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moretti, il romanzo di formazione, Appunti di Letteratura Francese

Franco Moretti, Il romanzo di formazione, Torino, Einaudi, 1999, p. 3-27 (il Bildungsroman come forma simbolica); l’agio della civiltà, anello della vita, retorica della felicità; chap. II Waterloo Story pp. 83-103, 139-141, i primi cinque paragrafi e quello finale

Tipologia: Appunti

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Moretti- Il romanzo di formazione
L'eroe dell'epica classica è un uomo fatto, un adulto. Per opera di Goethe (con Whilem
Meister), invece, è la gioventù che guadagna centralità nel Romanzo e si va a creare il
Bildungsroman, la forma che domina la narrativa occidentale e che possiede un nuovo tipo
di eroe. Anche l'Oreste di Eschilo era giovane ma questo tratto era in secondo piano rispetto
all'essere il figlio di Agamennone. Dalla fine del 700 la gioventù diviene l'età che racchiude
il senso della vita.
In una società tradizionale l'essere giovane si realizza solo nella differenza biologica e la sua
gioventù ricalca quella dei suoi antenati. Il giovane viene introdotto ad un ruolo che
preesiste e che dovrà occupare e la crescita non prevede una vera entelechia personale.
Questo genere di società inizia il declino con il crollo delle campagne e la nascita delle città.
Per Whilem Meister l'apprendistato non è più il cammino verso il lavoro del padre ma
consiste in un'incerta esplorazione dello spazio sociale. L’esplorazione si rende necessaria in
seguito allo squilibrio causato dalla nascita del mondo capitalistico che rende impossibile la
continuità tra le generazioni. È lo stesso giovane che, posto in una società di questo tipo
inizia a desiderare un certo ruolo e inizia, inoltre, a sviluppare un'interiorità più profonda e
perennemente insoddisfatta. Altro fattore che influisce sul nuovo rapporto tra giovane e
mondo è lo sviluppo della scolarizzazione.
Eppure, il romanzo di formazione si interessa principalmente di mobilità e interiorità del
giovane poiché tra la fine del 700 e inizio 800 avviene un fatto ancor più decisivo del
cambiamento giovanile: la caduta nella modernità e questa deve essere accompagnata da
una nuova cultura. Il romanzo di formazione ha, dunque, lo scopo di dare non solo un senso
alla gioventù ma soprattutto alla modernità. R. di formazione come simbolo della modernità.
La modernità si identifica con il giovane, un suo segno sensibile in cui si ritrovano le
caratteristiche della modernità stessa: irrequietezza e mobilità/ dinamismo e instabilità. Le
esperienze della tradizione devono essere abbandonate e non ci si può più quindi
riconoscere né nella maturità, né nella vecchiaia. Gioventù rappresenta un mondo che cerca
il suo senso nel futuro e non nel passato. Per far sì che, però, la modentità diventi una forma
della gioventù, è necessario che emerga l'idea che la gioventù non duri in eterno. Si tratta di
un vincolo formale che permette la raffigurazione della modernità poiché è solo così che si
ha la possibilità di umanizzarla. Fondata su dinamismo e limite, irrequietezza e senso della
fine, la struttura del romanzo non potrà che essere contraddittoria intimamente.
La gioventù non dura in eterno ed è la temporalità che la costituisce; vincolo temporale
fondamentale che deve essere elaborato in un'epoca in cui il mutamento , fin dalla
rivoluzione francese, sembra abbattersi in modo incomprensibile. Ciò si riversa nella cultura
con l'importanza che assume la storia e nella letteratura con la narrativa poiché cultura e
storia si prestano in maniera perfetta per conferire un ordine al mutamento. Il senso si dà
attraverso gli eventi che si succedono. In questo studio, i romanzi di formazione si
differenziano proprio in base alle differenze di intreccio o, meglio, il modo in cui l'intreccio
perviene all'istituzione di un senso. Seguendo la concettualizzazione di Lotman questa
differenza si può esprimere come variazione nel valore di due principi: di classificazione e
di trasformazione sempre presenti in opera narrativa in modo inversamente proporzionale.
