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Riassunto del libro a scelta per il corso del professor Stefano Pasta
Tipologia: Dispense
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Maschi e Femmine in adolescenza: il corpo e la rete Età adolescenziale —> fase difficile (identità sfuggente - fatica nel riconoscersi), segna il passaggio all’età adulta. Gli adolescenti sanno farsi molto male (linguaggio violenti / pregiudizi / insulti) Rapporto tra sessi reso ancora più difficile dagli schermi onnipresenti. Sottomissione femminile e onere maschile I ragazzi hanno un senso di possesso fisico e psicologico nei confronti delle loro fidanzate, questi rimandano comportamenti di dominio maschile —> ragazze subiscono passivamente tutto ciò. La logica della sottomissione si realizza senza costrizione fisica ma è una violenza simbolica Offesa dell’onore —> il comportamento sfacciato attira gli sguardi e lede l’onore del compagno poiché dimostra l’idea di una donna libera accanto ad un uomo debole (delitto d’onore è associato ai crimini passionali, in questo caso la violenza viene mascherata dalle giustificazioni del sentimento, della gelosia e della provocazione da parte della donna —> nella maggior parte dei casi la ragazza si sente colpevole e deve ammettere di aver provocato la violenza) L’emancipazione nel lavoro, la moda e le consuetudini hanno portato ad una libertà nell’abbigliamento femminile, emerge però ancora oggi una grande differenza tra gli ragazzi nati e cresciuti in Italia e quelle di famiglie immigrate che provengono da società più maschiliste (conflitto generazionale) —> sottolineatura di tipo sessuale dell’abbigliamento La sottomissione femminile viene vista come fenomeno grazie al quale i ragazzi si sentono più grandi ma si social network il messaggio che prevale l’idea che non c’è bisogno di violenza per sentirsi grandi. Perché le ragazze si assoggettano a quella forma di affetto che in realtà è sopruso? Perché si sentono desiderate e amate. Inimicizia e sessismo tra gli adolescenti Esempio bimba concorso—> il pubblico è malizioso, ideale che le donne nell’ambito pubblico si presentano ammiccanti e al tempo stesso infantili, libere di esporsi in modo erotico Doppia faccia —> da un lato le donne vengono viste libere di gestire il proprio corpo dall’altra parte però devono restare in silenzio e marginalizzate rispetto all’uomo) Bambini e adolescenti sono portati a confrontarsi nel quotidiano con corpi disinibiti, abbigliamenti provocanti, volgarità diffusa (ragazze di adeguano al mondo adulto, messaggi provocanti, labbra in fuori / ragazzi cadono nella pornografia —> femmina come farei da maschio come cacciatore, provocazioni e spesso inconsapevole da parte delle ragazze, disprezzo e diffamazione risposta da parte di maschi) l’adeguamento al modello del possesso e sottomissione influenzano i rapporti tra maschi e femmine. Adolescenti aggressivi e convinti di essere autonomi temono di perdere la reputazione davanti e loro coetanei, emerge in questo il sentimento della vergogna molto diffuso tra di loro. Molestie e odio online contro le ragazze Sta diventando sempre più conosciuto il fenomeno dell’hate speech contro le donne (vengono colpite donne in politica per il fatto stesso di essere troppo visibili o a selettive e spesso ciò viene provocato dai colleghi)
Bisogna fare particolarmente attenzione alle ragazze più giovani che sono sempre più vittime di questi comportamenti di odio, tra gli studenti delle scuole secondarie un terzo delle ragazze dichiara di subire commenti a sfondo sessuale. Sempre più diffuso è il sexting (sesso via internet) che in molti casi si trasforma in Revenge porn (ciò accade quando uno dei due partner decide di condividere i contenuti contro la volontà dell’altro), una forma di vendetta da parte di ragazzi abbandonati o traditi che non accettano di perdere il possesso o la reputazione di fronte i coetanei (è diventato un reato dal 2019) Educazione e immaginario collettivo L’educazione dei bambini e degli adolescenti sta prendendo coscienza, lentamente, dei pesanti condizionamenti di una violenza simbolica e naturale iscritta nelle relazioni uomo e donna. Le campagne contro il femminicidio e l’empowerment femminile sono sempre più importanti, nonostante sia un percorso ancora lungo ma è importante modificare l’immaginario maschile e femminile, non basta infatti cambiare i ruoli perché sarebbe un grave danno per tutti negare come le femmine abbia una propensione alla cura. Il tema non è quindi cancellare le differenze sessuali bensì in scriverle in una effettiva parità di diritti. L’educazione dei bambini e delle bambine plasma in modo del tutto implicito i ruoli maschili e femminili, non a caso fin dall’infanzia le bambine vengono viste come più fragili e quindi protette, portate anche