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mario barenghi calvino .docx, Appunti di Letteratura Contemporanea

mario barenghi calvino .docx Letteratura Italiana Contemporanea Laura Di Nicola

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ITALO CALVINO
Vita e opere
1923 Italo Calvino nasce a Santiago de Las Vegas a Cuba il 15 ottobre
1923.
1925 La famiglia Calvino ritorna in Italia e si stabilisce in Liguria presso
Sanremo. I genitori, anticlericali, avversi al fascismo, dirigono una stazione
sperimentale di floricoltura annessa all’abitazione (villa Meridiana).
1927 – Italo frequenta l’asilo infantile St. George College.
1929 – 1933 – Italo frequenta le scuole valdesi.
1934 – Si iscrive al liceo ginnasio “Cassini”.
1935 – 1938 – E’ il periodo in cui nasce in Italo la passione per la letteratura.
Egli è molto attento anche alle riviste umoristiche e al cinema americano.
1939 Scrive brevi racconti, apologhi, pezzi teatrali e disegna vignette
umoristiche e satiriche.
1941 1942 Si iscrive alla facoltà di Agraria a Torino e sostiene quattro
esami.
1943 Si trasferisce all’Università di Firenze. L’8 settembre, renitente alla
leva della Repubblica di Salò, trascorre alcuni mesi nascosto.
1944 – Si unisce ai partigiani che operano sulle Alpi Marittime.
1945 – Calvino inizia la militanza nel partito comunista. Si trasferisce a Torino
dopo la Liberazione, dove si iscrive alla facoltà di Lettere. Inizia la sua
collaborazione con il quotidiano “L’Unità” e con “Il Politecnico” di Elio Vittorini.
Compaiono i suoi primi racconti.
1946 Entra in contatto con l’ambiente culturale ricco e vivace della casa
editrice torinese “Einaudi”.
1947 – Si laurea in Lettere. Viene pubblicato il suo primo romanzo “Il sentiero
dei nidi di ragno”.
1948 – Calvino viene assunto come redattore all’”Unità”.
1949 – Scrive “Ultimo viene il corvo”.
1950 Calvino viene assunto stabilmente dalla casa editrice “Einaudi”.
Suicidio di Cesare Pavese che sarà sconvolgente per Calvino.
1951 – Muore il padre di Italo.
1952 Viene pubblicato “Il visconte dimezzato”. Sull’”Unità” vengono
pubblicate le prime novelle di “Marcovaldo”.
1954 – Esce “L’entrata in guerra”.
1956 Esce “Fiabe italiane”. In seguito all’invasione da parte dell’Unione
sovietica, ha inizio la crisi nei rapporti tra Calvino e il partito comunista.
1957 – Vengono pubblicati “Il barone rampante” e “La speculazione edilizia”.
Inoltre l’uscita del racconto “La gran bonaccia delle Antille” segna la rottura
col partito comunista.
1958 Escono “I racconti” (che comprendono anche dieci novelle di
Marcovaldo).
1959 Esce “Il cavaliere inesistente”. Calvino intraprende un viaggio negli
Stati Uniti che durerà sei mesi.
1960 – Calvino raccoglie i tre romanzi della trilogia araldica nell’unico volume
“I nostri antenati” accompagnati dalla “Nota 1960”. Esce anche il saggio “Il
mare dell’oggettività”.
1962 Conosce a Parigi l’argentina Esther Judith Singer, che sposerà due
anni più tardi. Esce il racconto “La strada di San Giovanni”.
1963 – Esce “Giornata di uno scrutatore” e “Marcovaldo ovvero Le stagioni in
città”.
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ITALO CALVINO

Vita e opere 1923 – Italo Calvino nasce a Santiago de Las Vegas a Cuba il 15 ottobre

1925 – La famiglia Calvino ritorna in Italia e si stabilisce in Liguria presso Sanremo. I genitori, anticlericali, avversi al fascismo, dirigono una stazione sperimentale di floricoltura annessa all’abitazione (villa Meridiana). 1927 – Italo frequenta l’asilo infantile St. George College. 1929 – 1933 – Italo frequenta le scuole valdesi. 1934 – Si iscrive al liceo ginnasio “Cassini”. 1935 – 1938 – E’ il periodo in cui nasce in Italo la passione per la letteratura. Egli è molto attento anche alle riviste umoristiche e al cinema americano. 1939 – Scrive brevi racconti, apologhi, pezzi teatrali e disegna vignette umoristiche e satiriche. 1941 – 1942 – Si iscrive alla facoltà di Agraria a Torino e sostiene quattro esami. 1943 – Si trasferisce all’Università di Firenze. L’8 settembre, renitente alla leva della Repubblica di Salò, trascorre alcuni mesi nascosto. 1944 – Si unisce ai partigiani che operano sulle Alpi Marittime. 1945 – Calvino inizia la militanza nel partito comunista. Si trasferisce a Torino dopo la Liberazione, dove si iscrive alla facoltà di Lettere. Inizia la sua collaborazione con il quotidiano “L’Unità” e con “Il Politecnico” di Elio Vittorini. Compaiono i suoi primi racconti. 1946 – Entra in contatto con l’ambiente culturale ricco e vivace della casa editrice torinese “Einaudi”. 1947 – Si laurea in Lettere. Viene pubblicato il suo primo romanzo “Il sentiero dei nidi di ragno”. 1948 – Calvino viene assunto come redattore all’”Unità”. 1949 – Scrive “Ultimo viene il corvo”. 1950 – Calvino viene assunto stabilmente dalla casa editrice “Einaudi”. Suicidio di Cesare Pavese che sarà sconvolgente per Calvino. 1951 – Muore il padre di Italo. 1952 – Viene pubblicato “Il visconte dimezzato”. Sull’”Unità” vengono pubblicate le prime novelle di “Marcovaldo”. 1954 – Esce “L’entrata in guerra”. 1956 – Esce “Fiabe italiane”. In seguito all’invasione da parte dell’Unione sovietica, ha inizio la crisi nei rapporti tra Calvino e il partito comunista. 1957 – Vengono pubblicati “Il barone rampante” e “La speculazione edilizia”. Inoltre l’uscita del racconto “La gran bonaccia delle Antille” segna la rottura col partito comunista. 1958 – Escono “I racconti” (che comprendono anche dieci novelle di Marcovaldo). 1959 – Esce “Il cavaliere inesistente”. Calvino intraprende un viaggio negli Stati Uniti che durerà sei mesi. 1960 – Calvino raccoglie i tre romanzi della trilogia araldica nell’unico volume “I nostri antenati” accompagnati dalla “Nota 1960”. Esce anche il saggio “Il mare dell’oggettività”. 1962 – Conosce a Parigi l’argentina Esther Judith Singer, che sposerà due anni più tardi. Esce il racconto “La strada di San Giovanni”. 1963 – Esce “Giornata di uno scrutatore” e “Marcovaldo ovvero Le stagioni in città”.