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Moretti- Il romanzo di formazione L'eroe dell'epica classica è un uomo fatto, un adulto. Per opera di Goethe (con Whilem Meister), invece, è la gioventù che guadagna centralità nel Romanzo e si va a creare il Bildungsroman, la forma che domina la narrativa occidentale e che possiede un nuovo tipo di eroe. Anche l'Oreste di Eschilo era giovane ma questo tratto era in secondo piano rispetto all'essere il figlio di Agamennone. Dalla fine del 700 la gioventù diviene l'età che racchiude il senso della vita. In una società tradizionale l'essere giovane si realizza solo nella differenza biologica e la sua gioventù ricalca quella dei suoi antenati. Il giovane viene introdotto ad un ruolo che preesiste e che dovrà occupare e la crescita non prevede una vera entelechia personale. Questo genere di società inizia il declino con il crollo delle campagne e la nascita delle città. Per Whilem Meister l'apprendistato non è più il cammino verso il lavoro del padre ma consiste in un'incerta esplorazione dello spazio sociale. L’esplorazione si rende necessaria in seguito allo squilibrio causato dalla nascita del mondo capitalistico che rende impossibile la continuità tra le generazioni. È lo stesso giovane che, posto in una società di questo tipo inizia a desiderare un certo ruolo e inizia, inoltre, a sviluppare un'interiorità più profonda e perennemente insoddisfatta. Altro fattore che influisce sul nuovo rapporto tra giovane e mondo è lo sviluppo della scolarizzazione. Eppure, il romanzo di formazione si interessa principalmente di mobilità e interiorità del giovane poiché tra la fine del 700 e inizio 800 avviene un fatto ancor più decisivo del cambiamento giovanile: la caduta nella modernità e questa deve essere accompagnata da una nuova cultura. Il romanzo di formazione ha, dunque, lo scopo di dare non solo un senso alla gioventù ma soprattutto alla modernità. R. di formazione come simbolo della modernità. La modernità si identifica con il giovane, un suo segno sensibile in cui si ritrovano le caratteristiche della modernità stessa: irrequietezza e mobilità/ dinamismo e instabilità. Le esperienze della tradizione devono essere abbandonate e non ci si può più quindi riconoscere né nella maturità, né nella vecchiaia. Gioventù rappresenta un mondo che cerca il suo senso nel futuro e non nel passato. Per far sì che, però, la modentità diventi una forma della gioventù, è necessario che emerga l'idea che la gioventù non duri in eterno. Si tratta di un vincolo formale che permette la raffigurazione della modernità poiché è solo così che si ha la possibilità di umanizzarla. Fondata su dinamismo e limite, irrequietezza e senso della fine, la struttura del romanzo non potrà che essere contraddittoria intimamente. La gioventù non dura in eterno ed è la temporalità che la costituisce; vincolo temporale fondamentale che deve essere elaborato in un'epoca in cui il mutamento , fin dalla rivoluzione francese, sembra abbattersi in modo incomprensibile. Ciò si riversa nella cultura con l'importanza che assume la storia e nella letteratura con la narrativa poiché cultura e storia si prestano in maniera perfetta per conferire un ordine al mutamento. Il senso si dà attraverso gli eventi che si succedono. In questo studio, i romanzi di formazione si differenziano proprio in base alle differenze di intreccio o, meglio, il modo in cui l'intreccio perviene all'istituzione di un senso. Seguendo la concettualizzazione di Lotman questa differenza si può esprimere come variazione nel valore di due principi: di classificazione e di trasformazione sempre presenti in opera narrativa in modo inversamente proporzionale.

