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Modelli Democratici , Sintesi del corso di Scienza Politica

Riassunto capitolo 2, Manuale di scienza politica (Capano, Piattoni)

Tipologia: Sintesi del corso

2017/2018

Caricato il 22/03/2018

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Democrazia
Se la democrazia classica rappresentava l’avvento di quel principio di legittimità per cui i cittadini devono
godere di uguali diritti politici che consentono loro di governare ed essere nel contempo governati, lo
sviluppo di un sistema più complesso di principi si deve alle varianti di quel repubblicanesimo che nei secoli
ha connotato il pensiero democratico. Al contrario, il regime che oggi celebriamo come vincente è connesso
alla nozione di democrazia liberale, sviluppatasi all’indomani delle grandi rivoluzioni nazionali del XVIII e
XIX secolo.
Il modello liberale in sostanza, costituisce il DNA della nostra democrazia. Ma perché esistono più significati
di democrazia?
DEFINIZIONE 1. La democrazia è lo strumento istituzionale per giungere a decisioni politiche, in base al
quale i singoli individui ottengono il potere di decidere attraverso una competizione che ha per oggetto il
voto popolare (Schumpeter).
DEFINIZIONE 2. La democrazia è un regime politico caratterizzato dalla continua capacità di risposta del
governo alle preferenze dei suoi cittadini, considerati politicamente uguali.
Questo confronto fa emergere la disputa, mai risolta, tra la maggiore sensibilità di taluni autori verso una
definizione minimalista (o procedurale) come quella mostrata da Shumpeter e più tardi da Sartori e una
visione sostanziale basata sugli effettivi risultati prodotti dall’agire democratico.
La sociologia storica ha prodotto fondamentali contributi per spiegare la predisposizione di alcuni sistemi
politici precoci nei loro percorsi di democratizzazione: l’indebolimento dell’aristocrazia mercantile a
vantaggio della borghesia, l’avvento della tecnologia mercantilistica come metodo per lo sviluppo di
un’economia industriale, la mancanza di una convergenza conservatrice tra aristocrazia terriera e borghesia
commerciale, e infine la presenza di afflati rivoluzionari come quelli che condussero a eventi violenti o
comunque di rottura; questi sono solo alcuni macro fattori capaci di spiegare tali processi.
Un altro capostipite della moderna politica comparata, il norvegese Steve Rokkan, mise a fuoco la sequenza
di circostanze storiche che hanno caratterizzato la ricorrenza del processo di democratizzazione. Egli definì
tale sequenza attraverso il superamento di 4 soglie:
I. Legittimazione (l’effettivo riconoscimento della libertà)
II. Incorporazione (l’espansione della cittadinanza politica)
III. Rappresentanza (l’allargamento del circuito elettorale e istituzionale a tutti i tipi di partito
espressione del nuovo pluralismo sociale)
IV. Democratizzazione (la fissazione delle regole che ancorano l’esistenza di un governo legittimo a un
organico principio di scelta elettorale)
I fattori che si rilevano determinanti per il superamento delle soglie storiche sono: a) i tempi del
consolidamento territoriale di un dato paese, b) l’esistenza di tradizioni di rappresentanza premoderna, c)
l’indipendenza più o meno antica delle istituzioni nazionali, d) lo status internazionale di un dato paese, e) i
rapporti di forza tra paese dominante e subordinato.
I lavori pubblicati da Samuel Huntington a partire dalla metà degli anni Ottanta, poi confluiti in un noto
volume, hanno fatto il punto sul successo della democrazia nei regimi contemporanei, avanzando alcune
spiegazioni circa la natura e la tempistica delle ondate che hanno caratterizzato l’allargamento dell’area
interessata a questo fenomeno. Tali ondate possono essere riassunte così:
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Democrazia

Se la democrazia classica rappresentava l’avvento di quel principio di legittimità per cui i cittadini devono godere di uguali diritti politici che consentono loro di governare ed essere nel contempo governati, lo sviluppo di un sistema più complesso di principi si deve alle varianti di quel repubblicanesimo che nei secoli ha connotato il pensiero democratico. Al contrario, il regime che oggi celebriamo come vincente è connesso alla nozione di democrazia liberale, sviluppatasi all’indomani delle grandi rivoluzioni nazionali del XVIII e XIX secolo.

Il modello liberale in sostanza, costituisce il DNA della nostra democrazia. Ma perché esistono più significati di democrazia?

DEFINIZIONE 1. La democrazia è lo strumento istituzionale per giungere a decisioni politiche, in base al quale i singoli individui ottengono il potere di decidere attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare (Schumpeter).

DEFINIZIONE 2. La democrazia è un regime politico caratterizzato dalla continua capacità di risposta del governo alle preferenze dei suoi cittadini, considerati politicamente uguali.

Questo confronto fa emergere la disputa, mai risolta, tra la maggiore sensibilità di taluni autori verso una definizione minimalista (o procedurale) come quella mostrata da Shumpeter e più tardi da Sartori e una visione sostanziale basata sugli effettivi risultati prodotti dall’agire democratico.

La sociologia storica ha prodotto fondamentali contributi per spiegare la predisposizione di alcuni sistemi politici precoci nei loro percorsi di democratizzazione: l’indebolimento dell’aristocrazia mercantile a vantaggio della borghesia, l’avvento della tecnologia mercantilistica come metodo per lo sviluppo di un’economia industriale, la mancanza di una convergenza conservatrice tra aristocrazia terriera e borghesia commerciale, e infine la presenza di afflati rivoluzionari come quelli che condussero a eventi violenti o comunque di rottura; questi sono solo alcuni macro fattori capaci di spiegare tali processi.

