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Il Mediterraneo e le Città Italiane: Un'Analisi Socio-Demografica e Economica, Sintesi del corso di Geografia Del Turismo

Il ruolo del mediterraneo come area di attrazione turistica mondiale e il suo impatto socio-demografico e economico sui paesi del bacino. Esaminiamo la crescita della popolazione urbana mediterranea e la dinamica socio-demografica di tre decenni (1971-2001). Vengono presentate tre tipologie di città mediterranee e le politiche necessarie per rafforzare le relazioni tra le città mediterranee e i paesi europei.

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 27/05/2019

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MEDITERRANEO
1. IL MEDITERRANEO E LE CITTA’ ITALIANE DI MARE
La nuova economia urbana è costituita dalle attività turistiche che generano impatti ambientali negativi
ma anche impatti economici, sociali e culturali altamente positivi, in questa sede è d’obbligo richiamare
e qualificare il Bacino Mediterraneo: la più grande area di attrazione turistica mondiale. L’essere parte di
un territorio con il più grande patrimonio storico culturale del mondo ci deve far riflettere sulle
responsabilità di noi mediterranei cioè quella che abbiamo verso le generazioni future alle quali
dobbiamo lasciare almeno quello che abbiamo trovato. Il fenomeno sociale per così dire primario di
impatto ambientale è costituito indubbiamente dalla popolazione e dai suoi processi di densificazione
territoriale. Tanto più sono alti i valori della densità territoriale quanto più alti si rivelano gli impatti sui
sistemi ecologici che sono sistemi connessi. Con rifacimento al turismo mediterraneo va sottolineato che
esso è fortemente stagionale per cui le concentrazioni di popolazione si presentano come temporalmente
e spazialmente determinate: solitamente nel periodo chiamato “di punta” che va da maggio a settembre.
Questa pressione produce fenomeni ambientali di grande rilevanza come inquinamento, consumo di
suolo, dispendio delle risorse idriche.
Nell’urbanizzazione mediterranea si rivelano tre aggregazioni territoriali:
1. I paesi che si pongono sopra la linea media con i paesi dell’arco latino ( Francia, Italia, spagna,
portogallo e malta)
2. I paesi che si posizionano intorno al valore medio e comprende le regioni del ponte anatolico
( Cipro, Grecia, Turchia) della facciata mediorientale ( libano, Israele, Giordania, Palestina e
Siria) e del fronte maghrebino ( Algeria, Marocco e Tunisia)
3. Paesi delle aree che si situano sotto la fascia del discrimine medio ed è formata dalla conca
adriatica (Albania, Bosnia, macedonia e Slovenia) e del flesso libico-egiziano ( Libia e Egitto).
Se esaminiamo la crescita della popolazione urbana mediterranea in confronto con quella mondiale,
notiamo che solo i paesi del flesso libico-egiziano si pongono al disotto del valore medio mondiale
mentre il dato medio riferito all’intero bacino mediterraneo si distanzia con il suo valore percentuale
al di sopra della media.
Con la locuzione città di mare vengono definite città di mare che sono degli organismo urbani individuati
da tre parametri: la residenza, l’ampiezza e la litoraneità. L’ampiezza del comune deve possedere una
soglia minima di 100.000 residenti. In relazione alla residenza deve essere segnalata la parzialità
dell’informazione poiché qui viene presa in esame soltanto la popolazione residente e non i city users
che per alcuni periodi dell’anno costituiscono una popolazione molto ampia e molto significativa. Con
rifacimento al terzo carattere, la litoraneità viene definita come da ISTAT. Prendiamo in considerazione
3 decenni : 1971-1981, 1981-1991 e 1991-2001.nello spazio temporale 1971-1981 abbiamo la segiente
dinamica socio-demografica: un incremento intercensuario della popolazione italiana, un decremento dei
grandi comuni non litoranei, un incremento delle città di mare. I mutamenti registrati negli anni 80
sottolineano che cresce debolmente la popolazione italiana, anche i comuni litoranei assumono il senso
negativo della decrescita. Dal 1991 al 2001 la popolazione italiana tende alla stabilizzazione e i comuni
non litoranei tendono a diminuire.
La litoralizzazione comporta la concentrazione di processi demografici e socio economici nello spazio
litoraneo e quindi la conseguente occupazione fisica del territorio. Resta tuttavia il problema della doppia
densificazione umano-sociale e cioè la densità demografica stabile e la densità mobile e quindi
temporanea dei city users soprattutto nella figura dei beach users. Le città litoranee in crescita recano
sviluppo economico e tecnologico, scambio tra culture anche conflittuali, crescita della qualità della vita,
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MEDITERRANEO