Quando prevale il primo, forma classica del Bildungsroman, le trasformazioni narrative conducono ad un finale particolarmente marcato, tale da istituire una classificazione diversa da quella iniziale ma chiara e stabile, definitiva; gli eventi acquistano senso nel condurre ad uno scopo soltanto. Quando prevale il secondo (Stendhal, Puskin, Flaubert..) ciò che dà senso al racconto è la sua narratività, il suo essere un processo open-ended. Il finale, parte fondante della mentalità classificatoria, diventa qui il momento più povero di senso e può essere incompiuto, arbitrario o rinviato all'infinito. Modello per eccellenza che segue il primo principio è quello che si conclude con il matrimonio, atto definitivo per eccellenza. Modello opposto è quello dell'adulterio, simbolo dell'instabilità. Altra opposizione è quella relativa alla retorica narrativa che, nel caso del romanzo di formazione classico si fonda sul principio della felicità al contrario del secondo tipo che si sviluppa intorno alla libertà. Alla trasformazione si lega la mobilità, la metamorfosi che cancella il senso stesso dell'identità individuale al contrario il principio di classificazione, tipico dei romanzi inglesi, la centralità dell'identità porta ad una ripugnanza per il mutamento. Modernità esorcizzata dal primo principio ed esasperata dal secondo. Da ciò ne deriva uno sdoppiamento dell'immagine della gioventù. Se prevale il principio di classificazione, come in Goethe, allora la gioventù deve finire ed è subordinata all'indea di maturità poiché ha senso in quanto conduce ad un'identità stabile e finale. Per il secondo principio l'accento cade, invece, sul dinamismo giovanile. La gioventù non vuole tradursi in maturità e vede in tale conclusione un tradimento che la priverebbe di senso. Es. Daniel Deronda di Eliot, eroe maturo infastidito da ciò che gli ricorda l'irrequietezza giovanile e l'educazione sentimentale di Flaubert in cui il protagonista ripudia ogni determinazione, percepita come impoverimento di senso. L'eccessivo sviluppo di un principio sopprime quello opposto ma è proprio attraverso questa contraddizione, per il fatto che in ogni opera agiscono entrambi i principi, che questa può esistere poiché la contraddizione tra opposte valutazioni della modernità e della gioventù o opposti valori è il principio di funzionamento di gran parte della cultura moderna. Libertà e felicità, identità o mutamento, sono tutti egualmente importanti per la mentalità occidentale moderna che ne esige, per quanto ciò sia difficile, la compresenza. Un tentativo cosciente di fare funzionare questa contraddizione la si trova nel Faust, dove si trova l'aspirazione alla felicità e la libertà, l'identità del protagonista e le sue trasformazioni storiche viene ipotizzata una sintesi. Il romanzo di formazione rappresenta un'altra risposta alla contraddittorietà della cultura moderna, una risposta che non mira ad una sintesi ma ad un compromesso. C'è una predisposizione al compromesso che ha permesso al romanzo di formazione di vincere tra 700 e 800 la lotta per l'esistenza. Mentre l'ideale della sintesi nel Faust ha come filosofia d'appartenenza Hegel, ciò non accade con il compromesso poiché ciò non si appresta alla formalizzazione concettuale ma alla sfera dei comportamenti quotidiani e irriflessi, della mentalità e pratica giornaliera. La centralità del r. di formazione suggerisce che le ideologie dominanti nel nostro mondo non sono sistemi normativi e monologici ma sistemi adattabili e precari.

L'anello della vita Il problema di Wilhelm è che non riesce a creare il nesso e dare alla sua vita la forma di anello e saldarlo e se ciò non avviene la sua esistenza rischia di rimanere insensata. Nel romanzo di formazione un'esistenza appare sensata se la concatenazione interna della temporalità individuale è al tempo stesso apertura all'esterno; si è veramente se stessi in quanto si esiste per il tutto. Non si considera, dunque, che il processo della socializzazione possa imporre dei sacrifici alla formazione individuale. La maturità rappresenta l'epifania rispetto questo equilibrio e, raggiunta questa il romanzo ha realizzato il suo scopo. Non basta sposarsi ma bisogna comprendere il proprio senso di appartenenza ad una più vasta comunità. La trama ad anello è una novità che subentra nella seconda stesura del Meister poiché nella missione teatrale essa aveva un andamento molto più