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M. Recalcati - L'uomo senza inconscio, Tesine universitarie di Sociologia

tesina sul lavoro di Massimo Recalcati

Tipologia: Tesine universitarie

2016/2017

Caricato il 24/01/2017

vittoriac.
vittoriac. 🇮🇹

3.5

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L'opera di Recalcati, psicanalista lacaniano, si erge per l'appunto sulle teorie Lacaniane, di influenza
freudiana, rispetto alla psicologia sociale indagando l'insieme delle forme contemporanee di disturbi
e sintomi su diversi livelli. Partendo dalla dimensione d'influenza più generale quale quella sociale
sulle individualità, il lavoro de “L'uomo senza inconscio” arriva a trattarne le particolarità.
Freud dà una duplice definizione dell'inconscio come volontà di significazione e volontà di
godimento. Ci si trova di fronte a due forme distinte di volontà, la prima che conduce verso le
metamorfosi del desiderio inconscio e la seconda verso la ripetizione della pulsione di morte.
È necessario porre, inoltre, l'attenzione sugli studi di Lacan circa l'inconscio. Egli sosttenne che la
vera rivoluzione freudiana è consistita nel sottrarre potere all'Io, riconoscendo nell'inconscio la vera
voce dell'individuo.
Il soggetto o Io, infatti, non è il dato originario della vita psichica dell'individuo – dal momento che
lo è l'inconscio – ma il risultato di una costruzione. La tappa più importante di questa costruzione
dell'identità è costituita dallo “stadio dello specchio”, momento in cui il bambino, dopo i sei mesi di
vita fino ai diciotto mesi, arriva a riconoscere la propria immagine riflessa dello specchio ed elabora
una prima immagine di sé entro una relazione ancora confusa tra l'Io e l'Altro.
La figura del Padre, sviluppata da Lacan, risulta fondamentale e pone una delle basi portanti del
lavoro di Recalcati in quest'opera. Il padre rappresenta la figura della Legge ed è da questo limite
che si genera ed alimenta il desiderio – motore dell'inconscio. Senza limite infatti non c'è possibilità
di giocare, esperire. Il desiderio pertanto sorge dall'incontro con una soglia. Il padre in Lacan non
solo rappresenta anche un rifugio, una base sicura ma anche un tramite con l'esterno, una
congiunzione con l'altro. È dal “no” paterno che origina l'ordine simbolico e, con esso, la civiltà
intera conosciuta e rappresentata dall'individuo.
Il tempo del pater familias è un tempo strutturalmente esaurito, ma il fatto che quella
rappresentazione disciplinare del padre sia definitivamente tramontata non significa affatto fare a
meno del padre, tutt'altro.
Recalcati introduce il fulcro del suo lavoro, quale il concetto di uomo senza inconscio, con ciò che
Heidegger chiama “il deserto che cresce”. Questo avviene quando il soggetto dell'inconscio declina
e quando il carattere del desiderio viene a mancare, è rigettato. È proprio in questo momento che il
soggetto introspettivo diviene uomo senza inconscio, ovvero ridotto all'efficienza inumana della
macchina e quindi privo di desiderio.
Qual è l'esperienza che porta alla mutazione antropologica e che provoca l'estinzione dell'inconscio?
È proprio in questa nuova prospettiva di una civiltà ipermoderna, così come la definisce Recalcati,
che vengono meno tre caratteristiche essenziali dell'esperienza freudiana dell'inconscio:
1. esperienza di verità – è ciò che ci tocca nella nostra intimità. Non coincidendo mai
quest'ultima con la rappresentazione narcisistica di noi stessi, è costantemente in fuga e si
manifesta come un'esperienza di decentramento, di perdita di padronanza di sé. Questo
emerge con i lapsus, le sbadataggini, i sogni, è l'intimo che sfugge al controllo determinato
dalla civiltà;
2. esperienza di differenza – l'inconscio è un' elemento di scompaginamento e di disidentità dal
discorso universale;
3. esperienza del desiderio – questo non dipende dalla volontà dell'Io ma è ciò da cui la volontà
dell'Io dipende e, quindi, lo rende assoggettato al desiderio stesso.
Tutte e tre queste esperienze dell'inconscio che danno vita ed animano il soggetto non hanno
possibilità di esistere e di esprimersi a causa dei mutamenti nella società. Soccombendo a tutto ciò,
l'unica alternativa possibile è quella dello sviluppo di un uomo senza inconscio.
L'elemento focale è però questo passato che non passa e ritorna. Infatti non è possibile cancellare
del tutto questa natura del soggetto che riporta con sé frammenti di inconscio, anche in una società
che questo non lo permette. Per questo ci si trova di fronte a sbadataggini o lapsus.
Recalcati pone un forte accento sulla civiltà, cosiddetta, ipermoderna che sembra essere, secondo
l'autore, il motore che dà vita all'uomo senza inconscio. Questo tipo di società porta con sé delle
caratteristiche importanti che soffocano l'essenza del soggetto ed il suo carattere inconscio. In
particolare questo è un tempo immerso nella promozione e distribuzione di oggetti frammentati e
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L'opera di Recalcati, psicanalista lacaniano, si erge per l'appunto sulle teorie Lacaniane, di influenza freudiana, rispetto alla psicologia sociale indagando l'insieme delle forme contemporanee di disturbi e sintomi su diversi livelli. Partendo dalla dimensione d'influenza più generale quale quella sociale sulle individualità, il lavoro de “L'uomo senza inconscio” arriva a trattarne le particolarità. Freud dà una duplice definizione dell'inconscio come volontà di significazione e volontà di godimento. Ci si trova di fronte a due forme distinte di volontà, la prima che conduce verso le metamorfosi del desiderio inconscio e la seconda verso la ripetizione della pulsione di morte. È necessario porre, inoltre, l'attenzione sugli studi di Lacan circa l'inconscio. Egli sosttenne che la vera rivoluzione freudiana è consistita nel sottrarre potere all'Io, riconoscendo nell'inconscio la vera voce dell'individuo. Il soggetto o Io, infatti, non è il dato originario della vita psichica dell'individuo – dal momento che lo è l'inconscio – ma il risultato di una costruzione. La tappa più importante di questa costruzione dell'identità è costituita dallo “stadio dello specchio”, momento in cui il bambino, dopo i sei mesi di vita fino ai diciotto mesi, arriva a riconoscere la propria immagine riflessa dello specchio ed elabora una prima immagine di sé entro una relazione ancora confusa tra l'Io e l'Altro. La figura del Padre, sviluppata da Lacan, risulta fondamentale e pone una delle basi portanti del lavoro di Recalcati in quest'opera. Il padre rappresenta la figura della Legge ed è da questo limite che si genera ed alimenta il desiderio – motore dell'inconscio. Senza limite infatti non c'è possibilità di giocare, esperire. Il desiderio pertanto sorge dall'incontro con una soglia. Il padre in Lacan non solo rappresenta anche un rifugio, una base sicura ma anche un tramite con l'esterno, una congiunzione con l'altro. È dal “ no ” paterno che origina l'ordine simbolico e, con esso, la civiltà intera conosciuta e rappresentata dall'individuo. Il tempo del pater familias è un tempo strutturalmente esaurito, ma il fatto che quella rappresentazione disciplinare del padre sia definitivamente tramontata non significa affatto fare a meno del padre, tutt'altro. Recalcati introduce il fulcro del suo lavoro, quale il concetto di uomo senza inconscio, con ciò che Heidegger chiama “il deserto che cresce”. Questo avviene quando il soggetto dell'inconscio declina e quando il carattere del desiderio viene a mancare, è rigettato. È proprio in questo momento che il soggetto introspettivo diviene uomo senza inconscio, ovvero ridotto all'efficienza inumana della macchina e quindi privo di desiderio. Qual è l'esperienza che porta alla mutazione antropologica e che provoca l'estinzione dell'inconscio? È proprio in questa nuova prospettiva di una civiltà iper moderna, così come la definisce Recalcati, che vengono meno tre caratteristiche essenziali dell'esperienza freudiana dell'inconscio:

  1. esperienza di verità – è ciò che ci tocca nella nostra intimità. Non coincidendo mai quest'ultima con la rappresentazione narcisistica di noi stessi, è costantemente in fuga e si manifesta come un'esperienza di decentramento, di perdita di padronanza di sé. Questo emerge con i lapsus, le sbadataggini, i sogni, è l'intimo che sfugge al controllo determinato dalla civiltà;
  2. esperienza di differenza – l'inconscio è un' elemento di scompaginamento e di disidentità dal discorso universale;
  3. esperienza del desiderio – questo non dipende dalla volontà dell'Io ma è ciò da cui la volontà dell'Io dipende e, quindi, lo rende assoggettato al desiderio stesso. Tutte e tre queste esperienze dell'inconscio che danno vita ed animano il soggetto non hanno possibilità di esistere e di esprimersi a causa dei mutamenti nella società. Soccombendo a tutto ciò, l'unica alternativa possibile è quella dello sviluppo di un uomo senza inconscio. L'elemento focale è però questo passato che non passa e ritorna. Infatti non è possibile cancellare del tutto questa natura del soggetto che riporta con sé frammenti di inconscio, anche in una società che questo non lo permette. Per questo ci si trova di fronte a sbadataggini o lapsus. Recalcati pone un forte accento sulla civiltà, cosiddetta, ipermoderna che sembra essere, secondo l'autore, il motore che dà vita all'uomo senza inconscio. Questo tipo di società porta con sé delle caratteristiche importanti che soffocano l'essenza del soggetto ed il suo carattere inconscio. In particolare questo è un tempo immerso nella promozione e distribuzione di oggetti frammentati e

