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Neorealismo e post modernismo, Appunti di Letteratura Italiana

Spiegazione del neorealismo e del post modernismo

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 03/01/2026

nicoleurrutiaaaa
nicoleurrutiaaaa 🇮🇹

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NEOREALISMO
Il neorealismo è la quarta tappa del nostro percorso. È stato un momento molto interessante
della letteratura italiana, ma oggi viene spesso trattato come una fase poco importante,
quasi come un “cane morto”: gli storici della letteratura e la critica, infatti, tendono a
sottolineare più i limiti di questa corrente che i suoi punti di forza.
Tuttavia, ci sono cose importanti da ricordare. La prima è la collocazione cronologica. Molti
fanno fatica a situarlo nel tempo, ma si può dire che il neorealismo comincia intorno al
1942-43, quando viene girato il film Ossessione. La fase neorealista si esaurisce tra il 1956
e il 1958, quindi dura circa 12-14 anni. Non si chiude bruscamente, ma da quel momento
altri modi di intendere la letteratura iniziano a prevalere.
Uno degli aspetti centrali del neorealismo è che restituisce importanza alla prosa narrativa,
in particolare al romanzo. Negli anni ’30-’40, infatti, dominava la cosiddetta prosa d’arte, uno
stile molto curato e letterario (tipico di autori come Cecchi, Valdini, Ojetti), spesso pubblicato
prima come elzeviri sui giornali. Scrivere un romanzo sembrava quasi una cosa di poco
valore.
Con il neorealismo invece, nasce l’urgenza di raccontare la realtà dell’Italia uscita dalla
guerra, in modo diretto e senza censura. Per questo torna al centro il romanzo, che diventa
lo strumento principale di questa rappresentazione. È il momento in cui, per la prima volta, la
narrativa in prosa prende il sopravvento sulla parola poetica.
Anche se molti romanzi neorealisti non sono capolavori assoluti, diventano comunque testi
fondamentali per una nuova educazione alla lettura: vengono assegnati per la prima volta
agli studenti delle scuole medie e superiori. Prima si facevano leggere I promessi sposi, Le
mie prigioni di Silvio Pellico, I ricordi di Massimo D’Azeglio. Con il neorealismo, invece, si
leggono:
L’Agnese va a morire
Se questo è un uomo
Metello di Vasco Pratolini
L’avventura di un povero cristiano di Silone
Fontamara
Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino
Questa è una conquista importante del neorealismo: essere entrato nel canone della lettura
scolastica italiana.
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Anteprima parziale del testo

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NEOREALISMO

Il neorealismo è la quarta tappa del nostro percorso. È stato un momento molto interessante della letteratura italiana, ma oggi viene spesso trattato come una fase poco importante, quasi come un “cane morto”: gli storici della letteratura e la critica, infatti, tendono a sottolineare più i limiti di questa corrente che i suoi punti di forza.

Tuttavia, ci sono cose importanti da ricordare. La prima è la collocazione cronologica. Molti fanno fatica a situarlo nel tempo, ma si può dire che il neorealismo comincia intorno al 1942-43, quando viene girato il film Ossessione. La fase neorealista si esaurisce tra il 1956 e il 1958, quindi dura circa 12-14 anni. Non si chiude bruscamente, ma da quel momento altri modi di intendere la letteratura iniziano a prevalere.

Uno degli aspetti centrali del neorealismo è che restituisce importanza alla prosa narrativa, in particolare al romanzo. Negli anni ’30-’40, infatti, dominava la cosiddetta prosa d’arte, uno stile molto curato e letterario (tipico di autori come Cecchi, Valdini, Ojetti), spesso pubblicato prima come elzeviri sui giornali. Scrivere un romanzo sembrava quasi una cosa di poco valore.

Con il neorealismo invece, nasce l’urgenza di raccontare la realtà dell’Italia uscita dalla guerra, in modo diretto e senza censura. Per questo torna al centro il romanzo, che diventa lo strumento principale di questa rappresentazione. È il momento in cui, per la prima volta, la narrativa in prosa prende il sopravvento sulla parola poetica.

