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Neuroscienze (capitolo 3), Appunti di Psicologia Generale

Lezioni svolte con Alessandro Lepri

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 15/07/2023

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frank-francis-1 🇮🇹

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La rappresentazione personale dello spazio posseduta dal cervello è
modificabile
La corteccia cerebrale possiede una mappa del corpo per ciascuna delle modalità
somatosensitive. A livello della corteccia somatosensitiva primaria esistono ben 4 mappe
quasi complete, ognuna delle quali è localizzata in una della quattro aree di Brodmann 1, 2, 3a
e 3b.
Tutto ciò permette di spiegare perché una lesione circoscritta all’area 1 provochi deficit
delle capacità discriminative tattili, mentre un piccola lesione dell’area 2 interferisca
con la capacità di riconoscere le caratteristiche della superficie e della forma degli
oggetti manipolati.
La rappresentazione interna dello spazio personale è modificabile dall’esperienza:
In scimmie che venivano addestrate a toccare un disco rotante con il dito medio per
ottenere pezzetti di cibo come ricompensa, l’uso della punta del dito rafforzava ed
espandeva le connessioni fra le regioni cutanee stimolate e la corteccia.
Dopo la deafferentazione mediante sezione di tutti i nervi sensitivi dell’arto superiore
in alcune scimmie, la rappresentazione corticale della faccia (la cui innervazione era
rimasta intatta) risultava espansa.
Suturando chirurgicamente la superficie cutanea di due dita adiacenti di una scimmia si
è verificato che cellule che scaricano in sincronia si connettano tra di loro.
la rappresentazione della mano a livello corticale è considerevolmente più piccola di
quella dei soggetti normali e
non si riscontra un’organizzazione topografica delle singole dita.
A seguito della separazione chirurgica delle dita si è scoperto che
le dita avevano acquistato in poche settimane una rappresentazione distinta a livello
corticale,
occupando un’area corticale la cui estensione corrisponde quasi del tutto a quella
normale.
La rappresentazione dell’arto fantasma e la riorganizzazione delle afferenze
corticali
Essi avvertono la presenza dell’arto mancante, sentono che si muove e hanno
addirittura l’impressione che dia la mano per salutare un amico. Avvertono anche dolori
lancinanti all’arto mancante.
In passato, venivano attribuite ad impulsi, ritrasmessi al midollo spinale dal
tessuto nervoso presente nella cicatrice del moncone. Infatti, in alcuni casi la
rimozione della cicatrice o la sezione dei nervi sensitivi centralmente.
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giovedì 11 novembre 2021
11:06
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La rappresentazione personale dello spazio posseduta dal cervello è

modificabile

La corteccia cerebrale possiede una mappa del corpo per ciascuna delle modalità somatosensitive. A livello della corteccia somatosensitiva primaria esistono ben 4 mappe quasi complete, ognuna delle quali è localizzata in una della quattro aree di Brodmann 1, 2, 3a e 3b. Tutto ciò permette di spiegare perché una lesione circoscritta all’area 1 provochi deficit delle capacità discriminative tattili , mentre un piccola lesione dell’area 2 interferisca con la capacità di riconoscere le caratteristiche della superficie e della forma degli oggetti manipolati.

La rappresentazione interna dello spazio personale è modificabile dall’esperienza: In scimmie che venivano addestrate a toccare un disco rotante con il dito medio per ottenere pezzetti di cibo come ricompensa, l’uso della punta del dito rafforzava ed espandeva le connessioni fra le regioni cutanee stimolate e la corteccia.

Dopo la deafferentazione mediante sezione di tutti i nervi sensitivi dell’arto superiore in alcune scimmie , la rappresentazione corticale della faccia (la cui innervazione era rimasta intatta) risultava espansa.

Suturando chirurgicamente la superficie cutanea di due dita adiacenti di una scimmia si è verificato che cellule che scaricano in sincronia si connettano tra di loro.

In pazienti affetti da sindattilia , nei quali cioè le dita della mano sono fuse tra di loro → la rappresentazione della mano a livello corticale è considerevolmente più piccola di quella dei soggetti normali e

non si riscontra un’ organizzazione topografica delle singole dita.

A seguito della separazione chirurgica delle dita si è scoperto che → le dita avevano acquistato in poche settimane una rappresentazione distinta a livello corticale,

occupando un’area corticale la cui estensione corrisponde quasi del tutto a quella normale.

La rappresentazione dell’arto fantasma e la riorganizzazione delle afferenze

corticali

Sindrome dell’arto fantasma → Vivida esperienza dell’arto mancante in soggetti con arti amputati. Essi avvertono la presenza dell’arto mancante , sentono che si muove e hanno addirittura l’impressione che dia la mano per salutare un amico. Avvertono anche dolori lancinanti all’arto mancante. In passato , venivano attribuite ad impulsi, ritrasmessi al midollo spinale dal tessuto nervoso presente nella cicatrice del moncone. Infatti, in alcuni casi la rimozione della cicatrice o la sezione dei nervi sensitivi centralmente.

11/11 Neuroscienze pt.

giovedì 11 novembre 2021 11:

Ramachandran (1993, 2009, 2012) → La rimappatura delle sensazioni riferite su pazienti a cui era stata amputata una mano. Le sue ricerche hanno dimostrato che tali sensazioni sono dovute ad una riorganizzazione dei circuiti corticali. Una spiegazione possibile.

Il proliferare di tentacoli: Le vie afferenti adiacenti all’area che di norma è occupata dalle afferenze occupate dalla mano si espandono nell’area di quest’ultima.

Queste sensazioni non si distribuiscono in modo casuale sul corpo. Alcuni pazienti presentano due sedi di sensazioni riferite alla mano amputata, una nella faccia e l’altra nell’arto superiore.

I recettori tattili della faccia hanno finito con l’inviare proiezioni a neuroni corticali che di norma ricevono proiezioni dai recettori dell’arto amputato.

CAPITOLO 2 - LESIONI ALL'EMISFERO SINISTRO: AFASIE E APRASSIE

Lateralizzazione vs specializzazione degli emisferi cerebrali

LATERALIZZAZIONE

La simmetria degli emisferi cerebrali distinguibili in destro e sinistro e il controllo crociato e ipsilaterale. ○ Riguarda le aree primarie (motorie e sensoriali)

Effetti di danni alle aree associative della corteccia cerebrale

Gli effetti di lesioni sull'emisfero sinistro: l'afasia di Broca

Paul Broca(1824–1880)^ e altri studiosi osservarono che le persone con lesioni all’emisfero sinistro manifestavano la perdita delle abilità di verbalizzazione molto più spesso dei soggetti che avevano subito un danno analogo all’ emisfero destro. Di frequente le persone con lesioni all’emisfero sinistro non sono più in grado di sviluppare discorsi coerenti o di comprendere ciò che gli altri dicono, pur conservando intatte le capacità sensoriali e motorie.

L’area di Broca (pronuncia: brocà) è una parte dell’ emisfero dominante del cervello (in genere il sinistro), localizzata nel piede della terza circonvoluzione del lobo frontale , la cui funzione è coinvolta nell’elaborazione del linguaggio. Tale area può anche essere descritta come l’unione dell’area 44 e 45 di Brodmann ed è connessa all’ area di Wernicke (22 di Brodmann) da un percorso neurale detto fascicolo arcuato.

La sindrome dell'afasia di Wernicke

Carl Wernicke(1848–1905)^ nel 1876 descriveva un nuovo tipo di afasia → L’afasia di Wernicke è caratterizzata da un disturbo della comprensione del linguaggio e non della pronuncia delle parole.

Mentre i pazienti di Broca capivano ma non riuscivano a parlare, quelli di Wernicke parlavano ma non riuscivano a capire.

Il nuovo tipo di afasia era dovuto a lesioni della parte posteriore del lobo temporale dove questo si unisce al lobo parietale e a quello occipitale.

Aprassia

L’emisfero dominante svolge i compiti più importanti nel coordinare e dirigere una successione di azioni che, prese tutte insieme , costituiscono un comportamento finalizzato. Una lesione della parte posteriore dell’area 5 del lobo parietale dell’emisfero sinistro (dominante) altera molto più gravemente l’esecuzione di risposte motorie apprese ( aprassia ) di quanto non faccia una identica lesione localizzata nell’emisfero non dominante.

Analogamente, una lesione della regione frontale dell’emisfero dominante può alterare profondamente l’esecuzione di movimenti fini, finalizzati, di entrambe le mani.

L’aprassiaè un disturbo neurologico del movimento complesso che non si spiega con deficit dei sistemi motori elementari o sensoriali (Rothi & Heilman, 1997). L’aprassia è considerata indipendente da altri sintomi quali l’emiplegia o deficit visivi come l’emianopsia o la negligenza.

L’aprassiaè l’incapacità di compiere un movimento mirato a uno scopo, pur essendo integre l’intelligenza e la motilità, e pur rendendosi il paziente pienamente conto di quel che deve fare. L’aprassia ideativa o d’uso → l’incapacità di compiere azioni successive con diversi oggetti per raggiungere un determinato scopo come servire a tavola.

Le aprassie ideomotorie → difficoltà di scegliere gli elementi motori che costituiscono un movimento, con un ordinamento sequenziale corretto come sfilarsi una calza. L’aprassia per l’abbigliamento , cioè l’incapacità di vestirsi ordinatamente, risulta generalmente da una lesione del lobo parietale destro.

Quali aprassie ci sono?

Aprassia orale (bucco-facciale)→ ○ incapacità di compiere movimenti volontari della lingua e delle labbra.

Aprassia degli arti → ○ Incapacità di compiere con l’arto sano gesti intenzionali se non coerenti con il contesto.

Aprassia d’uso → ○ Incapacità nell’uso di utensili.

Dissociazione automatico-volontaria ○ Il gesto è compiuto correttamente se coerente con il contesto.

Danni alle aree associative dell’emisfero destro (non dominante)

La rappresentazione dello spazio extrapersonale: la sua immagine e il suo

ricordo

A livello della corteccia associativa parietale posteriore sono rappresentati sia lo spazio extrapersonale reale che la sua immagine e il suo ricordo → I neuroni della corteccia somatosensitiva primaria proiettano alle aree associative di ordine superiore della corteccia parietale anteriore e alle aree associative multimodali della corteccia parietale posteriore (aree 5 e 7 di Brodmann).

Le aree associative della corteccia parietale posteriore ricevono afferenze anche dai sistemi visivo e uditivo e dall’ ippocampo. Perciò, queste aree associative integrano le informazioni somatosensitive con quelle di altre modalità sensoriali e questa integrazione costituisce un processo fondamentale per la percezione delle caratteristiche tridimensionali degli oggetti e per pianificare la loro manipolazione.

In nessun’altra area corticale le relazioni intercorrenti fra processi mentali superiori e attività delle cellule nervose sono tanto evidenti quanto nella corteccia parietale posteriore → Le lesioni di quest’area non provocano deficit sensoriali semplici come la cecità, la sordità o la perdita della sensibilità tattile.

Invece, le lesioni provocano agnosia , cioè incapacità di percepire gli oggetti anche se le vie di ritrasmissione delle informazioni sensoriali funzionano normalmente.

Associati all’agnosia si osservano disturbi complessi, quali deficit della percezione spaziale, dell’integrazione visuomotoria e dell’attenzione selettiva.

Astereognosia: sindrome di negligenza personale

L’ astereognosia → forma di agnosia che consiste nell’incapacità di riconoscere col tatto la forma degli oggetti. Questa forma di agnosia è spesso associata a paralisi del lato sinistro del corpo. I pazienti affetti da astereognosia presentano una singolare alterazione dell’immagine corporea del lato sinistro del corpo e della percezione della parte del mondo esterno che sta alla loro sinistra. Per esempio, alcuni pazienti non si curano di vestire, svestire e lavare il lato sinistro del corpo ( sindrome di negligenza personale ).

▪ Questi pazienti arrivano perfino a negare l’esistenza del braccio o della gamba del

Questi pazienti arrivano perfino a negare l’esistenza del braccio o della gamba del lato affetto (somatoparafrenia) e a non riconoscere come proprie queste parti del loro corpo, arrivando addirittura a dire: «Chi ha messo questo braccio nel mio letto?»

Poiché l’idea di possedere un braccio sinistro è completamente estranea a questi pazienti, essi non sono neppure disposti a riconoscere che il loro braccio sinistro possa essere stato colpito da paralisi e chiedono di essere prematuramente dimessi dall’ospedale in quanto ritengono di non avere alcun disturbo.

Questi pazienti sembrano aver perduto una parte della consapevolezza di se stessi.

Gli anosognosici

Ramachandran e Blakeslee (2003) La donna che morì dal ridere e altre storie incredibili sui misteri della mente umana. C’è un ristretto numero di soggetti con lesioni all’emisfero destro che pur essendo sotto tutti gli altri aspetti lucidissimi sembrano non rendersi conto di essere emiplegici. Questo curioso disturbo, la tendenza a ignorare e a volte perfino negare che il braccio o la gamba sinistri siano paralizzati, fu definito anosognosia (inconsapevolezza della malattia).

Autoritratti eseguiti da un artista affetto negligenza visiva

Esempio particolarmente interessante di negligenza spaziale riscontrato negli autoritratti dipinti di un pittore tedesco colpito da un ictus che aveva interessato la corteccia parietale posteriore destra. Dall’esame dei ritratti eseguiti nel periodo compreso fra due e tre mesi e mezzo dall’episodio risaltava una grave negligenza del lato sinistro della faccia.

La negligenza persisteva, sebbene ridotta anche dopo nove mesi, quando il paziente aveva essenzialmente recuperato tutti gli altri deficit.

Negligenza dello spazio notevolmente selettiva

La negligenza ( eminattenzione ) spaziale degli stimoli può essere particolarmente selettiva. Ricerche condotte su pazienti con sindrome da negligenza conseguente a lesioni dell’emisfero destro hanno dimostrato la presenza di deficit relativi alla percezione della forma degli oggetti.

Tali pazienti non sono in grado di prestare attenzione a tutte le parti di un oggetto , anche se le loro vie visive sono intatte, ma nonostante ciò riescono a riconoscere l’oggetto.

A una paziente colpita da negligenza in seguito ad un ictus a carico dell’emisfero destro venivano mostrati dei disegni che riproducevano la forma di un oggetto tracciato a puntini (o con linee sottili). ○ Successivamente, le veniva chiesto di segnare con una matita ogni puntino. La paziente era in grado di riconoscere la forma dei disegni riportati in figura (rettangolo, cerchio, lettera E, lettera H), ma, quando le veniva chiesto di marcare ogni puntino con la matita, trascurava la metà sinistra di ogni oggetto.

sistema visivo che sono implicate nell’elaborazione delle immagini visive generate direttamente dagli stimoli visivi. Recenti indagini condotte mediante la PET hanno dimostrato che, quando a soggetti normali viene chiesto di chiudere gli occhi e di rappresentarsi mentalmente la visione di un oggetto, per esempio la lettera a , si verifica l’attivazione della corteccia visiva primaria, così come avviene quando si guarda realmente un oggetto.

Perciò lesioni della corteccia parietale posteriore , che provocano deficit nella percezione visiva di oggetti osservati in tempo reale , determinano deficit anche nella creazione di immagini visive attraverso la memoria e l’immaginazione. Inoltre, è stato osservato che molti compiti che richiedono la formazione di immagini visive attingendo dai magazzini della memoria provocano una intensa attivazione della corteccia parietale posteriore e ciò suggerisce che nella loro immaginazione gli individui orientano i loro corpi rispetto alle figure generate mediante l’immaginazione!

È presumibile che sia proprio questa capacità di orientarsi mediante l’immaginazione che manca nei pazienti con negligenza della rappresentazione.

Paramnesia reduplicativa

La paramnesia reduplicativa è una sindrome delirante caratterizzata dall’alterata identificazione dei luoghi, per cui il paziente crede che un luogo o una scena sia stata duplicata, che esiste in due o più posti contemporaneamente, oppure che è stato trasferito in un altro luogo. Fa parte delle sindromi da falso riconoscimento ed è di solito associata a casi di lesioni cerebrali acquisite, in particolare nei casi di lesioni simultanee all'emisfero cerebrale destro e ai lobi frontali.

Una mia paziente, mentre la visitavo a New York nel mio studio in ospedale, era convinta di essere nella sua casa di Freeport, nel Maine. La prima cosa che le domandai fu: «Dove si trova?» e lei rispose: «Sono a Freeport, nel Maine. So che non mi crede. Questa mattina il dottor Posner, quando è venuto a trovarmi, mi ha detto che mi trovavo al Memorial Sloan-Kettering Hospital e di dirlo a tutti quelli che volevano farmi visita. Sì, va bene, ma io so di essere nella mia casa di Main Street a Freeport nel Maine». Allora le chiesi: «D’accordo, se lei si trova a Freeport, a casa sua, come mai fuori dalla porta ci sono degli ascensori?». Lei, con estrema calma: «Dottore, ha idea di quanto mi sia costato farli montare?». (Gazzaniga 2012)