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Modulo b lucchesi, Appunti di Geografia

Appunti secondo ciclo di lezioni di Geografia di Lucchesi Cartografia, Geografia Fisica, Urbanesimo

Tipologia: Appunti

2015/2016

Caricato il 11/07/2016

marta.scartabelli
marta.scartabelli 🇮🇹

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MODULO B
Oggetto e metodo della disciplina geografica. COSA STUDIA LA GEOGRAFIA?
• Oggetto della geografia è la descrizione e l’interpretazione della superficie terrestre.
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αω scrittura della terra. Il perseguimento di questo scopo offre a chi
lo raggiunge strumenti fondamentali per comprendere la sua stessa collocazione
nell’ambiente in cui vive, e dunque per poter agire in esso efficacemente.
DESCRIVERE un ambiente geografico significa individuarne i tratti fondamentali e
caratteristici che lo connotano e lo differenziano rispetto agli altri elementi geografici.
INTERPRETARE un ambiente geografico significa spiegarlo, cioè coglierne le
connessioni, capirne le cause (che ne hanno determinato la situazione attuale di quel
determinato ambiente. Tutti elementi che hanno impresso segni più o meno profondi sul
territorio.
Geografia per conoscere e per capire con graduale complessità.
L’oggetto e il metodo della ricerca geografica sono sicuramente complessi, anche perché
hanno subito negli ultimi decenni profonde evoluzioni.
Oltre a rinnovare i suoi metodi di indagine, la geografia deve anche modificarsi di continuo:
lo stesso oggetto del suo indagare, cioè l’uomo, muta: età popolazione cresciuta a
dismisura, le strutture economiche degli uomini sono totalmente diverse da quelle studiate
solo un secolo fa. Le sedi umane sono radicalmente cambiate rispetto ai decenni
precedenti. Tutto ciò inevitabilmente, per essere ben studiato, comporta l’uso di strumenti,
la formulazione di ipotesi, il dispendio di energia del tutto diversi da quelli che si
utilizzavano nel mondo passato, perché LA GEOGRAFIA UMANA, STUDIANDO L’UOMO
SUL TERRITORIO, VEDE IL SUO SOGGETTO PRIMARIO (L’UOMO) EVOLVERSI E
CAMBIARE. Obiettivo finale dello studio della geografia resta il CAPIRE CHE NULLA E’
CASUALE, TUTTO E’ CONNESSO, TUTTO HA DELLE CONCAUSE CHE POSSONO
VENIRE E DEVONO ESSERE UTILMENTE INDAGATE. LA GEOGRAFIA DEVE E PUO’
ESSERE STRUMENTO DI PACE E DI SVILUPPO UMANO. PACE PERSONALE E
INTERIORE.
Questa considerazione per la quale la disciplina della geografia, avendo l’obiettivo di
capire le cause, le ragioni, le connessioni, deve portare al non aver timore dell’altro o
dell’ignoto, ma bisogna apprezzarli conoscendone e rispettandone le peculiarità (cioè i
valori e la diversità) tutto ciò che ha prodotto le tante varietà del vivere.
In una prospettiva rigorosamente scientifica si deve rifiutare una netta discriminazione tra
“geografia fisica “ e “geografia umana”, in quanto non è possibile separare realtà che sono
profondamente intrecciate. Ciononostante, è possibile distinguerli in maniera teorica.
Ripartizione delle geografie individuali: unica disciplina BIFRONTE.
• GEOGRAFIA FISICA
• GEOGRAFIA UMANA
Temi di studio della GEOGRAFIA FISICA:
• Fenomeni CARSICI;
• Evoluzione dei versanti, variazioni di litorale ecc. (tipiche delle zone italiane);
• Sedimentazione F 0
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processo per il quale delle particelle solide si muovono per gravità, che
da origine a dei depositi che portano alla formazione delle suddette rocce sedimentarie;
• Formazione dei terrazzi;
• Idrografia;
• Oceanografia (indagini in loco);
• Biogeografia (flora & fauna)
• Glaciologia
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MODULO B

Oggetto e metodo della disciplina geografica. COSA STUDIA LA GEOGRAFIA?

