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Mazzoleni Comunicazione , Dispense di Comunicazione Politica

Dispensa sulla comunicazione del dott. Mazzoleni Università di Milano

Tipologia: Dispense

2017/2018

Caricato il 28/03/2018

giulia-onano-1
giulia-onano-1 🇮🇹

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“LA COMUNICAZIONE POLITICA
di Gianpietro Mazzoleni
CAP.1
PREFAZIONE: Uno sguardo alla storia: dalla retorica alla
videopolitica
La politica ha sempre avuto una forte dimensione simbolica e comunicativa. La
storia della comunicazione politica comincia nel momento in cui la losoa
greca (in prima linea con Aristotele e Platone) comincia a riettere sul potere,
sull’autorità e sulla democrazia all’interno della polis greca.
I greci analizzano il potere della retorica e della dialettica e sull’eetto
che queste hanno di persuadere i cittadini al ne di indirizzare e regolare
i rapporti di potere
I romani dell’età repubblicana miscelano le regole retoriche di origine
greca alle arti di persuasione di tipo clientelare ed elaborano sosticate
tecniche di comunicazione e di propaganda orale per convincere
l’uditorio ai comizi
Con la nascita dell’Impero avviene un soocamento delle voci libere da
parte dei sovrani e della Chiesa e si ha un fortissimo controllo
sull’informazione
Con le rivoluzioni americana e francese, con il varo delle Costituzioni,
rinascono gli ideali libertari e democratici e ricomincia l’esercizio della
comunicazione politica
Durante la rivoluzione industriale, XIX secolo, (età dell’urbanesimo)
si diondono le campagne elettorali e nasce la COMUNICAZIONE
POLITICA MODERNA. Sorgono gli scontri tra partiti, i grandi leader politici
e nascono le grandi testate giornalistiche.
Nel XX secolo nascono i mezzi di comunicazione di massa.
A seguito delle guerre mondiali e della guerra fredda, la
comunicazione politica, subisce una grave battuta d’arresto poiché
prevalgono la propaganda e la manipolazione dei mezzi di
comunicazione.
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“LA COMUNICAZIONE POLITICA”

di Gianpietro Mazzoleni

CAP.

PREFAZIONE : Uno sguardo alla storia: dalla retorica alla

videopolitica

La politica ha sempre avuto una forte dimensione simbolica e comunicativa. La storia della comunicazione politica comincia nel momento in cui la filosofia greca (in prima linea con Aristotele e Platone) comincia a riflettere sul potere, sull’autorità e sulla democrazia all’interno della polis greca.

• I greci analizzano il potere della retorica e della dialettica e sull’effetto

che queste hanno di persuadere i cittadini al fine di indirizzare e regolare i rapporti di potere

• I romani dell’età repubblicana miscelano le regole retoriche di origine

greca alle arti di persuasione di tipo clientelare ed elaborano sofisticate tecniche di comunicazione e di propaganda orale per convincere l’uditorio ai comizi

• Con la nascita dell’ Impero avviene un soffocamento delle voci libere da

parte dei sovrani e della Chiesa e si ha un fortissimo controllo sull’informazione

• Con le rivoluzioni americana e francese , con il varo delle Costituzioni,

rinascono gli ideali libertari e democratici e ricomincia l’esercizio della comunicazione politica

• Durante la rivoluzione industriale, XIX secolo, (età dell’urbanesimo)

si diffondono le campagne elettorali e nasce la COMUNICAZIONE POLITICA MODERNA. Sorgono gli scontri tra partiti, i grandi leader politici e nascono le grandi testate giornalistiche.

• Nel XX secolo nascono i mezzi di comunicazione di massa.

• A seguito delle guerre mondiali e della guerra fredda , la

comunicazione politica, subisce una grave battuta d’arresto poiché prevalgono la propaganda e la manipolazione dei mezzi di comunicazione.

• Negli Stati Uniti (grande laboratorio di comunicazione politica grazie alla

stabilità delle istituzioni e all’ampia libertà del sistema di informazione) nasce il MARKETING POLITICO come connubio tra pubblicità, marketing, informazione, sondaggi d’opinione.

