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Metodi e prassi della comunicazione, Appunti di Semiotica

Sono gli appunti dei miei corsi

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 02/12/2020

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Metodi e prassi della comunicazione Giuseppe LANDOLFI PETRONE
Turismo, semiotica, comunicazione
Avvertenza metodologica:
La comunicazione non è il prodotto di uno specifico atto individuale o colletivo, ma è un sogetto
sociale che ha la funzione di valorizzare i nostri discorsi. Non è un discorso, è un strumento di
discorso.
La prassi della comunicazione non è dunque l’insieme delle tecniche e delle strategie retorico-
persuasive dei comunicatori, ma la forma che assumono di volta in volta ii discoirsi sociali
valorizzanti.
La valorizzazione dei discorsi consiste nelle messa in forma linguistica di una ideazione volta a un
qualche scopo e calibrata ad adeguato livello congnitivo e culturale.
La valorizzazione implica sempre deu elementi contestuale e indivisibili :
- L’elemento cognitivo
- L’elemento patemico
Ogni discorso sociale è interprato attraversi queste due chiavi : qualcosa si conosce o si apprende;
esso agisce sui nostri stati passionali (ci entusiasma o ci deprime).
Quesro modello ermeneutico non si esaurisce in un atto di passiva archivazione di un dato fenomeno
sociale messo in frma nel discorso a cui siamo esposti o a cui esponiamo gli altri.
Il processo, infatti, innesca una serie di rimandi ad altri fenomeni, ad altre modalità di
interpretazione, ad altre esperienze vissute direttamente o indirettamente.
In questo processo di costante rimando trova alimento la semiotica come metodo di analisi della
significazione.
È questo processo e questa analisi a costituuire l’oggetto della semiotica e non il segno in quanto
tale.
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Turismo, semiotica, comunicazione Avvertenza metodologica: La comunicazione non è il prodotto di uno specifico atto individuale o colletivo, ma è un sogetto sociale che ha la funzione di valorizzare i nostri discorsi. Non è un discorso, è un strumento di discorso. La prassi della comunicazione non è dunque l’insieme delle tecniche e delle strategie retorico- persuasive dei comunicatori, ma la forma che assumono di volta in volta ii discoirsi sociali valorizzanti. La valorizzazione dei discorsi consiste nelle messa in forma linguistica di una ideazione volta a un qualche scopo e calibrata ad adeguato livello congnitivo e culturale. La valorizzazione implica sempre deu elementi contestuale e indivisibili :

  • L’elemento cognitivo
  • L’elemento patemico Ogni discorso sociale è interprato attraversi queste due chiavi : qualcosa si conosce o si apprende; esso agisce sui nostri stati passionali (ci entusiasma o ci deprime). Quesro modello ermeneutico non si esaurisce in un atto di passiva archivazione di un dato fenomeno sociale messo in frma nel discorso a cui siamo esposti o a cui esponiamo gli altri. Il processo, infatti, innesca una serie di rimandi ad altri fenomeni, ad altre modalità di interpretazione, ad altre esperienze vissute direttamente o indirettamente. In questo processo di costante rimando trova alimento la semiotica come metodo di analisi della significazione. È questo processo e questa analisi a costituuire l’oggetto della semiotica e non il segno in quanto tale.

Dal segno al testo

Introduzione rapida alla semiotica Testo e segno sono simili, hanno una funzione comparabile. Il segno biplanare Ferdinand de Saussure (1857-1913) Lui doveva studiare le carrateristiche della lingua. Fu il creatore della linguistica nel senso moderno. Per lui il segno è composto da dua carateristiche: il significante (per esempio: un modo di esprimere il concetto di “asino”) e il significato (bagaggio culturale). Significante e signifiacto sempre legati. Unione stretta. Significante è il modo di esprime il concetto. Langue : Gioco di variazione sul tema molto ampio. Langue, ragruppa tutte le parole Segno = significante + significato  Schema bipolare: MONDO 1 asino = animale / piano extralinguistico. PAROLE 2 |asino| – |donkey| – |Esel| – |Burro| = significanti / piano linguistico. LANGUE 3 “.asino” = significato / piani cognitivo-enciclopedico. Legenda: ||xxx|| = oggetti del mondo reale. |xxx| = parola (significante) “xxx” = significato o contenuto. Ma c’è un problema, se ogni parola significante ha un significato allora ogni significante ha un significato univoco. Era questo che pensava Peirce. Problema  Se ogni parola significante ha un significato Allora  Ogni significante ha un significato univoco Il segno si fa in tre Charles Sanders Peirce (1839-1914)

