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Tipologia: Collegamenti Interdisciplinari
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nostra storia sono a volte fonte di felice rievocazione, ma più spesso sono ricordo triste di una serenità e di una tranquillità perdute di cui abbiamo forte nostalgia. Che siano i luoghi dell'infanzia o della patria, essi assumono caratteri ben più profondi della loro geograficità. Parlando quindi dei cambiamenti e dei luoghi dell'anima non possiamo non parlare di Pascoli e del tema del nido. Traumatizzato dai lutti familiari Pascoli tenta di trovare sicurezza dalle minacce del mondo esterno negli affetti familiari negli ambienti e nelle atmosfere più intime e care. Le immagini più ricorrenti nelle sue poesie evidenziano nel caso una costante opposizione dentro-fuori; fuori pericolo, dentro calore dolcezza purezza e amore. Giovanni è in collegio, insieme ai fratelli maggiori Luigi e Giacomo quando il 10 agosto 1867 lo raggiunge la notizia che interrompe traumaticamente un'infanzia fino a quel momento felice: il padre è stato ucciso da una fucilata mentre tornava in calesse da Cesena .Ed è proprio questo evento traumatico e drammatico che porta Pascoli a legarsi alla alla figura della madre e alla figura delle sorelle la figura della madre costituisce nell'universo psichico e poetico di Pascoli dei luoghi più protetti come il nido e il camposanto.Il nido è il luogo della ricomposizione dell'unità familiare lo spazio chiuso che permette il riparo dalla società brutale e inospitale;il camposanto invece rappresenta il recinto del culto dei morti dove è possibile ripristinare su un piano illusorio l'intimo colloquio con ciò che nella realtà si è perduto per sempre.Se la morte significa distruzione della vita della casa degli affetti il mito del nido nasce come un tentativo di opporsi alla loro fragilità e alla loro rovina.Il nido è un elemento ricorrente nelle poesie di Giovanni Pascoli e può essere interpretato come un "luogo dell'anima" nel suo significato simbolico. Pascoli spesso utilizza il nido come metafora per rappresentare il senso di sicurezza, calore e protezione che può essere associato alla vita familiare e all’infanzia. Vedremo dunque che egli caratterizza in modo negativo l'abbandono del nido.Per Pascoli il nido è il luogo degli affetti, di accoglienza e protezione dalle minacce dal mondo.Il nido diventa un simbolo dell'anima, intesa come l'essenza profonda e autentica di un individuo.L'abbandono del nido porta alla scoperta di tutto ciò che di spaventoso e letale sta fuori di esso.Pascoli afferma infatti che la dispersione di tale realtà porta alla sofferenza, alla disgrazia ed è inoltre oscurata dall'ombra della morte.Anche all'interno dei Malavoglia, Verga denota la negatività di tale gesto, facendo cadere in disgrazia e perdizione coloro che lo compiono. Troviamo la negatività di questo gesto nei Malavoglia."I Malavoglia" è un celebre romanzo scritto da Giovanni Verga, pubblicato nel 1881. Il libro fa parte del ciclo dei "Vinti", una serie di opere in cui Verga descrive la vita delle classi sociali più basse e le loro difficoltà.La trama de "I Malavoglia" ruota attorno alla famiglia Malavoglia, una famiglia di pescatori che vive a Aci Trezza, un villaggio di pescatori in Sicilia. La famiglia è composta da Padron 'Ntoni (Antonio), il capofamiglia, sua moglie Maruzza, i loro figli Bastianazzo, 'Ntoniello, Alessi, Lia e Mena e il nipote ‘Ntoni.La storia inizia quando la famiglia Malavoglia decide di fare un investimento per migliorare la loro situazione economica acquistando una goletta, la "Provvidenza". Tuttavia, a causa di una serie di sfortunati eventi, l'imbarcazione affonda durante una tempesta e la famiglia si trova in profonda difficoltà finanziarie.Per cercare di risolvere i loro problemi, Padron 'Ntoni decide di vendere una parte della loro proprietà, la "casa del Nespolo", ma la transazione si rivela un inganno e la famiglia perde anche quella fonte di reddito. Il giovane ’Ntoni dopo il servizio militare che lo ha portato a scoprire il mondo non accetta più la vecchia vita di sacrifici e rinunce, comincia a frequentare l’osteria e si dà al contrabbando , ma quando viene scoperto ferisce il brigadiere don Michele e di conseguenza viene arrestato. Infine, come se non bastasse, Lia abbandona il paese e si prostituisce in città e il conseguente disonore manda in rovina il matrimonio di Mena, mentre Padron ’Ntoni muore in ospedale lontano da casa. Alessi riesce a riscattare la casa , ma ’Ntoni , uscito di galera, dopo un’ultima visita, va via per sempre .Egli per descrivere questo fenomeno utilizza l'ideale dell’ostrica. L’ideale dell’ostrica è sostanzialmente una metafora che può essere così sintetizzata: come l’ostrica vive aggrappata allo scoglio, così coloro che appartengono alle fasce sociali più deboli e restano legati alle tradizioni patriarcali e al proprio nucleo familiare non si perdono e possono salvarsi. Contrariamente chi si stacca dal proprio ambiente e dai valori della famiglia (come l’ostrica che si
stacca dallo scoglio) viene divorato dal mondo e dalla società del progresso come l’ostrica dal “pesce vorace”. L’ideale dell’ostrica , come si può intuire dalle vicende, prende forma soprattutto nelle scelte del giovante ’Ntoni. Egli infatti dopo essere partito per il servizio militare, imposto dal nuovo regime unitario, scopre un mondo diverso da quello a cui è sempre stato abituato e non accettando più la sua vita precedente decide di staccarsi dal suo nucleo familiare , dapprima viaggiando in cerca di fortuna e poi trascorrendo tutto il suo tempo all’osteria e dandosi ad attività di contrabbando. Sia il vecchio Padron ’Ntoni sia il suo giovane nipote sono destinati alla sconfitta pur incarnando mondi diversi: il primo difende i valori e le sicurezze della famiglia (ma fallisce tentando la nuova e rischiosa strada del commercio), mentre il secondo, dopo aver fatto esperienza del mondo cittadino, perde le sue radici e non riesce più a riconoscersi nei valori della famiglia e del lavoro tradizionale. Negli anni 60-70, nel clima della contestazione giovanile, la figura di Cesare Pavese rappresentava un mito soprattutto per la sua vicenda personale contrassegnata da un’insoddisfazione esistenziale sempre meno disponibile ad accettare il mondo cosi com’era.Egli nasce nel 1908 a Santo Stefano Belbo. Nel 1926 si laurea in lettere presso la facoltà di Torino, dopo di che passa degli anni infelici.Egli è tormentato dall'angoscia ,perchè vorrebbe vedersi virile e generoso come il suo mito Whitman,ma si autoaccusa di debolezza e lo sfiorano propositi di suicidio.Pavese comincia a insegnare in scuole private e pubblica alcuni saggi.Nel 1935 viene arrestato per antifascismo e inviato al confine a Brancaleone Calabro.Nel 1950 pavese incontra l'attrice statunitense Dowling e se ne innamora perdutamente,ma la donna riparte per New York e pochi mesi dopo lo scrittore muore suicida a Torino.Nelle produzioni poetica di Pavese assistiamo a un contrasto tra la città e la campagna, come luoghi antitetici che rimandano metaforicamente a due diverse dimensioni: la città è il luogo della maturità, della razionalità, della modernità, dell'industrializzazione, la campagna è il luogo dell'infanzia, dell'irrazionalità, delle pulsioni inconsce, del selvaggio e del primitivo, di una natura non controllata e non arginata dalla civiltà.Le risonanze simboliche della terra e del mondo rurale vengono ulteriormente approfondite nella produzione narrativa, a partire dai racconti del 1936- 1939, editi postumi in "Notte di festa" (1953), e poi nel primo romanzo pubblicato da Pavese, "Paesi tuoi"(1941).Quest'ultimo mette in scena il ritorno alla campagna di un cittadino, l'operaio Berto, che vi scopre un mondo barbarico dalle passioni accese e ancestrali, in cui dominano gli istinti della sessualità e della violenza.Ma è soprattutto intorno al 1942 che Pavese attua la svolta decisiva verso il mito della terra.La campagna in questa fase