1964 – Calvino si sposa e si stabilisce a Roma. Esce una nuova edizione del “Il sentiero dei nidi di ragno” a cui Calvino aggiunge una importante “Prefazione” 1965 - Viene pubblicato “Le Cosmicomiche”. Vengono inoltre pubblicati, in volume unico, i due racconti “La nuvola di smog” (uscito nel 1958 su “Nuovi Argomenti”) e “La formica argentina” (pubblicato nel 1952 su “Botteghe Oscure”). 1967 – Calvino si trasferisce a Parigi. Viene pubblicato “Ti con zero”. 1968 – Esce “La memoria del mondo” edito presso “Il Club degli Editori”. Si tratta di una raccolta di 20 racconti, di cui 8 inediti, che prosegue l’esperienza cosmicomica di Calvino. 1969 – Esce “Il castello dei destini incrociati”. 1970 – Esce “Orlando furioso di Ludovico Ariosto raccontato da Italo Calvino”. 1971 – Calvino cura una raccolta di scritti di Charles Fourier e dirige “I centopagine”, collana di romanzi brevi. 1972 – Esce “Le città invisibili”. 1973 – Esce la seconda edizione di “Il castello dei destini incrociati”. 1974 – Inizia la collaborazione con il “Corriere della Sera” che durerà cinque anni. 1975 – Sulle pagine del Corriere nasce il personaggio di Palomar. 1978 – Muore la madre di Calvino. 1979 – Esce “Se una notte d’inverno un viaggiatore”. Inizia la collaborazione col quotidiano “La Repubblica”. 1980 – Esce “Una pietra sopra”. 1982 – Esce su rivista il racconto “Sapore Sapere” (nell’idea di Calvino avrebbe dovuto intitolarsi “Sotto il sole giaguaro”). 1983 – Esce “Palomar”, l’ultimo libro che Calvino pubblica presso Einaudi. 1984 – Escono presso Garzanti “Cosmicomiche vecchie e nuove “ e “Collezione di sabbia”. 1985 – Durante l’estate lavora al ciclo di lezioni in programma alla Harvard University, rinomata università statunitense. Colto da un ictus, muore a Siena nella notte tra il 18 e il 19 settembre 1985. Il testo delle prime cinque conferenze per Harvard (ne erano previste sei) esce postumo, nel 1988, col titolo “Lezioni americane – Sei proposte per il prossimo millennio”. CALVINO – Di Mario Barenghi Capitolo 1: Racconti di guerra, di bosco e di scoglio (1945-1954) IL SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO (1947)

Il romanzo è articolato in 12 capitoli. In esso sono chiaramente distinguibili tre parti: la prima dedicata alla descrizione della vita nel paese, dalla descrizione della vita inCarrugio Lungo fino all’evasione e al primo incontro di Pin con il Cugino (cap. I-IV); la seconda dedicata alla descrizione dell’esperienza partigiana, fino all’incendio e al trasferimento del nuovo campo (cap. V-VIII); la terza dedicata al finale, con l’apparente catastrofe e l’epilogo dischiuso verso un impregiudicato avvenire (cap. X-XII). Il capitolo IX è distinto dagli altri e svolge una funzione ritmica di pausa prima del finale drammatico e una funzione ideologica di cornice interpretativa posta a metà romanzo. Viene abbandonato il punto di vista ingenuo di Pin per riferire il dialogo tra il comandante di brigata Ferreira e il commissario politico Kim, che, assalito dall’esigenza di chiarirsi il senso della lotta partigiana, dovuta anche ai suoi studi di medicina psichiatrica, nota che un medesimo furore accomuna partigiani e fascisti. La scelta di schierarsi con uno o con l’altro dipende spesso dal caso, da motivazioni occasionali e contingenti. Ma è opposto il significato storico delle azioni che ne conseguono. I partigiani, anche i meno consapevoli o i più confusi, come quelli della banda del Dritto, sono dalla parte della libertà: ogni loro gesto va nella direzione del riscatto delle umiliazioni e dalle ingiustizie.. Il romanzo è governato da una serie di corrispondenze e simmetrie. In particolare si nota l’alternanza tra capitoli statici (descrizioni, riflessioni e dialoghi) e capitoli dinamici (avventure, conflitti e fughe). Ci sono poi motivi che vengono ripresi in più capitoli: esempio è il primo capitolo che si apre con Pin in compagnia e si conclude con lui solo, in contrasto con l’ultimo capitolo in cui avviene l’inverso. Se si esclude il capitolo IX , la narrazione procede con un ritmo alacre e un piglio leggero e spavaldo consono alla giovane età del protagonista. I personaggi sono caratterizzati con pochi tratti sommari, spesso con effetti di deformazione e di forzatura espressionistica (il viso largo e camuso del cugino; le lentiggini di Pin). La vicenda presenta un alto quoziente di violenza, ma tutte le uccisioni a sangue freddo avvengono fuori campo e alla coscienza di Pin esse sfuggono. Sono anche numerosi gli elementi che richiamano una dimensione fiabesca: ad esempio, il luogo dove i ragni fanno i nidi appare a Pin come un luogo incantato e la pistola gli appare come un talismano, la scia dei noccioli di ciliegia. Decisiva è la scelta di una prospettiva ribassata e straniante di un eroe non ancora adolescente. Sesso e violenza sono le componenti principali di un mondo adulto che a Pin è ancora precluso. Pin ha una carica vitale che lo rende disponibile a ogni novità e avventura, ma è anche un eroe alla ricerca di qualcosa. Nelle sue riflessioni la dimensione politica rimane aliena: tutto quello che desidera è essere accolto in un ambiente umano, non importa quanto marginale o modesto (anche in prigione si sente accolto). La conclusione provvisoria: sia o no il Cugino l’amico che cerca, il cammino che Pin deve percorrere è ancora molto lungo. In “Nota 1960”Calvino definisce “Il sentiero dei nidi di ragno” come romanzo neorealistico, ma sottolinea anche che per molti critici, tra i quali lo stesso Cesare Pavese, è “favoloso” perché viene considerata! la capacità dell’autore di “osservare la vita partigiana come una favola del bosco”. ULTIMO VIENE IL CORVO (1949) Nel 1949 esce Ultimo viene il corvo.

Si tratta di una raccolta di 30 racconti, metà circa scritti prima della pubblicazione de “Il sentiero dei nidi di ragno”, e per tre quarti già pubblicati su riviste o giornali fra il 1946 e il 1948. Sebbene nell’indice non siano presenti ripartizioni interne, è possibile suddividere i racconti in quattro parti. Una decina di racconti riguardano l’ambiente ligure; un'altra decina di racconti hanno per tema la Resistenza e la guerra; infine è individuabile un gruppo di racconti riguardanti avventure ambientate nel Dopoguerra, tra le quali si distinguono novelle di stampo comico e apologhi politici. Nel 1969 esce la seconda edizione di “Ultimo viene il corvo”, articolata appunto in quattro parti. In questa seconda edizione si trovano solo 25 dei racconti presenti nell’edizione precedente, i cinque nuovi racconti sono scritti da Calvino tra il 1949 e il 1953. La vicenda editoriale che caratterizza questa raccolta di racconti, evidenzia:

    1. l’oscillazione dell’autore, che da un lato vuole dare ordine alla propria produzione progettando libri dall’impianto coerente, aggiornando, se è il caso, la fisionomia delle opere già edite; dall’altro il suo desiderio di non tradire l’ispirazione originaria. Questa situazione si ripresenta con la Prefazione al Sentiero del 1964.
    1. La varietà di sistemazioni sperimentate negli anni, evidenzia come “Ultimo viene il corvo” debba essere considerato un libro di apprendistato, che verrà più volte ripreso dall’autore in quelli successivi. IL VISCONTE DIMEZZATO (1952) Gli inizi degli anni Cinquanta sono segnati da due lutti: l’inatteso, sconvolgnte suicidio di Cesare Pavese (1950) e la morte del padre (1951). Dopo queste morti Calvino decide di concedersi una breve evasione: si dedica alla scrittura di un libro che gli sarebbe piaciuto leggere. Il visconte dimezzato è un romanzo di Italo Calvino scritto nel 1952. È la prima parte della trilogia I nostri antenati, che comprende anche Il barone rampante ( 1957 ) e Il cavaliere inesistente ( 1959 ). Ambientato in Boemia e Italia a metà Settecento, presenta come tema centrale il problema dell'uomo contemporaneo (dell'intellettuale, per essere più precisi) dimezzato, cioè incompleto; e proprio a tal fine, il protagonista è stato dimezzato secondo la linea di frattura tra bene e male costruendo una specie di metafora su tutta la storia, che va a simboleggiare il bene e il male, l'incompletezza dell'uomo e i possibili stati d'animo dell'uomo. Si potrebbe quindi definire un libro filosofico. Altri personaggi sono i lebbrosi (cioè gli artisti decadenti), il dottore (Trelawney) e il carpentiere (Pietrochiodo), rappresentante la scienza e la tecnica staccate dall’umanità. Il visconte Medardo di Terralba arriva insieme allo scudiero Curzio all’accampamento cristiano in Boemia per partecipare alla guerra contro i Turchi. Durante la sua prima battaglia, viene colpito da una palla di cannone, che lo squarcia in due metà. Viene ritrovata la sola parte destra e, pensando che l'altra sia andata distrutta, i medici del campo riescono a fasciarla e ricucirla. Il visconte dimezzato si salva e può quindi tornare a Terralba. Qui i sudditi si rendono conto di come del visconte fosse tornata solo la parte malvagia, che si sbizzarrisce in nefandezze: taglia a metà tutto ciò che incontra sulla sua strada (frutti e animali), poi accusa ingiustamente la vecchia balia Sebastiana di avere la lebbra e la scaccia a Pratofungo, il paese dei lebbrosi. Non contento condanna a morte numerose persone per reati banali o inesistenti, opprime gli ugonotti a causa della loro religione e tenta più volte, senza successo, di uccidere suo nipote.

Questo sarà il libro che Calvino amerà di meno tra tutti quelli che ha scritto. Esso è il meno originale e rappresenta una specie di incursione nella letteratura della memoria, che per lo scrittore rappresenta un territorio straniero, e ciò per i seguenti motivi:

    1. a causa del suo carattere schivo e per niente incline all’esibizione di sé;
    1. per l’attrazione verso modelli letterari in cui prevalgono aspetti avventurosi e drammatici oppure realistici e oggettivi. Tutti e tre i racconti sono ambientati fuori dalle mura domestiche, perché “entrare in guerra” vuol dire “uscire di casa”, così come passare dalla pace alla guerra coincide col passaggio dall’adolescenza alla gioventù. L’inizio del racconto che dà il nome alla raccolta, vede il protagonista in spiaggia insieme ad un amico la mattina del 10 giugno 1940. Nel pomeriggio di quello stesso giorno Mussolini annuncerà l’entrata in guerra dell’Italia. L’ingresso in guerra dell’Italia, assume nel libro l’aspetto concreto dei profughi provenienti dai paesi evacuati dell’entroterra ligure. L’immagine delle famiglie contadine che cercano di sistemare le loro povere cose suscita nel protagonista sentimenti che oscillano fra una pietà istintiva e un’altrettanto istintiva repulsione. Particolarmente penoso è poi lo spettacolo degli storpi, degli idioti e dei deformi che mostrano il loro volto e sfilano in parata. Il protagonista si trova ad accudire un vecchio paralitico. L’ultima scena è il transito dello stesso Mussolini per la città accompagnato dai suoi generali. Al protagonista, appena diciassettenne, che ha appena visto morire il vecchio in mezzo agli estranei, il Duce appare come più giovane e immaturo di lui. La condizione esistenziale rappresentata in “L’entrata in guerra” è caratterizzata da attesa, perplessità, disorientamento, solitudine. Il protagonista, di cui non viene mai detto il nome, sta crescendo e gli avvenimenti storici, più che accelerare la crescita, la rendono urgente. Viene sottolineata la mancanza di figure di riferimento che guidino il protagonista nel percorso di crescita. Ad esempio, il padre anziano è un uomo dell’Ottocento che è ormai estraneo alla società e l’ambiente scolastico non offre occasione di incontro con personaggi importanti. Il protagonista del trittico si trova così in una situazione simile a Pin: è proteso verso una dimensione adulta ma non trova la strada per accedervi. Gli avanguardisti a Mentone. L'io narrante (Calvino diciassettenne) si rende disponibile, insieme all'amico Biancone[4], a partecipare insieme ad altri giovani avanguardisti del suo paese (Sanremo) ad una missione di rappresentanza a Mentone, dove deve arrivare una legione di giovani falangisti spagnoli. Mentone era da poco stata conquistata alla nemica Francia e costituiva la nuova cittadina di frontiera. I giovani, in un'atmosfera goliardica che esalta la retorica fascista, si ritrovano in una città evacuata e proseguono un saccheggio delle poche cose rimaste nelle case abbandonate. Da un iniziale senso di disagio dato dall'appropriarsi di cose altrui, si passa all'esaltazione del predatore. Solo l'io narrante si sottrae alla generale prova di ardimento, forza e prepotenza, a costo di passare da vigliacco. Le notti dell'UNPA. L'io narrante è lo stesso dei due racconti precedenti ed anche il coprotagonista è l'amico esperto che accompagna l'autore alla scoperta della notte. I due ragazzi vengono incaricati dall'UNPA della sorveglianza notturna di una scuola elementare. L'incarico, accolto con

incosciente entusiasmo, si trasforma in una esaltante avventura alla scoperta della notte e dei misteri del mondo degli adulti. Capitolo 2: Tra ftaba e modernità (1955-1963) FIABE ITALIANE (1956) L’Italia non ha un corpus tradizionale unitario di fiabe: per colmare questo vuoto storico-culturale occorre quindi attingere alle raccolte regionali e locali, operando una selezione rappresentativa del territorio, sia della tipologia fiabesca documentata nei dialetti italiani. Inoltre è necessario tradurre i testi nella lingua nazionale, e all’uniformità linguistica deve fare riscontro una riconoscibile omogeneità di stile. L’editore “Einaudi” elabora il progetto di una raccolta di fiabe italiane e affida a Calvino la stesura dell’opera. Egli vi si dedica a tempo pieno, abbandonando l’ordinaria attività redazionale, e, dopo due anni, nel 1956 vengono pubblicate le “Fiabe italiane”. Il volume raccoglie 200 testi, di ciascuna delle quali è indicata la provenienza (città, regione o area geografica). La scelta include aree geografiche in cui si parla italiano, anche se esterne al confine dello stato italiano (esempio Istria, Dalmazia e Corsica), mentre vengono esclusi i territori in cui si parla una lingua diversa dall’italiano, anche se compresi all’interno del confine di stato (esempio Valle d’Aosta e Alto Adige). Il libro viene aperto da una Introduzione scritta da Calvino stesso, in cui l’autore illustra la genesi e i caratteri dell’opera. Gli aspetti della fiaba che Calvino considera particolarmente interessante sono:

  • • fiaba come modello narrativo caratterizzato da sintesi, essenzialità del disegno e rapidità del ritmo;
  • • insieme delle fiabe come repertorio inesauribile di ripetizioni e variazioni, che rivela alcuni meccanismi profondi del narrare;
  • • la sostanza realistica che si nasconde dietro le invenzioni fiabesche, perché, per Calvino, le fiabe sono vere e rappresentano una specie di catalogo dei possibili destini dell’uomo (leggi pagina 30-31). Per Calvino le “Fiabe italiane” rappresentano una pausa salutare in una fase di perplessità sul piano creativo, nonché un’occasione di rilancio, perché da esse nasceranno le opere della maturità. Calvino non si limita a scegliere la versione più efficace di una fiaba, tra le diverse che di solito ci sono pervenute. Molto spesso contamina, prelevando questo o quel particolare da un’altra versione; non di rado integra, inventa, fornendo poi tutte le precisazioni filologiche e biografiche. Le “Fiabe italiane” rappresentano un’opera che si può leggere a due livelli: da un lato permettono una lettura di intrattenimento, che include il pubblico infantile, dall’altro presentano delle note rivolte al pubblico più colto. Le fiabe inserite nell’opera sono state “tradotte” da Calvino dal dialetto in cui originariamente erano scritte, a volte lo scrittore deve scegliere tra diverse versioni, a volte le deve completare. Calvino, nell’introduzione, spiega di aver riscritto integralmente anche le fiabe toscane, perché ritiene che quelli parlati in Toscana siano dialetti non diversi dagli altri. In questo modo viene sancita la perdita della centralità della culla dell’idioma nazionale. L’introduzione termina con l’indicazione delle caratteristiche distintive delle fiabe italiane. Esse raramente presentano aspetti davvero violenti, mentre è

Il barone rampante è l’unico romanzo di Calvino che segue la storia di un personaggio dall’infanzia alla morte; e insieme a Palomar, l’unico in cui il protagonista muoia. Il barone rampante segna il ritorno di Calvino alla narrativa d’invenzione, con una maturità stilistica ormai compiuta. Cosimo riassume in sé i connotati dell’eroe giovane, impulsivo, proiettato verso l’avvenire. La foresta di Ombrosa costituisce insieme uno scenario favoloso, utopico. LA SPECULAZIONE EDILIZIA (1957) Tra “La speculazione edilizia” e “Il barone rampante” che escono nello stesso anno possiamo cogliere differenze e punti di contatto. Le di ff erenze sono:

    1. “Il barone rampante” è un romanzo fantastico di ambiente settecentesco, che racconta l’intera vita di un eroe positivo. “La speculazione edilizia” è un romanzo realistico che racconta un breve tratto della vita di un personaggio debole, intimamente votato al fallimento.
    1. Da un lato si respira la leggerezza aerea della vita sugli alberi, dall’altro il peso dei cantieri edili e del cemento che sfigurano il volto della città di Sanremo (riconoscibilissima, anche se non nominata). I punti di contatto tra le due opere sono:
    1. entrambi i libri hanno come presupposto la distruzione del paesaggio ligure (in “La speculazione edilizia” è l’oggetto stesso della storia, in “Il barone rampante” è un antefatto del racconto, perché viene rievocato un mondo che non c’è più).
    1. Il fulcro di ambedue i libri è la distanza che si interpone tra il soggetto e la storia: Cosimo rappresenta una estraniazione volontaria, mentre in “La speculazione edilizia” si racconta un infelice tentativo di prendere attivamente parte alle trasformazioni sociali in atto, che però evidenzia un destino di marginalità e inettitudine.
    1. Comune è anche il sentimento ispiratore, cioè la delusione per il tramonto delle speranze di rigenerazione della società e della cultura italiana, la disaffezione per la lotta politica, l’incapacità di riconoscersi nelle trasformazioni sociali in atto. Il protagonista del romanzo “La speculazione edilizia” è Quinto Anfossi e la vicenda è ambientata all’epoca del boom economico (fina anni ’50) quando la febbre del cemento si è diffusa anche sulla Riviera ligure. Ogni volta che Quinto Anfossi ritorna nella città natale, la madre gli mostra nuove costruzioni che divorano gli spazi verdi. Quinto mostra indifferenza, però a un certo punto, le necessità finanziarie lo inducono a vendere una parte del giardino della villa dove abita la madre. Quinto entra così in contatto con un piccolo impresario edile, Caisotti; rozzo e privo di scrupoli. Quinto è attratto da Caisotti proprio per il suo rozzo pragmatismo e per la sua capacità di perseguire i propri interessi in un mondo ostile.

Quinto decide addirittura di mettersi in società con Caisotti e gli cede un ulteriore parte del giardino per costruire un edificio, suddiviso in appartamenti che verranno divisi tra loro. Caisotti si rivela socio del tutto inaffidabile e il racconto si chiude con l’immagine dei due fratelli Anfossi chiusi in casa, intenti a rivedere conti che non tornano, all’ombra del brutto edificio in costruzione che sta prendendo il posto del giardino. LA GRANDE BONOCCIA DELLE ANTILLE (1957) Si tratta di un racconto-apologo (apologo = breve racconto con fini morali) scritto da Calvino dopo la sua uscita dal Partito Comunista, pubblicato sulla rivista “Città aperta”, per denunciare l’immobilismo del partito comunista italiano incapace di liberarsi dallo stalinismo. Si tratta di una fantasiosa parabola marinara, ambientata nel 1500. Il narratore, zio Donald (lo stesso Calvino) è un vecchio lupo di mare che racconta la storia della nave corsara (che rappresenta il Partito Comunista Italiano) che, a causa di una persistente bonaccia, rimane ferma per mesi davanti ai galeoni dei Papisti (che rappresentano la Democrazia Cristiana). Il rispetto delle ferree regole imposte dall’ammiraglio Drake (Stalin) impedisce infatti al Capitano della nave corsara (che rappresenta il segretario del PCI Palmiro Togliatti) di intraprendere qualsiasi azione per far uscire la nave dalla bonaccia e attaccare i galeoni. I RACCONTI (1958) e MARCOVALDO ovvero LE STAGIONI IN CITTA’ (1963) Il volume antologico “I racconti” rappresenta una sistemazione organica della produzione calviniana dagli esordi fino ai lavori più recenti, con l’esclusione però dei romanzi “Il sentiero dei nidi di ragno”, “Il visconte dimezzato” e “Il barone rampante”. Il volume è diviso in quattro parti, “Gli idilli difficili”, “Le memorie difficili”, “Gli amori difficili” e “La vita difficile”, e comprende 49 storie brevi e 3 racconti lunghi. Le principali novità sono rappresentate dalle dieci novelle di Marcovaldo (inserite nella Parte prima), dalla sequenza “Gli amori difficili” e dalla struttura ternaria della Parte quarta. In particolare la Parte terza “Gli amori difficili” comprende nove storie dedicate ai temi dell’incomunicabilità amorosa, della lontananza e del desiderio. “Gli amori difficili” diventeranno, con qualche aggiunta, un libro a sé, pubblicato nel 1970 con un’importante Nota introduttiva. Le novelle di Marcovaldo, si riferiscono a un personaggio nato sulle pagine del quotidiano “L’Unità” nel 1952. Marcovaldo è un personaggio buffo e malinconico, che assomiglia a Charlot di Chaplin e a certe figure dei fumetti. E’ un uomo di fatica che vive in una grande città industriale assieme alla moglie e quattro figli e che ricerca, nel mondo di asfalto e cemento, la presenza della natura. Le sue avventure finiscono regolarmente male: i funghi che raccoglie nell’aiuola spartitraffico sono velenosi, il coniglio che libera dalla gabbia in ospedale è portatore di germi pericolosissimi, ecc. Al personaggio di Marcovaldo, Calvino continua a dedicarsi anche negli anni successivi, fino alla pubblicazione, nel 1963, del volume “Marcovaldo ovvero Le stagioni in città” che comprende 20 racconti ordinati in cinque cicli stagionali. Destinatario dell’opera è un pubblico giovane.

All’interno della trilogia de I nostri antenati, Il cavaliere inesistente, anche se composto per ultimo, può essere visto come il prologo, cioè il momento di ricerca dell’essere, prima ancora dei tentativi di realizzarlo e di raggiungere la completezza, come accade nel Visconte dimezzato e nel Barone rampante. Il cavaliere inesistente analizza, attraverso l'ambientazione cavalleresca, diversi modi di "essere" che per Calvino possono essere ricondotti al nostro modo di stare al mondo in quanto individui: Rambaldo, giovane combattente che vuole vendicare la morte del padre, “cerca le prove d’esserci” nell’azione, e rappresenta quindi per Calvino “la morale pratica”. Torrismondo, l’altro giovane guerriero che mette in discussione le qualità del cavaliere Agilulfo per una superiore legge etica, rappresenta per Calvino “la morale assoluta”, perché il ragazzo ricerca l’esserci “da qualcos’altro che se stesso, da quel che c’era prima di lui, il tutto da cui s’è staccato”. C’è poi Bradamante, donna guerriero innamorata di Agilulfo, ma anche narratrice occulta della storia nelle vesti di Suor Teodora; in lei si ricompongono i temi del libro (e anche della tradizione del poema cavalleresco di Boiardo, di Ariosto e di Tasso), l’amore e la guerra come prove della nostra esistenza. In più, nella sua natura doppia di Bradamante-Suor Teodora comincia a prendere corpo la riflessione di Calvino sulla scrittura e sulle sue potenzialità, preannunciando la linea di poetica degli anni Sessanta e Settanta. In tal senso, Il cavaliere inesistente illustra poi assai bene il piacere di Calvino per la citazione intertestuale, anche di stampo ironico. Rambaldo, per esempio, nel corso del romanzo matura e ottiene in eredità l’armatura del cavaliere perfetto ma inesistente, e infine l’amore di Bradamante. In questo caso è rintracciabile il modello letterario di Ruggiero, personaggio del poema Orlando furioso di Ariosto, il quale conquista la sua Bradamante dopo una lunga maturazione spirituale. Non si può considerare però un romanzo di formazione, un Bildungsroman: ciò richiederebbe un andamento graudale e riflessivo incompatibile con la velocità impressa al racconto, con la pluralità dell'azione, con la molteplicità dei personaggi. Nel novembre 1959, grazie a un finanziamento della Ford Foundation destinato ai giovani scrittori europei, Calvino compie un viaggio negli Stati Uniti. Per tre anni non scrive più nulla, mentre rimane molto attivo nell'attività editoriale. all'inizio del 1963 porta a termine un libro decisamente distante dalle avventure del Cavaliere inesistente: dall'esistere come obiettivo ideale - esistere in senso pregnante, come piena e felice esplicazione della propria individualità - a un esserci letterale e immediato, come dato brutalmente fisico: l'esistenza come peso, fatica, condanna. Capitolo 3: L’umano altrove (1963-1973) LA GIORNATA D’UNO SCRUTATORE (1963) E' un romanzo pubblicato da Italo Calvino nel 1963. Tema della Giornata d'uno scrutatore sono le elezioni politiche presso la Piccola Casa della Divina Provvidenza, il Cottolengo. L'idea di questo libro risale al 1953, quando Calvino, in qualità di candidato del Partito comunista, viene chiamato dai commissari di seggio per una consulenza. La questione consisteva nel fatto che venivano ammessi al voto anche dementi e disabili gravi, chiaramente incapaci di intendere e di volere; in loro voce votavano preti e suore (ovviamente tutti per la DC). Colpito da questo episodio Calvino torna al Cottolengo come scrutatore in occasione delle elezioni amministrative del

Di primo impulso vuole scrivere un pamphlet antidemocristiano, mentre successivamente prende in esame l'ipotesi di un intero romanzo ambientato in un ospizio per incurabili. Alla fine ne esce un testo in cui la politica in senso stretto gioca un ruolo secondario: una sorta di romanzo-saggio, sospeso tra testimonianza, riflessione sui fondamenti etici del vivere associato, autoritratto morale. La giornata di uno scrutatore è per molti versi un libro autobiografico, in quanto l'intellettuale Amerigo Ormea è chiaramente un alter ego dell'autore. È lo stesso Calvino, nella prefazione del libro, ad affermare che l'idea di scrivere La giornata di uno scrutatore gli venne per la prima volta con le elezioni del 7 giugno 1953 (la stessa data in cui è ambientato il romanzo), dopo aver passato del tempo al Cottolengo in qualità di candidato del Partito Comunista. Il romanzo racconta la giornata che Amerigo Ormea, intellettuale comunista, passa come scrutatore durante le elezioni del 1953 alla Piccola Casa della Divina Provvidenza"Cottolengo" di Torino, un istituto religioso dove sono ricoverati migliaia di minorati fisici e mentali. Lo scopo di Amerigo è quello di impedire che persone incapaci di intendere e di volere siano indotte dai religiosi a votare per la DC; tuttavia la vista di tutti gli infelici che abitano quel mondo parallelo scuoterà profondamente la coscienza di Amerigo, mettendo in crisi tutte le sue certezze e rendendolo, forse, alla fine della giornata, un uomo diverso. Già il nome del protagonista è significativo, infatti Amerigo ricorda per contrasto il nome dell'autore, mentre Ormea è l'anagramma di amore e è ripreso da una località a lui familiare. Amerigo come Vespucci va in un mondo nuovo, quando il nostro personaggio entra nel Cottolengo ha la sensazione di entrare in un altro mondo, il suo è un viaggio oltre le frontiere dell'umano. Invece il cognome Ormea è l'anagramma della parola "amore", infatti ciò che Amerigo capirà alla fine della giornata è un nuovo significato di "amore". Il racconto si svolge tutto in una sola giornata, ed è praticamente ambientato solo all'interno del Cottolengo; lì Amerigo assiste all'incredibile sfilata dei votanti che sono tutti individui "fuori dalla norma", sono persone malate e con gravi deformità che colpiscono molto il protagonista e lo inducono a una serie di riflessioni e pensieri per lui completamente nuovi. Si chiede se sia giusto che questi uomini possano votare o essere aiutati a votare. E' diviso in 15 brevi capitoli. Il racconto è alimentato da un'acuta, quasi sgomenta consapevolezza della complessità delle cose, che agli occhi di Amerigo assume l'aspetto ora di una stratificazione di elementi, eterogenea e spinosa ma potenzialmente padroneggiabile. Il rovello critico in cui Amerigo si dibatte produce conseguenze vistose sulla sintassi. Il periodare si fa articolato, intricato, accidentato; Nello Scrutatore abbiamo un aggrovigliarsi angosciato e tormentoso del discorso. Ad un certo punto cambia l'orizzonte del racconto, dalla dimensione politica si passa a quella antropologica. In discussione non sono tanto i confini dell'esercizio di un diritto (di voto), quanto più semplicemente e drammaticamente i limiti dell'essere umano. Amerigo si chiede che cosa sia l'eguaglianza, quali potrebbero o dovrebbero essere i suoi limiti. E poi che cos'è la ragione? Quale sia il giusto ruolo della bellezza nella società e infine cosa significa essere un uomo? "Ecco, pensò Amerigo, quei due, così come sono, sono reciprocamente necessari. E pensò: ecco, questo modo d'essere è l'amore. E poi: l'umano arriva dove arriva l'amore; non ha confini se non quelli che gli diamo". "Ma porre la bellezza troppo in alto nella scala dei valori, non è già il primo

aspetto simile ad un uomo), ma umanissimo in termini di sensibilità, comportamenti e pensieri. “Le Cosmicomiche” sono una raccolta di 12 racconti, ciascuno introdotto dalla rapida esposizione di una teoria scientifica. Da essa prende spunto il protagonista, Qfwfq (pronuncia “Cuf”), per rievocare una delle sue avventure. Le teorie enunciate riguardano i momenti più diversi e remoti della storia dell’universo (l’origine del sistema solare, l’estinzione dei dinosauri, la formazione delle galassie, ecc). Il protagonista ha un nome bizzarro e palindromo, formato da una serie di consonanti impronunciabili. Egli ha la stessa età del cosmo e lungo i miliardi di anni della sua vita ha assunto innumerevoli forme diverse. Di Qfwfq non viene mai detto chiaramente chi è e come è, ma solo che c’è, che è presente. Del protagonista è pure evidente la duplicità: egli appare vecchio quanto l’universo nelle vicende che narra, ma in esse appare sempre come ingenuo, sbigottito e acerbo. Il racconto “Lo zio acquatico” è ambientato all’epoca in cui alcune specie di pesci si trasferiscono sulla terraferma, diventando anfibi. La fidanzata di Qfwfq, Lll, rimane affascinata nella volontà del prozio N’ba N’ga, che a tutti i costi decide di rimanere pesce, e si unisce a lui. Qfwfq riflette che essere uno è un valore, ma è un valore anche saper seguire le trasformazioni. Discorso opposto e complementare viene svolto nel racconto “I dinosauri”. Qfwfq è l’unico dinosauro sopravvissuto alla grande moria che ha sterminato gli antichi dominatori della Terra. Siccome però nessuno dei Nuovi abitanti sa riconoscere un vero dinosauro, egli viene accolto dal branco. Da un lato si evidenzia la difficoltà a riconoscere nel nuovo le tracce dell’antico e dall’altro il risorgere dell’antico nelle vesti del nuovo. Dal punto di vista linguistico, la narrativa cosmicomica segna una svolta nell’opera di Calvino. Il dato più evidente è l’estensione del lessico, attraverso una strategia di scambio e ibridazione tra voci dotte o specialistiche (tratte soprattutto dal linguaggio tecnico-scientifico) e termini di uso comune. Questa fusione di materiali eterogenei garantisce la vivacità ad una narrazione che riesce a mimare con felice spigliatezza l’andamento del discorso orale. Si riscontra inoltre il frequente ricorso a similitudine e metafore, che è reso necessario dall’inverosimiglianza delle situazioni descritte. “Le Cosmicomiche” affermano con chiarezza un impulso evidente in Calvino, cioè quello di tentare dimensioni inesplorate per far fronte ad una realtà sempre più deludente ed ingannevole.

LA FORMICA ARGENTINA e LA NUVOLA DI SMOG (1965)La formica argentina” viene pubblicato per la prima volta nel 1952 nel decimo numero della rivista internazionale di letteratura "Botteghe Oscure". Nel breve racconto Calvino parla dell’invasione nella Liguria degli anni Venti e Trenta di una specie minuscola di formiche, importate dall’America. L’autore esprime il male di vivere, che in questo caso viene dalla natura. Protagonista e narratore è un operaio che si è appena trasferito con moglie e figlio in una casa nuova, dove subito si accorge che ci sono formiche ovunque. Il nemico è la formica argentina, una specie di formica particolarmente aggressiva e prolifica che negli anni Venti e Trenta infestò la Riviera di Ponente. La forza della formica argentina è il suo numero e la sua ostinazione. I personaggi del racconto hanno diversi modus operandi di fronte al problema. Il racconto è un crescendo di angoscia di fronte ad un nemico invisibile e non numerabile che rende anche le situazioni più comuni spiacevoli. Alla fine del racconto, dopo tutti i trambusti, il protagonista, la moglie ed il loro bambino si recano in spiaggia vicino al molo dove riescono a godere di una momentanea e pur labilissima serenità attraverso la visione del paese al tramonto e soprattutto del mare calmo e pulito. Lo spunto realistico viene sviluppato in un registro narrativo tra il comico e il visionario. “ La nuvola di smog” esce nel 1958 sulla rivista “Nuovi argomenti”. Si tratta di un racconto ecologista scritto in un’epoca in cui di inquinamento atmosferico si cominciava solo a parlarne. “La nuvola di smog” è innanzitutto metafora del male di vivere, qui identificato con l'inquinamento e la sporcizia che invade ogni cosa, e del modo per affrontarlo, conviverci o comprenderlo. Il protagonista, senza nome né volto, è un intellettuale scapolo che si reca in una città per lavorare come redattore a "La Purificazione", rivista dell'EPAUCI (Ente per la Purificazione dell'Atmosfera Urbana dei Centri Industriali). La città in questione è infatti circondata da una grande nube di smog, visibile ovunque: c'è polvere nella stanza presa in affitto dal protagonista, nel suo ufficio e sui vestiti, sui muri e nelle strade, nell'aria e sulla pelle. In realtà prova un disagio visibile verso il mondo e gli altri, si pulisce spesso le mani sporche di polvere ed è sempre alla ricerca di una provvisorietà che lo salvi dal male di vivere. Il racconto passa in rassegna i vari modi in cui i personaggi secondari reagiscono allo smog. Sembrerebbe dunque il personaggio più portato a un'eventuale liberazione: nonostante paia l'unico a non cercare una via d'uscita, nella sua situazione di osservatore riesce a cogliere la vera entità dello "smog", preclusa invece a chi, pensando di aver trovato una soluzione, ha utilizzato solamente dei modi per non vedere. Ecco che sul finale lo seguiamo mentre esce nelle campagne, seguendo i carretti dei lavandai, per guardare e per serbare negli occhi l'immagine dei bianchi panni stesi e di coloro che, fuori dallo smog, puliscono la sporcizia di chi ne è immerso. I principali avvenimenti del racconto sono tre:

    1. il manifestarsi della nuvola di smog che grava sulla città;

La lettura che Calvino fa dei Tarocchi corrisponde a un esercizio di interpretazione letterale delle immagini, volto a valorizzare ogni dettaglio figurativo. L’esordio del testo “ La Taverna dei destini incrociati ” è caratterizzato da una sintassi torrentizia, attraverso la quale il discorso mima confusione e smarrimento. Le differenze rispetto a “ Il castello dei destini incrociati ” si attenuano nelle storie inserite, eccetto una tendenza all’uso di ripetizioni, delle allitterazioni e dei bisticci. Anche in questo caso le storie rievocano grandi personaggi della letteratura occidentale, con una predilezione per gli eroi shakespeariani. Lo schema del cruciverba di racconti esprime un desiderio di ordine e regolarità che si scontra con le vicende cupe e rovinose delle singole storie. Quello che conta è, in particolare, la volontà di comunicare nonostante l’incantesimo dell’ammutolimento. Nel Castello le regole sono due: il mutismo, che costringe i personaggi ad esprimersi attraverso le immagini dei tarocchi, e la disposizione dei tarocchi sul tavolo, che ne limita la scelta (un destino è tale solo se acquista senso all’interno di un sistema). Entrambi gli aspetti avvalorano l’idea di una realtà complessa e difficilmente decifrabile: un mondo sul quale incombono distruzione e follia, e in cui narrare la propria storia (cioè rendere la propria storia narrabile) è divenuto un’ardua impresa. Alla minaccia dell’assurdo si contrappongono dunque solo i tentativi di interpretazione di un soggetto sempre più disorientato, straniato, straniero. I temi della comunicazione senza parole, l’importanza della percezione visiva e il conflitto tra ordine e disordine, avranno rilevanti sviluppi nelle opere successive di Calvino. LE CITTA’ INVISIBILI (1972) La città, come realtà e come simbolo, è uno dei cardini della narrativa calviniana, nel senso che spesso le storie di Calvino hanno un’ambientazione urbana (Il sentiero, L’entrata in guerra, La speculazione edilizia parlano della sua originaria San Remo; mentre Torino in La giornata di uno scrutatore, La nuvola di smog, il frammento I giovani del Po; a New York in Ti con zero). Nel 1960 il regista cinematografico Mario Monicelli presenta a Calvino il primo abbozzo di un film su Marco Polo. Calvino in una lettera dice che il Marco Polo di quell’abbozzo è ironico e disincantato, ma lui avrebbe visto il personaggio in modo diverso. “Le città invisibili” si presenta come una raccolta di racconti con cornice. La cornice è rappresentata dai dialoghi tra Marco Polo e l’imperatore Kublai Kan, mentre i racconti sono rappresentati dalle descrizioni delle città che Marco Polo ha visitato. Il libro è diviso in nove capitoli, ognuno appunto introdotto e concluso da un dialogo tra Marco Polo e Kublai.

Le città descritte sono 55, distribuite in 11 rubriche (11 serie di 5). Ogni città è contraddistinta da un nome femminile insolito e prezioso (Dorotea, Isaura, Melania, Ipazia, Zenobia). Nella prima parte del libro prevalgono atmosfere esotiche e medievaleggianti, ma ben presto la successione dei resoconti presenta immagini ambigue, sfuggenti ed inquietanti e, man mano che ci si avvicina alla conclusione, si fanno più ampi gli squarci della moderna realtà metropolitana. Nella sorprendente varietà delle descrizioni si distingue la rarefatta levità delle città sottili, come Armilla, che non è composta di edifici ma solo di impianti idraulici, o Ottavia, città ragnatela sospesa con funi e passerelle sopra un precipizio. Ciò che affascina nella lettura è il carattere insolito dei dettagli, tanto che, dopo aver letto le descrizioni, è impossibile farsi una idea della città (da qui il titolo “Le città invisibili”). Numerose sono inoltre le città speculari, doppie o anche triple. Spesso oggetto dei racconti non è la città, ma la difficoltà a parlarne in modo appropriato. Sui problemi della comunicazione si soffermano anche i dialoghi della cornice. Ancora ignaro delle lingue dell’Oriente, Marco Polo inizialmente si esprime gesticolando, emettendo versi ed esibendo oggetti, l’interpretazione è incerta (una freccia ora indica l’approssimarsi di una guerra, ora abbondanza di cacciagione, ora la bottega di un armaiolo), ma la comunicazione ha una efficacia che viene meno quando egli impara a esprimersi con le parole; allora dovrà di nuovo integrarle con gesti, smorfie, silenzi. L’invisibilità delle città descritte può essere intesa in modi diversi:

    1. in alcuni casi le città sono invisibili perché immaginarie, cioè descritte ma non viste direttamente;
    1. a volte sono città letteralmente invisibili ( come Bauci, sospesa sui trampoli sopra le nubi);
  1. a volte sono “invisibili” perché sono l’opposto di quello che appaiono. Quest’opera costituisce una sorta di summa dell’immaginario calviniano, a partire dal simbolo stesso della città: l’esistenza del singolo può acquistare senso solo nel contesto della vita di relazione. Benché lontano dalla vita politica attiva, Calvino seguita a coltivare un’idea politica della cultura e della letteratura. Capitolo 4: Leggere il mondo (1974 – 1984) SE UNA NOTTE D’INVERNO UN VIAGGIATORE (1979) Nel 1973 esce la seconda edizione del Castello dei destini incrociati, che comprende anche l’inedita Taverna. Solo sei anni dopo Calvino pubblico un nuovo libro, segno di una fase di incertezza creativa, confermata del resto dal cambio di rotta che segna il romanzo “Se una notte d’inverno un viaggiatore”. Non è però un periodo di inattività. Calvino in questo periodo scrive molto, ma non riesce a maturare il disegno complessivo dei vari libri che ha in cantiere. Si applica nella scrittura memorialistica; rivisita il proprio passato con un