all’imitazione dei comportamenti della mamma o delle figure femminili intorno a loro, i bambini invece sono portati all’esperienza e all’avventura vengono esposti quindi a più rischi. Un’altra differenza la si può vedere nei giochi che vengono dati ai bambini e quelli che vengono da te alle bambine (bambole, giochi domestici). Es Jo March di Piccole Donne Cambiare l’immaginario collettivo è fondamentale ma lo è anche prendersi cura del mondo emotivo adolescenziale sempre più distante da quello degli adulti. La media Education e la formazione contro il cyberbullismo anno post l’attenzione sul tema della confusione tra reale e virtuale, ci si sente protetti dalla rete senza accorgersi di essere totalmente, bisogna pensare quindi ad un’educazione della consapevolezza di essere visti, avvertire di quanto male si può fare con l’hate speech. Secondo alcuni psicologi il web svolgerebbe la funzione di simulare la vita reale e quindi i social network sarebbero esperimenti di finzioni ma ciò che accade nel virtuale a conseguenze nel reale infatti molti ragazzi e ragazze si fanno male. Per educare e modificare l’immaginario c’è bisogno di figure ben più potenti di quelli proposti finora. CAP. 2 Hate speech contro le donne, un fenomeno in crescita Negli ultimi anni è cresciuto sempre più l’attenzione pubblica nei confronti di una delle tante forme di hate speech ovvero quella che colpisce le donne codificato come l’odio in rete.è difficile trovare una definizione concettuale e giuridica di questo fenomeno, tuttavia sui social media le donne sono quelle che subiscono più violenza verbale —> la commissione europea nel 2021 ha introdotto la violenza di genere come fattore di discriminazione, il 23% delle donne intervistate da Amnesty International dichiara di aver subito qualche forma di molestia online, parliamo di sessismo da tastiera (le donne sono colpite dalla violenza online in misura sproporzionata rispetto agli uomini, infatti da un’indagine il risultato è che le donne sono notevolmente più suscettibili degli uomini di fronte a molestie sessuali online e a comportamenti persecutori) Nel 2014 il centro di ricerca sociale Stati Uniti non si evidenziava un fenomeno emergente secondo cui le donne subivano in misura sproporzionata diversi tipi di molestie virtuali fino a vere proprie aggressioni verbali a carattere sessuale sebbene gli uomini fossero più esposti delle donne. Due elementi interessanti:
Sexting, indica lo scambio di messaggi di testo, foto o video con contenuto sessuale, fenomeno sempre più diffuso tra gli adolescenti (sondaggio svolto da “Image.Me” corpi consumi trasformazioni di giovani nello specchio di social media) Doxxing, consiste nella divulgazione di documenti o dati personali con lo scopo di creare allarme nelle vittime La diffusione dell’odio online contro le donne e le ragazze viene spesso legato alla banalizzazione dei contenuti in rete, ci si lega al fatto che le cose dette siano dette per divertire “ironia pervasiva”. Contrastare (realmente) la violenza di genere online Quando le parole che pure esprimono concetti banali vengono usate per colpire far male bisogna intervenire, per molto tempo è stato detto alle donne vittime di attacchi online di ignorare e quindi di rimanere in silenzio —> sbagliato —> alle donne viene detto di segnalare la minaccia per contrastare questi fenomeni. Non auto silenziarsi per non accettare che il web divenga un posto per uomini. La corte di cassazione ha dichiarato che anche le forme di vessazioni virtuale siano da perseguire condannare i punire, non bisogna quindi silenziarsi ma segnalare e denunciare! Il silenzio e la mancata condanna della violenza subita da una donna e equivalgono alla sua accettazione, il silenzio è complicità, è necessario condannare la violenza e soprattutto far sentire la propria vicinanza alla vittima sempre e comunque Infine l’azione più importante a cui noi tutti siamo chiamati è l’educazione al rispetto per le donne CAP. Uno sguardo intersezionale: femmine e… L’intersezionalità Per molto tempo gli studiosi hanno analizzato dimensioni dell’identità sociale come l’etnia il genere la classe e orientamento sessuale con le categorie indipendenti e unidimensionali, negli ultimi anni invece si è affermata l’intersezionalità come prospettiva di ricerca e di interpretazione. Questo concetto venne proposto per analizzare le forme di potere e di discriminazioni derivanti dall’interconnessione del genere, della classe, dell’appartenenza etnica. Intersezionali sono quegli approcci che analizzano l’articolazione di queste dimensioni invece di considerarle come forme indipendenti e separati di reazioni di potere. Assumere un approccio intersezionale significa riconoscere che le persone sono allo stesso tempo implicate in una serie complessa di categorizzazioni e di identificazioni. Questo