L’interpreta zione di un segno può essere differente secondo la pertinenza anche se rappresenta la stessa cosa. Mette in atto immediatamente un processo di grande interesse. Video del giardino di Boboli 2 fattori :

  • Durante il lockdown  funzione di matenere un conttato / Marketing: fedelizazione
  • Rapporto tra chi parla e l’oggetto di cui parla. Scegliere la pertinenza Quadrato semiatico I due piani del linguaggio Louis Trolle Hjelmslev (1899-1965) Ha individuato delle constanti della lingua, che rendono molto più compatibile la missione della lingua naturale con i problemi connessi a lui. La teoria di Hjelmslev si proponeva di proseguire gli studi di Ferdinand de Saussure sulla teoria dei segni. Espressione e contenuto Materiale : mondo reale/ costituisce il fondo Sostanza : supporto delll’espressione e del contenuto Forma : tratto ‘comunicativo’ dell’espressione e del contenuto

Un codice semiotico è sistema di correlazioni tra due sottosistemi: uno costituisce il sistema delle unità significanti (piano dell'espressione); l'altro il sistema delle unità significate (piano del contenuto) A loro volta i due piani si dividono in forma e sostanza. La forma dell'espressione, che chiamiamo sintassi, è la struttura che organizza e da forma alle unità significanti, fornendo un repertorio di tipi espressivi del codice, nonché le regole per la loro combinazione (se il codice è composto da segni discreti). La forma del contenuto invece definisce le unità semantiche e i loro rapporti, organizzando la conoscenza/rappresentazione del mondo in un sistema. La correlazione che è alla base di un codice è arbitraria: il rapporto tra significante e significato non è un rapporto di causa ed effetto. Le due arie non sono mai separate. L’espressione è che diciamo, il contenuto è che cosa intediamo. Ferdinand de Saussure ha definito al inizino del 900, una linguistica basandossi sulla devisione del significante e significato. Cioè del procedimento di una aralo e il suo significato. Ma per Hjelmslfev, questo non rege bene perché il significato e il significante comportano una limitazione che è quella che un significante sta per uno significato, uno vale uno. Per Hjelmslev, non li basta più questa distinzione tra il significante e i significato perche è evidente che il significante si fa partatore di un segnificato. La distinzione tra langue e parle nasce che è quello di un piano di linguaggio sviluppato su due piani : il piano dell’espressione e il piano del contenuto. Questo è molto importate prchè vuol dire dare alle due sfere una serie di caratteristiche che le leggono tra di loro liberamente. Quindi non esiste più un significante portatore di un significato, per lui esiste una funzione segnica cioè una procedura attraverso il a quale il sgnificato assume un valore. Quello che è importante è che i due piani non sono mai separati. L’espressione è quello che noi diciamo e il contenuto è senso di quello che diciamo. Forma e sostanza Strati Forma Sostanza Piani Contenuto Significazione denotazione Significazione connotazione Espressione Significazione fonema Fonazione fono La natura dei nostri discorsi non è sempre controllabile da noi. Le nostre intenzione possono non tradursi. C’è un “grado di interpretazione”. Il limite è il grado 0 del nostro discorso. L’espressione e il contenuto rendono il linguaggio complesso perché dentro questa distinzione c’è la forma e la sostanza. All’inizio avevamo un linguaggio biplanare, dopo tripla are con Pierce, mentre adesso abbiamo un quadripartizione con Hjelmslfev. Abbiamo il contenuto (il significato) che sul piano della forma assume il carattere della denotazione. L’espressione (significante) costituisce un fonema. La parte sostanziale è molto importante, costituisce l’anima di quello che noi facciamo quotidianamente. Questi significati paralleli che non sono denotativi, che non sono il significato referenziale, quello ce sostanzialmente arricchisci il nostro patrimonio di discorsivo.

