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Manuale di linguistica, Sintesi del corso di Linguistica

sintesi Manuale di linguistica.

Tipologia: Sintesi del corso

2025/2026

In vendita dal 17/02/2026

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RIASSUNTO COMPLETO DI
T. De Mauro,
Manuale di linguistica
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RIASSUNTO COMPLETO DI

T. De Mauro,

Manuale di linguistica

LINGUISTICA

  • > La linguistica è lo studio della lingua. Rispetto alle altre discipline, la linguistica si distingue soprattutto perché pone la lingua al centro della sua rifiessione e la considera indipendentemente da fattori di altra natura. Si distingue, inoltre, perché produce un sapere scientifico diverso da quello delle altre discipline, caratterizzato da domande di ricerca e metodologie di indagine proprie. Una lingua è costantemente presente nella nostra esperienza quotidiana: siamo in grado di rispondere a domande che riguardano la nostra esperienza linguistica (es: quante lingue parli?, qual è la tua lingua nativa?, che lingue si parlano nel tuo Paese?) e siamo in grado di guardare dentro la nostra lingua (es: “tavolo è una parola italiana, porridge non lo è”). Molti ambiti della linguistica sono intrinsecamente multidisciplinari e prendono in considerazione fattori disparati ma a noi interessa il pdv della linguistica generale. Il concetto di lingua presuppone due visioni contrapposte ● Lingua come STRUMENTO DI COMUNICAZIONE-> la funzione principale del linguaggio è quella di comunicare. In particolare, il modello di Jakobson descrive il fenomeno della comunicazione ma la lingua è uno solo dei sistemi che permettono di assolvere le funzioni individuate. ● Lingua come SISTEMA DI SEGNI-> La comunicazione è il trasferimento intenzionale di informazione e quest’ultima, per essere trasferita, è codificata dal mittente grazie a un sistema di segni, e decodificata dal destinatario. Affinché il messaggio arrivi a destinazione, mittente e destinatario devono condividere lo stesso sistema di segni. LINGUISTICA GENERALE - > si basa sulla constatazione che tutte le lingue presentano una serie di tratti comuni , assenti in altre forme di comunicazione

DISCRETEZZA - > è uno dei tratti fondamentali del linguaggio e si riferisce al fatto che esso è composto da unità discrete (o distinte e separate, ≠continue). Sebbene ciò che noi percepiamo ha una natura continua (es: canzòne o canzo’ne-> seppur diversi rappresentano la stessa cosa), dobbiamo immaginarci che i suoni, le parole, gli elementi grammaticali di cui è composta la lingua sono rappresentati nella nostra competenza linguistica da un insieme di unità che per noi sono significative e che prescindono dalle percezioni / produzioni concrete. Ciascuna unità discreta ha un significato una funzione ed è riconoscibile come diversa dalle altre. LINEARITA’-> principio secondo cui gli elementi del linguaggio si presentano l’uno dopo l’altro in una sequenza temporale o spaziale. Questa consente di scomporre, analizzare e ricombinare gli elementi linguistici e il modo in cui produciamo e interpretiamo il linguaggio è in parte dipendente dall’organizzazione temporale del linguaggio. COME SI STUDIA LA LINGUA? ● APPROCCIO DESCRITTIVO - > la linguistica è uno studio scientifico delle lingue e si basa sull’osservazione di come le lingue si presentano nelle produzioni concrete dei parlanti. Non ha lo scopo di giudicare come corretta o scorretta la lingua , studia anche i dialetti, variazioni regionali, errori comuni ed è l’approccio tipico della linguistica scientifica moderna. ● APPROCCIO PRESCRITTIVO - > ha lo scopo di stabilire regole su come si dovrebbe parlare o scrivere correttamente. Si basa su una norma “ideale” o “standard” ed è tipico di grammatiche scolastiche e Accademie linguistiche

