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Microeconomia risposte aperte, Prove d'esame di Microeconomia

Microeconomia risposte aperte esame

Tipologia: Prove d'esame

2022/2023

In vendita dal 06/10/2018

francesco_rao
francesco_rao 🇮🇹

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LEZIONE 5
4 Definire il costo opportunità e le sue componenti.
Il costo opportunità è tutto ciò a cui rinunziamo operando una scelta. Esso rappresenta appunto la
migliore delle scelte possibili tra tutte le alternative. Effettuando delle scelte si sopportano dei
sacrifici che in economia prendono il nome di costo opportunità. Esso comprende i costi impliciti
che rappresentano il valore di ciò che si sacrifica operando quella scelta; e i costi espliciti che
rappresentano il denaro a cui si rinuncia effettuando un pagamento quando si compie una scelta.
Secondo il principio del costo opportunità tutte le decisioni prese dall’individuo o dalla società nel
suo complesso prendono il nome di costo opportunità.
LEZIONE 6
13 Illustrare la PPF, individuando anche graficamente i punti di inefficienza produttiva.
La PPF rappresenta la frontiera delle possibilità di produzione e indica le diverse combinazioni che
si possono produrre avendo a disposizione un definito quantitativo di risorse e tecnologia. Ogni
punto sulla frontiera rappresenta una combinazione limitata tra due prodotti che può ottenersi se si
occupano in modo efficiente tutte le risorse. I punti che si collocano al di fuori della curva non sono
combinazioni ottenibili, mentre quelli all’interno sono ottenibili ma sono situazioni di non piena
occupazione dei fattori produttivi. Nel punto ‘’a’si decide di impiegare tutti i fattori produttivi
nella produzione di altri beni, rinunciando al bene x, viceversa nel punto ‘’f’’. Il punto ‘’w’’
rappresenta invece un punto di non pieno utilizzo dei fattori produttivi o di recessione. L’andamento
della curva mostra un andamento di costo opportunità crescente, più bene x decidiamo di produrre,
maggiore è la rinuncia ad altri beni che si deve fare. Dato questo andamento la curva è concava
cioè diventa sempre più ripida spostandosi verso destra. Le ragioni di inefficienza produttiva
possono essere uno spreco di risorse perché non si è individuato l’impiego ottimale delle stesse
oppure la recessione cioè il rallentamento dell’attività economica nel suo complesso.
LEZIONE 7
08. Definire il concetto di specializzazione e scambio e individuare gli obiettivi della
specializzazione, indicando il tipo di vantaggio cui da luogo
Ogni sistema economico è caratterizzato dalla specializzazione e dallo scambio. In virtù della
specializzazione, ogni soggetto concentra i suoi sforzi su un numero limitato di attività produttive,
e, successivamente, ottiene con lo scambio ciò che gli occorre e che non produce in proprio.
Specializzazione e scambio permettono di ottenere una produzione maggiore e di qualità migliore.
La specializzazione permette di ottenere più produzione perché: -specializzarsi permette di
accumulare esperienza, e di diventare più efficiente nello svolgimento di un determinato compito; -
la specializzazione permette di non ‘perdere tempo’ nel passaggio da una mansione all’altra; -la
specializzazione determina il vantaggio comparato.
Questo ultimo elemento è molto importante: il vantaggio comparato si determina se un determinato
bene può essere prodotto da un soggetto con un minor costo opportunità rispetto ad altri. Si ha un
vantaggio assoluto se si può produrre un bene impiegando un quantitativo di risorse inferiore ad
altri. La produzione totale raggiunge il suo massimo se gli individui si specializzano in base al
proprio vantaggio comparato.
Lo scambio, invece, si verifica soltanto se le utilità marginali comparate dei due beni sono
differenti. Ciascun individuo deve ricevere dallo scambio un bene con utilità marginale superiore a
quella del bene che cede. Se non ci fosse questa differenza nessun individuo otterrebbe un
vantaggio dallo scambio. Quando due beni hanno utilità marginale uguale, i soggetti non ottengono
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LEZIONE 5

4 Definire il costo opportunità e le sue componenti.

Il costo opportunità è tutto ciò a cui rinunziamo operando una scelta. Esso rappresenta appunto la migliore delle scelte possibili tra tutte le alternative. Effettuando delle scelte si sopportano dei sacrifici che in economia prendono il nome di costo opportunità. Esso comprende i costi impliciti che rappresentano il valore di ciò che si sacrifica operando quella scelta; e i costi espliciti che rappresentano il denaro a cui si rinuncia effettuando un pagamento quando si compie una scelta. Secondo il principio del costo opportunità tutte le decisioni prese dall’individuo o dalla società nel suo complesso prendono il nome di costo opportunità.

