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Letteratura Italiana del Duecento e Trecento: Dante, Petrarca e Boccaccio - Prof. Manganar, Appunti di Letteratura Italiana

Una panoramica sulla letteratura italiana del duecento e trecento, concentrandosi sul passaggio dalla cultura medievale all'affermazione del volgare come lingua letteraria. Esplora le opere e gli autori chiave come dante, petrarca e boccaccio, analizzando la scuola poetica siciliana, lo stilnovo e le principali opere di dante, tra cui la divina commedia, la vita nova, il de vulgari eloquentia, il convivio e il de monarchia. Anche le ecloghe e le lettere di dante, fornendo un quadro completo del contesto storico e culturale dell'epoca.

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 11/10/2025

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IL DUECENTO E IL TRECENTO:
Il Duecento e il Trecento sono due secoli cruciali per il passaggio dalla cultura medievale basata sul latino
a una nuova stagione in cui il volgare inizia a imporsi come lingua letteraria. Questo periodo vede
affermarsi una grande varietà di forme e generi letterari, sviluppati in contesti sociali e politici molto
diversi, dalla Francia, con le corti e i loro trovatori, all’Italia frammentata politicamente e linguisticamente.
In Francia, già dall’anno Mille si sviluppa una letteratura in lingua d’oil che comprende principalmente le
Chansons de geste, come la famosissima Chanson de Roland (fine XI secolo), la cui narrazione epica
celebra le virtù cavalleresche e il sacrificio del paladino Orlando nella lotta contro i Saraceni, nemici della
cristianità. Lo stile delle Chansons si basa su formule e ripetizioni fisse, che facilitano la trasmissione
orale e la memorizzazione. Fra il XII e il XIII secolo maturano anche i romanzi cortesi di Chrétien de
Troyes, come Erec e Enide e Lancelot, in cui i protagonisti vivono un percorso di formazione, affrontando
prove di valore, lealtà e autocontrollo che ne forgiano il carattere cavalleresco. Contemporaneamente
nasce la lirica provenzale, in cui i trovatori cantano un amore spirituale, idealizzato e mai pienamente
realizzato, l’amore cortese, vissuto come dovere del poeta verso una donna spesso irraggiungibile,
elevandola a figura angelica.In Italia, il quadro è più complesso: la penisola è politicamente divisa e
domina il latino nella cultura scritta, mentre la diffusione del volgare è frammentata tra dialetti diversi. Solo
con Dante, Petrarca e Boccaccio il volgare toscano si afferma come lingua letteraria di prestigio. La
poesia italiana nasce tardi, con testi di carattere religioso e morale, come le Laudi di san Francesco
d’Assisi. Nel Cantico delle creature, san Francesco celebra Dio attraverso le meraviglie della
natura.Altrettanto intensa è la poesia mistica di Jacopone da Todi, che esprime sofferenza e fede con
forte realismo.Alla corte di Federico II si forma la scuola poetica siciliana, rappresentata da autori come
Giacomo da Lentini, inventore del sonetto, e Pier della Vigna, che compongono poesie d’amore in un
volgare raffinato, centrato sulla sofferenza del non ricambiato e sull’idealizzazione della donna amata,
figura spesso anonima e lontana. Il sonetto, formato da due quartine e due terzine, diventerà la forma
lirica principale della poesia italiana.Questa poesia si diffonde in Toscana ed Emilia e si apre a nuovi temi,
anche civili e religiosi. Guittone d’Arezzo, tra i maggiori poeti di questo periodo, scrive un vasto corpus di
poesie in cui l’amore si trasforma da tortura a esperienza spirituale, includendo sonetti, canzoni e laudi.
Lo stile guittoniano è complesso e allusivo, con frequenti latinismi.
Accanto a Guittone emerge Guido Guinizzelli, precursore dello Stilnovo, che innova con il sonetto Al cor
gentil rempaira sempre amore, dove il cuore gentile è il luogo dove risiede il vero amore, sostituendo
l’antica nobiltà di sangue con la nobiltà d’animo:“Al cor gentil rempaira sempre amore.”
Lo Stilnovo si afferma a Firenze con poeti come Guido Cavalcanti, amico di Dante, e Cino da Pistoia.
Cavalcanti esplora l’amore come forza potentissima, spesso tragica, come nella canzone Donna me
prega, in cui la passione amorosa diventa oggetto di profonda meditazione filosofica.
Cino da Pistoia presenta uno stile più dolce e lineare, e per la prima volta attribuisce nome alla donna
amata, abbinando spesso anche satira e invettiva.Parallelamente, in Toscana e Umbria si sviluppa la
poesia comico-realistica, che contrasta con l’ideale stilnovista, rappresentando la vita di tutti i giorni con
linguaggio diretto e tono ironico. Cecco Angiolieri di Siena è il più noto esponente, famoso per i suoi
sonetti graffianti, come “S’i’ fossi foco”, in cui irride l’amore cortese e l’ideale aristocratico:
Nel Duecento si assiste anche al grande sviluppo della prosa in volgare, soprattutto in ambiti pratici
(conti, lettere di commercio), ma già sono presenti trattati morali e retorici che aiutano a diffondere una
cultura più ampia fra i ceti urbani emergenti. Tra i maggiori prosatori figurano:
-Bono Giamboni, autore del Libro de’ vizi e delle virtudi, in cui allegoricamente descrive un percorso di
salvezza con la lotta fra vizi e virtù;
-Brunetto Latini, personalità politica e studiosa, autore del Tesoro, una grande enciclopedia in volgare
francese che tratta teologia, storia, scienze e politica, dedicata all’uomo di stato;
-Restoro d’Arezzo, che scrive La composizione del mondo, un trattato scientifico che unisce la sapienza
antica, araba e medievale;
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IL DUECENTO E IL TRECENTO:

