





Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Marcatori molecolari e isoenzimi
Tipologia: Slide
1 / 9
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!






I primi marcatori molecolari: i marcatori biochimici L'analisi quali-quantitativa dei composti proteici ha costituito un primo strumento ai fini degli studi genetici a livello molecolare. L’analisi di proteine strutturali è stato un primo approccio; benchè diverse classi proteiche possano essere valutate in diversi organi vegetali, l'elettroforesi delle proteine del seme è stato il metodo più usato. Nei cereali si è applicata l’analisi della frazione alcool-solubile delle proteine del seme (prolamine). L'elettroforesi su gel di poliacrilamide viene in genere preferita all'amido, in quanto solo la maggiore risoluzione consentita da questa tecnica permette la 'lettura' del complesso modello di bande prodotte sul gel. L’elettroferogramma di un gel di proteine è il risultato dell'espressione di diversi geni, per cui, dipendendo direttamente dalla costituzione genetica, può essere considerato come marcatore del genotipo che lo presenta. La complessità dei fenotipi proteici (20-50 bande presenti) ha costituito un limite per l'applicazione di quest'analisi come marcatore puro, in quanto non è possibile seguire con esattezza le frequenze o la segregazione dei molti geni codificanti per questi composti. D'altra parte, questa stessa complessità, fornisce un valido strumento ai fini della caratterizzazione e dell'identificazione varietale (fingerprinting): l'elettroferogramma delle proteine può essere infatti considerato come l'impronta digitale di una cultivar ed utilizzato per la discriminazione tra popolazioni geneticamente simili. Marcatori biochimici: Isoenzimi: insieme delle differenti forme molecolari di proteine enzimatiche codificate da geni ubicati in loci diversi, ma che catalizzano la stessa reazione metabolica; si tratta di forme alternative di un enzima, dette isoforme. Alloenzimi: varianti di proteine enzimatiche che catalizzano la medesima reazione metabolica, ma che sono tuttavia codificate da forme alleliche di uno stesso gene, potendosi pertanto riferire ad un singolo locus. Isoenzimi e alloenzimi Un’altra classe di marcatori biochimici sviluppata e utilizzata per analisi genetiche è quella degli alloenzimi, varianti di proteine rilevate attraverso la migrazione differenziale su gel di amido sottoposto ad un campo elettrico. A partire dalla fine degli anni sessanta questa classe di marcatori è stata ampiamente utilizzata per numerosi lavori riguardanti soprattutto la genetica delle popolazioni. Tuttavia i metodi basati direttamente sulle variazioni a livello del DNA, disponibili a partire dalla metà degli anni ottanta, hanno ormai sostituito la tecnica degli alloenzimi. In ogni organismo, il numero delle forme enzimatiche con una determinata azione catalitica è generalmente basso; il polimorfismo presente in queste proteine può essere facilmente evidenziato tramite elettroforesi, qualora le diverse molecole enzimatiche presentino diverse proprietà cinetiche. Il polimorfismo isoenzimatico può essere dovuto principalmente a due fattori: l'espressione di geni diversi in diversi loci del genoma (famiglie multigeniche) o l'espressione di alleli diversi all'interno dello stesso locus. Quest'ultimo tipo di polimorfismo risulta il più utile ai fini delle analisi genetiche, perciò il termine 'isoenzimi', inteso in senso stretto, indica appunto la presenza di polimorfismo enzimatico intralocus; per tale accezione il termine 'alloenzimi' sarebbe senz'altro più rigoroso. Ad esempio l'enzima fosfogluco isomerasi (PGI) nella maggior parte delle specie studiate è codificato in due loci distinti nel genoma (PGI-1e PGI-2, quindi due isoenzimi).
Al locus PGI-2, in molte specie, sono presenti diverse forme alleliche (alloenzimi), che segregano in maniera mendeliana e che possono essere utilizzate come caratteri marcatori. Metodologia per l’analisi di polimorfismi enzimatici nelle piante:
Analogamente, se l’enzima è tetramerico, cioè formato da quattro catene polipeptidiche codificate dallo stesso locus, in presenza di due allleli polimorfici si possono formare i fenotipi isoenzimatoci mostrati a destra nella slide successiva. I due omozigoti producono un unico tipo di tetramero formato da 4 polipeptidi uguali (omotetrameri). Un eterozigote invece produce 5 tipi di tetrameri: 2 omotetrameri e 3 eterotetrameri, corrispondenti alla combinazione casuale dei due polipeptidi prodotti. La mobilità elettroforetica degli eterotetrameri è intermedia rispetto a quella dei due omotetrameri. Si vedano nella slide seguente esempi di segregazione in sistemi enzimatici tetramerici.
Tale sistema di analisi molecolare presenta un certo numero di vantaggi rispetto alle procedure utilizzate negli studi genetici tradizionali:
In breve ad una semplicità del metodo si contrappone il fatto che gli isoenzimi rilevabili sono pochi come numero e quelli «leggibili» in termini di alleli allo stesso locus (alloenzimi) ancora meno. Essendo il prodotto dell’espressione genica, possiamo dire che gli isoenzimi hanno una scarsa stabilità, cioè la loro espressione può variare con l’età e l’organo analizzato, ma anche con le condizioni ambientali in cui sono state allevate le piante prima dell’estrazione. Per un esempio di analisi genetica utilizzando gli isoenzimi, si consideri la necessità di verificare se una popolazione di Lolium perenne (una specie erbacea da foraggio e da tappeto erboso) risulta in equilibrio Hardy-Weinberg. Si ricorda che secondo la legge di Hardy-Weinberg una popolazione è in equilibrio se le frequenze geniche sono costanti (popolazione numerosa, assenza di mutazione preferenziale, migrazione, selezione e unione casuali); in tal caso le frequenze genotipiche sono in relazione con le frequenze geniche (alleliche) secondo lo sviluppo del quadrato di un binomio [siano p e q le frequenze alleliche, le frequenze genotipiche in caso di equilibrio saranno p2, q2, 2pq]. Cioè se in una popolazione l’allele a ha frequenza 0,40 e l’allele A ha frequenza 0,60 se la popolazione è in equilibrio le frequenze genotipiche hanno frequenza teorica pari a 0,16 per aa, 0, per AA e 0,48 per Aa. Nell’esempio sono stati rilevati appunto 2 alleli. L’esercizio si risolve confrontando con il test statistico del chi-quadrato (χ2) le frequenze osservate con quelle attese in caso di equilibrio. Si possono quindi calcolare le frequenze alleliche e quelle genotipiche osservate per l’esempio in questione. Le frequenze alleliche relative sono 0,7 e 0,3 per «A» e «a» rispettivamente. Utilizzando le frequenze alleliche si possono calcolare le frequenze genotipiche attese nell’ipotesi di equilibrio.
Ad es. il genotipo AA è atteso con una frequenza relativa pari a [(0,7)2]=0,49 e con frequenza assoluta nella popolazione di 40 individui pari a 0,49 * 40 = 19, Analogamente, seguendo le formule, si calcolano le frequenze assolute attese per i genotipi aa (3,6) e Aa (16,8) Il test statistico idoneo a saggiare la conformità di una distribuzione osservata rispetto a una distribuzione attesa è il test del chi-quadrato. L’indice statistico nel nostro caso è dato dalla sommatoria dei valori [(oss-att)2/att] per tutti e sei i confronti. Il primo valore è [(20-19,6)2/19,6] = 0,008. Svolgendo tutti i calcoli e la sommatoria, il valore del chi-quadrato risulta pari a 0,09, un valore inferiore ai valori soglia di significatività per il livello del 0,05 per (3-1)=2 gradi di libertà. Quindi l’ipotesi nulla non può essere rigettata, la distribuzione osservata non è diversa da quella attesa e la popolazione deve considerarsi in equilibrio H-W. Esempio di applicazione degli isoenzimi: isoenzimi negli incroci tra piante. Un esempio è un collegamento straordinariamente stretto tra un locus della fosfatasi acida (Aps-I) e il gene per la resistenza alle neoplasie radicali matodes (Mi) nel pomodoro. Il gene Mi è stato scoperto in un parente di pomodori selvatici, Lyco-persicon peruvianum, ed era associato a una variante acida definita banda di fosfatasi. Ibridi tra L. Perùvianum e pomodoro coltivato, L. esculentum, hanno entrambe le bande dei genitori e un intermedio,cioè la banda “ibrida” in posizione centrale. Tutti e tre i possibili genotipi possono essere rilevati da semplici preparazioni di fusti, radici, o foglie di piante di qualsiasi stadio. Ad oggi, non è stata trovata quasi nessuna eccezione per l'associazione tra la banda della fosfatasi acida lenta e Mi. Così possiamo identificare le piante resistenti in una fase molto precedente, e distinguere piante resistenti da piante suscettibili più affidabilmente perché il test contro il parassita è spesso afflitto da problemi tecnici e per distinguere tra omozigoti ( M i / M i ) e piante eterozigoti (Mi/ +).