Morfologia dei testi Vladimir Jakovlevič Propp Studioso russo, il primo ad avere fare la distinzione tra il contenuto dalla forma. Ha scritto “Morfologia della Fiaba”. Il suo scopo era di capire come il un corpus molto vasto di fiabe russe determina diverse tipologia di struttura narrativa. Dalla varizaione alla costante Il suo libro si basa sul l’idea che molte fiabe dello stesso tipo racontano quasi sempre la stessa storia ma in modi sempre diversi. Come si fa a capire qualle è il contenuto che si ripette? Abbiamo delle figure che vengono incarnate in personnage (eroe, cattivo, buono…) e poi ci sono le azioni che compiono queste figure. Ci sono sempre eroi che devono salvare la principessa e l’antieroe che diventa un ostacolo. C’è sempre una figura che conferisce al eroe il potere di fare cose. Queste situazione collegate che produco non le azioni, sono costanti, non variono nella loro for. Sono costante nel loro significato. Il tema di queste costante espresse sempre differente presenti nei testi, è stato il tema dominante della ricerca del semiologo Algirdas Julien Greimas. La generazione del senso Algirdas Julien Greimas (1917-1992) Lui ha analizzato la struttura dei testi cercando di capire che cosa possono essere gli elementi che animano dal didentro i testi. Lui ha intitolato la sua ricerca : la ricerca semiotica della enerazione de senso. Li interessa di stabilire come i testi arrivassero a quello significato, come nei testi si generava il significato. Narrazione e narratività

Esistono delle costanti e delle varianti: le variante sono le infinite storie che vengono racontate e le costante sono le elementi che contradistinguono il nostro patrimonio culturale legate a queste storie. Esempio: si una società ha bisogno di raccontarsi sempre la stessa storia del Cappuccetto Rosso ma modula in maniere diverse, vuole dire che quella società ha bisogno di capire che il male non può vincere contro il bene. Il fenomeno che noi vediamo all’esterno è la narrazione e il fenomeno invece del quale andiamo alla ricerca per conoscere gli elementi costanti è la narrativtià ( ciò che fa funzionare la narrazione). Il piano del contenuto Secondo Greimas, c’è un livello profondo che agisce quasi in modo modo inconsapevole è solo la parte sommersa dell’iceberg. Invece, la parte che immerge dell’iceberg è la parte che abbiamo abbastanza chiaro da un punto di visa di lettori. Al testo corrisponde, nel profondo, una tipologia di discorso. ( L’Illiade —> discorso epico). Livello superficiale Livello profondo Testo Unità formale del discorso Attori Unità di ruolo Personaggi Unità di funzione Azioni Unità di moduli narrativi La differenza tra il testo e il suo contenuti prescinde (indépendamment) dalla volontà dell’autore. Ma prescinde anche dal lettore. Dimensione paradigmatica e sintagmatica Il paradigma del sistema; abbiamo una serie di azioni che vengono operate in base ad un criterio di scelta. Definisce una situazione di conflitto, situazione dilettica tra due possibilità.

Quadrato semiotico = è un metodo di classificazione dei concetti pertinenti ad una data opposizione di concetti quali maschile-femminili, bello-brutto, ecc. e di classificazione dell'ontologia pertinente. Summa : Il linguaggio in generale è costituito da questi 2 aspetti fondamentali :

  • Il contenuto; cio che i testi significano
  • L’espressione; il modo in cui viene presentato questo contenuto Sono due anime della stessa cosa che sono indiscibili, non si puo dare il contenuto senzo la forma e non c’è nessuna froma espressiva che non abbia in contenuto.