Il Duecento e il Trecento sono due secoli cruciali per il passaggio dalla cultura medievale basata sul latino a una nuova stagione in cui il volgare inizia a imporsi come lingua letteraria. Questo periodo vede affermarsi una grande varietà di forme e generi letterari, sviluppati in contesti sociali e politici molto diversi, dalla Francia, con le corti e i loro trovatori, all’Italia frammentata politicamente e linguisticamente. In Francia, già dall’anno Mille si sviluppa una letteratura in lingua d’oil che comprende principalmente le Chansons de geste , come la famosissima Chanson de Roland (fine XI secolo), la cui narrazione epica celebra le virtù cavalleresche e il sacrificio del paladino Orlando nella lotta contro i Saraceni, nemici della cristianità. Lo stile delle Chansons si basa su formule e ripetizioni fisse, che facilitano la trasmissione orale e la memorizzazione. Fra il XII e il XIII secolo maturano anche i romanzi cortesi di Chrétien de Troyes, come Erec e Enide e Lancelot , in cui i protagonisti vivono un percorso di formazione, affrontando prove di valore, lealtà e autocontrollo che ne forgiano il carattere cavalleresco. Contemporaneamente nasce la lirica provenzale, in cui i trovatori cantano un amore spirituale, idealizzato e mai pienamente realizzato, l’ amore cortese , vissuto come dovere del poeta verso una donna spesso irraggiungibile, elevandola a figura angelica.In Italia, il quadro è più complesso: la penisola è politicamente divisa e domina il latino nella cultura scritta, mentre la diffusione del volgare è frammentata tra dialetti diversi. Solo con Dante, Petrarca e Boccaccio il volgare toscano si afferma come lingua letteraria di prestigio. La poesia italiana nasce tardi, con testi di carattere religioso e morale, come le Laudi di san Francesco d’Assisi. Nel Cantico delle creature , san Francesco celebra Dio attraverso le meraviglie della natura.Altrettanto intensa è la poesia mistica di Jacopone da Todi, che esprime sofferenza e fede con forte realismo.Alla corte di Federico II si forma la scuola poetica siciliana, rappresentata da autori come Giacomo da Lentini, inventore del sonetto, e Pier della Vigna, che compongono poesie d’amore in un volgare raffinato, centrato sulla sofferenza del non ricambiato e sull’idealizzazione della donna amata, figura spesso anonima e lontana. Il sonetto, formato da due quartine e due terzine, diventerà la forma lirica principale della poesia italiana.Questa poesia si diffonde in Toscana ed Emilia e si apre a nuovi temi, anche civili e religiosi. Guittone d’Arezzo, tra i maggiori poeti di questo periodo, scrive un vasto corpus di poesie in cui l’amore si trasforma da tortura a esperienza spirituale, includendo sonetti, canzoni e laudi. Lo stile guittoniano è complesso e allusivo, con frequenti latinismi. Accanto a Guittone emerge Guido Guinizzelli, precursore dello Stilnovo, che innova con il sonetto Al cor gentil rempaira sempre amore , dove il cuore gentile è il luogo dove risiede il vero amore, sostituendo l’antica nobiltà di sangue con la nobiltà d’animo:“Al cor gentil rempaira sempre amore.” Lo Stilnovo si afferma a Firenze con poeti come Guido Cavalcanti, amico di Dante, e Cino da Pistoia. Cavalcanti esplora l’amore come forza potentissima, spesso tragica, come nella canzone Donna me prega , in cui la passione amorosa diventa oggetto di profonda meditazione filosofica. Cino da Pistoia presenta uno stile più dolce e lineare, e per la prima volta attribuisce nome alla donna amata, abbinando spesso anche satira e invettiva.Parallelamente, in Toscana e Umbria si sviluppa la poesia comico-realistica, che contrasta con l’ideale stilnovista, rappresentando la vita di tutti i giorni con linguaggio diretto e tono ironico. Cecco Angiolieri di Siena è il più noto esponente, famoso per i suoi sonetti graffianti, come “S’i’ fossi foco”, in cui irride l’amore cortese e l’ideale aristocratico: Nel Duecento si assiste anche al grande sviluppo della prosa in volgare, soprattutto in ambiti pratici (conti, lettere di commercio), ma già sono presenti trattati morali e retorici che aiutano a diffondere una cultura più ampia fra i ceti urbani emergenti. Tra i maggiori prosatori figurano: -Bono Giamboni, autore del Libro de’ vizi e delle virtudi , in cui allegoricamente descrive un percorso di salvezza con la lotta fra vizi e virtù; -Brunetto Latini, personalità politica e studiosa, autore del Tesoro , una grande enciclopedia in volgare francese che tratta teologia, storia, scienze e politica, dedicata all’uomo di stato; -Restoro d’Arezzo, che scrive La composizione del mondo , un trattato scientifico che unisce la sapienza antica, araba e medievale;