• Gli anni 50’/60’ danno un forte imput alla comunicazione politica. Nasce

la VIDIOPOLITICA. È da questo momento che la disciplina verrà inserita come materia di insegnamento in America.

Oggi il rapporto tra politica e comunicazione ha raggiunto livelli di interdipendenza impensabili sino a un secolo fa. Con la conquista da parte dei mass media, e soprattutto della televisione, del palcoscenico della politica, è difficile immaginare una politica che non sia anche mediatica.

Il campo della comunicazione politica è interdisciplinare, vi confluiscono infatti antropologia, scienza politica, sociologia della comunicazione, psicologia sociale, scienze del linguaggio, ma anche la pubblicità. Si parte dall’idea della comunicazione politica come prodotto dell’interazione fra i tre attori della polis:

• sistema politico (istituzioni, partiti, politici) rappresenta l’insieme delle

istituzioni politiche. Attua una comunicazione istituzionale cioè espressione delle stesse istituzioni e non delle persone che ricoprono i vari uffici. Ne fa parte anche l’area non istituzionale, ovvero i soggetti politici (=comunicazione politico-partitica, prodotto della libertà di manifestazione del pensiero, di associazione e di competizione per la rappresentanza e la difesa degli interessi).

• sistema dei media (imprese di comunicazione, giornalisti). Si intende

l’insieme delle istituzioni mediali che svolgono attività di produzione e di distribuzione del sapere (informazioni, idee, cultura). Tradizionalmente sono i grandi mass media che esercitano una comunicazione di massa. I mezzi di intrattenimento hanno uno scambio più limitato con il sistema politico ma più intenso con i cittadini.

• cittadino-elettore : a parte il singolo cittadino, le sue rappresentazioni

collettive (opinione pubblica ed elettorato) sono più nominalistiche che

Il pessimismo francofortese (visione di alcuni critici di stampo francofortese, in particolare Habermas) vede, nell’azione dei moderni mass media, un impedimento alla crescita della consapevolezza dei cittadini e alla loro partecipazione al dibattito pubblico a causa di una forte commercializzazione che ne ha soppresso la funzione informativa e democratica. A questo si contrappongono altri studiosi, tra cui Meyrowitz , i quali sostengono che con i moderni media si realizza effettivamente uno spazio pubblico allargato (che ammette tutti, anche chi non sa leggere). Lo stesso Meyrowitz elabora un nuovo modello teorico della comunicazione politica: lo spazio pubblico mediatizzato , nel quale i media occupano il ruolo di perno della comunicazione ascendente e discendente tra pubblico dei cittadini e sistema della politica. Secondo questo modello, la comunicazione mediata dai telegiornali o da altri mezzi di comunicazione svolgerebbe una funzione importante nella sfera pubblica. Inoltre, lo spazio dei mass media, non esaurisce lo spazio pubblico in quanto esiste la società civile (Habermas la definisce periferica al centro politico) al cui interno:

• nascono sensibilità verso issues (es. pace, nucleare, terzo mondo, etc.)

• si sviluppa un dibattito tra intellettuali, piccoli gruppi che viene raccolto

e diffuso da associazioni e da una stampa specializzata, si trasforma in movimenti e sub culture e raggiunge, per mezzo dei mass media, l’opinione pubblica più ampia.

Nell’epoca moderna il potere viene conquistato, gestito e contestato attraverso istituzioni e processi che basano la propria legittimità e il proprio funzionamento sul consenso ottenuto per mezzo di forme di dibattito pubblico, come le campagne elettorali, ma anche la dialettica tra rappresentanze di interessi (partiti e gruppi di pressione) e naturalmente la circolazione di informazioni.

Modelli della comunicazione politica

La comunicazione politica, nello spazio pubblico moderno, si inquadra in un contesto dinamico, in uno schema relazionale tra gli attori della scena politica moderna: istituzioni politiche, mass media, cittadini.

MODELLO PUBBLICISTICO-DIALOGICO F 0E 0 colloca la comunicazione politica all’interno di un ampio processo di interazioni discorsive tra i tre attori.

