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Mirra - Alfieri (sintesi), Schemi e mappe concettuali di Letteratura Italiana

Sintesi dell'opera di Alfieri.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

Caricato il 02/08/2022

luxdovica
luxdovica 🇮🇹

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Mirra – Alfieri
Dedica: Alfieri dedica, all’inizio della tragedia, un sonetto a Luisa Stolberg viene redatto il 31 gennaio
1789.
Bipartito in quartine (sviluppo del contenuto) e terzine (conclusioni). Alfieri ha provato vergogna per non
aver ancora, con tutte le tragedie scritte, averne dedicata una alla contessa. Segue un’espressione del
dubbio e esaltazione della contessa per il suo ruolo da ispiratrice e ragione di vita.
Mirra indicata con una perifrasi (infelice figlia di Ciniro - evidenzia, allusivamente, quale sia la ragione
della sua infelicità) l’amore viene definito in questa terzina come orrendo.
La commozione di Luisa è la prova che il poeta cercava per decidersi in merito alla tragedia da dedicare
scioglie le incertezze del poeta “dubbio core” (duplice incertezza: quale tragedia scegliere / incertezza per il
tipo di argomento che viene trattato). Le lacrime di Luisa confermano come Alfieri sia riuscito nel suo
intento di scrivere questa tragedia.
Atto I:
Scena I: dialogo tra Cecri e Euriclea. Siamo all’alba. Euriclea dice a Cecri che non osa dire al re il terribile
stato di Mirra perché un padre può non comprendere il pianto di una ragazza. (si mette subito al centro la
situazione di Mirra).
Cecri le dice che lo sguardo di Mirra è come appannato da questa malinconia e che la figlia davanti a lei non
piange mai. La madre dice che innanzi a lei la figlia è sempre muta, sembra che stia per piangere ma non lo
famai. La madre la abbraccia e le chiede cos’ha, ma la figlia nega tutto anche se la madre la vede distrutta
dal dolore di giorno in giorno.
Euriclea sottolinea questo forte rapporto che lei ha con Mirra (perché l’ha allattata e l’ha cresciuta) per cui
Mirra si è sempre confidata con lei da bambina, ma adesso anche con lei è completamente chiusa. Mirra
piange solo con Euriclea. (Mirra ha delle reazioni molto violente e dure nei confronti delle persone che si
interessano di lei. Ad esempio, quando Euriclea le chiede come sta Mirra si arrabbia con lei. È come se
chiedendole come sta, tutti la spingessero a pensare a ciò che lei tenta di non pensare).
La madre banalizza sempre la situazione. Ella dice che da una ragazza così giovane a disperazione non può
derivare che dall’amore (Mirra aveva tanti pretendenti che sono corsi alla Reggia per chiedere la sua mano.
Lei stessa ha scelto Pereo). La famiglia è contenta della scelta di Mirra. Proprio in corrispondenza
dell’avvicinarsi del matrimonio, questa angoscia è più forte.
Euriclea racconta il motivo per cui è andata a parlare con Cecri: ella racconta la terribile notte che Mirra ha
trascorso tanto che Euriclea ha paura che Mirra si uccidesse. Euriclea stava attenta ai movimenti che Mirra
faceva durante la notte ma faceva finta di dormire. Lei corre verso di Mirra e appena la vede Mirra si
comporta in modo freddo e arrabbiato contro di lei. Anche Euriclea piange e l’abbraccia e la scongiura di
dirle che cosa ha. Il dolore di mirra non uccide solo lei ma travolge e uccide anche gli altri. Mirra le dice che
ogni fanciulla vicino a sposarsi è oppressa. Le diceva di non dire nulla la madre. Euriclea dice che il suo male
è così profondo che lei è andata dalla madre a dirglielo e gli scongiura di sospendere le nozze.
Cecri è sicura, data l’età, che il dolore di Mirra derivi da amore: se è amore per Pereo si chiede perché ella
soffra, dal momento che sta per sposarsi; se invece piange per un altro amore, allora perché mai ha scelto
Pereo?
