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Funzioni Matematiche: Definizioni, Proprietà e Applicazioni, Appunti di Matematica Generale

Numeri, Funzioni di una variabile reale, Limiti, Continuità, Calcolo differenziale e ottimizzazione, Serie numeriche, Calcolo integrale

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 26/11/2021

jomae-magsino-coling
jomae-magsino-coling 🇮🇹

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bg1
B
A B
AB
A B
CA PI TO LO 1
Insiemi, nozione di base: È una collezione di oggetti. Da un punto di vista matematico l’insieme si possono
rappresentare in tre differenti modi.
Elencazione degli oggetti:
A=
{
a , b , c
}
Proprietà che li caratterizza:
A=
{
prime tre lettere dell ' alfabeto
}
Diagramma di Venn:
A
L’insieme costituito da nessun oggetto viene chiamato insieme vuoto rappresentato da
.
A=
{
a , b , c
}
A=
{
a , b , c
}
, volendo dire che l’elemento a appartiene all’insieme A, si deve scrivere in questo modo
aA
, se
vogliamo dire che la lettera d non appartiene all’insieme A, si deve scrivere in questo modo
dA
.
Operazioni tra insiemi: Tra insiemi è possibile definire alcune operazioni. In particolare:
Dati due insiemi A e B, la loro unione è l’insieme, indicato con
AB
, costituito da tutti gli elementi che
appartengono ad A o a B (o ad entrambi), cioè:
AB=
{
x:xA oppure x B
}
(dove il simbolo : si legge
tale che”) e graficamente:
La loro intersezione è l’insieme, indicato con
A B
, costituito da tutti gli elementi che appartengono sia
ad A sia a B, cioè:
A B=
{
x:xA e x B
}
, e graficamente:
Se due insiemi hanno intersezione vuota (cioè
A B=
) si dicono disgiunti, e graficamente:
Dato un insieme U (detto “insieme universo”) e un sottoinsieme A di U, poi il complementare di A rispetto
ad U, indicato con
AU
c
(oppure
Ac
o con
A
) è l’insieme formato dagli elementi di U che non appartengono
ad A, cioè:
Ac=
{
x:xU e x A
}
, e graficamente:
Dati due insiemi A e B l’insieme differenza di A e B¸ indicato con
A/B
, è l’insieme costituito dagli elementi
che appartengono ad A, ma non a B, cioè:
A/B=
{
x:xA e x B
}
, e graficamente:
Si ha allora che il complementare di A rispetto ad U può anche essere visto come differenza tra U ed A, cioè:
A
a
c
b
A
Ac
U
A/B
A
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Scarica Funzioni Matematiche: Definizioni, Proprietà e Applicazioni e più Appunti in PDF di Matematica Generale solo su Docsity!

B

A B

A ∪ B

A ∩ B

CAPITOLO 1

Insiemi, nozione di base: È una collezione di oggetti. Da un punto di vista matematico l’insieme si possono

rappresentare in tre differenti modi.

 Elencazione degli oggetti: A={ a , b , c }

 Proprietà che li caratterizza: A={ prime tre lettere dell ' alfabeto }

 Diagramma di Venn: A

L’insieme costituito da nessun oggetto viene chiamato insieme vuoto rappresentato da .

A={ a , b , c }

A={ a , b , c }, volendo dire che l’elemento a appartiene all’insieme A , si deve scrivere in questo modoa ∈ A, se

vogliamo dire che la lettera d non appartiene all’insieme A , si deve scrivere in questo modo d A.

Operazioni tra insiemi: Tra insiemi è possibile definire alcune operazioni. In particolare:

 Dati due insiemi A e B, la loro unione è l’insieme, indicato con A B, costituito da tutti gli elementi che

appartengono ad A o a B (o ad entrambi), cioè: A ∪ B={ x : x ∈ A oppure x ∈ B } (dove il simbolo : si legge

tale che ”) e graficamente:

 La loro intersezione è l’insieme, indicato con A ∩ B, costituito da tutti gli elementi che appartengono sia

ad A sia a B , cioè: A ∩ B={ x : x ∈ A e x ∈ B }, e graficamente:

 Se due insiemi hanno intersezione vuota (cioè A ∩ B= ) si dicono disgiunti , e graficamente:

 Dato un insieme U (detto “ insieme universo ”) e un sottoinsieme A di U , poi il complementare di A rispetto

ad U , indicato con A

U

c

(oppure

A

c

o con A) è l’insieme formato dagli elementi di U che non appartengono

ad A , cioè: A

c

={ x : x ∈ U e x ∉ A}, e graficamente:

 Dati due insiemi A e B l’insieme differenza di A e B ¸ indicato con

A/ B

, è l’insieme costituito dagli elementi

che appartengono ad A , ma non a B , cioè:

A/ B={ x : x ∈ A e x ∉ B}

, e graficamente:

Si ha allora che il complementare di A rispetto ad U può anche essere visto come differenza tra U ed A , cioè:

A

  • a
    • c
  • b

A

A

c

← U

A/ B →

A

A

U

c

=U / A

Definizione di sottoinsieme: A è sottoinsieme di B , se ogni elemento di A è anche elemento di B. A B x A,

si legge in questo modo: A è contenuto in B per ogni x preso appartenente ad A segue che x appartiene a B ;

A B → A è contenuto di BA=B ; A B → A è contenuto di B strettamente. L’insieme vuoto è sottoinsieme

proprio di un qualsiasi altro insieme diverso dall’insieme vuoto ∅ ⊆ qualsiasi insieme.

Prodotto cartesiano: Dati due insiemi A e B (non necessariamente distinti), si chiama coppia ordinata un

insieme ( a, b ) costituito prendendo un elemento a A e un elemento b B nell’ordine indicato. L’insieme di

tutte queste coppie ordinate si chiama poi prodotto cartesiano di A e B e si indica con

A × B

(che si legge “ A

cartesiano B ), cioè: A × B= {

( a , b) :a A e b B }

e se A × B ≠ B × A, mentre se A=A si scrive A × A= A

2

.

