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Studio inclusivo e DSA: strategie didattiche, Sintesi del corso di Didattica generale e speciale

Il ruolo cruciale del metodo di studio nell'inclusione scolastica, analizzando le sue componenti cognitive, metacognitive e motivazionali. vengono illustrate strategie didattiche efficaci per studenti con dsa, enfatizzando la collaborazione tra insegnanti e famiglie per promuovere un apprendimento personalizzato e duraturo. spunti concreti per l'organizzazione del lavoro, la gestione delle emozioni e l'utilizzo di strumenti compensativi, contribuendo alla creazione di ambienti di apprendimento inclusivi ed efficaci.

Tipologia: Sintesi del corso

2022/2023

Caricato il 26/04/2025

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alessandra-anticoli 🇮🇹

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LIBRO: Metodo di studio e DSA
Appendice 1: il significato di inclusione nei documenti internazionali
In Italia nel 1971 l’istruzione prevedeva che gli alunni con handicap avevano delle classi
speciali. Attorno agli anni 90 si iniziò a parlare di inclusione, ma all’epoca era solamente fare
stare il ragazzo con disabilità con gli altri in classe ma solo per non farlo stare a casa, non vi
era fede nel fatto che questi studenti potevano progredire nei loro miglioramenti. I documenti
internazionali (onu eccc.) ci stavano già parlando del vero concetto di educazione inclusiva,
quindi l’educazione didattica inclusiva ha lo scopo di fare crescere l’alunno con disabilità sia
socialmente che psicologicamente. I documenti internazionali iniziali sono stati:
-convezione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (onu, 1989). Afferma che
l’educazione inclusiva ha come obiettivo quello di sviluppare al massimo sia le abilita
fisiche e mentali sia le potenzialità e la personalità.
-Dichiarazione di Jomtien (Unesco, 1990): educazione per tutti, accettazione delle
differenze individuali, miglioramento della qualità dell’educazione primaria e
formazione degli insegnamenti.
-Dichiarazione di Salamanca (Unesco, 1994): inclusione e uguaglianza di accesso,
rispetto della diversità e della specificità personale; inclusione come diritto umano.
Definizione di inclusione: diversità come valore a se, riconoscendola in una ‘’scuola
per tutti’’.
Spiegami il concetto di inclusione (esame) : è un diritto base che nessuno deve
guadagnarsi ed è dovere delle amministrazioni governative e della comunità rimuovere le
barriere che impediscono l’inclusione abbandonando i programmi e i metodi di
insegnamento rigidi, e dando le risorse e i supporti adeguati affinché i bambini con disabilità
crescano in ambienti inclusivi.
Altri documenti internazionali importanti:
-carta di Lussemburgo (commissione europea, 1996): una scuola per tutti e
ciascuno
-Education for all (Mbeki, 2000): realizzare a livello globale un percorso scolastico
che abbia come presupposto l’edizione per tutti
Differenza fra inclusione e integrazione: il concetto di integrazione nasce con la legge
517 del 1977. Fino a giugno 1976 i bambini con disabilità erano messi nelle classi
differenziali. Il 4 agosto 1977 esce la legge ‘’Norme per la disabilità scolastica’’, e con questa
legge i ragazzi con disabilità venivano integrati nelle classi comuni, vennero eliminate le
classi differenziali.
L’alunno con disabilità era integrato ma per passare agli anni successivi doveva cercare di
arrivare alla media della classe, cioè non sono io insegnate ad aiutare il ragazzo per farti
andare avanti ma era l’alunno che doveva correre per arrivare alla media della classe ->
PROCESSO DI NORMALIZZAZIONE.
Con questi documenti internazionali sopra citati, si arriva al concetto di inclusione.
Altro documento importante: Dichiarazione di Madrid ‘’non discriminazione più azione
positiva uguale integrazione sociale’’ (2003): tutela dei diritti umani in tutti i campi della vita,
lo scopo è superare le discriminazioni fondate sulle disabilità -> libertà di scelta,
indipendenza delle persone e diritto ad affermare la propria identità.
Oggi sostanzialmente nel mondo abbiamo tre approcci rispetto all’inclusione:
1) orientamento unidirezionale: sistema scolastico italiano; volto ad inserire tutti gli
allievi nel sistema scolastico ordinario.
2) Orientamento multidirezionale: diversi approcci nei diversi paesi (o scuole normali
o scuole speciali);
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Scarica Studio inclusivo e DSA: strategie didattiche e più Sintesi del corso in PDF di Didattica generale e speciale solo su Docsity!