LEZIONE 6

13 Illustrare la PPF, individuando anche graficamente i punti di inefficienza produttiva.

La PPF rappresenta la frontiera delle possibilità di produzione e indica le diverse combinazioni che si possono produrre avendo a disposizione un definito quantitativo di risorse e tecnologia. Ogni punto sulla frontiera rappresenta una combinazione limitata tra due prodotti che può ottenersi se si occupano in modo efficiente tutte le risorse. I punti che si collocano al di fuori della curva non sono combinazioni ottenibili, mentre quelli all’interno sono ottenibili ma sono situazioni di non piena occupazione dei fattori produttivi. Nel punto ‘’a’’ si decide di impiegare tutti i fattori produttivi nella produzione di altri beni, rinunciando al bene x, viceversa nel punto ‘’f’’. Il punto ‘’w’’ rappresenta invece un punto di non pieno utilizzo dei fattori produttivi o di recessione. L’andamento della curva mostra un andamento di costo opportunità crescente, più bene x decidiamo di produrre, maggiore è la rinuncia ad altri beni che si deve fare. Dato questo andamento la curva è concava cioè diventa sempre più ripida spostandosi verso destra. Le ragioni di inefficienza produttiva possono essere uno spreco di risorse perché non si è individuato l’impiego ottimale delle stesse oppure la recessione cioè il rallentamento dell’attività economica nel suo complesso.

LEZIONE 7

08. Definire il concetto di specializzazione e scambio e individuare gli obiettivi della specializzazione, indicando il tipo di vantaggio cui da luogo

Ogni sistema economico è caratterizzato dalla specializzazione e dallo scambio. In virtù della specializzazione, ogni soggetto concentra i suoi sforzi su un numero limitato di attività produttive, e, successivamente, ottiene con lo scambio ciò che gli occorre e che non produce in proprio. Specializzazione e scambio permettono di ottenere una produzione maggiore e di qualità migliore. La specializzazione permette di ottenere più produzione perché: -specializzarsi permette di accumulare esperienza, e di diventare più efficiente nello svolgimento di un determinato compito; - la specializzazione permette di non ‘perdere tempo’ nel passaggio da una mansione all’altra; -la specializzazione determina il vantaggio comparato.

Questo ultimo elemento è molto importante: il vantaggio comparato si determina se un determinato bene può essere prodotto da un soggetto con un minor costo opportunità rispetto ad altri. Si ha un vantaggio assoluto se si può produrre un bene impiegando un quantitativo di risorse inferiore ad altri. La produzione totale raggiunge il suo massimo se gli individui si specializzano in base al proprio vantaggio comparato.

Lo scambio, invece, si verifica soltanto se le utilità marginali comparate dei due beni sono differenti. Ciascun individuo deve ricevere dallo scambio un bene con utilità marginale superiore a quella del bene che cede. Se non ci fosse questa differenza nessun individuo otterrebbe un vantaggio dallo scambio. Quando due beni hanno utilità marginale uguale, i soggetti non ottengono

alcun vantaggio personale dallo scambio e, pertanto, lo scambio non si verifica. Lo scambio diventa addirittura svantaggioso se l'utilità marginale del bene ricevuto è inferiore a quella del bene ceduto.

9 Definire il concetto di sistema economico, individuando gli elementi che caratterizzano i quattro sistemi economici con le rispettive caratteristiche.