Secondo Euriclea, il suo dolore non nasce dallo sposare Pereo contro la sua volontà perché se si fosse
innamorata di un altro lei lo avrebbe capito (la mamma dà delle spiegazioni banali). Euriclea afferma che lei
non è innamorata di un altro, ma non è neanche innamorata di Pereo. Lei ho ha scelto perché si è sentita in
dovere di scegliere qualcuno. Euriclea aggiunge che l’uomo che lei ama non può altro che essere nobile
(doppio registro, si fa allusione al padre per chi conosce Mirra). Per lei non soffre per amore perché
quest’ultimo anche se fa piangere lascia sempre una speranza.
Il dialogo si chiude su toni di speranza perché comunque le due donne si accordano per parlare con Mirra
per cercare di capire cosa sta succedendo e per cercare di capire quale sia la soluzione migliore per la sua
felicità. Euriclea invita Cecri ad andare a parlare con la figlia. Cecri alla fine della scena dà una descrizione
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Mirra – Alfieri Dedica: Alfieri dedica, all’inizio della tragedia, un sonetto a Luisa Stolberg ➞ viene redatto il 31 gennaio

Bipartito in quartine (sviluppo del contenuto) e terzine (conclusioni). Alfieri ha provato vergogna per non aver ancora, con tutte le tragedie scritte, averne dedicata una alla contessa. Segue un’espressione del dubbio e esaltazione della contessa per il suo ruolo da ispiratrice e ragione di vita. Mirra ➞ indicata con una perifrasi (infelice figlia di Ciniro - evidenzia, allusivamente, quale sia la ragione della sua infelicità) ➞ l’amore viene definito in questa terzina come orrendo. La commozione di Luisa è la prova che il poeta cercava per decidersi in merito alla tragedia da dedicare ➞ scioglie le incertezze del poeta “dubbio core” (duplice incertezza: quale tragedia scegliere / incertezza per il tipo di argomento che viene trattato). Le lacrime di Luisa ➞ confermano come Alfieri sia riuscito nel suo intento di scrivere questa tragedia. Atto I: Scena I: dialogo tra Cecri e Euriclea. Siamo all’alba. Euriclea dice a Cecri che non osa dire al re il terribile stato di Mirra perché un padre può non comprendere il pianto di una ragazza. (si mette subito al centro la situazione di Mirra). Cecri le dice che lo sguardo di Mirra è come appannato da questa malinconia e che la figlia davanti a lei non piange mai. La madre dice che innanzi a lei la figlia è sempre muta, sembra che stia per piangere ma non lo famai. La madre la abbraccia e le chiede cos’ha, ma la figlia nega tutto anche se la madre la vede distrutta dal dolore di giorno in giorno. Euriclea sottolinea questo forte rapporto che lei ha con Mirra (perché l’ha allattata e l’ha cresciuta) per cui Mirra si è sempre confidata con lei da bambina, ma adesso anche con lei è completamente chiusa. Mirra piange solo con Euriclea. (Mirra ha delle reazioni molto violente e dure nei confronti delle persone che si interessano di lei. Ad esempio, quando Euriclea le chiede come sta Mirra si arrabbia con lei. È come se chiedendole come sta, tutti la spingessero a pensare a ciò che lei tenta di non pensare). La madre banalizza sempre la situazione. Ella dice che da una ragazza così giovane a disperazione non può derivare che dall’amore (Mirra aveva tanti pretendenti che sono corsi alla Reggia per chiedere la sua mano. Lei stessa ha scelto Pereo). La famiglia è contenta della scelta di Mirra. Proprio in corrispondenza dell’avvicinarsi del matrimonio, questa angoscia è più forte. Euriclea racconta il motivo per cui è andata a parlare con Cecri: ella racconta la terribile notte che Mirra ha trascorso tanto che Euriclea ha paura che Mirra si uccidesse. Euriclea stava attenta ai movimenti che Mirra faceva durante la notte ma faceva finta di dormire. Lei corre verso di Mirra e appena la vede Mirra si comporta in modo freddo e arrabbiato contro di lei. Anche Euriclea piange e l’abbraccia e la scongiura di dirle che cosa ha. Il dolore di mirra non uccide solo lei ma travolge e uccide anche gli altri. Mirra le dice che ogni fanciulla vicino a