LIBRO: Metodo di studio e DSA Appendice 1: il significato di inclusione nei documenti internazionali In Italia nel 1971 l’istruzione prevedeva che gli alunni con handicap avevano delle classi speciali. Attorno agli anni 90 si iniziò a parlare di inclusione, ma all’epoca era solamente fare stare il ragazzo con disabilità con gli altri in classe ma solo per non farlo stare a casa, non vi era fede nel fatto che questi studenti potevano progredire nei loro miglioramenti. I documenti internazionali (onu eccc.) ci stavano già parlando del vero concetto di educazione inclusiva, quindi l’educazione didattica inclusiva ha lo scopo di fare crescere l’alunno con disabilità sia socialmente che psicologicamente. I documenti internazionali iniziali sono stati:

  • convezione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (onu, 1989). Afferma che l’educazione inclusiva ha come obiettivo quello di sviluppare al massimo sia le abilita fisiche e mentali sia le potenzialità e la personalità.
  • Dichiarazione di Jomtien (Unesco, 1990): educazione per tutti, accettazione delle differenze individuali, miglioramento della qualità dell’educazione primaria e formazione degli insegnamenti.
  • Dichiarazione di Salamanca (Unesco, 1994): inclusione e uguaglianza di accesso, rispetto della diversità e della specificità personale; inclusione come diritto umano. Definizione di inclusione: diversità come valore a se, riconoscendola in una ‘’scuola per tutti’’. Spiegami il concetto di inclusione (esame) : è un diritto base che nessuno deve guadagnarsi ed è dovere delle amministrazioni governative e della comunità rimuovere le barriere che impediscono l’inclusione abbandonando i programmi e i metodi di insegnamento rigidi, e dando le risorse e i supporti adeguati affinché i bambini con disabilità crescano in ambienti inclusivi. Altri documenti internazionali importanti:
  • carta di Lussemburgo (commissione europea, 1996): una scuola per tutti e ciascuno
  • Education for all (Mbeki, 2000): realizzare a livello globale un percorso scolastico che abbia come presupposto l’edizione per tutti Differenza fra inclusione e integrazione: il concetto di integrazione nasce con la legge 517 del 1977. Fino a giugno 1976 i bambini con disabilità erano messi nelle classi differenziali. Il 4 agosto 1977 esce la legge ‘’Norme per la disabilità scolastica’’, e con questa legge i ragazzi con disabilità venivano integrati nelle classi comuni, vennero eliminate le classi differenziali. L’alunno con disabilità era integrato ma per passare agli anni successivi doveva cercare di arrivare alla media della classe, cioè non sono io insegnate ad aiutare il ragazzo per farti andare avanti ma era l’alunno che doveva correre per arrivare alla media della classe -> PROCESSO DI NORMALIZZAZIONE. Con questi documenti internazionali sopra citati, si arriva al concetto di inclusione. Altro documento importante: Dichiarazione di Madrid ‘’non discriminazione più azione positiva uguale integrazione sociale’’ (2003): tutela dei diritti umani in tutti i campi della vita, lo scopo è superare le discriminazioni fondate sulle disabilità -> libertà di scelta, indipendenza delle persone e diritto ad affermare la propria identità. Oggi sostanzialmente nel mondo abbiamo tre approcci rispetto all’inclusione:
  1. orientamento unidirezionale : sistema scolastico italiano; volto ad inserire tutti gli allievi nel sistema scolastico ordinario.
  2. Orientamento multidirezionale : diversi approcci nei diversi paesi (o scuole normali o scuole speciali);
  1. Orientamento a due sistemi distinti : uno normale e l’altro speciale. Appendice 2: il significato di BES nel sistema tripartito dell’OCSE e del Regno Unito. Obiettivi strategia Europa 2020: innalzamento dei sistemi di istruzione e dei loro prodotti formativi, riduzione dell’abbandono scolastico precoce al di sotto del 10% -> attenzione ai BES: Special education needs (SEN/BES). Prima volta che si parla di BES: 27/12/2012 uscita direttiva ministeriale rivolta ai BES, bisognava svolgere un PDP per ogni alunno in classe con BES. Dopodiché 8/03/2013 esce altra direttiva dove smentivano la direttiva di dicembre e si affermava che il PDP doveva essere eseguito solo per gli alunni con DSA. 1978 la senatrice Warnock è stata la prima a nominare i BES e a dare una spiegazione; espressione SEN= special educational needs, si precisava che tali bisogni riguardavano allievi con qualsiasi difficoltà di tipo evolutivo nel funzionamento del soggetto, dal punto di vista educativo e dell’apprendimento. L’OCSE nel 2005 ha definito gli allievi con BES: ‘’coloro i quali non possono beneficiare dell’istruzione scolastica prevista per alunni della stessa età senza che vengano attivate risorse aggiuntive tali da aiutare gli alunni in difficoltà ad accedere più efficacia monete al programma educativo’’. Le categorie di BES secondo l’OCSE (2005) sono tre: a) La categoria di disabilità. Sono disturbi sensoriali, disturbi intellettivi come down,autismo, e quelle sindromi particolari come sindrome x fragile, sindrome di rett, disturbi di regolazione emotiva. Patologie di tipo organico (sensoriali, motorie, neurobiologiche). b) La categoria dei disturbi evolutivi specifici. Fanno parte DSA (disturbi specifici apprendimento) e BES ( disturbi evolutivi specifici). I BES sono: ADHD, disprassia, disturbo del linguaggio, disturbo della comprensione del testo, disturbo della comprensione verbale, disturbo della comprensione non verbale, disturbi di deficit di attenzione. ADHD non ha sostegno e non si diagnostica prima degli 8 anni. c) La categoria svantaggio socio economico, linguistico e socio culturale. La categoria A ha il diritto di avere il sostegno a scuola; la categoria B e C non hanno diritto al sostegno didattico nell’istruzione italiana; ma nel momento in cui ha diversi disturbi allora può avere anche lui il sostegno. Un altro passaggio fondamentale,nel dibattito sui BES, è stato segnato dal concetto di funzionamento umano con l’ICF (international classification of functioning, disabilità and Health). La rimozione delle barriere che ostacolano l'apprendimento e la partecipazione di tutti gli alunni alla vita scolastica e, quindi, «un dovere primario per l'educazione e la didattica inclusive, che si declina anche mediante l'introduzione di un numero crescente di facilitatori». l'ICF rappresenta quella dimensione concettuale e quello strumento operativo, in particolare nella versione per bambini e adolescenti, estremamente efficaci per individuare, a scuola come in ambito sociosanitario, i BES determinati sia da disabilità sia da disturbi dell'apprendimento sia da svantaggio, senza mai ridurli a problemi del singolo, bensì inquadrandoli nella visione complessiva e interattiva di cui si è detto in precedenza. La diagnosi di DSA. La diagnosi può essere formulata quando già il bambino ha superato il livello di insegnamento della letto-scrittura e dei primi elementi del calcolo. Il test della

