


Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Sbobina su Montale (seconda parte) e Quasimodo
Tipologia: Appunti
1 / 4
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!



Il dilemma poetico di questo primo Montale è quello della possibilità di restituire il ‘quid’ della vita che fluisce attraverso la parola poetica che di fatto cristallizza quel flusso, snaturandolo. Non posso arrivarci e l’unica possibilità che ho di arrivarci è il suono. Tentativi del poeta di cogliere quel quid e di trovarsi nel mezzo di una verità come dice negli “Ossi di seppia”. Questo attingimento del quid, questo nucleo di verità che sembra scorrerli accanto senza che la poesia abbia la possibilità di catturarlo, Montale lo sperimenterà facendo un passo avanti nella propria poetica, nella sua seconda raccolta “ Le occasioni ”. “ Le occasioni ” L’occasione è una sorta di evento miracoloso e straordinario, un qualcosa che sembra appartenere alla consuetudine ma che si rivela all’improvviso. Nelle parole, dice Montale, si potrebbe conservare una traccia di vita come eventi che spezzano la consuetudine, pur facendone parte, allora la memoria, la risonanza di quell’occasione forse potrà trovare spazio nella parola poetica. L’occasione della vita è quella che dà la spinta alla poesia e poi vi è la poesia. Dice Montale che tra queste due cose cioè la spinta alla poesia, l’evento da cui scaturisce la vita quotidiana e il fatto poetico, si può creare un dualismo inconciliabile. Come superarlo? Forse la possibilità è che la poesia scritta continui a conservare in sé il frutto di quell’occasione senza spiattellarla, suggerendola. È stato più volte sottolineato come il concetto di occasione fosse già presente negli “ Ossi di seppia ”. “ Arsenio ” è un alter ego di Montale. Montale con Irma si faceva chiamare così nelle lettere che si scambiavano. Immagini di tempesta e bufera all’inizio della lirica. La scena è quella di una tempesta e dei rumori e poi luccichi di vetri. Arsenio, il protagonista si avventura in questa tempesta - > è il segno di una torbida. ‘tu segno’ - > altra parola chiave della lirica montaliana. La lirica montaliana è cosparsa di segni. Arsenio sta camminando in questo scenario burrascoso. L’io lirico gli dice di stare attento che un gesto lo sfiora senza che egli se ne accorga. Cadere accanto’ - > etimologia ‘ob cado’ cioè occasione. Se una parola come l’occasione ti cade accanto, stai attento perché quello è forse il segno di una vita per te sorrida. Parte fondamentale di cui Montale pone al centro delle “ Occasioni ”. “ La speranza di pure rivederti ” è una delle liriche più celebri delle “ Occasioni ” sulla quale Montale diede una spiegazione, pubblicando sul Corriere della Sera un piccolo raccontino. Parla di un certo Mirko (Montale) angosciato che si trovava a Modena passeggiando, sempre assorto nel suo pensiero dominante cioè (?). Si avvicinò ad un vecchio con dei cani al guinzaglio. Da quel giorno non lesse più il nome Modena senza associare a quella città l’idea di Clizia e dei due sciacalli… Persiste così l’idea che le due bestiole fossero state inviate da lei come se fossero un segnale, un emblema o forse era solo un’allucinazione - > segni evidenti del suo amore per Clizia e premonitori della morte dell’amata. Fatti simili apparvero spesso non solo con gli sciacalli ma anche con altri animali. Una sera, Mirko si trovò alcuni versi in testa e scrisse queste righe “la speranza di pure rivederti m’abbandonava e mi chiesi se questo mi prelude un senso di te che è un’immagine coi segni dell’amore…” Si fermò e cancellò il punto fermo e lo sostituì con due punti perché sentiva che occorreva un esempio che fosse anche