drammatico e il protagonista aveva un'assoluta preminenza. La differenza sta nel fatto che nel dramma il protagonista esaurisce in sé un universo di valori, in particolare la solitudine mentre nel bildungsroman la certezza del senso risiede nella partecipazione al tutto, non nello scontro. Dunque il bildung necessita un protagonista non più solo e in lite con il mondo ma plasmabil , egli deve essere il prisma in cui le varie sfumature del contesto sociale si compongono in una personalità armoniosa. Ultime parole: “ho raggiunto una felicità che non merito” esisto felicemente solo perché mi è stato concesso di accedere alla trama intessuta intorno a me dalla società della torre. Mi sono formato, esisto per me perché ho accettato di essere determinato dall'esterno. La torre esiste solo per permettere la felicità di Wilhelm poiché questa ha il diritto di creare trame solo se porta alla felicità delle persone attraverso il miglioramento a cui essa può condurlo. Retorica della felicità Circolo perfetto in cui Whilelm si forma subordinandosi alla torre e la torre si legittima solo rendendolo felice. L'uomo moderno può decidere liberamente di limitare la propria libertà in primo luogo con il matrimonio poiché due persone si attribuiscono a vicenda un valore tale da accettare di essere vincolati. Dalla fine del 700 il matrimonio diventa modello di un nuovo tipo di contratto sociale non indotto da forze esterne come lo status ma fondato su un senso di obbligazione personale. Questo può spiegare perché molti romanzi di formazione terminino in questo modo poiché si manifesta il patto tra individuo e mondo che è reciproco. Ad esso non si contrappone il celibato ma la morte. L'idea di felicità di Goethe è opposta a quella di Jefferson e Saint-Just poiché per questi ultimi essa entra in scena nel bel mezzo di una guerra, si tratta di una felicità dinamica e destabilizzante. La rivoluzione rappresenta l'apertura di una società a tutte le possibilità ed è quindi sinonimo di libertà. Goethe e Schiller, invece, ritengono che la felicità sia il contrario della libertà, corrisponde alla fine del divenire. La felicità consiste nello spegnimento del desiderio di metamorfosi. La felicità, che è una fine, consiste, per il Bildungsroman è sintomo soggettivo di una socializzazione oggettivamente compiutasi. In tutto ciò, la famiglia no è l'unico campo in cui il soggetto può essere felice ma solo il più esemplare.

2. Waterloo Story Con Il rosso e il nero, dopo circa 30 anni dal Meister, il romanzo di formazione subisce grandi cambiamenti. Il contesto storico inizia ad investire le vicende private e forgia l'interiorità del protagonista. Glie eroi non sono più docili e disposti a lasciarsi plasmare ma, anzi, sono intrattabili, cupi e strani. Non diventano maturi nei modi proposti dal bildungsroman classico poiché viene abbattuta l'idea di maturità come idea di coesione tra autonomia individuale e socializzazione. Massimi esponenti di questa nuova forma sono Puskin, amico dei decabristi e Stendhal, che aveva nominato Napoleone idolo di una giovinezza e non è, per questo, un caso che i loro eroi non si recheranno in viaggio per fare esperienze come conquistare una donna o occupare un nuovo ruolo sociale ma creeranno campagne. La gioventù trova, dunque, il suo senso non nel creare connessioni con l'esistente ma nello spezzarle, vivendo e morendo nel conflitto. Tuttavia, sia per S. che per P. il tempo della rivoluzione vera e propria è passato ed è proprio per questo che i protagonisti saranno costretti ad accettare il mondo della restaurazione e ciò renderà loro irrequieti verso i compromessi. L'atmosfera è ambigua e ciò è dovuto all'influenza di Napoleone. L'eroe è ambizioso, dinamico ma soprattutto ambiguo, diviso e contraddittorio. Egli esplicita un'epoca in cui l'esistenza diviene problematica poiché gli interessi reali entrano in conflitto con gli ideali professati, il desiderio di libertà contro l'aspirazione alla felicità. L'amore e la carriera e ad ogni valore se ne contrappone un altro. Nei romanzi di P. e S. la sintesi è un'ipotesi scartata a priori ed è, invece, la contraddittorietà che emerge. La politica come destino? Una delle grandi novità del rosso e della certosa è la compresenza di biografia fantastica e storia politica. Il romanzo è incentrato sulla vicenda del singolo mentre la politica sui destini cllettivi; è possibile che la formazione dell'individuo