-Guido Faba,docente all’Università di Bologna, autore della Gemma purpurea , raccolta in volgare di epistole secondo la lezione classica, e numerosi trattati di retorica ed epistolografia che elevano il volgare a strumento di comunicazione colta e istituzionale. Nel Trecento si impone in modo definitivo la storiografia volgare con la figura di Dino Compagni, testimone degli eventi fiorentini tra il 1280 e il 1312, e soprattutto con Giovanni Villani, la cui Nuova Cronica offre una narrazione monumentale e dettagliata della città fino al 1365, con ampie descrizioni anche della peste. La narrativa in volgare prende corpo nel Duecento con il Novellino , raccolta di cento novelle privilegiate per il loro carattere laico e il linguaggio semplice e diretto, e nel Trecento si sviluppa con Franco Sacchetti, politico e scrittore fiorentino, che compone novelle ispirate a fatti reali, spesso ironiche e destinate al divertimento, senza la struttura complessa e la cornice organizzativa tipica del Decameron di Boccaccio. La poesia del Trecento si divide in un filone lirico, che porta avanti le idee stilnoviste sull’amore e i sentimenti, e in un filone allegorico-narrativo, incarnata dalla Divina Commedia di Dante, un poema di immenso valore artistico e filosofico, che descrive il viaggio dell’autore attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso, intrecciando temi morali, religiosi e politici e segnando una svolta epocale nello sviluppo della lingua e della letteratura italiana.Nel Trecento la letteratura religiosa si fa più accessibile, con la diffusione di testi in volgare da parte di predicatori come Giordano da Pisa e Domenico Cavalca, che vogliono raggiungere un pubblico più ampio e diverso rispetto alla cultura ecclesiastica tradizionale.

