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Nathaniel Hawthorne Wakefield, Sintesi del corso di Letteratura Americana

Racconto dell autore a cura di Giuseppe Nori

Tipologia: Sintesi del corso

2014/2015

Caricato il 19/08/2015

elena.sofia
elena.sofia 🇮🇹

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La follia disgiuntiva di Wakefield Giuseppe Nori Melville aveva fatto la conoscenza dell’avvocato Clifford e per
merito di quest’ultimo venne a conoscenza della storia di Agatha Hatch, una giovane che aveva accudito un giovane
naufrago inglese di nome Robertson e con lui si era sposata l’anno dopo. Sparito in cerca di una lavoro il marito era
riapparso per la prima volta diciassette anni dopo e l’avvocato Clifford aveva seguito parte della procedura legale.
Melville spedisce a Hawthorne una lunga lettera in cui invita l’amico a utilizzare non solo il materiale raccolto sulla
faccenda ma anche le sue personali osservazioni per la creazione di un’opera letteraria. Melville riflette affermando che
non fosse volere dell’uomo abbandonare la donna perché se così fosse stato egli avrebbe cambiato nome dopo averla
lasciata. Il marito era un uomo debole e con forti tentazioni infatti si risposò con una donna di Alexandria. La storia
appena citata ricordava a Melville un’opera dell’amico Hawthorne, Wakefield, sebbene evidenziò che i caratteri dei due
mariti fossero ben diversi. Hawthorne però non voleva impegnarsi in un’altra storia e incoraggiò Melville di rimando a
scrivere il racconto. Melville acconsentì e chiese all’amico di rispedirgli il materiale. La storia di Agatha tuttavia, in si
è mai trasformata in un’opera letteraria. Per quanto riguarda Wakefiled il racconto, costituito da sedici paragrafi, è il
prodotto di un narratore che si mette in scena anche come autore, muovendo da un prologo metanarrativo verso la storia
vera e propria di Wakefield. Nel prologo, con l’espediente di una storia incontrata nel passato, esso presenta il caso
attraverso una graduale ma concisa strategia riepilogativa. In qualche vecchia rivista o giornale rammento di avere
letto una storia, raccontata per vera, di un uomo, chiamiamolo Wakefield, che si allontanò per molto tempo dalla
moglie’ a questo primo sommario e brevissimo, segue un altro riassunto più articolato e disarmante: La coppia
sposata viveva a Londra. L’uomo con il pretesto di un viaggio prese accanto nella loggia accanto a casa sua e lì visse
per vent’anni. Durante questo periodo egli osservava la vecchia casa e l’abbandonata signora Wakefield. E dopo un
intervallo così ampio varcò nuovamente la porta di casa, una sera, tranquillamente, come solo dopo un giorno di
assenza e divenne uno sposo affettuoso fino alla morte’. Se questo riepilogo è tutto ciò che ricorda il narratore, come
esso sostiene, allora il racconto che propone a seguire ne è lo sviluppo immaginativo, il racconto ‘inventa’ la storia del
marito a partire dal riepilogo dato. E sul presunto fatto il narratore esprime subito giudizi di valore, con interventi
ideologici, fino a definire l’evento una follia. Di una follia disgiuntiva tratta infatti Wakefield, una follia che minaccia al
cuore l’etica e la meccanica del consorzio umano. Questa follia fa perdere il battito ‘sano e regolare’ al cuore umano e
spinge l’individuo contro la ‘legge del mondo ’, a ripudiare forme comuni di condivisione e convivenza fino a
contemplare i crimini più orrendi nei confronti dei suoi simili e di se stesso, con la conseguenza di un desiderio
egoistico e maschile di sospensione temporanea di vincoli affettivi e sociali, non solo in seno al microcosmo della
famiglia, ma al macrocosmo della comunità e dei suoi più ampi sistemi, con la definizione dell’uomo quale ‘Prosciutto
dell’Universo’. Questa follia è degna di attenzione, il narratore sollecita infatti il lettore e la sua potenziale