Disgrafia: è un disturbo della scrittura che interessa la grafia. La disgrafia fa riferimento al controllo degli aspetti grafici, formali, della scrittura manuale, ed è colmata al momento motorio-esecutivo della prestazione. Il gesto grafico sarà disomogeneo, meno fluido. Disortografia: è un disturbo di scrittura che interessa l’ortografia. Riguarda l’utilizzo, in fase di scrittura, del codice linguistico in quanto tale. La disortografia è all’origine di una minore correttezza del testo scritto. Disortografia e disgrafia molto spesso vanno di pari passo, si manifestano entrambe. Discalculia: riguarda l’abilità di calcolo in due componenti: 1) componente dell’organizzazione della cognizione numerica; 2) componente delle procedure esecutive e del calcolo. I livelli di gravità del disturbo:

  • Il livello è lieve se sono presenti:«alcune difficoltà nella capacità di apprendimento in uno o due ambiti scolastici, ma di gravità sufficientemente lieve da rendere l’individuo in grado di compensare o di funzionare bene se fornito di facilitazioni e servizi di sostegno appropriati, in particolare durante gli anni scolastici»
  • Il livello è moderato se sono presenti:«marcate difficoltà nelle capacità di apprendimento in uno o due ambiti scolastici, tali che l’individuo difficilmente può sviluppare competenze senza momenti di insegnamento intensivo e specializzato durante gli anni scolastici.Per completare le attività con precisione ed efficienza possono essere necessari facilitazioni e servizi di sostegno almeno in una parte della giornata a scuola, sul posto di lavoro, o a casa»
  • Il livello è grave se sono presenti: «gravi difficoltà nelle capacità di apprendimento, che coinvolgono diversi ambiti scolastici, tali che l’individuo difficilmente apprende tali abilità senza un insegnamento continuativo, intensivo, personalizzato e specializzato nella maggior parte degli anni scolastici.Anche con una gamma di facilitazioni o servizi appropriati a casa, a scuola, o sul posto di lavoro, l’individuo può non essere in grado di completare tutte le attività in modo efficiente” Capitolo 1: metodo di studio e didattica inclusiva Per quale motivo lo sviluppo del metodo di studio è considerato un aspetto fondamentale per promuovere l’inclusione? E per quale motivo permette oltre l’inclusione anche l’orientamento? La didattica che facciamo a scuola per tutti per insegnare ai nostri allievi a studiare è una didattica che permette ai nostri allievi di orientarsi. Il metodo è cosa da tempi lunghi, che si connette allo studio come valore vitale e non semplicemente utilitaristico, ma non dimentica le urgenze di ordine concreto, interessate alla realizzazione di obiettivi e di progetti. Avere un metodo -> procedura Se insegno ai miei allievi un metodo per studiare li sto includendo e li sto aiutando per poi affrontare tutte le dinamiche per affrontare esami e compiti. La didattica orientativa per i DSA: costruzione del proprio habitus di studio. Il metodo di studio è la prima misura compensativa per gli allievi con DSA perché senza quella non potrebbero utilizzare altri strumenti compensativi. Gli consente di acquisire delle competenze sia disciplinari che trasversali che gli servono per qualsiasi contesto di studio e di vita. Obiettivo della didattica inclusiva e orientativa: mettere in atto processi relazionali di studio flessibili facendo raggiungere il massimo grado ostile di apprendimento e partecipazione sociale. Si devono tener presenti 3 punti per promuovere l’acquisizione del metodo di studio:
  • utilità ai fini personali;
  • La valenza euristica;
  • Fornire forme plurime di apprendimento derivanti dall’impiego del metodo di studio. Il metodo di studio è la prima misura compensativa entro cui armonizzare, accettare e condividere gli strumenti compensativi. Gli strumenti compensativi si usano per tutti, non solo per gli allievi DSA; la classe deve essere piena di strumenti compensativi. L’insegnante deve utilizzare diverse strategie/modalità di insegnamento per avere dei veri percorsi ad hoc per tutti gli studenti, con DSA o no. Metodo di studio, utilità e progettualità. -> ricognizione della lettura sul metodo di studio: metodo come idea pedagogia e umanistica. Metodo-> è sia personale ma dai tempi lunghi, si trasforma il metodo di studio con il tempo; ma è anche scolastico. La scuola ha 2 obiettivi:
  1. Perseguimento degli obiettivi di studio e progettualità;
  2. Attenzione al valore intrinseco dello studio. Metodo come consapevolezza : ‘’fondere esattezza ed espressività, coerenza e fantasia, rigore e creatività’’. La scuola e il metodo di studio devono essere collegate, perché è la scuola che deve aiutare gli allievi a trovare un metodo di studio. Bisogna imparare ad imparare (competenza chiave) -> il ‘tesoro’ intrinseco ed interno di cui ognuno dispone. Non esiste una definizione univoca di metodo di studio; ci sono una gamma di approcci. Occorre che l’alunno sia attivamente impegnato nella costruzione del suo sapere ed un suo metodo di studio, sia sia sollecitato a riflettere su come e quanto impara, sia incoraggiato a esplicitare i suoi modi di comprendere e a comunicare ad altri i traguardi raggiunti. In generale il metodo di studio, considerato nell’ambito della competenza ‘’imparare ad imparare’’ rappresenta un impegno che non può essere demandato alle famiglie ma va affrontato con efficacia in ambito scolastico. ( DEFINIZIONE ) Metodo di studio = è un insieme strutturato di fattori di ordine strategico, cognitivo, metacognitivo e motivazionale che contribuiscono a promuovere un atteggiamento attivo dello studente, quindi un controllo del proprio processo scolastico. Acquisire un metodo di studio significa estendere le proprie potenzialità di apprendimento e di formazione, nonché agire sulla propria vita e sugli oggetti di conoscenza attraverso un'azione trasformativa, accrescendo il proprio protagonismo e la propria autonomia. L'apprendimento si trasforma, infatti, lungo l'intero corso della vita (lifelong), situazione nello spazio virtuale dei vari e differenti contesti (lifewide) e avvalendosi delle personali risorse affettivo-motivazionali ed emotivo-cognitive scaturite dall'interazione con gli altri. Ora bisogna saper ‘’saper imparare’’, significa prelude al possesso di un metodo per imparare. ‘’Imparare ad imparare’’ diviene il paradigma formativo delle complesse società della conoscenza e necessita prioritariamente delle capacità di gestire i propri processi di apprendimento. Ciò include l'abilità a gestire il proprio tempo produttivamente, a risolvere problemi, ad acquisire, elaborare, valutare e assimilare nuove conoscenze e ad applicare queste e le abilità in una varietà di contesti. L'acquisizione del metodo di studio rappresenta lo strumento strategico per poter apprendere lungo li corso della vita e per sviluppare una progettualità formativa orientata a sostenere i processi cognitivi, sociali ed emotivo-relazionali. La dimensione epistemologica del metodo di studio ->

