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Metodi della conoscenza scientifica, Sintesi del corso di Filosofia

Riassunto libri "tractatus logico-philosophicus" e "Ricerche filosofiche" per l'esame di metodi della conoscenza scientifica

Tipologia: Sintesi del corso

2024/2025

Caricato il 04/02/2026

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Wittgenstein (1886-1951)
Biografia:
1886 - Wittgenstein nasce a Vienna (26/04/1886 - stesso anno di Heidegger). Dei suoi sette fratelli, tre
muoiono suicidi, anche a causa dell’eccessiva e pressante educazione paterna.
Degli altri fratelli il più noto è Paul, pianista che sul fronte russo perderà il braccio destro, a cui
verranno dedicate numerose “sonate per la mano sinistra”.
1903 - Dopo quattordici anni di studi privati, si iscrive alla scuola statale privata di Linz (Austria),
istituto tecnico meccanico.
1906 - Dopo il diploma, inizia gli studi al Politecnico di Berlino, dove studia per due anni.
1908 - Trasferimento a Manchester alla facoltà di ingegneria, per proseguire gli studi di ingegneria
aeronautica.
1911 - Il Logico Gottlob Frege gli consiglia di passare da Manchester a Cambridge, per studiare
logica con Russel.
1914/18 - Si arruola come volontario nell’esercito austriaco. Qui finisce il suo tractatus, pubblicato
Solo nel 1921.
1919 - Convinto che i maggiori problemi della filosofia siano risolti, decide di iniziare ad insegnare
nelle scuole elementari.
1920/26 - Periodo d’insegnamento in vari paesi.
1926 - Pubblica la sua terza su cinque opere non postume: Dizionario per la Scuola Elementare.
In questi anni vari lavori: giardiniere, architetto.
1929 - Torna a Cambridge: il Tractatus viene accettato come tesi di dottorato.
1939 - a 50 anni, nominato professore a Cambridge, come successore di Moore.
1947 - Trasferimento in Irlanda: qui completa le Ricerche Filosofiche.
1951 - Muore il 29 Aprile.
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Wittgenstein (1886-1951)

Biografia:

1886 - Wittgenstein nasce a Vienna (26/04/1886 - stesso anno di Heidegger). Dei suoi sette fratelli, tre muoiono suicidi, anche a causa dell’eccessiva e pressante educazione paterna.

Degli altri fratelli il più noto è Paul, pianista che sul fronte russo perderà il braccio destro, a cui verranno dedicate numerose “sonate per la mano sinistra”.

1903 - Dopo quattordici anni di studi privati, si iscrive alla scuola statale privata di Linz (Austria), istituto tecnico meccanico.

1906 - Dopo il diploma, inizia gli studi al Politecnico di Berlino, dove studia per due anni.

1908 - Trasferimento a Manchester alla facoltà di ingegneria, per proseguire gli studi di ingegneria aeronautica.

1911 - Il Logico Gottlob Frege gli consiglia di passare da Manchester a Cambridge, per studiare logica con Russel.

1914/18 - Si arruola come volontario nell’esercito austriaco. Qui finisce il suo tractatus, pubblicato Solo nel 1921.

1919 - Convinto che i maggiori problemi della filosofia siano risolti, decide di iniziare ad insegnare nelle scuole elementari.

1920/26 - Periodo d’insegnamento in vari paesi.

1926 - Pubblica la sua terza su cinque opere non postume: Dizionario per la Scuola Elementare.

In questi anni vari lavori: giardiniere, architetto.

1929 - Torna a Cambridge: il Tractatus viene accettato come tesi di dottorato.

1939 - a 50 anni, nominato professore a Cambridge, come successore di Moore.

1947 - Trasferimento in Irlanda: qui completa le Ricerche Filosofiche.

1951 - Muore il 29 Aprile.

