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Museologia, riassunti libri:, Sintesi del corso di Museologia

Sintesi dei seguenti libri per esame di museologia. ALTRO CHE MUSEI- La questione dei Beni Culturali in Italia ATTI DEL MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI TRIESTE: Museo Oggi tra Reale e Virtuale

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 05/05/2019

M.calaresu
M.calaresu 🇮🇹

4.5

(95)

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MUSEOLOGIA
1
ATTI DEL MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI TRIESTE:
Museo Oggi tra Reale e Virtuale
Fondamentale la capacità di uso che il pubblico è in grado di fare dell’apparecchiatura, ciò
comporta la necessità di semplificare lo strumento tecnologico, anche per il bassissimo livello
di conoscenza tecnologica diffusa soprattutto tra gli adulti.
Negli allestimenti, vanno distinti due campi:
USO DIRETTO E INTERATTIVO DA PARTE DEL PUBBLICO (1° GRUPPO)
Al primo gruppo appartengono, le apparecchiature che possono essere usate per
la comunicazione di informazioni in diretta, con la possibilità per il visitatore di
intervenire scegliendo le opzioni o azionando dei sistemi
USO RISERVATO SOLO AGLI OPERATORI (2°GRUPPO)
Le apparecchiature che permettono di realizzare pannelli, diorama, proiezioni e
quant’altro possa essere inserito in un allestimento ma sui cui, il visitatore può
agire solo con due opzioni: attivando la propria attenzione oppure attivando
inavvertitamente dei sensori.
La tecnologia del primo gruppo è, mediamente, più problematica, perché deve fare i
conti con il fattore critico del degrado accelerato dall’uso (potenziale rischio
vandalismo o impiego non congruo).
Tuttavia, tutti questi sistemi hanno dei limiti che sono dovuti alle capacità di gestione
degli strumenti informatici da parte del gruppo decisionale e operativo dei musei.
ESPERIENZE
PROBLEMA 1
Il visitatore è condizionato dal livello di curiosità; tendenzialmente distratto o passivo
raggiunta l’adolescenza, torna settorialmente da adulto. I bambini uniscono una maggiore
dimestichezza con la tecnologia.
PROBLEMA 2
Un computer interattivo può essere usato da 1 persona alla volta e non da un gruppo.
Rischio di creare file o persone che rinunciano, dunque una soluzione sono le audioguide.
PROBLEMA 3
Le tecnologie e le apparecchiature sono sempre più nuove e rischiano un rinnovamento
continuo, più costi di manutenzione; tutte spese che si scontrano con l’economia del museo che
è poca.
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ATTI DEL MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI TRIESTE:

Museo Oggi tra Reale e Virtuale

Fondamentale la capacità di uso che il pubblico è in grado di fare dell’apparecchiatura, ciò comporta la necessità di semplificare lo strumento tecnologico, anche per il bassissimo livello di conoscenza tecnologica diffusa soprattutto tra gli adulti. Negli allestimenti, vanno distinti due campi:

• USO DIRETTO E INTERATTIVO DA PARTE DEL PUBBLICO (1° GRUPPO)

Al primo gruppo appartengono, le apparecchiature che possono essere usate per la comunicazione di informazioni in diretta, con la possibilità per il visitatore di intervenire scegliendo le opzioni o azionando dei sistemi

• USO RISERVATO SOLO AGLI OPERATORI (2°GRUPPO)

Le apparecchiature che permettono di realizzare pannelli, diorama, proiezioni e quant’altro possa essere inserito in un allestimento ma sui cui, il visitatore può agire solo con due opzioni: attivando la propria attenzione oppure attivando inavvertitamente dei sensori.

La tecnologia del primo gruppo è, mediamente, più problematica, perché deve fare i conti con il fattore critico del degrado accelerato dall’uso (potenziale rischio vandalismo o impiego non congruo). Tuttavia, tutti questi sistemi hanno dei limiti che sono dovuti alle capacità di gestione degli strumenti informatici da parte del gruppo decisionale e operativo dei musei.