  • > Anche per il linguista gli errori esistono però a differenza di altre discipline, per la linguistica anche gli errori sono utili perché possono fornirci informazioni utili su come funziona il linguaggio, come viene utilizzato concretamente e quali meccanismi sono in atto. LANGUE ≠ PAROLE ● L-> l’insieme delle conoscenze che permettono ai membri di una comunità di produrre e comprendere frasi di una certa lingua. É dunque l’ uso collettivo della lingua, comprendere le regole, le convenzioni, la grammatica e il vocabolario. Astratta, condivisa, tendenzialmente stabile. Es: italiano standard (con le sue regole su come formare plurali, tempi verbali, sintassi ecc) ● P-> qualunque produzione concreta in una certa lingua. Concreta, individuale, variabile, legata al contesto e alla situazione. Può contenere errori, variazioni, stile personale. SINCRONIA ≠ DIACRONIA [introdotta da De Saussure- fondatore della linguistica moderna] ● S-> si concentra sullo studio della lingua in un singolo momento temporale, come se fosse un sistema chiuso. Si interessa delle strutture linguistiche

(suoni, parole, frasi, regole) presenti in un determinato periodo, senza considerare come queste si siano evolute nel tempo. Es: un linguista che studia come i parlanti di italiano utilizzano oggi la lingua, senza considerare l’evoluzione storica delle parole o delle regole grammaticali. ● D-> si concentra sull’ evoluzione del linguaggio nel tempo , analizzando come suoni, parole e strutture grammaticali cambiano nel corso dei secoli. Esplora le dinamiche nel corso della storia della lingua, prendendo in considerazione i cambiamenti fonetici, morfologici, sintattici e semantici. Es: un linguista che studia come si è evoluto l’italiano dal latino lat. Servus-> lat. Sclavus-> ven. Sciao-> it. Ciao, Salve, Buongiorno. Una scacchiera può essere vista sia dal pdv sincronica sia dal pdv diacronico. C APITOLO 1 Le origini del linguaggio Charles Darwin propone una visione per la quale i nostri progenitori, prima di aver acquisito la capacità di esprimere il loro amore in un linguaggio articolato, fossero dotati di un’ abilità musicale che utilizzavano per sedursi reciprocamente. Questa nozione sfata l’immagine stereotipata dei nostri progenitori come individui rozzi e non seduttivi e inoltre, questa può rappresentare un’interessante speculazione su come il linguaggio possa essersi originato. La nozione certa è che sicuramente, l’abilità di produrre suono e certi semplici gesti vocali sia situata in una parte antica del cervello che abbiamo in comune con altri esseri viventi animali ma questo non è il linguaggio umano. Le origini del linguaggio umano si sospetta risalgano circa tra 100.000 e 50. anni fa , quando la scrittura ancora non si era sviluppata. Nonostante questo, agli albori delle prime fasi di vita dell’essere umano sulla terra non possediamo tracce o prove dirette relative al linguaggio dei nostri antichi progenitori e per questo, non sono mai mancate le speculazioni sulle origini del linguaggio umano. 1.1 L’origine divina Nella maggior parte delle religioni è presente una fonte divina che è stata in grado di fornire agli uomini il linguaggio. Ad esempio, nella tradizione biblica Dio creò Adamo , il quale viene considerato come il primo a nominare gli esseri viventi e a dare inizio all'uso del linguaggio. Nella tradizione indù, allo stesso modo, fu la dea Sarasvati , moglie di Brahma, a fornire il dono del linguaggio all’umanità. Con l’obiettivo di riscoprire questo linguaggio divino sono stati attuati degli esperimenti con l’ipotesi principale per la quale se i bambini fossero stati fatti crescere senza la possibilità di ascoltare alcun tipo di lingua, avrebbe cominciato in maniera spontanea a usare la lingua originaria data da Dio.

