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Contesto sociale e culturale, uso della lingua e analisi dell'opera De Rerum Natura
Tipologia: Appunti
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Opere
Il nome di Lucrezio è legato esclusivamente al poema didascalico intitolato De Rerum Natura (sulla natura delle cose): è un’opera in versi in cui Lucrezio per primo espone la teoria filosofica elaborata da Epicuro, che a sua volta aveva attinto da Democrito (soprattutto per quanto riguarda la teoria atomistica per spiegare l’origine del mondo).
Contesto sociale culturale
Lucrezio vive in un’epoca in cui dal punto di vista politico il negozium ma occupa un ruolo di primaria importanza : Per il cittadino romano la vita politica a un ruolo fondamentale per potersi dire effettivamente “ civis romanus ”. Inoltre in questo periodo si è consolidata l’opinione secondo la quale la religione deve essere considerata un “ instrumentum regni”= Per lo stato di Roma l’impegno politico e civile ed il riconoscimento della religione ufficiale occupano un ruolo di primaria importanza. Lucrezio mette in discussione tutto ciò >> questi sono gli anni in cui numero dei filosofi greci divulganoItalia la filosofia epicurea: un esempio la scuola di Sirone(con sede a Napoli) frequentata anche dallo stesso Virgilio. Il contesto storico culturale e politico in cui Lucrezio si trova ad operare è contraddistinto da numerose trasformazioni: dal punto di vista politico la Repubblica è un periodo caratterizzato da guerre intestine; dal punto di vista culturale il mondo romano sta subendo sempre più l’influenza del mondo greco ellenistico: vengono sempre più introdotte nuove filosofie che mettono in discussione l’assetto culturale e sociale. Il De Rerum Natura non è un’opera didascalica, non si presenta in forma di trattato in prosa divulgativo che ha come obiettivo di mettere in luce la bravura di chi scrive: Lucrezio sceglie la forma del poema in esametri collocandosi quindi nel solco di una tradizione letteraria. Il poema era un’opera in cui si celebrava la grandezza di Roma ed era più largamente fruibile dalla classe dirigente: Lucrezio indirizza quindi l’opera ad un pubblico elitario, rappresentato proprio da quella classe dirigente senatoria ostile al cambiamento.
Finalità dell’opera-stile: L’obiettivo di attuare un rinnovamento della società per Lucrezio poteva venire attraverso la celebrazione della ratio (ragione) in virtù della quale è possibile dare una spiegazione della realtà. Si attua anche un rinnovamento spirituale: l’uomo non sarebbe più stato vittima della superstizione religiosa che sfocia nell’ignoranza; il timore degli dei era dovuto alla superstizione, e la religione come forma di potere non è possibile nel momento in cui essa diviene spiegabile. L’opera allo scopo di divulgare il pensiero della filosofia epicurea, intesa e vista come quella corrente di pensiero in grado di rendere l’uomo libero da ogni vincolo dell’ignoranza, della superstizione e della paura. La finalità dell’opera è quindi didascalica, ma viene addolcita e abbellita tramite l’armoniosità e la musicalità dei versi. Tasso si rifà Lucrezio>>> entrambi sostengono che il verso è come il miele che viene posto sull’orlo del bicchiere del bimbo malato per assumere l’Assenzio, medicina amara ma necessaria per guarire. La scelta del verso e quindi fatta per rendere apprezzabile la lettura di un’opera il cui contenuto è difficile da sostenere (poiché filosofico). L’intento didascalico dell’opera e di facilmente ravvisabile analizzando la struttura è lo stile del poema:
Uso della lingua Un altro problema importante dell’opera e l’uso della lingua: quando Lucrezia e decide di porre mano alla stesura di quest’opera, non esisteva Roma un registro linguistico scientifico- filosofico (che si formerà con il contatto maggiore col pensiero greco sul finire del secondo e l’inizio del terzo secolo). Lucrezio risolve questo problema con l’uso di neologismi o hapax (termine detto una volta sola esclusivamente in quel
contesto). Lucrezio è il primo che si preoccupa di coniare termini filosofici che corrispondono a quelli greci usati da Epicuro per esporre la sua filosofia. La lingua latina è nata tra uomini che erano per lo più pastori e contadini, perciò legata ad una realtà concreta, non c’era una sezione del linguaggio contraddistinta da termini astratti. Lucrezio dovete cercare di attuare un processo di traslazione/calco dal greco al latino inventando nuovi termini che potessero rendere l’idea espressa da Epicuro.
Struttura dell’opera
Il De Rerum Natura è articolato in 16 libri (3 diadi=coppie di libri) 1° DIADE proemio>> si presenta sottoforma di inno a Venere, più precisamente all’Alma Venus( Venere non intesa come divinità dell’amore, ma come principio di vita e fecondità: Alma deriva da “alo” ossia nutrire) e quindi come forza generatrice della natura.
2° DIADE carattere antropologico: riguarda il mondo umano.
con la filosofia di Epicuro, Lucrezio scardina alcune convinzioni ed alcuni rituali adesso legati.
differenza fra l’ottimismo epicureo dell’apertura e il pessimismo più cupo della chiusura. La contraddizione è tutta via apparente: tutto il poema È giocato su rapporto bene-male, ragione-irrazionale, vta-morte= Uno specchio della condizione dell’uomo, che si trova a vivere in un contesto antitetico, dove da un lato si celebra la vita e dall’altro si afferma la morte come necessità. Lucrezio, essendo un poeta e non un filosofo, nella sua opera e quindi portavoce dei turbamenti propri dell’uomo
Rapporto Catullo Lucrezio: molto probabilmente Catullo e Lucrezio si conoscevano in quanto il destinatario dell’opera di Lucrezio è lo stesso Mennio citato da Catullo. Diverse sono le formule con cui i due autori dispongono il contesto storico: Catullo propone una nuova poesia che rifugge dalla ricerca dell’artifizio (oppure trasformandosi nei Carmina DOC da in una poesia alessandrina), mentre Lucrezio affronta la disciplina filosofica in un poema in versi.
Poesia in Epicuro e Lucrezio: Epicuro denigra la poesia, poiché la ritiene un genere a fine solo di intrattenimento, che allontana l’uomo dalla felicità. Tuttavia, Epicuro ritiene inutile la poesia quando essa si riferisce a quella legata all’ambito mitologico: il mito rifugge dalla razionalità, poiché attraverso di esso l’uomo tenta di dare una spiegazione con mezzi diversi dalla ragione.
Lucrezio è quindi solo apparentemente in contrasto con Epicuro: la poesia per Lucrezia strumento per trattare una materia che celebra la ragione.