meditazione. Non si esclude l’esistenza di una fonte scritta rintracciabile che del caso di Wakefield garantisce la
veridicità letteraria e storica, né preclude possibili corrispondenze con la realtà epocale. La follia raggiunta dal marito
non è stata unica nel suo genere, come il signor Howe della fonte inglese a cui attinge direttamente o indirettamente
Hawthorne. ( Political and Literaly Anecdotes of His Own Times, di William King) Per introdurre la strana vicenda del
signor Howe, King si richiama all’antico desiderio oraziano di oblio. Nl suo mondo metropolitano della Londra nei
primi decenni del Settecento, l’originaria purezza malinconica di quel desiderio sincero perde tutta la sua autenticità. Si
sente la necessità di trovare un rifugio anche a pochi isolati di distanza dove dimenticare amici e congiunti ed essere
dimenticati da loro. Howe era un uomo sensibile e gentile di animo, ricco e sposato con Mallet. Dopo sette o otto anni
disse alla moglie che doveva partire per lavoro e che si sarebbe assentato per massimo un mese ma in realtà tornò dopo
diciassette anni. Una sera dopo tanti anni la donna era a cena con amici di famiglia e le venne recapitato un biglietto in
cui chi scriveva le chiedeva di incontrarsi il giorno successivo. La moglie davanti a sé trovo il marito scomparso da
diciassette anni che da quel momento fu un marito amorevole fino alla sua morte. In tutto quel tempo lontano dalla
moglie egli non si era veramente allontanato, anzi viveva vicino Mallet e si cammuffava con una parrucca nera nei
momenti in cui avesse la necessità di uscire dalla nuova dimora, continuando a controllare i movimenti della moglie
senza che lei ne fosse a conoscenza. Un’altra storia di abbandono è quella di Agatha, dove però, rispetto alle altre storie
quel desiderio di oblio non è più riconducibile dietro l’impulso egoistico di separazione e vagabondaggio: la
separazione degenera nel reato dell’abbandono e viene aggravata dal ripetuto crimine della bigamia (l’uomo non solo
sparisce ma si sposa due volte. Per Hawthorne, invece, la spiegazione di una simile follia non è data da un desiderio
individuale di oblio, né dalle tentazioni forti che come suggerisce Melville aprono la strada del peccato e determinano
la perdizione di un carattere debole di partenza. Peregrinando con il narratore e seguendo l’ordine del suo racconto, la
storia vera e propria di Wakefield può essere delineata tra prologo ed epilogo. Dopo la presentazione del protagonista in
cui si descrivono alcuni tratti caratteriali dell’uomo e della sua vita matrimoniale e in parte della sua cerchia sociale
l’azione può essere suddivisa in sei segmenti narrativi distinti:
a)sera della partenza e giorno successivo
b) prime tre settimane dalla scomparsa e varie settimane a seguire
Nathaniel Hawthorne - Wakefield
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La follia disgiuntiva di Wakefield Giuseppe Nori Melville aveva fatto la conoscenza dell’avvocato Clifford e per merito di quest’ultimo venne a conoscenza della storia di Agatha Hatch, una giovane che aveva accudito un giovane naufrago inglese di nome Robertson e con lui si era sposata l’anno dopo. Sparito in cerca di una lavoro il marito era riapparso per la prima volta diciassette anni dopo e l’avvocato Clifford aveva seguito parte della procedura legale. Melville spedisce a Hawthorne una lunga lettera in cui invita l’amico a utilizzare non solo il materiale raccolto sulla faccenda ma anche le sue personali osservazioni per la creazione di un’opera letteraria. Melville riflette affermando che non fosse volere dell’uomo abbandonare la donna perché se così fosse stato egli avrebbe cambiato nome dopo averla lasciata. Il marito era un uomo debole e con forti tentazioni infatti si risposò con una donna di Alexandria. La storia appena citata ricordava a Melville