COMUNICAZIONE POLITICA MEDIATIZZATA M = SISTEMA DEI MEDIA

Spazio condiviso “ c ”, di tipo Informativo. La comunicazione

Tra M e C è a senso unico. Spazio condiviso “ b " di P/M

C = CITTADINO-

ELETTORE

P = SISTEMA POLITICO

Spazio condiviso “ a ” che nasce dall’interazione, ovvero dalla comunicazione immediata di P e C.

1) P interagisce con C dando vita allo spazio condiviso a,

2) P intrattiene rapporti di comunicazione anche con M e viceversa e si crea

lo spazio comunicativo b,

3) M, a sua volta, si relaziona con C creando uno spazio informativo.

• Questa figura denota la funzione inclusiva dei media: i soggetti politici (P)

comunicano tra di loro e con i cittadini-elettori (C) e viceversa, in un contesto mediale.

Secondo questo modello, i media fungono da ribalta dell’azione politica e sono interlocutori di entrambi gli attori, condizionando i loro rapporti e obbligandoli ad adattarsi alle logiche che governano la comunicazione di massa. Rispetto al modello precedente, nel modello mediatico, i media si identificano largamente con lo spazio pubblico , per questo la comunicazione politica appare il prodotto dell’interazione e della competizione tra i diversi attori nello spazio pubblico mediatizzato. A tal proposito, esistono due scuole di pensiero politologico:

1) quella che propone la concezione competitiva e di mercato : media

come arena pubblica in cui hanno luogo lo scambio e i rapporti di forza tra i tre attori;

2) quella della democrazia del pubblico : a fronte della crisi dei partiti, i

media, i sondaggi di opinione e l’immagine, sono il nuovo foro della deliberazione e della rappresentanza politica.

I flussi e le forme della comunicazione politica La comunicazione politica assume varie forme a seconda della direzione dei flussi di interazione:

  1. DAL SISTEMA POLITICO AL SISTEMA DEI MEDIA F 0E 0 questo tipo di comunicazione può essere visto come l’espressione di un rapporto di potere con il quale il sistema politico, per estendere la propria influenza, mira ad estendere il controllo sul sistema dei media al fine di imporre i suoi criteri di costruzione della realtà (potere che hanno anche i media attraverso la selezione dei simboli). Questo flusso di comunicazione può assumere diverse forme:

• regolamentazione ⟶ politiche pubbliche che governano l’attività dei

media nell’arena politica) ES. direttive UE, leggi come la Mammì e la Gasparri, nomina dei membri del CdA della Rai;

• media e news management ⟶ quando il sistema della politica cerca di

condizionare l’attività dei media) ES. relazioni pubbliche, conferenze stampa, lottizzazione;

• fonte di informazione ⟶ quando alcune componenti del sistema politico

stabiliscono rapporti di collaborazione o di scambio con i new media.

  1. DAL SISTEMA POLITICO AL CITTADINO-ELETTORE F 0E 0 questo tipo di comunicazione può assumere le forme della:

• comunicazione pubblica o istituzionale: è la risposta a un dovere di

informazione e trasparenza nei confronti dei cittadini e si verifica quando a comunicare sono le istituzioni, come le amministrazioni centrali e periferiche;

• contatto personale: quando i politici nelle campagne elettorali o in

occasioni pubbliche incontrano direttamente i cittadini;

• propaganda-pubblicità: quando partiti e candidati si rivolgono all’opinione

pubblica o all’elettorato, attraverso i mezzi di comunicazione di massa, i nuovi media, gli strumenti del marketing. I contatti personali e pubblicità rappresentano la richiesta al cittadino di concedere ascolto, consenso e accettazione dei contenuti dell’offerta politica.

  1. DAL CITTADINO-ELETTORE AL SISTEMA POLITICO F 0E 0 il flusso di ritorno (bottom-up) si sviluppa sulla risposta del cittadino ai messaggi provenienti dal sistema politico attraverso tre fondamentali modalità:

• il voto: massima espressione della volontà del cittadino;

• il dibattito pubblico: (per Habermas la caratteristica fondante della sfera

pubblica) richiama l’agorà greca e consiste nella partecipazione alla discussione delle questioni di interesse generale, anche attraverso manifestazioni, invio di fax, telefonate alle radio di tendenza politica, via Facebook e Twitter;

• l’interazione diretta: incontri tra candidati e cittadini;

partecipazione di membri del pubblico a trasmissioni televisive su tematiche politiche o le lettere ai giornali. Per alcuni autori vi rientra anche il sondaggio di opinione svolto da o per conto delle testate giornalistiche.