Il sistema economico è l’insieme delle organizzazioni e dei meccanismi di coordinamento, esso dovrà determinare quali beni produrre, come ottenerli, chi ne godrà e il modo in cui verrà promosso il sistema tecnologico. Le caratteristiche principali del sistema economico sono la specializzazione e lo scambio. Grazie alla specializzazione un individuo si concentra su un limitato numero di attività produttive e con lo scambio ottiene ciò che gli occorre e che non produce in proprio. I quattro sistemi economici sono: il capitalismo di mercato dove l’allocazione delle risorse deriva dal meccanismo di mercato e la proprietà delle stesse è privata (Stati Uniti, Europa Occidentale, Asia); capitalismo a pianificazione centralizzata in cui esiste un’autorità centrale che stabilisce il modo di allocazione delle risorse anche se esse sono di proprietà privata (Giappone); socialismo di mercato in cui l’allocazione delle risorse segue il meccanismo di mercato ma le risorse sono statali (Ungheria); socialismo a pianificazione centralizzata in cui l’autorità centrale alloca le risorse che sono di proprietà dello stato.

10. Individuare i caratteri dei tre essenziali sistemi di allocazione delle risorse

Possiamo individuare tre sistemi essenziali di allocazione delle risorse.

In un’economia tradizionale, le risorse sono allocate secondo la consuetudine, e si creano sistemi molto stabili e prevedibili, poco tesi allo sviluppo (come avviene in molte società tribali).

In un’economia pianificata (o centralizzata), le risorse sono allocate sulla base di un ‘piano’ predefinito a livello centrale. Lo Stato detiene la proprietà di gran parte delle risorse, e le scelte economiche sono effettuate da un organismo centrale appositamente costituito. La pianificazione centralizzata determina gli obiettivi produttivi e attribuisce ad ogni impresa le risorse che dovrà impiegare. Anche la maggiore economia centralizzata che abbia mai operato, l’Unione Sovietica, ha ‘tollerato’ qualche forma di proprietà privata. Gli ultimi esempi di economie in ampia misura centralizzate sono la Corea del Nord e Cuba.

Il terzo metodo di allocazione delle risorse è quello proprio dell’economia di mercato, caratterizzata dalla proprietà privata delle risorse e dall’impiego del mercato e dei prezzi come strumenti di coordinamento dell’attività economica. I soggetti attivi nel sistema sono gli operatori privati, che operano nel loro esclusivo interesse. Il sistema riconosce la proprietà privata, e con i prezzi sono trasmesse ai mercati in formazioni utili. In questo sistema il processo decisionale è fortemente decentralizzato, e l’elevato rendimento economico spinge le imprese a innovare continuamente prodotti e processi. Nel capitalismo puro il ruolo dello Stato è limitato alla protezione della proprietà privata, e all’implementazione di un sistema di regolazione, e sanzione dei meccanismi che cercano di aggirare le regole del mercato. Eppure, anche in quello che è storicamente considerato il massimo esempio di economia di mercato, gli Stati Uniti, il ruolo dello Stato è determinante nella promozione della stabilità e della crescita economica.

Nell’economia di mercato ogni soggetto, libero di decidere come sfruttare le proprie risorse, si specializza nella produzione di uno o più beni e servizi.

12 Illustrare le principali determinanti della domanda, presentando la rappresentazione della curva e esempi di spostamento a destra e a sinistra della stessa.

La domanda è una funzione (o una curva) che mostra le diverse quantità di un bene che i consumatori sarebbero disposti ad acquistare per ognuno dei molteplici prezzi possibili nel corso di un determinato periodo di tempo. La prima determinante della domanda è il prezzo, infatti la legge della domanda enuncia che ad ogni livello di prezzo corrisponde una diversa quantità domandata.

Le altre determinanti possono essere le variazioni delle preferenze dei consumatori, il reddito, i prezzi attesi e i prezzi dei beni correlati.

Ad esempio una variazione favorevole dei gusti dei consumatori provoca uno spostamento della curva a destra, viceversa una variazione sfavorevole a sinistra. Una variazione dei prezzi attesi che può riferirsi a un possibile incremento del prezzo provoca uno spostamento a destra della curva di domanda corrente. Un aumento dei consumatori provoca uno spostamento a destra, una diminuzione a sinistra. Per quanto riguarda il reddito invece un incremento implica un aumento della domanda, in questo casi si parla di beni normali, si sono però alcune eccezioni nel caso di beni inferiori, se il reddito aumenta oltre un certo limite, potrebbe ridursi la quantità domandata.

