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Tipologia: Appunti
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→ Evolutivamente funzionale alla sopravvivenza, permette di raggiungere quella sicurezza, utilizzando la figura di attaccamento come fonte di conforto e come base sicura per l’esplorazione, che costituirà il fondamento delle competenze relazionali ed emotive che svilupperà nel corso del ciclo di vita. ORIGINI DELLE TEORIE DELL’ATTACCAMENTO Prima formulazione nel decennio 1970/1980 con la trilogia di John Bowlby intitolata Attaccamento e perdita e i lavori osservativi di Mary Ainsworth sulle prime relazioni madre/bambino: Una teoria dello sviluppo della personalità basata sull’analisi dei percorsi evolutivi e delle differenze individuali: Il bambino è dotato di una predisposizione biologica innata a costruire legami di attaccamento ricercando prossimità e contatto fisico con i suoi caregivers con la finalità di ottenere conforto e protezione sia a livello fisico che emotivo. SVILUPPO E TEORIE D’ATTACAMENTO JOHN BOWLBY “Il comportamento di Attaccamento è quella forma di comportamento che si manifesta in una persona che consegue o mantiene una prossimità nei confronti di un’altra persona, chiaramente identificata, ritenuta in grado di affrontare il mondo in modo adeguato, questo comportamento diventa molto evidente ogni volta che la persona è spaventata, affaticata o malata, e si attenua quando ricevono conforto e cure” J. Bowlby
J. Bowlby è il primo a parlare in maniera sistematica di attaccamento. La sua teoria si pone come punto di incontro tra teorie e approcci diversi:
➢ imprinting (Lorenz), calco per lo sviluppo sociale ed affettivo. “Dare impronta” Lorenz notò come dopo un periodo sensibile o critico i piccoli creano in maniera spontanea alcuni comportamenti. Questi modelli comportamentali (ad esempio il follow me. Studi di Lorenz, la paperella è geneticamente predisposta a seguire le papere più grandi, altrimenti non troverebbe cibo e morirebbe) stabiliscono e aiutano la vicinanza con la madre. Favoriscono la sopravvivenza del singolo, non solamente funzionale alla sopravvivenza in termine di alimentazione ma anche di contatto (scimmia che sceglie il fantoccio ricoperto di pelo, vedi Harlow). “Meravigliarsi perché un bambino non gradisce di essere confortato da una donna gentile ma sconosciuta è come essere uno sciocco che si meraviglia che un giovane uomo molto innamorato non sia entusiasta di qualche altra ragazza di bell’aspetto” J. Bowlby (1956) In Bowlby l’attaccamento è parte da una motivazione intrinseca primaria, la necessità di costruire un contatto fisico con la madre. Si attivano così dei meccanismi di segnalazione (pianto, balbettio, sorriso) che sono dei comportamenti innati che: segnalano i bisogni del bambino, incoraggiano l’adulto a prendersi cura del bambino, forniscono contatto e vicinanza. Il bambino nasce, quindi, provvisto di una serie di comportamenti che sono importanti, come il sorriso (sorriso endogeno rappresenta stato di benessere nello stadio pre-verbale). Il pianto è fondamentale, Spitz, ci ha insegnato che un bambino piange perché sta male, perché ha fame, il pianto può essere di rabbia, stizza ecc... Chi entra in contatto con il neonato diventa in grado di distinguer i diversi tipi di pianto. La mamma diventa responsiva. Colui che è in grado di capire i bisogni del neonato (sensitive responsivness) diventa→ caregiver responsivo. La madre è geneticamente predisposta alla responsività. Infatti, sia i bambini che gli adulti sono predisposti biologicamente a creare legami di attaccamento. In particolare, l’attaccamento tra la madre e il bambino si viene a creare nelle prime ore di vita del neonato. Questo forte legame aiuta nella sopravvivenza e incoraggia le attività di cure del piccolo. [Sin dall’antichità si è sempre parlato del rapporto madre/figlio. In diverse culture come quella greca si parla di figure materne (Medea ad esempio). Kanner, il primo che parlò di autismo, farà riferimento alla madre “frigorifero”. Una madre fredda, incapace di attivare un rapporto caldo. Causa dell’autismo, quindi, sarebbe questo rapporto disfunzionale con la figura materna. Quando si inizia a parlare di DCA anche in questo caso si rintracciava la causa in un rapporto disfunzionale con la madre.] Individua queste fasi:
SINTESI : Il bambino è spinto a formare legami di attaccamento con figure capaci di proteggerlo, essendo dotato fin dai primi mesi di vita di modalità comunicative come il pianto, il sorriso, le vocalizzazioni, in grado di attivare l’intervento dei caregivers. Con l’acquisizione delle capacità locomotorie nasce la capacità di conquista della prossimità con i propri caregivers : andare incontro, seguire, aggrapparsi, per ottenere protezione dai caregivers in condizioni di stress. Si struttura un sistema di attaccamento che, grazie ai processi di elaborazione delle informazioni provenienti dall’esterno, ha lo scopo di mantenere un equilibrio omeostatico tra prossimità al caregiver in condizioni percepite di pericolo o di stress e distanziamento dal caregiver ed esplorazione dell’ambiente in condizioni di assenza di stress. La psicologia raccoglie i contributi di varie discipline (anatomia ad es.) ma soprattutto in maniera forte l’etologia: → Cruciale l’esperimento condotto da Harlow [1958] → piccole scimmie poste in una gabbia senza le madri, con la presenza di madri «fantoccio» in grado di elargire cibo e di madri «fantoccio» di stoffa, ricercano i simulacri di stoffa piuttosto che quelle recanti il cibo, a dimostrazione che la ricerca del contatto fisico e della protezione sia prioritaria nell’infanzia rispetto ad altri bisogni quali la ricerca di cibo. AINSWORH Riprende appieno le idee di Bowlby ma va oltre, perché introduce un maggiore rigore sperimentale. Introduce la: Strange Situation → procedura standardizzata videoregistrata della durata di circa 20 minuti in cui il bambino e la figura di attaccamento vengono introdotti in una stanza con presenti dei giochi ed esposti a otto episodi di tre minuti ciascuno, centrati sull’alternanza della presenza e dell’assenza, attraverso separazioni e riunioni ripetute , della figura di attaccamento e di un osservatore sconosciuto. Obiettivo è di attivare i comportamenti di attaccamento del bambino nei confronti del genitore, sottoponendolo a una situazione di stress moderato, ma crescente. Approccio esplorativo verso l’ambiente che lo circonda, reso possibile dal poter disporre di una figura da utilizzare come base sicura per l’esplorazione in situazioni di tranquillità. Tanto più forte è il legame con la madre tanto più forte sarà l’esplorazione del mondo esterno.
bambino in modo sensibile, aiutandolo nella regolazione delle emozioni di paura e di stress, assecondando sia il distacco da lui che la conseguente esplorazione dell’ambiente in condizioni di tranquillità. ✓ Fase 1 (0-3 mesi): repertorio comunicativo che ha disposizione (pianto, sorriso, vocalizzazioni), rivolgendo tali comunicazioni ai caregivers che si occupano di lui con solo un’embrionale discriminazione di tali figure. ✓ Fase 2 (3-6 mesi): discriminazione delle figure di attaccamento → figure familiari (madre). ✓ Fase 3 (6-12 mesi): le figure di attaccamento prescelte diventano le figure privilegiate per ottenere protezione e consolazione, mentre il bambino sviluppa ansie di separazione quando tali figure si allontanano. ✓ Fase 4 rapporto tra il bambino e le sue figure di attaccamento si delinea maggiormente reciproco mentre la comunicazione da parte del bambino è sempre più intenzionale e orientata al raggiungimento di scopi condivisi con il caregiver.
3 diverse tipologie o pattern di attaccamento , sulla base dei comportamenti adottati dai bambini nei diversi episodi della Strange Situation, dobbiamo ovviamente far riferimento anche alla madre e quindi alla diade (Ainsworth et al. 1978). Pattern di attaccamento (da parte del bambino):
analisi contenutistica e conversazionale degli «stati della mente circa l’attaccamento» →coerenza della narrazione
- La trasmissione intergenerazionale dell’attaccamento Fattori esplicativi della trasmissione intergenerazionale e che sono più frequenti nei genitori sicuri: ✓ qualità della responsività del genitore rispetto ai bisogni fisici del bambino ✓ capacità del genitore di sintonizzarsi e rispecchiare le emozioni espresse dal bambino ✓ capacità del genitore di considerare il bambino come «un soggetto di stati mentali»