non incarna più solo l'elemento selvaggio e irrazionale, ma diventa il simbolo della vita in sé, di un'esistenza originaria e primordiale, della spontaneità e dell'autenticità. Gli elementi, reali o fantastici, legati alla dimensione della terra rappresentano per Pavese un ampio serbatoio di spunti fantastici. .Intorno al tema del ritorno alla terra si svolge l'ultimo romanzo pavesiano, "La luna e i falò "(1950)Anguilla, il protagonista e narratore (che viene sempre chiamato solo con il soprannome), torna nel paese natio, nelle Langhe. Insieme all’amico Nuto, Anguilla ripercorre la sua infanzia. Da bambino era infatti stato abbandonato e adottato da due contadini. Alla cascina della Mora, dove viveva a lavorava insieme al padre adottivo, aveva conosciuto le tre figlie del fattore: Irene, Silvia e Santa.Tornato in Italia spinto da un senso di attaccamento per le sue origini, visita anzitutto la vecchia casa del padre. Qui conosce il suo attuale proprietario, Valino, e suo figlio Cinto, un ragazzo fragile per il quale Anguilla sviluppa subito un sentimento di affetto. Quando poi Valino compie una strage in famiglia e poi si uccide, Cinto si rifugia da Anguilla e Nuto, che lo aiutano come possono.Insieme a Nuto, però, Anguilla ritorna anche agli anni della guerra e della Resistenza. Apprende così la triste fine delle tre sorelle che aveva conosciuto da bambino. In particolare, è la morte di Santa a colpirlo particolarmente. La ragazza infatti, accusata di essere una spia dei fascisti, era stata giustiziata dai partigiani e il suo cadavere bruciato. Con questa immagine il romanzo si chiude. LEGGERE PASSO (IL RITORNO DI ANGUILLA) DANTE:Altri persone invece a causa di cambiamenti non desiderati sono costretti ad abbandonare i luoghi dell'anima.Come vedremo infatti nel 17 capitolo del paradiso Dante verrà esiliato dalla sua amata Firenze. (LEGGERE PASSO)
them fills the poet's heart with pleasure. the daffodils have a metaphorical meaning. They may represent the voice of nature, which is scarcely audible except in solitude, the magic moment when our spirit develops a visionary power and we "return to the enchanted unity with nature we knew in childhood; they may represent a living microcosm within the larger macrocosm of nature. Francese: Se le parole di Wordsworth danzano tra i paesaggi naturali dell'anima, quelle di Baudelaire si perdono nelle vie affollate e nei labirinti oscuri delle emozioni umane. Un des lieux de l'âme récurrents dans les œuvres de Baudelaire est la ville. Paris, en particulier, est un thème central dans sa poésie. Baudelaire dépeint Paris comme une ville fascinante et décadente, un lieu où se mêlent la beauté et la laideur, l'euphorie et le désespoir. Dans ses vers, il explore les aspects sombres et mystérieux de la ville, ses rues bondées, ses bordels, ses fleurs empoisonnées. D'autres lieux explorés par Baudelaire sont la nature, la mer, le voyage et l'introspection intérieure. La nature devient un miroir des émotions humaines, avec des paysages qui reflètent l'état d'esprit du poète. La mer, en particulier, représente pour Baudelaire un lieu de fascination et de danger, une métaphore des désirs humains, des passions tumultueuses et de la peur de la mort. Charles Pierre Baudelaire naît en 1821 dans une famille parisienne bourgeoise.Baudelaire renoue avec sa vie de dandy riche et en deux ans il dilapide la moitié de ses avoirs et le pauvre .En 1857 il y a la publication du Les Fleurs du Mal. L'ouvre fait prête scandale, dénoncé de obscénité et monstruosité, Baudelaire sera condamné pour outrage à la morale et à la religion. Un procès a lieu et Baudelaire sera obligé de payer de lourdes amendes et six poèmes seront censurés. Suite au scandale il sera marginalisé du monde littéraire. Baudelaire éprouve de graves problèmes de santé, il meurt à l'âge de 46 ans dans le bras de sa mère. LES FLEURS DU MAL Avec ce recueil poétique, Baudelaire marque une séparation avec la poésie traditionnelle et ouvre le chemin pour la poésie