  1. Alla luce del racconto di Erodoto, il faraone egiziano Psammetico svolge l’esperimento su due neonati più di 2.500 anni fa, i quali hanno vissuto i primi due anni della loro vita solamente in compagnia di capre e di un pastore muto. Quanto la storia racconta, i bambini

semplicemente i suoni della natura possa riferirsi alle entità non sonore o a concetti astratti. ● La teoria “Pooh-pooh”: Secondo Jespersen, il linguaggio avrebbe avuto origine dalle espressioni naturali di emozioni, sensazioni o reazioni spontanee, come esclamazioni involontarie che l'essere umano avrebbe prodotto di fronte a determinate esperienze. Ad esempio, parole come "ah!", "oh!", "uh!" o "wow!" sarebbero il risultato di suoni istintivi e involontari legati a stati emotivi, come sorpresa, collera, dolore o piacere. In questa teoria, il linguaggio sarebbe quindi derivato da espressioni affettive e involontarie , che con il tempo si sarebbero strutturate e sviluppate in forme più complesse, portando alla formazione di vere e proprie lingue. Però, visto che queste

interiezioni come ah! , oh! , mmm! vengono prodotte tramite

inspirazioni, allora sappiamo che questa ipotesi non è veritiera in quanto normalmente parliamo mentre espiriamo , non mentre inspiriamo. Quando parliamo, l'aria che espiriamo passa attraverso le corde vocali, che si trovano nella laringe (la "gola"). Questo flusso d'aria viene modulato dalle vibrazioni delle corde vocali, che producono il suono. Quando queste vibrazioni vengono modificate dalla bocca, dalla lingua, dalle labbra e dai denti, si formano le parole che pronunciamo. 1.3 L’ipotesi dell’interazione sociale Un’altra teoria per spiegare l'origine del linguaggio è quella della “yo-he-ho” o teoria “oh-issa” , alla base di questa vi è l’idea per la quale i suoni prodotti da una persona o da diverse persone impegnate in uno sforzo fisico potrebbero essere all’origine del linguaggio. In particolare, gruppi di persone primitive potrebbero aver sviluppato un insieme di grugniti, gemiti e imprecazioni usati nel sollevare e nel trasportare oggetti, che poi si sono evoluti nel tempo, diventando sempre più strutturati e complessi, fino a dare origine alle lingue moderne. La teoria, seppur non universalmente accettata, è importante perché colloca lo sviluppo del linguaggio umano in un contesto sociale dove gli uomini e le donne, organizzati in gruppi, dovevano mantenere delle organizzazioni sociali con una qualche forma di comunicazione. Questa teoria non rappresenta una spiegazione completa sull'origine del linguaggio anche perché allo stesso modo scimmie e altri primati utilizzano grugniti e richiami con funzioni sociali ma non hanno sviluppato la facoltà di linguaggio. 1.4 L’ipotesi dell’adattamento fisico

Le caratteristiche fisiche degli esseri umani che hanno favorito la produzione del linguaggio parlato sono molteplici. Innanzitutto, il fondamentale passaggio alla posizione eretta e la conseguente locomozione bipede hanno fatto sì che la respirazione cambiasse profondamente. Di fatto, nell’essere umano primitivo la respirazione non si basava più sul rapporto un passo: un respiro (tipica dei quadrupedi) ma consiste di una lunga durata dell’ ispirazione (al 90% ) con brevi inspirazioni (al 10%). Nel corso del tempo ci sono stati altri cambiamenti fisici: circa 60.000 anni fa il tratto vocale di un Neanderthal mostra la possibilità di articolare alcuni suoni consonantici distinti, mentre 35.000 anni fa sono state individuate delle caratteristiche simili a quelle degli esseri umani attuali nelle strutture scheletriche fossili. Nello studio dell’evoluzione e dello sviluppo dei primati alcuni tratti fisici possono essere visti come modifiche o adattamenti che rendono il corpo più “efficientemente progettato” per il movimento e grazie a queste, una creatura ha buone possibilità di essere in grado di parlare. DENTI E LABBRA-> i denti umani sono generalmente diritti, non inclinati all’infuori e circa della stessa altezza. Sono piccoli , per questo non molto adatti a strappare o spezzare il cibo ma sono più adatti alla masticazione e

utili nella produzione di suoni come f e v. Le labbra hanno un alto intreccio di

muscolatura più intricato (rispetto a quello dei primati) e sono molto

flessibili… per questo si articolano suoni come p , b e m.