  • Oggetto della geografia è la descrizione e l’interpretazione della superficie terrestre. Geografia: F 06 7F 06 8F 02 0F 06 7F 07 2F 06 1F 06 6αω scrittura della terra. Il perseguimento di questo scopo offre a chi

lo raggiunge strumenti fondamentali per comprendere la sua stessa collocazione nell’ambiente in cui vive, e dunque per poter agire in esso efficacemente. DESCRIVERE un ambiente geografico significa individuarne i tratti fondamentali e caratteristici che lo connotano e lo differenziano rispetto agli altri elementi geografici. INTERPRETARE un ambiente geografico significa spiegarlo, cioè coglierne le connessioni, capirne le cause (che ne hanno determinato la situazione attuale di quel determinato ambiente. Tutti elementi che hanno impresso segni più o meno profondi sul territorio. Geografia per conoscere e per capire con graduale complessità. L’oggetto e il metodo della ricerca geografica sono sicuramente complessi, anche perché hanno subito negli ultimi decenni profonde evoluzioni. Oltre a rinnovare i suoi metodi di indagine, la geografia deve anche modificarsi di continuo: lo stesso oggetto del suo indagare, cioè l’uomo, muta: età popolazione cresciuta a dismisura, le strutture economiche degli uomini sono totalmente diverse da quelle studiate solo un secolo fa. Le sedi umane sono radicalmente cambiate rispetto ai decenni precedenti. Tutto ciò inevitabilmente, per essere ben studiato, comporta l’uso di strumenti, la formulazione di ipotesi, il dispendio di energia del tutto diversi da quelli che si utilizzavano nel mondo passato, perché LA GEOGRAFIA UMANA, STUDIANDO L’UOMO SUL TERRITORIO, VEDE IL SUO SOGGETTO PRIMARIO (L’UOMO) EVOLVERSI E CAMBIARE. Obiettivo finale dello studio della geografia resta il CAPIRE CHE NULLA E’ CASUALE, TUTTO E’ CONNESSO, TUTTO HA DELLE CONCAUSE CHE POSSONO VENIRE E DEVONO ESSERE UTILMENTE INDAGATE. LA GEOGRAFIA DEVE E PUO’ ESSERE STRUMENTO DI PACE E DI SVILUPPO UMANO. PACE PERSONALE E INTERIORE.

Questa considerazione per la quale la disciplina della geografia, avendo l’obiettivo di capire le cause, le ragioni, le connessioni, deve portare al non aver timore dell’altro o dell’ignoto, ma bisogna apprezzarli conoscendone e rispettandone le peculiarità (cioè i valori e la diversità) tutto ciò che ha prodotto le tante varietà del vivere.

In una prospettiva rigorosamente scientifica si deve rifiutare una netta discriminazione tra “geografia fisica “ e “geografia umana”, in quanto non è possibile separare realtà che sono profondamente intrecciate. Ciononostante, è possibile distinguerli in maniera teorica. Ripartizione delle geografie individuali: unica disciplina BIFRONTE.

  • GEOGRAFIA FISICA
  • GEOGRAFIA UMANA

Temi di studio della GEOGRAFIA FISICA:

  • Fenomeni CARSICI;
  • Evoluzione dei versanti, variazioni di litorale ecc. (tipiche delle zone italiane);
  • Sedimentazione F 0E 0 processo per il quale delle particelle solide si muovono per gravità, che da origine a dei depositi che portano alla formazione delle suddette rocce sedimentarie;
  • Formazione dei terrazzi;
  • Idrografia;
  • Oceanografia (indagini in loco);
  • Biogeografia (flora & fauna)
  • Glaciologia
  • Climatologia

GLACIOLOGIA & CLIMATOLOGIA

Clima e ghiacciai creano un binomio fortemente connesso, ed è notevole la dipendenza dei ghiacciai dal clima e il loro ruolo di SEGNALATORI di condizioni climatiche. I ghiacciai contengono una delle migliori documentazioni della storia del clima e dell’atmosfera: riferimento ai GHIACCIAI POLARI, porzioni più fredde e più ad alta quota dei GHIACCIAI MONTANI, quei ghiacciai non soggetti ai fenomeni di fusione, dove la neve si deposita di anno in anno e conserva molti degli originali chimici e fisici che ha acquisito dalle condizioni e dai caratteri della massa d’aria in cui si era cristallizzata e dell’ambiente di cui si è depositata trasformandosi nella sua forma di NEVATO. La trasformazione della neve in ghiaccio avviene lentamente, senza fusione, con riduzione dei poli, e costituisce un meccanismo naturale di sequestro di campioni d’aria, sotto forma di bolle gassose occluse, i ghiacciai polari conservano diretta memoria delle condizioni atmosferiche del passato. Dai campioni estratti con perforazioni nei ghiacciai polari e in taluni ghiacciai montani si possono trovare dati in successione continua sulle variazioni delle condizioni climatiche e atmosferiche del passato, incluse le variazioni di concentrazioni di alcuni gas serra, arrivando a temperature di alcune decine di migliaia di anni fa. Si prelevano le CAROTE di GHIACCIO, campione cilindrico che si estrae dal ghiacciaio attraverso l’operazione di CAROTAGGIO, e ai poli si può raggiungere una profondità di 3000 metri. Si possono ottenere numerose informazioni di tipo PALEOATMOSFERICO e PALEOAMBIENTALE. Si sono trovati campioni di ceneri vulcaniche e polveri cosmiche.