PRIMA DI PARLARE DEL TRACTATUS → FREGE E RUSSELL

  1. Frege: Il linguaggio logico e il significato

● Sinn e Bedeutung (Senso e riferimento):

Frege distingue tra:

  • Senso (Sinn): Il modo in cui un’espressione presenta un contenuto. Ad esempio, "Stella del mattino" e "Stella della sera" hanno lo stesso oggetto (Venere) ma sensi diversi.
    • Riferimento (Bedeutung): L’oggetto concreto a cui si riferisce l’espressione.

Questo concetto influenzerà Wittgenstein nel pensare al linguaggio come una rappresentazione del mondo (Tractatus, 2.1: “Noi ci formiamo immagini dei fatti”).

● Logica come linguaggio ideale:

Frege crea un linguaggio simbolico (nel Begriffsschrift) per esprimere i pensieri senza ambiguità, distinto dalla lingua comune. Questo ispirerà Wittgenstein a cercare una “proposizione logica perfetta”.

  1. Russell: Atomismo logico e il paradosso

● Atomismo logico:

Russell crede che il mondo sia fatto di fatti atomici (semplici) e che le proposizioni semplici rappresentino questi fatti.

Collegamento al Tractatus: Wittgenstein riprende l’idea, affermando che esistono proposizioni elementari che descrivono fatti semplici (Tractatus 2.02).

● Teoria delle descrizioni:

Russell sviluppa questa teoria per risolvere problemi come: "Il re di Francia è calvo" (che senso ha se il re non esiste?). Dovremmo porla così:

Esiste un X (il re di francia) tale che X è calvo. Laddove non esiste il Re di Francia tale frase è semplicemente falsa.

Questo risolve, non solo il problema del re di Francia, ma molti altri problemi.

La soluzione di Russell è analizzare logicamente le proposizioni per vedere cosa affermano veramente. Wittgenstein accoglie l’idea che molte confusioni filosofiche derivano da un uso scorretto del linguaggio.

L’insieme di tutti gli insiemi che non appartengono a sé stessi appartiene a sé stesso?

  1. Russell: Risolvere il Paradosso e Fondare la Matematica nella Logica
  • Obiettivo: Salvare il progetto di Frege, ma correggerne gli errori.
  • Come: Insieme a Whitehead, scrive Principia Mathematica (1910-1913), cercando di derivare tutta la matematica dalla logica usando:
  1. Teoria dei tipi: Impedisce il paradosso vietando a un insieme di appartenere a sé stesso.
  2. Simbolismo logico complesso: Formalizza l’aritmetica con regole logiche.

Problema: Il sistema è enorme e complicato, e Gödel poi dimostrerà che non può essere completo (non può dimostrare tutte le verità matematiche al suo interno).

  1. Wittgenstein (nel Tractatus): La Logica come Immagine del Mondo

Wittgenstein conosce il progetto di Frege e Russell, ma lo porta su un altro piano:

-La logica non è il fondamento della matematica, ma della rappresentazione del mondo:

Nel Tractatus, Wittgenstein vede la logica come lo scheletro che permette al linguaggio di descrivere la realtà. Non c’è bisogno di derivare la matematica dalla logica perché la logica è strutturale, come una “cornice” dentro cui tutto (linguaggio, matematica, mondo) si muove.

  • La matematica è una tautologia:

Per Wittgenstein, le proposizioni matematiche non descrivono fatti, ma sono trasformazioni logiche (espressioni di verità logiche). Ad esempio:

2+2=4 non dice nulla sul mondo, è una tautologia, cioè una verità interna al sistema.

  • Fine del logicismo:

Wittgenstein rifiuta l’idea che la matematica abbia bisogno di una giustificazione logica (come volevano Frege e Russell). La matematica è un gioco linguistico regolato da convenzioni, non un riflesso della realtà.

SINTESI:

  • Frege: La matematica è logica.
  • Russell: La matematica è logica, ma serve una teoria dei tipi per evitare paradossi.
  • Wittgenstein (Tractatus): La matematica è una tautologia interna alla logica, non una descrizione del mondo.

