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Breve riassunto sulla struttura della memoria secondaria nei moderni calcolatori
Tipologia: Appunti
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La memoria centrale non è mai troppo grande, si vorrebbero memorizzare sempre più informazioni rispetto alle reali capacità. La soluzione che viene adottata per memorizzare una grande mole di dati consiste nell’organizzare gerarchicamente la memoria: nella parte alta della gerarchia troviamo i registri della CPU, più sotto vi è la memoria cache, la cui dimensione può variare da 32 KB fino al alcuni MB; al di sotto, c’è la memoria centrale, compresa tra 1 (per i sistemi più economici) e centinaia di GB (per quelli professionali). Ancora più sotto, poi, troviamo i dischi magnetici, la vera forza lavoro della memorizzazione permanente. Infine, ci sono i nastri magnetici e i dischi ottici utilizzati per l’archiviazione. Muovendosi verso il basso della gerarchia si modificano tre parametri chiave: aumenta il tempo di accesso, aumenta la capacità di memorizzazione e diminuiscono i costi unitari. Siccome abbiamo gia’ visto i registri, la cache e la memoria principale, nel prossimo paragrafo vedremo come funzionano i dischi magnetici. Un disco magnetico consiste in uno o più piatti di alluminio rivestiti di materiale magnetico. Originariamente, il diametro dei piatti poteva raggiungere i 50 cm, mentre oggi variano generalmente tra i 3 e i 9 cm, mentre i dischi per i calcolatori portatili diventano sempre più piccoli e gia’ oggi le loro dimensioni sono inferiori ai 3 cm. La testina del disco, contenente un solenoide, sfiora la superficie rimanendo sospesa su un cuscinetto d’aria. Poi, una corrente che passa attraverso la testina magnetizza la superficie che si trova al di sotto, orientando le particelle magnetiche in direzione opposta a seconda del verso della corrente. Quando la testina passa sopra ad un’area magnetizzata, viene indotta nella testina una corrente positiva o negativa rendendo così possibile la lettura dei bit memorizzati. In questo modo, mentre il piatto ruota sotto la testina, è possibile scrivere e leggere un flusso di bit. La sequenza circolare di bit scritti mentre il disco compie una rotazione completa è detta traccia. Le tracce sono divise in un certo numero di settori di lunghezza fissa, contenenti in genere 512 byte di dati e preceduti da un preambolo che permette alla testina di sincronizzarsi prima della lettura o della scrittura. Dopo i dati segue un codice per la correzione di errore (ECC, Error Correction Code), un codice di Hamming oppure un codice capace di correggere errori multipli, chiamato codice Reed-Solomon. Inoltre, tra due settori consecutivi vi è una piccola area chiamata spazio tra settori. Tutti i dischi hanno bracci mobili in grado di spostarsi radialmente per posizionarsi su diverse distanze rispetto al centro di rotazione del piatto. Siccome è possibile scrivere una traccia diversa in corrispondenza di ogni diversa distanza radiale, le tracce sono una serie di cerchi concentrici attorno all’asse di rotazione del disco. La larghezza di una traccia, quindi, dipende da quanto è larga la testina e da quanto accuratamente può essere posizionata. I dischi a densità ultraelevate utilizzano una tecnologia di registrazione in cui la dimensione lunga dei bit non è disposta lungo la circonferenza dei dischi, ma verticalmente all’interno del materiale ferromagnetico. Questa tecnica si chiama registrazione perpendicolare e può portare la densità dei dati fino a 100 gigabit/cm. La maggior parte dei dischi consiste di più piatti impilati verticalmente, in cui ciascuna superficie ha il proprio braccio con la propria testina. L’insieme di tracce alla stessa distanza dal centro è chiamato cilindro. Per leggere o scrivere un settore, il braccio deve inizialmente effettuare la seek , cioè la ricerca, ovvero lo spostamento radiale sulla posizione corretta. Il tempo medio di ricerca è tra i 5 e i 10 ms, mentre gli spostamenti tra due tracce consecutive sono attualmente al di sotto del millisecondo. Una volta che la testina si è posizionata radialmente c’è un ritardo, chiamato latenza rotazionale , nell’attesa che il settore desiderato ruoti sotto la testina. Ad ogni disco è associato un processore dedicato,
chiamato controllore del disco , il quale accetta i comandi dal software (come READ, WRITE e FORMAT), controlla il movimento del braccio, rileva e corregge gli errori e converte gli 8 bit dei byte letti dalla memoria in uno stream seriale di bit e viceversa. Alcuni controllori gestiscono, inoltre, la bufferizzazione di più settori, memorizzando in una cache i settori letti per un loro eventuale riutilizzo, oltre alla gestione dei settori contenenti errori. Quest’ultima funzione è necessaria in quanto esistono settori con regioni magnetizzate in modo permanente; quando un controllore scopre uno dei questi settori lo sostituisce con uno dei settori liberi appositamente riservati a questo scopo all’interno di ciascun cilindro o di ciascuna zona. Alcuni esempi di dischi magnetici, in ordine di evoluzione, sono: disco Winchester : sono dischi sigillati durante la fabbricazione per impedire che vi si depositi la polvere. Adesso, questi dischi sono semplicemente chiamati hard-disk per distinguerli dai floppy disk, che erano utilizzati sui personal computer, ma che ormai sono scomparsi; disco IDE (Integrated Drive Electronics): il controllore era integrato nel drive, mentre prima si trovava su una scheda separata; disco EIDE (Extended IDE): è un’evoluzione del disco IDE, in quanto supporta anche un secondo schema di indirizzamento chiamato LBA (Logical Block Addressing), che semplicemente numera i settori a partire da 0 fino ad un massimo di 2^28 - 1; disco ATA-3 (AT Attachment): il successore del disco EIDE. La differenza sta nell’aumento della velocità di trasferimento e dello spazio degli indirizzi; disco ATAPI-7 : invece di aumentare la dimensione del connettore del disco usa l’interfaccia serial ATA per svolgere un trasferimento seriale; disco SCSI (Small Computer System Interface): è un’interfaccia che garantisce alta velocità di trasferimento ed è costituita da un bus a cui sono attaccati il controllore e fino a 7 dispositivi (hard disk, CD ROM, scanner, …); disco RAID (Redundant Array of Inexpensive/Independent Disk): è costituita da un insieme di dischi organizzati a livelli e da un controllore. Un RAID si comporta come un unico disco rispetto al SO, ma il controllore può effettuare operazioni in parallelo, migliorando prestazioni e affidabilità.