moderne. Les Fleurs du mal sont publié en 1857 .Une nouvelle édition sort en 1861 avec 38 nouveaux poèmes qui constituent une nouvelle section de la recueil intitulé Tableaux parisiens. Le titre de l'œuvre est oxymorique mais décrit bien l'entreprise de l'auteur, celle de transcender l'horreur humaine en beauté et en art. Le recueil Les Fleurs du mal dessine l’itinéraire spirituel d’une âme qui tombe, d’un esprit qui chute. Il semble que par sa construction le livre propose une véritable dramaturgie.Les Fleurs du mal est organisé en six sections majeures, précédées par un poème préliminaire appelé «Au Lecteur»
« Je t’aime, ô capitale infâme! » La ligne "Je t'aime, ô capitale infâme !" fait référence à Paris en tant que capitale de la France, mais également à sa réputation sulfureuse, à son immoralité et à sa décadence, qui fascinaient Baudelaire. Ce vers incarne le paradoxe de l'amour que Baudelaire ressentait pour Paris. D'un côté, il était attiré par la beauté, la vitalité et la modernité de la ville. D'un autre côté, il était conscient des côtés sombres, des injustices sociales et de la souffrance présente dans la vie urbaine. Baudelaire aimait la ville de manière passionnée et tourmentée, la voyant comme un reflet de sa propre condition d'âme. Arte : Nella notte stellata dipinta da Van Gogh, i luoghi dell'anima si rivelano nel profondo sguardo dell'artista, tra i bagliori celesti che abbracciano l'infinito e le stelle che danzano come riflessi delle nostre emozioni più intime. La "Notte stellata" è un celebre dipinto del pittore olandese Vincent van Gogh realizzato nel 1889. Il dipinto raffigura un paesaggio notturno con un cielo intenso e vibrante, ricoperto da un fitto manto di stelle che sembrano danzare. Nella composizione, Van Gogh utilizza pennellate vigorose e ardenti, creando un senso di movimento e di energia. Il cielo notturno è dominato da una grande luna crescente, circondata da stelle luminose e scie astrali che attraversano l'intero firmamento. L'effetto generale è quello di una visione onirica e surreale, dove la realtà si fonde con l'immaginazione. Nel primo piano del dipinto, Van Gogh rappresenta un villaggio con case e cipressi scuri, che sembrano emergere dalle ombre della notte. L'uso del colore è audace e contrastante, con tonalità di blu intenso per il cielo e il paesaggio, mentre il villaggio è punteggiato da accenti di giallo e arancio. La "Notte stellata" di Van Gogh è considerata una delle sue opere più iconiche e rappresenta l'espressione della sua visione artistica e della sua turbolenta interiorità. Attraverso il dipinto, l'artista cerca di catturare l'essenza dell'universo e la connessione spirituale tra l'uomo e la natura. La combinazione di colori vibranti, pennellate audaci e la rappresentazione poetica del cielo stellato conferiscono al dipinto una forte carica emotiva. La "Notte stellata" è diventata un simbolo dell'arte post-impressionista e ha influenzato numerosi artisti successivi. In sintesi, la "Notte stellata" di Van Gogh è un'opera d'arte straordinaria che cattura la bellezza e il mistero della notte attraverso un'espressione intensa e personale. Fisica :L'invenzione e lo sviluppo della corrente elettrica hanno rappresentato una pietra miliare nell'innovazione tecnologica. La scoperta della corrente elettrica e il suo successivo utilizzo come forma di energia hanno aperto le porte a numerose invenzioni e applicazioni che hanno trasformato la nostra vita quotidiana.La corrente elettrica ha permesso lo sviluppo di apparecchiature elettriche come la lampadina, che ha rivoluzionato l'illuminazione domestica e pubblica. Inoltre, ha reso possibile l'uso di elettrodomestici come il frigorifero, il ventilatore, la lavatrice e il ferro da stiro, semplificando le attività domestiche e migliorando la qualità della vita.la corrente elettrica ha alimentato la rivoluzione industriale, consentendo l'automazione delle fabbriche e l'introduzione di nuove macchine e processi produttivi. Questo ha portato a un