LA CLIMATOLOGIA Che cos’è il clima?

  1. La media delle condizioni meteorologiche di una porzione della superficie terrestre; Definizione data dall’Organizzazione Meteorologica mondiale:
  2. sintesi delle condizioni meteorologiche che regnano per un periodo lungo abbastanza da consentire di stabilire delle proprietà statistiche. Diversi i fattori che concorrono nel determinare un certo tipo di clima, si possono raggruppare in:
  • Fattori di natura ASTRONOMICA: latitudine, rotazione, rivoluzione, incidenza dei raggi solari ecc..
  • Fattori di natura GEOGRAFICA: distribuzione terre-mari, presenza di rilievi, caratteristiche del suolo, mano dell’uomo ecc.

Sono emerse diverse ipotesi di classificazioni climatiche, anche differenti tra loro, e ciascuna di queste ipotesi hanno lo stesso fine: ridurre i numerosissimi climi locali in numero esiguo e allo stesso tempo esaustivo di gruppi climatici. I limiti tra una classe climatica e l’altra non risultano sempre molto evidenti nella realtà geografica: esse sfumano l’una nell’altra, e non ci sono confini fissi e netti. REGIONE CLIMATICA: qualsiasi porzione della superficie terrestre entro la quale le caratteristiche del clima si presentano uniformi. Può accadere che aree con analoghe caratteristiche climatiche possano trovarsi in parte della terra assai lontane tra loro, sebbene generalmente alle medesime LATITUDINI. Noi considereremo una sola ipotesi di classificazione climatica, elaborata e perfezionata dal climatologo russo-tedesco Wladimir Koppen, che vi lavorò tra il 1884 e il 1936. Nella sua classificazione i valori di riferimento riguardano: TEMPERATURA e le PRECIPITAZIONI F 0E 0GRAFICI TERMOPLUVIOMETRICI 5 grandi classi climatiche, ciascuna associata a una lettera dell’alfabeto:

  • Gruppo A: climi MEGATERMICI UMIDI, EQUATORIALE, MONSONICO, TROPICALE.
  • Gruppo B: climi ARIDI, ARIDO-CALDO e ARIDO-FREDDO
  • Gruppo C: climi MESOTERMICI UMIDI, MEDITERRANEO, TEMPERATO OCEANICO

eruzioni vulcaniche possono determinare mutamenti del clima solo A BREVE TERMINE, per 2-4 anni al massimo in località circoscritte del pianeta. La variazione dei valori termici è compresa tra gli 0,1 e gli 0,5 gradi.

  1. UOMO effetto serra, buco dell’ozono ecc. L’attività umana ha alterato in passato e sta modificando tutt’oggi il clima. Se la variazione climatica avvenuta nel XX secolo, con un generale aumento della temperatura media, ha influito nella vita dell’uomo, va anche considerato che l’uomo è lui stesso responsabile, almeno in parte, di tale innalzamento. L’inquinamento ha alterato in più modi la qualità dell’atmosfera.
  • L’uso dei COMBUSTIBILI FOSSILI sono tra i maggiori cause di inquinamento dell’aria e quindi un mutamento climatico, e dalla metà degli anni ’50 si è avuto un aumento cospicuo dell’anidride carbonica. Questo gas è presente nell’aria nella proporzione di 430 Parti Per Milioni di Volume rispetto alle 280 presenti nel 1880: l’anidride carbonica intercetta e trattiene la radiazione infrarossa che proviene dalla superficie terrestre e che tenderebbe a disperdersi nello spazio determinando il riscaldamento della troposfera F 0E 0EFFETTO SERRA. Dal consumo dei combustibili fossili deriva l’introduzione nell’atmosfera di altri elementi inquinanti:
  • POLVERI e particelle carboniose, hanno l’effetto di limitare le quantità di radiazioni in arrivo dal Sole. La presenza di queste minutissime particelle ha un’influenza per certi versi benefici sulla PIOVOSITA’: il loro arrivo a una certa quota costituisce un APPORTO SUPPLETIVO di NUCLEI di CONDENSAZIONE del VAPORE ACQUEO. Questo provoca un aumento della nuvolosità, che provoca un aumento delle precipitazioni, ma queste diventano le suddette PIOGGE ACIDE.
  • Immissione di SOSTANZE CHIMICHE varie, tra le quali notiamo i CLOROFLUOROCARBURI, che sono i gas contenuti nelle bombolette spray. Pericolosi perché hanno una vita lunga: una volta liberati, raggiungono la STRATOSFERA e innescano varie reazioni chimiche, creando un gran numero di atomi di cloro, che portano alla graduale distruzione dello strato di ozono F 0E 0BUCO DELL’OZONO.

