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Modello parole e paradigmi, Appunti di Linguistica

Riassunto che può essere di aiuto a coloro che trovano di difficile comprensione il libro della Thornton

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 12/03/2021

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MODELLO PAROLE E PARADIGMI
- Non si parte dalla formazione della singola forma flessa, ma dall’intero
paradigma delle forme che si collocano in una struttura
- Esistono regole che rendono conto del modo in cui si generano le singole
forme (REGOLE DI REALIZZAZIONE) in parte simili alle regole del
modello entità e processi; l’entità non è il morfema, bensì una forma flessa
nella sua interezza. La forma flessa completa deve spiegare la biplanarità
significato/significante
Vantaggi del modello: spiegazione dell’allomorfia sia della parte lessicale che di
quella desinenziale
odo [ 1° sing. pres. ind. lessema UDIRE]
udite [2° pl. pres. ind. lessema UDIRE]
ama [ 3° sing. pres. ind. lessema AMARE]
ride [ 3° sing. pres. ind. lessema RIDERE]
nel modello a entità e disposizioni risulta il repertorio delle seguenti entità
(morfemi)
“udire” /ɔd/ “udire” /ud/
“amare” /am/ “ridere” /rid/
“1° sing. pres.” /o/
“3° sing. pres.” /a/
“3° sing. pres.” /e/
“2° pl. pres.” /ite/
*ame , *rida, *udo, *odite ???
Nel modello a entità e disposizioni si fa spesso riferimento a fattori fonologici
(criterio distribuzionale)
terminano entrambe con /d/
la sequenza fonotattica /ame/ si riscontra in altre parole: lame, fame
rida è forma flessa rida con altro significato (congiuntivo)
Riconoscimento di un livello morfologico, né semantico, né fonologico
1) i lessemi appartengono a una classe di flessione
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MODELLO PAROLE E PARADIGMI

  • Non si parte dalla formazione della singola forma flessa, ma dall’intero paradigma delle forme che si collocano in una struttura
  • Esistono regole che rendono conto del modo in cui si generano le singole forme (REGOLE DI REALIZZAZIONE) in parte simili alle regole del modello entità e processi; l’entità non è il morfema, bensì una forma flessa nella sua interezza. La forma flessa completa deve spiegare la biplanarità significato/significante Vantaggi del modello: spiegazione dell’allomorfia sia della parte lessicale che di quella desinenziale odo [ 1° sing. pres. ind. lessema UDIRE] udite [2° pl. pres. ind. lessema UDIRE] ama [ 3° sing. pres. ind. lessema AMARE] ride [ 3° sing. pres. ind. lessema RIDERE] nel modello a entità e disposizioni risulta il repertorio delle seguenti entità (morfemi) “udire” /ɔd/ “udire” /ud/ “amare” /am/ “ridere” /rid/ “1° sing. pres.” /o/ “3° sing. pres.” /a/ “3° sing. pres.” /e/ “2° pl. pres.” /ite/
  • ame , *rida, *udo, *odite ??? Nel modello a entità e disposizioni si fa spesso riferimento a fattori fonologici (criterio distribuzionale) terminano entrambe con /d/ la sequenza fonotattica /ame/ si riscontra in altre parole: lame, fame rida è forma flessa rida con altro significato (congiuntivo) Riconoscimento di un livello morfologico, né semantico, né fonologico
  1. i lessemi appartengono a una classe di flessione