sposarsi è oppressa. Le diceva di non dire nulla la madre. Euriclea dice che il suo male è così profondo che lei è andata dalla madre a dirglielo e gli scongiura di sospendere le nozze. Cecri è sicura, data l’età, che il dolore di Mirra derivi da amore: se è amore per Pereo si chiede perché ella soffra, dal momento che sta per sposarsi; se invece piange per un altro amore, allora perché mai ha scelto Pereo? Secondo Euriclea, il suo dolore non nasce dallo sposare Pereo contro la sua volontà perché se si fosse innamorata di un altro lei lo avrebbe capito (la mamma dà delle spiegazioni banali). Euriclea afferma che lei non è innamorata di un altro, ma non è neanche innamorata di Pereo. Lei ho ha scelto perché si è sentita in dovere di scegliere qualcuno. Euriclea aggiunge che l’uomo che lei ama non può altro che essere nobile (doppio registro, si fa allusione al padre per chi conosce Mirra). Per lei non soffre per amore perché quest’ultimo anche se fa piangere lascia sempre una speranza. Il dialogo si chiude su toni di speranza perché comunque le due donne si accordano per parlare con Mirra per cercare di capire cosa sta succedendo e per cercare di capire quale sia la soluzione migliore per la sua felicità. Euriclea invita Cecri ad andare a parlare con la figlia. Cecri alla fine della scena dà una descrizione

della figlia la quale appare ben diversa rispetto al resto della tragedia. Lei dice che non vuole andare troppo presto dalla figlia perché si potrebbe turbare nel vederla andare da lei così presto, sarebbe una cosa insolita. Scena II: breve soliloquio di Cecri. Lei continua a pensare a cosa è successo. Qui si inserisce l’idea che il dolore di Mirra consuma anche gli altri. Inoltre, viene inserita l’idea che il suo dolore sia causato dall’invidia degli idei che vogliono togliergli una figlia così brava (l’idea sarà sviluppata in seguito si dice che l’invidia è di Venere per la bellezza di Mirra o per l’orgoglio della madre che esalta la bellezza della figlia). Scena III: dialogo tra Cecri e Ciniro. Entrambi amano molto la figlia e vogliono fare tutto il possibile affinché lei sia felice. Ciniro dice che ha sentito tutto e che ha costretto Euriclea a spiegargli tutto. Lui vorrebbe morire mille volte prima che forzare la figlia a fare qualcosa che non vuole. (il personaggio di re che Ciniro impersona è molto diverso rispetto a quelli che compaiono di solito nelle tragedie di Alfieri. Di solito il sovrano è colui che mette il potere sopra di tutto. In questo caso il re che dichiara che non gli interessa niente del regno se la figlia non è felice. La componente di padre prevale su quella di re). (l’idea che i personaggi hanno delle relazioni familiari è molto moderna. È come se Alfieri trasmettesse ai personaggi dei pensieri della sua epoca. Quando Alfieri ha messo in scena la tragedia, l’ha attualizzata, ovvero i personaggi erano vestiti come le persone del 700). Cecri afferma che vedranno maturare Mirra prima spiritualmente e poi con età, fisicamente. Secondo lei non potrà mai pentirsi del matrimonio. Ciniro ha paura che lei se ne possa pentire, e quindi chiede alla moglie di parlare chiaramente con la figlia, affermando che lei è la cosa più importante che ha. Certo anche a lui gioverebbe questo matrimonio, in più gli fa piacere veder Pereo preso da lei, non potrebbe scegliere sposo migliore; sarebbe giusto lo sdegno da parte loro venisse tutto annullato e la loro ira potrebbe essere un nemico. Questo sono le ragioni importanti ma non contano nulla per lui che affronterebbe tutto per il bene della figlia. I genitori prendono una decisione: Cecri parlerà con Mirra e Ciniro parlerà con Pereo per cercare di capire cosa è meglio fare. Atto secondo. Scena I: dialogo tra Pereo e Ciniro. Pereo non vede l’ora di poterlo chiamare Padre, quindi dopo il matrimonio. Ciniro elenca le sue qualità, non avrebbe desiderato un genero migliore di lui; afferma che se la scelta fosse stata sua e non di Mirra, avrebbe comunque scelto lui, non per il tuo regno ma per la sua