DEFINIZIONE DI COMUNICAZIONE POLITICA

La natura ibrida della comunicazione politica è da ricondurre al fatto che si pone sullo spartiacque tra due grandi sfere dell’attività umana: la comunicazione e la politica. La comunicazione politica è un’espressione formata da due vocaboli:

• COMUNICAZIONE F 0E 0 (cum= con/ munire = legare, costruire) che,

nell’accezione di Watzlawich è intesa come un processo avviato dall’emittente al fine di produrre una qualche reazione (emotiva o comportamentale) da parte del ricevente.

• POLITICA F 0E 0 (intesa come “parola”) il cui obiettivo è quello di raggiungere il

consenso del cittadino elettore per comunicargli il progetto politico e farlo partecipare alla vita pubblica. Secondo Mazzoleni (Università degli Studi di Milano): “la comunicazione politica è lo scambio e il confronto dei contenuti di interesse pubblico-politico prodotti dai sistemi politico, dei media e del cittadino-elettore”.

Tra gli studiosi ricordiamo:

• Dominique Wolton e Brian Mc Nair (sociologi della comunicazione);

Wolton è attento agli intrecci tra il campo della comunicazione politica e quello dello spazio pubblico. Attribuisce un forte peso ai mass media e ai sondaggi. Per Wolton la comunicazione politica è lo spazio dove si scambiano i discorsi contraddittori dei tre attori che hanno la legittimità di esprimersi pubblicamente sulla politica e che sono gli uomini politici, i giornalisti e l’opinione pubblica attraverso i sondaggi. La comunicazione politica non sopprime la politica ma la rende possibile nella democrazia di massa.

• Dan Nimmo , David Swanson e Jacques Gerstlé si sono dedicati quasi

esclusivamente allo studio della comunicazione politica. Nimmo e

Swanson lavorano alla definizione di un punto di incontro tra i vari approcci di studio per dare alla comunicazione politica la compattezza concettuale di altre scienze. Gerstlé ritiene che la comunicazione politica si può meglio definire osservando le sue tre dimensioni:

  • PRAGMATICA (per l’interazione tra emittente e ricevente nelle varie forme di informare, convincere, dominare),
  • SIMBOLICA (attraverso i riti del consenso e del conflitto),
  • STRUTTURALE (quella che passa dai canali istituzionali, organizzazioni, canali mediali e interpersonali).

• McNair costruisce la sua definizione attorno ai tre elementi che

compongono il flusso comunicativo: EMITTENTE (le forme di comunicazione usate da esponenti politici e altri attori politici), RICEVENTE (la comunicazione rivolta a quegli attori da soggetti non politici quali elettori e giornalisti) e il MESSAGGIO (la comunicazione su di essi e le loro attività contenuta nelle notizie, editoriali e altre forme di dibattito giornalistico).

La scienza politica ha, per decenni, trascurato nelle sue categorie interpretative dei fenomeni politici la variabile comunicazione di massa e interpersonale.

ORIGINI E SVILUPPO DELLA DISCIPLINA La comunicazione politica come area di ricerca e disciplina di insegnamento è nata negli Stati Uniti negli anni ‘50. Nel 1956 troviamo uno dei primi tentativi di indicare la “comunicazione politica” come uno dei processi intervenienti, assieme alla leadership politica ed ai gruppi sociali, della mobilitazione e trasmissione dell’influenza politica. Una volta riconosciuto alla disciplina lo status di “area di ricerca e di disciplina di insegnamento”. Nel 1981 , Nimmo e Sanders, compiono una ricognizione completa della crescita della disciplina dagli anni ‘50 agli anni ‘80, abbozzando un primo catalogo delle aree di interesse scientifico della comunicazione politica: retorica, propaganda, cambiamento degli atteggiamenti, voto, rapporto tra governo e organi di informazione, analisi funzionalista, cambiamenti nelle tecnologie. Dieci anni dopo, nel 1991, i due autori tracciano un bilancio, indicando come si sia passati dal paradigma della persuasione