Pres. Indic. I sing II sing III sing I pl II pl III pl AMARE amo ami ama amiamo amate amano TEMERE temo temi teme temiamo temete temono I sing II sing III sing I pl II pl III pl AMARE amo ami *ame amiamo amate *amono TEMER E temo temi *tema temiamo temete *temano MANGIARE ( mangia mangiano ) PARLARE ( parla parlano ) CREDERE ( crede credono ) METTERE ( mette mettono ) SENTIRE ( sente sentono ) Correlazione tra desinenze in certe celle del paradigma sistematica dovuta al fatto che il lessema appartiene a una certa classe di flessione: - a (III sing) e - ano (III pl) -e (III sing) e -ono (III pl) (una specie di implicazione in cui i due valori sono sullo stesso piano - Cooccorrenza ) I sing II sing III sing I pl II pl III pl PARLARE parlo parli parla parliamo parlate parlano I sing II sing III sing I pl II pl III pl RIDERE rido ridi ride ridiamo ridete ridono Nessun motivo di ordine fonologico, semantico, sintattico

  1. il paradigma di un lessema può presentare una partizione: alcune celle del paradigma sono accomunate dal fatto che presentano nella forma del lessema la stessa sequenza fonica ( stringa ) laddove le sequenze possono variare, presentare cioè suppletivismo

E

UDIRE *udo *udi ode udiamo udite odono Altra ipotesi: alternanza casuale tra le due stringhe I sing II sing III sing I pl II pl III pl UDIRE *udo odi *ude *odiamo udite odono UDIRE odo *udi ode udiamo *odite *udono Questo livello, che non trova spiegazioni in motivi di ordine fonologico o semantico, viene detto morfomico (Aronoff). Altre partizioni, anche più articolate, cioè con un numero maggiore di stringhe CONOSCERE I sing II sing III sing I pl II pl III pl conosc o conosc i conosc e conosciam o conoscet e conoscon o 2 stringhe: /konoʃʃ-/ e /konosk-/ 2 partizioni (se prendessimo in considerazione tutto il paradigma emergerebbe un’altra stringa /konbb-/ ) I sing II sing III sing I pl II pl III pl VENIRE vengo vieni viene veniamo venite vengono 3 stringhe: /ven-/ /vien-/ /veng-/ 3 partizioni I sing II sing III sing I pl II pl III pl DOLERE dolgo duoli duole dogliam o dolete dolgono 4 stringhe: /dol-/ /dolg-/ /duol-/ /doʎʎ-/ MORFOMA: ciascuna delle stringhe che può rappresentare un lessema nelle diverse forme del suo paradigma Termini alternativi: (in inglese stems ) tema, radice, allomorfi tutti non validi Utilizzato: base

  1. la base è una forma del lessema che si manifesta nelle diverse classi di partizione di un paradigma
  2. sulla base, che è una forma del lessema, operano regole di realizzazione che servono a creare le forme flesse del lessema (le regole di realizzazione possono consistere nell’aggiunta di un affisso, o in un processo di raddoppiamento o in un processo di sottrazione di parte della base) Il numero massimo di basi che un lessema di tipo verbale può manifestare in italiano è 6 DOLERE: /dol-/ /dolg-/ /duol-/ /doʎʎ-/ /dols-/ /dolu-/ Distribuzione delle diverse basi nelle classi di partizione dell’indicativo presente Possiamo dare un indice numerico alle diverse basi e così assegniamo un certo indice numerico alle classi di partizione in cui compare quella base CONOSCERE VENIRE DOLERE (konosk-) B 2 (vɛng-) B 2 (dolg-) B 2 (konoʃʃ-) B 1 (vien-) B 3 (duol-) B 3 (konoʃʃ-) B 1 (vien-) B 3 (duol-) B 3 (konoʃʃ-) B 1 (ven-) B 1 (doʎʎ-) B 4 (konoʃʃ-) B 1 (ven-) B 1 (dol-) B 1 (konosk-) B 2 (vɛng-) B 2 (dolg-) B 2 Non c’è un rapporto di implicazione tra forma di una base e classe di partizione. Confrontando due verbi i cui lessemi sembrano analoghi, emergono somiglianze e differenze VENIRE FINIRE (vɛng-) B 2 (finisk-) B 2 (vien-) B 3 (finiʃʃ-) B 3 (vien-) B 3 (finiʃʃ-) B 3 (ven-) B 1 (fin-) B 1 (ven-) B 1 (fin-) B 1 (vɛng-) B 2 (finisk-) B 2