1. IL MEDITERRANEO E LE CITTA’ ITALIANE DI MARE

La nuova economia urbana è costituita dalle attività turistiche che generano impatti ambientali negativi ma anche impatti economici, sociali e culturali altamente positivi, in questa sede è d’obbligo richiamare e qualificare il Bacino Mediterraneo: la più grande area di attrazione turistica mondiale. L’essere parte di un territorio con il più grande patrimonio storico – culturale del mondo ci deve far riflettere sulle responsabilità di noi mediterranei cioè quella che abbiamo verso le generazioni future alle quali dobbiamo lasciare almeno quello che abbiamo trovato. Il fenomeno sociale per così dire primario di impatto ambientale è costituito indubbiamente dalla popolazione e dai suoi processi di densificazione territoriale. Tanto più sono alti i valori della densità territoriale quanto più alti si rivelano gli impatti sui sistemi ecologici che sono sistemi connessi. Con rifacimento al turismo mediterraneo va sottolineato che esso è fortemente stagionale per cui le concentrazioni di popolazione si presentano come temporalmente e spazialmente determinate: solitamente nel periodo chiamato “di punta” che va da maggio a settembre. Questa pressione produce fenomeni ambientali di grande rilevanza come inquinamento, consumo di suolo, dispendio delle risorse idriche.

Nell’urbanizzazione mediterranea si rivelano tre aggregazioni territoriali:

  1. I paesi che si pongono sopra la linea media con i paesi dell’arco latino ( Francia, Italia, spagna, portogallo e malta)
  2. I paesi che si posizionano intorno al valore medio e comprende le regioni del ponte anatolico ( Cipro, Grecia, Turchia) della facciata mediorientale ( libano, Israele, Giordania, Palestina e Siria) e del fronte maghrebino ( Algeria, Marocco e Tunisia)
  3. Paesi delle aree che si situano sotto la fascia del discrimine medio ed è formata dalla conca adriatica (Albania, Bosnia, macedonia e Slovenia) e del flesso libico-egiziano ( Libia e Egitto).

Se esaminiamo la crescita della popolazione urbana mediterranea in confronto con quella mondiale, notiamo che solo i paesi del flesso libico-egiziano si pongono al disotto del valore medio mondiale mentre il dato medio riferito all’intero bacino mediterraneo si distanzia con il suo valore percentuale al di sopra della media.

Con la locuzione città di mare vengono definite città di mare che sono degli organismo urbani individuati da tre parametri: la residenza, l’ampiezza e la litoraneità. L’ampiezza del comune deve possedere una soglia minima di 100.000 residenti. In relazione alla residenza deve essere segnalata la parzialità dell’informazione poiché qui viene presa in esame soltanto la popolazione residente e non i city users che per alcuni periodi dell’anno costituiscono una popolazione molto ampia e molto significativa. Con rifacimento al terzo carattere, la litoraneità viene definita come da ISTAT. Prendiamo in considerazione 3 decenni : 1971-1981, 1981-1991 e 1991-2001.nello spazio temporale 1971-1981 abbiamo la segiente dinamica socio-demografica: un incremento intercensuario della popolazione italiana, un decremento dei grandi comuni non litoranei, un incremento delle città di mare. I mutamenti registrati negli anni 80 sottolineano che cresce debolmente la popolazione italiana, anche i comuni litoranei assumono il senso negativo della decrescita. Dal 1991 al 2001 la popolazione italiana tende alla stabilizzazione e i comuni non litoranei tendono a diminuire.