Altre Influenze le troviamo in

  • Schopenhauer
  • Hertz e Boltzmann (“La scienza crea MODELLI della realtà”)
  • Karl Kraus → critico della cultura contemporanea, della retorica dell’epoca, giornalista e aforista, convinto della necessità di Condensare il pensiero in poco spazio. Sintesi - Aforisma. (es. "L'aforisma non contiene mai una verità: o mezza verità, o una verità e mezzo”)

IDEA FONDAMENTALE DEL PRIMO W.

Il mondo è il sussistere degli stati di cose. Noi lo guardiamo, lo pensiamo.

Il pensiero lo esprimiamo mediante il linguaggio.

Idea di W: identità di struttura → Mondo-Pensiero e Pensiero-Linguaggio → dunque: Identità Mondo-Linguaggio.

Il pensiero rappresenta ciò che accade nel mondo → il linguaggio rappresenta ciò che accade nel pensiero.

Per conoscere il mondo basta conoscere il linguaggio. Il mondo è riflesso con la

medesima struttura nel linguaggio.

[Questa idea venne a Wittgenstein dal famoso incidente di cui fu spettatore nel 1914,

leggendo la notizia e la sentenza]

Tractatus Logicus Philosophicus

● Si tratta dell’unica opera di Filosofia che Wittgenstein ritiene di pubblicare. In esso vide il terminare di una fase della sua vita. Tra il 1914 e il 1918, negli anni della guerra, il Tractatus viene stilato e completato. In questi anni Wittgenstein è allievo di Russell, interessato soprattutto ai lavori di logica matematica di quest’ultimo. Negli anni ‘10, Russel pubblica i “Principia Mathematica”, opera che Wittgenstein studia e verso cui diviene critico. Dunque: in questi anni W. studia Logica.

In quale relazione deve stare un fatto (es. un enunciato) con un altro, per essere capace di divenire un simbolo di esso?

Riformuliamolo:

PUNTO FONDAMENTALE: WITTGENSTEIN SI OCCUPA DELLE CONDIZIONI DEL

SIMBOLISMO RIGOROSO →

UN SIMBOLISMO NEL QUALE UN ENUNCIATO SIGNIFICA QUALCOSA DI

PERFETTAMENTE DEFINITO.

Mentre il linguaggio, di norma, è sempre più o meno vago → sicché: ciò che asseriamo MAI del tutto preciso.

Per cui → la logica deve trattare due problemi circa il simbolismo:

  1. Le condizioni affinché vi sia SENSO nelle combinazioni di simboli;
  2. Le condizioni affinché vi sia univocità, unicità di significato o riferimento nei simboli/combinazioni di simboli

● LINGUAGGIO PERFETTO → ha regole di sintassi che prevengono il non-senso; ha simboli UNIVOCI. Wittgenstein si occupa di un linguaggio LOGICAMENTE perfetto. Bisogna avvicinarsi a un linguaggio ideale.

TESI FOND. DI W.

[Affinché un enunciato asserisca un certo fatto, vi dev’essere qualcosa in comune tra la

struttura dell’enunciato e la struttura del fatto. ] → [Ma ciò che v’è in comune tra

l’enunciato e il fatto non può venire detto esso stesso nel linguaggio]

fine p. 5 → Russell dice che Wittgenstein paragona l’espressione linguistica alla proiezione

in geometria.

Una figura geometrica può essere proiettata in vari modi (le varie lingue) → ma ciò non

modifica le proprietà della figura stessa (il significato rimane immutato). Tali proprietà

proiettive corrispondono a ciò che deve rimanere UGUALE, a ciò che devono avere in

comune PROPOSIZIONE E FATTO.

fine p. 6 → Inizio della teoria del simbolismo: “Noi ci facciamo immagini dei fatti”.