ESPERIENZE

PROBLEMA 1

Il visitatore è condizionato dal livello di curiosità; tendenzialmente distratto o passivo raggiunta l’adolescenza, torna settorialmente da adulto. I bambini uniscono una maggiore dimestichezza con la tecnologia.

PROBLEMA 2 Un computer interattivo può essere usato da 1 persona alla volta e non da un gruppo. Rischio di creare file o persone che rinunciano, dunque una soluzione sono le audioguide.

PROBLEMA 3

Le tecnologie e le apparecchiature sono sempre più nuove e rischiano un rinnovamento continuo, più costi di manutenzione; tutte spese che si scontrano con l’economia del museo che è poca.

Possibili soluzioni a questi problemi:

A) Sistema on - line del museo; siti che diventano anche complemento diretto e

funzionale alla sezione espositiva.

Qui certamente si riescono a risolvere molti problemi sia del rapporto

individuale/collettivo che dell’aggiornamento continuo delle informazioni

a contenuti. Perché un sito sia veramente complementare alla sezione

espositiva deve:

  • Contenere un’ampia serie di informazioni, rapidamente aggiornabili,
  • Una sezione di colloquio on- line con il pubblico.

B) Un altro strumento semplice ed efficace sono i video, di brevissima durata,

gestiti da computer, visibili anche su schermi grandi e grazie anche al basso

costo dei videoproiettori.

In tutti i due i casi, sito internet e presentazioni video, la qualità è legata anche, alla

preparazione tecnica e comunicativa dello staff del museo.

C) Molto efficaci sono i diorama animati, gestiti di un sistema informatizzato.

Un esempio è il museo scientifico di Tokyo a Ueno.

In tutta una sala si alternava l’effetto notte-giorno, su di un pannello si

poteva premere un pulsante per ascoltare il canto di un uccello a scelta, il

canto arrivava solo se era congruo con la fase temporale (diurna o

notturna) che veniva riprodotta in quel momento; così il visitatore

memorizzava più informazioni contemporaneamente e molto facilmente.

PROSPETTIVE

Tutti questi strumenti saranno sempre più importanti negli allestimenti per integrare il

materiale documentario disponibile, ricreando, a costi contenuti, una efficace collezione

virtuale che estenda la quantità di informazioni comunicabili.

Nel prossimo futuro, avremmo:

  • le proiezioni in 3D
  • le visioni interattive tattili e odorose
  • prossimamente le audio-video guide saranno attivabili sui cellulari,

in alternativa alle comunicazioni personali

Un Museo Virtuale è un sito web che rende disponibile in rete documentazione sulle collezioni conservate, ed è un’iniziativa in rapidissima diffusione.

  1. Un sito museale ben progettato permette una fruizione più approfondita del patrimonio ivi custodito: è accessibile a chiunque e in qualsiasi momento; permette di cogliere dettagli non sempre evidenti ad una visita diretta.

  2. Coinvolgimento del Web è un mezzo molto efficace al servizio della didattica: museo e scuola di fatto dispongono di uno strumento comune per stabilire una rete di relazioni più strette.

  3. Il confronto interdisciplinare che si può stabilire nel Web, tra i messaggi che provengono dai beni culturali e le tecnologie informatiche, si tratta di classico e tecnologico che si combinano.

  4. Gli strumenti informatici del Web richiedono costi generalmente bassi

  5. Il Web dunque porta nuove competenze nel Museo, ma anche nuovi modi di interpretare le figure tradizionali. Un conservatore assume il ruolo di consulente tecnico per progettare gli strumenti virtuali.

In definitiva, il Web che ci fa entrare in rete promuove a sua volta la creazione di una rete di competenze umane.

SCOPRI L’ANTICO EGITTO: MUSEO VIRTUALE

Scopri l’Antico Egitto è un museo virtuale che illustra la Collezione egizia del Civico Museo di Storia ed Arte di Trieste.

