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Riassunto del libro di Pratellesi, New Journalism, dalla crisi della stampa al giornalismo di tutti.
Tipologia: Sintesi del corso
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Cap. 1: Giornalista tra museo e futuro
Il Newseum è il primo e più grande museo interattivo del mondo dedicato al giornalismo. Nelle stanze del museo sono conservati strumenti antichi e moderni della professione.
1.2 Etica e tecnologia:dalla realtà alla moviola
Il lavoro del giornalista è profondamente condizionato dal progresso delle tecnologie. Stampa, radio, televisione, Pc, internet hanno di volta in volta cambiato il modo di lavorare dei giornalisti e, contemporaneamente, spostato i confini delle scelte etiche cui ogni giorno sono chiamati. Vicenda del Daily News. La fotografia, con la sua capacità di rappresentare la realtà con linguaggio immediato, ha sempre suscitato riflessioni e polemiche sull’opportunità i meno di utilizzare certe immagini a scopo giornalistico. Dobbiamo riflettere sui limiti del diritto di cronaca, sul rischio che il diritto a informare si trasformi in uno spettacolo morboso, ancor di più oggi che televisione e web hanno progressivamente spostato i confini tra reale e virtuale. Il problema non è avvertito in tutto il mondo allo stesso modo (in Iran e Guatemala le esecuzioni avvengono in pubblico). la possibilità di assistere ad una esecuzione, prevista dalla legge americana, può essere estesa alla sua rappresentazione televisiva? Dove sta il confine tra reale e virtuale? Nella società dell’immagine il confine tra reale e fiction diventa meno netto. L’unicità dell’evento drammatico, cui avevamo potuto assistere solo trovandoci sul posto, in quel preciso istante, è annullata dalla sua riproducibilità, dal fermo immagine, dalla moviola, dalla possibilità di rivedere il fatto da angolazioni diverse. Questa riproducibilità trasforma i fatti, anche i più drammatici, in qualcosa di freddo, di distante, di non-reale. La morte in diretta, riprodotta infinite volte nei telegiornali, subito dopo il quiz che fa da traino e poco prima dello show di prima serata, si confonde con lo spettacolo. Gli abitanti del villaggio globale hanno maturato una sorta di anticorpi per le immagini della morte in diretta tv o sul web.
1.3 Il primato della scrittura: spazio e tempo
L’invenzione della scrittura introduce la comunicazione indiretta: il messaggio, veicolato attraverso un medium, supera la barriera dello spazio e del tempo.
1.4 Da Gutenberg a internet: le due rivoluzioni
Il primo libro stampato compare in Cina nell’800 d.C., ma la stampa a caratteri mobili si afferma in Europa solo nella metà del XV secolo, precisamente nel 1455 quando Gutenberg stampa la Bibbia a Magonza. Il processo di stampa messo a punto da G. si fonda su una formula che è alla base dello sviluppo dell’industria editoriale e del giornalismo moderno: la tiratura, la riproduzione di più copie in un unico intervallo di tempo. Con l’invenzione della stampa ci sono più libri a minor prezzo e di conseguenza, l’informazione di avvia a diventare un bene di consumo. È nell’Ottocento, con la trasformazione tecnologica, economica e sociale della rivoluzione industriale e la conquista del potere da parte di una nuova classe sociale, la borghesia, che il giornalismo entra nella sua fase matura. Il giornalismo si intreccia sempre più con la storia delle tecnologie che lo rendono possibile e ne stimolano la trasformazione. Il telegrafo elettrico (1844), la carta di pasta di legno (1845), la carta in bobine e la rotativa (1847), la linotype (1886) mettono le ali alla diffusione dei giornali e alla professione del giornalista. Contribuisce anche la nascita delle agenzie di stampa nel 1835. Comunicazione di massa e quotidiano moderno sono, in questa fase, due facce della stessa medaglia. Per primi ci arrivano gli americani con la penny press: da prodotto elitario e riservato, il quotidiano si trasforma in uno strumento a disposizione dei cittadini. Le pagine si riempiono di notizie fresche e pubblicità. È in questo contesto che nascono una vera industria della notizia e un nuovo ceto professionale: i giornalisti. In Italia il quotidiano fa la sua comparsa a metà dell’800, è un giornale risorgimentale, figlio di un giornalismo politico. L’obiettivo non è tanto informare, quanto formare gli italiani. Questa centralità della politica costituirà l’anomalia del giornalismo italiano, causa della mancata nascita di un vero mercato