La litoralizzazione comporta la concentrazione di processi demografici e socio economici nello spazio litoraneo e quindi la conseguente occupazione fisica del territorio. Resta tuttavia il problema della doppia densificazione umano-sociale e cioè la densità demografica stabile e la densità mobile e quindi temporanea dei city users soprattutto nella figura dei beach users. Le città litoranee in crescita recano sviluppo economico e tecnologico, scambio tra culture anche conflittuali, crescita della qualità della vita,

sviluppo scientifico e diffusione dell’istruzione, lavoro moderno, sovente democratizzazione della società e della vita politica. Tuttavia la concentrazione litoranea di popolazione è anche portatrice di costi sociali e di pressioni antropiche negative sugli ecosistemi marini alterandone i caratteri costitutivi che si configurano come risorse turistiche. La prospettiva di un nuovo modello di sviluppo basato sulla realizzazione di tre sostenibilità ( ambientale, sociale ed economica) dovrebbe conciliare, inglobandoli i problemi dello sviluppo urbano con la domanda sociale di vivibilità e di qualità della vita.

  1. CITTA’ MEDITERRANEE TRA MITO E CONSUMO

Armonia, bellezza e plasticità sono termini essenziali per descrivere l’architettura mediterranea, ad essa però non dobbiamo intendere esclusivamente l’insieme di forme e di stili che lega la città ai suoi differenti passati infatti essa oscilla tra il moresco e il neoclassico e i cui colori variano dal bianco all’argilla, si è diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo attraverso archi, linee curve, intonaco dato in modo deliberatamente grezzo.

Trattare le città mediterranee significa anche parlare di culture che si sono incontrate e che si sono mescolate, ed è questa sovrapposizione che ha portato il Mediterraneo ad essere culla della civiltà; dobbiamo però specificare che ci si può trovare davanti a comportamenti contraddittori: uno tendente alla globalizzazione, l’altro alla valorizzazione della diversità culturale. L’insieme di politiche urbane finalizzate a rendere attraente la città ha contagiato anche le coste del mediterraneo, infatti in pochi anni ogni città è stata investita da una sorta di convulsione attrattiva, pari naturalmente alla singola capacità urbana di coinvolgere i diversi attori sociali, innovarsi strutturalmente, investire risorse finanziarie anche in quei settori culturali che appena pochi anni fa erano del tutto ignorati dalle amministrazioni locali e dalle imprese con iniziative culturali quali mostre, concerti, percorsi gastronomici etc. in questi recenti mutamenti vanno rilevati due aspetti: il primo riguarda l’acuirsi del processo di riflessività della città di cui l’aspetto più eclatante è il passaggio della città da luogo di produzione di eventi a luogo – e vento essa stessa. Il secondo riguarda il modo di intendere la città che è diventato un insieme di luoghi specializzati accessibili individualmente e privatamente seguendo le logiche del mercato e del consumo. I muta mententi sono dunque culturali, sociali, economici e politici, in questo circuito virtuoso sono riuscite ad inserirsi solo poche città mediterranee, anzitutto quelle che hanno avuto delle chances come le olimpiadi e l’expo o il riconoscimento di capitale delle cultura europea come Barcellona, Atene e Genova.

Vi sono 3 tipologie di città mediterranee:

  1. Una prima che si rapporta e sta dentro una rete di città globali come Barcellona;
  2. Una seconda intermedia che si sta predisponendo in termini di rivitalizzazione urbana e di attrazione economica a ridosso delle città globali come Genova;
  3. Una terza tipologia che si caratterizza per la prevalente condizione di marginalità anzitutto economica come le città del sud Italia.

Diventano cruciali due tipi di politiche: le politiche urbane rivolte a rafforzare le relazioni tra le città mediterranee e le politiche dei paesi europei che si affacciano sul mediterraneo volte a riaffermare il principio di policentricità dell’Europa. In tutti i casi solo grazie ad una maggiore collaborazione dei diversi paesi che si affacciano sul Mediterraneo è possibile costruire un sistema turistico compatibile tanto con le rispettive esigenze economiche quanto con quelle ambientali e identitarie.

dall’occupazione al degrado urbano. Occorre dunque liberarsi della prospettiva di un simile progetto e bloccarne l’iter come sostiene la giunta di villa san Giovanni e i migliaia di cittadini che hanno manifestato il loro dissenso.

  1. PALERMO – BARCELLONA: COSI’ SIMILI, COSI’ DISTANTI

Barcellona e Palermo sono due grandi città costiere del Mediterraneo che hanno avuto molte cose in comune, attualmente Barcellona è una città investita in pieno da un processo di vera e propria rigenerazione che sta ridisegnando il proprio assetto e il proprio ruolo metropolitano e internazionale. Palermo possiede risorse naturalistiche, storiche, culturali e un grande fascino comunicativo anche se caratterizzato da forti contraddizioni non sembra in grado di ripensare il proprio futuro in maniera significativa.