VISITA DELLA COLLEZIONE

Un’ immagine a 360° delle sale permette di ruotare nello spazio per cogliere con interezza il materiale esposto e selezionare : i sarcofagi con le loro mummie ; le stele ; il pyramidion ; i papiri. Inoltre, si possono selezionare le singole vetrine, nella scelta della vetrina appare il testo generale introduttivo, affiancato dalla fotografia; selezionando i vasi, l’immagine si ingrandisce e il testo illustra nello specifico questa serie. Selezionando poi, sull’immagine, uno dei vasi, appaiono le fotografie del pezzo scelto e accanto la scelta del singolo vaso con il testo dell’iscrizione. Il visitatore ha la possibilità di usare una lente di ingrandimento virtuale per scoprire i più minuti particolari. Inoltre, potrà visualizzare “un restauro virtuale” ed ammirare la scena integra, in cui le lacune dell’originale sono state reintegrate.

LETTURA DEI TESTI GEROGRIFICI

Passando il puntatore del mouse sul testo geroglifico, far apparire le singole parole con la trascrizione dei testi geroglifici e la corrispondente traduzione. Accanto, la visualizzazione dell’intero testo.

SPECIALE MUMMIE

La vita virtuale è stata ampliata con il percorso “Speciale Mummie”, che illustra i risultati delle analisi TAC alle tre mummie. In questo modo è possibile approfondire la conoscenza della tecnica della mummificazione e vedere ricostruito il volto di uno di questi egizi.

CONCLUSIONI

Oltre trecento immagini e filmati accompagnati dai testi forniscono, un’ampia documentazione sempre ricca di dati scientifici.

TURISMO E DIDATTICA

Nel Museo Spelologico e dell’Uomo delle Grotte si sono avviate alcune iniziative. Fra queste quella di elaborare un’offerta virtuale accattivante. L’idea è quella di proporre in modo innovativo una serie di offerte turistico- museali rivolte alle scuole ma anche ai privati. L’offerta virtuale prevede la realizzazione di una serie di servizi disponibili in rete. Il portale Internet offre vari settori che indirizzeranno l’utente, alla scoperta del territorio e degli oggetti siti sul territorio. L’utilizzo dei software consente di sviluppare una vera e propria interfaccia di navigazione del percorso virtuale. Si potranno così gestire cartografie, filmati, immagini e audio in modo tale che l’utente venga coinvolto a 360° dal percorso, interagendo con esso. Il portale sarà inoltre veicolo di informazioni turistiche ed eno- gastronomiche, fornirà utili link ad altre proposte turistico-scientifiche, si mettono a disposizione tramite il portale le ubicazioni GPS di alcuni siti interessanti e si creano percorsi con l’utilizzo di “waypoint” che consentiranno al turista di organizzarsi la vacanza da casa e di comunicare il tragitto scelto così da poter apprezzare appieno il percorso. Il portale internet potrà fornire anche informazioni tramite il classico modulo di richiesta informazioni o tramite un forum. Si vorrebbe aprire un centro didattico nell’area del Carso triestino presso il Museo della Grotta Gigante. Il museo dovrebbe diventare il centro di riferimento per le proposte pubblicizzate attraverso l’offerta virtuale. Il turista, oltre a visitare l’importante cavità, avrebbe la possibilità perciò di conoscere anche gli aspetti del Carso meno noti. Oltre alle visite tradizionali saranno proposti vari laboratori rivolti principalmente alle scuole.

1. Mancanza di immersione totale nell’atmosfera creata dalle particolari **ambientazioni dell’esposizione;

  1. La personale prospettiva visiva e tattile nell’approccio con gli oggetti;
  2. Il contatto immediato tra gli operatori ed il pubblico.**

Nella creazione per esempio di un sito Internet del museo c’è il chiaro invito ad utilizzare la tecnologia in maniera tale da non creare disagi agli utenti; come ad esempio il broswer che non sopporta il plugin di ultima generazione per le animazioni, ci si ritrova con dei riquadri vuoti che non si riesce a comprendere cosa nascondano; il computer si blocca o si rallenta perché la scheda audio non è in grado di riprodurre la musica di sottofondo in polifonia, appare la barra di scorrimento orizzontale perché la risoluzione ottimizzata del sito è troppo elevata e così via. Per concludere è necessario iniziare da una rappresentazione base della esposizione, fruibile da tutti e dotata di una chiara e solida logica organizzativa evidente all’atto dell’accesso del sito. Contestualmente dovrebbe essere aperto un canale di comunicazione per un confronto costruttivo.