Insieme delle parti: Sia U insieme, definiamo insieme delle parti U che denoteremo in questo modo

P ( U )={tutti i sottoinsiemi di U }, In un insieme di n elementi, l’insieme delle parti P ( U )ha

n

elementi.

Insieme di numeri reali: Insieme di particolare importanza sono quelli numerici, più precisamente:

 N

Numeri interi naturali:

 Z Numeri interi relativi: { ± 1 , ± 2 ,± 3 , … , ± 100 }

 Q Numeri razionali:

{

m

n

: m, n=z , n ≠ 0

}

Gli insiemi N e Z sono detti discreti , in quanto non sempre tra due elementi di N (o di Z) è compreso un altro

elemento di

N

(o di

Z

). L’insieme

Q

invece è denso. È ancora discontinuo , cioè tra due razionali può trovarsi un

numero non razionale. A questo proposito si considera innanzitutto la seguente costruzione geometrica:

Non esiste alcun numero razionale

m

n

il cui quadrato è uguale a 2. Graficamente:

Il punto D’ sulla retta corrisponde al numero √ 2 Q

.

 L’insieme

Q

lascia sulla retta dei “buchi”. Per “riempire” tali buchi occorre introdurre un ulteriore insieme

numerico, l’insieme dei numeri reali R. L’insieme viene indicato attraverso la differenza insiemistica R/Q.

Gli insiemi numerici considerati stanno tra di loro nella seguente relazione: N Z Q R, dove ciascun insieme

è sottoinsieme proprio di quello successivo.

Insiemi di numeri reali, gli intervalli: Un rilievo particolare spetta ad alcuni sottoinsiemi di R, che vengono detti

intervalli. A questo proposito, dati due numeri reali a , b con a< b si introducono i seguenti insiemi:

 Intervallo chiuso e limitato di estremi a e b ( include ): [ a , b ]={ x ∈ R :a ≤ x ≤ b };

 Intervallo aperto e limitato di estremi a e b ( esclusi ): ( a , b )={ x ∈ R :a<x <b };

 Intervallo semichiuso o semiaperto e limitato di estremi a e b : ¿;

 Intervallo semichiuso o semiaperto e limitato di estremi a e b : (

a , b ] ={ x ∈ R : a<x ≤ b }.

Nei quali la specificazione “ chiuso ” e “ aperto ” deriva dal fatto che gli estremi, rispettivamente, appartengono o

non appartengono all’insieme in esame, mentre la specificazione “ limitato ” deriva dal fatto che gli estremi

costituiscono un confine inferiore e superiore degli elementi dell’insieme stesso.

Si possono introdurre anche gli intervalli illimitati (la cui immagine geometrica è una semiretta ), che sono

insiemi definiti nel seguente modo:

 Intervallo chiuso e illimitato a destra: [ a ,+∞ ) ={ x R : x ≥ a}

 Intervallo chiuso e illimitato a sinistra: ( −∞ , b] ={ x R : x ≤ b }

 Intervallo aperto e illimitato a destra:

( a ,+ ∞)={ x ∈ R : x>a}

 Intervallo aperto e illimitato a sinistra: (−∞, b) ={ x ∈ R : x <a }

Cioè un quadrato di lato unitario, e applicando il Teorema di Pitagora:

d= √

c

2

+c

2

, d

2

=c

1

+c

2

→d =√ 2

0

d

D 1

1 1 D

d

0 1 D’

**-

-** Se q= 1 → ∑

k= 0

n − 1

q

k

=n; Se q ≠ 1 → ∑

k= 0

n− 1

q

k

q

n

q− 1

CAPITOLO 2

Concetto di funzione: Un concetto di fondamentale importanza è quello di funzione. Dati due insiemi (non vuoti)

X e Y , si chiama funzione (o applicazione o corrispondenza) di X in Y una legge che ad ogni elemento x X associa

(al più) un unico elemento y Y.

E non è possibile che ad uno stesso

x X siano associati due o più elementi

y Y ,

non ci si trova in presenza di una funzione.

L’insieme di partenza X prende il nome di dominio , mentre il sottoinsieme A X costituito dagli elementi x ai

quali sono associati elementi y Y viene detto insieme di esistenza (o campo di definizione ). L’insieme di arrivo

Y prende il nome di codominio , mentre il sottoinsieme f (X ) costituito dagli elementi y Y che corrispondono a

qualche elemento x X viene detto insiemi delle immagini. La corrispondenza (funzione) tra X e Y viene

indicato con

f , per cui si ha:

f : X → Y ,

f : A X →Y oppure y=f (x ), si dice che y costituisce l’immagine, tramite

la funzione f , di x :

Funzione iniettiva: Una nozione di rilievo è quella di funzione iniettiva. Una funzione

f : A X →Y si dice

iniettiva quando elementi distinti del dominio hanno immagini distinte cioè:

x

1

, x

2

A , x

1

≠ x

2

f ( x

1

) ≠ f ( x

2

.

Per quanto riguarda la definizione di funzione iniettiva, dal punto di vista grafico una funzione è iniettiva quando

ogni retta orizzontale di equazione y=k (con k costante) interseca il grafico di f al più in un punto; in caso

contrario, f non è una funzione. Si ha utilizzando il cosiddetto “ criterio della retta orizzontale ”.

Una funzione è quindi caratterizzata da una

situazione di questo tipo.