persona. Pereo lo chiama già Padre e afferma che il suo grande pregio è quello di essere considerato tale da lui. Ciniro gli dice che vede chiaramente il suo amore per Mirra ma gli chiede se si sente ricambiato. Lui risponde che forse Mirra vorrebbe amarlo ma sembra che lei non possa. Pereo dice che lui ebbe la speranza che Mirra potesse amarlo e ha ancora questa speranza e si illude da solo che questo possa succedere. Pereo descrive come vede Mirra: lei si avvicina a lui sempre tremante, lei non lo guarda mai negli occhi, gli rivolge poche parole esitanti ed interrotte e a volte parole ghiacciate, Mirra guarda sempre per terra con le sue pupille lucide e gonfie di pianto, la sua anima è sepolta in un dolore orrendo, la sua bellezza sfiorisce come un fiore (ciò lo aveva detto pure Cecri). Pereo aggiunge che nonostante questo, ella parla di nozze, ora sembra che lo desideri e ora sembra che lo aborrisca, ora fissa la data delle nozze ed ora la rimanda. Anche con Pereo Mirra nega il suo dolore. Pereo dice che lei tutti i gironi gli dice che lo vuole come sposo ma non gli dice che lo ama. Lui dice che il cuore di Mirra non sa fingere e per questo le dice che lei non può dirgli che lo ama. Anche Pereo si distrugge insieme a Mirra. Pereo diche che lui non vuole che lei sia sua moglie se non lo ama però allo stesso tempo non vuol neanche perderla, preferirebbe morire piuttosto che perderla (qui si inserisce l’idea del suicidio di Pereo). Pereo dice che, chiusi entrambi in un dolore diverso ma di uguale intensità, sono giunti al dì delle nozze e Pereo dice che preferirebbe essere solo lui quello che soffre.

Mirra dice che spera che il dolore la ucciderà prima ma ciò non è possibile perché il tempo è troppo poco. Spera di morire e pensa sia quello che merita. Euriclea le dice che secondo la madre questo suo dolore non può che essere causato dall’amore. Mirra ha una reazione violenta (quando si tocca il tasto che lei si è innamorata di un altro, Mirra ha una reazione aggressiva). Euriclea le dice che lei sospetta che non sia questo ma che ci sia l’opposizione degli dei (lei racconta che è stata al santuario di Venere dove ha fatto un sacrificio per lei e le è sembrato che Venere la guardasse con occhi minacciosi e che la cacciasse dalla sua presenza si ritorna all’idea della vendetta di Venere perché la madre ha detto che ci sono più persone che vanno a Cipro per vedere la bellezza di Mirra che per andare al santuario). Mirra implora Euriclea di aiutarla a morire perché la morte causata dal dolore è troppo lenta. Euriclea è sconvolta da questa richiesta e le chiede il perché. Mirra le dice che Euriclea fin da piccola le ha insegnato i nobili valori della vita. Mirra si tradisce perché con le sue parole fa intendere che c’è un’infamia che lei vorrebbe cancellare con la morte. Lei dice che preferirebbe la morte all’infamia. Subito dopo si accorge di essere andata troppo oltre. Mirra dice che le è sfuggita questa cosa perché è stata accecata dal dolore (più volte Mirra dice qualcosa e poi cerca di cancellarlo). Euriclea dice che correrà a raccontare tutto ai genitori perché si evitino queste orribili nozze. Mirra la scongiura in ogni modo di non andare perché altrimenti lei perderà per sempre il suo amore (è una sorta di minaccia). Prima la minaccia e poi la scongiura. Mirra le dice che già il poter piangere con lei l’ha confortata e che lei è più sicura di questa scelta che sta per fare. Atto III Scena I: dialogo tra Ciniro e Cecri. La madre dice che è chiaro che Mirra non ama Pereo e che bisogna annullare le nozze, mentre il padre insiste che lo vuole sentire da lei stessa dicendo che loro l’hanno fatta padrona della sua vita e delle sue scelte. Scena II: abbiamo Mirra al cospetto dei due genitori. Quando Mirra arriva chiamata dalla madre (il padre ha fatto finta che fosse la madre a volerle parlare). I genitori si mostrano molto affettuosi, dicono di fidarsi di lei e che la considerano coì buona e nobile che non può pensare cosa indegna di lei. Questo colloquio è intervallato da esclamazioni di Mirra che è turbata dalla presenza del padre. Mirra dice: “c’è un tormento al mondo che si eguagli al mio?”