ad entrare nelle coscienze e nella quotidianità delle persone. The limits of growth illustrava i risultati di un modello di simulazione diretto e gestito dal prestigioso mit. Il modello si proponeva di valutare le conseguenze se alcuni fenomeni avessero proseguito, secondo la tendenza degli anni 70. I fenomeni considerati erano: la crescita della popolazione, la produzione alimentare, la produzione industriale, l'inquinamento ambientale, lo sfruttamento delle risorse. Le conclusioni furono drastiche , il pianeta terra, in quanto sistema chiuso, non era e non sarebbe stato in grado di sopportare la crescita esponenziale della popolazione, portandola in maniera crescente alla fame. Lo sfruttamento senza sosta delle sue materie prime e delle risorse non rinnovabili avrebbe condotto nell'arco di pochi decenni al loro esaurimento. In poche parole il collasso annunciato sarebbe avvenuto entro pochi decenni, all'orizzonte del 2100. Anche introducendo misure di controllo sulle nascite, sulla riduzione dell'inquinamento e l'introduzione di nuove tecnologie, la situazione non sarebbe

migliorata significativamente, ma la crisi definitiva sarebbe stata solo posticipata di 20 anni. Il rapporto fu attaccato da più punti di vista, non solo metodologico e fu attaccato di esagerazioni. Effettivamente sotto alcuni aspetti le stime erano sovrastimate, come ad esempio quella della crescita demografica, si prevedevano 14 miliardi di abitanti nel 2035, come era stato previsto che le risorse naturali non rinnovabili come l'argento, lo stagno e l'uranio sarebbero dovute iniziare a scarseggiare entro alla fine del ventesimo secolo , così come le risorse alimentari e le fonti di energia. 7,2 verso lo sviluppo sostenibile L'attenzione per l'ambiente e i suoi limiti passò attraverso una serie di tappe. Nel 1972 si concluse con una dichiarazione, la prima di una lunga serie di documenti giuridicamente non vincolanti per gli Stati membri DELL'ONU. Nel 1.983 una risoluzione DELL'ONU, istituì una commissione mondiale su ambiente e sviluppo, presieduta dal primo ministro norvegese. I lavori di questa commissione si conclusero con una conferenza e una dichiarazione a Tokyo nel 1987, con quella che può essere considerata l'atto di nascita dello sviluppo sostenibile. Si andava delineando il principio che l'ambiente e lo sviluppo economico non sono realtà separate, ma strettamente connesse. La definizione di sviluppo sostenibile è quella che oramai può essere considerata condivisa a livello internazionale Lo sviluppo sostenibile è quello che consente di soddisfare i bisogni dell'attuale generazione senza compromettere la capacità di quelle future di soddisfare i loro. Dopo l'incontro a Tokyo le iniziative si moltiplicarono e dovremmo citare quella del 1992 a Rio de Janeiro dove parteciparono ben 183 paesi, 117 capi di Stato, oltre 1400 organizzazioni non governative. Sfortunatamente tutti questi incontri si condussero alla elaborazione di diversi documenti non vincolanti. Con l'incontro di Rio però si arrivò alla stesura di un documento programmatico che introduceva 27 principi, il primo dei quali proclamava che gli esseri umani sono al centro delle preoccupazioni relative allo sviluppo sostenibile e hanno diritto a una vita sana e produttiva in armonia con la natura. Nel 1997 si ebbe poi l'incontro di Kyoto, che fece nascere un protocollo che doveva frenare gli aumenti della temperatura media della terra vincola imponendo la riduzione delle emissioni industriali e responsabile del cosiddetto effetto serra. Ovviamente anche in questo caso il protocollo era senza effetti vincolanti .Il protocollo non fu condiviso dai maggiori responsabili della produzione di imponenti quantità di gas serra come gli USA con il loro ben 35%, la Russia con il 17% e la Cina che man mano portava avanti un impetuosa crescita economica. Un'altra definizione di sviluppo sostenibile la possiamo trovare