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Il ruolo dei genitori nella prima infanzia del bambino e la necessità di una buona alleanza terapeutica. Freud, Klein, e altri psicologi si espressero sulla difficoltà dei genitori e la necessità di comprendere la relazione madre-figlio. i diversi modelli di intervento, come la terapia congiunta genitore-bambino, e il ruolo dell'osservazione, dell'ascolto, e del contenimento. Il documento anche discute il modello Tavistock e il lavoro con i genitori di bambini piccoli.
Tipologia: Appunti
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LA GENITORIALITA’: generalmente si pensa che DIVENTARE GENITORI coincida con la nascita del proprio figlio, ma in realtà, in quel momento, l’evento nuovo è rappresentato solo dall’ESPERIENZA di relazionarsi per la prima volta con un bambino reale da curare, nutrire e amare. Si definisce una GENITORIALITA’ ESTERIORIZZATA, una genitorialità che si attiva nella realtà, ma questa è collegata con LA GENITORIALITA’ INTERNA ovvero con quella dimensione intrapsichica riguardante il ruolo materno o paterno che non è nuova in quanto si è andata costruendo poco a poco nel tempo. Fin dall’infanzia infatti si cominciano ad interiorizzare determinati modelli di PARENTING che costituiscono il nucleo originario di quella che poi diverrà la propria identità genitoriale. Si tratta di un lungo processo che avviatosi nei primi anni di vita, si estenderà poi nel corso dello sviluppo e risentirà anche dell’influenza delle variabili socioculturali che caratterizzano l’ambito di appartenenza. La notizia della gravidanza è un potente attivatore di pensieri, emozioni, di temi connessi con la propria storia personale e favorisce la visualizzazione delle passate esperienze e delle proprie problematiche. La nuova condizione può determinare anche un crollo psicologico per il riattivarsi di sottostanti conflitti non elaborati. La nascita di un figlio comporta sempre un’alterazione dell’equilibrio della coppia, che si trova ad affrontare il delicato passaggio da una relazione a due a una relazione a tre, passaggio che implica una serie di profonde modificazioni strutturali e d’investimento. Con l’arrivo del bambino avviene infatti una trasformazione che implica un’esperienza di transito dallo status di coppia a quello di vero e proprio nucleo familiare. Meltzer e Harris descrivono otto specifiche funzioni che possono caratterizzare gli individui che di essa fanno parte. Si tratta di FUNZIONI EMOTIVE che possono governare le relazioni nei gruppi familiari. Esse sono:
- generare amore - suscitare odio - infondere speranza - seminare disperazione - contenere la sofferenza depressiva - trasmettere ansia persecutoria - pensare - creare bugie e confusione. In base a tali funzioni possiamo immaginare che una genitorialità risulti adeguata quando sia in grado di : - instaurare un buon clima di fiducia e di sicurezza ( generare amore) - quando riesca a promuovere le forze costruttive - incoraggiando le aspirazioni individuali ( infondere speranza) - quando si disponga ad accogliere il dolore, le fragilità individuali ( contenere la sofferenza depressiva) - quando favorisca lo sviluppo di un pensiero personale ( pensare).