  • 2° FASE: dagli anni ‘60 agli anni ‘80. Avviene la diffusione della televisione e pian piano si verifica un allentamento delle tradizionali fedeltà partitiche. Gli inglesi Blumler e Kavanagh (autori della tripartizione dei periodi) individuano alcuni cambiamenti che caratterizzano questa fase:
  • attenuazione del meccanismo della selettività nell’esposizione del cittadino-telespettatore alla comunicazione politica F 0E 0 in tv appaiono tutti i leader politici, grandi e piccoli dentro e fuori le campagne elettorali;
  • pervasività della tv F 0E 0 possibilità di raggiungere anche quei segmenti dell’elettorato che erano scarsi consumatori dei vecchi media;
  • sfruttamento dell’informazione televisiva F 0E 0 si adottano tecniche per sfruttare al meglio questo mezzo al fine di raggiungere gli obiettivi politici. Si pratica una comunicazione più attenta ai climi di opinione e l’organizzazione “scientifica” delle campagne elettorali (i candidati vengono scoraggiati dall’esprimere ciò che pensano in tv senza prima sottoporsi a una verifica di efficacia comunicativa da parte di esperti).
  • 3° fase: DAGLI ANNI ‘90 AD OGGI F 0E 0 si assiste ad un proliferare dei mezzi di comunicazione, specie grazie ad Internet. Per Blumler e Kavanagh si assiste a una mutazione genetica secondo cinque direttrici: )1 Professionalizzazione del rapporto con l’opinione pubblica F 0E 0 i politici sono costretti a rivolgersi a professionisti della comunicazione (es. spin doctors) per comunicare a rischio zero con i media e con i cittadini; così l’arte del governare si trasforma nell’arte di gestire l’informazione pubblica (metodi rigettati da alcuni media che li ritengono tecniche manipolatorie). )2 Aumentata competizione tra contenuti dei media e comunicazione/ informazione politica F 0E 0 l’informazione giornalistica è, in questa fase, sempre più attenta al business, alla moda, al pettegolezzo per la crescente commercializzazione dei sistemi di comunicazione. I media cambiano quindi la loro visione della politica: aumento di talk-show, programmi scandalistici, tg rosa. )3 Populismo: prima le issues dell’agenda politica erano discusse tra politici, oggi con il declino delle ideologie, correnti di populismo attraversano la società, i media, i territori della politica. I media puntano sempre più sui sentimenti, sul privato, si “popolarizzano”.

Le correnti di populismo attraversano anche la politica, con lo scopo di renderla più conforme ai gusti e alle mode correnti. Il ruolo delle élite di detentori della competenza politica sta tornando al pubblico che sembra giocare un ruolo più attivo nella costruzione dei significati sociali e politici traendo spunti dalla narrativa mediatica. )4 Comunicazione centrifuga: oggi la moltiplicazione dei canali e la frammentazione dei pubblici permette agli attori politici di confezionare e indirizzare i propri messaggi a determinate nicchie di destinatari. Ciò comporta una comunicazione tesa conquistare il consenso di fasce di elettori distratti dai media nazional-popolari. Contribuiscono a questa forma le indagini di mercato, l’individuazione dei profili degli elettori, la posta elettronica e l’informazione via siti web. )5 Consumo occasionale di comunicazione politica : i contenuti politici vengono ripresi da più media, così la politica è sempre più “diluita” nella programmazione televisiva, in una specie di contaminazione con altri generi.