L’immagine è un modello della realtà che deve corrispondere all’oggetto. (anche l’immagine

mentale è un fatto). L’immagine può corrispondere o meno al fatto → in tal caso essa è vera o

falsa. Ma ad entrambe (immagine e oggetto) è comune: la forma logica.

“Per Wittgenstein ogni cosa propriamente filosofica appartiene a ciò che può essere solo

mostrato, a ciò che è comune ad un fatto ed alla sua immagine logica. Per cui: nulla di

corretto può esser detto in filosofia. Ogni proposizione filosofica è cattiva grammatica.”

PREFAZIONE:

“Il libro tratta problemi di filosofia, e mostra che la formulazione di tali problemi si fonda sul fraintendimento della logica del nostro linguaggio”.

“Il libro vuole tracciare un limite all’ESPRESSIONE DEI PENSIERI” → tale limite dunque riguarda: IL LINGUAGGIO.”

“Il limite potrà così essere tracciato solo nel linguaggio, e ciò che si trova oltre il limite sarà semplicemente nonsenso.”

Possiamo riassumere in questo modo l’intero senso del libro:

ciò che può essere detto può essere detto in modo chiaro; e ciò di cui non si può parlare si deve tacere.

“Non voglio giudicare della misura in cui i miei sforzi coincidono con quelli di altri filosofi. Certo, ciò che ho scritto qui nel particolare non ha affatto la pretesa della novità; e se non cito alcuna fonte è perché mi è indifferente se qualcun'altro ha già pensato, prima di me, ciò che ho pensato io.

Solo questo voglio menzionare: che sono in debito per una gran parte degli stimoli ai miei pensieri verso le grandiose opere di Frege e verso i lavori del mio amico Signor Bertrand Russell.”

Se questo lavoro ha un valore, esso consiste in due cose.

  • In primo luogo nel fatto che vi sono espressi pensieri, e questo valore sarà tanto maggiore quanto meglio i pensieri sono espressi. Quanto più si è colpito nel segno. – Qui sono consapevole di essere rimasto molto al di sotto del possibile. Semplicemente perché la mia forza è insufficiente per portare a termine il compito. – Possano altri venire e farlo meglio. - D'altro canto la verità dei pensieri qui esposti mi sembra incontrovertibile e definitiva. Sono così dell'opinione di aver risolto nell'essenziale i problemi una volta per tutte. E, se in ciò non mi sbaglio, allora il valore di questo lavoro consiste in secondo luogo nel mostrare quanto poco si ottiene col fatto che questi problemi siano risolti.

2 Ciò che accade, il fatto, è il sussistere di stati di cose

2.01 Lo stato di cose è un nesso di oggetti (entità, cose)

Dopo aver affermato che il mondo è tutto ciò che accade, Wittgenstein chiarisce che ciò che accade è un "fatto", e un fatto è costituito dal sussistere di uno "stato di cose".

Uno stato di cose è una configurazione di oggetti che si combinano in un certo modo.

Se questa configurazione esiste, abbiamo un fatto; se non esiste, non abbiamo quel fatto.

Wittgenstein introduce così la nozione di "stato di cose" come elemento fondamentale della realtà.

DUNQUE:

Fatto = sussistere di stati di cose → stato di cose = oggetti → gli oggetti sono SEMPLICI e dunque PERMANENTI (il fisso, il sussistente e l’oggetto sono un tutt’uno)

OGGETTI = MATTONE FONDAMENTALE DELLA REALTA’

2.02 - L’oggetto è semplice → 2.021 -

Gli oggetti, in Wittgenstein, sono indivisibili, semplici, non ulteriormente

analizzabili. Sono gli "atomi" logici della realtà, i costituenti ultimi.

[Ad ogni asserzione (apparentemente dogmatica) corrispondono delle osservazioni. All’ordine espositivo del Tractatus NON corrisponde un ordine argomentativo.