L’uomo può modificare il clima su scala regionale anche con azioni indirette che modificano il paesaggio:

  • Disboscamenti, che provocano la caduta annua delle piogge;
  • Rimboschimenti, che provocano l’aumento dell’umidità e quindi un cambiamento climatico;
  • L’agricoltura, che altera i processi naturali con l’irrigazione, o l’impiego di fertilizzanti o di pesticidi;
  • Trasporti aerei, che volano intorno ai 10000 metri di altezza, scaricando nell’atmosfera quantità enormi di acque cherosene, che contribuisce ad aumentare i Cirri (le nuvole)
  • Grandi agglomerati urbani, nei quali si è verificato che soprattutto nella stagione invernale la temperatura media può essere di 5 gradi superiore rispetto a quella riscontrabile in periferia, a causa del riscaldamento, ISOLE DI CALORE.

L’EFFETTO SERRA

Solo una piccola parte delle radiazioni infrarosse riescono ad abbandonare la Terra. Vi è un fenomeno che consiste nell’intrappolamento di queste radiazioni da parte dell’atmosfera: l’ EFFETTO SERRA, che dipende dal VAPORE ACQUEO e da GAS SERRA (costituenti minori) come l’anidride carbonica, il metano, il protossido di azoto. L’effetto serra è un fenomeno che esiste già in natura, ed è fondamentale: serve per il BILANCIO ENERGETICO del nostro pianeta. Se non esistesse, la temperatura media su tutta la terra sarebbe di -17 gradi, mentre complessivamente è di +15 gradi. Ciò

provocherebbe l’assenza di vita. Le osservazioni hanno messo in evidenza come alcuni dei gas serra presentano una significativa crescita delle concentrazioni in atmosfera a causa dell’attività umana. La concentrazione di CO₂ è in progressivo aumento: a questo si aggiunge un altro dato: il GLOBAL WARMING. I dati provengono da migliaia di stazioni, che ci dicono come cambia nel tempo la temperatura di un determinato luogo: questo dimostra come il periodo 1988-2007 sia il ventennio più caldo degli ultimi 150 anni. In questo ventennio ci sono 17 dei 20 anni più caldi degli ultimi 150 anni, e anche l’anno più caldo in assoluto: 1998. I dati del global warming vanno anche più indietro di 150 anni: ma in passato gli strumenti utilizzati erano molto meno precisi, e ci si riferisce a cronache del passato: dipinti, descrizioni di determinati passi montani. Accanto all’incremento della temperatura(Global Warming) , nel corso degli ultimi decenni si sono osservati anche significativi cambiamenti per altri fenomeni meteorologici: ad esempio le PRECIPITAZIONI, che hanno avuto un debole incremento. Si sta però verificando una tendenza a un maggior numero di eventi precipitativi di forte intensità, e l’Italia ne è protagonista (non ci sono più temporali, ma l’intensità è aumentata molto). Inoltre vi è un notevole aumento di durata degli EVENTI SICCITOSI. IL BUCO DELL’OZONO L’ozono (O₃) è un costituente naturale dell’atmosfera. Ha una maggior ripartizione nelle regioni polari, e raggiunge il minimo nella zona equatoriale. Dal punto di vista della presenza in quota, è maggiormente presente nella STRATOSFERA INFERIORE (18- km di altezza). Anche la presenza dello strato di ozono è fondamentale per la vita sulla terra, perché questo gas intercetta una buona parte delle radiazioni ultraviolette che provengono dal sole, impedendo che queste raggiungano la Terra. Studi e ricerche dagli anni ’60 fino ai giorni nostri hanno accertato che l’ozono viene distrutto da sostanze chimiche immesse nell’atmosfera da processi industriali, e in particolare i CFC (CloroFluoroCarburi), che giungono a quote elevate e producono cloro, che distrugge l’ozono. Dal 1985 si è notato l’assottigliamento nello strato di ozono nella zona dell’Antartide. Da qui la definizione “buco nell’ozono”. Di anno in anno il buco dell’ozono si allarga su tutta la superficie terrestre. È evidente che se ci fosse una quantità insufficiente di O₃ nella stratosfera, una quantità sempre maggiore di radiazioni ultraviolette raggiungerebbe la Terra, che modificherebbero la temperatura terrestre e creerebbero danni alla fauna e alla flora. Aumenterebbero nell’uomo il rischio di una maggior diffusione di tumori della pelle.

