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Multiformità della professione insegnante, Sintesi del corso di Scienze Della Comunicazione

Sintesi del testo "La multiformità della professionalità insegnante" Autori : Cellamare, Melchiori, NIrchi nell'ambito della formazione per l'insegnamento e le nuove regole vigenti in Europa sul tema delle competenze digitali.

Tipologia: Sintesi del corso

2013/2014

Caricato il 21/04/2014

Giandomenico.Tiseo
Giandomenico.Tiseo 🇮🇹

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1. Multiformità della professione insegnante
IL DIBATTITO TUTTO EUROPEO SULLA PROFESSIONE INSEGNANTE
In seguito allo sviluppo delle tecniche dell’informazione e comunicazione (TIC) sono emersi dal dibattito
europeo di Lisbona(2000) sulla professione insegnante 2 punti fondamentali:
Aggiornare tecniche d’insegnamento e formazione dei docenti
Rendere nuovamente appetibile la professione insegnante
Secondo gli ultimi dati, i risultati raggiunti dal sistema scolastico dei paesi europei non sono confortanti
(scarsi risultati conseguiti dagli studenti, abbandono prematuro degli studi) e ciò può essere visto come una
colpa dei docenti, figure ormai troppo trascurate sia in ambito sociale che professionale. Al riguardo quindi
è stata definita una linea d’azione ben chiara: innanzitutto, rendere di nuovo appetibile la professione di
docente (dando giuste gratifiche economiche e sociali); rinnovare la figura del docente trasformandolo da
fonte di sapere ex-catedra a guida e supporto dei singoli percorsi degli studenti; sapersi destreggiare in
diversi contesti multiculturali; sfruttare le nuove tecnologie multimediali in ambito di apprendimento, in
modo da facilitare l’uso del materiale didattico e renderlo fruibile anche da casa; aumentare le interazioni tra
docenti, in modo da sfruttare lo scambio delle proprie esperienze.
Uno dei limiti dello sviluppo di questo progetto è la scarsa considerazione che ne ha al riguardo lo Stato,
poiché una simile soluzione non prevede risultati immediati e facilmente quantificabili.
LE PROSPETTIVE FUTURE DESCRITTE NEI DOCUMENTI UFFICIALI
Punti di dibattito del processo di Bologna sono la facilitazione e il potenziamento dell’apprendimento
dell’insegnante, il quale deve possedere una formazione pluridisciplinare(sua materia d’insegnamento più
pedagogia), avere la possibilità di continuare la propria formazione agevolmente, avere una mobilità
geografica e professionale. Altro punto importante è la tripartizione dei cicli di studio (bachelor, master e
dottorato) e la convergenza di tutti gli studi universitari dei vari Paesi dell’Unione Europea in un unico
“Spazio Europeo dell’Istruzione superiore”. I sistemi d’istruzione presenti in questo spazio europeo devono
avere percorsi formativi e titoli di studio trasparenti e leggibili, diano facilità agli studenti di continuare studi
o cercare lavoro anche in altri Paesi, siano le università più appetibili per studenti extraeuropei.
Fondamentale per il potenziamento della cultura del Paese è anche la ricerca. Le ricerche svolte in tutti i
Paesi dell’UE sono racchiusi nello “Spazio Europeo della ricerca” , che assieme allo Spazio Europeo
dell’Istruzione superiore forma la base di una comunità fondata sulla conoscenza.
2-La qualità e l’equità nel sistema dell’istruzione e della formazione
iniziale
LO SVILUPPO DELL’OBIETTIVO DI QUALITÁ
La ricerca di soluzioni adeguate per il miglioramento dell’apprendimento è stata oggetto di diversi progetti
(come per esempio il SEQUEEL, che proponeva l’innovazione dell’ambiente scolastico); un programma di
ricerca per gli ambienti di apprendimento ottimale può essere costruito seguendo 3 linee guida: la ricerca
sulle relazioni tra apprendimento e insegnamento, la raccolta e diffusione di proposte innovative
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1. Multiformità della professione insegnante