È invece possibile che a diversi elementi x X sia

associato uno stesso elemento y Y.

f

f

La variabile x , inoltre, viene detta variabile indipendente , mentre

la variabile y viene detta variabile dipendente.

f

Per quanto riguarda la definizione di funzione, dato che una funzione è una corrispondenza univoca che ad ogni

x A associa (al più) un unico y Y , dal punto di vista grafico ciò significa che ogni retta verticale di equazione

x=k (con k costante) interseca il grafico di f al più in un punto; in caso contrario, f non è una funzione. Si ha

utilizzando il cosiddetto “ criterio della retta verticale ”.

Funzione suriettiva: Una funzione

f : A X →Y si dice suriettiva se l’insieme delle

immagini coincide con il codominio.

Funzione biunivoca/biiettiva: Una funzione da A a B è biiettiva o biunivoca , quando è sia iniettiva sia suriettiva.

Una funzione biunivoca viene anche chiamata corrispondenza biunivoca fra A e B. In simboli: f : A ↔ B.

Funzione monotona: Una classificazione importante riguarda la monotonia di una funzione. Vale a questo

proposito la seguente definizione:

 Una funzione f : A R→ R si dice crescente quando: x

1

, x

2

A con x

1

<x

2

f ( x¿ ¿ 1 )≤ f (x ¿¿ 2 ) ¿ ¿.

- Crescente in senso stretto quando:

x

1

, x

2

A con x

1

< x

2

f (x¿ ¿ 1 )< f (x¿ ¿ 2 )¿ ¿ .

Decrescente quando: x

1

, x

2

A con x

1

<x

2

f ( x¿ ¿ 1 ) ≥ f ( x ¿¿ 2 )¿ ¿.

- Decrescente in senso stretto quando:

x

1

, x

2

A con x

1

< x

2

f (x¿ ¿ 1 )> f (x¿ ¿ 2 ) ¿ ¿ .

Funzione limitata: Sia f : A → R , A ≤ R, si dice:

 Se il grafico di una funzione f definito in un dominio A sia tutto sotto una retta parallela all’asse delle

ascisse la funzione si dice superiormente limitata : k R : x A f ( x ) ≤ k ,k ≥ f ( x).

 Analogamente, f si dice inferiormente limitata , se il suo grafico non ha punti sotto una retta d’equazione

cioè, se: k R : x A f ( x ) ≥ k , k ≤ f (x).

Una funzione limitata sia superiormente sia inferiormente, si dice limitata.

f è iniettiva f non è iniettiva

f (x) è biunivoca f ( x) non è biunivoca

Funzione crescente Strettamente crescente

Funzione decrescente Strettamente decrescente

stesso bene (che dipende dal suo prezzo secondo una relazione crescente): S ( p )=−c+ d∗p con c > 0 , d > 0. In

questo caso il punto in cui:

D ( p )=S( p) rappresenta il punto di equilibrio del mercato, che quindi è dato da:

p

¿

a+ c

b+d

→ prezzo diequilibrio ; q

¿

=D ( p

¿

)=S ( p

¿

) → quantità di equilibrio

.

Funzioni quadratiche: Un secondo insieme di funzioni elementari è quello delle

funzioni quadratiche , che sono del tipo: f

x

=ax

2

con a R , a≠ 0 e graficamente

sono rappresentate da una parabola con vertice nell’origine, asse di simmetria

costituito dall’asse y (quindi sono funzioni pari) e concavità rivolta verso l’alto se

a> 0 e verso il basso se a< 0 (sono funzioni concave).

Più in generale, le funzioni quadratiche sono del tipo:

f

x

=ax

2

  • bx+c

con

a , b , c R , a ≠ 0

e graficamente sono

rappresentate da una parabola con vertice nel punto:

V =

(

−b

2 a

b

2

− 4 ac

4 a

)

, asse di simmetria parallelo all’asse y (è la retta

di equazione

x=

−b

2 a

) è concavità rivolta verso l’alto a> 0 , verso il

basso se a< 0.

Proporzionalità inversa: Due variabili non nulle x e y sono

inversamente proporzionali se il loro prodotto è costante. La legge

di proporzionalità inversa è, dunque: x∗y =a con a ≠ 0 , che può

anche essere scritto nella forma

y=

a

x

. Le funzioni

f : R ¿ { 0 ¿}→ R

definite da

f ( x )=

a

x

con a ≠ 0 hanno come grafico un’ iperbole che

ha come asintoti gli assi cartesiani.

Funzione domanda: Sia p il prezzo di vendita d’una merce e sia q (p) la

quantità che viene domandata detta usualmente funzione di domanda.

Se il venditore aumenta il prezzo, la quantità domandata diminuisce. Nel

caso di funzione di domanda del tipo “proporzionalità inversa”, ossia

q ( p) =a/ p con( a> 0 )

, l’effetto sul fatturato rimane invariato, infatti:

pq ( p )=

p∗a

p

=a

. Il grafico di questa funzione è detta in economia

curva di domanda anelastica ”.

Funzione composta: Comporre le funzioni f : A → B e g : B →C significa considerare la funzione composta , g f ,

che associa a ogni elemento di A un elemento di C nel seguente modo:

 All’elemento x Acorrisponde mediante f , l’elemento f ( x) B;

 All’elemento f ( x) ∈ B corrisponde, mediante g , l’elemento g ( f ( x)) ∈ C;

Quindi ( g f ) ( x ) =g (

f ( x ) )

x A. ( g f ) si legge “ g composto f ”; g (

f ( x ) )

si legge

g di f di x ”. Se C= A , possiamo considerare sia g f sia f g, ma in generale:

g f ≠ f g, ossia la composizione delle funzioni non è commutativa.

Funzione inversa: Una funzione f : A R→ R si dice invertibile se e solo se è una corrispondenza biunivoca tra

A e f ( A). La funzione che ad ogni y f ( A) associa l’unico elemento x tale che f ( x )= y si chiama funzione

inversa di f e s’indica con il simbolo f

− 1

. Componendo nei due modi possibili la coppia f , f

− 1

si trovano le due

relazioni seguenti, che ben caratterizzano il legame tra una funzione e la sua inversa: f

− 1

[ f ( x )]=x

; f [ f

− 1

y

]= y

.