. Inoltre, quando il padre le dice di dire chiaramente quel che pensa, Mirra non riesce a chiamarlo padre. Lei lo chiama “Signor” e il padre le dice che lui è suo padre e le chiede di chiamarlo in modo differente da Signor. In altri punti lo chiama Ciniro, ma non riesce a chiamarlo padre. I genitori osservano il suo tremore e il suo pallore e Ciniro chiede alla figlia di descrivere il suo stato. Mirra dice che invano nasconde il suo dolore, vorrebbe dirglielo se lo sapesse lei stessa (lei non ammette neanche a se stessa quello che prova). Mirra dice che anche prima di scegliere il suo sposo, la sua fatale tristezza è andata sempre crescendo. Mirra dice che c’è una divinità dentro al suo petto e ogni sua forza è inutile contro quella della divinità (c’è qualcosa di nemico dentro di lei che lei non sa sconfiggere). Mirra aggiunge che lei ha un carattere molto forte, ma il suo corpo in questa lotta sta cedendo. Lei dice che tutto ciò che mangia è veleno, che non riesce a dormire e che quando dorme vede dei fantasmi. Mirra dice che non trova pace né notte né giorno e che il suo unico rimedio sta nella morte. Lei stessa prova dei sentimenti contrastanti verso questo suo stato. Mirra vede che la madre piange e anche il padre. Lei ribadisce la sua volontà di sposare Pereo. Lei pone il matrimonio come sua unica possibile salvezza (a loro non dice che per lei questo matrimonio significherà la morte). Lei gli presenta un futuro felice in cui dimenticherà il suo dolore e che tornerà a trovarli portandogli i nipotini (ciò lo dice per non far annullare il matrimonio e perché lei vuole partire subito dopo il matrimonio. [i genitori vorrebbero farla aspettare qualche giorno]). Inoltre, aggiunge che se lei resta lì, resta preda di questo potere. Scena III: I genitori parlano tra di loro. Loro acconsentono al matrimonio perché la madre spiega a Ciniro che forse è davvero l’ira di Venere verso di lei (madre). Quindi è bene che la figlia si allontani da Cipro, perché forse stando lontano da Cipro la divinità la lascerà tranquilla.

Scena IV: i genitori parlano con Pereo. I due riescono a convincere Pereo di sposarla spiegando anche a lui che Mirra ha espresso questo desiderio come unica speranza di salvezza. Pereo accetta questo matrimonio felice. -La scena finisce con il fatto che Mirra è riuscita a convincerli che il matrimonio sia la cosa migliore. -Verso metà tragedia sembra che tutto si sia risolto (struttura delle tragedie di Alfieri). Atto quarto. Scena I: c’è l’addio tra Mirra ed Euriclea. Mirra le dice che dopo il matrimonio partirà e che Euriclea resterà a Cipro. La donna ci resta molto male perché pensava che sarebbe rimasta con Mirra per tutta la vita. Mirra la lascia perché vuole separarsi da tutto ciò che le ricorda il suo amore per il padre. Mirra si esprime come se andarsene fosse l’unica possibilità di salvezza anche se la parola morte è molto frequente: Euriclea pensa che una volta che Mirra sia andata via per lei non resta che morire. C’è l’impressione che Mirra si illuda di poter scampare a questa sua passione mediante il matrimonio. La scena si chiude con una Mirra dura e determinata. Mirra dice ad Euriclea che sta piangendo che lei deve essere dura con tutti, prima di tutto con sé stessa. Mirra le dice che oggi le chiede l’ultima prova del suo amore e le dice di smettere di piangere e di essere dura. (Mirra impone silenzio al suo dolore in modo da poter superare questa prova). Scena II: arriva Pereo felice del matrimonio. Mirra gli fa una strana richiesta: le gli chiede che quando saranno lontani di non parlargli mai di genitori e della sua vita di prima. Pereo trova questa richiesta molto strana (l’idea di Mirra è che se il dolore non viene ricordato, non esiste). Lui si dichiara d’accordo per renderla felice. C’è un’allusione quando lei gli chiede di non ricordagli niente del suo passato Mirra dice