Negli ultimi vent’anni si è determinato un progressivo aumento del livello di attenzione nei confronti del tema riguardante il lavoro clinico con i genitori. FREUD: da un punto di vista psicoanalitico al riguardo vi è il caso del piccolo Hans. Si tratta del trattamento di un bambino di 5 anni che presentava una serie di problematiche fra cui quella più eclatante riguardava una fobia per i cavalli, effettuato da suo padre con la supervisione di Freud. In questo senso, Freud valorizza molto il ruolo paterno ma questa esperienza rappresenta un’evento unico dal momento che Freud non intraprese analisi infantili e quindi non si trovò ad affrontare le varie problematiche che sono connesse al lavoro con i genitori. HUG-HELLMUTH: ritiene che il compito dei genitori sia estremamente difficile, dovendo al tempo stesso esprimere autorevolezza e affetto. Afferma che quando essi si rendono conto di avere un figlio problematico, tendono spesso a considerare la psicoanalisi come l’ultima risorsa. ANNA FREUD: sostiene che in caso di grave nevrosi e di un ambiente ostile sia il bambino sia all’analisi, considera la possibilità di allontanare il bambino stesso dalla sua famiglia, per ricoverarlo in un istituto dove egli possa effettuare un trattamento psicoanalitico. KLEIN: utilizza tutto il tempo necessario per raccogliere dai genitori la storia completa del bambino non solo in relazione ai suoi sintomi, ma a tutto il suo sviluppo. Invitava a osservare eventuali lacune nel racconto, la tonalità affettiva usata e i possibili cambiamenti di tono relativi ad alcuni argomenti. In presenza di significative lacune suggeriva di formulare qualche domanda, ma con molto tatto senza insistenza. Proponeva di esplorare la relazione della madre con i propri genitori nel corso della gravidanza e nelle prime fasi di vita del figlio, nonché di riscontrare la presenza di eventi particolarmente significativi. Infine sollecitava a cercare di capire quale ruolo rappresentasse quel figlio per i genitori anche attraverso indicatori esterni ( quale per esempio la scelta del nome). WINNICOTT: pediatra e psicoanalista, uno dei maggiori esponenti del gruppo dei cosiddetti psicoanalisti indipendenti. Egli espone il concetto di PREOCCUPAZIONE MATERNA PRIMARIA intesa come uno specifico stato organizzato di elevata sensibilità materna nei confronti del bambino che si sviluppa poco a poco a partire dalla gravidanza e che permane per un breve periodo dopo la nascita del figlio. Non si determina se la madre è troppo centrata su di sé o ha tendenze patologiche. Winnicott attribuisce molta importanza alle cure materne ( la madre ambiente), senza le quali il bambino non potrebbe sopravvivere. Il ruolo genitoriale entra inoltre in gioco anche nel processo di costruzione del Sé dell’individuo. Una madre che tende a sostituire il proprio gesto al gesto del bambino, potrà contribuire alla costruzione difensiva di un FALSO SE’. Infine egli riservava molto spazio per i genitori dei suoi piccoli pazienti, accogliendoli, ascoltandoli, ponendosi in contatto con loro direttamente. L’INCONTRO CON I GENITORI Quando un genitore prende contatto con noi per un colloquio, possiamo trovarci di fronte a scenari molto diversi. Spesso i genitori arrivano dopo che è trascorso molto tempo dal primo manifestarsi delle problematiche segnalate. La domanda di consultazione può essere effettuata per ottenere una VALUTAZIONE riguardante i preoccupanti comportamenti del figlio (isolamento, ritardi nello sviluppo ecc), per chiedere UN SOSTEGNO per il figlio in un momento difficile del suo percorso evolutivo
Per La McDonough la psicoterapia congiunta viene intesa come una possibile GUIDA alla genitorialità. A tal fine vengono utilizzate le interazioni bambino-genitore che una volta videoregistrate, permettono a quest’ultimo di visualizzare direttamente i propri comportamenti, facilitando un percorso di cambiamento. Stern invece si riferisce alla possibilità per il genitore di modificare non solo il proprio comportamento ma anche le relative rappresentazioni, favorendo così nel figlio l’allontanamento da contenuti rappresentazionali negativi e patologici, proiettati in lui dal genitore stesso. Questo secondo Stern è facilitato dall’utilizzazione delle videoregistrazioni che permettono di identificare le sequenze interattive tipiche, proponendo al genitore di concentrare l’attenzione su momenti particolarmente significativi. Cramer e Palacio-Espasa partono dall’analisi della gravidanza e del parto, momenti in cui possono assumere diversa rilevanza il bambino:
- FANTASMATICO: connesso con le tematiche inconsce genitoriali - IMMAGINARIO: collegato alle fantasie , materne e paterne a occhi aperti - REALE. Essi affermano che nel neonato può facilmente coagularsi un sovradosaggio di proiezioni provenienti dai genitori: lo scopo della psicoterapia è quello di ridurre le proiezioni dirette sul bambino, analizzando i transfert genitoriali. Un altro contributo in questo senso è offerto dalla Watillon, psicoanalista belga, che intende la psicoterapia congiunta genitore-bambino come un’opportunità per mettere in scena il conflitto interazionale. La sua attenzione è principalmente rivolta al periodo postpartum, momento di particolare recettvità materna, momento di attivatore di vissuti e ricordi: ora le difese sono allentate e la situazione presente richiede una rielaborazione dei conflitti del passato e un necessario riadattamento psichico alla nuova realtà. Il terapeuta può così svolgere l’importante funzione di aiutare il genitore a visualizzare le proprie preoccupazioni aiutandolo a interpretare in maniera adeguata i segnali provenienti dal bambino e favorendo una decondensazione delle problematiche connesse con le sue fantasie Infine vi è il MODELLO TAVISTOCK che poggia le basi sull’esperienza dell’UNDER-FIVES COUNSELLING SERVICE. Nel lavoro breve con i bambini piccoli e i loro genitori appare centrale l’importanza attribuita alla funzione osservativa del terapeuta e alla sua capacità di lavorare con il controtransfert. In quest’ottica la psicoterapia congiunta genitori-bambino viene intesa come un modello aperto e flessibile e costituisce una tecnica elettiva se il bambino rappresenta un aspetto problematico del sé genitoriale o se egli viene identificato con qualche figura conflittuale del passato dei genitori. ESEMPI CLINICI PAOLO ( 3 ANNI) E I SUOI GENITORI? Attraverso la lettura di questa situazione clinica, si è potuto cogliere il significativo ruolo dell’OSSERVAZIONE, dell’ascolto, del contenimento, ma anche vedere quanto sia importante, in presenza del nucleo familiare distribuire l’attenzione tra il bambino e i suoi genitori restituendo a tutti e tre accoglimento e comprensione. Negli incontri successivi, aumentarono gli interventi genitoriali di mediazione tra Paolo e la realtà esterna che sembrava non essere più minacciosa non solo dal bambino ma anche dagli
stessi genitori. Gli scambi verbali, all’interno delle sedute di consultazione hanno veicolato momenti vissuti molto intensi soprattutto in riferimento a un tema depressivo materno che è stato possibile essere portato e accolto, mentre dall’altra parte fu possibile ridare a Paolo spazi propri, differenziati da quelli genitoriali, condizione testimoniata dal suo distacco dalle braccia materne per poter più spesso giocare. Occorre considerate che non sempre il lavoro con i genitori di bambini piccoli permette loro così rapidamente di effettuare dei passi un una direzione di crescita consapevole, in quanto siamo continuamente esposti alla possibilità di eventuali fallimenti e molto spesso il lavoro si protrae a lungo nel tempo. Il vero problema per i genitori era proprio quello di non riuscire a separarsi da Paolo, ( mostrato concretamente fin dal primo momento in cui avevano varcato l’ingresso dello studio). L’origine di tale problema non era da attribuirsi solo in Paolo, bensì all’interno della relazione che si era strutturata tra lui e la figura materna e tra i due coniugi. La madre di Paolo, trovandosi a vivere una condizione di profonda solitudine, aveva richiesto implicitamente al bambino di riempire il vuoto causato dalla lontananza di suo marito. Quindi Paolo in un certo senso, aveva svolto le funzioni di una figura coniugale ( elemento consolotario e rassicuratore), portando su di sé il peso di un ROLE REVERSAL ( ruolo riversato) inappropriato per la sua età e per i suoi specifici bisogni, peso da cui cominciò a sentirsi alleggerito proprio quando la sofferenza materna potè essere accolta e visualizzata dalla terapeuta ma anche dal Signor D ( padre di Paolo). Attraverso un uso attento dell’osservazione