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Mix di appunti e sbobina, Appunti di Psicologia dello Sviluppo

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Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 26/10/2023

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ATTACCAMENTO
Negli uomini esiste un bisogno strutturale, geneticamente determinato, ed etologicamente
preordinato, di essere in contatto con un altro essere umano.
Evolutivamente funzionale alla sopravvivenza, permette di raggiungere quella sicurezza, utilizzando la
figura di attaccamento come fonte di conforto e come base sicura per l’esplorazione, che costituirà il
fondamento delle competenze relazionali ed emotive che svilupperà nel corso del ciclo di vita.
ORIGINI DELLE TEORIE DELL’ATTACCAMENTO
Prima formulazione nel decennio 1970/1980 con la trilogia di John Bowlby intitolata Attaccamento e perdita
e i lavori osservativi di Mary Ainsworth sulle prime relazioni madre/bambino:
Una teoria dello sviluppo della personalità basata sull’analisi dei percorsi evolutivi e delle differenze
individuali: Il bambino è dotato di una predisposizione biologica innata a costruire legami di attaccamento
ricercando prossimità e contatto fisico con i suoi caregivers con la finalità di ottenere conforto e protezione
sia a livello fisico che emotivo.
SVILUPPO E TEORIE D’ATTACAMENTO
JOHN BOWLBY
“Il comportamento di Attaccamento è quella forma di comportamento che si manifesta in una persona che
consegue o mantiene una prossimità nei confronti di un’altra persona, chiaramente identificata, ritenuta in
grado di affrontare il mondo in modo adeguato, questo comportamento diventa molto evidente ogni volta
che la persona è spaventata, affaticata o malata, e si attenua quando ricevono conforto e cure” J. Bowlby
1980.
J. Bowlby è il primo a parlare in maniera sistematica di attaccamento. La sua teoria si pone come punto di
incontro tra teorie e approcci diversi:
etologia: entra fortemente nel modello proposto da Bowlby. Parliamo di studio etologico inteso
come metodo naturalistico, basato sull’osservazione del comportamento nel setting naturale.
All’interno del mondo della psicologia dello sviluppo il metodo etologico si applica all’osservazione
dei bambini e sulle considerazioni delle basi biologiche dello sviluppo e del comportamento.
-La psicologia dello sviluppo tratterà dei vari stadi nello sviluppo dell’attaccamento. A quindi un carattere
trasversale, le prime fasi vengono descritte in maniere trasversale e universale. Trasversale poiché si pone
come punto di confluenza tra discipline diverse.
-ha carattere evoluzionistico, perché questi primi comportamenti vengono definiti come funzionali alla
sopravvivenza. L’evoluzionismo lo ritroviamo nelle cosiddette disposizioni innate. Ognuno di noi è
geneticamente predisposto a creare attaccamenti.
-Bowlby ipotizza che l’attaccamento del bambino alla madre abbia un ruolo di protezione, sicurezza, calore
che hanno valore di sopravvivenza. Il bambino ha questa predisposizione biologica e genetica determinata
ad entrare in contatto con elementi simili della propria specie.
I concetti chiave a livello etologico sono:
la predisposizione geneticamente determinata si manifesta non sempre ma a periodi, i cosiddetti
periodi sensibili. Periodi di sensibilità significa che questa predisposizione geneticamente
determinata di entrare a contatto con esseri della propria specie. È funzionale alla sopravvivenza,
quindi, è un tratto evolutivo (periodi critici o sensibili).
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ATTACCAMENTO

Negli uomini esiste un bisogno strutturale, geneticamente determinato, ed etologicamente

preordinato, di essere in contatto con un altro essere umano.

→ Evolutivamente funzionale alla sopravvivenza, permette di raggiungere quella sicurezza, utilizzando la figura di attaccamento come fonte di conforto e come base sicura per l’esplorazione, che costituirà il fondamento delle competenze relazionali ed emotive che svilupperà nel corso del ciclo di vita. ORIGINI DELLE TEORIE DELL’ATTACCAMENTO Prima formulazione nel decennio 1970/1980 con la trilogia di John Bowlby intitolata Attaccamento e perdita e i lavori osservativi di Mary Ainsworth sulle prime relazioni madre/bambino: Una teoria dello sviluppo della personalità basata sull’analisi dei percorsi evolutivi e delle differenze individuali: Il bambino è dotato di una predisposizione biologica innata a costruire legami di attaccamento ricercando prossimità e contatto fisico con i suoi caregivers con la finalità di ottenere conforto e protezione sia a livello fisico che emotivo. SVILUPPO E TEORIE D’ATTACAMENTO JOHN BOWLBY “Il comportamento di Attaccamento è quella forma di comportamento che si manifesta in una persona che consegue o mantiene una prossimità nei confronti di un’altra persona, chiaramente identificata, ritenuta in grado di affrontare il mondo in modo adeguato, questo comportamento diventa molto evidente ogni volta che la persona è spaventata, affaticata o malata, e si attenua quando ricevono conforto e cure” J. Bowlby