Barcellona occupa una pianura costiera limitata da due fiumi il Llobregat e il rio Besos, il centro storico si affaccia sul mare, l’assetto attuale della città deriva in grandissima parte dall’attuazione del Piano Cerdà che disegnò l’espansione urbana attraverso una maglia a scacchiera basata sulla ripetizione dell’isolato quadrangolare. L’industrializzazione del XIX secolo e in particolare la meccanizzazione del settore tessile sostengono l’economia della città e le conferiscono un solido ruolo produttivo: in quel periodo il porto di Barcellona è il più importante del Mediterraneo. Nel 1986 viene scelta come sede dei giochi olimpici del 1992 e ciò innesca un processo di riqualificazione globale della città mediante la realizzazione di una serie di opere connesse alle attività sportive e all’eccezionalità dell’evento. Con l’occasione viene anche ampliata la rete metropolitana. La villa olimpica costruita per alloggiare gli atleti oggi è un vero e proprio quartiere residenziale dotato di ogni comfort. La Barceloneta è un quartiere progettato e realizzato nel 700 per ospitare gli abitanti. Nel tempo il quartiere è diventato una delle aree a maggiore densità edilizia di tutta la Catalogna, negli anni Ottanta il quartiere è stato oggetto di un piano speciale di riforma urbana che ha affrontato il recupero del patrimonio edilizio attraverso l’analisi dei tipi edilizi. Le quattro aree utilizzate per i giochi olimpici sono state destinate a interventi di trasformazione urbana. Le quattro aree olimpiche risultano ubicate in ambiti in cui l’intervento di recupero urbanistico avrebbero risolto alcuni dei problemi di grande scala ancora irrisolti e che potevano produrre ina diffusione della trasformazione sia verso le zone collinari sia sulla costa. Vicino la villa olimpica si trova il porto olimpico nato per ospitare le gare di vela, che è diventato alla fine dei Giochi un polo sportivo e un centro di attività urbane con negozi, ristoranti e luoghi di intrattenimento.

Palermo occupa una pianura costiera attraversata dal fiume Oreto e per il resto circondata da rilievi collinari tra cui emerge il monte Pellegrino. Il centro storico che sbocca sullo storico porto della Cala si trova al centro dell’espansione urbana costiero. L’assetto urbano attuale di Palermo deriva dall’attuazione di vari piani che si sono succeduti nel tempo e che hanno mantenuto ferme alcune previsioni. A differenza di Barcellona, Palermo non avendo un ruolo economico significativo ha sempre avuto una cronica carenza di risorse finanziarie, che comunque non le ha impedito di lanciarsi in imprese che suscitarono non poche polemiche. Non si è fatto mai nulla di serio rispetto al rapporto tra Palermo e i comuni confinanti. Non esiste ad oggi un’analisi esauriente che spieghi il fallimento pressoché totale di tutte le ambizione iniziative. L’unico risultato che ne è derivato è il restauro di alcuni edifici scolastici e di alcuni complessi conventuali di proprietà pubblica ricadenti nel centro storico. Il golfo di Palermo è fortemente inquinato perché vi continuano a scaricare molti sbocchi fognari della città. Il disinquinamento del mare dovrebbe costruire una pre-condizione a qualunque ipotesi di riqualificazione e rifunzionalizzazione della fascia costiera palermitana. L’aggravante della presenza della mafia condiziona pesantemente qualunque attività, ci piace sperare che nonostante tutto anche Palermo possa percorrere prima o poi nuove strade facendo tesoro di esperienza positive come quelle attuate a Barcellona lasciandosi alle spalle un passato mediocre e inconcludente. La città che vediamo oggi è il frutto delle previsioni e dell’attuazione spesso incontrollata ed illegale del piano regolatore del 1962.il rapporto della città con il mare è compromesso da numerosi fattori: la costruzione del nuovo porto