dell’informazione fino al successo della televisione commerciale. In un Paese con pochi lettori e un mercato pubblicitario che fatica a decollare, anche per l’arretratezza del sistema industriale, i proprietari delle grandi testate sono prevalentemente editori impuri, che puntano a condizionare la politica attraverso i giornali, piuttosto che costruire aziende autosufficienti in grado di sviluppare ricchezza. Qualcosa cambia alla fine degli anni 70 con la nascita della televisione commerciale, che favorisce gli investimenti pubblicitari. Nel 1984 si assiste a una progressiva popolarizzazione del quotidiano nel tentativo di conquistare nuove fasce di lettori. Il Novecento è il secolo dell’informazione. Le comunicazioni e i contatti diventano più facili. La stampa assolve egregiamente il nuovo ruolo che le si chiede, ma per la prima volta mostra i suoi limiti di medium lento e asincrono. Si comincia ad avvertire la necessità di una copertura più immediata, fresca e aggiornata delle notizie, come dimostra l’esperimento di LaStampa , che all’inizio del 900 decide di uscire con tre e dizioni giornaliere del quotidiano per seguire l’evolversi delle notizie ed essere più vicina ai lettori e alle loro esigenze di aggiornamento. Si presentano nuovi media: la radio e poi la televisione. Comincia il processo di disgregazione di tempo e spazio che porterà all’ “uomo simultaneo” e alla “morte della distanza”. Radio e televisione assumono un ruolo centrale nel passaggio alla società planetarie e delle immagini. In questo contesto si inserisce la nascita del world wide web, la seconda grande rivoluzione nel mondo del giornalismo e dell’informazione, paragonata per dimensioni e mutamenti sociali indotti all’invenzione della stampa. Adesso il limite spazio-temporale coincide con il limite stesso dell’informazione: il tempo reale.
1.5 Trenta anni di internet: dalla guerra fredda alla rete globale
Nel 1957 i sovietici lanciano in orbita lo Sputnik e gli Usa avvertono la minaccia. Nascita di Arpanet, la rete dell’Arpa. Nel 1971 i nodi della rete sono solo quindici, gli utenti poche centinaia. Ma nel marzo 1972 la rete viene utilizzata per quella che oggi gli esperti definirebbero la killer application : il trasferimento di posta elettronica. Nel 1989 compare il primo documento in cui si fa riferimento al www. Tim Berners-Lee, fisico del Cern di Ginevra, concepisce l’idea di un sistema ipertestuale per facilitare la condivisione di informazioni tra i gruppi di ricerca. Internet diventa finalmente uno spazio informativo ipermediale, aperto alla portata di chiunque. Nascono i primi siti e nel 1994 i primi siti di e-commerce, i primi motori di ricerca e si affermano i grandi provider. Si comincia a parlare di surfing the internet. Il 1995 segna l’entrata in campo della Microsoft. Alla fine del secondo millennio, i giornali online sono ormai una realtà consolidata. A pochi anni dalla nascita di internet si assiste alla proliferazione di siti web. Ma per quanto dinamica, ipertestuale e multimediale, la fruizione resta sostanzialmente passiva. Fino all’avvento del web 2.0, termine affermatosi nel 2004 per descrivere una rete dove si fanno labili i confini tra chi crea i contenuti e chi ne fruisce. Il consumatore di informazioni e contenuti diventa a sua volta un produttore, in un’azione circolare che fa lievitare i dati senza sosta (milioni di blog, Facebook, Twitter, Wikipedia).
