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Michelozzo e Leon Battista Alberti, Sintesi del corso di Storia dell'Arte Moderna

Riassunto capitolo di Michelozzo e Leon Battista Alberti del libro di storia dell'arte

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019
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Michelozzo (1396-1472)
di Bartolomeo Michelozzi, architetto e scultore, allievo di Ghiberti, coniatore di
monete, cooperò anche con Donatello, le sue opere più importanti furono realizzate
per Cosimo de’ Medici, ristrutturazione del convento e della chiesa di San Marco,
costruzione delle ville d Careggi e Fiesole, realizzazione del Palazzo Medici in via
Larga (dove unisce modelli dall’antico e dalla tradizione locale)
Palazzo Medici-Riccardi, 1444-1459: all’esterno in pietra forte (arenaria molto resistente),
a vista tutto fasciato da bifore (richiama l’aspetto tradizionale dei palazzi pubblici sede dei
governi comunali), divenne il prototipo della residenza signorile rinascimentale, forma a
cubo vuoto al centro in corrispondenza con il cortile porticato che dal lato di fondo dà
accesso al giardino, esterno compatto e ad andamento orizzontale, diviso in 3 piani da
cornici a dentelli e due ordini di bifore inserite dentro ghiere a tutto sesto, scultura chiusa in
alto da un monumentale cornicione e in basso da una panca in pietra usata per sedersi;
variare nelle singole fasce del rivestimento murario: bugnato rustico (elemento medievale, con
conci grandi, molto rilevanti e arrotondati, da modelli augustei) al piano terra, liscio al piano nobile,
tessitura muraria liscia al secondo, che è più basso con finestre più larghe.
Anche il cortile è diviso in 3 livelli: a piano terreno un portico su colonne di pietra serena su cui
poggiano archi a tutto sesto (3 per lato) concluso da una trabeazione con architrave sormontato da
un fregio con festoni a graffito monocromo, che collegano 12 medaglioni in pietra al cui interno si
alternano stemmi medicei ed episodi mitologici ispirati a gemme antiche delle collezioni famigliari;
nel secondo ordine a muratura piena si aprono in asse con il centro degli archi bifore simili a quelle
in facciata seguite da un fregio graffito; al secondo piano si apre una loggia architravata con
colonnine ioniche.
Leon Battista Alberti (1404-1472)
Architetto e teorico dell’architettura, pittore e scultore, testi filosofici e politici, scritti
di topografia, commedie (il suo operare poliedrico), sistematizzò teoricamente le
innovazioni di inizio secolo, nacque a Genova e visse a Venezia e Padova ma studiò
a Bologna per poi nel 1428 arrivare a Firenze, De Pictura nel 1435 dove dà la prima
definizione di prospettiva scientifica ma presenta la pittura come operazione
intellettuale (passo base per elevazione della arti al livello di discipline liberali), il De
Re Aedificatoria intende ricostruire branca del sapere perduta della scienza
architettonica antica e illustrarne le regole interne, riferimenti antichi e cura del
dettaglio + rapporti geometrici
Palazzo Rucellai, 1450-58, per Giovanni Rucellai, intervento di completamento (con il
vincolo di rispettare l’allineamento con i monumenti vicini), si ispira a Palazzo Medici per
la ripartizione in 3 piani, le bifore, il bugnato, il cornicione e il sedile, su di esso sovrappone
una versione appiattita del Colosseo: cornicione sorretto da mensole poste nel fregio, paraste
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Michelozzo (1396-1472)

di Bartolomeo Michelozzi, architetto e scultore, allievo di Ghiberti, coniatore di

monete, cooperò anche con Donatello, le sue opere più importanti furono realizzate

per Cosimo de’ Medici, ristrutturazione del convento e della chiesa di San Marco,

costruzione delle ville d Careggi e Fiesole, realizzazione del Palazzo Medici in via

Larga (dove unisce modelli dall’antico e dalla tradizione locale)

  • Palazzo Medici-Riccardi, 1444-1459: all’esterno in pietra forte (arenaria molto resistente), a vista tutto fasciato da bifore (richiama l’aspetto tradizionale dei palazzi pubblici sede dei governi comunali), divenne il prototipo della residenza signorile rinascimentale, forma a cubo vuoto al centro in corrispondenza con il cortile porticato che dal lato di fondo dà accesso al giardino, esterno compatto e ad andamento orizzontale, diviso in 3 piani da cornici a dentelli e due ordini di bifore inserite dentro ghiere a tutto sesto, scultura chiusa in alto da un monumentale cornicione e in basso da una panca in pietra usata per sedersi;

variare nelle singole fasce del rivestimento murario: bugnato rustico (elemento medievale, con conci grandi, molto rilevanti e arrotondati, da modelli augustei) al piano terra, liscio al piano nobile, tessitura muraria liscia al secondo, che è più basso con finestre più larghe.