MOSAIC E ITINERARY: PRODUZIONE DI STRUMENTI PER LA DIDATTICA MUSEALE

L’adozione di strumenti informatici in supporto o potenziamento di un’attività esistente è ciò che si chiama informatizzazione. Per i beni culturali e ambientali, l’informatizzazione ha riguardato in primo luogo i servizi di catalogazione e solo dopo le attività didattiche. Mosaic e Itinerary sono due applicazioni che impiegano le tecnologie sviluppatesi con la crescita del web per rispondere a problematiche nate nell’ambito della didattica museale e della valorizzazione dei beni culturali e ambientali.

MOSAIC

Per quanto riguarda l’obbiettivo del Mosaic è la creazione e diffusione di prodotti didattici riutilizzabili, composti da contenuto di diversa natura (testo, immagini, audio). Non vengono posti limiti di dimensione. Le parti obbligatorie (le schede) sono ridotte al minimo necessario per organizzare l’aggregazione dell’informazione; le schede sono l’oggetto didattico minimo. Mentre le parti opzionali (relazioni) e le possibilità di strutturazione sono date nella misura più grande possibile. La composizione, seguendo relazioni di tipo diverso e definibile, aggrega più schede tra loro. La flessibilità permette di lasciare un grado di libertà altissimo e la possibilità di definire tipi di estensione consente di gestire la multimedialità e la moltimodalità.

ITINERARY

La creazione e diffusione di prodotti didattici che organizzano un’esplorazione che segue un percorso, reale o virtuale, di un visitatore, nello spazio, di un Museo o sul territorio, raggiungendo punti di interesse. Itinerary è l’estensione di Mosaic, il punto di partenza di Itinerary è il tracciamento di percorsi articolati in tappe, alle quali poi si possono associare gli oggetti didattici. Itinerary introduce due nuovi oggetti, il percorso e la tappa. Il percorso viene identificato come una sequenza di tappe. A generare il percorso è il collegamento tra tappa tappa, espresso dal collegamento che ogni tappa ha almeno con uno dei due collegamenti possibili. Al centro del sistema si trovano le tappe, punto di collegamento con il contenuto, gli oggetti didattici veri e propri, gestiti da un altro sistema (Mosaic o altro). Le tappe contengono informazione di georeferenziazione che, utilizza per produrre la cartografia del percorso.

ALTRO CHE MUSEI- La questione dei Beni Culturali in Italia

Questo libro è nato con l’idea di offrire una bussola per orientarsi tra le molte novità e opportunità che caratterizzano oggi il mondo dei beni culturali. A parte alcune eccezioni, i musei italiani non sono presi d’assalto da schiere di appassionati d’arte. I musei italiani, per lo più vivacchiano e qualche volta addirittura soccombono. Accanto ai musei neonati, a quelli che godono di buona salute, oppure che tirano a campare, non mancano i potenziali inespressi, ne è un caso eclatante la Pinacoteca di Brera a Milano. Se è vero che le mostre sono in America il solo carburante in grado di motivare il pubblico a tornare più volte in un museo, allora in Italia è davvero molto penalizzata dal fatto che i musei e spazi espositivi hanno solitamente sedi diverse. Ciononostante, abbiamo assistito in pochi anni non tanto a un’effettiva modernizzazione, quanto a una radicale trasformazione della loro percezione. Osserva Antonio Paolucci (1996) che fino a una certa epoca i musei erano considerati un po' come le biblioteche: «Luoghi che hanno un costo, che servono per chi ci vuole andare». La legge Ronchey, approvata nel 1993, prevede la possibilità di affidare in concessione ai privati una serie di attività commerciali studiate per rendere i musei più appetibili al pubblico: dai punti vendita di libri, cataloghi, riproduzioni e oggetti, al guardaroba, ai ristoranti o ai bar. Regolare biglietto il cui ricavato non viene più incamerato dall’Erario, bensì assegnato direttamente ai relativi capitoli del Ministero per i Beni e le Attività culturali. Per poi tornare decurtato ai diversi musei statali. Ed è stato di circa 40 milioni nel 2001 il totale incassi dell’interno polo museale fiorentino. Il plesso museale di Firenze ci costa attorno ai 150 miliardi di lire all’anno (oltre 77 milioni di euro). I musei e le aree archeologiche statali, come ripete spesso l’economista Carlo Fuortes, sono tutti in perdita. Anche andando a spulciare i bilanci si scopre, che non c’è attività commerciale in grado di coprire gli elevatissimi costi di un museo. Il mondo anglofono una risorsa ce l’ha sempre: i members; Solo la Tate di London ha 25 mila associati, 9 mila il Guggenheim di Bilbao e 110 mila il Metropolitan.