Dante Alighieri -La vita: Dante Alighieri nacque a Firenze nel 1265 in una famiglia della piccola nobiltà

guelfa, non ricca ma con un certo prestigio sociale. Firenze all’epoca era un importante centro economico e finanziario, ma era lacerata da contrasti politici tra le fazioni dei Guelfi, sostenitori del papato, e dei Ghibellini, favorevoli all’imperatore. I Guelfi a loro volta si divisero in Guelfi Bianchi e Guelfi Neri, e Dante si schierò con i primi.Educato alla grammatica, retorica, filosofia e teologia, fu molto influenzato dal poeta e retore Brunetto Latini, che considerò suo maestro. Dante sposò Gemma Donati, appartenente a una famiglia guelfa nera, da cui ebbe almeno tre figli.Entrato in politica, partecipò attivamente alla vita comunale di Firenze, ricoprendo incarichi importanti tra cui quello di priore nel 1300. Nel 1301 fu inviato in missione diplomatica presso Papa Bonifacio VIII per trattare un compromesso politico, ma durante la sua assenza i Guelfi Neri presero il potere, bandendo i Bianchi e condannando Dante a morte con confisca dei beni. Fu privato della possibilità di rientrare a Firenze e visse in esilio per più di vent’anni.Durante l’esilio, Dante viaggiò e trovò rifugio in diverse corti dell’Italia centro-settentrionale, tra cui Verona, Padova, Bologna, Lucca, e infine a Ravenna presso Guido Novello da Polenta, dove morì nel 1321 a causa di una febbre malarica.L’esperienza poetica e personale di Dante è narrata in parte nella Vita nova, che racconta della sua gioventù e dell’incontro con Beatrice Portinari, donna idealizzata e figura spirituale centrale nelle sue opere. Beatrice morì forse intorno al 1290 e rappresenta l’ispirazione dell’amore spirituale e della salvezza.

La Vita Nova:La «Vita nova» rappresenta la fase iniziale della vita e dell'esperienza poetica di Dante,

chiudendosi con la morte di Beatrice, figura centrale dell'opera. Si tratta di un testo autobiografico e simbolico che narra la vita spirituale e amorosa del poeta, concentrandosi sul profondo legame con Beatrice. L'opera, strutturata come prosimetro, alterna prosa e poesia: la prosa, redatta dopo la morte di Beatrice, introduce, commenta e collega le poesie composte negli anni precedenti, che incarnano la fase stilnovista di Dante, dove l'amore è vissuto come passione e dolore, mezzi di elevazione morale.La «vita nova» da cui l'opera prende il nome inizia con il primo incontro con Beatrice, probabilmente all'età di nove anni, evento che Dante interpreta come un vero miracolo e rigenerazione spirituale. Nei primi capitoli, l'amore segue il modello cortese e stilnovista, oscillando tra nostalgia e speranza. A metà del testo si registra un mutamento tematico: Beatrice, che smette di rivolgergli il saluto, induce Dante a rinunciare alla poesia intesa come preghiera per dedicarsi invece alla lode delle sue virtù morali. In questa fase si