PREVISIONE PER IL FUTURO

Prevedere e instradare l’emissione delle sostanze tossiche prodotte dai complessi industriali. Ciò dipende da fattori sociali, tecnologici, economici. Le emissioni di inquinamento e la loro ripercussione nell’atmosfera non sono così consequenziali. Si possono fare delle stime. C’è una notevole dose di incertezza da parte degli scienziati circa la previsione del futuro, perché è parziale la capacità umana di comprendere e descrivere il complessissimo sistema climatico. La situazione è preoccupante. LA CARTOGRAFIA La cartografia è strumento indispensabile per lo studio del geografo perché quando si parla di studio del territorio e delle differenziazioni spaziali, è necessario che lo spazio sia riprodotto in forma facilmente consultabile: questa è opera dei CARTOGRAFI. Specifichiamo: non è la CARTINA, ma la carta geografica. Che cos’è una CARTA GEOGRAFICA?

  • La carta geografica è la rappresentazione in proiezione orizzontale ridotta, semplificata e simbolica dell’intera superficie terrestre o di sue parti. Il piano su cui la superficie terrestre viene rappresentata corrisponde alla superficie matematica del GEOIDE, che è il solido che rappresenta la TERRA. I punti del geoide vengono trasferiti in piano (sulla carta) per mezzo delle PROIEZIONI

Fin dalle origini l’uomo, indipendentemente dalla sua zona, sente l’esigenza di rappresentare lo spazio che lo circonda. La cartografia concepita secondo fini culturali è quella nata dall’antica Grecia, infatti la prima carta che abbia rappresentato l’ecumene è quella di Anassimandro di Mileto. Da qui la cartografia avrebbe iniziato il suo cammino scientifico. Nomi illustri: Eratostene, elaborò una serie di documenti cartografici e misurò il MERIDIANO. La cartografia romana diede apporto alla cartografia stessa in base all’allargamento dei commerci e delle comunicazioni che i romani operavano. Anch’essi sono giunti a noi in scarsissima quantità. Si è infatti perso quasi tutto, tranne la TABULA PEUTINGERIANA (nome derivante dall’austriaco che l’ha studiata, Konrad Peutinger). Conservata a Vienna, consiste in una rappresentazione dell’impero romano, e ha due aspetti molto interessanti: essa infatti:

  • Rappresenta le vie e le distanze in miglia, richiamando quasi una carta moderna;
  • Ha una strana forma allungata, è formata da una striscia lunga 7 metri e larga meno di 35 cm. Le forme risultano fortemente stirate;
  • Mostra la posizione di catene montuose, fiumi, ostacoli, città,
  • Colui che la elaborò non voleva offrire una rappresentazione fedele della realtà, bensì una rappresentazione simbolica, che permetteva di muoversi facilmente da un punto all’altro, e di conoscere le distanze esatte fra le varie tappe.

Un altro nome fondamentale circa le carte geografiche antiche fu quello di TOLOMEO, che nel secondo secolo dopo Cristo elaborò dei veri e propri atlanti, usando un reticolato geografico. Segnò i criteri di longitudine e latitudine per delimitare un determinato luogo, attuando una proiezione geografica. Dopo l’epoca romana, per tutta la durata del Medioevo, ci fu un periodo di stasi, se non di regresso.

Tutti i mappamondi medievali a noi pervenuti hanno tendenzialmente un qualcosa che li accomuna: la forma circolare e la struttura a croce: questo particolare tipo di mappamondo è detto MAPPAMONDO A T, e vede una circonferenza dentro la quale ci sono il diametro e un raggio ad esso perpendicolare, che richiamano appunto la lettera T. risulta evidente la modellatura allegorica presente nel disegno del mondo rappresentato cosi: T richiama l’immagine della croce e T sta per Terra.