Apprendimento 3 (non ha altro nome). Implica la modificazione dell’apprendimento 2. In forza di tale modificazione si formano più velocemente abitudini cognitive e l’apprendimento diviene più flessibile. Il deuteroapprendimento è il fondamento per l’acquisizione del metodo di studio. !!!-> Il metodo di studio,basato sul protoapprendimento, si sviluppa tra il deuteroapprendimento e l’apprendimento. Si impianta nel terzo livello. Il prof. Baldacci ha studiato il curricolo e dice che ha 2 livelli:

  1. Curricolo 1: lo collega al protoapprendimento (conoscenze e abilità); e consiste nell'assimilazione di conoscenze e abilità relative ai diversi saperi disciplinari, propri del curricolo scolastico;
  2. Curricolo 2: lo collega al deuteroapprendimento ( abiti mentali astratti); riguarda la formazione di abiti mentali astratti. Il protoapprendimento, per lui, è diretto e manifesto; risultati a breve e medio termine. Il deuteroapprendimento, per lui, è collaterale; esiti più evidenti e a medio/lungo termine. Metodo di studio: il metodo di studio si aric- chisce della ricorsività tra metaconoscenza-metacognizione-metaemotività, inserendosi in un processo formativo che può «accrescere il suo valore per livelli progressivi di acquisizione da parte del soggetto, in un'ottica trasformativa di continua destrutturazione e strutturazione del proprio apprendimento». Il metodo di studio permette anche l’autoriflessione sulla conoscenza, sulla cognizione e sull’emotività. Caratteristica del metodo di studio: trasferibilità ( adattarsi a risolvere ad una serie di problemi). La famiglia e la scuola, dunque, sono gli osservatori privilegiati per rilevare l'acquisizione del metodo di studio, seppure esse svolgono un ruolo differente al riguardo. La prima ha infatti il compito di sostenere l'allievo sul piano pratico ed emotivo, ponendolo nelle condizioni di organizzare il setting di studio. La seconda ha il compito di agire, assumendosi la responsabilità di porre tutti gli allievo nelle migliori condizioni possibili per apprendere un proprio metodo, attraverso l'insegnamento di tecniche, modalità, opportunità, strumenti. Se dunque la didattica deve occuparsi di insegnare il metodo, la didattica inclusiva ha un compito ulteriore, che è quello di predisporre e realizzare ambienti di apprendimento adeguati alle caratteristiche peculiari di tutti gli allievi, anche quelli con bisogni educativi speciali (BES), tra i quali coloro che presentano disturbi specifici di apprendimento (DSA), affinché possano anch'essi acquisire modalità di studio. L'insegnamento/apprendimento di un metodo per studiare diventa un elemento fondamentale della didattica inclusiva sotto diversi punti di vista, ma soprattutto perché la sua promozione consente all'allievo di attivare modalità di apprendimento significative che, in quanto tali, sono in grado di mantenersi nel tempo (memoria) ed applicarsi a nuovi contesti. Gli strumenti compensativi e il metodo di studio sono in un rapporto dialettico. Lo strumento compensativo è quello che aiuta il DSA ad ‘’impiegare in modo produttivo le proprie risorse cognitive, a modulare la gestione delle emozioni’’. Sono tutti quegli strumenti che aiutano tutti i DSA ad essere più sicuri nei procedimenti operativi. Aiutano ad essere più attivi nel percorso di costruzione della propria intelligenza. È importante che ci sia un raccordo tra il curricolo di classe e il PDP(piano didattico personalizzato). Fattori contestuali per sviluppare il metodo di studio: ambientali, sociali, personali, strumentali.