si attui nella sfera pubblica? Se si considera la formazione filosofico-politica di S la risposta è affermativa. In De l'esprit di Helvetius egli riconduce la grandezza della storia greca e romana al modo in cui i legislatori avevano legato interesse pubblico e privato. Ma questi valori che in Helvetius trovano coerenza, in Stendhal entrano in contrasto. L'energia necessaria per smuovere la massa delle abitudini è la molla del progresso ma come dimostra l'esempio di Napoleone ciò può andare a discapito della libertà. Stendhal non crede alla necessaria evoluzione del genere umano. Prospettiva storica che esclude che lo sfondo politico sia il luogo dove possa manifestarsi il senso di un destino individuale. Ed è via via che i romanzi procedono verso la conclusione che S. dà meno rilievo ai temi politici. La politica non è il destino dell'uomo moderno. Solo nei grandi uomini vicenda individuale e ritmo collettivo si saldano ma non sono i grandi uomini quelli al centro di un romanzo. A differenza dell'epica, esso non ci racconta la fondazione di una civiltà ma presuppone che essa funzioni poiché la formazione e socializzazione dell'individuo è concepibile solo se l'eroe non è un grande uomo e se le norme sociali godono di stabilità. Altra differenza con l'epica è che i moderni tendono a ritirarsi dalla sfera pubblica e dedicarsi ai godimenti dell'indipendenza privata e il romanzo indaga proprio su rapporto conflittuale tra sfera pubblica e privata. Il bildungsroman aveva trovato soluzione in un insieme di ambiti duttili e sintetici di mediazioni. Ciò per Stendhal è

ambigua della coscienza borghese poiché il successo è la messa a nudo di una realtà dinamica ma mai del tutto giusta. L’Europa di questo periodo è teatro di conflitto sociale e politico incessante , di un disaccordo sui principi del patto collettivo. Ogni successo appare come la sconfitta di un principio opposto che non avrebbe meritato questa sorte. Ciò che induce il romanzo francese a interrogarsi sul tema del successo è la sua contraddittorietà simbolica. Il successo è infatti inventiva, capacità di controllo del reale, esercizio di libertà ma anche, d'altra parte, freddo abbandono di ideali che talvolta devono soccombere. Anziché coincidere con l'idea di successo, esso può esistere solo in una società in cui la maggioranza degli uomini è condannata all'insuccesso. Nel romanzo il successo acquisisce fascino proprio quando riesce ad attrarre colui che non vi era votato all'inizio. “ Chi è dunque quel tipo cupo e strano” Il trasformismo consiste nel tradire certi valori per ottenere il successo. Nell'eroe Stendhaliano più che dimenticati sono nascosti però. Doppia vita di Julien che teme venga svelata dalla foto di Napoleone nel materasso. Certe considerazioni non scompaiono del tutto, come l'odio per il privilegio e la disuguaglianza che emerge all'Hotel de la Mole. Ciò che è celato agli altri è il proprio sé, il nocciolo della propria identità, l'opposto del bildungsroman in cui il nocciolo dell'identità è perfettamente visibile, anzi, l'identità era davvero tale solo quando veniva mostrata. Per Whilelm Meister la profondità interiore si rispecchia nelle scelte esteriori; questa coerenza e armonia non si trova , invece, in Julien e l'interiorità diventa principio di contraddizione, infedeltà, incoerenza. È questo che rende Julien affascinante per il lettore poiché questa contraddittorietà lo porterà ad essere imprevedibile. Più ci avviciniamo alla fine dell'opera, più ci viene impedito di fissare l'eroe di Sthendal e di Puskin in un'immagine conclusiva. Viene rispecchiata l'incertezza dell'epoca poiché un conflitto domato non è un conflitto risolto. “ Voilà mon crime, Messieurs” Come fa, questa contraddittorietà, a convivere nell'eroe? Ci sono dei valori che governano le sue azioni ed altri che animano i suoi pensieri ma non ci sarà un compromesso che equilibri le rispettive pretese; si erige una muraglia tra due vite e si vivranno entrambe in modo estremo. A prima vista, uno sdoppiamento così perfetto sembra impossibile in quanto vi è nell'uomo un'esigenza di unità psichica. Anche nella teoria di Freud in cui la psiche è considerata uno spazio conteso fra forza ostili ed eterogenee, ha dovuto individuare un'istanza, l'IO, preposta al compromesso. La psicologia, dunque, riconosce la possibilità di un fenomeno di questo tipo? Risposta è affermativa, basata su 3 testi.