Anche se molti romanzi neorealisti non sono capolavori assoluti, diventano comunque testi fondamentali per una nuova educazione alla lettura: vengono assegnati per la prima volta agli studenti delle scuole medie e superiori. Prima si facevano leggere I promessi sposi, Le mie prigioni di Silvio Pellico, I ricordi di Massimo D’Azeglio. Con il neorealismo, invece, si leggono:

● L’Agnese va a morire

● Se questo è un uomo

● Metello di Vasco Pratolini

● L’avventura di un povero cristiano di Silone

● Fontamara

● Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino

Questa è una conquista importante del neorealismo: essere entrato nel canone della lettura scolastica italiana.

Date importanti: 1943-

● Il termine neorealismo comincia a circolare nel 1943.

● Una tappa fondamentale è la nascita, nel 1945, della rivista Il Nuovo Politecnico, fondata a Milano da Elio Vittorini per conto dell’editore Einaudi. (Da non confondere con Il Politecnico di Carlo Cattaneo dell’Ottocento).

● Il Nuovo Politecnico ha vita breve: esce dal settembre 1945 alla fine del 1947. Si chiude a causa di un forte scontro tra Vittorini (comunista) e il segretario del PCI Palmiro Togliatti, che non approvava certe posizioni culturali del direttore. Vittorini lascia il partito comunista, e la rivista viene chiusa.

Fine del neorealismo: 1956-

Cosa succede nel 1956? Esce il romanzo Metello di Vasco Pratolini, che ottiene un discreto successo commerciale. Subito si apre una forte polemica critica: c’è chi lo considera un grande esempio di realismo, e chi invece lo vede come un’opera troppo commerciale. Si comincia a parlare di “neorealismo rosa” o addirittura di “controrealismo”.

Questa discussione è importante perché spacca il fronte della critica, anche quella di sinistra. A differenza di quanto accadde col film Ladri di biciclette (dove gli intellettuali di sinistra erano tutti d’accordo nel sostenerlo e i democristiani erano contrari), su Metello la divisione è trasversale: anche a sinistra c’è chi lo difende e chi lo attacca. La polemica dura un anno intero.

Sempre nel 1956, esce Laborintus, un poemetto di Edoardo Sanguineti, che segna l’inizio della stagione delle nuove avanguardie.

Nel 1957, Alberto Arbasino, anche lui neoavanguardista, pubblica Le piccole vacanze, una raccolta di racconti dove la ricerca avanguardistica si sposta sul piano della prosa narrativa.

Questi segnali mostrano che l’Italia non è più solo quella della ricostruzione, della resistenza, della guerra fredda. Si sta avvicinando agli anni ’60 e al boom economico.

Infine, nel 1958, esce Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il romanzo ha un enorme successo e diventa un simbolo dell’Italia fine anni ’50-inizio ’60. È un’opera chiaramente antineorealista: se il neorealismo crede in un’Italia che può progredire e cambiare, Il Gattopardo mostra una Sicilia immobile, dove l’arrivo della borghesia non porta progresso, ma regressione.

Una frase emblematica è quella del principe Fabrizio:

“Prima c’eravamo noi, i giaguari, ora arrivano gli sciacalletti” – cioè i borghesi.

può datare attorno al 1925, ma le sue radici risalgono almeno al 1921, quando il critico letterario siciliano Luigi Russo scrisse una monografia importante su Giovanni Verga. Da lì in poi, Verga venne integrato nel canone della letteratura italiana di fine Ottocento e iniziò ad avere un ruolo centrale anche a livello scolastico, diventando un autore “ufficiale”.

Parallelamente, un altro critico siciliano, Giuseppe Antonio Borgese, cominciò a riflettere sulla forma romanzo con una serie di articoli pubblicati attorno al 1921. In piena epoca della “prosa d’arte”, Borgese avviò un discorso critico-storico sul romanzo moderno. Il suo testo più importante in questo ambito è “Il tempo di edificare”.

Questa “seconda ondata” verista, pur liberata dagli aspetti teorici e scientifici del naturalismo alla Zola, genera un neoverismo, cioè una nuova forma di attenzione realistica al contesto sociale, in particolare al Mezzogiorno italiano. Ne derivano alcune opere che mettono al centro le condizioni storiche e sociali del Sud:

● Corrado Alvaro, Gente in Aspromonte (1930): raccolta di racconti lunghi, di cui il primo ha lo stesso titolo della raccolta.