1.6 La rete diventa free
Alla fine degli anni 90 internet costava in Italia circa 200-300.000 lire annue. Nel 1999 Tiscali lancia il primo accesso gratuito, un grosso impulso alla diffusione della rete nel nostro paese.
1.7 Sesto potere
Se la stampa è il cosiddetto “quarto potere” e la televisione e il “quinto potere”, internet potrebbe legittimamente aspirare al sesto posto in classifica. L’attentato dell’11 settembre 2001 ha fatto emergere su scala mondiale come, davanti ai grandi fatti di cronaca, i quotidiani possano sopperire allo svantaggio dei tempi lunghi dell’informazione cartacea grazie ai propri siti internet, che li mettono alla pari di radio e televisione in quanto a rapidità nel fornire informazioni. Internet non ha sostituito altri mezzi di comunicazione, ma li ha affiancati e integrati. È semmai significativo il fatto che proprio con l’attentato alle
Il sexgate è lo scandalo che ebbe una portata mondiale e fece rischiare al presidente americano Bill Clinton l’ impeachment. Scoppio su internet prima ancora che su giornali e televisioni. Per la prima volta in modo palese è l’informazione online a dettare i tempi della notizia. Dopo il sexgate, dopo i tanti errori commessi da giornali anche autorevoli come il Wall Street Journal, è necessario interrogarsi sulla natura e sulle regole del giornalismo post-internet; sul modo corretto di usare e citare le fonti; sulle nuove aspettative ed esigenze dei lettori; sulla forma e la sostanza delle notizie. Con il sexgate diventa a tutti chiaro che lì informazione è cambiata.
2.6 Il boom del ’99: la concorrenza arriva anche in Italia
Negli anni a cavallo tra il 1999 e il 2000, grazie al buon andamento in borsa di titoli tecnologici e delle aziende dot com, si creano i presupposti per una concorrenza fra siti delle principali testate italiane.
2.7 La crisi di fine millennio: la bolla della New Economy scoppia nel 2000.
2.8 La fase matura: web 2.
A partire dl 2002 comincia una lenta ma progressiva uscita dalla crisi, premessa indispensabile per entrare nella fase matura del web e per l’affermazione del giornalismo online. Esplosione del web 2.0, piattaforme social, citizen journalism (tsunami, attentati, primavera araba). La parola d’ordine diventa “integrare”. Gli editori puntano sull’unificazione delle redazioni online e carta, per incrementare la produzione digitale senza alzare i costi.
2.9 Crisi della stampa e social media
In America, a partire dal 2009, i quotidiani chiudono un po’ ovunque. Altri sopravvivono solo online e con due o tre uscite la settimana in edicola. A tentare di salvare il Boston Globe e il Washington Post, il magnate John Henry e Jeff Bezos, fondatore di Amazon, primo imprenditore nativo digitale a prendere la guida di un grande gruppo editoriale del vecchio mondo. In Italia, tra il 2008 e il 2013 si consumano anni di crisi profonda, attraversati però anche da un’esaltante sperimentazione. Esplodono i social media e con essi i contenuti, anche giornalistici, prodotti e condivisi dagli utenti. In questo contesto di abbondanza collaborativa si sperimentano nuove architetture dell’informazione e nuove forme di storytelling. nonostante il pessimismo che si respira nelle aziende editoriali martoriate dai tagli, è ancora un buon momento per fare il giornalista.
2.10 Post-Industrial Journalism
Post-Industrial Journalism: Adapting to the Present di Anderson, Bell e Shirky del 2012, è l’analisi più recente e lucida sui profondi cambiamenti in atto nel mondo del giornalismo e dell’industria editoriale. Nel frattempo, i tentativi di sostenere il giornalismo con forme di pagamento - dai paywall ai micro pagamenti, dalle applicazioni per i dispositivi mobili agli abbonamenti digitali – sono stati deludenti i risultati, comunque, inferiori alle aspettative. Non c’è soluzione all’attuale crisi che preserverà i vecchi modelli, concludono gli autori.