LEZIONE 13

3 Illustrare compiutamente le determinanti dell’offerta, rappresentare graficamente la curva e mostrare esempi di spostamento

L’offerta è una funzione (o una curva) che indica la quantità di un bene che i produttori metteranno in vendita in corrispondenza di ogni possibile prezzo, in uno specifico periodo.

Dalla rappresentazione della curva di offerta si evince la relazione positiva e diretta tra prezzo e quantità offerta. Al crescere del prezzo cresce anche la quantità offerta, mentre al diminuire del prezzo la quantità offerta diminuisce. Data la relazione positiva la curva di offerta ha andamento crescente. Le determinanti dell’offerta sono la numerosità dei venditori, la tecnologia, i prezzi degli altri beni, i prezzi attesi e le tasse e i sussidi. I prezzi delle risorse rappresentano un costo, se questi aumentano causeranno uno spostamento verso sinistra al contrario verso destra. Anche l’aumento della tassazione rappresenta un costo e ciò porterà agli stessi effetti. L’aumento invece dell’innovazione, aumentando l’offerta, causa uno spostamento della curva stessa verso destra.

LEZIONE 014

18. Definire il concetto di prezzo di equilibrio e rappresentarlo graficamente. illustrare inoltre graficamente un eccesso di offerta e un eccesso di domanda

Il prezzo di equilibrio è quel prezzo in corrispondenza del quale le intenzioni di acquirenti e venditori sono uguali tra loro, cioè la quantità domandata è uguale alla quantità offerta.

Graficamente il prezzo di equilibrio è indicato dall’intersezione tra cura di domanda e curva di offerta.

Prezzo e quantità di equilibrio rimangono costanti fino a quanto non si spostano le curve.

Se il prezzo del nostro prodotto fosse inferiore a quello di equilibrio, avremmo una domanda più consistente dell’offerta, eccesso di domanda. In tal caso gli acquirenti entrerebbero in competizione tra loro per ottenere le ‘poche’ unità di prodotto a disposizione, dichiarandosi disposti a pagare anche un prezzo più elevato. In tal modo il prezzo inizia ad aumentare e si fermerà solo nel punto di equilibrio.

Anche nell’ipotesi in cui il prezzo fosse superiore a quello di equilibrio, ci troveremmo in una situazione di squilibrio, in particolare con un eccesso di offerta che spingerebbe i venditori ad entrare in concorrenza tra loro per vendere quantità maggiori, e, quindi, ad abbassare il prezzo.

La capacità della domanda e dell’offerta di stabilire il prezzo a cui le decisioni di acquisto e vendita risultano compatibili tra loro è a volte indicata come funzione di razionamento dei prezzi. Il prezzo di equilibrio, infatti, elimina qualunque eccesso di domanda e di offerta, indicando agli attori del mercato, acquirenti e venditori, le azioni più opportune.

Con Ed=∞ la domanda è perfettamente elastica. In questo caso una piccola riduzione di prezzo determina un incremento degli acquisti di quantità molto elevata.

LEZIONE 018

20. definire il concetto di vincolo di bilancio e mostrare graficamente un aumento e una riduzione del prezzo di un bene

In economia si ipotizza che la maggior parte degli individui cerchi di massimizzare la propria soddisfazione, compatibilmente con il reddito (ricchezza) a sua disposizione.

Questo ‘limite’ posto alle scelte del consumatore viene indicato come vincolo di bilancio, che individua le diverse combinazioni di beni e/o servizi cui il soggetto può accedere, compatibilmente con il reddito a disposizione e sulla base dei prezzi. La rappresentazione grafica che ne viene data è la retta di bilancio, che mostra le combinazioni di due prodotti che possono essere acquistati con determinati livelli di reddito, dati i prezzi degli stessi prodotti.