 ( f

− 1

f

) :

y

=f

− 1

[ f (x)]=f

y

=x ;

( f f

− 1

) =f [ f

− 1

y

]=f

x

= y

Una funzione f : A R→ R, strettamente monotona in A , è invertibile. Questo ci permette di vedere se una

funzione è invertibile.

Funzione potenza (esponente naturale): Definiamo la potenza n-esima di un numero reale, dato x R e n R,

definiamo

x

n

=x∗x∗x∗…∗x ← n−volte

:

 x

a

; x

n

∗x

m

=x

n +m

;

x

n

x

m

=x

n−m

; (x ¿¿ n)

m

=x

n∗m

La funzione è pari, simmetrica rispetto all’asse delle ordinate, convessa, strettamente crescente in

[ 0 ;+∞¿

, strettamente decrescente

¿

, non è invertibile in tutto il suo dominio. Insieme delle immagini

→ [ 0 ;+ ∞ ¿

, estremo inferiore

¿ 0

; estremo superiore

¿+ ∞

.

La funzione è dispari, simmetrica rispetto all’origine, strettamente crescente nel suo dominio, biunivoca

cioè invertibile. Insieme delle immagini → R, estremo inferiore¿−∞; estremo superiore¿+ ∞.

Funzione potenza (esponente reale): x

n

=x∗x∗x∗…∗x ← n−volte

;

x

°

= 1 ; x

n

x

n

.

Se l’esponente è un numero razionale:

x

m

n

(

x

n

)

m

=(

n

x )

m

Se l’esponente è un numero reale: x

α

con α R

.

 α < 0

- f : ( 0 ;+∞ ) →( 0 ;+∞); D= 0 ;+∞. Strettamente decrescente, strettamente convessa, estremo

inferiore¿ 0 ; estremo superiore¿+ ∞. Insieme delle immagini ( 0 ;+ ∞);

 0 ≤ α< 1

- f ( x )=x

α

Strettamente concava;

 α > 1

- f : [ 0 ;+ ∞¿ → [ 0 ; +∞ ¿ ; D=[ 0 ;+∞ ¿. Strettamente crescente, strettamente convessa, estremo

inferiore

; estremo superiore

. Insieme delle immagini [ 0 ;+ ∞¿.

Funzione radice n-esima : Sia x R e n N ,

n

x=?

. Dobbiamo distinguere due casi:

 Se n è pari, la radice n-esima di x ,

x ≥ 0 è quel numero positivo,

y ≥ 0 tale che y

n

=x

;

 Se n è dispari, la radice n-esima di x è quel numero reale

y R tale che y

n

=x

.

f ( x )=

n

√x

;

Dominio=[ 0 ;+ ∞ ¿

;

f : [ 0 ;+ ∞¿ →

[

Se n è pari, x ≥ 0. Strettamente crescente nel suo dominio, biunivoca, strettamente concava,

inferiore¿ 0 ; estremo superiore¿−∞

Questa funzione nasce come funzione inversa della restrizione della funzione potenza nell’intervallo [ 0 ; +∞ ).

(

n

x

)

n

=x x [

0 ; + ∞ ) ; x R

(

n

x

)

n

=|x|←

è valore assoluto di x.

x

{

x , x ≥ 0

−x , x ≤ 0

x

2

x

x

2

=x x R → sbagliato

f ( x )=

n

x

; Dominio=R

; f : R → R

;

(

n

x

)

n

=x x R

Strettamente crescente, estremo inferiore¿−∞; estremo superiore¿+ ∞.

Funzione valore assoluto: Sia x R,

x

{

x , x ≥ 0

−x , x < 0

Pari, simmetrica rispetto all’asse y , strettamente decrescente ¿, strettamente

crescente [ 0 ;+ ∞¿, estremo inferiore¿ 0 ; estremo superiore¿+ ∞.

  1. Sia a> 1 ; b R - log

a

x

=b x=a

b

; log

a

x

b x>a

b

; log

a

x

< b x >a

b

  1. Sia 0 < a< 1 ; b R - log

a

x

=b x=a

b

; log

a

x

b x>a

b

; log

a

x

< b x <a

b

Funzione goniometrica: Un ultimo insieme di funzione elementari è costituito dalle

funzione goniometriche. Per introdurle si considera una circonferenza con centri in (0;0)

e raggio 1.

^

EB assumendo

x > 0 se ci si muove da E verso B in senso antiorario,

x < 0 se ci si

muove in senso orario. A questo punto si definisce radiante , l’unità di misura degli angoli:

rad=x /r.

Funzione seno e coseno: Definiamo coseno e seno dell’angolo

α , e indichiamo con

cosα e sinα , le funzioni che ad

α associano, rispettivamente, il valore dell’ascissa e quello dell’ordinata del punto B :

cosα=x

b

; sinα = y

b

.

Variazione delle funzioni seno e coseno: Seno e coseno di

un angolo

α sono funzioni che hanno come dominio

R

,

perché per ogni valore dell’angolo α R esiste uno e un solo

punto B sulla circonferenza goniometrica. Qualunque sia la

posizione di B sulla circonferenza, la sua ordinata e la sua

ascissa assumono sempre valori compresi fra − 1 e 1 , quindi:

− 1 ≤ sinα ≤ 1 e− 1 ≤cosα ≤ 1. Il codominio delle funzioni seno

e coseno è quindi [− 1 ; 1 ]. Poichè cosα=cos(−α ), allora il

coseno è una funzione pari , mentre, essendo sinα=sin(−α ),

il seno è una funzione dispari.