IL DIBATTITO TUTTO EUROPEO SULLA PROFESSIONE INSEGNANTE

In seguito allo sviluppo delle tecniche dell’informazione e comunicazione (TIC) sono emersi dal dibattito

europeo di Lisbona(2000) sulla professione insegnante 2 punti fondamentali:

  • Aggiornare tecniche d’insegnamento e formazione dei docenti
  • Rendere nuovamente appetibile la professione insegnante

Secondo gli ultimi dati, i risultati raggiunti dal sistema scolastico dei paesi europei non sono confortanti

(scarsi risultati conseguiti dagli studenti, abbandono prematuro degli studi) e ciò può essere visto come una

colpa dei docenti, figure ormai troppo trascurate sia in ambito sociale che professionale. Al riguardo quindi

è stata definita una linea d’azione ben chiara: innanzitutto, rendere di nuovo appetibile la professione di

docente (dando giuste gratifiche economiche e sociali); rinnovare la figura del docente trasformandolo da

fonte di sapere ex-catedra a guida e supporto dei singoli percorsi degli studenti; sapersi destreggiare in

diversi contesti multiculturali; sfruttare le nuove tecnologie multimediali in ambito di apprendimento, in

modo da facilitare l’uso del materiale didattico e renderlo fruibile anche da casa; aumentare le interazioni tra

docenti, in modo da sfruttare lo scambio delle proprie esperienze.

Uno dei limiti dello sviluppo di questo progetto è la scarsa considerazione che ne ha al riguardo lo Stato,

poiché una simile soluzione non prevede risultati immediati e facilmente quantificabili.

LE PROSPETTIVE FUTURE DESCRITTE NEI DOCUMENTI UFFICIALI

Punti di dibattito del processo di Bologna sono la facilitazione e il potenziamento dell’apprendimento

dell’insegnante, il quale deve possedere una formazione pluridisciplinare(sua materia d’insegnamento più

pedagogia), avere la possibilità di continuare la propria formazione agevolmente, avere una mobilità

geografica e professionale. Altro punto importante è la tripartizione dei cicli di studio (bachelor, master e

dottorato) e la convergenza di tutti gli studi universitari dei vari Paesi dell’Unione Europea in un unico

“Spazio Europeo dell’Istruzione superiore”. I sistemi d’istruzione presenti in questo spazio europeo devono

avere percorsi formativi e titoli di studio trasparenti e leggibili, diano facilità agli studenti di continuare studi

o cercare lavoro anche in altri Paesi, siano le università più appetibili per studenti extraeuropei.

Fondamentale per il potenziamento della cultura del Paese è anche la ricerca. Le ricerche svolte in tutti i

Paesi dell’UE sono racchiusi nello “Spazio Europeo della ricerca” , che assieme allo Spazio Europeo

dell’Istruzione superiore forma la base di una comunità fondata sulla conoscenza.

2-La qualità e l’equità nel sistema dell’istruzione e della formazione

iniziale

LO SVILUPPO DELL’OBIETTIVO DI QUALITÁ

La ricerca di soluzioni adeguate per il miglioramento dell’apprendimento è stata oggetto di diversi progetti

(come per esempio il SEQUEEL, che proponeva l’innovazione dell’ambiente scolastico); un programma di

ricerca per gli ambienti di apprendimento ottimale può essere costruito seguendo 3 linee guida: la ricerca

sulle relazioni tra apprendimento e insegnamento, la raccolta e diffusione di proposte innovative