Aumento del prezzo del bene “a” Riduzione del prezzo del bene “a”

21. Definire il vincolo di bilancio, rappresentarlo graficamente e definirne la pendenza. Illustrare graficamente spostamenti del vincolo motivandoli

In economia si ipotizza che la maggior parte degli individui cerchi di massimizzare la propria soddisfazione, compatibilmente con il reddito (ricchezza) a sua disposizione.

Questo ‘limite’ posto alle scelte del consumatore viene indicato come vincolo di bilancio, che individua le diverse combinazioni di beni e/o servizi cui il soggetto può accedere, compatibilmente con il reddito a disposizione e sulla base dei prezzi. La rappresentazione grafica che ne viene data è la retta di bilancio, che mostra le combinazioni di due prodotti che possono essere acquistati con determinati livelli di reddito, dati i prezzi degli stessi prodotti.

La pendenza della retta di bilancio indica il costo opportunità che il soggetto deve pagare per una unità aggiuntiva del bene A in termini del bene B: in altre parole, ci dice a quante unità del bene A deve rinunciare per poter consumare un’unità aggiuntiva del bene B. Il rapporto tra il prezzo dei due beni è detto prezzo relativo, è cioè il prezzo di un bene relativamente (o nei termini) dell’altro. In definitiva, la pendenza della retta di bilancio ha il medesimo valore del prezzo relativo, che ha il medesimo valore del costo opportunità di una unità del bene A. La pendenza della retta di bilancio indica il trade-off tra bene A e bene B.

Quando il prezzo del bene B diminuisce, la retta di bilancio ruota verso l’esterno, e l’intercetta verticale si sposta verso l’alto, perché, a parità di altre condizioni, posso acquistare maggiori quantità di quel bene. La nuova retta di bilancio appare più ripida della precedente, con una modificazione della pendenza e del trade-off.

Se si cambiano le informazioni sulle preferenze e quelle sul vincolo di bilancio, possiamo individuare le scelte che il consumatore effettuerà per massimizzare la propria soddisfazione. Per fare ciò occorre definire l’utilità marginale per euro speso per il bene A (Um bene A / P bene A). Questo valore ci dice l’utilità che il consumatore trae per ogni euro impiegato per acquistare un unità aggiuntiva del bene A. Il punto in cui il soggetto ottiene la maggiore utilità possibile e quello in cui l’utilità marginale per euro speso sarà uguale ad entrambi i beni considerati.

LEZIONE 019

20. Enunciare la legge dell'utilità marginale, definire il concetto di utilità marginale e di utilità totale. Illustrare graficamente il rapporto tra utilità totale e utilità marginale

Secondo la legge dell’utilità marginale decrescente la soddisfazione di una unità addizionale di un qualunque bene diminuisce all’aumentare delle unità consumate. L’utilità è soggettiva, varia da persona a persona ed è molto difficile da calcolare. L’utilità totale misura l’ammontare complessivo di soddisfazione che un soggetto trae dal consumo di una particolare quantità. Graficamente l’utilità totale raggiunge un massimo per poi cominciare a decrescere. L’utilità marginale, invece, è la soddisfazione ulteriore che un consumatore realizza con un’unità addizionale del bene. Graficamente l’utilità marginale rimane positiva fino al punto di massimo dell’utilità totale e poi diventa negativa.

Se si cambiano le informazioni sulle preferenze e quelle sul vincolo di bilancio, possiamo individuare le scelte che il consumatore effettuerà per massimizzare la propria soddisfazione. Per fare ciò occorre definire l’utilità marginale per euro speso per il bene A (Um bene A / P bene A). Questo valore ci dice l’utilità che il consumatore trae per ogni euro impiegato per acquistare un unità aggiuntiva del bene A. Il punto in cui il soggetto ottiene la maggiore utilià possibile e quello un cui l’utilità marginale per euro speso sarà uguale ad entrambi i beni considerati.

LEZIONE 20

11 Definire l’effetto di reddito e di sostituzione, specificando l’impatto dei due effetti nel caso di beni normali e inferiori

L’effetto di reddito è l’impatto di un variazione nel prezzo di un prodotto sul reddito reale di un consumatore e quindi sulla quantità domandata di quel bene. Se il prezzo di uno dei due beni scende aumenta il potere di acquisto del consumatore. Per quanto riguarda l’aumento del reddito invece si incrementerà la domanda di beni normali e si ridurrà quella di beni inferiori.