termine venne introdotto nel discorso pubblico da un celebre articolo del 1989 di Kimberly Crenshaw essa sottolineava le conseguenze problematiche derivanti dalla tendenza di trattare e razza e genere come categorie di esperienza e di analisi che si escludono reciprocamente. (Es. Incrocio stradale) La congiunzione “e“ è posta tra le diverse categorie dell’identità rischia di essere fuorviante se si pensa a una mera addizione tra esperienze discriminatorie, la prospettiva Intersezionale rappresenta un’alternativa sia all’approccio che considera esclusivamente le singole categorie sia quello additivo o moltiplicativo. discriminazione multipla si verifica quando una persona è discriminante sulla base di più fattori ma ogni discriminazione avviene in momenti diversi e riferendosi ad elementi diversi Discriminazione additiva si manifesta quando l’atto discriminatorio avviene nella stessa occasione ma sulla base di fattori diversi che si aggiungono l’uno all’altro restando separati ma aggravando la discriminazione Prima dell’introduzione del termine Intersezionalità il “Bell hooks” per indicare l’intreccio si scriveva “sessismo-razzismo” o “razzageneresessualità” o “razza_genere_sessualità”. Crenshaw distingue tre forme di Intersezionalita: strutturale (L’essere musulmani in un ambiente islamofobo)
Politica aperta parentesi l’essere omosessuali cattolici o omosessuali musulmani) Rappresentazionale vengono rappresentate le categorie sociali Le origini dell’approccio Intersezionale Le origini dell’approccio Inter sezionale le possiamo ritrovare nei movimenti di liberazione femminista che alla fine degli anni 60 si sono fatti interpreti di istanze critiche inedite contro gli aspetti più repressivi della società occidentale. Il gruppo radicale lesbico Combahee River Collective scrisse nel 1977 un testo che divenne un riferimento per lavorare sulle interconnessioni dei sistemi di oppressione. Come si è detto il termine Inter sezionali ta si fa risalire al 1989 con Crenshaw, ma l’articolazione dei diversi sistemi di dominio era una prospettiva ben presente prima che le si attribuisce tale nome. Un’altra radice storica degli approcci Intersezionale è la teoria critica post coloniale, ciò che le accomuna è la necessità di svelare le origini storiche e culturali della discriminazione su base sessuale. Una terza matrice dell’approccio Intersezionale può essere individuato nel femminismo materialista, Durante il marxismo ci sono state delle difficoltà nel mettere a fuoco la forza d’impatto dei fenomeni come il razzismo e il sessismo tanto che vennero strumentalizzati. Infine nel contesto italiano si sottolinea come tale approccio si sia affermato soprattutto dalla fine degli anni 90 dunque successivamente agli altri contesti e esso si sia arricchito oggi dalla presenza di attivisti e studiosi con background migratorio. Quindi da un lato abbiamo la prospettiva femminista che connette la tematica del genere con quella dell’interculturalità dall’altra abbiamo invece la prospettiva post coloniale con l’attenzione al genere di cui si è detto, negli ultimi anni l’intersezionalità è stata studiata e praticata in diversi studi sul contrasto alle discriminazioni. Intersezionare e decategorizzare al tempo stesso L’Intersezionalità è dunque una categoria di analisi che corrisponde a un approccio di ricerca nel tempo stesso è uno strumento politico trasformativo pedagogico.risponde a un’esigenza che nasce dei gruppi stessi che si vedono classificati senza cogliere le differenze al loro interno. Il concetto di super dai versi presto il fianco a varie critiche ma non fa che confermare la necessità di un approccio interculturale caratterizzato cioè da una visione personalistiche e dal superamento di una visione puramente descrittiva a favore di unità inter attraverso cui si costruisce la convivenza. I fattori che incidono nelle relazioni tra persone diverse culture sono: l’età, il sesso, l’origine nazionale ed etnica, l’appartenenza religiosa, l’orientamento sessuale, il colore della pelle, la condizione sociale, gli aspetti simbolici, il quadro politico economico. In questo quadro l’approccio Inter sezionale ci aiuta a capire la complessità, trovando i punti di intersezione e sottolineando come nel caso delle donne e delle ragazze la somma della discriminazione non è algebrica ma costruisce nuove forme della vulnerabilità. Guardare dentro gli stessi gruppi eletti a bersaglio va fatto con la consapevolezza di un rischio da evitare; il congelare le categorie rinchiudendoli soggetti in forme di rappresentazioni che ne riducono la capacità di azione autonoma e fissano riducendo a cose concetti come quello di razza. Il pericolo è quindi quello di naturalizzare ed essenzializzare e le differenze, al contrario tanto più se parliamo di adolescenti va ricordato il carattere