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La vita e le opere di Menandro, commediografo greco vissuto nel IV secolo a.C. Viene descritto il contenuto di tre delle sue commedie: Il misantropo, L'arbitrato e La ragazza tosata. Le commedie sono divise in cinque atti e presentano situazioni complesse che si risolvono con un lieto fine. Il documento potrebbe essere utile per uno studente di letteratura greca o di teatro classico.
Tipologia: Sintesi del corso
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Nasce ad Atene tra il 342 e il 340 a.C., trascorre qui tutta la sua vita durante gli anni successivi alla morte di Alessandro. Condivide riflessioni e pensieri con Demetrio falereo uomo politico del governo illuminato, ma quando fu cacciato anche menandro rischio di essere esiliato. L'unica opera che ci è giunta per intero è il misantropo (dyscolos). Menandro ti ho the però un successo limitato in vita. TRAME DELLE COMMEDIE
Il prologo non si trova necessariamente all'inizio, non ha funzione introduttiva alla storia: esso è affidato a un personaggio che può essere una divinità o la personificazione di un'entità superiore (il caso), il quale conosce come stanno realmente le cose, illustrando gli spettatori la vera storia. Questo genera comicità. Il contenuto delle storie non ha nulla a che fare con il mito: le vicende hanno un'ambientazione quotidiana si parla infatti di realismo manandreo. Le commedie mostrano un'architettura drammatica costante: dentro una situazione positiva che ha per protagonista gente comune, si inserisce un elemento che turba la serenità e suscita equivoci. I personaggi sono parzialmente consapevoli di ciò che sta succedendo, non possono determinare la loro evoluzione e per questo sono la causa delle loro disavventure. Si giunge sempre a un lieto fine spesso attraverso il riconoscimento; questo porta al matrimonio. I protagonisti di queste vicende sono personaggi comuni, veri e propri tipi umani, che ricorrono frequentemente nei drammi e che devono rispecchiare la realtà sociale del tempo; sono personaggi appartenenti alla classe media. I personaggi speciali sono quelli che recitano alcuni prologhi, in particolare "il caso " e “ l'ignoranza ". L'uomo non sa che cosa lo attende, ignora la realtà di ciò che gli è già accaduto o gli sta accadendo: è del tutto inconsapevole; solo e 20 da lui non previsti possono rivelare la verità. L'entità che guida la storia non è l'umana volontà ma la forza del caso. I personaggi possono diventare collaboratori del caso; lo sviluppo della vicenda infatti determinato dalla sorte, ma l'evoluzione psicologica dei personaggi può contribuire al raggiungimento del lieto fine. Utilizza una lingua delle classi colte e il trimetro giambico. La comicità di menando non si parla dello strumento della satira; non genera la risata ma suscita il sorriso. Atene infatti non è più "la grande Atene"; menandro non parla della piccola Atene, ma piuttosto dei problemi connessi alla mutata situazione culturale; il poeta invita a sorridere benevolmente dei difetti dell'uomo e a trovare modi per riscattarlo dalla mediocrità. La poesia di menandro parla non solo agli ateniesi ma a tutti gli uomini; il valore centrale la solidarietà tra individui. Il primo luogo in cui questa solidarietà si esprime è quello della famiglia , che tende ad allargarsi attraverso nuovi legami matrimoniali. Vengono messi in scena anche gli scontri e le incomprensioni tra padre e figli; si dà spazio agli aspetti problematici delle relazioni sociali. Nei drammi di menandro la riflessione sulla vita è un elemento centrale: la condizione dell'uomo, in balia del caso, la sua incapacità di prevedere e controllare gli eventi che lo riguardano, la responsabilità nei confronti dei suoi limiti, l'importanza della virtù…