CAP. 2 LA MEDIATIZZAZIONE DELLA POLITICA

Secondo quanto detto, dunque, la comunicazione politica è il prodotto dello scambio fra i tre attori dello spazio pubblico: il sistema politico, il sistema dei media, i cittadini-elettori. Uno scambio che, avvenendo in massima parte attraverso i canali della comunicazione di massa, presuppone un ruolo centrale dei media. Questi diventano, così, i perni intorno ai quali ruota il discorso politico. Nel modello pubblicistico-dialogico i media sono al centro dell’interazione tra gli altri due attori; nel modello mediatico i media sono lo spazio dove viene rappresentata la politica e dove avviene lo scambio tra i tre attori. I media acquistano una centralità nell’arena politica, grazie al fatto che hanno conquistato il ruolo di agenzia di socializzazione sempre più al posto di quelle tradizionali (chiesa, scuola, partito). Per questo

**Esiste un’interdipendenza tra la sfera mediale e quella politica: così come i media sono necessari alla politica, anche la politica è necessaria ai media per tre ragioni:

  1. l’attività dei media è oggetto di regolamentazione da parte dei politici
  2. in alcuni sistemi media e politica fanno parte della stessa élite di potere
  3. i media dipendono dalle fonti politiche nella produzione dell’informazione politica. Si parla di videocrazia quando si assiste a una supplenza dei media o a una confisca da parte degli stessi di funzioni proprie del sistema politico.**

LA COMUNICAZIONE DEGLI ATTORI POLITICI Per attori politici si intendono vari soggetti, individuali e istituzionali (leader, candidati, parlmento etc.) impegnati per la conquista e il mantenimento del consenso che interagiscono in un sistema politico allargato, anche se non sono subito identificabili come politici:

- gruppi di interesse: associazioni di categoria, sindacati (come rappresentanze di interessi svolgono attività di pressione sui **decisori pubblici)

  • gruppi con finalità politiche, di cui fanno parte:
  • gruppi e movimenti che agiscono nella legalità e manifestano pubblicamente e pacificamente le proprie idee e posizioni (No Global, Greenpeace, ambientalisti, pro diritti civili),**
  • gruppi e movimenti che operano nell’illegalità e a volte nella clandestinità: movimenti terroristici (Ira, Brigate Rosse professano ideologie politiche) o fondamentalisti religiosi (Al Qaeda esercitano la violenza per sovvertire l’ordine pubblico e per colpire modelli di civiltà).

I gruppi di interesse e di pressione, politici e non, sono resource poor , ossia svantaggiati nell’accesso alle risorse medianiche. I movimenti fanno spesso ricorso a: immagine del leader maltrattato dai media, manifestazioni spettacolari di dissenso, linguaggio trasgressivo, etc. Populismo dei media : stampa e televisioni tabloid puntano a sensazionalismo, titolazioni shock, scandalismo (c’è concordanza di bisogni tra queste testate e i movimenti). Media mainstream , al contrario, indica i media di qualità, attenti alle posizioni delle élite intellettuali e politiche (attenzione allo status quo). Ma come comunicano i soggetti politici? Essi praticano:

- LA PROPAGANDA quando i comunicatori sono soggetti politici **impegnati nella competizione per il potere.

  • LA COMUNICAZIONE PUBBLICA quando i soggetti politici rivestono** funzioni istituzionali, quindi fanno conoscere l’azione di governo. I politici devono essere in grado di attrarre, sedurre e adeguare il proprio stile di comunicazione al contesto e ai bisogni dei propri seguaci. IL PRESIDENTE F 0E 0 La ricerca sulla comunicazione del presidente è soprattutto statunitense poiché negli Stati Uniti la comunicazione del presidente ha un forte peso per la forte personalizzazione che contraddistingue questa carica politica e istituzionale. L’azione di comunicazione presidenziale, per poter stabilire un contatto diretto ed efficace con il pubblico, segue due strategie: l’aggiramento (ovvero evitarli) e l’imbonimento (atteggiamento amichevole e collaborativo) dei news media. Quest’ultimo è il classico media management che, nel caso americano, prende le forme della - concessione o rifiuto ai giornalisti di essere ammessi alla presenza del presidente, - scaltra gestione del segreto per alcuni giornalisti (poco collaborativi, spesso attack dogs ovvero cani d’assalto) e delle indiscrezioni per altri (più accomodanti).