Percoroso narrativo

La semiotica di Greimas La teoria interpretative dei testi, si basa su un’idea di narratività che costituisce il contributo di Greimas alla semiotica di oggi. Il programma narrativo un programma narrativo è "un'unità di natura sintattica, costituita da un enunciato di fare che regge un enunciato di stato e situata pertanto sul livello semio-narrativo" (MARSCIANI e ZINNA, 1991, 99) Al interno dei testi/narrazione agisca una sorta di progetto, la cui chiave interpretativa e datto dal fatto che gli attori di questa storia del testo seguono una concatenazione di eventi/decisioni/scelte/attività che possiamo sintetizzare in alcune categorie di base. Si passa dalla grande varietà di situazione concretti in cui le sogetti si muovono i sogetti ad uno schema che agisce al fondo di questa grande varietà. Dalla varietà a l’unita di norme (regoli, criteri) Concetto importante perché nell'analisi dei testi bisogna essere in grado di gerarchizzare i programmi narrativi , distinguendo tra quelli di base e quelli d'uso. Il concetto di programma narrativo mette in evidenza la prospettiva della narrazione , cioè il fatto che "il testo può narrare la storia tanto a partire dal programma d'azione del soggetto che dell'anti- soggetto" (MARSCIANI e ZINNA, 1991, 102). Configurazione di base I programmi narrativi di base si distinguono da quelli d'uso per il tipo di valore investito negli oggetti. Nei programmi narrativi di base il valore investito è di natura descrittiva, cioè valori che designano oggetti consumabili o tesaurizzabili ( valori oggettivi ) o valori che designano piaceri o stati d'animo ( valori soggettivi ). Essendo un programma narrativo di base una performanza , esso presuppone una competenza che appare così come un programma d'uso caratterizzato dal fatto che i valori a cui tende sono di natura modale. Traformazione e stati Lo stato indica le situazione Trasformazione da un stato al altro Congiunzione e disgiunzione I Due diversi stati in cui possiamo essere Programma narrativo : configurazione di natura non discorsiva ma sintattica, costituita da un enunciato di fare che regge un enunciato di stato ed è situata sul livello semio-narrativo. Vengono affrontati le azioni dei personaggi come dei programmi d’azione finalizzati al raggiungimento dell’oggetto-valore. Gli ennunciati

Sdoppiamento dei programmati narattivi Modello attanziale Gli attanti sono gli archetipi del ruolo fonzionale che agiscono al interno dei testi. Secondo il semiologo Algirdas Julien Greimas ogni testo è organizzato in forma narrativa e lo schema interpretativo applicabile a tutte le forme di narrazione prende il nome di modello attanziale. Il modello attanziale è un modello paradigmatico fondato sulle relazioni di opposizione esistenti fra sei fondamentali attanti o ruoli narrativi che sono: (vedere schema) “Chi fa cosa?” Schema narrativo canonico “Cosa fa chi?” Lo schema narrativo canonico è una rappresentazione della struttura narrativa di base. È un modello a quattro tappe adoperabile nell’analisi di qualsiasi formazione testuale, sia essa un racconto, un discorso, una pubblicità, un comportamento, eccetera. Vediamo singolarmente ogni fase: manipolazione, competenza, performance, sanzione.

La performance (oprova decisiva) La componente centrale di qualsiasi struttura narrative è l’azione, la performance, che porta ad una trasformazione narrativa del Soggetto, dallo stato inizaile a quello conclusivo. Nella morfologia della fiaba prende in nome di «Funzione lotta» e nella mitologia di «Prova decisiva», perché comporta sempre uno scontro con l’Anti-soggetto (PN opposto). La performance quindi è intesa come il momento in cui il Soggetto porta a termine il suo Programma Narrativo di base. È una messa alla prova del soggetto, delle sue capacità (saper e poter fare) contro quelle dell’Anti- soggetto. A livello collettivo, si tratta di una verifica della tenuta dei valori, della loro valenza rispetto a valori opposti. La competenza (o prova qualificante) Se pure sempre presente non è detto che l’atto trasformativo sia l’aspetto saliente del racconto. L’azione di base deve essere preceduta da altre azioni (articolate nel PN d’uso), consistenti nell’acquisizione delle competenze necessarie alla performance. Nelle fiabe è la Fornitura o il Dono del mezzo magico che consente all’eroe di risolvere il Danneggiamento iniziale. In mitologia si tratta della Prova qualificante grazie alla quale l’eroe entra in possesso degli oggetti, informazioni, che manifestano poteri sovrannaturali (mitici). In questa prova ad essere essenziali sono Aiutanti e Opponenti, le funzioni attanziali incarnate dagli attori del racconto. La manipolazione (o patto fiduciario) Le due prove, i due momenti pragmatici del racconto (PNu e PNb), sono incorniciate da due momenti cognitivi, dove è in gioco la questione dei valori narrativi. Il primo di questi momenti è la manipolazione nel quale il Destinante e il Soggetto stipulano un patto sulla base del quale il Soggetto acquisisce un volere o un dovere. Corrisponde al momento in cui si insinuano ragioni e motivazioni del programma del soggetto. L’insinuazione di un dovere deriva dalla rivendicazione di qualche autorità. Più forte è il conferimento di un volere che comporta una persuasione circa il valore di un sistema di valori. Centrale quindi è la dimensione della fiducia, della credenza e adesione ad un sistema di valori rispetto al quale nessuna autorità s’impone. La sanzione (o prova glorificante) La sanzione è il secondo momento cognitivo del racconto e fase finale dello Schema narrativo canonico, nel quale il Soggetto si ripresenta al Destinante, che appare nella forma del medesimo attore iniziale o in un altra, e si sottopone al giudizio sul suo operato. Se la sanzione è positiva, corrispondente ai valori del patto iniziale, l’eroe verrà trasformato, viceversa cadrà nell’anonimato dei non- soggetti. Nelle fiabe si chiama Funzione Nozze, ottenimento di una ricompensa (sposa, metà regno) che lo trasforma in una persona ben diversa rispetto a ciò che era all’inizio. Nei miti si chiama Prova Glorificante: l’eroe deve comunque mettersi alla prova, compiere le ultime fatiche.

