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Lucrezio, nato nel 94 a.c. E morto intorno al 50, è noto per il suo poema didascalico de rerum natura. Diviso in sei libri, il testo si rivolge a memmio, probabilmente il protettore di lucrezio, ma intende parlare a tutta l'umanità. Lucrezio espone la dottrina epicurea, che pone al centro della filosofia la ricerca della felicità, e illustra il funzionamento della natura, dalla composizione della materia agli organismi animali e ai vari elementi del cosmo. Il poema è organizzato in gruppi di due libri e illustra la natura dell'organismo umano, la paura della morte e dei morti, e il nostro mondo e la paura degli dei.
Tipologia: Sintesi del corso
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Nasce nel 94 a.C. e muore intorno al 50, suicida. Abbiamo poche notizie riguardo la sua vita. DE RERUM NATURA Il poema è diviso in 6 libri. Appartiene al genere didascalico, un genere poetico in cui l’autore finge un insegnamento: l’autore si rivolge a un destinatario, fittizio o reale, che viene evocato spesso nel testo e viene interpellato direttamente. Questo genere affonda le sue radici all’epoca del poeta greco Esiodo. Lucrezio espone la dottrina epicurea rivolgendosi a un interlocutore preciso, Memmio, probabilmente il suo protettore fin quando la sua carriera venne troncata da una vicenda di corruzione e fu costretto all’esilio. Si rivolge a Memmio, ma in realtà Lucrezio intende parlare a più persone, all’intera umanità per farle conoscere la via per essere felice. Conoscere il funzionamento del mondo, come spiega Epicuro, significa liberarsi dalle paure che non ci consentono di essere sereni, come la paura della morte e degli dei. Epicuro spiega che non bisogna preoccuparsi di ciò, perché quando ci siamo noi non c’è la morte e viceversa, mentre per quanto riguarda gli dei sostiene che loro esistano ma non si occupino delle faccende umane. Lucrezio dunque si rifà ad Epicuro e non nomina gli dei se non per smentire la loro esistenza, eppure il suo poema si apre con un’invocazione, un inno a Venere. Questo può essere giustificato con 2 ragioni: da un lato era una consuetudine letteraria fare l’invocazione agli dei, dall’altro lato Venere rappresenta la voluptas, quel piacere che sta al centro della filosofia epicurea. Il De rerum Natura è organizzato in gruppi di 2 libri, dìadi, centrati su tematiche distinte. Illustra i meccanismi che stanno alla base dell’esistenza, indagando sulla composizione della materia, quella degli organismi animali e dei vari elementi del cosmo. Espone la dottrina degli atomi e spiega il funzionamento della natura, illustra la natura dell’organismo umano, le sue componenti biologiche e psicologiche per combattere la paura della morte e dei morti, poi illustra il nostro mondo e la paura degli dei. Alcuni particolari dell’opera ci fanno pensare che Lucrezio l’avesse lasciato incompiuto. Forse il vero finale non doveva essere quello attuale, con il trionfo della morte in seguito alla peste di Atene. Al centro del poema vi è una sorta di secondo proemio in cui Lucrezio esalta le novità e gli scopi della sua nuova poetica. LUCREZIO E L’EPICUREISMO Il poema di Lucrezio illustra la dottrina di Epicuro, un filosofo greco che fondò una scuola filosofica ad Atene, denominata “il giardino”. La dottrina epicurea poneva al centro del proprio interesse la ricerca della felicità, raggiungibile con la piena tranquillità dell’animo, con la conoscenza, capace di liberare l’uomo dai suoi dolori e tormenti. Alla base della concezione della natura, Epicuro pose la dottrina degli atomi elaborata da Democrito; Epicuro introdusse un nuovo elemento, il clinàmen, ovvero un’inclinazione che porta gli atomi fuori dalla loro linea di caduta, spingendoli ad unirsi tra di loro. Alla base della cultura starebbe l’utilità,
ovvero rendersi utile nei confronti dei più bisognosi, migliorare e rendere più facile la vita del prossimo. Il motto di questa filosofia era “làthe biosas, che significa “vivi nascosto”: preferivano la compagnia di pochi amici rispetto a un ampio contatto sociale. La diffusione dell’epicureismo a Roma non fu facile, ma anzi incontrò parecchi ostacoli. Cicerone ad esempio, si dimostrò sfavorevole a questa nuova dottrina. Si narra che Lucrezio abbia aderito alla dottrina epicurea perché in lui convive un anti Lucrezio che si lascia sopraffare dalla paura, e un Lucrezio che cerca di combattere con questa parte. Ne deriva dunque un conflitto psicologico ed emotivo. LA POESIA E L’INSEGNAMENTO Lucrezio nella sua opera non intende rivolgersi ad un pubblico ristretto, bensì più ampio, affinché tutti siano a conoscenza della strada che porta alla felicità. Lucrezio affronta la struttura del mondo e parallelamente quella degli uomini, e per essere percepito dal suo pubblico utilizza analogie per collegare i vari aspetti della realtà, utilizza poi metafore e similitudini per rendere i concetti più chiari. LA SCELTA DELLA POESIA E I LIMITI DEL LATINO Epicuro rifiuta la poesia ritenendola uno strumento incapace di avvicinare l’uomo alla realtà, mentre Lucrezio utilizza la poesia proprio per catturare l’attenzione del suo interlocutore. La poesia viene dunque utilizzata come mezzo per avvicinarsi al destinatario dell’opera. Lucrezio presenta la dottrina di Epicuro come una medicina indispensabile. Lucrezio è cosciente dell’importanza della sua impresa, di cui rivendica la novità, ma è altrettanto cosciente del fatto che ci siano parecchie difficoltà, come quelle della lingua. Il latino infatti non era adeguato per spiegare la materia, era povero dal punto di vista lessicale, perciò il poeta dovette andare alla ricerca delle parole esatte, utilizzando perifrasi. INNOVAZIONE E TRADIZIONE LETTERARIA Il De rerum natura è innovativo perché il genere didascalico ancora non era conosciuto a Roma. Gli esempi più rilevanti li abbiamo visti con le opere di Ennio, con l’Epicharmus e gli Hedyphagetica, generi didascalici ma con un intento parodico. Dunque, l’opera di Lucrezio è il primo grande esempio di genere didascalico nella letteratura romana, seguito dalle Georgiche di Virgilio. Lucrezio fu influenzato dalla letteratura greca, soprattutto da Omero, mentre per quanto riguarda la tradizione romana fu influenzato da Ennio. IL MITO E LA CULTURA NEL POEMA DI LUCREZIO Lucrezio non utilizza temi legati al mito, quindi non compaiono nelle sue opere personaggi mitologici, dei e dee. Appare l’invocazione a Venere e Marte nell’inno di apertura, ma questo si può spiegare in chiave simbolica. Ha una concezione diversa dal solito per quanto riguarda le origini dell’umanità: immagina che i primi uomini siano nati esattamente come tutti gli altri, bisognosi di tutto, selvaggi come le bestie. Dunque, non immaginava le nostre origini imperniate di magia come invece sostenevano miti come quello dell’età dell’oro, ma anzi Lucrezio insiste sui difetti che caratterizzano la natura. La ricostruzione dell’evoluzione umana è condotta seguendo analogie tra gli strumenti e le tecniche culturali da una parte, e i