BOCCA E LINGUA-> la bocca umana è piccola rispetto agli altri primati e può essere chiusa e aperta rapidamente. È situata in un tratto vocale che ha una forma più complessa e articolata rispetto a quella di altri mammiferi. In particolare, la forma del tratto vocale umano è descritta come una " L " per indicare che il percorso attraverso cui l'aria passa dalla trachea alla bocca e alla laringe è piegato in un angolo. Questa caratteristica distingue l'anatomia umana da quella degli altri mammiferi, che di solito hanno un tratto vocale che si sviluppa in modo più lineare, in un asse antero-posteriore (cioè da avanti a dietro), senza piegamenti significativi. La lingua umana è più corta , spessa e ricca di muscoli e queste caratteristiche permettono la produzione di una vasta gamma di suoni. Gli esseri umani possono "ostruire" il passaggio dell'aria verso il naso (per esempio, chiudendo le narici o regolando la parte posteriore della bocca) e, di conseguenza, aumentare la pressione dell'aria nella cavità orale. Questa capacità è legata alla struttura del nostro tratto vocale e alla muscolatura che controlla la respirazione e la fonazione. In altre parole, gli esseri umani possono utilizzare i muscoli del viso, della gola e della bocca per manipolare il fiusso

strumenti e di utilizzare il linguaggio si pensa essere stati legati tra loro da un punto di vista cerebrale e comportamentale. È stato svolto uno studio nel quale si è tracciato l’attività del cervello di esperti tagliatori di pietre mentre fabbricavano un utensile e mentre è stato loro chiesto di pensare determinate parole. Lo studio mostra come l’andamento dei flussi ematici verso specifiche parti del cervello era molto simile nei due casi andando così a confermare l’ipotesi per cui alcuni aspetti della struttura del linguaggio si possano essere sviluppati attraverso gli stessi circuiti cerebrali formati x la creazione di utensili. In termini di struttura linguistica, l’uomo potrebbe aver sviluppato dapprima la capacità di designare oggetti producendo un rumore specifico e il passo in avanti decisivo sarebbe consistito nel combinare col primo un altro suono specifico per formare un messaggio complesso. 1.6 L’origine genetica Per comprendere questi cambiamenti fisici avvenuti nella storia dell’evoluzione umana possiamo far riferimento ai primi anni di vita di un bambino. Alla nascita, il suo cervello ha un quarto del suo peso finale e la laringe si trova in una posizione molto più alta nel collo che consente loro di respirare e bere allo stesso tempo (come gli scimpanzé). Nel corso del tempo, la sua laringe discende, il suo cervello si sviluppa e il bambino assume la posizione eretta e comincia a parlare e a camminare. Il fatto che i bambini nati sordi possano acquisire l'uso corrente della lingua dei segni fin da piccoli si spiega grazie alla plasticità cerebrale (capacità di adattarsi e organizzarsi per compiti complessi) e alla capacità innata dell'essere umano di acquisire il linguaggio , che è un aspetto fondamentale dello sviluppo neurologico. L’ IPOTESI DELL’INNATISMO - > secondo questa teoria, alcune capacità cognitive come l’apprendimento del linguaggio sono innate cioè fanno parte della nostra dotazione biologica. Nello studio dell’evoluzione umana sono state identificate alcune mutazioni genetiche connesse a cambiamenti dell’alimentazione (in particolare quelle connesse a un aumento dell’apporto calorico) che hanno portato ad aumento dell’ afflusso del sangue al cervello creando le condizioni per lo sviluppo di un cervello più grande e più complesso. Se prendiamo in considerazione questa ipotesi, le speculazioni sulle origini del linguaggio ci spingono nella direzione delle analogie con il funzionamento dei computer e di concetti presi dalla scienza biologica e genetica. La ricerca sulle origini del linguaggio diventa così una ricerca del particolare “gene del linguaggio” che solo gli uomini possiedono.