un’opera dell’amico Hawthorne, Wakefield, sebbene evidenziò che i caratteri dei due mariti fossero ben diversi. Hawthorne però non voleva impegnarsi in un’altra storia e incoraggiò Melville di rimando a scrivere il racconto. Melville acconsentì e chiese all’amico di rispedirgli il materiale. La storia di Agatha tuttavia, in si è mai trasformata in un’opera letteraria. Per quanto riguarda Wakefiled il racconto, costituito da sedici paragrafi, è il prodotto di un narratore che si mette in scena anche come autore, muovendo da un prologo metanarrativo verso la storia vera e propria di Wakefield. Nel prologo, con l’espediente di una storia incontrata nel passato, esso presenta il caso attraverso una graduale ma concisa strategia riepilogativa. ‘ In qualche vecchia rivista o giornale rammento di avere letto una storia, raccontata per vera, di un uomo, chiamiamolo Wakefield, che si allontanò per molto tempo dalla moglie’ a questo primo sommario e brevissimo, segue un altro riassunto più articolato e disarmante: ‘ La coppia sposata viveva a Londra. L’uomo con il pretesto di un viaggio prese accanto nella loggia accanto a casa sua e lì visse per vent’anni. Durante questo periodo egli osservava la vecchia casa e l’abbandonata signora Wakefield. E dopo un intervallo così ampio varcò nuovamente la porta di casa, una sera, tranquillamente, come solo dopo un giorno di assenza e divenne uno sposo affettuoso fino alla morte’. Se questo riepilogo è tutto ciò che ricorda il narratore, come esso sostiene, allora il racconto che propone a seguire ne è lo sviluppo immaginativo, il racconto ‘inventa’ la storia del marito a partire dal riepilogo dato. E sul presunto fatto il narratore esprime subito giudizi di valore, con interventi ideologici, fino a definire l’evento una follia. Di una follia disgiuntiva tratta infatti Wakefield, una follia che minaccia al cuore l’etica e la meccanica del consorzio umano. Questa follia fa perdere il battito ‘sano e regolare’ al cuore umano e spinge l’individuo contro la ‘legge del mondo ’, a ripudiare forme comuni di condivisione e convivenza fino a contemplare i crimini più orrendi nei confronti dei suoi simili e di se stesso, con la conseguenza di un desiderio egoistico e maschile di sospensione temporanea di vincoli affettivi e sociali, non solo in seno al microcosmo della famiglia, ma al macrocosmo della comunità e dei suoi più ampi sistemi, con la definizione dell’uomo quale ‘Prosciutto dell’Universo’. Questa follia è degna di attenzione, il narratore sollecita infatti il lettore e la sua potenziale meditazione. Non si esclude l’esistenza di una fonte scritta rintracciabile che del caso di Wakefield garantisce la veridicità letteraria e storica, né preclude possibili corrispondenze con la realtà epocale. La follia raggiunta dal marito non è stata unica nel suo genere, come il signor Howe della fonte inglese a cui attinge direttamente o indirettamente Hawthorne. ( Political and Literaly Anecdotes of His Own Times, di William King) Per introdurre la strana vicenda del signor Howe, King si richiama all’antico desiderio oraziano di oblio. Nl suo mondo metropolitano della Londra nei primi decenni del Settecento, l’originaria purezza malinconica di quel desiderio sincero perde tutta la sua autenticità. Si sente la necessità di trovare un rifugio anche a pochi isolati di distanza dove dimenticare amici e congiunti ed essere dimenticati da loro. Howe era un uomo sensibile e gentile di animo, ricco e sposato con Mallet. Dopo sette o otto anni disse alla moglie che doveva partire per lavoro e che si sarebbe assentato per massimo un mese ma in realtà tornò dopo diciassette anni. Una sera dopo tanti anni la donna era a cena con amici di famiglia e le venne recapitato un biglietto in cui chi scriveva le chiedeva di incontrarsi il giorno successivo. La moglie davanti a sé