L’effetto di sostituzione è l’impatto esercitato dalla variazione del prezzo del prodotto sul costo relativo. L’effetto di sostituzione provoca una variazione della quantità domanda nella direzione opposta al prezzo.

Nel caso di beni normalo i due effetti si ‘’sommano’’ per modificare la quantità domandata nella stessa direzione, mentre nel caso di beni inferiori spingono in direzioni opposte. In questo caso l’effetto di sostituzione fa muovere la quantità domandata nella direzione opposta al prezzo, mentre l’effetto di reddito da muovere la quantità domandata nella stessa direzione, nella realtà prevale comunque l’effetto di sostituzione.

LEZIONE 22

15. Definire il concetto di MRS e rappresentare graficamente l'equilibrio del consumatore

La pendenza della curva di indifferenza è detta tasso marginale di sostituzione (MRS), e indica proprio la quantità massima del bene B che il consumatore sarebbe di sposto a scambiare per avere un’unità aggiuntiva del bene A. Chiaramente, quando il soggetto si trova in un punto molto alto sarà di sposto a cedere molte unità del bene B anche per una sola unità del bene A. Una curva di indifferenza presenta tutte le combinazioni di due beni che soddisfano il soggetto alla stessa maniera. Tutti i punti sulla curva soddisfano allo stesso modo, la curva diventa sempre più piana scendendo verso destra lungo la curva stessa. La mappa di indifferenza è un insieme di curve che descrive le preferenze di un individuo. L’equilibrio del consumatore può essere rappresentato con le curve di indifferenza aggiungendo il vincolo di bilancio. Il soggetto che vuole massimizzare la sua utilità dovrà scegliere un punto sulla retta di bilancio e deve appartenere alla curva di indifferenza più alta possibile.

16 Definire il concetto di curva di indifferenza, rappresentarla graficamente insieme ad una mappa di curve e definirne la pendenza

Una curva di indifferenza presenta tutte le combinazioni di due beni che soddisfano il soggetto alla stessa maniera. Tutti i punti sulla curva soddisfano allo stesso modo, la curva diventa sempre più piana scendendo verso destra lungo la curva stessa. La pendenza indica il numero massimo del bene B che il soggetto è disposto a scambiare per ottenere una unità del bene A.

La mappa di indifferenza è un insieme di curve che descrive le preferenze di un individuo. L’equilibrio del consumatore può essere rappresentato con le curve di indifferenza aggiungendo il vincolo di bilancio. Il soggetto che vuole massimizzare la sua utilità dovrà scegliere un punto sulla retta di bilancio e deve appartenere alla curva di indifferenza più alta possibile.

12. Individuare e spiegare compiutamente i fenomeni che possono dar vita ad economie di scala

Le economie di scala sono riduzioni nel costo unitario di un bene prodotto e venduto nel passaggio da una unità produttiva minore ad una di maggiore dimensione. La differenziazione e le economie di scala sono gli elementi che portano alla creazione dei mercati oligopolistici, e allontano sempre di più dalla concorrenza perfetta. Abbiamo economie di scala quando i costi medi di produzione diminuiscono all’aumentare della dimensione dell’impresa. Fin tanto che il costo marginale è inferiore al costo medio abbiamo la possibilità di realizzare le economie di scala. La cosa importante è che i risparmi di scala maggiori si verificano in seguito a una modifica della combinazione dei fattori produttivi, cioè aumentando la scala allora si potrebbe cambiare la combinazione dei fattori produttivi. L’origine delle economie di scala deriva dall’esistenza di componenti di costo di produzione che non variano o variano meno che proporzionalmente rispetto al volume produttivo. Se aumenta il volume produttivo, ci potrebbe essere convenienza a usare un diverso mix di fattori produttivi.

13. Spiegare perchè nel lungo periodo LRTC<TC e tracciare la curva LRATC indicando la modalità da seguire per tracciare tale curva.