CAPITOLO 2 Gli animali e il linguaggio umano Di norma ci interroghiamo spesso sulla questione per cui gli animali siano in grado di comunicare con gli umani… sicuramente sappiamo che sono in grado di comunicare tra di loro ma questo avviene perché il linguaggio umano possiede delle proprietà che lo rendono totalmente diverso da ogni altro sistema di comunicazione e quindi non apprendibile dalle altre specie? 2.1 Segnali di comunicazione e di informazione Occorre attuare una distinzione tra i segnali di comunicazione e i segnali di informazione. I primi sono intenzionali (es: ho fatto domanda per il posto vacante di primario neurochirurgo dell’ospedale), i secondi invece non sono intenzionali e da questi si possono ricavare informazioni (es: se starnutiamo le persone possono accorgersi del nostro raffreddore). Un altro esempio di una forma di comunicazione intenzionale è la glossolalia nonché il fenomeno per cui una persona emette suoni o parole che non appartengono a nessuna lingua conosciuta , spesso durante esperienze religiose o mistiche che si esplicita in una serie di fonemi articolati in forma musicale e tali quindi da esprimere degli stati d’animo. Allo stesso tempo, nel mondo animale non possiamo dire che questi vogliano comunicare qualcosa solo per il fatto di avere delle caratteristiche specifiche ma è chiaro che questo avviene quando attuano un’ azione specifica (es: un corvo che starnazza all’arrivo di un gatto). 2.2 Le proprietà del linguaggio umanoRIFLESSIVITÀ La comunicazione non è la sola principale funzione del linguaggio umano, di fatto, tutti gli esseri viventi comunicano in qualche modo ma non tutti sono in grado di ragionare sul linguaggio stesso e sui suoi usi. In particolare, questa facoltà la possiedono solamente gli esseri umani, i quali, dotati, appunto, di riflessività sono chiaramente in grado di usare il linguaggio per pensare al linguaggio e per parlarne. Si tratta di un tratto esclusivo del linguaggio umano e senza di esso, non potremmo riflettere sulle altre proprietà scientifiche del linguaggio umano e nemmeno identificarle. ● DISLOCAZIONE È la proprietà che possiede la comunicazione umana di riferirsi al tempo passato e al tempo futuro : consente agli utenti del linguaggio di parlare di cose ed eventi non presenti nel contesto immediato e di parlare di cose e luoghi che non possiamo essere certi esistano. Una piccola eccezione la attuano le api che, nonostante facciano parte del mondo animale e che quindi la loro comunicazione

linguaggio è la combinazione dei segnali CHUTT-RRAUP per indicare l’avvicinarsi di un volatile dall’aspetto di un serpente. ● DOPPIA ARTICOLAZIONE Il linguaggio umano è caratterizzato contemporaneamente su due livelli. Nel primo livello possiamo produrre suoni isolati come B S U, mentre in un secondo possiamo disporre questi suoni in una combinazione particolare che produce un significato. La doppia articolazione è una delle caratteristiche più economiche del linguaggio umano in quanto, con un insieme limitato di suoni distinti, siamo in grado di produrre un numero molto grande di combinazioni di suoni che hanno significati distinti. Al contrario, nel linguaggio animale questa facoltà non è contemplata in quanto ogni segnale comunicativo è una forma fissa che non può essere suddivisa in parti distinte es: il cane quando dice bau non è in grado di separare gli elementi B A U a un diverso livello di produzione. 2.3 Parlare con gli animali Sebbene certi animali possano sedersi, fare capriole e rispondere ai comandi verbali degli umani, questi non sono in grado di comprendere il nostro linguaggio. Di fatto, l’animale mostra un particolare comportamento in risposta a un particolare stimolo sonoro o rumore senza però capire effettivamente il significato delle parole presenti nel rumore e di certo non è in grado di produrre messaggi nel linguaggio umano. 2.4 Gli scimpanzé e il linguaggio Dal secolo scorso, furono attuati molti tentativi di insegnare a uno scimpanzé a usare il linguaggio umano ● Anni 30, Luella e Winthrop Kellogg allevano GUA assieme al loro neonato. Lo scimpanzé GUA fu in grado di comprendere un centinaio di parole ma senza dirne alcuna ● Anni 40, Catherine e Keith Hayes allevano VIKI tentando di farle dire delle parole inglesi cercando di metterle la bocca nella giusta posizione mentre produceva i vari suoni. Fu in grado di emettere qualche parola nonostante fosse ormai chiaro che i primati non-umani non abbiano un tratto vocale fisiologicamente adatto alla produzione di suoni linguistici umani WASHOE - > Gli scienziati Beatrix e Allen Gardner cercarono di insegnare