IL GOVERNO F 0E 0 La comunicazione prodotta dal potere esecutivo (primo ministro, presidente della regione, sindaco ecc.) si distingue tra

IL PARLAMENTO F 0E 0 È la sede dove si attua concretamente la sovranità popolare, espressa attraverso l’istituto della rappresentanza. La comunicazione che attiene al parlamento è complessa e si distingue in:

- comunicazione istituzionale = concernente la pubblicità del dibattito in aula e delle leggi; è il primo prodotto comunicativo elaborato dagli organi direttivi e amministrativi dei parlamenti, attraverso pubblicazioni degli atti, bollettini ufficiali, comunicati stampa e briefings. È una comunicazione certificata perché la fonte **è pubblica e immediatamente accessibile a tutti i cittadini.

  • comunicazione informale = riguarda la dialettica tra gruppi** parlamentari, leader, partiti e si svolge soprattutto fuori dall’aula. È un prodotto non ufficiale, non pubblico e accessibile solo ai giornalisti. Ne fanno parte interpretazioni, indiscrezioni, veline. **Hanno finalità di parte e spesso manipolatorie.
  • comunicazione giornalistica = si intreccia con le prime due** (istituzionale e informale) per via del fatto che la pubblicità è assicurata dall’eco informativa che certe decisioni hanno sui giornali e in tv. Si crea una sorta di simbiosi, di vita comune o di brotherhood tra politici e giornalisti. Spesso la stampa assume un potere di filtro, decide la notiziabilità di un evento al posto del parlamento, questo anche perché i parlamenti sono incapaci di comunicare se stessi, se non a un pubblico di iniziati. Un modo per aggirare la mediazione giornalistica è la diretta tv dal parlamento.

I PARTITI F 0E 0 sono, unitamente ai loro leader e rappresentanti, gli attori che popolano il palcoscenico mediale della vita pubblica. Oggi la loro funzione è in crisi: si ha un declino delle reti e dei modelli di comunicazione interna ai partiti di massa. La comunicazione prodotta dai partiti (dialettica intrapartitica) e diretta sia al sistema dei partiti sia al sistema mediale (dialettica interpartitica) passata dalle aule parlamentari alle pagine dei giornali o nei talk show televisivi è oggi modellata sulle esigenze dei media e ciò ha portato la crescita di

importanza dei leader e dei personaggi con buone abilità comunicative. Un particolare sviluppo lo ha avuto il partito mediale:

**- non ha radicamento né storico né organizzativo per cui il consenso proviene dalla sua forza mediatica

  • ha una gerarchia interna meno burocratica di quella dei partiti tradizionali, mancando i meccanismi di mobilità verticale e applicando modelli aziendali legati alla performance. Esempio di partito mediale: Forza Italia viene anche definito partito personale perché ha al suo vertice una forte leadership personalizzata che trae forza dal carisma personale, dalla costante visibilità assicurata dai media, dalla mancanza di dialettica interna.**

LA MAGISTRATURA F 0E 0 negli anni ha attivamente cercato l’attenzione e i riflettori dei media oltre che l’appoggio morale e politico (intreccio sistema giudiziario- sistema di informazione). Spesso il potere politico si è scontrato con la magistratura, specie in Italia, dove la nomina di procuratori e giudici non è governativa e non dipende dalla volontà popolare (essi risultano indipendenti dagli altri poteri e vengono scelti attraverso concorsi pubblici). Si assiste a un rapporto a tre: politica/giustizia/ mass media. Si è realizzato un circuito mediatico-giudiziario che ha esaltato il potere politico della magistratura italiana, un circuito nel quale si pongono anche le commissioni parlamentari di inchiesta, talvolta oggetto di strumentalizzazioni. I rapporti tra l’avvocato penalista e i media sono improntati all’interesse del cliente più che all’etica professionale (codice di comportamento dell’avv. Shapiro).

ORGANIZZAZIONI TERRORISTICHE F 0E 0 possono essere considerate come “attori politici” in quanto il loro obiettivo è quello di sfidare i poteri costituiti utilizzando metodi non democratici ma violenti. Il rapporto tra i movimenti terroristici e i media è inevitabilmente forte perché il terrorismo è un’arma psicologica resa efficace dalla comunicazione trasmessa dai media obiettivi dei terroristi nella ricerca della copertura dei media (Picard 1986). Obiettivi di questo rapporto sono: ottenere pubblicità, acquistare legittimità, status,