dinamico e mutevole delle appartenenze identitarie. È importante dal punto di vista educativo educare a contrastare le discriminazioni non solo verso il proprio gruppo o comunque verso il bersaglio al centro dell’attenzione, si deve contrastare il sessismo e contemporaneamente il razzismo, l’antisemitismo e Islamofobia questo atteggiamento dovrebbe prevenire quello che Roger Brubaker definisce gruppismo. Intersezionalità, femmine e web Le caratteristiche dell’odio contro le donne hanno quasi sempre a che fare con il sesso e con il disprezzo, producendo degradazione e spersonalizzazione processi rischiosi se agiti contro adolescenti. Va letto in questo quadro il fenomeno del body Shaming ovvero il fatto di deridere una persona con commenti offensivi, sarcastici e velenosi per il suo aspetto fisico che non rispecchia ai
I processi di formazione di categorie, stereotipi e periti sociali emergono molto presto nell’infanzia e si trasformano nel corso dell’adolescenza Lo sviluppo dell’identità e della categorie del genere La differenzazione in femmina o maschio è determinata biologicamente ma le differenze di due sessi vengono rinforzate dall’interazione con genitori e insegnanti, con la partecipazione attiva di bambini e bambine, si tratterebbe quindi di un costrutto multidimensionale che comprende diversi fattori. Identità di genere si sviluppa in tre successivi stadi temporali: 2-3 anni i bambini cominciano a etichettar siccome maschi o come femmine 3-4 anni a prenderlo che essere maschio o femmina è una condizione durevoli 4-5 anni si aggiunge la convinzione che il genere è una caratteristica individuale che rimani costante al variare delle situazioni Va ricordato che l’esperienza del genere può divergere dalle caratteristiche sessuali primarie e secondarie, molti individui infatti non si trovano proprio agio nel sesso biologico cui sono stati assegnati alla nascita e desiderano appartenere all’altro sesso condividerne interessi, comportamenti, aspirazioni. Dei due anni i bambini preferiscono attività diverse e mostrano interessi differenti in base al sesso di appartenenza più tipicamente i maschi sono coinvolti in attività sportive e all’aperto e mostrano una maggiore abilità nel range di oggetti, le femmine invece sono più abili nei compiti che richiedono movimenti fini e meno pericolosi. Una delle differenze che persiste tra i due sessi è la scelta dei compagni di gioco si osserva una segregazione sessuale, bambine e bambini preferiscono giocare con i componenti del proprio sesso, tale segregazione è più frequente quando i bambini possono scegliere con chi giocare come a scuola o in situazioni non strutturate invece quando hanno meno scelta come nel quartiere in cui vivono è più frequente che i bambini e bambine giocano insieme (nell’adolescenza invece c’è un avvicinamento dei sessi). Gli stereotipi di genere sono costituiti da credenze che le persone si formano relativamente agli attributi di femmine e maschi, anche gli stereotipi cominciano a manifestarsi in una forma rudimentale quanti bambini hanno 2-3 anni. Inoltre bambini e bambine a prenderle che ci sono attività e oggetti che sono per convenzione considerati femminili o maschili questo è fortemente influenzato anche dal tipo di contesto culturale in cui bambini crescono e variano da un periodo storico all’altro. Lo sviluppo della categorizzazione etnica Intorno ai tre mesi di vita i bambini cominciano a prestare attenzione alle dimensioni percettive che cambiano in relazione all’etnia, il fatto che i neonati è servito in più a lungo i volti delle persone della stessa etnia non indica necessariamente che essi siano già in grado di categorizzare le caratteristiche percettive come marcatori di categoria. A partire dai 6 di vita i bambini cominciano a formarsi una categoria di volti in group e ciò avviene quando l’etnia qui appartengono è quella prevalente, mentre intorno ai nove mesi cominciano a categorizzare i volti meno familiari infine a circa un anno a distinguere i volti in group da quelli out group. Nonostante i bambini siano in grado di categorizzare sulla base dell’etnia non possiedono ancora stereotipi impliciti o ideologie razziste secondo qui individui appartenenti a gruppi etnici diversi vengono considerati diversi per intelligenza, personalità o anche altre abilità. Questo stato di grazia dura però poco infatti intorno ai tre anni i bambini dimostrano favoritismi impliciti verso la propria etnia e tra i tre e i quattro anni sviluppano anche atteggiamenti positivi verso persone dello stesso gruppo e negative verso quelle di gruppi diversi. Diversamente dei pregiudizi impliciti che rimangono costanti fino all’età adulta quelli espliciti si rafforzano versi sette anni ma poi con l’adolescenza e l’età adulta si riducono in virtù di una maggiore adesione a norme egualitarie.