Le diverse matrici vengono impiegate per creare basi diverse per le classi di partizione VENIRE FINIRE USCIRE (vɛng-) B 2 (finisk-) B 2 (ɛsk-) (vien-) B 3 (finiʃʃ-) B 3 (ɛʃʃ-) (vien-) B 3 (finiʃʃ-) B 3 (ɛʃʃ-) (ven-) B 1 (fin-) B 1 (uʃʃ-) (ven-) B 1 (fin-) B 1 (uʃʃ-) (vɛng-) B 2 (finisk-) B 2 (ɛsk-) Il convergere di LESSEMI verbali diversi come basi diverse per le diverse classi di partizione nel paradigma di un unico verbo può spiegare i casi di suppletivismo forte Es. paradigma del verbo ANDARE rispetto ai verbi latini vadere , ambitare e ambulare INFORMAZIONE di livello morfologico (non semantico, non fonologico) riguarda i tratti morfo-sintattici dei LESSEMI. Le basi, quando sono più di 1, si possono derivare con processi fonologici, rispetto alla B 1 , però non tutte sono “calcolabili”, devono essere conosciute e memorizzate. Es: nei verbi della III coniugazione, che hanno una bipartizione, la B 2 può essere derivata aggiungendo alla B 1 il segmento /isk/, come in FINIRE NITRIRE → nitrisc (nitrisco, nitriscono ) CAPIRE → capisc (capisco, capiscono ) però la B 2 del verbo UDIRE deve essere nota, non può essere derivata Competenza morfologica:

  1. a quale classe di flessione appartiene un lessema?
  2. esistono classi di partizione nel paradigma delle forme flesse di quel lessema?
  3. quali sono le basi usate per le diverse classi di partizione e a quali valori sono associate (indicizzazione)? REGOLE di REALIZZAZIONE delle forme flesse
  1. regole di formazione delle basi
  2. regole di formazione delle forme flesse
  3. regole di rimando (??) Regola di formazione delle basi Verbo (^) [classe II A…], [partizione X]: B2 = B 1 /isk/

Due macro-classi: I (I coniugazione) e II (II e III coniugazione), poi sottoclassi Es. indic pres: stessa coocorrenza per la II e la III coniugazione nella III pers. sing –e tem-e, legg-e, cred-e, mett-e part-e, sent-e, sal-e, patisc-e Regola di assegnazione di una base a una classe di partizione Verbo (^) [classe II A…], [partizione X]: B 2 in CP 2 , B 3 in CP 3 , … B 1 altrove Regola di realizzazione di una forma flessa III sing indicativo pres di verbi come VEDERE, FINIRE Verbo (^) [classe II], [pers: 3 sing], [tempo: presente], [modo: indic], [voce: attivo] :[X] →[Xe] dove X è una variabile per base. Qual è la base viene regolato dalla regola di sopra in verbi come venire X= B 3 (/vien/) → viene in verbi come vedere X= B 1 (/ved/) → vede in verbi come conoscere X= B 1 (/konoʃʃ/) → conosce Regola specifica di realizzazione di una forma flessa Verbo (^) [ESSERE], [pers: 3 sing], [tempo: presente], [modo: indic], [voce: attivo] :[X] →[è] “Condizione altrove” una regola specifica ha la precedenza su quella generale (in uno stesso contesto) Regola di rimando Verbo, [pers: 1 pl], [tempo: presente], [modo: indic], [voce: attivo] :[X] → Verbo, [pers: 1 pl], [tempo: presente], [modo: congiuntivo], [voce: attivo] noi temiamo, che noi temiamo noi partiamo, che noi partiamo Regola valida anche per verbi molto irregolari ANDARE noi andiamo, che noi andiamo ESSERE noi siamo, che noi siamo direzionalità?