J. Bowlby è il primo a parlare in maniera sistematica di attaccamento. La sua teoria si pone come punto di incontro tra teorie e approcci diversi:

  • etologia : entra fortemente nel modello proposto da Bowlby. Parliamo di studio etologico inteso come metodo naturalistico, basato sull’osservazione del comportamento nel setting naturale. All’interno del mondo della psicologia dello sviluppo il metodo etologico si applica all’osservazione dei bambini e sulle considerazioni delle basi biologiche dello sviluppo e del comportamento.
  • La psicologia dello sviluppo tratterà dei vari stadi nello sviluppo dell’attaccamento. A quindi un carattere trasversale, le prime fasi vengono descritte in maniere trasversale e universale. Trasversale poiché si pone come punto di confluenza tra discipline diverse.
  • ha carattere evoluzionistico, perché questi primi comportamenti vengono definiti come funzionali alla sopravvivenza. L’evoluzionismo lo ritroviamo nelle cosiddette disposizioni innate. Ognuno di noi è geneticamente predisposto a creare attaccamenti.
  • Bowlby ipotizza che l’attaccamento del bambino alla madre abbia un ruolo di protezione, sicurezza, calore che hanno valore di sopravvivenza. Il bambino ha questa predisposizione biologica e genetica determinata ad entrare in contatto con elementi simili della propria specie. I concetti chiave a livello etologico sono: ➢ la predisposizione geneticamente determinata→ si manifesta non sempre ma a periodi, i cosiddetti periodi sensibili. Periodi di sensibilità significa che questa predisposizione geneticamente determinata di entrare a contatto con esseri della propria specie. È funzionale alla sopravvivenza, quindi, è un tratto evolutivo (periodi critici o sensibili).

➢ imprinting (Lorenz), calco per lo sviluppo sociale ed affettivo. “Dare impronta” Lorenz notò come dopo un periodo sensibile o critico i piccoli creano in maniera spontanea alcuni comportamenti. Questi modelli comportamentali (ad esempio il follow me. Studi di Lorenz, la paperella è geneticamente predisposta a seguire le papere più grandi, altrimenti non troverebbe cibo e morirebbe) stabiliscono e aiutano la vicinanza con la madre. Favoriscono la sopravvivenza del singolo, non solamente funzionale alla sopravvivenza in termine di alimentazione ma anche di contatto (scimmia che sceglie il fantoccio ricoperto di pelo, vedi Harlow). “Meravigliarsi perché un bambino non gradisce di essere confortato da una donna gentile ma sconosciuta è come essere uno sciocco che si meraviglia che un giovane uomo molto innamorato non sia entusiasta di qualche altra ragazza di bell’aspetto” J. Bowlby (1956) In Bowlby l’attaccamento è parte da una motivazione intrinseca primaria, la necessità di costruire un contatto fisico con la madre. Si attivano così dei meccanismi di segnalazione (pianto, balbettio, sorriso) che sono dei comportamenti innati che: segnalano i bisogni del bambino, incoraggiano l’adulto a prendersi cura del bambino, forniscono contatto e vicinanza. Il bambino nasce, quindi, provvisto di una serie di comportamenti che sono importanti, come il sorriso (sorriso endogeno rappresenta stato di benessere nello stadio pre-verbale). Il pianto è fondamentale, Spitz, ci ha insegnato che un bambino piange perché sta male, perché ha fame, il pianto può essere di rabbia, stizza ecc... Chi entra in contatto con il neonato diventa in grado di distinguer i diversi tipi di pianto. La mamma diventa responsiva. Colui che è in grado di capire i bisogni del neonato (sensitive responsivness) diventa→ caregiver responsivo. La madre è geneticamente predisposta alla responsività. Infatti, sia i bambini che gli adulti sono predisposti biologicamente a creare legami di attaccamento. In particolare, l’attaccamento tra la madre e il bambino si viene a creare nelle prime ore di vita del neonato. Questo forte legame aiuta nella sopravvivenza e incoraggia le attività di cure del piccolo. [Sin dall’antichità si è sempre parlato del rapporto madre/figlio. In diverse culture come quella greca si parla di figure materne (Medea ad esempio). Kanner, il primo che parlò di autismo, farà riferimento alla madre “frigorifero”. Una madre fredda, incapace di attivare un rapporto caldo. Causa dell’autismo, quindi, sarebbe questo rapporto disfunzionale con la figura materna. Quando si inizia a parlare di DCA anche in questo caso si rintracciava la causa in un rapporto disfunzionale con la madre.] Individua queste fasi:

  • pre-attaccamento, in linea generale si tratta delle primissime settimane di vita;
  • il legame di attaccamento comincia a strutturarsi (6/8 mesi), si forma come abbiamo già detto in un momento di crisi. In realtà non è un caso che si sviluppi in questo secondo periodo, questo perché il caregiver deve essere riconosciuto. Anche se, bisogna sottolineare che, sin dalla nascita il bambino predilige caratteristiche specifiche come figure tonde. Quando aumenta l’acuità visiva oltre che riconoscere il caregiver il bambino cerca di richiamare l’attenzione, attraverso i comportamenti di richiamo, come urli e pianti. Si avvia lo sviluppo motorio (sorriso esogeno di riconoscimento) → allungare le braccia quando si riconosce il caregiver (nome specifico che dalla registrazione non si capisce). Mentre se non lo riconosce a partire dagli otto mesi c’è l’irrigidimento posturale. Il bambino matura oltre la paura dell’estraneo anche l’angoscia da separazione.

SINTESI : Il bambino è spinto a formare legami di attaccamento con figure capaci di proteggerlo, essendo dotato fin dai primi mesi di vita di modalità comunicative come il pianto, il sorriso, le vocalizzazioni, in grado di attivare l’intervento dei caregivers. Con l’acquisizione delle capacità locomotorie nasce la capacità di conquista della prossimità con i propri caregivers : andare incontro, seguire, aggrapparsi, per ottenere protezione dai caregivers in condizioni di stress. Si struttura un sistema di attaccamento che, grazie ai processi di elaborazione delle informazioni provenienti dall’esterno, ha lo scopo di mantenere un equilibrio omeostatico tra prossimità al caregiver in condizioni percepite di pericolo o di stress e distanziamento dal caregiver ed esplorazione dell’ambiente in condizioni di assenza di stress. La psicologia raccoglie i contributi di varie discipline (anatomia ad es.) ma soprattutto in maniera forte l’etologia: → Cruciale l’esperimento condotto da Harlow [1958] → piccole scimmie poste in una gabbia senza le madri, con la presenza di madri «fantoccio» in grado di elargire cibo e di madri «fantoccio» di stoffa, ricercano i simulacri di stoffa piuttosto che quelle recanti il cibo, a dimostrazione che la ricerca del contatto fisico e della protezione sia prioritaria nell’infanzia rispetto ad altri bisogni quali la ricerca di cibo. AINSWORH Riprende appieno le idee di Bowlby ma va oltre, perché introduce un maggiore rigore sperimentale. Introduce la: Strange Situationprocedura standardizzata videoregistrata della durata di circa 20 minuti in cui il bambino e la figura di attaccamento vengono introdotti in una stanza con presenti dei giochi ed esposti a otto episodi di tre minuti ciascuno, centrati sull’alternanza della presenza e dell’assenza, attraverso separazioni e riunioni ripetute , della figura di attaccamento e di un osservatore sconosciuto. Obiettivo è di attivare i comportamenti di attaccamento del bambino nei confronti del genitore, sottoponendolo a una situazione di stress moderato, ma crescente. Approccio esplorativo verso l’ambiente che lo circonda, reso possibile dal poter disporre di una figura da utilizzare come base sicura per l’esplorazione in situazioni di tranquillità. Tanto più forte è il legame con la madre tanto più forte sarà l’esplorazione del mondo esterno.

caregiver → ( base sicura) dev’essere in grado di rispondere alle richieste di vicinanza e protezione del

bambino in modo sensibile, aiutandolo nella regolazione delle emozioni di paura e di stress, assecondando sia il distacco da lui che la conseguente esplorazione dell’ambiente in condizioni di tranquillità. ✓ Fase 1 (0-3 mesi): repertorio comunicativo che ha disposizione (pianto, sorriso, vocalizzazioni), rivolgendo tali comunicazioni ai caregivers che si occupano di lui con solo un’embrionale discriminazione di tali figure. ✓ Fase 2 (3-6 mesi): discriminazione delle figure di attaccamento → figure familiari (madre). ✓ Fase 3 (6-12 mesi): le figure di attaccamento prescelte diventano le figure privilegiate per ottenere protezione e consolazione, mentre il bambino sviluppa ansie di separazione quando tali figure si allontanano. ✓ Fase 4 rapporto tra il bambino e le sue figure di attaccamento si delinea maggiormente reciproco mentre la comunicazione da parte del bambino è sempre più intenzionale e orientata al raggiungimento di scopi condivisi con il caregiver.