realizzato nel XVI secolo per accogliere la flotta spagnola da guerra e la presenza dei Cantieri Navali più a nord impediscono ogni contatto fra le città e il mare lungo tutta la costa in direzione nord. I problemi legati all’inquinamento delle acque, la presenza di aree degradate determinate dall’abbandono dei capannoni industriali, la viabilità veloce costituiscono fattori detrattori che hanno rallentato il recupero dell’edilizia storica impedendo di innescare processi di riqualificazione. Castellammare costituisce uno dei resti del sistema difensivo della città, esso dovrebbe risalire all’epoca arabo – normanna e viene ulteriormente fortificato nel XV secolo prima di decadere in età borbonica ed essere smantellato nel 1922.il degrado della costa sud est di Palermo è conseguenza delle scelte politico- urbanistiche operate negli anni che ci precedono. Oggi risulta fortemente degradata: il fiume Oreto che nei secoli ha costituito una ricchezza per la città è ridotto ad un rivolo di acqua inquinata nel quale sono convogliati scarichi di ogni genere. Sin dagli anni 70 le varie amministrazioni che so sono succedute si sono poste il problema del recupero di questa parte di fascia costiera ma le politiche pubbliche non hanno affrontato adeguatamente il destino di quest’area. Ricordiamo il piamo Bonsi il quale prevede una città che assorbe i comini di Bagheria, Ficarazzi, Villabate, la funzione che la città dovrà assolvere sarà quella si smistamento e rifornimento per i commerci internazionali del Mediterraneo. Le quattro funzioni della nuova città ( lavorare, circolare, abitare, coltivare il corpo e lo spirito) vengono ripartite e localizzate in aree ben definite. il piano Bonci è l’unica previsione urbanistica di un certo respiro ma non viene realizzata per una scarsa sponsorizzazione politica e mancanza di capitale. Palermo è fra le poche città italiane di notevole dimensione il cui centro storico è normato da uno strumento urbanistico attuativo: il piano particolareggiato esecutivo commissionato dalla giunta Orlando nel 1998, il piano propone la conservazione del centro storico con l’obbiettivo di raggiungere un assetto conforme a quello della città di fine 800. La proposta affronta il problema dell’attuale barriera fra la città e il mare prevedendo il trasferimento della viabilità in galleria. A questa soluzione si accompagna la proposta di un parcheggio interrato in corrispondenza della colmata a mare per servire il lato orientale del centro storico. Attualmente sono in corso di attuazione i lavori per il disinquinamento della Cala.

  1. LE METROPOLI DEL MEDITERRANEO NELLO SCENARIO DELLA “GLOCALIZZAZIONE”

Poiché le trasformazioni nelle grandi città e nei sistemi urbani si intrecciano con le trasformazioni dell’economia e della geopolitica , è necessario individuare le opportunità che si presentano nello scenario globalizzato delle metropoli del Mediterraneo. La divisione nord- sud del mondo che ha caratterizzato la realtà economica e politica per lungo tempo ha lasciato il posto a una visione più articolata che rende conto della mutata realtà, in primo luogo un primo criterio in base al quale il sud del mondo è diversificato è quello della divisione internazionale del lavoro. In secondo luogo il sud del mondo ricomprende realtà talora molto diversificate tra di loro anche dal punto di vista urbano. Nella regione mediterranea come in altre regioni quali Cina, india, Mesopotamia, il fenomeno urbano p un fenomeno di durata secolare a differenza di altre regioni quali l’africa sub-sahariana o l’America latina. Nessuna delle 13 grandi metropoli mondiali che contano più di 10milioni di abitanti si trova nel bacino del Mediterraneo. Ulteriori differenze rimandano alla forte parcellizzazione nella proprietà immobiliare e fondiaria. Nelle metropoli e nelle grandi città della sponda nord del bacino del mediterraneo sembra si sia arrestata la tendenza alla centralizzazione e alla sub urbanizzazione. Nelle metropoli e nelle grandi città della riva sud e est sembrano vivere una fase di centralizzazione e sub urbanizzazione che porta con sé problemi economici, politici e sociali causata dall’effetto di push dalle campagne e dall’attrazione esercitata dalla città come luogo di opportunità maggiori rispetto a una realtà rurale povera e disagiata. Ciò ha portato a una crescita esplosiva delle aree ai margini della città che hanno visto nascere interi quartieri spontanei privi di servizi essenziali e infrastrutture. Per quanto riguarda la sponda settentrionale del bacino mediterraneo emerge che nelle metropoli dell’Europa del nord inizia ad arrestarsi il processi di centralizzazione della popolazione. La tendenza alla centralizzazione prosegue invece nelle metropoli dell’Europa meridionale dove la suburbanizzazione si presenta solo nei decenni successivi. Dall’analisi dei dati relativi al fenomeno metropolitano in Italia emerge una differenziazione tra le regioni mediterranee del Mezzogiorno da una parte e il centro sud dall’altra parte che è in linea con le dinamiche