Nel lungo periodo si possono effettuare tutte le variazioni necessarie alle risorse impiegate, quindi non ci sono input fissi e neanche costi fissi.

L’impresa cercherà efficienza, realizzazione del maggior output con il minor impiego di risorse possibili.

Nel lungo periodo, come già detto, non esistono input fissi, e quindi neanche costi fissi, quindi a produzione zero si sostengono costi pari a zero.

Chiameremo il costo totale di lungo periodo (LRTC), il costo di produzione per ogni quantità di prodotto, si ha quando tutti gli input sono variabili, e si sceglie la combinazione al costo minore. Il costo totale medio di lungo periodo (LRATC), il costo unitario per realizzare una determinata quantità di prodotto nel lungo periodo si ha con

LRATC= LRTC/Q

il costo totale di lungo periodo deve essere minore o uguale al costo totale di breve periodo per realizzare un certo livello di produzione. Si ha così LRTC <= TC sempre. Questo perché nel lungo periodo è possibile scegliere combinazioni più efficiente, data la libertà sugli input.

La stessa regola vale per i costi medi. Infatti, per realizzare un definito livello di produzione, il costo medio di lungo periodo può essere inferiore o uguale al costo totale medio di lungo periodo, cioè LRTC <= ATC sempre.

Per tracciare la curva LRATC possiamo unire le parti più basse di tutte le curve ATC tra cui l’impresa può scegliere, ottenendo una curva.

14 Definire il concetto di costo totale, costo marginale, costo fisso, costo variabile. Rapprensentarli graficamente.

Il costo totale (TC) equivale al costo opportunità che sostengono coloro che apportano capitale di rischio, questi sacrificano delle risorte per una determinata quantità di output. Il costo totale è la somma del totale dei costi fissi e variabili.

Il costo marginale (MC) è il costo relativo all’ultima unità prodotta.

I costi fissi sono quei costi che non variano al variare della produzione mentre i costi variabili si modificano al variare del livello prodotto

Nell’approccio del ricavo totale e del costo totale l’impresa calcola il profitto come differenza tra ricavo totale e costo totale per ogni livello di produzione e sceglie di posizionarsi al livello in cui il profitto è maggiore.

TR = ricavi totale

TC = costo totale

Dal grafico appare chiare come l’impresa realizzi un profitto fino a quanto TR> TC, cioè quando la curva TR si trova sopra la curva TC.

La quantità di profitto che si realizza per ogni livello è definita dalla distanza verticale tra le curve TR e TC.

In altri termini per massimizzare il suo profitto l’impresa dovrebbe realizzare la quantità di prodotto in corrispondenza della quale la distanza verticale tra curva TC e curva TR è massima.

04. individuare graficamente l'area di profitto utilizzando l'approccio del ricavo e costo totale. individuare inoltre la quantità prodotta necessaria alla massimizzazione del profitto

Nell’approccio del ricavo totale e del costo totale l’impresa calcola il profitto come differenza tra ricavo totale e costo totale per ogni livello di produzione e sceglie di posizionarsi al livello in cui il profitto è maggiore.

TR = ricavi totale

TC = costo totale

Dal grafico appare chiare come l’impresa realizzi un profitto fino a quanto TR> TC, cioè quando la curva TR si trova sopra la curva TC.

La quantità di profitto che si realizza per ogni livello è definita dalla distanza verticale tra le curve TR e TC.

Lezione 30

3 Illustrare l’approccio del ricavo e del costo marginale e fornendone la rappresentazione grafica e illustrando cosa accade nel caso di MR>= 0

L’approccio del ricavo e del costo marginale consente di comprendere meglio l’iter decisionale dell’impresa. Quando MR>0 un aumento della produzione fa crescere il ricavo totale mentre MR< fa diminuire il ricavo totale. Un incremento della quantità prodotta fa crescere il ricavo solo se

MR>MC. Per massimizzare il suo profitto l’impresa dovrà posizionarsi nel livello di produzione in cui si intersecano MR e MC.

Lezione 031

07. Rappresentare graficamente la minima perdita realizzabile, indicando inoltre le regole di cessazione dell'attività

L’impresa anche se TC>TR può porsi come obiettivo quello della minimizzazione della perdita piuttosto che quello della massimizzazione del profitto.