d’insegnamento sul campo, un maggior riconoscimento per la formazione informale e non formale. Queste 3 linee vengono riprese dall’OCSE(Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), la quale riconosce che l’attuale struttura dei sistemi di istruzione dell’UE non genera gli ambienti ottimali per l’acquisizione di competenze e conoscenza. Per le competenze il primo e fondamentale studio dell’OCSE è stato il progetto DeSeCo(Definizione e selezione delle competenze), che ha portato ad una elaborazione delle competenze ritenute fondamentali o di base; queste vengono divise in 3 aree: utilizzare strumenti in modo interattivo(capacità di utilizzare linguaggio, simboli, testi, informazioni, tecnologia), interagire in gruppi eterogenei(capacità di relazionarsi con gli altri, cooperare e gestire e risolvere i conflitti), agire in modo autonomo. Con gli stessi intenti il parlamento europeo e il consiglio dell’UE hanno deliberato una raccomandazione affinché gli stati membri sviluppassero una offerta di competenze chiave, che sono state divise in diversi ambiti che sono: comunicazione nella lingua madre e nelle lingue straniere, competenza matematica e di base in scienza e tecnologia, competenza digitale, imparare a imparare, competenze interpersonali e sociali, spirito d’iniziativa, consapevolezza ed espressione culturale. Il programma dell’OCSE propone di valutare le competenze chiave degli adulti e il loro miglior utilizzo nel mercato del lavoro; sono previste delle attività essenziali, comuni a tutti i paesi aderenti al PIAAC( Programma per la valutazione internazionale delle competenze degli adulti ). La flessibilità, la creatività, la comunicazione con

i coetanei, il problem solving e la riflessione sono abilità, capacità e disposizione di fondo e trasversali alle

competenze utilizzate nel progetto PIAAC.

LO SVILUPPO DELL’OBIETTIVO DI EQUITÀ

I parametri di qualità ed equità sono obiettivi da conseguire e criteri di valutazione del servizio scolatico e

specialmente il parametro di equità assume importanza per gli allievi con bisogni educativi speciali(BES).

Un importante mezzo per questo tipo di allievi è l’aggregazione sociale, ad esempio i centri di aggregazione

giovanile. Per aumentare l’equità tra allievi è buona cosa considerare 3 parametri: inserimento, cioè la

presenza di questi allievi in istituzioni scolastiche normali e non in centri specializzati; integrazione, cioè

l’evidente difficoltà che provano gli allievi con disabilità nelle classi normali; inclusione, cioè ricerca e

interventi di enti pubblici per favorire l’inserimento degli allievi con i BES. Altri 3 vocaboli importanti, che

sottintendono macrocategorie, le quali identificano i BES sono: macrocategoria A nella quale è contenuta la

categoria “disabilità” ovvero le difficoltà dipendenti da basi organiche(menomazioni e/o patologie organiche

che causano deficit mentali e/o fisici); macrocategoria B nella quale è contenuta la categoria “difficoltà” cioè

le difficoltà emotive e comportamentali o disturbi specifici dell’apprendimento(esempi come dislessia,

discalculia e disturbi del linguaggio); macrocategoria C nella quale è contenuta la categoria “svantaggi di

ordine socioculturale” cioè problemi derivanti dalla provenienza dell’alunno e suo contesto socioeconomico.

3-La professione dell’insegnante vista dagli insegnanti

LE EVIDENZE EMPIRICHE DELLA RICERCA

La necessità di avere conoscenze basate su evidenze empiriche(date dall’esperienza, verificate da esperimenti) ha spronato a fare varie ricerche. Le più importanti sono:

  • L’indagine “Insegnamento: attrarre, sviluppare e trattenere gli insegnanti competenti” ha in sé alcune politiche da proporre ed attuare quali: fare dell’insegnamento una carriera attrattiva; sviluppare le conoscenze e le competenze degli insegnanti; reclutare, selezionare e assumere gli insegnanti; trattenere gli insegnanti più qualificati nelle scuole; elaborare e attuare politiche educative.