Beni Archeologici: Il tesoro sottoterra

Se l’Italia è un museo a cielo aperto, il sottosuolo della nostra penisola è un inesauribile caveau di reperti archeologici, in grado di narrare storie che risalgono fino a diecimila anni fa. Su circa 8 mila comuni, 3 mila sono centri abitati di fondazione romana o preromana e 4 mila sono di origine medievale. Si stima che solo il 30% di quanto creato dall’antichità sia stato effettivamente portato alla luce. Il 90% degli scavi fatti dalle soprintendenze archeologiche dell’Italia centro-settentrionale non sono quelli sui fondi ordinari della pubblica amministrazione, ma su interessi di una committenza esterna. Per migliorare la vita degli archeologi dello Stato bisognerebbe, oltre che garantire flussi di finanziamento costanti e più generosi, sospendere le opere urbane, in special modo nei centri storici sempre fonte di ritrovamenti; diffidare gli agricoltori nelle aree particolarmente «cariche» di storia. Se vogliamo evitare che l’archeologia sia presentata come una specie di spada di Damocle, dobbiamo fare in modo che non sia più percepita come un ostacolo, ma una necessità. Per arrivare questo è necessario riconoscere che accanto a scavi svolti a fine di ricerca, esistono lavori, come quelli di un parcheggio sotterraneo, in cui è l’indagine archeologica l’obbiettivo primario. Queste operazioni, quindi, vanno legittimate e poi regolamentate, pretendendo che i committenti si dotino di una progettazione specifica in un campo archeologico. Quando si scava nel centro di una città italiana, qualcosa lì sotto si trova di sicuro. Ma al tema dell’archeologia urbana si lega anche il problema dell’immensa quantità di materiali che sta letteralmente intasando i depositi dei musei. Oltre 12 milioni e mezzo i pezzi custoditi nei musei, circa il 12% esposto al pubblico. Un patrimonio destinato inevitabilmente ad aumentare, tanto da avere suggerito, qualche anno fa, l’idea di concedere in prestito a istituzioni straniere parte di questi reperti. Si fa sempre più urgente il problema della conservazione di questi materiali. «Non si sa dove metterli, come restaurarli e come studiarli e il fatto di non poter pubblicare i risultati delle indagini equivale a vanificare qualsiasi scavo». «Non c’è alcuna ragione per cui il coltivatore diretto possa sentirsi incentivato a denunciare un ritrovamento, benché il nostro ordinamento ne preveda l’obbligo. Innanzitutto, perché alla denuncia segue un periodo non precisato in cui l’imprenditore può anche essere costretto a non lavorare, quindi subisce un danno; secondariamente perché può scattare un vincolo per lui molto gravoso che è quello di coltivare l’area interessata, in terzo luogo il premio previsto per la denuncia del rinvenimento è molto modesto, sempre che lo riceva». Anche in materia di edifici storici privati nessuno, ha mai effettuato se una puntuale catalogazione, quantomeno un inventario. Un Patrimonio, quello delle dimore storiche, tanto ingente quanto poco noto, estremamente variegato per tipologia e destinazione d’uso, ben conservato o abbandonato al degrado e comunque parte integrante di quel museo che caratterizza il nostro Paese. «A ben guardare per i proprietari gli obblighi superano di gran lunga le agevolazioni». Obbligo di buona conservazione e di manutenzione. Obbligo di non variare la destinazione d’uso senza l’autorizzazione della soprintendenza. Obbligo di ottenere il benestare delle stesse soprintendenze per qualsiasi intervento di restauro.