Perché ciò? Wittgenstein era convinto che: essendo la filosofia “meramente descrittiva” essa non contenga “deduzioni”. Per cui il tractatus è organizzato NON come una serie di argomentazioni; bensì come una serie di OSSERVAZIONI.

Ordine delle osservazioni/il loro ruolo gerarchico indicato dai punti → NON GUIDA IL LETTORE LUNGO UN PERCORSO ARGOMENTATIVO, ma piuttosto a: VEDERE COME STANNO LE COSE. (Esempio calzante: accompagnare qualcuno a guardare il paesaggio prima partendo dai punti focali, poi dai dettagli).

Domanda: Wittgenstein non affronta il mondo ma si occupa solo del linguaggio?

Risposta: Falso. Wittgenstein dice come il mondo dev’essere concepito se dev’essere possibile il linguaggio quale noi lo conosciamo, e anzi il linguaggio quale esso non può non essere. ]

2.011 E’ essenziale alla cosa il poter essere parte costitutiva di uno stato di cose

Un oggetto, in sé e per sé, non ha significato né esistenza determinata;

esso assume un significato solo all'interno di uno stato di cose, cioè quando partecipa a una relazione con altri oggetti.

Questa affermazione anticipa l'idea che il linguaggio (e il significato) dipendano dal contesto e dalle relazioni.

2.012 Nella logica nulla è accidentale: se una cosa può comparire in uno stato di cose, la possibilità di quello stato di cose deve essere già contenuta nella cosa.

→ Wittgenstein suggerisce che ogni oggetto possiede una sorta di "potenzialità logica": la sua essenza include tutte le possibilità di combinazione con altri oggetti. Se un oggetto può far parte di uno stato di cose, questa possibilità è inscritta nella sua natura.

→ 2.0121 Se posso concepire l’oggetto nel contesto dello stato di cose, io non lo posso concepire fuori della possibilità di questo contesto.

→ 2.0123 Se conosco l’oggetto, io conosco anche tutte le possibilità della sua ricorrenza in stati di cose. (Ognuna di tali possibilità deve essere nella natura dell’oggetto). Non può trovarsi successivamente una nuova possibilità.

2.01231 - Per conoscere un oggetto, non mi è necessario conoscere le sue prop. esterne, - ma le sue proprietà interne io devo conoscerle tutte.

2.0124 - Dati TUTTI gli oggetti → sono dati tutti gli stati di cose possibili.

2.013 Ogni cosa è, nel suo interno, come un punto spaziale in cui si incrociano più coordinate.

Ogni oggetto è un "nodo" all'interno di una rete di relazioni possibili. Esso esiste all'incrocio di molteplici linee di possibilità logiche, proprio come un punto in un sistema di coordinate spaziali.

2.014 Gli oggetti contengono la possibilità di tutte le situazioni.

Wittgenstein ribadisce che ogni oggetto racchiude in sé tutte le potenziali combinazioni in cui può essere coinvolto. La totalità delle possibilità di un oggetto è parte integrante della sua essenza.

2.0141 La possibilità del suo sussistere è contenuta nella cosa stessa.

Non è necessario un fattore esterno per rendere possibile l'esistenza di uno stato di cose: la possibilità di questa esistenza è già presente negli oggetti stessi che lo compongono.

→ 2.063 La realtà tutta è il mondo

● LE IMMAGINI

Wittgenstein vede le proposizioni del linguaggio come “Immagini” dei fatti che esse descrivono.

2.1 Noi ci facciamo immagini dei fatti. → 2.12 L’immagine è un modello della realtà.

2.11 L’immagine presenta la situazione nello spazio logico , il sussistere e il non sussistere di stati di cose.

→ Lo spazio logico in Wittgenstein è un concetto fondamentale del Tractatus, ed è essenziale per comprendere la sua visione della relazione tra linguaggio e mondo.

Lo spazio logico non è uno spazio fisico, ma un ambito di possibilità.