che lo allontana dal lavoro e dalle relazioni che vi ha, portandolo alla sindrome di burnout (che si innesta su una condizione di stress, ma non si identifica solo con questo). Lo stress è caratterizzato dalla progressione di 3 stadi: la reazione di allarme (in cui l'organismo avverte gli stressor e reagisce per mantenere l'equilibrio), la resistenza (in cui si verifica l'adattamento alla nuova situazione), e l'esaurimento (che avviene quando le energie richieste per combattere lo stress sono eccessive o improduttive). Questo fenomeno ha 2 dimensioni: l'eustress (che produce effetti positivi perché migliora la capacità di rispondere attivamente) e il distress (che produce invece demotivazione, depressione...). Lo stress è frutto di molteplici fattori, che devono essere studiati per poter ridurre o eliminare questo agente e se si vuole prevenire la sua trasformazione in burnout.

COME SI CARATTERIZZA IL BURNOUT NEGLI INSEGNANTI

l'irritabilità e la tensione sono risposte allo stress, ma quando si arriva all'esaurimento emotivo e alla rigidità si è passati allo stato di burnout; in questi casi il docente assume atteggiamenti cinici verso i problemi e i bisogni degli alunni, diventanto incapace di sostenere il suo ruolo e rapporto professionale; questo disagio però non colpisce solo il singolo individuo, ma tuttala situazione sociale, andando a creare un clima negativo. Si possono rilevare 3 tipologie di variabili che agiscono sul burnout: lavorative (come ad esempio una progressione di carriera non adeguata alle mansioni svolte, un carico di lavoro eccessivo, un remunerazione considerata non adeguata...), personali (esperienza, personalità, capacità di gestire lo stress..) e di gruppo (rapporto con colleghi, allievi e loro famiglie). Proprio per questa sua complessità il burnout si presta a molteplici letture, che possono essere sintetizzate in 4 spiegazioni: per gli psicologi dell'apprendimento si tratta di un problema di learned helplesnness (impotenza appresa, cioè percezione di instabilità degli eventi e una diminuita capacità di agire in modo corretto); per la prospettiva psicanalitica la persona affronta situazioni che lo opprimono con la depressione e l'impotenza; per la prospettiva sociologica si tratta di un allentamento del senso di appartenenza ad una comunità; l'approccio psicosociale invece ritiene che la causa sia la relazione che il docente ha con le varie componenti dell'organizzazione di appartenenza (entro la quale si ha il conferimento di uno status, un investimento di mansioni e si assumono comportamenti di ruolo).

CAUSE DEL BURNOUT E POSSIBILI SOLUZIONI

tra le cause principali di burnout da parte degli insegnati c'è sicuramente il cambiamento della loro immagine professionale e sociale verificatosi negli ultimi anni: innanzitutto è venuta meno l'idealizzazione di questa professione (che prima era fondata sul possesso di un'istruzione che i più non avevano), e poi è cambiato anche il ruolo, visto che ora l'insegnante deve non più solo insegnare e valutare ma anche guidare, consigliare e sostenere; da ciò possono nascere conflitti sia tra colleghi (soprattutto a causa delle metodologie didattiche e di valutazione usate), sia tra docenti e famiglie (che spesso riversano nella scuola deleghe e richieste di sostegno spesso assurde) e soprattutto tra docenti e alunni (difficoltà nel mantenere la disciplina e nel creare relazioni positive). Oltre a ciò, ci sono le carenze che spesso si riscontrano nelle scuole, la mancanza di incentivi esterni e la percezione di dover svolgere una professione che richiede un investimento costante nella propria formazione. Tutte queste cause spesso portano anche disturbi e malori fisici, come patologie cardiovascolari o disturbi del sonno. Utile può quindi essere un approccio alla soluzione dei problemi di tipo empowering (processo attraverso il quale chi si trova in difficoltà ha la possibilità di essere aiutato nel riacquistare la capacità di getire le situazioni stressanti); lo sforzo richiesto da questo metodo è quello di individuare i punti di forza e le aree di miglioramento del contesto di cui si fa parte, attraverso un'attenta analisi personale dell'ambiente.