Diverse ricerche hanno dimostrato che è possibile intervenire per invertire il destino di pregiudizi impliciti infatti questi pregiudizi razzisti impliciti possono venire ridotti in bambini di 7:09 anni esponendoli brevemente a esemplari contro stereotipi (es studio sui bimbi delle elementari —> incontrare un bimbo con un etnia diversa) Conclusioni In generale la capacità di generalizzare e il ragionamento induttivo sono estremamente utili perché ci permettono di fare inferenze su qualcosa di nuovo sulla base di conoscenze apprese. I precursori della categorizzazione sono la percezione e l’attenzione per i criteri che sono condivisi dagli esemplari di una categoria semantica o sociale. (la valutazione implicita negativa emerge partire dai tre anni e si mantiene nell’età adulta, questo non si verifica invece per gli atteggiamenti razzisti espliciti in quanto crescendo i bambini si conformano all’enorme chiedi stigmatizzano). I pregiudizi sessuali ed etnici sono fortemente condizionati dall’ambiente in cui bambini e adolescenti vivono per questa ragione è importante che già nell’infanzia e si incontrino coetanei dell’altro genere e di altri gruppi etnici —> l’esposizione un ambiente della diversità è più rappresentata riduce la probabilità che sviluppino. CAP. 5 Le relazioni interpersonali in adolescenza: maschi e femmine nell’incontro con l’altro L’identità adulta post moderna La dimensione sociale entra in gioco nel processo di costruzione identitaria e l’individuo è chiamato a costruire la propria soggettività, maschile o femminile, grazie allo sviluppo di nuovi punti di vista e nuove prospettive su di sé e sul mondo.a partire dei cambiamenti sul corpo vengono trasformati i contesti di riferimento, le modalità di pensiero, gli schemi relazionali e interpersonali. Dal punto di vista storico e sociale la costruzione-definizione del nuovo sé risulta influenzata da caratteristiche dei contesti di vita e dei sistemi valoriali di riferimento (es passato -sistemi rigidi- ora -tutto più in tra-). Anche i ruoli sociali maschili e femminili non sono più rigidamente definiti e non richiedono sottomissioni precostituite a modelli di riferimento codificati, al tempo stesso la perdita di schemi e norme di riferimento aumenta la complessità del sistema e lo sviluppo soggettivo risulta maggiormente esposto al conflitto. Dal punto di vista intrapsichico il processo di crescita può essere eletto come un susseguirsi e intrecciarsi di identificazioni, rispecchiamenti e contrapposizioni nell’ambito delle relazioni intra e intergenerazionali. La società post moderna ha consentito l’accesso a interpretazioni soggettive dell’identità rendendone necessarie competenze specifiche di mediazione, flessibilità, integrazione tra istanze differenti per rendere la percezione di sé sufficientemente integrata e coerente —> necessità di approvazione e ricerca di riconoscimento sociale Compiti evolutivi e istanze narcisistiche Le crisi adolescenziali denunciano la difficoltà di definire il proprio valore e di costruire un progetto di vita all’altezza delle aspettative —> insostenibile bisogno di ammirazione, essere orgogliosi di sé del proprio corpo della propria storia e di propri pensieri contribuisce all’obiettivo prevalente dei soggetti in fuga dalla vergogna. il desiderio di suscitare ammirazione, fuga dalla vergogna sono i principali fattori che agiscono a orientare le scelte le condotte adolescenziali (la dedizione dello studente non garantisce la crescita, se studi per forza sei un leader). La prospettiva di risultare e apparire incompetenti nei compiti di crescita genera sentimenti di intenso dolore Prepotenti e vittime e la costruzione delle identità sociale