Uscendo dall’epoca medievale si vide un nuovo sviluppo della cartografia nautica. Numerose sono infatti le carte nautiche a noi pervenute, soprattutto sotto forma di pergamena ,e insieme ad essa interessanti i PORTOLANI NAUTICI: omonimi delle carte nautiche, ma sono in realtà delle descrizioni scritte della costa. L’Invenzione della stampa aumentò la diffusione della cartografia. Durante il periodo dell’umanesimo e del rinascimento, la riscoperta di Tolomeo portò a una nuova nascita della cartografia, che si sviluppo anche grazie alle scoperte geografiche di fine ‘400, portando alla conoscenza per gli europei di nuovi popoli e nuovi continenti.

LA CARTOGRAFIA DOPO IL 1400

1500 F 0E 0Secolo d’oro per la cartografia per l’abbondante produzione a stampa, che affiancò la produzione manoscritta. Le carte geografiche divennero oggetto di intenso commercio. Cominciarono rivelamenti topografici regolari e le carte, divenute più precise, aumentarono di numero nei vari paesi europei. La cartografia italiana, che si mantenne a posti di primo piano in assoluto a livello internazionale, sarebbe successivamente soppiantata dalla cartografia tedesca e fiammingo-olandese. In questo periodo le carte geografiche venivano apprezzate come oggetti decorativi, insieme ai GLOBI, che avrebbero avuto grandissima diffusione. Erano spesso a coppia: globo terrestre / globo celeste.

Le carte a stampa contenevano nel ‘500 figure varie, stemmi, eleganti cartigli specialmente agli angoli, contribuendo a un loro incorniciamento. Esse erano a colori, e comparvero carte molto belle in pitture murali (galleria del belvedere nei musei vaticani) Nacque una vera e propria cartografia ufficiale, di tipo fondamentalmente militare, commissionata dagli stati e destinata ad essere spesso riservata. Iniziarono a comparire grandi atlanti generali, ce ne fu uno elaborato da un fiammingo (Ortelio) nel 1570, che conteneva 70 tavole, ed ebbe una fortuna enorme. Venne richiesto in tutto il mondo e se ne fecero 40 edizioni.

‘600 F 0E 0non vide un sostanziale progresso generale nella cartografia. È l’epoca barocca, e i cartografi erano più attenti ad arricchire con cartigli e decorazioni le carte già presenti, piuttosto che elaborarne di nuove. La produzione fu abbondante, troppo adorne, ma senza ulteriori sviluppi.

‘700 F 0E 0epoca in cui la cartografia fa altri passi avanti, per i calcoli che vennero elaborati, fatte determinazioni astronomiche delle coordinate geografiche, e divennero queste sempre più precise. Da sottolineare il progresso nella rappresentazione dei RILIEVI che non erano stati precedentemente considerati. Nel 700 continuano i viaggi di scoperta, e va ricordato James Kook, che nel 17.. scoprì un nuovo continente, l’Oceania.

‘800 F 0E 0 tutti gli stati europei cercarono di fornirsi di buone carte topografiche. Strutturarono una regolare cartografia e cominciò lo studio della cartografazione dei territori coloniali: ricordiamo l’India colonizzata dagli inglesi. Descrizioni fatte da enti militari nazionali. Nascita delle CARTE TEMATICHE.

‘900 F 0E 0diverse innovazioni. Rilevamento topografico con il metodo AEROFOTOGRAMMETRICO: con delle fotografie scattate dal cielo. Vennero utilizzate proiezioni geografiche sempre nuove e sempre più precise, vi fu un notevole progresso della cartografia dei territori coloniali. Essa fu molto utile per la descrizione di territori non facilmente accessibili, e le foto da satellite sono l’ultimo progresso in questo senso: prima da aerei in volo, ora da satelliti artificiali. Cooperazione INTERNAZIONALE volta alla cartografazione. L’ONU fondò nel 1961 l’Associazione Internazionale di Cartografia, che sollecita questa cooperazione, che ha prodotto tra le varie cose la cosiddetta carta BATIMETRICA degli oceani e dei mari. Questa specialissima cartografia ha fatto progressi rapidissimi con l’invenzione dello SCANDAGLIO ACUSTICO, che ha perfezionato di molto la misura della profondità, dando la possibilità di tracciare la cartografia del fondale marino. Vennero creati nuovi atlanti e si giunse nella seconda metà del 900 all’AUTOMAZIONE CARTOGRAFICA: costruzione di carte geografiche con l’ausilio di apparecchiature elettroniche. Nascita della CARTOGRAFIA PLANETARIA: carte della Luna e di Marte, piuttosto precise.

2000 F 0E 0diffusione di sempre più raffinate apparecchiature elettroniche per il disegno automatico. Si utilizzano i computer in cui si introducono dati e programmi specifici. Questi sono molto utili per l’elaborazione stessa dei dati. Le carte stesse che sono elaborate a computer si presentano in forme del tutto inusuali rispetto al passato.