primo trattato è un'introduzione con tredici capitoli, in cui Dante difende il volgare come lingua nobile e spiega la metafora del "convivio" come un banchetto: le poesie sono le vivande, i commenti il pane, essenziale per capire il senso nascosto. L'opera è rivolta a uomini colti, in particolare nobili e signori impegnati in politica o militare, per permettere loro di approfondire il sapere in modo accessibile. Si affrontano anche temi come il desiderio di conoscenza, la differenza tra chi può dedicarsi allo studio e chi no, e la misericordia come condivisione attiva della sapienza.Il secondo trattato, che commenta la canzone Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete , si focalizza sull'ermeneutica e presenta la teoria medievale del quadruplice senso delle Scritture: letterale, allegorico, morale e anagogico. Dante distingue l'allegoria dei teologi, fondata su fatti storici, da quella dei poeti, simbolica e figurativa, metodo importante per il Convivio e la Commedia , e sottolinea la filosofia come via alla sapienza divina e terrena.Il terzo trattato, basato sulla canzone Amor che ne la mente mi ragiona , tratta l'amore per la sapienza come metafora dell'amore intellettuale e spirituale, in cui il sentimento amoroso diventa passione per la ricerca della verità e della conoscenza superiore.Il quarto trattato commenta la canzone Le dolci rime d'amor ch'i' solia e discute la nobiltà, opponendo alla nobiltà di sangue una visione innovativa: la vera nobiltà è morale, fondata sulle virtù personali e sul comportamento etico. Dante valorizza l'autonomia morale e la responsabilità individuale, presentando la nobiltà come frutto di sforzo personale e crescita interiore, idea che sfida i valori feudali tradizionali.Nel complesso, il Convivio si basa su fonti filosofiche e teologiche come Aristotele, Averroè, Alberto Magno e San Tommaso, offrendo una sintesi del sapere medievale con contributi personali di Dante. Linguisticamente, segna una tappa fondamentale per l'affermazione del volere come lingua di cultura. L'opera riflette inoltre la visione politica e morale di Dante, che sostiene la posizione filo-ghibellina e l'idea che l'Impero (il Sacro Romano Impero) sia essenziale per ristabilire ordine e giustizia.Nonostante incompleto, il Convivio è un ponte tra cultura latina e volgare, un progetto didattico e morale che aspira a formare una classe dirigente colta e virtuosa, proponendo filosofia e scienza come basi per la felicità e la realizzazione umana.L’opera, nonostante la sua incompletezza, rappresenta un ponte fra la cultura latina e volgare, un progetto didattico e morale di vasta portata, che aspira a formare una classe dirigente consapevole, colta e virtuosa, proponendo la filosofia e la scienza come strumenti fondamentali per la felicità e la realizzazione umana.

La Monarchia: Il De Monarchia è un trattato di teoria politica scritto in latino da Dante tra il 1310 e il

1313, durante l'esilio, e completato in tre libri. Analizza il rapporto tra le due principali istituzioni medievali: il papato e l'impero, che si contendevano il potere politico e spirituale, causando anche conflitti come quello che portò all'esilio di Dante.Il trattato usa il latino per rivolgersi a un pubblico colto europeo. Nel Purgatorio (canto XVI), Dante presenta la teoria dei "due soli": papato e impero sono due istituzioni autonome con funzioni distinte — il papato guida alla salvezza ultraterrena, l'impero amministra la società per garantire giustizia, pace e felicità terrena.I tre libri sono così organizzati: -Primo libro: sostenere che una monarchia universale è necessaria per assicurare giustizia, armonia e pace, condizioni indispensabili alla felicità terrena. Solo un monarca universale, privo di cupidigia e con il possesso di tutti i beni, può unificare l'umanità sotto un unico ordinamento politico e morale. Augusto è modello storico di sovrano perfetto. -Secondo libro: spiega la natura provvidenziale dell'impero romano, voluto da Dio per unificare il mondo e preparare la venuta di Cristo. L'espansione romana è vista come un progetto divino, e il Sacro Romano Impero è considerato legittimo erede dell'impero antico e garante dell'ordine politico terreno. -Terzo libro: affronta il rapporto tra papa e imperatore, rigettando sia l'idea che il potere imperiale venga direttamente da Dio, sia che l'imperatore sia subordinato al papa. Dante confuta la donazione di Costantino come falsa e afferma che l'impero esisteva prima della Chiesa, quindi il sovrano non deve essere soggetto al papa. Le due istituzioni sono autonome e devono convivere senza interferenze: il papa cura la salvezza eterna, l'imperatore garantisce la pace e giustizia terrena.L'opera sintetizza il pensiero politico medievale di Dante, influenzato da aristotelismo e cristianesimo, che vede un duplice fine umano — terreno e spirituale — con due istituzioni distinte ma complementari. La monarchia è prioritaria nella sfera temporale per realizzare pace, giustizia e felicità.Il De Monarchia ebbe grande influenza tra chi