Un altro capostipite della moderna politica comparata, il norvegese Steve Rokkan, mise a fuoco la sequenza di circostanze storiche che hanno caratterizzato la ricorrenza del processo di democratizzazione. Egli definì tale sequenza attraverso il superamento di 4 soglie:

I. Legittimazione (l’effettivo riconoscimento della libertà)

II. Incorporazione (l’espansione della cittadinanza politica)

III. Rappresentanza (l’allargamento del circuito elettorale e istituzionale a tutti i tipi di partito espressione del nuovo pluralismo sociale)

IV. (^) Democratizzazione (la fissazione delle regole che ancorano l’esistenza di un governo legittimo a un organico principio di scelta elettorale)

I fattori che si rilevano determinanti per il superamento delle soglie storiche sono: a) i tempi del consolidamento territoriale di un dato paese, b) l’esistenza di tradizioni di rappresentanza premoderna, c) l’indipendenza più o meno antica delle istituzioni nazionali, d) lo status internazionale di un dato paese, e) i rapporti di forza tra paese dominante e subordinato.

I lavori pubblicati da Samuel Huntington a partire dalla metà degli anni Ottanta, poi confluiti in un noto volume, hanno fatto il punto sul successo della democrazia nei regimi contemporanei, avanzando alcune spiegazioni circa la natura e la tempistica delle ondate che hanno caratterizzato l’allargamento dell’area interessata a questo fenomeno. Tali ondate possono essere riassunte così:

✓ Prima ondata: si tratta della trasformazione democratica collegata alla modernizzazione e alla rivoluzione industriale, che ha interessato praticamente tutto l’emisfero nordoccidentale.

✓ (^) Seconda ondata: questa ondata si sarebbe collegata alla trasformazione democratica indotta in una serie di paesi (principalmente europei ma anche latinoamericani ed ex colonie) con la fine di una serie di esperienze dittatoriali e autoritarie.

✓ Terza ondata: iniziò nel 1974, durante la fase delicata di riorganizzazione su scala globale delle democrazie, impegnate allora a superare la crisi fiscale attraverso la globalizzazione economica e il consolidamento di varie organizzazioni sovranazionali.

La terza ondata di transizione avrebbe avuto una matrice completamente diversa dalle precedenti, essendo il risultato di cinque forme di mutamento economico, sociale e culturale.

  1. La crisi di legittimazione dei regimi autoritari
  2. Una crescita economica globale senza precedenti
  3. (^) Il nuovo ruolo della chiesa cattolica dopo il concilio vaticano II
  4. Il cambiamento della politica estera di alcuni attori, a cominciare dagli Stati Uniti ma anche da parte della allora Comunità europea
  5. Il ruolo dei media nel processo di condivisione globale da parte dell’opinione pubblica

Sulla distanza tra culture più o meno compatibili con il modello democratico, Huntington, immaginava l’avvento di un nuovo scenario mondiale, scenario che avrebbe di lì a poco meglio definito con l’uscita del suo libro sullo scontro di civiltà. In questo lavoro si teorizzava l’incompatibilità democratica e perfino la maggiore inclinazione alla violenza di alcune civiltà alternative a quella occidentale, in primis quella islamica.

A seguito dello sviluppo della rivoluzione comportamentista e della rinascita dell’approccio empirico allo studio della politica, fu possibile, a partire dagli anni Sessanta, sviluppare più profonde riflessioni sulla diversa natura dei vari regimi democratici. Lo studioso che da allora ha incessantemente approfondito questo aspetto è senza dubbio l’olandese Arend Lijphart: nei suoi primi studi metteva a fuoco il modello consociativo di democrazia, al fine di spiegare la tendenza di alcuni sistemi dell’Europa continentale a creare le condizioni di un governo allargato con maggioranze sovradimensionate, coalizioni ideologicamente complesse e svariati meccanismi di contrappeso costituzionale rispetto al governo maggioritario, espressione del vincitore elettorale.

Nel volume le democrazie contemporanee, uscito nel 1984, Lijphart lanciava una proposta ben più forte, con una tipologia nuova e, soprattutto, con la proposta di una ricerca sistematica su tutte le democrazie rilevanti. La proposta si basava sui due modelli polari denominati, rispettivamente, modello maggioritario e modello consensuale di democrazia (sulla base del principio maggioritario la democrazia è un regime i cui rappresentanti, eletti con elezioni libere, competitive e ricorrenti, raggiungono le proprie decisioni in base al principio di maggioranza. Il principio consensuale sottolinea invece l'importanza della ricerca dell'accordo, del compromesso). Il libro, costruito su diciannove casi di democrazia di medio periodo, ai quali venivano aggiunte in una seconda edizione le tre democrazie dell’Europa meridionale uscite dall’esperienza autoritaria negli anni Settanta, avrebbe avuto un enorme successo, contribuendo a sviluppare un fervente dibattito sull’utilità dei modelli democratici ideali e sulle loro implicazioni. Da questo sforzo di sistemazione empirica sarebbe nato il volume Patterns of Democracy : ma questa volta le democrazie sotto la lente dello studioso erano ben trentasei e il tempo di osservazione si allungava fino a mezzo secolo, permettendo l’estrapolazione di interessanti evidenze circa gli spostamenti di medio periodo di molti regimi democratici.