Prima relazione fondamentale: sen

2

α +cos

2

α = 1

. Da questa relazione è possibile ricavare sinα conoscendo

cosα e viceversa. Infatti, se è noto

cosα , si ha sinα=± √

1 −cos

2

α

. Viceversa, se si conosce

sinα , si ha

cosα=± √

1 −sin

2

α

.

Sinusoide e cosinusoide: Il grafico completo della funzione seno

si chiama sinusoide , quella della funzione coseno cosinusoide. Le

funzioni sono periodiche di periodo 2 π , quindi i grafici si

ottengono ripetendo ogni 2 π i grafici relativi all’intervallo [ 0 ; 2 π ].

Funzione periodica: Sappiamo che, in generale, una funzione y=f (x )

è detta periodica di periodo p(con p> 0 )

se per ogni x e per qualsiasi numero k intero si ha f ( x )=f ( x +kp).

Funzione tangente: Definiamo tangente di α la funzione che ad α associa il rapporto, quando esiste, fra

l’ordinata e l’ascissa dal punto B :

tanα=

y

b

x

b

. La tangente esiste solo se:

α ≠

π

+kπ con k Z .

Periodo della funzione tangente: La tangente è una funzione periodica π,

cioè, qualunque sia l’angolo α del dominio è: tanα=tan ¿. Il grafico completo

della tangente si chiama tangentoide. Ha asintoti infiniti verticali: le rette di

equazioni

x=

π

  • kπ .

Seconda relazione fondamentale:

tanα=

sinα

cosα

con α ≠

π

+kπ , k Z

. La tangente di un angolo è data dal

rapporto, quando esiste, fra il seno e il coseno dello stesso angolo.

In sintesi: La funzione y=sinx ha per dominio R e per codominio l’intervallo [− 1 ; 1 ], ossia: sinx :R → [− 1 ; 1 ].

Pertanto |sinx|≤ 1. È una funzione dispari, quindi il suo grafico è simmetrico rispetto all’origine.

La funzione y=cosx ha per dominio R e per codominio l’intervallo [− 1 ; 1 ], ossia: cosx : R → [− 1 ; 1 ]. Pertanto

|cosx|≤ 1. È una funzione pari, quindi il suo grafico è simmetrico rispetto all’asse y.

La funzione y=tanx ha per dominio

R−

{

π

+kπ , k Z

}

e codominio R, ossia:

R−

{

π

  • kπ , k Z

}

→ R

. Ha

infiniti asintoti verticali di equazione

x=

π

  • kπ , k Z

. È una funzione dispari, quindi è simmetrica rispetto

all’origine.

Limiti finiti: Sia f : A R→ R e sia

x

0

un punto di accumulazione di A.

lim

x→ x

0

f ( x ) =l se V ( l) , U

(

x

0

)

: x U ( x

0

)∩ A ¿ {x

0

} f ( x ) U (l)

;

lim

x→ x

0

f ( x ) =l se ε > 0 , δ > 0 : x U : 0 <

|

x−x

0

|

|f ( x ) −l|<ε

;

lim

x→+∞

V (l) , U ( +∞) : x U (+∞)∩ A f ( x) V (l)

;

lim

x→+∞

f ( x )=l se ε > 0 , M > 0 : x A : x >M |f ( x )−l|< ε ;

lim

x→−∞

f ( x ) =l se ε> 0 , M > 0 : x A : x ← M |f ( x )−l|< ε.

Limiti infiniti:

lim

x→ x

0

f ( x ) =+ ∞

se V ( +∞) U

(

x

0

)

: x ¿

lim

x→ x

0

f ( x ) =+ ∞

se M > 0 δ > 0 : x A : 0 <

|

x−x

0

|

<δ =f ( x ) >M;

lim

x→ x

0

f ( x ) =−∞

se M < 0 δ > 0 : x A : 0 <

|

x−x

0

|

< δ =f ( x ) ← M;

lim

x→+∞

f ( x )=+ ∞

se

M > 0 k> 0 : x A : x >k f ( x )=M

;

lim

x→+∞

f ( x )=−∞

se

M > 0 k> 0 : x A : x >k f ( x ) ← M

;

lim

x→−∞

f ( x ) =+∞

se M > 0 k> 0 : x A : x ←k f ( x )> M

;

lim

x→−∞

f ( x ) =−∞

se M > 0 k> 0 : x A : x ←k f ( x )← M

 lim

n →+∞

(

n

)

n

limite notevole.

Limite destro:

lim

x→ 0

+¿

f (x )=l se ε > 0 δ > 0 x A : x (

x

0

−δ , x

0

)

|

f (x )−l |

<ε ;¿

Limite sinistro:

lim

x→ 0

−¿

f ( x)=l se ε > 0 δ > 0 x A : x ( x

0

, x

0

−δ) |f ( x)−l|> ε .¿

Esistenza del limite: Sia

f : A R→ R con x

0

un punto di accumulazione per A. Il limite f ( x) per x che tende a

x

0

:

lim

x→ x

0

f ( x ) =l

esiste se e solo se, per ogni successione di punti {

x

0

}

appartenenti ad A e tendenti a x

0

(con x

n

=x

0

), la

successione delle immagini ¿

tende sempre allo stessi valore l.

Nel caso di f ( x )=sinx per mostrare che:

lim

x→+∞

sinx=

.

Teorema sui limiti:

Teorema di unicità del limite: Se la funzione f ammette limite per

x → x

0

, questo limite è unico;

Teorema del confronto (o dei “due carabinieri”): Date tre funzioni f , g , h con

x

0

punto di accumulazione

per i rispettivi insiemi di definizione, se:

- Esiste un intorno di

x

0

:

U

(

x

0

)

: x U ( x

0

) g(x )≤ f (x) ≤ h(x) ;

- I limiti per

x → x

0

di g ( x ) e dih ( x) esistono finiti e uguali:

lim

x→ x 0

g ( x )= lim

x→ x 0

h ( x )=l

.