L'insegnante che offre, nell'ambito della sua progettazione organizzazione didattica, una tale ricchezza metodologica consente all'allievo con DSA di accedere alle attività di studio in modo graduale, flessibile e personalizzato, di acquisire progressivamente singole informazioni complessive nuclei informativi,attraverso un uso consapevole delle forme di compensazione per lui predisposte,e di costruirsi una modalità per saperle strutturare e padroneggiare. L’approccio inclusivo non si limita quindi a offrire all'allievo quelle misure compensative e dispensative che gli facilitano i compiti di studio, in termini applicativi, bensì gli assicura il diritto ad accrescere, nella misura del possibile, le sue potenzialità che, in vista dell'esercizio di una cittadinanza attiva, si rendono indispensabili da sviluppare. Domande da rispondere 1)Quali sono i fattori personali che influiscono sul vostro studio? Trovare la voglia di studiare, difficoltà nel leggere e comprendere contemporaneamente a causa della mia dislessia, necessità di studiare in un posto dove sono sola o con poche persone senza essere osservata o ascoltata per timore dei pensieri altrui. 2)Quali sono i fattori ambientali che influiscono sul vostro studio? La confusione se presente perche mi distraggo facilmente. 3)Quali sono le barriere? timore di esporsi davanti a gente. 4)Quali sono i facilitatori? Voglia di imparare cose nuove, avere una o due persone accanto che studiano e quindi che non possono distrarsi 5)Come potresti rimuovere le eventuali barriere? Avere più fiducia di me stessa. Capitolo 2: Metodo di studio e didattica Abilità di apprendere di studiare : interconnessione tra le conoscenze, la motivazione e l’organizzazione personale. Altri processi: impiego di strategie operative, velocità di elaborazione delle informazioni, pianificazione del tempo, capacità di operare scelte, analisi dell’imputato, dell’ immagazzinamento e del recupero delle informazioni. Nell'ambito della ricerca didattica sono stati individuati, con finalità operative a uso degli insegnanti, nove punti essenziali, ai quali è possibile ricondurre i processi di apprendimento e, dunque, dell'acquisizione del metodo di studio. I 9 punti riguardano:

  1. Identificazione tra somiglianze e differenze tra concetti. -> in termini didattici, che qui richiamata l'importanza di stimolare, a scuola, discussioni e ricerche, anche con il supporto di forme grafiche. 2. Riassunto dei contenuti e prendere appunti durante le lezioni -> l'abilità nell'analisi dei contenuti disciplinari, attraverso l'elaborazione di sintesi e di appunti, consente di aver chiari gli elementi fondamentali dell'argomento trattato e di comprenderne i significati profondi.
  2. L’impegno -> mostrare al connessione esistente tra lo sforzo profuso e il risultato ottenuto permette agli allievi di veder riconosciuto il proprio impegno individuale
  3. Lo svolgimento dei compiti a casa -> la consuetudine, da parte degli insegnanti, a spiegare ad allievi e genitori la funzione delle esercitazioni da svolgere a casa è il primo passo per sviluppare negli studenti l'acquisizione del metodo di studio.
  4. Le rappresentazioni non linguistiche -> la conoscenza si fonda, per la stragrande maggioranza degli allievi, su due forme, l'una linguistica e l'altra visiva. È opportuno, in ambito didattico, promuovere forme di collegamento tra parole e immagini, mediante simboli e schematizzazioni.