e della REVERIE fu possibile favorire in questo piccolo nucleo familiare così coeso, una graduale riassunzione delle proprie parti scisse e proiettate dei propri ruoli e delle proprie funzioni permettendo così l’instaurarsi di un circolo di interazioni più benevole. QUANDO LA GENITORIALITA’ ARRIVA PER CASO Negli studi riguardanti le dinamiche psicologiche in gravidanza, viene spesso sottolineato quanto sia importante che la nascita di un bambino venga a collocarsi all’interno di uno spazio mentale condiviso dai suoi genitori e costituito da un insieme di desideri, fantasie, pensieri, spesso coltivati nel corso di un lungo periodo in cui un uomo e una donna hanno consolidato la loro esperienza di essere coppia. Tutto questo si riferisce al fatto che quando esso arriva possa comunque trovare ad accoglierlo un buon contenitore costituito da un’’adeguata solidità di affetti. Questo purtroppo non avviene sempre. Lo si osserva ad esempio nelle maternità adolescenziali. Spesso nelle giovani donne, la gravidanza risponde al desiderio di mostrare che il proprio corpo è in grado di funzionare bene, di far nascere una nuova vita così com’è avvenuto per la propria madre: ma è in primo piano soprattutto il DESIDERIO DI GRAVIDANZA piuttosto che il DESIDERIO DI MATERNITA’. Nel DESIDERIO DI GRAVIDANZA si verifica una significativa assenza di pensieri riguardanti il bambino: la donna sembra solo centrata sulla propria persona e sull’ambivalenza della relazione instaurata con la figura materna ( da un lato si vuole allontanare da lei, dall’altro ne cerca la protezione).
Oggi tuttavia, sono molto più frequenti le adozioni di bambini più grandi, spesso provenienti da paesi stranieri. Il ricorso all’adozione internazionale mette a confronto diversi sistemi di valori e culture e richiede una maggiore adattabilità da entrambe le parti. Occorre considerare inoltre, che molte coppie orientate verso l’adozione, spesso hanno alle spalle numerosi anni di convivenza a due e possono presentare grandi difficoltà a elaborare uno spazio triadico. Pertanto occorre effettuare un lavoro psichico perché il figlio adottivo “arrivato da un altro mondo”, diventi parte integrante della nuova famiglia e questo richiede la capacità di mettersi in relazione con i bisogni del bambino e di avvicinarsi al suo dolore rispetto alla perdita di genitori naturali. I colloqui con i genitori adottivi sono sempre molto intensi. Spesso viene constatata in loro l’illusione che il bambino adottato appaghi perfettamente il desiderio di essere genitori, di costituire una famiglia. Inoltre il fallimento del rapporto genitori/ figlio viene spesso proiettato sul bambino o adolescente sul suo carattere, sulle diverse radici socioculturali non ritenute conciliabili con quelle dei genitori. E tutto questo coinvolge emozionalmente il clinico. I SIGNORI T In questo colloquio emerge uno stato di profonda insoddisfazione da parte dei genitori per il comportamento e per il carattere della loro figlia adottiva Maria Cristina. Maria Cristina è di origine brasiliana ora ha 12 anni ed è stata adottata quando ne aveva 5. In questo caso sembrano fronteggiarsi due mondi: quello genitoriale fatto di interessi culturali raffinati, di voci basse e controllate, di oggetti collocati al posto giusto e quello di Maria Cristina, costituito dal desiderio di sentirsi viva attraverso la musica ritmata, i primi contatti con l’altro sesso. Dietro entrambi si nasconde il bisogno di sentirsi accettati ma per la ragazza sembra più difficile poter raggiungere questa meta, anche perché celata da comportamenti che intendono continuamente sfidare la tenuta genitoriale. Maria Cristina è molto diversa da come sarebbe stata Elena, la loro figlia naturale venuta tragicamente a mancare. E anche se i genitori soprattutto la madre, sembrano rendersi conto razionalmente di queste diverse radici, emozionalmente e inconsciamente è come se chiedessero alla figlia di impersonare quel ruolo e di rendere reali le loro idealizzazioni. Lo stato d’animo del terapeuta: identificazione con Maria Cristina che veniva percepita come “ingabbiata” in un contenitore troppo rigido e richiedente. Ma nel tempo stesso è stato avvertito il lutto non elaborato dai genitori per la perdita della piccola Elena ( tematica più importante da affrontare in questo lavoro).