sviluppare un pensiero, quando si testimoni attivi dell’ampliamento di una prospettiva, quando ci si sente parte integrante di un bene che si è contribuito a sviluppare). CAP. Mappa dell’intolleranza, così le donne sono da sempre nel mirino Premessa Nel 2016 è nato il progetto mappa dell’intolleranza voluta da vox -osservatorio italiano sui diritti (associazione no profit fondata da Marilisa d’amico e Silvia Brena). Scopo del progetto era ed è tracciare i confini e la diffusione dell’odio online, la mappatura sui Twitter consente l’estrazione e la geolocalizzazione di Twitter che contengono parole considerate sensibili. Sono stati presi in considerazione sei gruppi: donne, persone omosessuali, migranti, persone con disabilità, ebrei e musulmani. Un ulteriore fattore di analisi riguarda poi il livello di aggressività delle frasi rilevate su Twitter, il software è stato istruito per estrarre i Twitter più aggressivi la valutazione poi è stato orientata dalle categorie utilizzate dalla scala MOAS (Modificate Overt Aggression Scale). Uno sguardo ai dati La rivelazione 2020 ha compreso anche i mesi del lockdown, mesi nei quali i social media sono stati usati soprattutto come canale relazionale per mantenere aperti i contatti che la situazione andava disgregando, il dato appare confortante ma se si analizza in profondità l’andamento dell’olio si scopre che i picchi di tweet intolleranti si concentrano su alcuni bersagli specifici. Il lessico dell’odio e dell’intolleranza è cresciuto negli anni è più radicale e rappresenta una deriva decisamente preoccupante della diffusione dei social. Cinque principali considerazioni: Il linguaggio d’odio sono più diffusi su tutto il territorio nazionale non sono più concentrati solo nelle grandi città Le categorie più colpite oggi sono donne, musulmani, ebrei, emigranti. Focus particolare meritano la misoginia, le donne sono in assoluto la categoria più colpita dall’odio online in particolare dopo il 2020 ciò che verrà attaccato è il lavoro stesso della donna L’antisemitismo in crescita come valore assoluto rispetto al 2019 I tweet di odio e di discriminazione riferiti ai musulmani si accostano all’xenofobia si concentra anche qui soprattutto sulle donne Radicalizzazione e misoginia Le donne restano la categoria più presa di mira degli auditori seriali, è un elemento ricorrente negli anni da quando il progetto mappa dell’intolleranza è stato avviato. Al centro dell’audio non c’è più solo il corpo delle donne ma cioè la vita professionale delle stesse (finiscono nel mirino giornalisti, avvocati, insegnanti, mediche…) In Italia siamo tra gli ultimi in Europa per tasso di disoccupazione femminile, durante il lockdown quasi 470.000 donne hanno perso il lavoro e sempre durante questi mesi si sono triplicati i femminicidio e le violenze domestiche (il lavoro emancipa anche dalla violenza). Kimberlé Williams Crenshaw, avvocata, attivista dei diritti civili, docente alla Law School della UCLA, Secondo questa nel considerare la discriminazione subita dalle donne nere non si possono prendere in considerazione singolarmente il genere o la razza in quanto le due categorie si intrecciano. A Roma 20.320 tweet donne vs 9615 tweet ebrei A Milano 8975 tweet donne vs 3086 tweet ebrei A Torino 2524 tweet donne vs 1064 tweet ebrei A Venezia 1513 tweet donne vs 536 tweet ebrei
L’odio social si concentra sulle categorie storicamente nel mirino. Freud stabilisce un legame diretto fra antisemitismo e misoginia e considera entrambe emanazioni dello stesso territorio mentale, degli stessi abissi dell’inconscio —> quando l’altro incarna la manchevolezza e l’impossibilità della totalità lo odio perché minaccia la mia integrità Un rapporto di causa-effetto? Un altro elemento che vale la pena sottolineare è l’eventuale correlazione tra discorsi d’odio e crimini d’odio, femminicidi. Qual è il rapporto di causa effetto che lega i due elementi? La sociologia oggi parla di “sciame digitale” una sorta di brusio virtuale che agita la rete, spingendo le persone a condividere messaggi di odio (meccanismo che a che fare con una serie di algoritmi che i social network hanno inserito per ottimizzare la navigazione). Lo studio più sorprendente a conferma della correlazione tra parole d’odio e crimini d’odio e firmato da due ricercatori dell’Università inglese di Warwick: Karsten Müller e Carlo Schwarz nel 2018 hanno evidenziato una forte correlazione tra i partiti di estrema destra, il sentimento antivibranti sui social in Germania, e la diffusione di crimini violenti contro gli immigrati. Hanno comparato i contenuti del profilo con gli episodi di violenza scoprendo che per ogni quattro post su Facebook, che esprimevano forti sentimenti anti migranti, si verificava una violenza contro gli