LA GEOGRAFIA UMANA

Uno dei settori più studiati è la geografia URBANA. Il fenomeno urbano costituisce uno dei settori più cospicui e appassionanti di ricerca dei geografi a partire dal periodo post bellico, dagli anni 50 del novecento, quando il fenomeno urbano ha assunto particolare evidenza, in alcuni casi drammaticità. La geografia urbana si dirama in diversi sotto temi, ci soffermeremo su quello di città e in

Lo sviluppo urbano che caratterizza il mondo attuale della nostra civiltà ha visto la sua origine vera e propria nella fine del Settecento con la RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Da questo secolo si sono create città sempre più grandi, con una maggiore richiesta di manodopera e lavoro: in Gran Bretagna prime città industrializzate. Qual è la definizione di città? Ancora non è stata trovata una definizione riconosciuta universalmente dai geografi.

Per distinguere un agglomerato urbano da uno rurale bisogna guardare:

  • Numero di abitanti Non sono tutti d’accordo. In Francia una città è tale se supera i 2000 abitanti, in Giappone se supera i 30000

Un elemento caratteristico nella struttura di una città è il suo SITO, ossia la sua collocazione topografica. La scelta di un sito nel passato è dipesa da vari fattori: perché quella città è sorta lì?

  • Fattori di ordine difensivo, sono nate città situate su alture (l’Italia ne è particolarmente ricca), oppure su lagune, penisole lagunari (Venezia), o isole o anse di fiumi (Parigi)
  • Fattori climatici: il clima ha un effetto notevole sulla collocazione di una città: nelle zone desertiche, o artiche, o di altissima posizione, non ci sono generalmente centri urbani particolarmente sviluppati. Ma, proprio per ragioni climatiche, ci sono molte città dell’America Latina situate ad elevatissime altitudini (Quito, Ecuador, quasi 3000 m. Città del Messico 2300 metri).

POSIZIONE: localizzazione di una determinata città rispetto al suo territorio circostante, con il quale intrattiene flussi di scambi. Il discorso della posizione di una città riguarda la sua accessibilità (vie di comunicazione) rapporti commerciali (con l’intorno) il sito è invece una questione topografica.

PIANTA: Rappresentata a grande scala (1:1000) e mostra l’articolazione della città in strade, piazze, quartieri, vie. Sono tante le possibili piante nel mondo, ma si possono classificare e circoscrivere a pochissime significative:

  • Pianta ORTOGONALE: Nella quale le vie si intersecano ad angolo retto. Dette anche piante a scacchiera. In genere si tratta di città di origine romana che ricalcano il CASTRUM con l’intersezione del CARDO e del DECUMANO. Ricordiamo la città di Torino. Questa pianta è presente in molte città di ben più recente nascita (Chicago) la scelta di questa pianta sta nella viabilità stradale, che è molto più comodo.
  • Pianta RADIOCENTRICA: tipicamente medievale, divergono a raggera ad un nucleo centrale. Esempio: Milano o Parigi.
  • Pianta LINEARE, la città si sviluppa lungo un asse generatore(un fiume, una strada principale)
  • Pianta MISTA, città che presentano piante differenti a causa delle modifiche sul territorio nel corso dei secoli

FUNZIONI PRINCIPALI DI UNA CITTÀ:

  • Funzioni URBANE à ogni città esercita una o più funzioni che ne caratterizzano la città stessa.
  • Funzioni ECONOMICHE;
  • Funzioni SOCIALI;
  • Funzione COMMERCIALE: la funzione principale di una data città può venire utilmente colta dall’OCCUPAZIONE PREVALENTE dei singoli abitanti (Londra, New York) ;
  • Funzione POLITICA: Città nate dalle origini per funzioni politiche e amministrative, che sono state

elaborate a tavolino con la loro funzione predestinata di essere capitali (Canberra, Brasilia, Washington)

  • RELIGIOSE: la Mecca, Lourdes;
  • Funzioni di tipo CULTURALE: Città universitarie Oxford, Cambridge;
  • Funzioni TURISTICHE: Sia per quanto riguarda gli aspetti climatici sia per gli aspetti artistici(Italia).

Lo sviluppo che la città attuale ha conseguito ha portato gli specialisti a studiare la cosiddetta REGIONE CITTA’.