selezione e la cancellazione di informazioni, distinguendole tra quelle più importanti e quelle secondarie e suggerendone la schematizzazione in rappresentazioni grafiche e concettuali. L'impiego di strategie cognitive e autoregolative , dunque, costituisce un essenziale mezzo per potenziare le proprie abilita cognitive, in vista dello sviluppo del metodo di studio. In particolare, l'allievo è ni grado di capire tempestivamente quando in una situazione di difficoltà e reagisce identificando le fonti di disagio, riducendo o eliminando quest'ultime e prevenendo, per il futuro, eventuali situazioni simili. La capacità autoregolativa diviene, quindi, determinante per imparare a studiare,dal momento che permette all'allievo non solo di sapere cosa fare, ma anche di sapere come farlo. NeI senso specifico, il processo di organizzazione del tempo e di pianificazione delle attività di studio muove innanzitutto dalla consapevolezza, da parte dell'allievo, di dover affrontare il problema dello studio e, quindi, dal riconoscimento della richiesta di una riflessione, cui devono seguire le azioni necessarie allo svolgimento del compito. Subito dopo, diviene importante per l'allievo individuare il piano di azione più efficace tra quelli che fanno già parte del suo patrimonio di conoscenze oppure svilupparne di nuovi, attivando un processo di problem solving. Metodo di studio e fonti emotivo-motivazionali Questi sono gli aspetti che influenzano la qualità delle azioni, 4 fonti dei processi emotivo motivazionali:

  • percezione di autoefficacia nell’affrontare gli impegni scolastici. Infatti, la volizione , cioè la percezione di riuscire ad affrontare nel miglior modo la performance scolastica, genera un'emozione positiva che alimenta la tendenza a cimentarsi in nuovi impegni e in ulteriori sfide con maggiore perseveranza. Dunque, la capacità di autoregolarsi nello studio e quella di volizione sostengono efficacemente l'allievo nell'impiego del tempo in modo produttivo e nell'impegno a portare a termine tali attività.
  • Capacità di controllare il proprio rendimento scolastico in progress e lo stato di ansia in vista degli obiettivi di studio. A tale riguardo, si distinguono due disposizioni individuali, una orientata alla prestazione, per la quale si cerca di ottenere un giudizio positivo circa il proprio operato e ci si dispone a evitarne uno negativo; l'altra orientata verso l'apprendimento, per la quale si cerca di aumentare la propria competenza nello studio, al fine di avere un buon giudizio di sé. Uno dei prerequisiti per sviluppare un buon metodo di studio è l'intenzione effettiva di acquisire tale competenza, e non solo il desiderio di ottenere un riconoscimento o una certificazione dei risultati.
  • Interesse verso specifiche attività e idee. Ulteriori studi hanno evidenziato che la motivazione si attiva se vi è una disponibilità a impegnarsi nel momento in cui si presentano le condizioni per farlo, quindi nel momento in cui vi è dell'interesse.
  • Integrazione di motivazioni intrinseche ed estrinseche. L'allievo efficace nel gestire le proprie emozioni legate allo studio è colui che riesce a integrarle positivamente. La promozione del metodo di studio. La scuola è, dunque, investita della domanda di educare con gli strumenti della cultura che le sono propri, di una cultura che «plasma la mente, che fornisce l'insieme degli attrezzi mediante i quali si costruisce non solo il nostro mondo, ma la

nostra concezione di noi stessi e delle nostre capacità». Una cultura che non può prescindere dalla valorizzazione degli allievi e dalla loro diretta partecipazione al processo di insegnamento-apprendimento, in quanto condizioni, queste, che pongono la scuola stessa in grado di fornire le chiavi per apprendere ad apprendere, per costruire e per trasformare le mappe dei saperi rendendole continuamente coerenti con la rapida e spesso imprevedibile evoluzione delle conoscenze e dei loro oggetti. Si tratta di elaborare gli strumenti di conoscenza necessari per comprendere i contesti naturali, sociali, culturali, antropologici nei quali gli studenti si troveranno a vivere e a operare. E’ proprio della scuola il compito di promuovere il metodo di studio, con la collaborazione della famiglia. Il ruolo della famiglia è, come sempre, di rilievo anche nei confronti dell'acquisizione del metodo di studio. A tal fine la scuola è impegnata a perseguire l'obiettivo di costruire un'alleanza educativa con i genitori. Si tratta di una relazioni costanti che riconoscano i reciproci ruoli e che si supportino vicendevolmente nelle comuni finalità educative. Capitolo 3: il metodo di studio come ‘’prima misura compensativa’’ per gli allievi con DSA. Gli esiti di apprendimento e i DSA In Italia si sta assistendo a un radicale cambiamento culturale, avviatosi con la legge 170/2010, a seguito della quale l'interesse della comunità scolastica e scientifica si è fatto progressivamente più convinto. La querelle è viva e impegna le istituzioni scolastiche a definire le più opportune ed efficaci strategie organizzativo-metodologiche per garantire a tutti gli allievi con DSA il raggiungimento del successo formativo e personale, che si persegue anche attraverso l'acquisizione del metodo di studio. Quest'ultimo, infatti, si pone, sulla base di quanto esplicitato da Cornoldi e colleghi (2010), quale "prima misura compensativa", che permette di perseguire la competenza chiave "imparare a imparare". I DSA: aspetti eziologici e normativi I DSA fanno parte dei disturbi dello sviluppo e si manifestano «in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire limitazioni importanti per alcune attività della vita quotidiana» in riferimento a specifiche abilità/competenze. La normativa italiana vigente stabilisce un' interpretazione univoca dei DSA e definisce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia rispettivamente come le difficoltà nell’imparare a leggere, nella rappresentazione grafica, nei processi linguistici di transcodifica, negli automatismi del calcolo e nell'elaborazione dei numeri. La legge 170/2010 e le Linee guida rappresentano il punto di partenza da cui muovere per realizzare buone pratiche educative e didattiche, che assicurino all’allievo con DSA il riconoscimento tempestivo delle sue difficoltà e le più opportune forme di didattica individualizzata e personalizzata, volte alla realizzazione del suo potenziale. Il DSM-5 classifica i disturbi specifici dell'apprendimento secondo quattro criteri diagnostici, offerti come linee guida per formulare la diagnosi e orientare il giudizio clinico, e che devono essere soddisfatti oltre che, come abbiamo già detto, sulla base di una sintesi clinica della storia dell'individuo (medica, dello sviluppo, familiare ed educativa), anche in relazione alle valutazioni scolastiche e alla valutazione psicoeducativa.