derivano dalla originaria coincidenza di esse con la città nel suo complesso ma anche di sovrapposizioni in molti casi recenti legate all’arrivo di popolazioni che in questo particolare contesto urbano trovano il loro spazio naturale. In questo quadro le effervescenze introdotte da nuove popolazioni spesso portatrici di attività e di stilli di vita molto dinamici e innovativi, aggiungono ulteriori elementi di complessità. Nel fragile tessuto sociale del centro storico queste nuove presenze se per un verso si pongono come fattori di innovazione e perciò possono costituire in presupposto fondamentale della sua rinascita per altri versi possono determinare ulteriori disarmonie e frammentazioni. I centri storici sono stato anche investiti da quello che è il fenomeno dei “riuso”: dall’insediamento di attività terziarie, come nel caso di barche, università, studi professionali, alla nascita di quartieri creativi sono alle forme deboli di riutilizzo da parte di popolazioni povere, siano esse immigrate o autoctone. In un’altra prospettiva possiamo individuare da una parte le effervescenze e le spinte verso una rinnovata urbanità dall’altra parte le difficoltà che si frappongono a tale rinnovamento ossia gli elementi di crisi sociale ed economica che costituiscono tuttora forse il tratto saliente dei centri storici. Ciò porta a quella che è un’altra caratteristica che con l’espressione di Hannerz possiamo indicare come “complessità culturale”. Dobbiamo considerare questa complessità come una straordinaria risorsa per il futuro che si qualifica innanzitutto per la sua potenzialità di crescita anche economica legata a forme innovative di produzione e di scambio di oggetti della cultura.

Tratto peculiare della città metropolitana mediterranea è correlato alla mobilità geografica. Pensiamo a due fenomeni che coinvolgono in maniera crescente questa regione e che si presentano in una nuova veste all’interno della globalizzazione: il turismo e l’emigrazione. Ciò che caratterizza la vita dei centri storici mediterranei è l’essere nel contempo motivo di attrazione e di interesse per tutti i turisti che provengono principalmente dall’Europa centrale e settentrionale e luogo di arrivo come area rifugio per gli immigrati poveri. È bene precisare che dal punto di vista quantitativo nel mediterraneo il primo fenomeno è in gran lunga più consistente. Il centro storico accoglie una quota notevole di questi movimenti e ne subisce l’influenza, nell’organizzazione degli spazi e nella scansione dei tempi al suo interno. I protagonisti di questa continua trasformazione culturale che abbiamo indicato con il termine “creolizzazione” sono di volta in volta quei soggetti che presentano maggiori capacità di gestire gli scambi nei diversi livelli. Un ruolo chiave all’interno di questo meccanismo è svolto da coloro che svolgono professionalmente una funzione di intermediazione culturale: gli imprenditori culturali, in generale nella loro funzione mettono in moto un meccanismo analogo a quello che nobilita determinate manifestazione della cultura popolare trasformandole in cultura “alta”. In questo quadro le imprese culturali si presentano come promotrici di processi che favoriscono la rivitalizzazione del centro o di parti di esso. La legittimazione degli imprenditori culturali è riferita sia all’ambito locale entro cui si svolgono la loro attività sia all’esterno di esso. Affiche questa sfida si realizzi occorre però fare i conti con il contesto di regole che governano gli assetti territoriali su scala regionale. Da questo punto di vista una via percorribile sembra essere quella di una governance territoriale che favorisce il riconoscimento della diversità dando rappresentanza agli interessi in gioco sulla base di due principi:1) gli attori pubblici devono essere autorevoli competenti efficaci ed efficienti e non devono rinunciare a svolgere un ruolo guida all’interno del processo decisionale; 2) gli attori privati devono effettivamente essere portatori di interessi diffusi tendenzialmente generali e non rappresentare interessi imprenditoriali particolari.