una conclusione e termino così “a Modena fra i portici, un servo trascinava due sciacalli al guinzaglio”. Il dilemma tra l’occasione spinta nella vita vera (lui che per strada incontra un servo con degli sciacalli al guinzaglio) e la poesia. Questa vicenda degli sciacalli al guinzaglio rappresenta il flusso reale della vita e può essere distribuita dalla poesia? No, perché nel momento in cui racconta si blocca quell’evento di vita. L’idea sarebbe quella che la poesia contenesse il frutto da cui è nata senza spiattellarlo. L’occasione ha determinato la poesia e i versi restituiscono il frutto di quell’occasione senza dirlo. Montale per esplicitare meglio la sua poesia decide di inserire l’occasione quella vera tra parentesi (non fa parte della lirica) e ci svela così che la lirica è dedicata a Clizia che è andata via (lei veniva a Firenze con delle borse di studio ma doveva poi ritornare negli Stati Uniti) - > a seguito del Fascismo per gli americani era difficile giungere in
Italia e in Germania. Clizia compare all’improvviso nella poesia montaliana e viene fatta dantescamente una donna angelo ma non alla maniera di Beatrice, una beatrice contemporanea che nell’immaginario montaliano coincide con la poesia. Clizia è una donna salvatrice ma diventa anche metafora del fare poesia, dell’abbandono del poeta alla poesia. “ Ti libero la fronte dai ghiaccioli ” dedicata a Clizia, la donna-angelo. È una rappresentazione esplicita di Clizia che addirittura ha le ali con le penne (rappresentazione concreta). ‘ti libero la fronte dai ghiaccioli’ - > Uno che vive nel 900 già esistono gli aerei e quando la neve sale ad alta quota, la temperatura degli aerei si abbassa. Attraversando le alte nebulose, lei si è ghiacciata così che metaforicamente i cicloni hanno congelato le penne di questa donna-angelo. Questi cicloni sono le brutture del reale, la donna angelo che è la poesia vive in un’altra dimensiona ma le brutture le rovinano le penne. È mezzogiorno (orario canonico per Montale perché è quello in cui dovrebbe esserci un sole forte) ma è verosimilmente inverno o una stagione di mezzo per cui si allunga un’ombra e c’è un sole freddoloso. ‘le altre ombre non sanno che sei qui incuranti della presenza della donna angelo - > dialettica fra chi sa e chi non sa. L’unico che sa che c’è Clizia è il poeta. Le occasioni sono la raccolta più alta e ardita di Montale e non a caso è una raccolta degli anni 30 guardata con fascino dagli ermetici, anche se Montale prendeva le distanze dicendo no al senso di lirica pura alludendo all’ermetismo. Montale continuò sempre a sostenere l’idea di una poesia che rivelasse quel quid speciale della vita forse attingibile attraverso la memoria delle occasioni. Le occasioni sono degli anni ‘30 ma sta per arrivare un evento tragico in Europa: scoppia la Seconda guerra mondiale e il fascismo a quel punto dichiara apertamente la sua alleanza con il Nazismo. L’Europa sprofonda in un baratro…e i poeti? In Italia vi è la resistenza ma coinvolse alcuni non tutti. Dopo un lungo silenzio, in termini di pubblicazioni di volume, Montale pubblica nel 1956 la sua terza raccolta, “ La bufera ”. Il 1956 è un anno particolare in quanto avviene la rivolta in Ungheria in cui vengono inviati i carri armati sovietici a reprimere le stanze libertarie degli ungheresi, per cui Kruscevdenuncia al congresso del parlamento comunista dell’Unione sovietica i crimini di Stalin. Crolla il mito di Stalin e della sinistra…non ci sono più miti. In questo periodo Montale dà alle stampe la sua terza raccolta “La bufera”. “ La bufera ” ‘i lunghi tuoni marzolini e la grandine’ - > siamo ancora in mezzo alla tempesta. Nella poesia di Montale ci