trovo il marito scomparso da diciassette anni che da quel momento fu un marito amorevole fino alla sua morte. In tutto quel tempo lontano dalla moglie egli non si era veramente allontanato, anzi viveva vicino Mallet e si cammuffava con una parrucca nera nei momenti in cui avesse la necessità di uscire dalla nuova dimora, continuando a controllare i movimenti della moglie senza che lei ne fosse a conoscenza. Un’altra storia di abbandono è quella di Agatha, dove però, rispetto alle altre storie quel desiderio di oblio non è più riconducibile dietro l’impulso egoistico di separazione e vagabondaggio: la separazione degenera nel reato dell’abbandono e viene aggravata dal ripetuto crimine della bigamia (l’uomo non solo sparisce ma si sposa due volte. Per Hawthorne, invece, la spiegazione di una simile follia non è data da un desiderio individuale di oblio, né dalle tentazioni forti che come suggerisce Melville aprono la strada del peccato e determinano la perdizione di un carattere debole di partenza. Peregrinando con il narratore e seguendo l’ordine del suo racconto, la storia vera e propria di Wakefield può essere delineata tra prologo ed epilogo. Dopo la presentazione del protagonista in cui si descrivono alcuni tratti caratteriali dell’uomo e della sua vita matrimoniale e in parte della sua cerchia sociale l’azione può essere suddivisa in sei segmenti narrativi distinti: a)sera della partenza e giorno successivo b) prime tre settimane dalla scomparsa e varie settimane a seguire

c)primo decennio di assenza d)una ‘scena’ tra la folla di Londra e)secondo decennio di assenza f)sera del ritorno a casa dopo vent’anni La fatidica sera del ritorno, Wakefield riappare con un sorriso calmo e astuto che molto tempo dopo dalla sua scomparsa era stato il ricordo più forte che la donna conservò in tutti quegli anni di assenza, essendo stato l’ultimo gesto compiuto dall’uomo prima di andarsene. A seguire la partenza di Wakefield, gli eventi del primo giorno e mezzo di azione come la deposizione nel nuovo alloggio e il risveglio il mattino successivo, culminano con un primo momento critico in cui questo nodo potrebbe sciogliersi ed è solo il giorno successivo alla partenza. Indeciso, l’uomo esce dal suo rifugio con l’intenzione di gettare uno sguardo furtivo a casa sua, ritrovandosi, senza accorgersene sulla via del ritorno. ‘Wakefield dove stai andando?’ si interroga l’uomo. Il viaggio non è destinato a consumarsi, dopo una sola notte di assenza e solitudine. La mancata ricongiunzione della coppia da parte di Wakefield allontana la riattivazione del suo ruolo maschile e la riassunzione di responsabilità familiare e sociale. E il corso naturale che qui si avvia conferma la grande metamorfosi avvenuta: la trasformazione dello spazio e il mutamento morale dell’eroe e l’inizio del suo nuovo sistema di vita. Con una parrucca e abiti diversi Wakefield è un altro uomo, mentre l’impulso voyeuristico lo fa concentrare sempre di più sulla moglie che in queste prime settimane di assenza, continua a osservare morbosamente da lontano. La donna visibilmente cambiata, appare angosciata e si ammala, forse gravemente come si deduce dalla visita di un medico. La follia disgiuntiva dello sguardo che tiene viva la memoria e che all’uomo ricorda costantemente da dove viene e dove vuole tornare. L’occhio è segnato da un desiderio persistente con un’interrotta connessione visiva, continuando il marito per anni a voler guardare non visto ciò da cui si è separato, a voler possedere con l’occhio ciò di cui si è spossessato. In seguito vi è un’ellissi esplicita determinata che copre l’arco temporale di dieci anni. Poiché il narratore non può dilungarsi, per motivi di spazio tipografico, a illustrare la condizione del suo eroe in balia delle forze e della necessità. ‘Wakefield è stregato, dobbiamo lasciarlo per dieci anni