alla scimpanzè Washoe una versione dell’ American Sign Language : la

incoraggiavano ad usare il linguaggio dei segni e giunse a usare segni per più di 100 parole (aeroplano, bambina, banana, finestra ecc). Sviluppò anche

la capacità di combinare insieme le parole per produrre “frasi” semplici come “ancora frutta”, “fammi il solletico” e per di più mostrò la capacità di comprendere un numero di segni molto più grande di quelli che produceva ed era capace di tenere delle conversazioni elementari, principalmente nella forma di sequenze di domanda e risposta. SARAH E LANA-> Gli studiosi Ann e David Premack hanno insegnato a un’altra scimpanzé di nome Sarah l’uso di un insieme di figure di plastica che rappresentavano delle parole (le quali potevano essere a loro volta combinate per formare delle frasi) allo scopo di comunicare con gli umani. Sarah aveva già 5 anni all'inizio dell’esperimento e fu sistematicamente addestrata ad associare figure di plastica a oggetti o azioni, era anche capace di formare frasi e comprendere strutture complesse. La studiosa Duane Rumbaugh addestrò la scimpanzé Lana per imparare il linguaggio

yerkish che consisteva di un insieme di simboli riportati su una grande

tastiera collegata con un computer che Lana doveva premere. LA CONTROVERSIA - > Le osservate abilità linguistiche di Lana e Sarah sono state contrastate da un forte scetticismo perché è stato osservato che quando Lana, ad esempio, usava il simbolo “per favore” essa non doveva necessariamente capirne il significato. Di fatto, Herbert Terrace , attuando lo stesso lavoro con lo scimpanzé Nim , si rese conto che gli scimpanzé producessero segni come semplici risposte alle richieste degli umani e tendessero a ripetere i segni che questi usano. Di fatto, essendo creature intelligenti, il loro comportamento è una specie di risposta condizionata a stimoli forniti dai loro addestratori per ottenere premi e quindi essi sostanzialmente utilizzano degli stratagemmi sofisticati. In risposta a ciò, i Gardner difesero la loro posizione dichiarando che Washoe fosse in grado di produrre segni corretti per identificare oggetti nelle figure anche in assenza di esseri umani e che, a differenze di Nim, Washoe, viveva in un ambiente più circoscritto con tante opportunità di gioco creativo e di interazione con persone che usavano correttamente la lingua dei segni anche tra loro. KANZI-> Uno studio recente attuato da Sue Savage-Rumbaugh è stato in grado di fornire uno sviluppo interessante in relazione alla controversia. In particolare, mentre la studiosa cercava di addestrare una bonobo ( Matata ) a usare i simboli dello yerkish, il figlio Kanzi cominciò ad usare spontaneamente con grande disinvoltura il sistema di simboli tramite l’osservazione e l’esposizione. Kanzi fu in grado di sviluppare un vocabolario di simboli, la capacità di comprendere l’inglese parlato a un livello simile a