Q* è il punto di minima perdita perché la distanza tra TR e TC è minima. Si dovrà continuare a produrre in perdita, se comunque la perdita è inferiore a a quella che si subirebbe cessando l’attività. In ogni caso le regole di cessazione dell’attività se in Q* MR=MC sono:

-TR>TVC per q* l’impresa dovrebbe continuare a produrre;

-TR<TC per q* l’impresa dovrebbe cessare l’attività;

-TR=TC per q* per l’impresa è indifferente continuare a produrre o cessare l’attività.

Queste regole valgono per il breve periodo. Nel lungo periodo le considerazioni cambiano, anche perché è questo un arco temporale in cui tutti gli input diventano variabili. La decisione di cessazione dell’attività nel lungo periodo è una decisione presa senza dover considerare la fissità dei costi: se l’impresa decide di uscire avrà costi uguali a zero.

In altre parole, nel lungo periodo davanti ad un profitto negativo l’impresa deve uscire dall’industria.

  1. gli input fissi di ogni impresa

  2. il numero di imprese nel mercato.

La curva di offerta costituita due parti: per tutti prezzi superiori al punto minimo della curva.

La curva di offerta di lungo periodo indica la quantità di prodotto che tutti venditore di un mercato offriranno in concorrenza di ogni dato prezzo al termine di tutti gli aggiustamenti del lungo periodo.

Esempio di equilibrio iniziale di lungo periodo

Qui si è ristabilito l'equilibrio di lungo periodo il prezzo è più elevato ma l'impresa realizza nuovamente un profitto economico nullo. La curva di offerta di mercato di lungo periodo è una linea inclinata verso l'alto e si trova unendo i punti A e B.

18. Rappresentare graficamente la curva di domanda di mercato e della singola impresa in concorrenza perfetta. Illustrare i caratteri essenziali del mercato di concorrenza perfetta

La concorrenza perfetta è una struttura di mercato contraddistinta da tre importanti caratteristiche:

  1. È presente un numero elevato di acquirenti e venditori che, rispetto, acquisti e vendite una minuscola frazione della quantità totale del mercato. Questo aspetto fa sì che nessun singolo soggetto economico può influenzare significativamente il prezzo del prodotto modificando la quantità che acquista o vende.

  2. (^) I venditori offrono un prodotto standardizzato. Si pensi ad esempio ai prodotti agricoli, al petrolio greggio, i materiali preziosi, come oro e argento ecc..., dinanzi suddetti prodotti i consumatori non percepiscono differenze significative tra venditori diversi. Se ciò accade ci troveremo in un mercato non perfettamente concorrenziale

  3. I mentitori possono facilmente entrare e uscire dal mercato: un mercato perfettamente concorrenziale non presenta barriere significative per scoraggiare i nuovi entrati, ovvero

ogni impresa che desidera entrare nel mercato può svolgere la sua attività alle stesse condizioni delle imprese già presenti.

La curva di domanda di ogni impresa perfettamente concorrenziale è rappresentata da una linea retta orizzontale e quindi l'impresa può vedere la quantità che desidera il prezzo di mercato. Ovviamente ogni impresa opera per realizzare il massimo profitto e quindi segue il livello di produzione che gli permette di massimizzare il profitto stabilendo un costo marginale pari al prezzo di mercato.

La curva di domanda è rappresentato da una retta orizzontale che indica una elasticità infinita rispetto al prezzo a prescindere della quantità di prodotto.

La curva è una linea retta infinita rispetto al prezzo sostanzialmente per due motivi:

  1. il prodotto è standardizzato e quindi se aumentasse, anche leggermente, il prezzo gli acquirenti si sposterebbero verso altri concorrenti

  2. l'impresa un piccolo produttore rispetto all'intero mercato e quindi non influenza il prodotto di mercato.

Infatti, in questo tipo di mercato le imprese non hanno potere sul prezzo del prodotto ma devono accettare il prezzo di mercato come dato. L'impresa viene definita price-taker, perché nella concorrenza perfetta considera il prezzo del suo prodotto al di fuori del proprio controllo.