  1. Le Bovarysme , di Gaultier: il bovarismo, che cresce insieme allo sviluppo della civiltà, è la capacità dell'uomo di concepirsi diverso da ciò che è. Si presuppone, quindi, uno scarto presente in ogni individuo tra l'immaginario e il reale, tra ciò che è e ciò che crede di essere. Si tratta di un tentativo di riformare la realtà collettiva secondo le esigenze di un sogno individuale; il bovarismo reca con sé il principio dell'insuccesso. Esso si nutre della credenza dell’uomo di essere libero. Gaultier prende da Flaubert la connessione di sogno idealistico e insuccesso.
  1. Je sais bien, mais quand meme di Mannoni: Gaultier aveva sottolineato il distacco tra immaginario e reale mentre Mannoni evidenzia che questa vita parallela ruota attorno al rapporto tra l'Io e l'ideale: se non ci si può comportare da eroi, allora questa parte verrà impersonata sul palcoscenico segreto della vita immaginaria. È possibile mantenere un'immagine sublime di sé portando avanti un'esistenza che sconfessa questa immagine di continuo grazie al 'Disconoscimento', termine che Freud usa.
  2. L'analisi della malafede , contenuta nella prima parte de L'essere e il nulla di Sartre: una persona che compie una certa azione e, simultaneamente, parlando, presenta a sé e all'altro l'immagine opposta di sé, la malafede è l'arte di formare concetti contradditori, che riuniscono in sé un'idea e la negazione di quest'idea.. La malafede costituisce la realtà umana come un essere che è ciò che non è e non è ciò che è. Julien al processo dice: ecco il mio vero delitto, io sono ciò che non sono. Il paradosso di Waterloo Christopher Lasch e Richard Sennett hanno sottolineato la rilevanza storico-psicologica della tesi marxiana sulla natura ingovernabile e irrazionale dello sviluppo capitalistico dell'800. Epoca di progresso materiale che riabilita l'idea di destino poiché la sfera dei rapporti economici appare all'uomo come un meccanismo imperscrutabile, sia nei benefici che nelle catastrofi che può produrre. Se una forza storico-sociale è vista come destino, si ritiene che rimarrà per sempre incontrollabile, allora bisogna abituarsi alla sua presenza cercando di conviverci. Altre epoche hanno sentito il bisogno di rappresentarsi la storia come tragitto che mirasse a perseguire uno scopo, un processo sensato; quest'epoca deve concepirlo, invece, come insensato poiché nessuno poteva sentirsi davvero sicuro dalle catastrofi. Nel romanzo moderno è, dunque, presente un destino ma è diverso da quello antico, non annunciato da oracoli, ma emerge nel finale. La condanna a morte ne è l'esemplificazione, le cose sono andate così e non diversamente. Nell'universo politico troviamo la spiegazione della scelta del finale. Paradosso tra politica e cultura: “paradosso di Waterloo” poiché nei fatti si ha una restaurazione ma non nel mondo dei valori e la realtà politica non ha una cultura che la legittimi. È questa discrepanza a rendere difficile l'integrazione sociale poiché quel principio di realtà, che è un mero principio di piacere, volto ad assicurare un'esistenza normale, induce a rinunciare ai valori a cui l'universo sociale dichiara di affidare la sua legittimità. Rinuncia necessaria per vivere nella normalità ma ingiustificabili perché principi più alti di un'intera civiltà. Ed è il finale la grande invenzione dove accade ciò che non dovrebbe. Se Stendhal avesse voluto giungere ad un finale eticamente sensato avrebbe potuto far degenerare il protagonista attribuendo a ciò la causa della morte. Egli si mette su questa strada con l'episodio di Mme de Renal ma poi la abbandonano restituendo Julien al lato migliore. È a questo punto, quando non c'è nessuna necessità etica che emerge la realtà. Doppio binario dell'esistenza non risolvibile. Di fronte a questo finale il lettore continuerà a credere nei principi di legittimità poiché non è stato a loro contrapposto un principio superiore. Insieme potrà non viverli visto che il racconto dice che sono irrealizzabili poiché ciò implicherebbe un'enorme minaccia al destino. Col destino non c’è nulla da fare, esso annulla la responsabilità; noi aderiamo alla strada del piacere ma è difficile ammetterlo, è più facile credere che avremmo potuto vivere in modo più coraggioso e che una realtà imbattibile da fuori ci abbia imposto l'altra strada.