3.2 Le consonanti Le consonanti sono suo in prodotti con la frapposizione di un ostacolo (totale o parziale) al passaggio dell’aria. Siamo inconsapevoli del modo in cui produciamo i suoni linguistici e per descrivere l’articolazione di una consonante facciamo riferimenti a tre tratti: ● DISTINZIONE TRA SUONI SONORI E SORDI ● LUOGO DI ARTICOLAZIONE ● MODO DI ARTICOLAZIONE 3.3 Suoni sonori e sordi Quando pronunciamo una consonante spingiamo l’aria fuori dai polmoni e su per la trachea fino alla laringe all’interno della quale si trovano le pliche (corde) vocali che assumono 2 posizioni ● Quando sono separate , l’aria che arriva dai polmoni passa tra di loro senza ostacoli: SUONI SORDI (ssss, fff) ● Quando sono accostate l’una all’altra , l’aria che arriva dai polmoni le separa per oltrepassarle creando un effetto di vibrazione: SUONI SONORI (zzz, vvv) 3.4 Luogo di articolazione - > punto dell’apparato fonatorio in cui il suono viene articolato. Quando l’aria attraversa la laringe, entra nel tratto vocale e risale attraverso la faringe (organo allungato di 12-13 cm) e da qua viene sospinta verso l’esterno attraverso la bocca e/o attraverso il naso (cavità nasale). I suoni consonantici sono prodotti usando la lingua o altre parti della bocca per restringere la forma della cavità orale attraverso cui passa l’aria e il luogo di articolazione si riferisce al punto della bocca in cui avviene il restringimento. Per descrivere il luogo di articolazione della maggior parte dei suoni consonantici si parte dalla parte interiore della bocca e si procede verso l’interno.

SIMBOLI FONETICI IMMEDIATAMENTE RICONOSCIBILI

BILABIALI - > suoni prodotti con le due labbra [ p ], [ b ], [ m ], [ w ] (uomo, uovo, way) ● LABIODENTALI - > suoni prodotti usando i denti incisivi superiori e il labbro inferiore [ f ], [ v ] ● ALVEOLARI - > suoni prodotti quando avviciniamo punta della lingua alla cresta alveolare [ t ], [ d ], [ s ], [ z ], [ ts ], [ dz ], [ n ] tenda, dente, specchio, sbaglio, zucchero, zero, nero, [ l ] là, [ r ] re ● DENTALI - > suoni prodotti con avvicinamento tramite punta della lingua e denti incisivi superiori. [ θ ] : theta (greco) - > suono sordo (three, bath) ≠ [ ] : eth - > suono sonoro (the, there, then, thus) ● INTERDENTALI - > suoni prodotti con la lingua tra i denti ● PALATALI (POSTALVEOLARI/ PALATO-ALVEOLARI) - > suoni prodotti nella zona in cui la cresta alveolare incontra il palato [ ʃ ] (sh: sci, scia), [ t͡ʃ ] (ci - ma non si pronuncia “i”: ciao, faccio), [ ʒ ] (prestito dal francese: garage, dall’inglese: fusion, dal toscano: Luigi ), [ dʒ͡ ] (gioco, gesto, judge, George), [ ɲ ] (gnomo), [ ʎ ] (aglio, figlia). ● VELARI - > suoni prodotti col dorso della lingua contro il velo/palato molle (dietro al palato duro) [ k ] (suono sordo: occhi, eco, qualche, cook, kick, coke), [ g ] (sonoro: gatto, ghiro, guerra, go, gag- bavaglio), [ ŋ ] (anagma, si trova sempre prima di [k] e [g] ancora, angolo, sing, ringing ● GLOTTIDALI - > suoni prodotti senza l’uso attivo della lingua ma nella glottide (spazio tra le pliche vocali nella laringe, quando è aperta e l’aria passa attraverso la bocca senza subire perturbazioni) [ h ] (have, house, who, whose, ho, hai, ha, hanno - la h non si pronuncia in italiano), [x] SUONI E LETTERE - > La trascrizione si basa sui suoni e non sulla lingua scritta es: le parole casa (c-), chiesa (ch-), quadro (q-), koala (k-) hanno il suono corrispondente [k]. In inglese la relazione tra grafia e pronuncia è