Difficoltà nelle strategie cognitive e di apprendimento nei DSA.

  • Strategicità ( bassi livelli di metacognizione, non impiegano le strategie di lettura dei normolettori, non esercitano un controllo adeguato sulla propria comprensione)
  • Difficoltà a collegare le conoscenze
  • Memorizzazione delle informazioni Le difficoltà nell’organizzazione e pianificazione del lavoro nei DSA.
  • Scarso livello di autonomia
  • Porre l’attenzione sugli aspetti superflui
  • Uso poco consapevole degli strumenti compensativi
  • Scarsa capacità di prendere appunti
  • Inadeguato senso di responsabilità verso il proprio apprendimento Le difficoltà nella gestione delle emozioni nei DSA.
  • Bassa autostima, Basso livello di autoefficacia, Debole concetto di sè
  • Stile attributivo disfunzionale
  • Ansia da prestazione
  • Debole concetto di se
  • Abbandono precoce del compito
  • Mancanza di autocontrollo nel comportamento
  • Bassa corrispondenza tra la percezione dell’allievo ideale e la propria
  • Attività scolastiche percepite come inutili rispetto ai propri obiettivi di vita presenti e futuri

L’acquisizione del metodo di studio a casa o scuola. Insegnanti e famiglia Le considerazioni fin qui fatte conducono a ritenere che la scuola rappresenti il contesto privilegiato per imparare da imparare: per costruire il metodo di studio individuale, nonché per il suo evolversi nel corso della carriera scolastica dell’allievo con DSA. E’ attraverso l'attività educativa e didattica, infatti, che si ricevono stimoli e feedback che implementano e integrano progressivamente le strategie cognitive e di apprendimento individuali; le abilità di pianificazione del tempo e del lavoro e di gestione delle emozioni legate allo studio. L'accompagnamento dell'allievo verso questo obiettivo è svolto principalmente dagli insegnanti, ma un ruolo decisivo viene svolto anche dai familiari, visto che gli uni e gli altri operano secondo proprie modalità e competenze all'interno di distinti piani d'azione. Naturalmente, è necessario creare sinergie tra questi per rendere più consapevoli le scelte e più efficaci gli esiti condividendo, fin dall'inizio dell'anno scolastico, il percorso educativo-didattico che l'allievo seguirà e stabilendo un patto di corresponsabilità educativa. Un’altro aspetto molto importante riguarda i compito che l’allievo è chiamato a svolgere in orario extrascolastico; da ciò deriva anche una frattura di tipo sociale e culturale: il lavoro a casa avvantaggia coloro che possono contare sul sostegno della famiglia, su ambienti domestici adeguati e tranquilli, sulla disponibilità di tempo e di risorse. Una tale collaborazione scuola-famiglia può potenziare le risorse e l’abilità dell'allievo, in relazione anche al funzionamento cognitivo, allo sviluppo dell'autoregolazione e all'impiego esperto degli strumenti compensativi, che egli gradualmente deve imparare a padroneggiare. In questa prospettiva, la corresponsabilità educativa tra insegnanti e genitori diviene anche occasione di crescita culturale e sociale per l’allievo permettendogli, come in

sequenze ripetitive ostacolate dal deficit funzionale, consenta lo sviluppo dell'autonomia e della responsabilità nello studio. Le mappe concettuali Altre tipologie di rappresentazioni schematiche, utili strumenti compensativi che migliorano la comprensione dei testi, il recupero delle informazioni e l'organizzazione del pensiero e dell'apprendimento, sono le mappe concettuali. Esse permettono di comprendere concetti anche astratti, ancorandoli a procedure e regole specifiche e sollecitando, nell'allievo che ne usufruisce, un processo deduttivo. Lo studio sulle mappe concettuali, dunque, rappresenta una forma di apprendimento significativo in cui si concretizza un impegno intenzionale per collegare il nuovo sapere a concetti già acquisiti in memoria. Infatti, se nell' apprendimento meccanico la nuova conoscenza può venire incorporata nella struttura di quella già posseduta, senza interagire con ciò che questa contiene, nel caso dell' apprendimento significativo la nuova informazione è collegata a concetti e proposizioni già posseduti, che possono essere attivati e rivelati dalla costruzione delle mappe. Le mappe mentali e multimediali Un altro tipo di mappa impiegabile ai fini compensativi è quella mentale, che presenta una forma a raggiera gerarchico-associativa ed è organizzata intorno a una parola o espressione chiave. Essa è di grande utilità per l'allievo con DSA perché veicola la generalizzazione delle idee e stimola il pensiero creativo, mediante associazioni evidenziate da immagini evocative, icone, simboli e colori in chiave personale. Così la pagina del libro si trasforma in un percorso significativo che permette di ricostruire velocemente il concetto principale e di avere una rapida visione d'insieme dell'argomento trattato. Caratteristiche delle mappe mentali: ● Gerarchiche: a partire da una radice, si generano rami che si distanziano progressivamente dalla radice stessa. I rami rappresentano il dettaglio. Dal centro alla periferia della mappa i rami definiscono dettagli crescenti, dunque dalla periferia alla radice permettono di generalizzare idee e concetti. ● Concentriche: dalla radice centrale i rami si dipartono in modo radiale. ● Associative:i concetti, le idee sono generati per libere associazioni. ● Generatrici di idee: organizzano il pensiero e generano associazioni e relazioni, ● Evocative: utilizzano immagini, icone, formattazioni testuali. ● Semantiche: evidenziano campi di significato mediante codici visuospaziali. Indicazioni operative per l’elaborazione di mappe