● Ignazio Silone, Fontamara (1934): testo breve e semplice, spesso assegnato nelle scuole.

● Carlo Bernari, Tre operai (1934): romanzo sulla vita operaia, pubblicato in pieno periodo fascista.

● Vitaliano Brancati, Don Giovanni in Sicilia (1941): romanzo grottesco e comico, che reinventa la figura del Don Giovanni in chiave siciliana.

● Francesco Jovine, Signora Ava (1942): romanzo meridionalista realistico.

● Alberto Moravia, Gli indifferenti (1929): testo che anticipa il neorealismo, ma con ambientazione borghese (non meridionale). Narra la vita di una famiglia borghese decaduta, con adulterio, prostituzione, ribellioni fallite (un personaggio prova a sparare all’amante della sorella, ma la pistola non funziona, simbolo dell’impotenza generale).

Ruolo delle riviste letterarie negli anni Trenta

Un secondo elemento importante per la nascita del neorealismo è il ruolo delle riviste letterarie, spesso di piccola tiratura (500-700 abbonati), ma centrali nella formazione degli autori.

● Il Selvaggio: rivista senese poi trasferita a Firenze, diretta da Mino Maccari, illustratore e pittore dichiaratamente fascista. Voleva portare in Italia un’espressione letteraria simile all’espressionismo parigino. Qui nasce la polemica tra “Strapaese” e

“Stracittà”:

○ Strapaese: sostenuto da Il Selvaggio, esalta la provincia, la campagna, le radici italiane. Contro la modernità, voleva tornare alla gloria del Rinascimento (Trecento-Cinquecento). Lo stile era volutamente rozzo, “becero”, anti-intellettuale.

○ Stracittà: proposta opposta, legata alla rivista “900” diretta da Massimo Bontempelli, pubblicata in italiano e francese per affermare una visione cosmopolita e moderna della cultura.

Il Selvaggio rifiutava la modernità in modo aggressivo, con toni anche antisemiti, vedendo nell’ebreo il simbolo del cosmopolitismo che avrebbe distrutto le tradizioni. Questo atteggiamento aggressivo richiama, ma in senso opposto, quello delle avanguardie artistiche (che invece volevano rompere con il passato).

Tra i collaboratori del Selvaggio ci furono anche giovani destinati a diventare importanti nel neorealismo, come Elio Vittorini e Romano Bilenchi, i cosiddetti “fascisti di sinistra”.

● Solaria: rivista fiorentina attiva dal 1926 al 1936, diretta da Alberto Carocci e Alessandro Bonsanti. Il nome stesso richiama un’utopia: sole e aria, come nella Città del Sole di Campanella. L’obiettivo era promuovere il grande romanzo europeo. Solaria cercava di collegare la letteratura italiana alle esperienze moderniste europee: Kafka, Joyce, Thomas Mann, e in Italia Svevo. A Svevo e a Federigo Tozzi furono dedicati numeri monografici.

Collaborarono alla rivista anche Gadda (con La Madonna dei filosofi), Montale e Saba. Solaria non seguiva la linea ermetica in poesia, ma fu il luogo di pubblicazione di due raccolte importanti e diverse:

● Lavorare stanca di Cesare Pavese, che propone il verso lungo.

● Numeri monografici dedicati a Umberto Saba, riconosciuto come grande voce poetica.

Influenza della letteratura americana

Il terzo elemento, fondamentale per il neorealismo, è l’influenza della letteratura americana sugli autori italiani.

Questi tre elementi – il ritorno al verismo, le riviste letterarie, e l’influenza della narrativa americana – rappresentano le principali premesse che portarono alla nascita del neorealismo italiano dopo il 1943.

Ecco la riscrittura chiara, lineare e completa del testo sugli appunti relativi alle fasi del Neorealismo, mantenendo tutto il contenuto ma semplificando la forma:

Fasi del Neorealismo

Il Neorealismo nasce da una spinta spontanea a raccontare ciò che era accaduto in Italia durante il fascismo, la guerra e la Resistenza. Questo impulso collettivo alla narrazione viene ricordato anche da Italo Calvino nella sua prefazione a Il sentiero dei nidi di ragno, dove dice che tutti avevano qualcosa da raccontare, perché ognuno aveva vissuto eventi eccezionali.

Fase 1 – Esplosione spontanea del Neorealismo (fino al 1948)

All’origine del Neorealismo ci sono due testi fondamentali del 1941:

● Paesi tuoi di Cesare Pavese, il suo primo racconto lungo.

● Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini, uscito inizialmente con il titolo fuorviante Nome e lacrime.

Questi due testi sono considerati i “padri putativi” del Neorealismo. Ma anche altri autori preparano il terreno:

● Romano Bilenchi con Anna e Bruno (1938) e Conservatorio di Santa Teresa (1940).

● Vasco Pratolini, che inizia con Il quartiere (1943) e arriva poi a Cronache di poveri amanti (1946), romanzo che anticipa Metello.

● Cesare Pavese, oltre a Paesi tuoi (1941), pubblica Il compagno nel 1947.

In questa fase nascono anche alcune opere di tipo documentario, che hanno un ruolo importante:

● Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, pubblicato nel 1945. È un memoriale del periodo in cui Levi fu confinato in un paese della Lucania (oggi Basilicata).

● Se questo è un uomo di Primo Levi, pubblicato nel 1947 da una piccola casa editrice torinese (prima di essere recuperato da Einaudi). Diventerà un’opera fondamentale a livello mondiale.

Il periodo di esplosione spontanea termina verso il 1948. Perché proprio il 1948? Per motivi politici.

Alla fine del 1947, De Gasperi (allora Presidente del Consiglio) rompe l’alleanza antifascista e manda all’opposizione i partiti di sinistra: Partito Comunista Italiano (PCI) e Partito Socialista. Lo fa perché ha i numeri per governare senza di loro.

Nel 1948, il 18 aprile, si tengono le prime elezioni politiche dell’Italia liberata (quelle del 1946 erano costituenti o amministrative). Le elezioni vengono vinte nettamente dalla Democrazia Cristiana, che conferma all’opposizione l’intero blocco di scrittori, registi e intellettuali che avevano sostenuto l’idea di un’Italia progressista e comunista.

Molti di questi intellettuali si sentono estromessi, nonostante si considerassero i veri eredi della Resistenza. Il Partito Comunista Italiano, di conseguenza, si organizza e fonda una commissione cultura, guidata inizialmente da Vittorio Sereni e poi da Carlo Salinari, storico della letteratura. Questa commissione comincia a riflettere su cosa debba essere, in modo preciso e programmatico, il realismo letterario.

Fase 2 – Programmazione del realismo

(dal 1948 in poi)

A differenza della prima fase, dove tutto era nato in modo spontaneo, in questa seconda fase si cerca di guidare e indirizzare la letteratura: si favoriscono alcune tendenze invece di altre.

A questo punto entrano in gioco tre riferimenti teorici fondamentali per il Partito Comunista:

  1. Antonio Gramsci:

○ Nel 1947 vengono pubblicate le Lettere dal carcere.

○ Tra il 1948 e il 1951 escono in più volumi i Quaderni del carcere.

○ In questi scritti Gramsci elabora l’idea di una cultura nazionale-popolare, che diventerà il centro di moltissime discussioni.

  1. György Lukács (filosofo estetico ungherese):

○ Elabora una definizione estetica del realismo, considerandolo come un riflesso dialettico della realtà.

  1. Andrej Aleksandrovič Ždanov (agente culturale sovietico):

○ Pur morendo presto, lascia dei discorsi fortemente dogmatici, in cui stabilisce cosa sia il vero realismo e cosa sia invece la letteratura borghese decadente.

Commissione Cultura, cerca di dare una direzione ideologica e culturale al movimento neorealista, promuovendo una visione transartistica del realismo: letteratura, cinema, teatro, pittura, tutte le arti dovevano ispirarsi ai principi del realismo.

I principali autori e le opere del Neorealismo

I “padri nobili”

● Cesare Pavese

○ Prima che il gallo canti (1949): raccolta di due racconti, tra cui La casa in collina, considerata una delle sue opere narrative più importanti.

○ La luna e i falò (1950): il suo capolavoro finale. Pavese si suicida lo stesso anno.

● Alberto Moravia

○ Dopo Gli indifferenti (1929), Moravia aderisce in parte al neorealismo con:

■ Agostino (1945), racconto lungo.

■ La romana (1947).

■ La ciociara (1957), romanzo ambientato durante la guerra.

● Elio Vittorini

○ Conversazione in Sicilia (1941): romanzo fondativo del neorealismo.

○ Uomini e no (1945): ambientato a Milano, narra la lotta partigiana con toni esistenzialisti.

○ Il Sempione strizza l’occhio al Frejus (1947): romanzo meno noto ma inseribile nel filone resistenziale.

I nuovi autori del dopoguerra

● Italo Calvino

○ Il sentiero dei nidi di ragno (1947): romanzo d’esordio con ambientazione partigiana.

○ Ultimo viene il corvo (1949): raccolta di racconti.

Dopo questa fase, Calvino si orienta verso una letteratura di tipo fantastico e allegorico.

● Francesco Jovine

○ Le terre del sacramento (1950): pubblicato poco prima della sua morte, è un romanzo emblematico del neorealismo.

● Renata Viganò

○ L’Agnese va a morire (1949): romanzo resistenziale di grande successo, firmato da una scrittrice debuttante.

● Beppe Fenoglio

○ I ventitré giorni della città di Alba (1952): racconti partigiani controversi per l’approccio non celebrativo.

○ La malora (1954): romanzo breve neoverista.

○ Una questione privata (pubblicato postumo nel 1971, e poi da solo nel 1973): considerato da Calvino il capolavoro del neorealismo.

○ Il partigiano Johnny (postumo, 1968): romanzo problematico dal punto di vista filologico, ricostruito da Lorenzo Mondo a partire da tre versioni. La discussione critica durerà decenni, fino all’edizione critica di Maria Corti.

La linea documentaria (neorealismo laterale)

Accanto al filone romanzesco, esiste una corrente documentaria, spesso autobiografica e cronachistica, che si sviluppa fin dal 1945.

Caratteristiche principali:

  1. Aderenza ai fatti reali: il narrato si basa su eventi realmente accaduti, con una polemica contro la finzione letteraria.

● Pier Paolo Pasolini

○ Ragazzi di vita (1955)

○ Una vita violenta (1959)

● Carlo Cassola

○ Il taglio del bosco (1954)

○ La ragazza di Bube (1960): romanzo partigiano di grande successo, uscito dopo la chiusura cronologica del neorealismo ma ancora legato al suo spirito.

Fammi sapere se vuoi che prepari una mappa concettuale, uno schema riassuntivo a colonne, o un cronologia delle opere con date e generi.

Ecco la tua parte riscritta in modo più chiaro, semplice e lineare, senza tralasciare nulla e senza aggiungere contenuti superflui:

Nuovi temi

Nel periodo neorealista, gli scrittori iniziano a interessarsi a nuovi argomenti. Ad esempio, compare per la prima volta una vera attenzione alla condizione operaia, cioè alla vita e alle difficoltà dei lavoratori.

Un altro tema che cambia è quello della rappresentazione del sesso. Prima del neorealismo, il sesso veniva rappresentato in modo aristocratico, raffinato, come nei romanzi d’annunziani. Poi c’è stato un “abbassamento”, cioè si è passati a rappresentazioni più semplici e realistiche. Nei romanzi neorealisti, il sesso viene raccontato in modo più laico, più diretto e dettagliato, senza idealizzazioni.

Anche la violenza, sia individuale che collettiva, diventa un tema importante e viene trattata in modo più esplicito. Vengono mostrati gli aspetti più bassi della vita, come le truffe, il gioco, e gli elementi comici o realistici legati al mondo popolare. Si abbandona quindi la vecchia retorica letteraria per dare spazio a contenuti più crudi e realistici.

Rinnovamento del linguaggio

Un altro elemento fondamentale del neorealismo è il cambiamento della lingua narrativa. La prosa si allontana dalla lingua poetica tradizionale. Un esempio rappresentativo di questo cambiamento è Andrea Torrenti, che porta avanti una doppia battaglia:

  1. Rifiuta la lingua standard nazionale, quella “lingua media” usata durante il fascismo, considerata compromessa con il potere.
  2. Rifiuta l’elitarismo accademico, cioè la lingua letteraria troppo colta e distante dalla gente.

Gli scrittori neorealisti vogliono una lingua più vicina all’uso quotidiano, più simile al parlato. Per questo inseriscono registri popolari, linguaggi legati al lavoro e anche codici specialistici propri del mondo operaio. Inoltre, c’è un recupero del dialetto, come si vede nel forte uso del romanesco nel cinema neorealista. Si trovano anche influenze di dialetti del sud (siciliano, pugliese) e del nord.

Dal punto di vista sintattico, si afferma una costruzione più semplice e lineare delle frasi, abbandonando la sintassi latina, che era più complessa. Si sviluppa una sintassi moderna, più fluida, che include anche frasi nominali (cioè senza verbo), e il lessico si arricchisce: il neorealismo ha un patrimonio di parole più ampio rispetto alla tradizione.

Obiettivo del neorealismo

L’obiettivo principale del neorealismo è rappresentare l’Italia reale, quella che era stata falsificata dalla propaganda fascista. Gli scrittori vogliono mostrare l’Italia anche nelle sue parti più povere e arretrate. Per fare questo, cercano una prosa che assomigli di più al parlato e alla vita vera.

Tuttavia, manca un elemento importante: la dimensione urbana, cioè la rappresentazione della vita nelle città moderne. Questa è una mancanza significativa del neorealismo. Solo più tardi, con scrittori come Luciano Bianciardi, si inizierà a rappresentare la realtà cittadina moderna. Ad esempio, nel 1962, Bianciardi pubblica La vita agra, ambientato a Milano, dove racconta la vita di un traduttore. Scrive che i milanesi non camminano, ma corrono, come se fossero inseguiti dalla polizia. È una città che comincia appena allora a diventare la Milano moderna che conosciamo oggi.

Conclusione

Possiamo dire che in Italia, il romanzo non è mai stato il centro del sistema letterario come lo è stato in altri paesi (Germania, Francia, Stati Uniti). Nemmeno nel neorealismo c’è un dominio assoluto del romanzo. Ma è vero che proprio nel neorealismo la prosa narrativa si afferma pienamente, con tante forme diverse: romanzi, racconti, scritti documentari. Anche se il romanzo non viene “intronizzato” (cioè non diventa il genere dominante assoluto), la prosa narrativa vince finalmente sulla parola poetica in questo periodo.

Prefazione de Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino (1964),

meridionale degli anni ’20 e ’30 (Alvaro, Silone).

I modelli narrativi dei neorealisti

Calvino si chiede: quali modelli avevano in mente gli scrittori neorealisti? Ne individua tre principali:

  1. I Malavoglia di Verga → modello verista.
  2. Paesi tuoi di Pavese → ha uno stile americaneggiante, con uso del dialetto e dello slang. Presenta elementi simbolici e mitici (es. la morte rituale della ragazza, le colline come mammelle).

Pavese è fortemente influenzato dalla letteratura americana.

  1. Conversazione in Sicilia di Vittorini → presenta un realismo lirico con molte ripetizioni ritmiche. È una scrittura simbolica e poetica, che si allontana dalla realtà concreta.

La Liguria di Calvino

Quando Calvino scrive il romanzo, vuole raccontare la Resistenza in Liguria, ma non quella turistica (es. Sanremo), bensì una Liguria scabra, montuosa e poco conosciuta, in particolare le colline dell’entroterra.

Dentro questo paesaggio colloca una brigata partigiana un po’ strana, composta non da eroi o operai, ma da sottoproletari, cioè persone di classe sociale non ben definita.

Calvino non vuole cadere nell’agiografia, cioè nel rischio di fare una celebrazione dei partigiani come santi.

Per questo motivo rappresenta una brigata “scassata”, vista attraverso gli occhi di un ragazzino, Pin, che è lì quasi per caso (la sorella fa la prostituta per i tedeschi).

Il Commissario Kim

Nel capitolo IX, che può essere visto come una sorta di seconda prefazione, compare il personaggio del commissario Kim.

Chi è? Non è un comandante militare, ma un commissario politico, una figura che si ispirava all’organizzazione dell’Armata Rossa sovietica.

Il commissario non decide le azioni militari, ma valuta la loro giustezza politica e morale (es. decide se è giusto fucilare qualcuno).

Kim rappresenta una sorta di “super-io” politico che dice: sì, questa brigata è caotica, non perfetta, ma è dalla parte giusta della Storia.

Questo serve a evitare il rischio di santificare i partigiani, pur mantenendo un punto di riferimento etico e politico.

Neorealismo programmatico

Se diamo molta importanza al capitolo IX, possiamo vederlo come il punto centrale di una seconda fase del neorealismo, cioè quella del neorealismo programmatico, più consapevole e politicamente orientato.

La distanza tra 1947 e 1964

Tra il 1947 (anno del romanzo) e il 1964 (anno della prefazione) è successo un fatto importante: l’invasione dell’Ungheria da parte dell’URSS nel 1956.

Questa ha provocato una crisi nel movimento comunista internazionale, e molti intellettuali, compreso Calvino, abbandonano il partito comunista.

Perciò il Calvino del 1964 non è più lo stesso del 1947. Ora può dire con distacco che nel 1947-48 si tentava di dare una direzione politica alla letteratura, ma non c’era ancora una piena consapevolezza.

Riconosce che il vero punto di svolta letterario non è Il sentiero dei nidi di ragno, ma “Una questione privata” di Fenoglio, anche se non cita Il partigiano Johnny, che nel 1964 non è ancora stato pubblicato.

Calvino e la finzione letteraria

Calvino ha davvero fatto il partigiano, quindi avrebbe potuto scrivere una testimonianza diretta, ma sceglie un’altra strada:

Rifiuta l’autobiografia immediata e sceglie di costruire congegni letterari più consapevoli, più complessi.

Unisce realtà e fiaba. Il mondo è visto attraverso gli occhi di Pin, che è ancora un bambino, immerso nel mondo delle fiabe (es. il “nido dei ragni” che osserva incantato).

Questo stile fiabesco è un’anticipazione di quello che Calvino svilupperà negli anni successivi, come nell’Antologia dei nostri antenati.

Dopo la fine del neorealismo, si afferma un nuovo movimento culturale: le neoavanguardie. Questo fenomeno rappresenta una ripresa delle avanguardie storiche del primo Novecento, ma in una forma aggiornata e adatta al nuovo contesto culturale e sociale. Il punto di partenza di questa nuova fase si può fissare nel 1956, con la pubblicazione di Laborintus di Edoardo Sanguineti.

Le neoavanguardie si sviluppano in un periodo che va fino alla metà degli anni ’70, quindi circa vent’anni, durante i quali gli intellettuali più radicali e sperimentali diventano i

Quando questi spunti visivi e culturali passano in letteratura, si cercano modelli operativi, come già avevano fatto i naturalisti francesi, che avevano guardato a Balzac come maestro. Allo stesso modo, i postmodernisti trovano un modello fondamentale in Jorge Luis Borges, scrittore argentino, autore di due raccolte molto importanti:

  • Finzioni (1944)
  • L’Aleph (1949)

Anche se questi testi sono precedenti di 15–20 anni, Borges viene riconosciuto come il punto di riferimento, perché è capace di riutilizzare i generi narrativi di largo successo (come il racconto fantastico ottocentesco o il racconto poliziesco), ma in una forma intellettuale e raffinata. Questa combinazione di genere popolare e forma colta è uno degli aspetti più importanti del postmodernismo.

Un secondo modello, oltre a Borges, viene dagli scrittori americani. In Italia, già nel 1965, Italo Calvino pubblica Le cosmicomiche, una raccolta di racconti che mescola fiaba e fantascienza, ma con un forte fondamento scientifico. Ad esempio, in un racconto si immagina il tempo prima del Big Bang, in cui tutta la materia era raccolta in un solo punto: i personaggi vivono tutti appiccicati, in uno spazio nullo. Questo tipo di narrazione unisce invenzione fantastica, immaginazione e pensiero scientifico: è una delle prime manifestazioni del postmoderno in Italia.

Negli Stati Uniti, si parla di letteratura postmoderna già alla fine degli anni ’60 e all’inizio degli anni ’70. In Italia, il concetto si diffonde più tardi, grazie anche alla pubblicazione nel 1979 da parte di Feltrinelli della traduzione di un pamphlet di Jean-François Lyotard, sociologo francese, intitolato La condizione postmoderna. Questo testo nasce da un’indagine sull’assetto culturale dell’Europa contemporanea, commissionata da un’agenzia europea.

Pochi mesi dopo, nel 1980, esce il primo romanzo di Umberto Eco, Il nome della rosa. Eco, che era stato uno dei protagonisti della neoavanguardia insieme a Sanguineti, realizza con questo libro uno dei testi simbolo del postmoderno italiano. Il successo è grande e internazionale. Nel 1983, l’editore pubblica un’edizione tascabile del romanzo, alla quale Eco aggiunge una riflessione sul postmoderno, intitolata Postille al Nome della rosa.

Eco non è da solo: in quegli anni escono altri testi che si riconoscono facilmente nella sensibilità postmoderna. Ad esempio:

● Calvino, nel 1979, pubblica Se una notte d’inverno un viaggiatore, un romanzo molto originale.

Qui, la protagonista è una lettrice (chiamata proprio così: “la lettrice”), che si imbatte in un libro mal stampato, che si interrompe senza rivelare il finale. Inizia così una ricerca, ma ogni volta trova un nuovo libro che si interrompe anche lui. La narrazione diventa un intreccio di storie che iniziano ma non finiscono, e di una trama che si sviluppa tra la lettrice e un lettore. È un esempio perfetto di struttura postmoderna, basata su gioco, frammentazione, metanarrazione.

● A Torino, ci sono due scrittori legati tra loro: Fruttero e Lucentini, che avevano già pubblicato il giallo La donna della domenica.

Nel 1988, pubblicano un altro romanzo con lo stesso detective (che nel film è interpretato da Troisi), dal titolo A che punto è la notte?. Anche questo testo si può leggere in chiave postmoderna, anche perché al suo interno c’è una forte presenza di Borges.

Lo stesso Eco nel Nome della rosa aveva reso omaggio a Borges creando il personaggio di Jorge da Burgos: un monaco cieco, studioso di libri antichi, cattivo e con un nome che richiama esplicitamente Borges. È un modo per rendere Borges centrale nel romanzo, pur trasformandolo in un personaggio letterario.

● Infine, nel 1985, Pier Vittorio Tondelli, giovane scrittore, pubblica Rimini, un romanzo multistrato, molto narrativo ma anche costruito con tecniche consapevoli.

Questo libro segna un cambiamento importante nel panorama italiano.

A partire dal 1979–80–81, infatti, si assiste a una apertura del sistema letterario italiano, che prima era rimasto chiuso e rigido.

Negli anni ’80, invece, compaiono molti nuovi autori, come Tondelli, Buzzi, Tabucchi, che rinnovano profondamente il mondo della narrativa italiana.

Certo. Ecco una riscrittura chiara, lineare e fedele ai tuoi appunti, senza tralasciare nulla e senza aggiunte superflue:

Siamo arrivati al quinto e ultimo passaggio del modulo 2, che si occupa del postmodernismo. Dopo averne già parlato in parte, ora aggiungeremo una riflessione più personale, cercando di capire come gli anni ’80-’85 abbiano segnato in Italia questa fase postmoderna. Cercheremo anche di cogliere se ci siano elementi utili per comprendere meglio il tempo attuale.

“Cross the Border, Close the Gap” di Leslie Fiedler

Il testo che dobbiamo affrontare si intitola Cross the Border, Close the Gap, scritto da Leslie Fiedler. Per capirlo meglio, riprendiamo alcune premesse già viste a lezione.

Tutto parte da un breve saggio critico pubblicato negli Stati Uniti nel 1960 da Dwight MacDonald, un critico di estrema sinistra. Il saggio si intitola Masscult and Midcult, cioè cultura di massa e cultura media. In questo testo, MacDonald propone una classificazione della produzione culturale in tre livelli. Fiedler userà questa stessa tripartizione, anche se con qualche differenza.

I tre livelli della cultura (MacDonald)