sosteneva la separazione tra poteri temporali e spirituali, ma fu condannato dalla Chiesa e inserito nell'Indice dei libri proibiti fino al XX secolo.

Le Epistole: Nel Medioevo la lettera era un genere con regole precise, codificate nei manuali delle artes

dictandi. Di Dante ci restano circa una dozzina di lettere scritte in latino durante gli anni dell’esilio, periodo in cui la corrispondenza divenne per lui strumento fondamentale di comunicazione politica e culturale, soprattutto sulla situazione fiorentina.La lettera più nota e discussa è quella inviata a Cangrande della Scala, il signore di Verona che ospitò Dante nella seconda metà degli anni Dieci del Trecento. Questa lettera accompagna il dono del «Paradiso», terza cantica della «Commedia», e contiene un’interpretazione complessiva dell’opera, articolata in trentatré capitoli. Dante spiega che la «Commedia» si presta a due livelli di lettura: uno letterale, che narra lo stato delle anime dopo la morte, e uno allegorico, che riflette sull’uomo e il suo cammino morale nel libero arbitrio e nella giustizia divina.Le lettere di Dante sono caratterizzate da uno stile elevato, ricco di strumenti retorici e seguono rigorose norme di composizione. Molte sono di carattere politico, denunciando le ingiustizie e auspicando un rinnovamento morale e civile, altre hanno funzione più personale o religiosa.

Le Ecloghe: Le «Egloghe» di Dante sono due componimenti poetici in esametri latini, scritti tra il 1319 e

il 1320 durante il suo soggiorno a Ravenna, che rispondono ad altrettanti carmi latini inviati da Giovanni del Virgilio, un poeta e studioso bolognese. Giovanni, con una lettera di carattere virgiliano, invitava Dante ad abbandonare la lingua volgare, considerata meno nobile, e a scrivere in latino, lingua degli studiosi e della cultura raffinata.Dante risponde con un’egloga in cui due pastori, Mapso (che rappresenta Giovanni del Virgilio) e Titiro (che simboleggia Dante), dialogano in forma pastorale. Nella prima egloga il pastore che rappresenta Dante spiega il valore e la dignità della poesia volgare e il legame con le sue radici culturali. Giovanni risponde con un’egloga che rinnova l’invito alla poesia latina.Dante replica con una seconda egloga che sottolinea il suo attaccamento alla poesia volgare, paragonata ai pascoli noti della città di Ravenna, e il rifiuto di trasferirsi ai «pascoli» di Bologna, simbolo della poesia latina. I testi si ispirano chiaramente alle «Bucoliche» di Virgilio, segnando così il ritorno del genere bucolico in Italia, che conoscerà grande fortuna nei due secoli successivi.