sono tante bufere e tempeste. ‘(i suoni di cristallo nel tuo nido notturno…delle tue palpebre)’ - > la parentesi è importante: dentro la tempesta vi sono cristalli, mogani, libri rilegati e poi chiusa parentesi si parla del lampo che colpisce alberi e muri. ‘sopra qualche gesto che annaspa’ - > i gesti li avevamo già trovati nella lirica di Montale ma questi sono gesti di qualcuno che è disperato. “La bufera” è la metafora della guerra, di un evento che travolto l’Europa e il mondo intero. Nella parentesi dove si parla di ‘nido notturno’ si intende il nido di Clizia fatto di oro, cristallo, mogano, di libri rilegati e poi il segno distintivo di Clizia ‘una grana di zucchero dal guscio delle tue palpebre’… lei è una donna che viene paragonata spesso alla purezza del cristallo e Montale la descrive come se avesse anche nell’arco delle ciglia, dei cristali piccoli come grani di zucchero che ancora luccicano. Poi il rumore della tempesta, i tamburelli, il gesto che annaspa, restituisce una sensazione di caos, sofferenza e inquietudine. Nel finale c’è la bufera ma c’è anche Clizia che sposta i capelli (aveva la frangetta) per salutare il poeta. ‘mi salutasti per entrare nel buio’ - > la poesia entra nel buio e quindi la donna angelo va via e torna in America. Non a caso viene intesa la prima sezione della bufera è intitolata “Finister”, che un valore simbolico inerente alla fine della guerra ma esso è anche il luogo della penisola iberica, quello più spostato verso gli Stati Uniti, è il luogo più ad ovest dell’Europa. In qualche modo è il luogo nel quale affacciarsi per sognare e immaginare il ritorno di Clizia. “ La bufera ” di Montale è ancora una raccolta alta e complessa. Un montale della prima stagione, egli prima ha scritto prima il recto della sua conclusione e poi il rovescio. “ La bufera ” è l’ultima raccolta del recto della
Egli rappresenta un caso emblematico della storia della cultura del 900. Egli si inserisce pienamente nella scuola ermetica. Ad un certo punto decide di trasferirsi dalla Sicilia a Firenze dove poi nasce l’Ermetismo. Lì va a fare il mantenuto in quanto sua sorella aveva sposato Elio Vittorini (anche lui siciliano). “ Acque e terre ” e “ Sommerso ” sono liriche raccolte in pieno stile ermetico. Questa congrega di poeti e professori universitari, compreso tra la facoltà di lettere e il Caffe delle Giubbe rosse, presenta un’idea di poesia che portavano avanti: l’idea di una poesia che fosse ungarettinamente un linguaggio originario, rarefatto. La parola e la poetica della parola sono il cuore dell’esperienza ermetica. Per gli ermetici, la parola ha un valore assoluto. Si tratta di una parola sforzata fino all’attingimento dell’assoluto, una parola per lo più astratta e chiaramente perde sempre più l’importanza del sintagma. È una poesia che allude, che suggerisce, una poesia dall’astrazione totale…ricerca di termini puri ed essenziali, alcuni poeti ermtici dicono innocenti, ricerca di una parola originaria. L’esperienza ermetica venne accompagnata dalla cosiddetta critica ermetica (massimi esponenti Carlo Boni e Oreste Macrì). Uno dei manifesti di Carlo Boni è lo scritto del 1938, intitolato “Letteratura come vita”. In questi anni vi sono titoli come questi per cui la vita viene sostituita dalla letteratura mentre in Italia e in Europa succede il caos. I poeti presi a modello sono i francesi di seconda generazione cioè quelli che vengono dopo la triade maledetta, Baudelaire- Verlaine - Rimbaud, si tratta di poeti come Mallarmé e Paul Valéry. Mallarmé cercava di dare un senso più puro alle parole comuni. Egli portò avanti l’idea della poetica del rien , dello spazio bianco all’interno della pagina.