3 diverse tipologie o pattern di attaccamento , sulla base dei comportamenti adottati dai bambini nei diversi episodi della Strange Situation, dobbiamo ovviamente far riferimento anche alla madre e quindi alla diade (Ainsworth et al. 1978). Pattern di attaccamento (da parte del bambino):

  • B - sicuro : la madre risponde in maniera sensibile. Genitore base per esplorare l’ambiente quando quest’ultimo è presente, disagio alla separazione, ricerca attivamente il contatto e l’interazione durante la riunione con lui. Si mostra facilmente consolabile dal genitore, riprendendo in breve tempo l’attività di gioco. La relazione con l’estraneo è percepita in modo moderatamente stressante. Sottotipi di pattern di attaccamento:

B1 e B2 → qualche segno di evitamento

B3 → il bambino è molto sicuro

B4 → qualche segno di ambivalenza

  • A - insicuro evitante : il bambino non condivide la propria attività di gioco o di esplorazione con il genitore quando presente, non mostra disagio alla separazione; nella riunione non ricerca attivamente il genitore, ma evita il contatto, distogliendo lo sguardo o voltandosi e continuando a giocare o a esplorare l’ambiente; non appare turbato quando lasciato solo con l’estraneo e durante l’intera procedura sperimentale appare focalizzato sui giochi e l’ambiente circostante. Sottotipi di pattern di attaccamento: A 1 → segni di evitamento marcato A2 → segni di evitamento moderato
  • C - insicuro ambivalente o resistente: il bambino si mostra focalizzato sul genitore nel corso dell’intera procedura sperimentale, rivelandosi in difficoltà nell’esplorare l’ambiente e a disagio durante la separazione da quest’ultimo, manifestando rabbia e/o inconsolabilità alla riunione con lui, alternate a ricerca di contatto; non ritorna a giocare dopo la riunione e può mostrare paura o rabbia nei confronti dell’estraneo. Sottotipi di pattern di attaccamento: C 1 → segni espliciti di ricerca e prossimità C 2 → segni deboli di vicinanza e prossimità
  • Nuovo pattern esito delle ricerche (Main e Salomon, 1986) in campioni a rischio - basso SES e bambini maltrattati: D – disorganizzato/disorientato: il bambino adotta delle strategie incoerenti nei confronti della figura dell’attaccamento. Negli episodi di riunione, mette in atto comportamenti contradditori, ad esempio ricerca il contatto del genitore mostrando anche evitamento nei suoi confronti, distogliendo lo sguardo alla sua vista; oppure può apparire disorientato, con immobilità a livello mimico e motorio e stereotipie. Caratteristiche attaccamento tipo D: Interazioni con la figura di attaccamento che inducono paura → conflitto senza soluzione: quando è a disagio si rivolge al genitore come fonte di consolazione, ma il genitore è anche fonte di paura; da qui la disorganizzazione delle sue strategie di attaccamento. ➢ Precursore dei vari tipi di attaccamento è la sensibilità materna (Ainsworth, 1969) → capacità di rispondere in modo pronto e adeguato ai bisogni del bambino, quella di consolarlo rispetto al pianto e di stabilire un buon contatto fisico , ma anche componenti relative alla comunicazione affettiva , come la disponibilità emotiva dimostrata nel gioco faccia-a-faccia, l’accessibilità emotiva rispetto al bambino e alle sue richieste, infine la cooperazione nei confronti della sua attività. I bambini sicuri → alla Strange Situation a 12 mesi hanno madri sensibili nei loro confronti nel corso del loro primo anno di vita; i bambini evitanti → avranno una storia di interazioni con una madre insensibile e rifiutante verso i loro segnali di attaccamento;

analisi contenutistica e conversazionale degli «stati della mente circa l’attaccamento» →coerenza della narrazione