stare sola con lui e non vedere più intorno a lei nessuno dei tanti oggetti che sono stati testimoni del suo pianto. Tra questi oggetti c’è anche il padre. Scena III: SCENA DEL MATRIMONIO. Oltre a tutti i personaggi sono presenti anche il sacerdote, il coro e il popolo (il matrimonio è pubblico). Alfieri immagina il coro deve essere cantato, ma anche se non viene cantato ci deve essere della musica adatta alle parole. Il coro è articolato in 3 strofe: la terza resta sospesa perché in quel momento fuoriesce la pazzia di Mirra. Il coro ha una prima parte collettiva: due versi cantati da fanciulli, 2 dalle donzelle, 2 dai vecchi e una parte tutti insieme. Ciò si ripete per due volte intervallata dalle parole dei personaggi. La prima volta Euriclea e Mirra e poi Euriclea, Cecri e Mirra. il canto è un imeneo (canti che si cantavano quando la sposa era accompagnata a casa dello sposo. L’argomento del coro è quello classico: la prima strofa è dedicata alla divinità, quindi Imeneo, la seconda è una lode a Venere, la terza strofa è particolare). Per Alfieri la musica era molto importante: egli dice che scrive ogni tragedia dopo aver ascoltato musica. Terza strofa: nomina le furie infernali: si dice che la fede e la concordia abbiano dimora nel cuore degli sposi e si dice che tutte le cose negative si devono fuggire. Si dice che le furie assalgano inutilmente il cuore della sposa. Quando lei sente nominare le furie, è come se esse si risvegliassero dentro di lei e infatti Mirra esplode e dice che le furie sono già nel suo cuore. I genitori si meravigliano di ciò che Mirra ha detto e lei fa finta di nulla, come se l’avesse detto fuori di sé, è come se qualcuno lo avesse detto al suo posto. Mirra chiede se lei è diventata sua moglie. Pereo le dice che lei si è appena tradita: lui si allontana disperato e dopo si capisce che lui è andato ad uccidersi. Scena IV: Ciniro interrompe la cerimonia e manda via i sacerdoti. Scena V: Ciniro è adirato verso Mirra e la affronta con durezza. Egli vuole che Mirra spieghi il suo comportamento. Lei chiede al padre di ucciderla con la spada come suo ultimo dono. Ciò è una sorta di realizzazione dell’EROS attraverso la morte. Lei quasi sviene dal dolore e il padre la lascia. Scena VI: Cecri chiede ad Euriclea di lasciarla sola con la figlia perché le vuole parlare. Scena VII: dialogo tra madre e figlia. (La madre è come una rivale per Mirra e la ragazza non riesce ad avere un rapporto madre-figlia con lei). Mirra chiede alla madre se il padre è andato via. Quando lui non c’è lei lo chiama padre. Mirra chiede alla madre una spada per potersi uccidere. La madre si mostra molto amorevole con lei dicendole che non la lascerà mai e che non vuole essere parte del suo dolore, vuole essere per lei più sorella che madre. Mirra risponde in modo disperato e aggressivo: lei non vuole che la

-il suicidio ha il valore di affermazione del protagonista, è una sorta di vittoria del protagonista contro l’oppressore o il limite che si pone. -Mirra si uccide quando ormai ha perso la sua battaglia. Se si fosse uccisa prima avrebbe salvato la sua integrità morale, avrebbe vinto. Ma ora no. -Le ultime tragedie di Alfieri sono le più problematiche e con meno certezze. -Il comportamento dei genitori che vanno via e la lasciano morire da sola è parso come un comportamento troppo disumano. Ciò sancisce il dissolversi del vincolo familiare. La famiglia perfetta crolla perché è venuto meno uno dei principi base. Si sono violati i limiti dell’umano e quindi non si può provare alcuna pietà per Mirra. -Alla fine Mirra rimprovera Euriclea di non averla aiutata. -Si è pensato che questo terribile finale sia come un riflesso del tramonto dell’ottimismo dell’illuminismo. Tutto il 700 ha da una parte la ragione e dall’altra l’interesse per la passione razionale. -La passione irrazionale è qualcosa che scardina il mondo, distrugge gli equilibri morali e i principi della famiglia. Ciò è una forza distruttiva. Il male vince sul bene: i sani valori sono sconfitti.