Cap. 3: Una storia americana
3.1 Il sexgate
Sabato 17 gennaio 1998, dalla redazione del Drudge Report parte una newsletter. Al primo take segue presto un secondo. All’ultimmo minuto, alle 18 di sabato, Newsweek ha deciso di bucare una storia destinata a scuotere Washington fino alle fondamenta: una stagista della Casa Bianca ha avuto una relazione sessuale con il presidente degli Stati Uniti. Il Drudge Report racconta di aver appreso che il reporter del settimanale, Mike Isikoff, dopo aver intercettato la storia più importante della sua carriera, è stato messo a tacere dalla direzione del settimanale solo poche ore prima della pubblicazione. In realtà, Newsweek aveva solo deciso di rinviare la pubblicazione dell’inchiesta di Isikoff in attesa di ulteriori conferme.
3.3 Feeding frenzy : la frenesia famelica della stampa
A proposito della funzione di watchdog della stampa, Larry J. Sabato ha individuato tre stadi: cagnolino da grembo (dagli anni 40 fino alla metà dei 60, i giornalisti scodinzolano dietro al potere), cane da guardia (dall’inizio della contestazione della guerra in Vietnam negli anni 60, fino alle dimissioni di Nixon nel 1974, si impone il giornalismo investigativo), cagnaccio da letamaio (dalla metà degli anni 70 fino ai nostri giorni, giornalismo aggressivo, pettegolo, pronto a vendere come notizie voci incontrollate).
3.4 Giornalisti piranha: fonti, notizie e smentite
Come dimostra il caso di Newsweek, internet sembra aver improvvisamente sottratto il controllo della notizia agli altri media. Anche la Cnn, emittente all news che dà una copertura praticamente ininterrotta dello scandalo, a intervalli regolari invita i telespettatori a spostarsi sul web per le ultime notizie. In questa fase si moltiplicano anche i rimandi fra carta e sito web. È evidente che la pressione della concorrenza attraverso internet ha fatto saltare tutte le regole: la fretta di fare uno scoop ha la precedenza rispetto al controllo accurato della notizia e delle sue fonti. Jules Witcover ha definito piranha-like frenzy, la voracità dei giornalisti. Ma il sexgate è anche un’occasione per scoprire e mettere in luce l potenzialità di internet come fonte di informazione. Nel 1998 il Parlamento degli Usa autorizza la pubblicazione e la diffusione su internet del rapporto del procuratore indipendente Kenneth Starr riguardante i reati commessi dal presidente Bill Clinton, ch epotrebbe costargli l’impeachment. L’utilizzo della rete come strumento di diffusione di documenti ufficiali soddisfa i giornalisti, messi tutti sullo stesso piano indipendentemente che scrivano per testate piccole o grandi. Ma soddisfa anche la curiosità di molti cittadini. Le eccessive e inaspettate richieste di download mandano in titl il sito del Congresso.
3.5 Le regole
Il rapporto di fiducia con il lettore si costruisce rispettando alcune regole che dovrebbero valere sia per la carta che per il digitale. -Verificare che una fonte sia attendibile -indicare sempre la fonte utilizzata -l’equazione “è su internet è di dominio pubblico” non è una giustificazione per pubblicare qualsiasi cosa -intervistare tutti i protagonisti e raccogliere tutte le versioni -porsi sempre il problema del diritto alla privacy -non scrivere un racconto, ma la verità -commettere errori, ammetterli pubblicamente e correggerli con trasparenza il prima possibile aumenta la fiducia dei lettori
Cap. 4 Laboratorio permanente: 15 anni di giornalismo digitale
4.1 Archeologia del futuro : “Realty Magazine”, 1997. Giornali di Riffeser: Quotidiano Nazionale, La Nazione, il Resto del Carlino, Il Giorno.
della campagna elettorale, dichiarò a Panorama Paolo Mieli. Allora direttore del Corriere. Per la prima volta i politici hanno la possibilità di confrontarsi con centinaia di migliaia di persone. Nel dicembre 2008, la web tv di Corriere.it sperimenta la prima diretta web trasmettendo dal vivo le immagini dell’esondazione del Tevere a Roma. Da allora, le dirette, anche grazie all’intervento in video degli inviati del giornale, hanno raccontato tutti i principali eventi degli ultimi anni. Il giornalismo digitale italiano è entrato finalmente nella sua fase matura.