CONURBAZIONE F 0E 0MEGALOPOLI (Gottman, 1961) Indica un insieme di due o più città vicine che si sono dilatate fino a saldarsi. Le conurbazioni possono fondere i propri nomi (Massa Carrara) o possono assumere un nuovo nome (Oneglia & Porto Maurizio=Imperia). Da due città che sorgono dalle rive opposte di un fiume (Saint Paul e Minneapolis, due città poste ai due lati del fiume Mississippi, creando la conurbazione: Saint Paul- Minneapolis). Lo sviluppo velocissimo delle città ha dato vita a conurbazioni così vaste da dare riempire un’intera regione F 0E 0REGIONE CITTA. Esempio: RUHR. Ci sono circa 70 città addensate in 8000 km2. MEGALOPOLI: Vasta regione urbanizzata dove si concentrano una grande quantità di città, di abitanti e di attività economiche. METROPOLI: una grande città sviluppata. Una somma di metropoli forma una MEGALOPOLI.

Gottman F 0E 0 la prima megalopoli fu individuata da lui su una vasta area statunitense, che si protende per 650 km da nord a sud, lungo la costa atlantica americana, e che comprende città come Boston, New York, Philadelphia, Baltimora Washington, BO-WASH, dove su circa 125 km quadrati vivono circa 50 milioni di abitanti. Ne sono trovate altre nel mondo, ricordiamo la megalopoli giapponese Tokio, Yokohama, Nagoya- Osaka- Kyoto- Kobe. Oltre a queste due importanti megalopoli, ne sono state individuate molte altre: negli anni 70 se n’è voluta individuare una in Italia: megalopoli padana da Torino a Trieste, una rete di urbanizzazione che non è paragonabile a quelle delle due megalopoli sopracitate. Secondo alcuni studiosi lo sviluppo continuo e progressivo delle conurbazioni potrebbe portare alle EPEROPOLI, gigantesche conurbazioni di circa 1 miliardo di abitanti ciascuna, sino ad arrivare alla cosiddetta ECUMENOPOLI, urbanizzazione completa della superficie terrestre, oltre che una parte di superficie oceanica.

GEOGRAFIA URBANA

  • DEFINIZIONE DI CITTA’ (C. SAIBENE)
  • FUNZIONI URBANE
  • MOBILITA’ URBANA
  • SITO/POSIZIONE
  • PIANTE

URBANESIMO

Concentrazione della popolazione nelle città, i cui abitanti vengono dalle campagne. Nel corso del Novecento circa il 14% della popolazione mondiale abitava in una città. Ora siamo oltre il 50%. Tra le cause principali di questo fenomeno va considerato il desiderio da parte di molti contadini e abitanti delle montagne di abbandonare il mondo rurale, considerato arretrato e statico, cercando in città un lavoro più remunerato e soddisfacente. Fenomeno favorito dallo sviluppo della MECCANIZZAZIONE DELLE AREE AGRICOLE, che ha ridotto i posti di lavoro, così la manodopera si è riversata nelle città. Questo fenomeno, soprattutto quando è estremizzato, ha provocato problemi sia nelle campagne, che si sono spopolate, perdendo gli abitanti giovani, e un degrado dei campi; sia nelle

eco compatta mira all’utilizzo minore di mezzi inquinanti.

GEOGRAFIA ECONOMICA

La geografia economica esamina le possibilità di utilizzazione delle risorse da parte dell’uomo. Valuta quantitativamente queste possibilità e studia le iniziative necessarie per realizzarla.

Cosa costituisce una risorsa?

  1. Risorse NATURALI: minerali, suoli, vegetazione, fauna, acqua. Costituiscono una categoria la cui esistenza è generalmente indipendente dall’intervento dell’uomo. La loro distribuzione sul pianeta è conseguenza di accidenti geologici o di processi fisici di lunghissima durata, quindi le risorse naturali sono un DATO di FATTO, da cui l’uomo partirà per fare programmi. Bisogna accettare che le risorse naturali non siano uniformemente fornite: alcune saranno più ricche di altre.
  2. Risorse UMANE: questi fenomeni geografici detti in precedenza diventano risorse solo dal momento in cui l’uomo riesca a trarne vantaggi. Per esempio, per lungo tempo il carbone non è stato una risorsa. Stanno nella capacità che ha l’uomo di progredire dal punto di vista tecnologico, scoprendo, creando, usando nuove risorse, che prima non venivano utilizzate, o non erano conosciute.
  3. Politica delle RISORSE: le risorse di una comunità dipendono dalle sue risorse naturali, umane e anche da come la comunità intende utilizzare le risorse stesse. In tutto ciò entra in gioco il fattore delle risorse rinnovabili e non rinnovabili.