Allora anche f ( x ) ammette l per

x → x

0

: lim

x→ x

0

f ( x )=l

.

Teorema della permanenza del segno: Se per

x → x

0

la funzione f ammette limite l ≠ 0 , allora esiste un

intorno di

x

0

(con x

n

≠ x

0

in cui f ha lo stesso segno di l. Il viceversa in generale non è reale.

Se una funzione f è ¿ 0 (¿ 0 ) in un intorno di

x

0

,

lim

x→ x 0

f ( x ) ≥ 0 (≤ 0 )

.

Definizione di continuità: Sia

f : A R→ R con x

0

∈ A

, punto di accumulazione per A. Si dice che f è continua in

x

0

, se:

lim

x→ x

0

f ( x ) =f (

x

0

)

Limiti delle funzioni elementari:

Esponenziali: y=a

x

  • Se a> 1 :

lim

x→ x 0

a

x

=a

x 0

; lim

x →+∞

{

+∞ , a> 1

0 , 0 < a< 1

; Se 0 < a< 1 :

lim

x→−∞

{

0 , a> 1

+∞ , 0 <a< 1

.

Logaritmico:

y=log

a

x

- Se

a> 1 :

lim

x→ x 0

log

a

x=log

a

x

0

lim

x → 0

+¿

log a

x=−∞ ; lim

x→+ ∞

log a

x=+∞ ¿

;

- Se 0 < a< 1 :

lim

x→ 0

+¿

log a

x=+∞ ; lim

x→+ ∞

log a

x=−∞ ¿

.

Potenza: y=x

n

; y=x

a

- Se n è pari :

lim

x→ ±∞

x

n

;

lim

x→−∞

x

n

; Se n è dispari:

lim

x→+∞

x

n

=+∞ ; lim

x →−∞

x

n

.

Potenza:

y=x

a

  • Se a< 0 :

lim

x→ 0

+¿

x

a

=+∞ ; lim

x→+ ∞

x

a

= 0 ; ¿

Se a> 0 :

lim

x → 0

x

a

= 0 ; lim

x →+∞

x

a

Limiti delle funzioni trigonometriche:

Seno:

lim

x→ x

0

sen

x

=sen

x

; lim

x →± ∞

sen

x

Coseno:

lim

x→ x

0

cos

x

=cos

x

; lim

x→ ±∞

cos

x

Tangente:

lim

x→

π

2

  • ¿

tg x

¿−∞ ; lim

x→

π

2

−¿

tg x

¿+ ∞ ;

lim

x→ x

0

tg x

=tg x

0

con x≠

π

2

+kπ ¿¿

.

Algebra estesa dei limiti: Le regole dell’algebra dei limiti di seguito presentate si applicano esclusivamente al

calcolo dei limiti e non nell’ambito dell’algebra classica. Ricordiamo che nell’algebra classica si ha: a

0

con

a ≠ 1 ;

a

= 0 con a ≠ 0. Nell’algebra dei limiti valgono le regole sotto riportate dove

a R e n N .

Rapporti tra numeri ed infiniti:

a

=± ∞ con a ≠ 0 ;

a

a

Somme, prodotti e rapporti tra numeri ed infiniti: + ∞ ± a=+ ∞;−∞ ± a=−∞; ± ∞∗a=± ∞;

a

Somme e prodotti tra infiniti: +∞+ ∞=+∞ ;−∞−∞=−∞; ( ± ∞ )∗( ± ∞) =± ∞¿ ;

Potenze con infiniti:

+∞

−∞

+∞

−∞

a

=+∞ con a> 0

;

a

= 0 con a< 0 ; (−∞ )

n

=+∞ con n pari;(−∞)

n

=−∞ con n dispari.

Limite della somma e del prodotto: Se

lim

x→ a

f ( x )=l e lim

x→ a

g ( x )=m

dove l , m R, allora:

lim

x→ a

[ f ( x )+ g ( x)]=lim

x → a

f ( x ) +lim

x→ a

g ( x )=l+ m

;

lim

x→ a

[ f ( x )∗g( x )]=lim

x→ a

f ( x )∗lim

x →a

g ( x )=l∗m

;

Limite del quoziente: Se

lim

x→ a

f ( x )=l e lim

x→ a

g ( x )=m

dove

l , m R e

m≠ 0 , allora:

lim

x → a

f ( x)

g (x)

lim

x → a

f ( x)

lim

x→ a

g ( x)

l

m

.

Forme indeterminate:

f non è continua f è continua

Di seconda specie: Se vale

lim

x→ x 0

−¿

f ( x )≠ lim

x→ x 0

+¿

f ( x)

¿ ¿¿

entrambi finiti, ma diversi.

Teorema di Weierstrass: Una funzione f : A R→ R continua su di un intervallo chiuso e

limitato [ a , b ] assume sempre su tale intervallo valore minimo m e valore massimo M , cioè esistono

almeno due punti

x

1

, x

2

[ a , b] tali che:

f (x ¿¿ 1 )=me f (

x

2

)

=M ¿

con m ≤ f ( x ) ≤ M ∀ x ∈ [ a , b]. Se

alcune ipotesi del teorema non sono verificate, il risultato non è più vero.

f discontinua, esiste il m , ma non esiste il M ;

f definita su di un intervallo non chiuso, non esiste il m , ma esiste il M ;

f definita su di un intervallo non limitato, esiste il m , ma non esiste il M ;

f definita su di un intervallo aperto, esiste il m , ma non esiste il M.

Teorema di Darboux : Una funzione f : A R→ R continua su di un intervallo chiuso e limitato

[ a , b ] assume in tale intervallo, almeno una volta, tutti i valori compresi tra il minimo m e il massimo

M. y

0

[ m , M ] x

0

[ a , b] tale che f (x ¿¿ 0 )= y

0

Teorema di Bolzano: Se f : A ⊆ R→ R continua su di un intervallo chiuso e limitato [ a , b ] con

f ( a)∗f (b)

(cioè f assume nei due estremi valori di segno opposto), allora esiste almeno un punto

c ( a ,b )

tale che

f ( c) = 0

.

Teorema di De l’Hôpital: Date due funzioni f (x) e g(x ) definite nell’intorno I di un punto

x

0

, se:

 f (x)

e g( x )

sono continue in

x

0

e f

(

x

0

)

=g (x ¿¿ 0 )= 0 ¿ ; f ( x)

e g( x )

sono derivabili in I eccetto al più

x

0

;

g

'

x

≠ 0 ∈I −{ x

0

}

Allora esiste

lim

x→ x

0

f (x )

g( x)

e risulta : lim

x → x

0

f (x)

g( x)

=¿ lim

x → x

0

f '( x )

g ' (x)

.

CAPITOLO 4

Calcolo differenziale: Sia A R, un punto

x

0

∈ R

si dice interno ad A se appartiene ad A e se esiste almeno un

intorno interamente contenuto in A.

Sia f : A R→ R e sia

c

0

un punto interno ad A. Sia h un incremento sufficientemente

piccola della variabile indipendente tale che

c

0

+h deve essere un interno ad A.

Derivata di una funzione: Data una funzione f : A R→ R e dato un punto

c

0

interno ad

A , si definisce derivata di f in

c

0

il limite (purché esista finito) per h → 0 del rapporto

incrementale di f :

f ' (c ¿¿ 0 )=

lim

h → 0

f

(

c

0

+h

)

−f ( c

0

h

.

Derivata sinistra: :

f '

−¿(c¿¿ 0 )= lim

h → 0

−¿ f (c 0 + h)−f ( c 0 )

h

; ¿

¿ ¿

Derivata destra:

f '

+¿(c¿¿ 0 )= lim

h → 0

+¿ f ( c 0 +h )−f (c 0 )

h

¿

¿ ¿

.

Deve essere:

f ' (c ¿¿ 0 )=f '

−¿(c¿¿ 0 )=f ' +¿( c¿¿ 0 )¿

¿¿

. Se nel punto

c

0

esistono la derivata sinistra e quella destra, ma non

sono uguali (oppure non sono finite), si dice che in

c

0

la funzione f presenta un punto di:

Angoloso:

f '

−¿(c¿¿ 0 )≠ f '

  • ¿(c¿¿ 0 ) ¿

¿¿

, ma entrambi sono finiti;

Cuspide:

f '

−¿(c¿¿ 0 )e f '

  • ¿(c¿¿ 0 ) ¿

¿ ¿

, sono infiniti con segno differente (uno +∞ e l’altro −∞);

Rapporto incrementale

Variazione della variabile indipendente

Variazione della variabile dipendente

∆ y

∆ x

f

(

c

0

+h

)

−f (c

0

c

0

+h−c

0

f

(

c

0

  • h

)

−f (c

0

h

Flesso a tangente verticale:

f '

−¿(c¿¿ 0 )e f '

  • ¿(c¿¿ 0 ) ¿

¿ ¿

sono infiniti con lo stesso segno (entrambi +∞ oppure −∞

).

Operazioni con le derivate: Se

f e g sono due funzioni derivabili in un generico punto

x , allora sono derivabili in

x anche la loro somma, il loro prodotto e il loro quoziente (quest’ultimo se g(x )≠ 0

) e valgono le seguenti (dove

con D si indica la derivata di una funzione):

[

f ( x ) ± g ( x ) ]

'

=f ' ( x)± g ' ( x)

;

[ f ( x )∗g ( x ) ]

'

=f ( x )

'

∗g ( x ) +f ( x )∗g ( x ) ;

 Se c’è una costante si ha [ c∗f ( x ) ]

'

=c∗[ f (x)]

;

[

f (x)

g(x )

[ f ( x ) ]

'

∗g ( x )−f ( x )∗[ g ( x ) ] '

[

g ( x) ]

2

]

con g

x

.

Interpretazione economica: Considerando la teoria dei costi, in cui:

C

q

=funzione di costo totale , la quale

dipende dalla quantità prodotta q di un certo bene. In questo caso la derivata in un punto

q

0

è data da:

C '

(

q

0

)

=lim

h → 0

C

(

q

0

+h )

−C '

(q 0

)

h

che viene detta funzione di costo marginale , e rappresenta la variazione del costo

totale in seguito ad una variazione marginale (cioè infinitesima) della quantità prodotta.

Teorema di Fermat: Se una funzione f : A R→ R derivabile ha un massimo oppure un

minimo relativo in un punto

x

0

, interno ad A , allora si haf ' (x ¿¿ 0 )= 0 ¿ cioè in tale punto la

derivata prima si annulla (il coefficiente angolare della retta tangente a f in

x

0

ha inclinazione

nulla, cioè tale retta è orizzontale, parallela all’asse delle ascisse).

Teorema di Rolle: Se una funzione f : A R→ R soddisfa le seguenti

ipotesi:

 È continua nell’intervallo [ a , b ];

 È derivabile nell’intervallo

( a , b ) ;

 f ( a)=f (b)

.

Allora esiste almeno un punto c ( a ,b ) tale che: f

'

c

cioè un punto in corrispondenza del quale la retta

tangente a f è orizzontale.

Teorema di Lagrange: Se una funzione f : A R→ R soddisfa le seguenti ipotesi:

 È continua nell’intervallo [ a , b ];

 È derivabile nell’intervallo ( a , b ).