nel rapporto Brundtland : È un processo di cambiamento con il quale lo sfruttamento delle risorse, l'orientamento degli investimenti, dei cambiamenti tecnici e istituzionali si trovano in armonia e rinforzano il potenziale attuale e futuro della soddisfazione dei bisogni umani. Ovviamente alla base c'è la necessità assoluta che la crescita continui, a differenza dei sostenitori della crescita zero, per continuare a cercare di eliminare la povertà assoluta. Rispetto al passato però la crescita deve rispettare alcuni limiti, in maniera tale da ottenere la felicità per il maggior numero di persone, contenendo contemporaneamente il disastro ambientale. La struttura dello sviluppo sostenibile potrebbe essere rappresentata idealmente a forma di triangolo, con i tre vertici rappresentati da : sviluppo sostenibile ambientali, Economico e sociale. La prima dimensione riguarda la protezione degli ecosistemi e la difesa e riproducibilità delle risorse naturali. L'aspetto economico riguarda invece l'efficienza produttiva e allocativa delle risorse e la cosiddetta ecoefficienza. Quello sociale, rimanda all'equità distributiva delle risorse e del loro accesso. Ovviamente questo schema come sempre viene declinato rispetto a chi lo legge e ai suoi obiettivi primari. C'è poi chi ritiene che non ci sia un limite assoluto nelle risorse, e che le conoscenze scientifiche e tecnologiche disponibili, consentiranno sempre di dominare al meglio l'ambiente che ci circonda e fronteggiare ogni possibile instabilità.

trascurando altri fattori. Amartya un economista nel 1969 ha proposto un'idea di sviluppo che si basi sul valore etico della libertà. Lo sviluppo dovrebbe essere un processo di espansione delle libertà reali di cui le persone possono godere. Ma deve essere intesa come libertà positiva e reale poiché, si può essere giuridicamente liberi di accedere al mercato, ma se non si dispongono delle opportunità, delle possibilità per accedere realmente e acquistare dei beni , l'accesso è inutile. Ovviamente un'altra critica veniva anche mossa alla cattiva economia e al dogma del mercato libero e del liberismo. Se la globalizzazione incontra tanti oppositori e perché le ipotesi economiche adottate vanno sempre solo a coprire gli interessi dei paesi industrializzati più avanzati. Molti paesi sviluppati hanno costruito il proprio sviluppo poiché in alcune fasi storiche hanno protetto alcuni settori delle proprie industrie fino a quando non sono diventati abbastanza forti da supportare e sopportare il mercato internazionale. Questo non è successo con i paesi in via di sviluppo che sono stati costretti in un certo senso ad aprire i propri mercati quando le produzioni interne non erano abbastanza forti da supportare l'impatto. 8,6 Alla ricerca di un alternativa allo sviluppo Intorno agli anni 80 si è andata a consolidare una posizione di totale rigetto verso lo sviluppo, che raccolse l'adesione di numerosi intellettuali sia al Nord che al sud del mondo. Il cosiddetto dopo sviluppo, che per quanto non sia un filone omogeneo si pone in continuità con le posizioni ecologiste più radicali. Lo sviluppo era da rifiutare in toto, poiché non solo non aveva realizzato nessuna delle promesse, ma al contrario aveva e continua a produrre danni profondissimi all'ambiente, all'intera umanità, e soprattutto alla parte più debole di essa. Le politiche di sviluppo non sono altro che meccanismi di controllo e di sottomissione. Il dopo sviluppo però proponeva nessuna via d'uscita, se non quella di una resistenza all'attuale stato delle cose, una resistenza da sviluppare in primis localmente. È facile cogliere un collegamento con un filone antimodernista, in una nostalgia romantica per il passato. 8,6,2 per una decrescita felice Il movimento per la decrescita rappresenta una critica radicale a quello che appare come l'obiettivo caratterizzante della società occidentale, la crescita economica. Non esistono documenti ufficiali di questo filone, ma si sono moltiplicati negli ultimi anni i siti Internet e le piccole pubblicazioni nelle case editrici alternative. Ciò che accomuna questo materiale e il discorso che, una società della crescita non può essere più sostenibile, in quanto si scontra con i limiti della biosfera. La società della crescita non solo è da abbandonare per gli ingenti danni all'ambiente, ma anche perché incrementa le disuguaglianze e le ingiustizie. La decrescita è vista come una necessità e non una scelta ideale. Occorre comunque chiarire che la decrescita non è una crescita negativa. Una società della decrescita presuppone un'organizzazione della vita sociale ed economica totalmente differente dall'attuale. Si tratta piuttosto di un appello a un'inversione di rotta rispetto al paradigma dominante della crescita. La società della decrescita presuppone tutt'altra organizzazione, il cui il tempo libero e valorizzato al posto del lavoro, dove le relazioni sociali prevalgono sulla produzione e sul consumo. La riduzione drastica del tempo dedicato al lavoro, impostata per assicurare a tutti un impiego soddisfacente. In sintesi lavorare tutti lavorare meno. Un miglioramento insomma della qualità della vita e non una crescita è limitata del PIL. Chi Si assume il ruolo di teorico del movimento e consapevole che non è possibile sperare in una trasformazione ampia e diffusa dei valori senza modificare le condizioni sociali di produzione della ricchezza. Le indicazioni comunque di questa strategia rimangono tuttavia piuttosto grossolane superficiali. Ad esempio che il terzo mondo deve prendere semplicemente coscienza da solo nella strada per la decrescita prendendo spunto dalle sue specificità e dalla sua storia. In Italia esiste la rete per la decrescita serena, pacifica e solidale con sede a Torino.

Capitolo 9 La storia non è finita 9,2 Bretton woods e g Il nucleo del mainstream e come in passato concentrato nelle istituzioni di bretton Woods, ed essenzialmente Nella Banca Mondiale e il fondo monetario internazionale. La Banca Mondiale in teoria è una organizzazione internazionale no profit, i cui azionisti Sono gli Stati membri, 184 nel

  1. Il fondo monetario internazionale, creato anch'esso nel 1945 aveva l'obiettivo di promuovere la cooperazione economica tra gli stati, per evitare il ripetersi delle politiche economiche errate che avevano prodotto la grande depressione del 29 .Le due istituzioni comunque sono da tempo sommerse da critiche. La questione centrale è rappresentata dalla natura di banca che entrambe le istituzioni posseggono, pur essendo organizzazioni senza fini di lucro. Un'altra critica è data dal fatto che i paesi occidentali posseggono la maggior parte delle quote ed i relativi voti, nonché la presenza di clausole che consentono all'azionista di maggioranza, gli Stati Uniti di esercitare un potere di veto su alcune materie rilevanti. Questo ovviamente non garantisce la rappresentanza vera di tutti gli interessi in gioco. Si può dire che la distribuzione delle azioni ricorda la distribuzione planetaria della ricchezza. Il fondo monetario internazionale è stato pesantemente messo sotto accusa per le politiche di aggiustamento strutturale con le quali ha cercato di gestire le crisi del debito estero di molti paesi del terzo mondo, applicando rigidamente ricette neoliberiste che hanno finito per danneggiare soprattutto le condizioni dei più poveri nei paesi poveri. D'altro canto almeno possiamo dire che la Banca Mondiale ha aperto o comunque cercato di aprire un dialogo con le ONG e ha costituito un social board e un fondo sociale come dimostrazione della sensibilità verso gli aspetti più sociali dello sviluppo. Impegno che comunque resta all'interno delle strategie approvate dal Washington consensus libero mercato, privatizzazioni, apertura commercio internazionale, taglio alle spese sociali improduttive.