Un quadro non troppo confortante. A maggior ragione se si pensa che la tutela di questo patrimonio è quasi esclusivamente nelle mani dei diretti proprietari. A questo scopo è nata nel ʼ77 un’associazione come l’ Adsi : per promuovere la conservazione di ville, castelli, case e palazzi, parchi e giardini storici di proprietà privata, coinvolgendo prima di tutto i proprietari che sono i diretti responsabili. Il Fai ha acquistato una trentina di beni, aprendone al pubblico una decina: quattro castelli, tre ville, un monastero medievale a Torba in provincia di Varese. Sono in molti ad affittare palazzi e ville per matrimoni, congressi, ricevimenti ... Ed è il presidente dell’ Adsi in persona, a chiedere con crescente insistenza allo Stato «una politica intelligente per il riuso delle dimore storiche italiane, affinché non cadano nel degrado». «Se ha senso aprire alle visite le parti monumentali o i giardini, altri spazi possono essere tranquillamente utilizzati dalle aziende per le loro attività di pubbliche relazioni. Noi lo facciamo regolarmente per poi investire i guadagni nei lavori di adeguamento, restauro e manutenzione». Dietro al degrado o allo snaturamento di questi complessi si celano spesso e volentieri malinconiche liti di famiglia, vecchi proprietari che muoiono senza eredi, o addirittura eredi senza scrupoli. È quanto è capitato al castello di Duino, uno dei più belli in Friuli -Venezia Giulia, i cui eredi sono stati dispersi all’asta nel giugno ʼ97 per volontà dell’ultimo proprietario. In Italia non mancano iniziative mirate alla valorizzazione o anche a un riuso intelligente di questi beni. Sono sempre più numerose le associazioni che nascono con lo scopo di promuovere circuiti turistico-culturali tra le dimore storiche, proliferano le agenzie d’informazioni e le reti virtuali. Più delicato è il tema del riuso: «È difficile immaginare solo centri culturali o sedi per conferenze, come ora». Quali sono le alternative? Istituti di restauro, scuole per pittori, centri didattici. Sono in molti a sostenere che circa il 90% dell’intero patrimonio edilizio sia stato costruito dal secondo dopoguerra in avanti! Alle origini di una situazione tanto compromessa, c’è la frammentazione delle competenze in materia di ambiente, territorio, paesaggio e lavori pubblici. La legge Galasso (431/85) fa sì che le regioni si dotassero di un piano paesistico. Pur avendo, idealmente delineato una mappa delle aree più meritevoli di protezione; tra coste marine e lacustri, montagne, ghiacciai, vulcani, foreste, aree archeologiche. La legge Galasso è stata di fatto ignorata da molte regioni, che sono a tutt’oggi prive di un piano paesistico. Il paesaggio è un palinsesto in cui sono scritti millenni di storia, la nostra epoca ha aggiunto periferie industriali, centri commerciali, porti turistici. L’Italia dell’abusivismo e dell’invasività, insomma, delle occasioni perdute nell’arco di un cinquantennio che ha visto sorgere alcune delle più brutte architetture della storia, ma che per fortuna non ha spazzato via tutto. Una ricchezza ammirata eppure depauperata che continua, però a stare a cuore a molti. Come ad esempio la convenzione europea per il paesaggio, firmata dagli Stati membri del Consiglio d’Europa. Lo dimostrano le associazioni ambientalistiche che combattono numerose battaglie sul campo.