Allora esiste almeno un punto c ( a ,b ) tale che: f

'

c

f ( b)−f (a)

b−a

.

Vi sono due importanti Corollari del Teorema di Lagrange:

 Le funzioni continue su di un intervallo [ a , b ]e che hanno derivata nulla su di un intervallo ( a , b )sono tutte

e solo quelle costanti, cioè: f

'

x

= 0 f

x

=c

.

 Due funzioni f e g continue su [ a , b ]e derivabili su ( a , b ) con uguale derivata, sono tutte e solo quelle che

differiscono tra di loro per una costante additivi, cioè: f

'

( x )=g

'

( x) f ( x )=g ( x )+ c.

Monotonia: Sia f una funzione derivabile in ( a , b ):

f è crescente in ( a , b ) se e solo se f

'

(

x

0

)

≥ 0 x (a , b);

f è decrescente in ( a , b ) se e solo sef

'

(

x

0

)

≤ 0 x (a , b).

Questo teorema è chiamata condizione sufficiente. Sia f una funzione derivabile in ( a , b ):

f è strettamente crescente in ( a , b ) se e solo se f

'

( x

0

) > 0 x (a , b);

f è strettamente decrescente in ( a , b ) se e solo sef

'

(

x

0

)

< 0 x (a , b).

Massimi e minimi: Data una funzione f : A R→ R, un punto

x

0

∈ A

si dice punto di massimo (o di minimo )

assoluto o globale per f se:

f

(

x

0

)

≥ f ( x ) (oppure f

(

x

0

)

≤ f ( x )) x A , mentre si dice massimo (o di minimo )

assoluto o globale stretto (o forte ) per f se:

f (

x

0

)

f ( x ) (oppure

f (x

0

)<f ( x)¿ x A , x ≠ x

0

Data una funzione

f : A R→ R , un punto

x

0

∈ A

si dice massimo (o di minimo ) relativo o locale per f se esiste

un intorno

U

(

x

0

)

tale che: f (

x

0

)

≥ f

x

(

oppure f (

x

0

)

≤ f

x

)

Ux

0

∩ A, mentre si dice massimo (o di minimo )

relativo o locale stretto (o forte ) per f se esiste un intorno

U

(

x

0

) tale che:

f (

x

0

)

f ( x ) (oppure

f

(

x

0

)

< f (x )¿ Ux

0

∩ A , x ≠ x

0

.

Primo test di riconoscimento dei punti stazionari o critici: Sia f derivabile nell’intervallo ( a , b )e sia x

0

(a , b)

un punto stazionario, tale chef ' ( x ¿¿ 0 )= 0 ¿. Se in un intorno sinistro di

x

0

è f ' (x)≥ 0 e in un intorno destro di

x

0

è

Coefficiente angolare di a e b

Coefficiente angolare di c

f ' ( x) ≤ 0 , allora

x

0

è di massimo locale. Se in un intorno sinistro di

x

0

è f ' ( x) ≤ 0 e in un intorno destro di

x

0

è

f ' (x) ≥ 0 , allora

x

0

è di minimo locale

Secondo test di riconoscimento dei punti stazionari o critici: Sia f definita in un intervallo I e due volte

derivabili in

x

0

∈ I

(punto interno) e sia f ' (x ¿¿ 0 )= 0 ¿.

 f ' ' (x ¿¿ 0 )= 0 :¿

il test è inutilizzabile; f ' ' (x ¿¿ 0 )> 0 ¿

:

x

0

è un punto di minimo per la funzione;

f ' ' ( x ¿¿ 0 )< 0 :¿

x

0

è un punto di massimo per la funzione.

Concavità e convessità: Sia f una funzione derivabile in I , si dimostra che:

f è convessa in I f’ è crescente in I ; f è concava in I f’ è decrescente in I.

Sia f una funzione derivabile due volte in I , si dimostra che:

f è convessa in I f

''

x

≥ 0 x I

; f è concava in I f

' '

x

≤ 0 x I

.

Risulta inoltre che:

f

' '

x

0 x I f è strettamente convessa∈I ; f

' '

x

< 0 x I f è strettamente concava ∈I ;

Punto di flesso: Sia f una funzione derivabile due volte in un intervallo I e sia

x

0

∈ I

(punto interno ad I ),

x

0

è un punto di flesso se in un intorno sinistro f è convessa (o

concava) e in un interno destro f è concava (o convessa). Un punto di flesso è

caratterizzato dal fatto che f ' ' (x ¿¿ 0 )= 0 ¿.

Ottimizzazione su un intervallo chiuso e limitato: Per il teorema di Weierstrass , se una funzione è continua in

un intervallo chiuso e limitato [ a , b ], allora essa assume, in tale intervallo, il massimo e il minimo assoluto.

Differenziabilità di una funzione: Una funzione f : A R→ R e si dice differenziabile in un punto

x

0

∈ A

,

interno ad A , se esiste un numero

m R , tale che:

f ( x )−f (

x

0

)

=m (

x−x

0

)

+E(x −x

0

. Il termine lineare

m (

x−x

0

)

si chiama differenziale della funzione in

x

0

.

Una funzione f : A R→ R è differenziabile in un punto

x

0

∈ A

, interno ad A , se e solo se è derivabile in

x

0

.

In questo caso:

f ( x )−f

(

x

0

)

=f ( x ¿¿ 0 )∗

(

x −x

0

)

+E ( x−x

0

) per x → x

0

.

Per funzioni ad una variabile la differenziabilità coincide con la derivabilità.

df (

x

0

)

=f ' (x ¿¿ 0 )∗ (

x−x

0

)

→ df ( x )=f ' ( x)∗d (x ); ¿

dy =f '( x )∗dx ;∆ x=

(

x−x

0

)

,dx =

(

x−x

0

)

per x → x

0

.