Anche il cortile è diviso in 3 livelli: a piano terreno un portico su colonne di pietra serena su cui poggiano archi a tutto sesto (3 per lato) concluso da una trabeazione con architrave sormontato da un fregio con festoni a graffito monocromo, che collegano 12 medaglioni in pietra al cui interno si alternano stemmi medicei ed episodi mitologici ispirati a gemme antiche delle collezioni famigliari; nel secondo ordine a muratura piena si aprono in asse con il centro degli archi bifore simili a quelle in facciata seguite da un fregio graffito; al secondo piano si apre una loggia architravata con colonnine ioniche.

Leon Battista Alberti (1404-1472)

Architetto e teorico dell’architettura, pittore e scultore, testi filosofici e politici, scritti

di topografia, commedie (il suo operare poliedrico), sistematizzò teoricamente le

innovazioni di inizio secolo, nacque a Genova e visse a Venezia e Padova ma studiò

a Bologna per poi nel 1428 arrivare a Firenze, De Pictura nel 1435 dove dà la prima

definizione di prospettiva scientifica ma presenta la pittura come operazione

intellettuale (passo base per elevazione della arti al livello di discipline liberali), il De

Re Aedificatoria intende ricostruire branca del sapere perduta della scienza

architettonica antica e illustrarne le regole interne, riferimenti antichi e cura del

dettaglio + rapporti geometrici

  • Palazzo Rucellai, 1450-58, per Giovanni Rucellai, intervento di completamento (con il vincolo di rispettare l’allineamento con i monumenti vicini), si ispira a Palazzo Medici per la ripartizione in 3 piani, le bifore, il bugnato, il cornicione e il sedile, su di esso sovrappone una versione appiattita del Colosseo: cornicione sorretto da mensole poste nel fregio, paraste

lisce spiccano sulla parete (costituita da bugne sempre variate) percepite come lo scheletro portante, le bugne non corrispondono a singole pietre ma scolpite in conci di grandi dimensioni, portale è riferimento al Mausoleo di Adriano, risultato raffinatissimo e inedito, Firenze;

  • Santa Maria Novella (Chiesa Domenicana, 1457 ca.), lavoro parziale perché di completamento della facciata, per Giovanni Rucellai, ispirato dalla facciata bipartita della chiesa romanica di San Miniato al Monte, inventa per la parte bassa un’ossatura gigantesca (allarga la facciata oltre le mura perimetrali della chiesa, composta da colonne, pilastri angolari e attico con al centro un portale all’antica inquadrato da semicolonne; secondo ordine di paraste che reggono un frontone triangolare (modello della fronte dei templi classici) con epigrafi in lettere capitali romane nel fregio; elementi che legano le due parti mascherando le incongruenze: attico liscio, con le tarsie bicrome, le due volute (trasformazione monumentale di un dettaglio decorativo); facciata inscritta in un quadrato, parte inferiore esattamente la metà della superficie del quadrato, quella superiore equivale a un quarto;
  • Basilica di Sant’Andrea (Chiesa romanica, 1470, Mantova, iniziata due mesi dopo la morte del progettista): intenzione di creare uno spazio dove radunarsi per venerare la reliquia del sangue del Santo, costruzione in mattoni, a navata unica per visuale che corresse all’altare maggiore, navata sul modello della Basilica di Massenzio a Roma, coperta da una volta a botte e affiancata da cappelle alternate grandi e piccole che anno anche la funzione strutturale di reggere le spinte della volta (cappelle maggiori ben illuminate per sembrare parte integrante del vano principale), facciata che fonde lo schema dell’arco trionfale con la fronte di un tempio (si appoggia al modello dell’arco di Traiano ad Ancona) a un solo fornice affiancato da setti murari su cui si aprono porte architravate, grande nicchione ad arco posto sul frontone (per tribuna legata all’uso rituale della reliquia, annuncia da lontano la copertura voltata);
  • Tempio Malatestiano (dal 1450, Rimini) per Sigismondo Pandolfi Malatesta che intendeva ristrutturare la preesistente Chiesa di San Francesco, monumento celebrativo di sé e della moglie Isotta degli Atti e della dinastia, temi profani: divinità planetarie e putti ruotano attorno a Sigismondo, la cui iniziale appare molte volte attorno a quella della moglie (apice nel dipinto di Piero della Francesca con il committente in preghiera davanti a San Sigismondo del 1451); l’artista avvolge la struttura preesistente in un guscio marmoreo, ma del progetto furono realizzate solo la parte bassa della facciata spartita in 3 archi inquadrati da un ordine di semicolonne su cui se ne imposta un secondo di paraste, e la fiancata destra percorsa da serie continua di arcature molto profonde (richiamano ritmo degli acquedotti romani) entro le quali vi sono i sarcofagi degli umanisti di corte; la facciata riprende l’arco di Augusto a Rimini, modello locale (pregio di suggerire un parallelo tra Sigismondo e l’imperatore romano), alto basamento (ispirato agli antichi templi italici) dalla cornice di imposta e dalla trabeazione che corrono sui 3 lati, continuo cambio di funzione della modanature (cornicetta dello spigolo in facciata che sui fianchi diventa prima cornice continua, poi capitello dei pilastri), per la navata era prevista una copertura con volta a botte in legno.