  • Categorie/Modelli di attaccamento adulto secondo l’AAI
    1. F → sicuro/autonomo
    2. Ds → distanziato
    3. E → preoccupato
    4. U/x → irrisolto/disorganizzato nei confronti del lutto e del trauma
    5. CC → non classificabile CC. Nel caso di assegnazione di un soggetto alla categoria U, lo si attribuisce anche a una seconda categoria, tra le rimanenti (F, Ds, E). Per valutare l’attaccamento in preadolescenza e adolescenza si utilizza il Friends and Family Interview (versione modificata AAI) che permette di valutare, sulla base di criteri simili a quelli utilizzati per l’AAI, lo stato della mente del soggetto circa l’attaccamento non solo riferito ai genitori ma anche agli eventuali fratelli e al migliore amico. Nuovi legami di attaccamento nell’adolescente e nel giovane adulto Adolescenti e giovani adulti si rappresentano gli amici e i partner sentimentali anche come figure di attaccamento, rivolgendosi a loro con l’obiettivo di:
  • ricercarne il contatto fisico per mantenere il senso di sicurezza
  • utilizzarli come base sicura (per l’esplorazione)
  • fruirli come porto sicuro per ottenere conforto e regolazione emotiva in caso di eventi stressanti accanto a un modello operativo interno generale, riguardante le esperienze di attaccamento infantili e preadolescenziali, nei soggetti adolescenti e adulti è possibile studiare le specifiche rappresentazioni che riguardando le relazioni di attaccamento considerate, nell’attualità, tra le quali spiccano quelle sentimentali, rappresentazioni che appaiono più instabili e dipendenti dal contesto rispetto alle rappresentazioni generalizzate. - Attaccamento e sviluppo socioemotivostudi longitudinali hanno considerato dalla prima infanzia alla prima età adulta la stabilità nel tempo dei modelli di attaccamento analizzando al contempo la loro l’influenza sullo sviluppo successivo, in particolare rispetto allo sviluppo socioemotivo. ATTACCAMENTO SICURO alla madre, valutato a 12 mesi, predice un attaccamento sicuro rispetto alle figure di attaccamento nella giovane età adulta valutato con l’AAI, salvo che non subentrino eventi di vita particolarmente stressanti o traumatici. Si parla di tendenza alla stabilità dei modelli di attaccamento; ➢ predice nell’età prescolare e scolare (rispetto all’adeguatezza di funzioni psicologiche significative, tra le quali la fiducia in se stessi) l’autostima, la capacità di regolazione emotiva, la capacità di relazioni sociali con adulti e pari→ relazione tra qualità di attaccamento e sviluppo socioemotivo; ➢ permette dopo i 5 anni di età di far fronte a eventi stressanti intervenienti, senza sviluppare disturbi di tipo esternalizzante o internalizzante, come invece è accaduto più frequentemente ai bambini valutati insicuri → fattore di protezione.

- La trasmissione intergenerazionale dell’attaccamento Fattori esplicativi della trasmissione intergenerazionale e che sono più frequenti nei genitori sicuri: ✓ qualità della responsività del genitore rispetto ai bisogni fisici del bambino ✓ capacità del genitore di sintonizzarsi e rispecchiare le emozioni espresse dal bambino ✓ capacità del genitore di considerare il bambino come «un soggetto di stati mentali»

  • Attaccamento e rischio psicopatologico Ai modelli di attaccamento sono correlate modalità di regolazione delle emozioni, in particolare di quelle negative, che il soggetto ha sviluppato nella relazione con le figure di attaccamento.
  • Attaccamento sicuro → adeguata capacità di regolazione delle emozioni, fattore protettivo rispetto al rischio psicopatologico.
  • Attaccamento insicuro evitante (distanziamento dalle emozioni percepite come rifiutate), e insicuro resistente (eccessiva attivazione delle emozioni negative percepite come non regolate) → minore capacità di regolazione emotiva che fungerà da fattore di rischio rispetto a problematiche psicopatologiche.
  • Attaccamento disorganizzato (insufficienti modalità di regolazione emotiva, sviluppate a fronte di caregiver sperimentati come ostili e terrorizzanti o cronicamente ritirati) → comparsa di condotte non adattive, ad esempio controllanti e di role-reversing nei confronti dei genitori, durante l’infanzia e di problematiche psicopatologiche nell’adolescenza e nell’età adulta. - Interventi di prevenzione basati sulla teoria dell’attaccamento OBIETTIVO: rendere più adeguata la relazione tra il bambino e il genitore, sostenendo la sensibilità, la capacità di rispecchiamento emotivo e la riflessività di quest’ultimo, con la finalità di favorire legami di attaccamento sicuri. Circle of Security: incentrato sul sostenere il genitore nelle funzioni chiave di fungere da base sicura e da porto sicuro, funzioni alla base dei legami di attaccamento. Minding the baby: volto a potenziare le capacità di madri a rischio per giovane età ed esperienze traumatiche di «tenere in mente» il proprio bambino, considerandolo come soggetto di stati mentali ed emotivi.