stessi. Nel 2015 e nel 2016 i post antivibranti sul profilo Facebook della AFD hanno contribuito ad aumentare del 13% il numero di attacchi violenti. “Echo Chambers” ovvero “camere dell’eco” stimolate dall’introduzione di algoritmi da parte di social network che tendono a far ci vedere i messaggi, notizie e commenti verso i quali abbiamo mostrato interesse. Diffusione e viralizzazione Il discorso da Dio nasce dalla presenza di stereotipi e dal bisogno di aderire ai bias dell’ingroup, norme sociali e comportamentali. La precondizione perché è un contenuto sia in grado di migrare da un profilo all’altro e di catturare attenzione e che sia molto carico cioè una carica virale potente.la psicologia sociale ci spiega che i contenuti online diventano virali quando evocano una forte risposta emotiva che può essere positiva o negativa (la negatività ha un potenziale viralizzante più alto —> gli stati d’animo negativi si diffondono più rapidamente rispetto ai positivi, ci vuole pochissimo per creare il panico ed eccitare gli animi e molto invece per ritrovare la calma). Contro-narrazioni e narrazioni alternative Gli strumenti con cui oggi nel mondo si affronta il linguaggio d’odio dimostrano che non esiste un unico approccio, ma che l’hate speech va affrontato con strumenti diversi. Nella strutturazione di un percorso di contro-narrazione un ruolo fondamentale lo giocano la possibilità di suscitare una buona empatia, per far ciò è necessario lavorare sulle emozioni, far leva sulla possibilità di creare coesione tra comunità e “echo chambers” basate sull’inclusione. Le buone pratiche di contro-narrazione oggi si fondano su tre elementi: la possibilità di costruire narrazioni positive possibilità di creare echo Chambers fondate sui sistemi valoriali opposti a quelli degli hater Consapevolezza che gli hater non vanno combattuti sul loro terreno Da questo punto di vista tutti i progetti, a maggior ragione sia creati da ragazzi, che promuovono racconti alternativi e basati su un approccio inclusivo sono estremamente efficaci. La forza dell’ascolto Tikkun= riparazione —> Tikkun Olam= riparare il mondo Questa espressione rappresenta per gli ebrei la tensione verso il rinnovamento e soprattutto verso la possibilità di fare il bene della società nel suo complesso. Noi viviamo in tempi faticosi tempi in cui fermarsi a riflettere e aprirsi al dialogo diventa fondamentale, ma al tempo stesso il messaggio breve
propria identità autonoma, distinta rispetto a quella della famiglia e della comunità.gli insegnanti si accorgono di quel che accade ai propri alunni, dei modi modi di pensare e di porsi di fronte alle differenze. Costruire una scuola come spazio di appartenenza e di libertà è la grande sfida di questo tempo. “Curriculum di educazione civica digitale” che il ministero dell’istruzione ha diffuso nel 2018 introducendo un cambio di prospettiva nel dibattito sulla scuola digitale in Italia. Esso è composto da cinque aree:
minoritaria e quindi per paura dell’isolamento decido di tacere e quindi di non esprimere il mio parere. Con nuovi canoni di autorialità intendiamo che nella cultura del libro l’autorevolezza era garantita da mediatori centralizzati riconosciuti mentre nell’ambiente digitale l’autorevolezza è riconosciuta dai pari (non occorre più passare attraverso gli apparati per pubblicare un articolo o mettere in onda un video a chiunque dato la possibilità di intervenire nello spazio pubblico). Promuovere la partecipazione all’attivismo Importanza di una più ampia consapevolezza di come i media siano strettamente legati al contesto culturale, sociale, politico e storico. Campagne progetti di prevenzione e contrasto all’odio online devono valorizzare le forme di attivismo digitale favorendo il protagonismo dei pari —> è proprio in questa direzione che con Digit.All dopo la prima parte di analisi critica i formatori hanno chiesto agli studenti di ideare e realizzare contenuti con differenti formati comunicativi e stili espressivi per sensibilizzare su temi trattati e per condividere concretamente i prodotti realizzati. Dopo la realizzazione nella fase della campagna per la diffusione delle opere prodotte si è scelto di rispettare la visione delle studentesse e degli