● occlusiva glottidale [ ʔ ] - > viene prodotto quando lo spazio tra le corde vocali (la glottide) viene completamente chiuso per un periodo brevissimo e poi riaperto di colpo (Oh oh! : tra il primo e il secondo oh si articola una occlusiva glottidale, Harry Potter - senza pronunciare l’H e le tt, sono [ʔ] Aldo) ● monovibrante (flap) [ ɾ ] - > prodotta battendo per un istante la lingua contro gli alveoli es: quando un parlante inglese americano pronuncia butter come budder, quando anglofoni americano tendono a pronunciare come monovibranti le consonanti [t] e [d] in posizione intervocalica dove nelle coppie latter e ladder, writer e rider, metal e medal non c’è più distinzione tra le consonanti intermedie.

3. 7 Le vocali Le vocali sono prodotte mantenendo il fiusso d’aria relativamente libero (al contrario delle consonanti che si producono con una chiusura o un ostacolo) e sono tutte sonore. Per descriverle dobbiamo prendere in considerazione il modo in cui la lingua influisce sulla conformazione della cavità orale che il flusso di aria deve attraversare. Devi immaginare che all’interno della bocca ci sia una zona anteriore, una posteriore e una zona alta e una bassa. Esempi: ● Lì e heat (calore) - > vocali alte, anteriori ● Hat - > medio-alta ma sempre anteriore ● Hot - > bassa, posteriore [ i ] : vini, qui (alta, anteriore) [ e ] : che, tre (medio-alta, anteriore)

[ ɛ ] : bene, ecco (medio-bassa, anteriore/centrale)

[ a ] : papà, qua (bassa, centrale) [ ɔ ] : ho, però (medio- bassa, centrale/ posteriore) [ o ] : dove, sole (medio- alta, posteriore) [ u ] : tu, Gesù (alta, posteriore) Sono classificate in base a

  1. POSIZIONE DELLA LINGUA a. Avanzamento: anteriori, medie, posteriori, b. Innalzamento: alte, medie, basse.
  2. POSIZIONE DELLE LABBRA : arrotondate vs non arrotondate
  3. PASSAGGIO DELL’ARIA NELLA CAVITA’ NASALE : vocali orali vs vocali nasali Posizione della lingua ● Avanzamento
  • vocali anteriori: [i], [e], [ɛ]
  • vocali centrali: [a]
  • vocali posteriori: [u], [o], [ɔ] ● Innalzamento
  • vocali alte: [i], [u]
  • vocali medie: [e], [o]-> medio-alte; [ɛ], [ɔ]-> medio-basse
  • vocali basse: [a] Posizione delle labbra
  • arrotondate: [u], [o], [ɔ] - > posteriori
  • non arrotondate: [i], [e], [ɛ], [a] - > anteriori e centrali Passaggio d’aria nella cavità nasale
  • vocali orali: no passaggio nella cavità nasale [u], [o], [ɔ], [i], [e], [ɛ],

[a]

  • vocali nasali: passaggio dell’aria nella cavità nasale - > non

presenti in italiano es. francese [ɑ̃] → sans ‘senza’ = [sɑ̃] es.

polacco [ɛ]̃ → rşka ‘mano’ = [ˈrɛː̃ .ka]

3.8 I dittonghi I dittonghi sono suoni formati da due vocali consecutive. Quando pronunciamo un dittongo, gli organi fonatori si spostano dalla posizione di una vocale ad un’altra es ● [ai] : mai, farai - > movimento dal basso verso la zona alta anteriore ● [au] : pausa, auto - > movimento dal basso verso la zona alta posteriore

● [ɛi] : sei, lei

● [ɛu] : euro

● [ei] : potei

● [ɔi] : poi

● [oi] : noi ● [ui] : cui 3.9 Variazioni individuali minori