4.7 Dal sito di news al magazine online
A partire dagli anni 80 la veloce espansione dell’audience digitale, la corrispondente erosione della circolazione delle copie stampate, il grande flusso di informazioni e di agenzie che arrivano nelle redazioni, ha causato lo spostamento progressivo del lavoro dei giornalisti verso il desk. C’era abbastanza materiale in circolazione per riempire tutti i giorni due-tre giornali semplicemente selezionando il meglio che arrivava nelle redazioni. Tutto ciò ha consentito agli editori di abbattere notevolmente i costi aumentando i ricavi, ma anche di avere sempre più quotidiani-fotocopia. Questo modello ha funzionato fino all’inizio del decennio scorso quando, con la diffusione delle connessioni internet e dei giornali online, i giornali cartacei, ancorati alla formula “yesterday news”, incontrano qualche difficoltà a catturare nuovi lettori, soprattutto tra i giovani. Nell’aprile del 2010 sono passato dal Corriere a Condè Nast. Condè Nast è stato uno degli editori che più ha investito sul digitale tra il 2010 e il 2012. Lanciati tre nuovi siti: Vogue.it, VanityFair.it e Glamour.it e rinnovati altri tre: Wired.it, Gq.com e Style.it. Le notizie, gli approfondimenti e gli alleggerimenti che vengono offerti quotidianamente ai lettori sui siti non sono quasi mai gli stessi trattati dal giornale stampato, sia esso settimanale o mensile. Nel mondo dei periodici, alla crescita degli utenti web tende a corrispondere anche un aumento delle vendite delle testate in edicola. Un fenomeno opposto a quello osservato per oltre dieci anni sul quotidiani. Per quanto riguarda l’organizzazione delle redazioni non cambia poi molto. Le breaking news che si possono leggere sui siti dei quotidiani, hanno meno spazio e, se vengono riprese, si cerca sempre un taglio particolare che ne esalti un aspetto, che porti alla luce una storia rimasta sotto traccia. Rispetto ai siti dei quotidiani, c’è più attenzione alla qualità dei contenuti, alla loro cura e al modo di presentarli ai lettori.
4.8 Magazine e siti web
La ricerca più esaustiva sul rapporto tra periodici e siti web è l’indagine condotta sul mercato statunitense nel marzo 2010 da Navasky e Lerner, Magazine and Their Web Sites. I siti web dei magazine risultano più redditizi quando le decisioni sul budget sono affidate al publisher o a un web editor indipendente e le decisioni sui contenuti vengono prese da un web editor indipendente piuttosto che dal direttore del magazine. Quando il sito è affidato ad un web editor indipendente, la tendenza è di avere anche staff dedicati per stampa e web, piuttosto che una maggioranza di giornalisti che lavorano per entrambi i media. Il fact checking è meno rigoroso online che sulla stampa. La pubblicità è la maggiore risorsa di ricavi. La maggior parte dei siti che fa profitti offre i propri contenuti gratuitamente. La maggior parte dei magazine usa i social media e costruisce community. La maggior parte dei magazine ha blog nel sito. Gli autori scrivono nelle conclusioni che in un mondo professionale ancora profondamente radicato nella cultura di Gutenberg, la versione web è considerata in qualche modo inferiore rispetto a quello che è destinato a essere stampato su carta. La rivoluzione digitale è fatta, ma quella culturale è ancora di là da venire.
4.9 Dal magazine al sito, al tablet e ritorno
Il tablet, in qualche modo, ci riporta in un mondo antico dove le cose si fanno e si concludono, le storie hanno un inizio e una fine, un mondo chiuso. L’alta qualità delle immagini e le modalità di fruizione offrono l’opportunità di una seconda vita, soprattutto per i magazine, dei quali possono esaltare la qualità dei
contenuti come nessun media era riuscito a fare in passato. L’iPad, in particolare, ha introdotto il coinvolgimento di un terzo senso: il tatto. I tablet offrono percorsi di lettura e fruizione completi e complessi.