Rappresenta l’intera gamma delle combinazioni logiche in cui gli oggetti possono disporsi.

Ogni configurazione possibile degli oggetti all'interno di questo spazio corrisponde a un possibile stato di cose. Solo alcune di queste configurazioni si realizzano effettivamente, e l'insieme di tutte le configurazioni realizzate costituisce il mondo.

→ È, in altre parole, il "campo" in cui le relazioni logiche tra oggetti possono esistere. Se non esistesse questo spazio di possibilità, non potrebbe esistere nemmeno un linguaggio capace di rappresentare il mondo, poiché non ci sarebbe alcun quadro strutturale che permetta la rappresentazione.

Esempio: Immagina un gioco di scacchi. Lo spazio logico è come l’insieme di tutte le mosse possibili che i pezzi possono fare, anche quelle che non verranno mai effettivamente giocate. Ogni singola partita giocata è un particolare stato di cose che esiste nello spazio logico.

FORMA DI RAFFIGURAZIONE

2.13 Agli oggetti corrispondono nell’immagine gli elementi dell’immagine. → 2.131 Gli elementi dell’immagine sono rappresentanti degli oggetti nell’immagine.

2.14 L’immagine è un fatto.

4.021 - “La proposizione è un immagine della realtà: Infatti, io conosco la situazione da essa rappresentata se comprendo la proposizione. E la proposizione la comprendo senza che mi si sia spiegato il senso di essa .”

  • Ciò è possibile solo ad una condizione → conoscere il significato delle parole che la **costituiscono.
  • Ma comprendere una proposizione vuol dire: Sapere COSA DICE → sapere di quale** **fatto asserisce la sussistenza.
  • Per cui la proposizione → dev’essere in grado di presentare per sé sola il FATTO CHE** DESCRIVE (deve funzionare come un immagine).

● Esistono diversi tipi di Immagini → tali tipi caratterizzati da W. attraverso la nozione di Forma di Raffigurazione.

2.15 - Che gli elementi dell’immagine siano in una determinata relazione l’uno con l’altro rappresenta che le cose sono in questa relazione l’una con l’altra.

Questa connessione degli elementi dell’immagine io la chiamo la “struttura dell’immagine”; → la possibilità di questa struttura io la chiamo “Forma di raffigurazione” dell’immagine.

“Forma di raffigurazione” (PRIMA NOZIONE FOND.) =

La forma di raffigurazione (Form der Abbildung) è un concetto centrale nel

Tractatus di Wittgenstein, che serve a spiegare come il linguaggio e il pensiero

possano rappresentare il mondo.

La forma di raffigurazione è → ciò che il linguaggio e la realtà hanno in comune,

permettendo all’uno di rappresentare l’altra. In altre parole, è la struttura

condivisa tra l'immagine (o la proposizione) e ciò che essa raffigura, che rende

possibile la rappresentazione.

-Esempio: Una mappa di una città e la città stessa condividono una forma strutturale: i punti sulla mappa corrispondono a luoghi reali, le linee alle strade. Questa somiglianza strutturale è la forma di raffigurazione che permette alla mappa di rappresentare la città.

Nel linguaggio: Quando diciamo “Il gatto è sul tappeto”, la frase rappresenta una situazione reale perché la struttura logica della proposizione corrisponde alla struttura della realtà: c’è un soggetto (il gatto), un oggetto (il tappeto) e una relazione (essere sopra). Questa corrispondenza strutturale è la forma di raffigurazione.

In breve: La forma di raffigurazione è l’isomorfismo tra il mondo e la nostra

rappresentazione del mondo.

anche l’errore. L’immagine può rappresentare correttamente o in modo errato, poiché si pone come “altro” rispetto all’oggetto.

L’immagine è sempre “immagine a partire da un punto di vista”, per questo può essere sbagliata..