7. CITTA’ CARATTERIZZATE DALL’EMERGENZA: NOTE INIZIALI PER UNO STUDIO

DELLE REALTA’ URBANE DEL MEDITERRANEO

Lo studio dei processi di urbanizzazione dell’area del Mediterraneo si occupa di un oggetto articolato ed eterogeneo che presenta profonde differenziazioni interne soprattutto lungo l’asse nord-sud. Per le aree urbane del meridione d’Italia le città scarsamente industrializzate del mediterraneo sia del nord sia del sud. Le qualità della vita urbana quotidiana e della sua organizzazione spaziale, temporale e simbolica

sono risultate distinte da quelle riscontrabili nei contesti segnati dalla presenza e dalla cultura industriale. La regolazione sociale fondata sulla politica e sull’intreccio contraddittorio tra i comportamenti e i tipi di agire ufficiali e di quelli irregolari caratterizza le città mediterranee e favorisce una specifica forma di conflitto in cui oggetto simbolico riguarda principalmente la legittimità sociale delle attività informali e dei gruppi sociali maggiormente implicati in esse. La vita sociale specialmente nella sua manifestazione in città si ritrova ad essere regolata dalla logica dell’emergenza. Si ipotizza dunque che tale opzione di governo sia strutturalmente realizzata nelle città del mediterraneo. Un approccio emergenziale investe una molteplicità di dimensioni sociali, dalle pratiche di produzione nello spazio urbano alle condizioni degli assetti economici ed occupazionali, dalle condizioni di governo dei poveri e degli strati sociali precarizzati alla gestione della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. La concretizzazione del potenziale emergenziale evidenziato si definisce secondo una specifica temporalità nella quale si distinguono due fasi fondamentali: la prima si riferisce al momento dell’accelerazione. A fronte del verificarsi di un evento drammatico o dell’affermazione di un allarme sociale, una risposta possibile è quella di determinare forme di governo eccezionali. Al primo momento segue una fase che prolunga gli effetti istituzionali di natura emergenziale in maniera indefinita dal punto di vista temporale rendendo permanenti le conseguenze dell’accelerazione iniziale. Le emergenze maggiormente tematizzate negli ultimi anni riguardano i gruppi terroristici internazionali, le migrazioni verso paesi europei e la tratta degli essere umani. Le città del Mediterraneo possono essere interpretate riconoscendo loro una condizione generale di crisi sociale permanente dalla quale le vie di uscita possono assumere direzioni imprevedibili.

  1. I VANTAGGI DELLA RISERVA MARINA DELL’ISOLA DI USTICA

L’isola di Ustica nota per le acque del suo mare, i fondali popolati da una ricca e variegata fauna e flora è divenuta “riserva marina integrata” nel novembre 1986. L’isola di Ustica è stata la prima riserva marina istituita in Italia e inoltre ha visto l’approvazione e il coinvolgimento della popolazione locale con qualche distinguo. Alcuni pescatori in particolare ritenevano che l’istituzione della riserva potesse essere una minaccia per la loro attività, gli usticesi tuttavia a poco a poco hanno compreso che la riserva marina da vincolo negativo poteva diventare una risorsa per incrementare l’economia locale, far conoscere l’immagine dell’isola, mantenere le risorse naturali e ambientali, meccanismi fondamentali dell’evoluzione e opzioni per il nostro futuro e per le nuove generazioni, difendere le culture locali, divenire polo di attrazione turistica. Il grosso merito dell’ente gestore infatti è stato quello di avere coinvolto l’intera popolazione dell’isola in una operazione di recupero e valorizzazione dei beni culturali, tradizionali e storici quale parte integrante dei beni ambientali. Nel corso di questi anni le guide della riserva hanno realizzato presso le scuole locali e della provincia di Palermo una serie di incontri su tematiche di educazione ambientale e hanno cercato di coinvolgere gli scolari con attività pratiche. Per promuovere un’efficace attività di promozione e divulgazione delle attività e delle finalità istitutive della riserva è stata programmata una campagna di informazione e sensibilizzazione a livello locale, nazionale e internazionale. La riserva naturale marina denominata “Isola di Ustica” nata il 12 novembre 1986 è divenuta funzionante dal 1991. Ustica ad un turismo di massa ha preferito un turismo attento alla salvaguardia e alla tutela della natura e ha dimostrato che è possibile realizzare uno sviluppo ecosostenibile.