Lo spazio come linguaggio

La carratteristicha che è più interessante tenere presente per interpretare dli spazi è quella di fare in modo che le cose che noi troviamo nei spazi, sino identificabili con una prospettiva, che sia abbastanza formulata. Può essere quella dell’osservatore o quella del consumatore dello spazio. Sono due condizione diverse ma ceh sono entrambi fondamentali. Se intendiamo riferirsi allo spazio, dobbiamo ben intendere che lo spazio non deve essere intenso come uno spazio “naturale”. Lo spazio “naturale” è uno spazio che non è valorizzato. Noi ci interessiamo a lo spazio che noi tracciamo all’interno di questo spazio “naturale”. Il linguaggio delle cose, della materia, nella costruzione è sempre molto più significativo del linguaggio “naturale”. Le cose che realizziamo hanno un significato che può essere interpretato in modo inevitabile. Per i semiotici, lo spazio parla dell’uomo perché dentro viene scritta l’attività dell’uomo. La prima posizione da fare tra Natura e Cultura : La natura, ci dice lo spazio, è l’estensione continue nella quale siamo immersi. È il grande i cui noi ci moviamo, in cui le cose esistono in un certo modo. Di quest’estensione, ciò che viene delimitato dall’uomo in un certo modo specifico è lo spazio.  Estensione : sostanza (pienezza – continuità). È una sorta di sostanza nella quella noi tutti siamo immersi.  Spazio : forma (limitatezza – discontinuità). È una sorta di limitazione dell’estensioe. Natura e Cultura sono contrapposti nel senso buono del termine. Non ci può essere un “qui” senza un “altrove” e non c’è nessun “altrove” che non presupponga un “qui”. Questo implica che localizzazioni siano rispettivamente fondamentali perché definiscono i limiti dello spazio. Per potere definire l’uso che le persone fanno di uno spazio è necessario definire alcune caratteristiche testuali dello spazio. Lo spazio deve avere un’inizio e una fine perché questo iscrive la limitazione dello spazio. Lo spazio è un insieme di possibilità offerte a chi lo percorre. Ci sono due categorie che si manifestano quando si parla di uno spazio:  La cateogoria della continuità : attraversare uno spazio senza preoccuparsene.  La categoria della discontinuità : esplorare uno spazio Queste categrorie sono categorie che hanno un’importanza notevole. Fungono da elementi dialettici che sono : la matrici di un’analisi semiotica. A queste catogorie di aggiungono altre su-categorie. Percorrere uno spazio passegiando vuole dire che non si è incuriositi da aspetti particolari dello spazio. (schema) Le due catagorie dell’uso dello spazio sono quella della discontinuità e della continuità. Queste dislocazione delle categorie sapziale sono molto utili per praticare un’analisi dello spazio che ci circonda e anche per occuparsi di singoli oggetti spaziali. Per esempio : delle persone osservano una statua di una piazza. Lo spazio non è altro che l’uso sociale che si fa dell’ambiante in cui viviamo. Ogni volta che noi tracciamo una delimitazione all’interno di uno spazio creammo un altro spazio.