2.174 L’immagine non può, tuttavia, porsi fuori della propria forma di rappresentazione.

L’immagine è vincolata alla propria forma di rappresentazione: non può trascenderla. Qualunque cosa rappresenti, deve farlo all’interno della struttura che la definisce come immagine.

2.18 Ciò che ogni immagine, di qualunque forma essa sia, deve avere in comune con la realtà, per poterla raffigurare - correttamente o falsamente - è la forma logica, ossia la forma della realtà.

[La forma logica è ciò che rende possibile qualsiasi rappresentazione: è il “linguaggio” strutturale che immagine e realtà devono condividere (2.2 L’immagine ha in comune con il raffigurato la forma logica di rappre.) affinché l’una possa raffigurare l’altra. Senza questa forma comune, non ci sarebbe alcun legame tra l’immagine e ciò che essa rappresenta.] —> solo grazie ad essa:

2.19 L’immagine logica può raffigurare il mondo.

Ci sono casi in cui: RELAZIONE IMMAGINE-REALTA’ (“La legge della proiezione”) → MENO OVVIA.

W. fa l’esempio della relazione tra: il disco fonografico, il pensiero musicale, la notazione musicale, le onde sonore.

Per questo motivo spesso → per scoprire l’identificazione della vera forma di raffigurazione caratteristica di un'immagine → E’ NECESSARIO ASTRARRE.

Spesso: Il livello di astrazione giusto viene identificato apprendendo una CONVENZIONE → che stabilisce che:

certe proprietà e relazioni reali sono raffigurate mediante altre prop. e relaz. di tipo completamente diverso. (Es. Le tacite intese).

L’immagine deve CONDIVIDERE con ciò che raffigura la

MOLTEPLICITA’ LOGICA (SECONDA NOZIONE FOND.).

Ovvero: dev’essere in grado di fare tutte le distinzioni che la situazione raffigurata

richiede.

FORMA DI RAFFIGURAZIONE + MOLTEPLICITA’ LOGICA:

definiscono insieme un

ISOMORFISMO TRA IMMAGINE E REALTA’ RAFFIGURATE:

Nuova definizione di Immagine:

Un’immagine è una configurazione di elementi in certe relazioni tra di loro →

agli elementi dell’immagine corrispondono (biunivocamente) gli elementi della

realtà raffigurata;

le relazioni tra gli elementi dell’immagine → corrispondono alle relazioni tra gli elementi della realtà raffigurata.

Ogni immagine ha una det. forma di raffigurazionema tutte le immagini constano di elementi in certe relazioni tra di loro → = le configurazioni dotate di una certa struttura.

Questo carattere comune di tutte le immagini (l’aver struttura) è chiamato da Wittgenstein:

FORMA LOGICA

  • Tale forma è ciò che le immagini hanno in comune con la realtà → e infatti si parla di “Forma della Realtà”.
  • Un immagine la cui forma di raffigurazione è la forma logica → “ Immagine logica- Esistono Immagini che sono SOLTANTO immagini logiche → PENSIERI.

Essi sono: configurazioni di elementi psichici che sono immagini puramente logiche dei fatti

  • Ora: nelle proposizioni verbali → pensieri si esprimono in “maniera percepibile mediante i sensi”. Le proposizioni di un linguaggio verbale sono quindi introdotte come espressioni sensibili di pensieri, e dunque, indirettamente, immagini logiche di fatti.

Ora: poiché la possibilità della raffigurazione si fonda su una relazione di isomorfismo tra immagine e situazione raffigurata → segue che:

I segni proposizionali sono: le configurazioni fisiche a cui viene imputato un senso proiettandole sul mondo) per W. → infatti:

“Il segno proposizionale è un FATTO” (3.14)

3.142 “Solo fatti possono esprimere un senso, una classe di nomi non può farlo”;

3.143 “Che il segno proposizionale sia un fatto viene nascosto dalla consueta forma di espressione grafica o tipografica. Infatti, nella proposizione stampata, ad esempio, il segno proposizionale non pare essenzialmente diverso dalla parola”;