  1. Gli allievi espongono le idee e queste si scrivono su pezzi di carta
  2. Le idee vengono disposte sul tavolo
  3. Le idee vengono classificate in gruppi di appartenenza
  4. Si individuano collegamenti e si spostano i pezzi di carta
  5. Si trascrivono su di un unico foglio di carte con frecce direzionali ‘’parlanti’’ per i collegamenti
  6. Si aggiungono disegni, immagini, simboli, icone ai concetti o sui nodi
  7. Si verbalizza il contenuto della mappa in ordine L'utilità delle mappe e degli altri materiali di compensazione È Bene precisare che, durante le sessioni di studio, bisogna

affiancare alle mappe anche altri materiali, più immediati e familiari, come quelli discorsivi, organizzati secondo criteri di tipo qualitativo. Ne sono un esempio le linee del tempo, utili per lo studio della storia,che ordinano cronologicamente le informazioni secondo parole/espressioni chiave, facendo emergere con evidenza: rapporti di causa-effetto tra gli eventi, frequenze, modelli ricorrenti e tendenze culturali. Un Altro materiale impiegabile è rappresentato dal testo di tipo lineare-sequenziale (letterario, articolo giornalistico ,esposizione orale) che sintetizza e mostra la struttura multidirezionale dell'informazione, coadiuvando l'organizzazione e la memorizzazione di vecchie e nuove conoscenze. Strumenti compensativi tecnologici ● Dizionari visivi e/o digitali, vocabolari multimediali, traduttore online; ● organizer elettronici, fogli elettronici di calcolo; ● audionote, registratore con controllo del linguaggio parlato; ● agende in Internet sincronizzate con il telefono cellulare; ● audiolibri, libridi testo in CD-ROM e digitalizzati; ● mezzi audiovisivi; ● registro elettronico; ● tachistoscopio; ● lavagna interattiva multimediale (uM): ● computer, stampante con scanner, tablet. lettore Mp3. pendrive USB; ● penna che scansiona; ● email di classe (Dropbox): ● macchina fotografica; ● software didattici specifici Strumenti compensativi cartacei/materiali ● Dizionari Di Lingua Italiana E Straniera, dei sinonimi e contrari; ● glossari, tabelle dei verbi, formulari, tavole pitagoriche; ● atlanti; ● libri di testo con illustrazioni e rappresentazioni schematiche; ● schede operative; ● segnariga; ● appunti con abbreviazioni; ● diario/agenda; ● sveglia, orologio; ● materiale di facile consumo(cartelline colorate, plastificate con i buchi, raccoglitori ad anelli,indici visivi, post-it, divisori per materie,evidenziatori colorati, penne a sfera colorate ecc.); ● linee del tempo. L'applicazione delle misure dispensative Oltre all'impiego degli strumenti compensativi, la didattica inclusiva per gli allievi con DSA prevede l'applicazione delle misure dispensative ,cioè quelle azioni di esonero dall'uso di un determinato materiale, dallo svolgimento di un compito, dallo studio di una materia, dall'obbligo di cimentarsi nell'attività. Per Garantire all'allievo lo sviluppo del metodo di studio, dunque,

Capitolo 4: l’acquisizione del metodo di studio (DSA) Come promuovere il metodo di studio A scuola è importante presentare e utilizzare diverse tecniche, tra le quali l'allievo possa scegliere quelle che ritiene più funzionali e imparare progressivamente ad autoregolare l'attività personale». La condizione indispensabile alla promozione dell’individuale metodo di studio è l’organizzazione di una didattica inclusiva che insegni in modo esplicito e diretto le tecniche, programmando interventi razionali, finalizzati all’orientamento, alla motivazione e al controllo delle modalità di apprendimento e degli obiettivi di studio perseguiti rispetto alle diverse discipline scolastiche. Gli insegnanti sono chiamati a incentivare una sua partecipazione motivata e volitiva alle diverse attività e a incoraggiarlo attraverso lo sviluppo degli stili di attribuzione e della percezione di autoefficacia. Per gli allievi con DSA è bene che gli insegnanti adottino alcuni accorgimenti didattici come:

  • selezione mirate del materiale di studio