illimitati, non simbolizzati o mentalizzati, che impediscono l'elaborazione psichica. Racalbuto definirà questo come uno “spazio drogato” , così intasato che non permette all'inconscio di svilupparsi avendo questo la necessità di tempo per riflettere e perdersi nel proprio caos. Il nostro tempo è governato dalla maniacalizzazione dell'esistenza, della sua agitazione e del suo eccesso di stimolazioni. In questa civiltà c'è un'apparente assenza di limite e legge poiché si promette un godimento illimitato. Ma nella ricerca affannosa di nuovi stimoli e oggetti di godimento, il soggetto cerca di annullare gli effetti di limitazione del godimento che la castrazione simbolica introduce. È però proprio il dominio sul soggetto che tende sempre più ad identificarsi, c'è una falsa libertà dell'individuo. Il soggetto di cui parla Freud è diviso tra il principio di realtà e quello edonistico del piacere. Il disagio scaturisce laddove il soggetto non riesce ad articolare queste due realtà. Marcuse si esprimerà su ciò parlando di una desublimazione repressiva, ovvero l'apparente diffusione di libertà dove è, invece, solamente la realtà del dominio ad intensificarsi. Infine ciò che primeggia è l'aggiustamento e la riabilitazione alla “normalità”, all'assimilazione ed al conformismo. Quello che si afferma in quest'epoca è un primato del sapere sterile biotecnologico che si oppone diametralmente al sapere dell'inconscio, al soggetto che privilegia la verità del suo inconscio e desiderio. Come ben si intuisce, tutto ciò porta ad una morte del soggetto, del suo mondo interiore e di ogni desiderio che possa esprimersi. L'epoca della ipermodernità è definita dal Discorso del capitalista di J. Lacan come uno spazio in cui si afferma in maniera incontrastata il potere globalizzante del mercato, l'individualismo edonistico e l'accelerazione maniacale del tempo. Il godimento della pulsione di morte, antagonista al desiderio, trascina il soggetto ad una deriva che lo separa dall' Altro. Il “Todestrieb” (la pulsione di morte) scioglie il legame sociale con l'Altro e lo allontana dalla propria sfera. Il discorso del capitalista è una forma di assoggettamento e non di liberazione, “non è il soggetto che desidera ma esige un godimento che spenga ogni suo desiderio”. Si aumenta l'illusione di riuscire a risolvere il problema della mancanza ad essere scavalcando il riferimento dell'Altro, facendone a meno. Questa nuova civiltà porta con sé una delle trasformazioni che più di tutte ha caratterizzato la nascita dell' uomo senza inconscio: l'evaporazione del padre. Questa costituisce lo sfondo sociale delle grandi trasformazioni che hanno investito la psicopatologia. Con questo concetto Lacan si riferisce alla perdita di centro, alla caduta dell'Uno e alla decapitazione di quel vertice ideale che aveva strutturato i legami sociali. Il padre evaporato è un padre che garantisce al soggetto e ai legami un senso ed un ordine stabilito trascendentalmente; viene meno questo carattere fondativo e normativo. Si profila pertanto il concetto di Universalismo, definendo con questo l'affermazione dei mercati ed il fenomeno della globalizzazione. L'universalismo in questo caso fa riferimento all'affermazione dell'oggetto di godimento che il discorso del capitalista rende disponibile in maniera illimitata sul mercato globalizzato. Il padre e la sua funzione normativa viene sostituito dalla potenza dell'oggetto del godimento. Tutto ciò genera una chiusura del soggetto su sé stesso, una frattura dei legami e fenomeni di isolamento. Cosa resta del padre? La perdita di questa figura nevralgica può generare una duplice considerazione: può portare il soggetto ad una propria sperimentazione nei confronti di possibilità mai esplorate e varie; può suscitare nostalgia per il tempo ormai passato. Il carattere sovversivo dell'esperienza dell'inconscio è pertanto a rischio e soppiantato dalle caratteristiche del disagio della civiltà ipermoderna. Se, quindi, l'esperienza umana della mancanza è la matrice del dinamismo del desiderio,

La pratica medica privilegia infatti il cosiddetto dressage psicoeducativo che consiste nell'utilizzo di tecniche che mirano alla normalizzazione funzionale del soggetto e che assimilano la dimensione singolare del sintomo a quella standard del disturbo. In questa prima parte del lavoro di Recalcati è posto l'accento sulla “Teoria dei corpi” di cui sia Freud che Lacan si occuparono. Freud, nei suoi studi sul carattere duplice del corpo del soggetto, parla di doppia esistenza. Una libidica, che fa riferimento al corpo pulsionale, ed una biologica che invece riprende il carattere fenomenologico ed esistenziale del corpo. Secondo questo autore il corpo è sempre la manifestazione incarnata di una intenzionalità. Anche Lacan tratterà la teoria dei due corpi in cui il corpo simbolico del linguaggio precede l'avvento del corpo pulsionale essendo piuttosto la condizione materiale della sua produzione. Ciò che imprime il linguaggio sul corpo del soggetto consiste in una sottrazione di godimento. Siamo in presenza di una contrapposizione tra il corpo come puro organismo vivente e il corpo umano. Lacan, in merito al legame con l'Altro, dirà che “la separazione non è tanto in esteriorità dall'Altro ma séparation, dunque partizione interna, scissione che attraversa il soggeto”. Pertanto distinguerà nel corpo del soggetto una funzione percettiva ed una iperedonistica del godimento.