3.1431 “Chiarissima diviene l’essenza del segno proposizionale se lo concepiamo composto, anziché di segni grafici, di oggetti spaziali”; → E infatti: 3.1432 → “Non il segno complesso aRb ci dice che a sta in una certa relazione con b; bensì il fatto che “a” stia in una certa relazione con “b” dice che aRb”

2. segue quindi che le proposizioni sono immagini di FATTI

ORA: il problema è questo (molto diffuso nella storia della filosofia) → se le proposizioni raffigurano FATTI, come può una proposizione esser falsa?

RISPOSTA: se una proposizione è falsa → ciò che essa raffigura NON ESISTE → per cui NON è un fatto.

Ma allora, di cosa è immagine una proposizione falsa? Soluzione di W. nei quaderni: “Le proposizioni sono immagini di possibilità ”. →

“Affinché una proposizione rappresenti uno stato di cose, è necessario solo che le sue parti costitutive rappresentino quelle dello stato di cose e che quelle stiano in un nesso possibile per queste.

Il segno proposizionale garantisce la possibilità (non l’attualità) del fatto che esso rappresenta”

NEL TRACTATUS QUESTA SOLUZIONE PRENDE LA FORMA DI UNA DISTINZIONE

TRA:

- FATTI → sono combinazioni di oggetti;

  • STATI DI COSE → uno stato di cose è una situazione possibile → “un nesso di oggetti (entità, cose)”.

DEFINIZIONE FONDAMENTALE!!!!!

  • Le proposizioni sarebbero → immagini di Stati di Cose: esse presentano situazioni possibili, e dicono che quelle situazioni sussistono (= sono fatti)

In logica: proposizioni e variabili non sono veri concetti → bensì strutture

che mostrano dei concetti.

[2.201 L’immagine raffigura la realtà rappresentando una possibilità del sussistere e del

non sussistere di stati di cose. ]

2.202 L’immagine rappresenta una possibile situazione nello spazio logico.

2.203 L’immagine contiene la possibilità della situazione che essa rappresenta.

  • Ma questa formulazione è un po’ infelice → perché: fa pensare che la forza assertoria della proposizione (il fatto che essa dice che le cose stanno così e così) sia altra cosa rispetto al suo presentare una situazione.
  • Allora adesso la domanda è un’altra: da dove deriva, alla proposizione, la sua forza assertoria? Essa non potrebbe limitarsi ad esprimere dunque una situazione possibile?

Risposta: per W. si tratta di Falsi Problemi: per il fatto stesso di presentare una situazione possibile, la proposizione è intrinsecamente O VERA O FALSA → e tale possibilità fa tutt’uno col suo avere un senso.

  • Vera se la situazione presentata sussiste.
  • Falsa altrimenti.

In sintesi: Dato che una proposizione raffigura una situazione possibile, la sua eventuale verità dipende dal fatto che le cose, nel mondo, stiano come ESSA dice.

2.22 L'immagine rappresenta ciò che rappresenta, indipendentemente dalla propria verità o falsità, mediante la forma di raffigurazione

CONFRONTO REALTA’

2.222 Nella concordanza o non-concordanza del senso dell’immagine con la realtà consiste la verità o falsità dell’immagine.

+

2.223 Per riconoscere se l’immagine sia vera o falsa noi dobbiamo confrontarla con la realtà.

Per cui: verità della proposizione NON può vedersi della proposizione stessa (2.224) → BENSI’ il suo accertamento richiede un confronto con la REALTA’ (2.223)

(In tal senso non esistono proposizioni/immagini VERE a priori) - (2.225)

“Potremmo sapere a priori che un pensiero è vero solo se dal pensiero stesso (senza confronto) se ne potesse conoscere la verità” (3.05); si tratterebbe di un pensiero che presenta una situazione che NON PUO’ NON SUSSISTERE. ]