studenti, ai ragazzi è stato chiesto di progettare e realizzare i pannelli della mostra cartacea scegliendo il nome della campagna, di creare il logo per la pagina Instagram e di costruire una redazione che si occupasse della diffusione social. Dal progetto Digit.All si possono trarre degli spunti educativi utili per altri progetti, innanzitutto l’importanza di promuovere forme di attivismo digitale costruita attorno al protagonismo dei ragazzi e alla valorizzazione dei loro usi mediali, pensiero critico e responsabilità sono parole chiave per l’educazione digitale. Di fronte all’odio la scuola è chiamata educare gli alunni a un approccio morale che spinga a comportamenti di aiuto e cooperazione superando gli atteggiamenti di indifferenza e di esclusione. Negli ultimi anni crescono tendenze che scoraggiano la partecipazione civica ma altrettanto che possono creare nelle nuove generazioni un desiderio ovvero quello di rendere il mondo migliore (Fridays for the future). Progetti come Digit.All promuovano la partecipazione nell’ottica dell’educazione civica dovrebbero lavorare su tre livelli di competenze, le prime di tipo cognitivo legata agli strumenti che permettono di capire il mondo life (sapere sociali e giuridico politici). Inoltre l’aspetto cognitivo comprende lo sviluppo dell’autonomia e il senso critico cioè la capacità di riflettere su grandi questioni legate ai concetti di cittadinanza: libertà, uguaglianza, tolleranza, solidarietà. si sviluppano anche capacità di interiorizzare le regole e nella sensibilità ai valori democratici e ai diritti umani (cittadinanza vissuta). Infine abbiamo le competenze deliberati che riguardano gli impegno l’assunzione di responsabilità. CAP. 2 Protagonismo giovanile e crossmedialità, per favorire la partecipazione sociale Oltre i “nativi digitali”, la postmedialità Utilizzare oggi i media con gli adolescenti presuppone la consapevolezza di avere a che fare con una generazione nata in corrispondenza con l’apparizione degli smartphone e con lo sviluppo dei social network. In questa dimensione appare riduttivo fermarsi all’etichetta di nativi digitali che spesso è utilizzata in modo meccanico e superficiale, confondendo l’abilità di utilizzo dei dispositivi e delle reti sociali da parte dei più giovani con la loro consapevolezza dei processi comunicativi e dello stile espressivo. Contrapporre ai nativi digitali ai migranti digitali utilizzando come spartiacque riferimento anagrafico rischia di creare un determinismo fuorviante e non rappresentativo della complessità di approccio alle tecnologie e alle comunicazioni da parte dei giovani. Marc Prensky è passato a un’altra prospettiva ovvero quella della Digital Wisdom, la saggezza digitale, in questa nuova accezione il fattore chiave non è più la data di nascita era valutazione delle abilità ma la capacità di orientare le scelte di utilizzo del digitale in modo coerente funzionale a raggiungimento degli obiettivi —> il saggio digitale favorisce l’interazione tra la mente umana e i nuovi strumenti che a disposizione. La saggezza digitale è un duplice concetto:
Diventa produttivo soprattutto soprattutto in ambito formativo utilizzare la naturale propensione degli studenti al consumo mediale e all’uso del digitale come punto di partenza per tre processi:
modello di intervento socio educativo basato su una metodologia attiva che intreccia i metodi e tecniche della Peer Education con gli approcci della media Education.si fonda su un comune obiettivo che è trasversale a entrambe le discipline ovvero l’empowerment dei soggetti e dei gruppi coinvolti Nei processi educativi in funzione dello sviluppo di consapevolezza critica e responsabilità. In un progetto come Digit.All le logiche della Peer and media Education permettono di facilitare la partecipazione e il coinvolgimento negli studenti, di stimolare la loro creatività e di sviluppare strategie comunicative generativa (le pratiche creative sono anche riferibili alla capacità di utilizzo di formati già esistenti l’idea di remix, di metissage tra frammenti o prodotti apparentemente scissi o incoerenti che possono creare nuove associazioni e interpretazioni). Elenchiamo alcune caratteristiche educative tipiche della media Education: