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Le Teorie Degli Investimenti Diretti Esteri: Un'analisi Critica, Slide di Marketing Internazionale

teorie economiche, teorie manageriali

Tipologia: Slide

2016/2017

Caricato il 28/11/2017

mada.dumitru
mada.dumitru 🇮🇹

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Le teorie degli investimenti
diretti esteri
Dott. Antonio Picciotti
Università degli Studi di Perugia
27.02.2017 - 01.03.2017
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Le teorie degli investimenti

diretti esteri

Dott. Antonio Picciotti Università degli Studi di Perugia

27.02.2017 - 01.03.

Le teorie economiche

A. Ipotesi di concorrenza perfetta

 Differenziali nei tassi di rendimento  Diversificazione di portafoglio

B. Imperfezione dei mercati: le teorie industriali

1. Il controllo oligopolistico (Hymer)

2. La rivalità oligopolistica

3. Il ciclo di vita internazionale del prodotto

4. L’internalizzazione dei mercati (Buckley e Casson)

5. Il paradigma eclettico (Dunning)

6. L’innovazione e l’accumulazione tecnologica nelle

attività internazionali delle imprese

1) Il controllo oligopolistico

(Hymer, 1960)

 Obiettivo dell’impresa è accrescere il proprio potere di mercato (quota

di mercato)

 Fase iniziale: mercato nazionale (posizione oligopolistica)

 Fase successiva (difficoltà di reinvestimento): espansione estera

Liability of foreigness : svantaggi competitivi dall’operare all’estero  Interazione con culture e sistemi amministrativi differenti  Discriminazioni dei governi  Maggiore conoscenza del mercato da parte delle imprese locali  Esistenza di imperfezioni di mercato e capacità di erigere barriere all’entrata (tecnologie, economie di scala, competenze manageriali ed organizzative, brand, accesso preferenziale a reti di distribuzione, fonti di finanziamento più convenienti, ecc.)  Perché IDE e non export o accordo?  Possesso di vantaggi competitivi di tipo oligopolistico in grado di compensare i maggiori costi sostenuti (vantaggio ex-ante: asset exploiting )

2) La rivalità oligopolistica

 Internazionalizzazione produttiva dipendente dalla

reazione strategica agli IDE realizzati dai concorrenti

(interdipendenza strategica delle imprese in settori

caratterizzati da un elevato livello di concentrazione)

 Strategia follow the leader per mantenere le proprie quote di mercato indipendentemente dall’attrattività dell’investimento  Investimento come conseguenza dell’ingresso (anche annunciato) di un concorrente nel mercato locale dell’impresa ( exchange of threat )  Conseguenza: IDE intra-industriali, collusione tacita tra imprese e monopolizzazione dei singoli mercati (i mercati internazionali assumono una struttura oligopolistica)

 Critiche

 Mancata considerazione di differenti modalità di presenza estera  Mancata considerazione delle motivazioni alla base del primo investimento

3) Il ciclo di vita internazionale

del prodotto

 Le fasi di sviluppo internazionale dei prodotto

 Nella prima fase ( introduzione ), il nuovo prodotto viene introdotto nel mercato più avanzato (nella teoria, negli USA)  Nella seconda fase ( sviluppo ), aumento della concorrenza locale e sviluppo della domanda estera (esportazioni o IDE)  Nella terza fase ( maturità ), crescita dei mercati esteri, ingresso di concorrenti locali su tali mercati, legislazioni per impedire importazioni e realizzazione di IDE con trasferimento di tecnologie di processo per successivo export in altri paesi o per re-importazioni in USA  Nella quarta fase ( declino ), domanda decrescente e tecnologie standardizzate e perfettamente accessibili che rendono necessaria la delocalizzazione della attività produttive in paesi con basso costo dei fattori produttivi

3) Il ciclo di vita internazionale

del prodotto

Introduzione

  1. Consumatori con un elevato reddito pro-capite
  2. Elevata dimensione del mercato 3. Alti costi unitari del lavoro e elevata disponibilità di capitali

3) Il ciclo di vita internazionale

del prodotto

Maturità

IDE, export e re-importazione

3) Il ciclo di vita internazionale

del prodotto

Declino

IDE nei PVS

 Variabilità degli oneri collegati ad una transazione (scambi di

mercato vs scambi interni all’impresa)

 Distorsioni dei mercati: oltre alle strutturali (Hymer), è necessario

considerare anche quelle naturali

 Disponibilità di informazioni  Analisi razionale delle informazioni  Certezza sui comportamenti futuri e comportamenti opportunistici

 Se mercati sono fortemente imperfetti , la realizzazione di una

transazione d mercato non è conveniente a causa dei costi

associati alla ricerca della controparte, alla redazione del contratto,

al controllo e all’eventuale sanzionamento della parte

inadempiente: necessità di internalizzare la transazione

 Quando il processo di internalizzazione supera i confini nazionali,

si origina l’impresa internazionale

 Riduzione dei costi di transazione (e totali) mediante il controllo gerarchico (almeno fino al momento in cui i costi interni di coordinamento risultano inferiori a quelli di utilizzo del mercato)

4) L’internalizzazione dei mercati

(Buckley e Casson, 1976)

Teece (1977) e Caves (1982)

4) L’internalizzazione dei mercati (Buckley e Casson, 1976) Teece (1977) e Caves (1982)

 L’impresa che intende avviare un percorso di internazionalizzazione produttiva può assumere una decisione: realizzare investimenti diretti, controllando quindi l’attività di produzione, o affidare la stessa ad altre imprese localizzate in Paesi esteri.

 La scelta dipende, in base a questo approccio teorico, dalla rilevanza che rivestono i costi di transazione.

 Identificare ed interpretare il processo di crescita all’estero dell’impresa mediante strategie di integrazione orizzontale e verticale  Orizzontale : realizzazione delle medesime attività che vengono svolte nel Paese di origine (l’alternativa è la concessione di licenze)  Verticale : attività finalizzate cioè all’accesso diretto a fonti di materie prime o a fasi di lavorazione collocate a monte della filiera produttiva (l’alternativa è il ricorso al mercato)

Integrazione verticale

4) L’internalizzazione dei mercati

(Buckley e Casson, 1976)

Teece (1977) e Caves (1982)

 Critiche

  1. Esistenza di un legame debole tra internalizzazione ed investimento diretto estero (possibile integrazione di attività nel Paese di origine e successiva esportazione)
  2. L’internazionalizzazione come sottoprodotto dell’internalizzazione: casi in cui la crescita all’estero venga determinata non dalla ricerca dell’efficienza interna ma da altri fattori (maggior potere contrattuale nei confronti dei governi o della forza lavoro, ricerca e acquisizione di vantaggi tecnologici o di mercato)
  3. Esperienze empiriche: perseguimento di strategie di esternalizzazione delle attività produttive, pur in assenza di variazioni nel livello dei costi di transazione

4) L’internalizzazione dei mercati (Buckley e Casson, 1976) Teece (1977) e Caves (1982)

5) Il paradigma eclettico

(Dunning)

 Limiti del modello

1. Generalità del modello  L’elencazione di una serie di variabili per ogni tipologia di vantaggio determina una diminuzione della capacità esplicativa e previsionale del modello, fino a trasformare lo stesso in una sorta di tassonomia pressoché illimitata dei fattori di internazionalizzazione  Necessità di contestualizzare le variabili legate ai tre gruppi di vantaggi 2. Staticità del modello  Non vengono considerate né le possibili variazioni dei vantaggi, né le interazioni tra tali vantaggi e gli investimenti esteri realizzati dalle imprese

5) Il paradigma eclettico

(Dunning)

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