circa, girare come uno spettro intorno a casa sua senza che ne varchi la soglia almeno una volta’. Nel corso di questo decennio di assenza resta un marito ideale, non ci sono altre donne nella sua vita e ciò permette di non aggravare il reato dell’abbandono con il peccato della promiscuità o con un atto illegale come quello della bigamia. Resta dunque il crimine inspiegabile dell’esilio volontario. A differenza di Howe che aveva avuto due figli, morti prematuramente prima del suo ritorno a casa, Wakefield non da figli alla coppia nei primi dieci anni di convivenza coniugale. Il successivo allontanamento ventennale è di fatto un divorzio, escludendo di fatto fisiologicamente la possibilità di generare prole, per l’assenza prima e per la vecchiaia poi, fattore che mette ancora più in risalto il crimine antiumano e anticristiano del marito disertore, ossia la negazione forzata alla solitudine della castità, e della sterilità a se stesso e di conseguenza, alla moglie che ha lasciato. Infine, il giorno del ritorno a casa, si parla di una vedovanza autunnale, un’attitudine passiva che svuoterà la femminilità della donna in un’ombra grottesca, una caricatura, come il marito la vede nell’ombra suscitata dalla figura della moglie illuminata dall’ombra della fiamma. Hawthrone permette al suo narratore di regalarci una ‘scena’ prima del ritorno del protagonista a casa, la scena ha luogo nel cuore di una Londra indistinta dove tra la folla, il narratore chiede al lettore di rivolgere l’attenzione a un uomo che sta invecchiando e a una donna impotente che si sta dirigendo verso la chiesa d St. James. Si parla di una Londra piena di fervore in cui in mezzo ad un brulichio anonimo di anime in transito vi è il destino non comune di isolamento dell’uomo e della donna. Marito e moglie si incontrano, le mani si toccano, il petto della donna preme contro la spalla dell’uomo, entrambi faccia a faccia si guardano negli occhi. Il narratore le chiama due figure, due ombre. Se la pressione della folla li riunisce all’incontro di un attimo, la dispersione li divide per altri dieci anni, la calca si dissolve lentamente e li porta via separandoli. Le emozioni travolgenti dell’incontro portano l’uomo ansimante ad ammettere con stesso in una rivelazione la deriva della sua instabilità mentale ‘Wakefield tu sei pazzo’. Il secondo decennio di assenza si consuma nella protratta dilatazione del rientro, il ritorno avverrà con una decisione non premeditata. Mentre nella strada osserva l’ombra grottesca della moglie che la fiamma del focolare staglia allegramente sul soffitto, Wakefield viene investito da uno scroscio di pioggia che ha un effetto battesimale su di lui, l’acqua che lava il volto e il petto dell’uomo, solo e fragile. E’ cosi che il fuoriuscito decide di rientrare e porre fine al suo esilio, ripensandosi all’interno di quello spazio domestico che ha abbandonato, accanto al calore del suo camino, accolto dalla moglie che avrà custodito i suoi vestiti, abiti con cui potrà riassumere la sua piena identità di uomo e marito. La scena del ritorno è caratterizzata da una ripresa spazio-temporale pressoché identica a quella della partenza: una sera d’autunno, la porta che si apre come in quel lontano tramonto di ottobre e l’uomo porta su di sé lo stesso sorriso astuto. Hawthorne non permette al suo narratore di spingersi insieme all’eroe oltre quel punto cruciale di passaggio fra esterno e interno e in narratore presenta così la sua morale. Al pari della disgiunzione iniziale, la ricongiunzione finale, mette l’individuo adulto maschio di fatto di fronte al vuoto che minaccia la sua posizione di supremazia e potenza negli ingranaggi dei ‘sistemi dati’. Questi sistemi non sono solo i sistemi gerarchici di genere sessuale e patriarcale, ma anche e soprattutto quelli più complessi di concatenazione collettiva e