Capitolo 5-Le competenze relazionali: parte costitutiva della professione

docente

INSEGNARE LA RELAZIONE

fondamentale nel rapporto tra docente e alunno è la relazione che si instaura tra i 2; un buon docente deve investire nello sviluppo della sua identità professionale, acquisendo cognizione delle proprie risorse e del loro impiego ottimale; ciò avviene quando accanto al sapere curricolare l'insegnante sviluppa competenze nella trasmissione delle conoscenze e nella gestione delle relazioni. Tutto ciò porta l'insegnante a seguire un percorso di crescita personale e di aggiornamento a lungo termine delle proprie abilità, che ha ricadute non solo sul suo benessere, ma anche per coloro con cui l'insegnante interagisce (infatti secondo diverse ricerche le esperienze positive favoriscono lo sviluppo individuale degli alunni poiché portati a migliorarsi).

STILI DI INSEGNAMENTO CHE FACILITANO LA RELAZIONE

EDUCATIVA

le relazioni, insieme alle conoscenze e ai valori che la scuola trasmette, implicano una didattica reticolare e negoziata (e quindi non più lineare e unidirezionale); inoltre le relazioni richiedono una comunicazione fondata sulla reciprocità e sull'ascolto, e ciò fa ritenere quindi che lo stile migliore di insegnamento sia quello incoraggiante ed affettivo; un insegnante che voglia fare suo un simile stile deve avere i seguenti requisiti: deve essere equilibrato, motivato, fiducioso in se stesso e nelle proprie capacità, interessato alle idee degli altri, fiducioso del potenziale (anche inespresso) dei suoi alunni, in grado di utilizzare metodologie diversificate di insegnamento, capace di cooperare e di comprendere la realtà di ogni alunno.

LE COMPETENZE RELAZIONALI UTILI ALLA PROFESSIONALITÀ

DEL DOCENTE

compito fondamentale del docente diventa quello di creare un setting di apprendimento, di impostare cioè un metodo di apprendimento affinché ci sia una relazione di aiuto e incoraggiamento; perché ciò avvenga, il docente deve possedere capacità di ascolto, capacità di comprensione delle dinamiche di gruppo, apertura e disponibilità a mettere in discussione se stessi. Quindi il ruolo dell'insegnante consiste nell'interpretare i comportamenti del discente e di metterlo in condizione di riflettere, capire e parlare; perché l'ascolto attivo sia efficace deve configurarsi come empatico, cioè essere disponibili a sentire le emozioni dell'altro (essere aperti e disponibili) ; la comprensione empatica quindi è fondamentale.

L'INSEGNANTE E LE DINAMICHE AFFETTIVE DEL GRUPPO-

CLASSE

per l'insegnante è fondamentale saper riconoscere e governare le dinamiche del gruppo classe, poiché ogni classe è un gruppo di apprendimento che si struttura non solo sul livello dell'apprendimento, ma anche su quello emotivo, della socializzazione; però può capitare che tra insegnante e alunni si instaurino relazioni sbagliate, dovute da parte dell'insegnante a un atteggiamento troppo tecnico e razionale, a un ruolo punitivo e autoritario o anche a comportamenti seduttivi nei confronti degli alunni per far colpo su colleghi e famiglie. I messaggi inviati dagli allievi sono fondamentali nella vita di classe: l'insegnante deve essere capace, oltre a riceverli, anche sfruttarli favorendo l'intervento degli alunni, stimolandoli ad aprirsi per favorire il loro processo di scoperta e conoscenza di se stessi.

Capitolo 6-le competenze chiave degli insegnanti nella società della

conoscenza

IL LAVORO EUROPEO SULLE COMPETENZE

il nuovo compito della scuola è quello di rivalorizzare la cultura rendendola attuale, e ciò implica un'attenta rivalutazione del ruolo dei docenti, individuando le competenze chiave più importanti: saper comunicare nella propria lingua d'origine e in altre lingue, avere competenze matematiche e scientifiche, imparare ad apprendere, possedere competenze digitali, civiche e sociali, avere spirito imprenditoriale e iniziativa personale, possedere una solida formazione culturale. Alcune indagini (PISA,TIMMS, IEA...) hanno permesso di stabilire alcuni indicatori a livello europeo, ma ma è il dipartimento dell'educazione degli USA che si è dotato di una guida in cui confluiscono 98 indicatori in materia di educazione, di tipo multimediale e che prendono in considerazione sia le performance e sia il

Capitolo 9-Rapporto tra qualità dell'offertaformativa e formazione degli

insegnanti

CRISI D'IDENTITÀ DELL'INSEGNANTE DI FRONTE ALLE

PROBLEMATICHE SOCIALI

gravi e diversificate problematiche sociali (prima tra tutte l'eterogeneità degli allievi, proveniente sempre più spesso da contesti culturali anche extranazionali) hanno portato a riflettere sul fatto che “fare scuola come una volta” non basta più, e ciò ha come conseguenza un abbassamento della motivazione professionale dei docenti. Nel corpo docente è presente una duplice consapevolezza: da un lato ci sono coloro che ritengono che il peso dei disagi presenti grava solo sulle spalle del singolo docente, dall'altro ci sono coloro che ritengono fondamentale individuare le strategie più adatte analizzando profondamente il contesto in cui ci si trova; questa seconda osservazione manda al concetto di una nuova figura di docente, quello chiamato docente riflessivo.

QUALITÀ DELLA FORMAZIONE INSEGNANTE

fondamentale nel miglioramento dell'offerta formativa è la qualità della formazione insegnante (infatti tutte le riforme fatte dagli stati europei in questi anni si basavano anche e soprattutto sui metodi di formazione dei docenti); ma tutti questi cambiamenti provocano spesso delle crisi, che portano i docenti a dubitare della loro identità professionale. Compito delle università è quello di formare sia in ingresso che in itinere insegnanti che sappiano affrontare tutte queste sfide impegnandosi a superarle con successo. Nella formazione iniziale si è acquisito un profilo di massima che prevede una solida base culturale (su cui poi si innesta lo studio dettagliato delle discipline da insegnare), una buona formazione pedagogica e lo studio delle metodologie della ricerca; a tutto ciò va aggiunto il contatto con i colleghi in servizio (che possono trasmettere e loro esperienze e allo stesso tempo possono aggiornarsi); le competenze che un insegnante in formazione iniziale deve acquisire sono: competenze culturali, competenze didattiche, capacità di riflessione e autocritica, empatia e competenze gestionali. Nella formazione in servizio importante è la circolarità teoria-pratica, cioè che si crei collaborazione reciproca tra chi si occupa di formazione e chi insegna, in modo da creare nuove epiù efficienti modalità didattiche; quindi è fondamentale spostare l'attenzione da una impostazione tradizionale teorica e disciplinare a una più didattica, riflessiva e pratica.

AUTOEFFICACIA NELL'INSEGNAMENTO

la qualità della professionalità docente passa anche attraverso il concetto di soddisfazione lavorativa; quest'ultima è influenzata da fattori come l'interazione con gli studenti, gli atteggiamenti sociali, lo stile di leadership dei dirigenti scolastici e il riconoscimento sociale della professione. l'autoefficacia dell'insegnante è definita come il grado in cui il docente crede nelle proprie capacità di influenzare la performance degli allievi; questa però è influenzata anche dalle convinzioni di efficacia collettiva, cioè di convinzioni degli insegnanti in merito all'efficienza dell'istituzione scolastica in cui si trovano; si può dire che l'influenza sociale plasma l'autoefficacia, in particolare quest'ultima è più elevata in scuole dove è maggiore l'efficacia collettiva (cioè laddove gli insegnanti hanno un'alta concezione della capacità collettiva dell'istituto di appartenenza).