La Commedia: La Commedia è il titolo usato fin dai primi commentatori del Trecento e dallo stesso

Dante. Questo nome può derivare da due motivi principali. Il primo riguarda la forma : "commedia" indica uno stile medio, non nobile ed elegante come quello tragico (per esempio Virgilio nell’Eneide), ma accessibile, secondo la classificazione medievale dei generi. La seconda spiegazione riguarda il contenuto : nelle tragedie la storia parte bene e peggiora fino alla fine infelice, mentre nelle commedie la situazione inizia in modo difficile ma migliora fino a un lieto fine. La Commedia di Dante rispecchia entrambe le caratteristiche, avendo una varietà di stili e un finale di salvezza. L’opera si apre con un momento tragico: Dante si perde in una selva oscura nell’anno giubilare 1300, all’età di trentacinque anni, cioè “nel mezzo del cammin di nostra vita”. Da questo smarrimento inizia il viaggio che attraversa tre regni ultraterreni: Inferno, Purgatorio e Paradiso. Ognuno di questi regni forma una cantica, composta di 33 canti, fatta eccezione per l’Inferno che ne ha 34 perché il primo serve da proemio generale. I canti hanno tra 130 e 150 versi. Il viaggio dura sette giorni. Dante non viaggia da solo, ma è guidato da due figure simboliche. Nel primo e secondo regno lo guida Virgilio , simbolo della ragione umana, che lo protegge e spiega la natura dei luoghi, le pene e i peccatori. Virgilio è un “spirito magno”, un grande poeta pagano, che però non può entrare nel Paradiso perché non ha la fede cristiana. Nel Paradiso la guida diventa Beatrice , simbolo della fede e della teologia, già presente nella Vita nuova come anima eletta e capace di condurre Dante a Dio. Beatrice è colei che ha mosso Virgilio a intervenire e ha voluto riscattare Dante dal peccato. L’Inferno è rappresentato come un cono sotterraneo, con la base sulla superficie del emisfero boreale (dove si trova Gerusalemme) e il vertice al centro della Terra. La sua voragine è stata causata dalla caduta di Lucifero, che ha spostato una massa di terra creando agli antipodi la montagna del Purgatorio.

La Fortuna: La fortuna di Dante va considerata tra il prosatore e il poeta. Il «De vulgari eloquentia»

rimase incompiuto e circolò poco, con la prima edizione a stampa solo nel 1577. La «Monarchia», per il suo spirito anti-teocratico, fu condannata al rogo e inserita per secoli nell’Indice dei libri proibiti. Il «Convivio», pur avendo un contenuto filosofico elevato, ebbe una diffusione limitata perché il latino rimase lingua dominante nei circoli colti. La complessità della «Vita nova» e la difficoltà della sua struttura ne limitarono la circolazione immediata, ma ne vennero apprezzati temi, motivi, forme e metri, soprattutto nella poesia morale e allegorica nei due secoli successivi. A fine Quattrocento si iniziarono a trovare opere con strutture simili.Per quanto riguarda la «Commedia», la diffusione incominciò poco dopo la morte di Dante, grazie soprattutto ai suoi figli Iacopo e Pietro, che ne curarono la copia. I primi commenti compaiono sia in latino che in volgare. Un momento cruciale nella storia della fortuna dell’opera fu la lettura pubblica tenuta da Giovanni Boccaccio a Firenze nel 1373-74, che consacrò la Commedia come opera da studiare e considerare classica.Durante il Rinascimento, gli umanisti apprezzarono Dante ma lo criticarono per aver scritto in volgare invece che in latino, preferendo la lingua più raffinata di Petrarca. Solo nel Settecento, con Giambattista Vico, si rinnovò l’interesse per Dante sottolineando l’importanza del suo rapporto con il sentimento popolare e la natura, anticipando così la critica romantica.Nel XIX secolo l’amore per Dante crebbe ulteriormente, alimentato dal Risorgimento italiano e dagli importanti poeti italiani dell’epoca come Foscolo, Leopardi, Monti e Pascoli. La Commedia divenne un simbolo di identità nazionale e un modello letterario, e la critica, sottolineò il realismo dantesco come elemento chiave della sua opera.