Per esempio: le stanze sono dentro una casa, la casa dentro un edificio... Questi spazi già delimitati fanno parte della nostra natura. Flosch suggerisce un quadri’partizione tipologica della persone che percorrono lo spazio. Dal punto di vista dal soggetto è chiaro che ci sono questa articolazione. Ma all’interno dello spazio stesso si muovono diverso elementi che operano una della modalità traverso cui si affermano gli attori dello spazio sono: la disposozione degli edifici per esempio e apertura o chiusura dell’utilizzabilità dello spazio. Anche qui operano due modalità che si contrappongono:  Lo spazio che si presenta nella sua veste materiale : lo spazio si impone per la sua stessa caratteristica essenziale che è quella di essere disposto di una certa maniera.  Uno spazio che è il contrario di questa presenza autoreferenziale: quanto uno spazio non si impone per le sue caratteristiche fisiche, ma si impone per la sua capacità di evocare qualche cosa. Queste due categorie sono definite in letteratura come gli spazi referenziali e gli spazi mitici. Dalle due categorie fondamentali, lo spazio referenziale, che si impone per la sua stessa struttura fisica e lo spazio mitico, nel quale noi investiamo una vocazione di tipo fantastica – abbiamo sempre come quadro semiotico due sub-categorie che contradicono le prime due – se esiste uno spazio referenziale, vuole dire che esiste anche uno spazio non referenziale. In questo caso, si dice che uno spazio contiene degli elementi che in qualche modo no chiariscono la forma e la destinazione. Gli spazi referenziali le ritroviamo quando imbattiamo in una situazione nella quale non sappiamo ben definire che cosa è, o lo spazio stesso è valorizzato de chi ne detiene l’uso in modo ambiguo.  Questo tipo di spazio si chiama : spazio obliquo. Quando ci mettiamo di fronte a uno spazio, dobbiamo avere di visione che intende dal nostro punto di vista : A. Sappiamo di essere spettatoti e non attori di quello spazio. B. Sappiamo che quello spazio presenta al meno due livelli fondamentali: quello che abbiamo definito il piano dell’espressione e quello che abbiamo definito il piano del contenuto. Il piano del contenuto varia a secondo del punto di vista. Appunti: Uno spazio ha un spazio nel momento in cui ci cerca di valorizzare aspetti. Viaggiare : valutazzione degli spazi Brano di un psycologoMassimo Millamesse in luce la pratica con cui si percorono gli spazi Attraverso uno spazio/ luogo justo per passieggiare (punto A a punto B) o dare une certo tipo di valorizzazione allo spazio. Un viaggitore ha come intenzione di “marcare” il territorio. Lo spazio ci dice qualque cose, parla di qualche cose. Cio di cui parla lo spazio non è più lo spazio nel senso fisico. Lo spazio non parla di se stesso ma parla di che cosa si svolge dentro di lui. Foto della piazza Chanou, le persone che attraversano la piazza non hanno alcun rapporto con la piazza. Persone al centro col telofono. Lo spazio oggettivo/referenziale non è valorizzato. Foto “che fine farrano Starman e la Tesla di Musk nello spazio” La macchina viaggia nello spazio. Un macchina lanciata nello spaziocontenenti di messaggimezzo di comunicare Lasciare un automobile, lasciare une messaggio della nostro cicilità nello spazio Dice una materia, il materiale, come sono fatte le uomini, come sono le cose che usiamo Spazio naturale e spazio dell’universo C’è un pezzo di spazio siderale che si riferisce ad un oggetto reale Cioè che fa l’uomo / Cioé che è creato dalla natura Lasciare che ha un valore per chi lanscia ma qualcosa che può essere valore per la personne che li trova Jules Vernerapporto dell’uomo con lo spazio Lo spazio parla dell’uomoimportante punto di vista semiotico

  • Intorno a questa tipologia di luoghi si definisce la costituzione dello spazio da parte di un sogetto esservatore modello Spazio ed emozioni
  • La relazione con gli spazi quotidiani è anche passionale
  • Le emozioni erano al centro della cultura del Seicento, a partire dal Trattato della passioni di Descartes
  • La geografia della emozioni serve a fissare le connessioni tra opposti attagiamenti
  • Le emozioni collocate nello spazio formano una tassonomia grafica di carattere simbolico- pedagogico
  • Ma lo spazio dà forma alle emozioni, le genera e non soltanto le esprime