Cap. 5: Social media
5.1 The stolen phone (aneddoto)
La storia che viene raccontata è avvenuta nel giugno 2006, quando Facebook, Twitter e YouTube erano ancora nella loro infanzia. Eppure internet aveva già cambiato il nostro modo di comunicare, di interagire, di informare. Ma il web 2.0 ha trasformato l’informazione da un processo fondamentalmente top down in un opportunità bottom up. Il tasto “pubblica”, adesso a disposizione di ogni cittadino, ha cambiato i rapporti di forza. Grazie al web, i costi di pubblicazione sono collassati. In Uno per uno, tutti per tutti del 2009, Shirky fornisce vari spunti di riflessione a questo proposito (p. 63).
5.2 Twitter preghiera laica del mattino
Per molti lettori l’informazione online è diventata il primo appuntamento del mattino e così è avvenuto per buona parte dei giornalisti, preoccupati di verificare eventuali buchi, ma anche di intercettare news fresche sui siti internazionali. Questa nuova preghiera laica del mattino ha progressivamente fatto slittare la stampa in seconda posizione, per una lettura più orientata sugli approfondimenti, sui retroscena, su una ricostruzione di senso organizzata intorno alla gerarchia delle notizie della giornata appena archiviata. In questo progressivo, inevitabile cambio di abitudini, il NYT è stato tra i primi quotidiani a inserire la riunione delle 9 del mattino: uno stand up meeting guidato dal responsabile dell’edizione online che fa il punto della sui temi caldi nelle varie parti del mondo e imposta l’agenda della giornata. Al Corriere, una trasformazione del genere è stata introdotta nel 2009 dal direttore Ferruccio de Bortoli. Twitter si è caratterizzato sempre di più come l’agenzia di news del terzo millennio. Per molti giornalisti, la piattaforma è diventata una prima fonte di notizie e spunti. In questo scenario di profondo e radicale cambiamento sociale i quotidiani hanno perduto parte della centralità che avevano appena 15-20 anni fa.
5.3 Lo strano caso di Michael van Poppel
Un ragazzino olandese, Michae van Poppel, nel 2007 all’età di 18 anni, ha fondato Bno News, un’agenzia formata da ventenni sparsi in tutto il mondo che si sono fatti conoscere grazie a Twitter durante gli attentati di Mumbai, in India nel 2008, quando l’olandese e i suoi giovani collaboratori seguirono la vicenda sul loro account @BreakingNews per 59 ore consecutive, offrendo ai lettori del microblogging una serie di notizie dettagliate in tempo reale. Da allora Twitter si è caratterizzato sempre più come il luogo delle notizie dell’ultimo secondo. La straordinaria forza di questo strumento nel trattare le notizie in tempo reale è legata al fatto che nessuna redazione al mondo può contare su milioni di testimoni sparsi per tutto il pianeta in grado di raccontare quello che vedono.
5.4 Il notiziario del terzo millennio
Il 15 novembre 2011 la polizia di New York allontana il movimento Occupy Wall Street dallo Zuccotti Park. Due giornalisti dell’Associated Press tweettano in diretta che, nella confusione generale, la polizia ha fermato e arrestato due colleghi. I tweet provengono da un account personale. Le agenzie Reuters e France Press vietano ai propri giornalisti di pubblicare notizie esclusive sui social media prima di averle trasmesse attraverso il notiziario. Un segnale che agenzie, fotografi e media cominciano a vedere nella piattaforma di microblogging un potenziale e pericoloso rivale. Si dovrebbe rifletter sul fatto che oggi sia più facile per un cittadino fare un tweet che per un giornalista inviare un take di agenzia. Lo stesso discorso vale anche per i fotografi.
Un altro aspetto interessante del legame tra giornalismo e social media è l’opportunità che questi ultimi offrono al fact checking e alla correzione degli errori. Oggi, grazie alle innumerevoli opportunità che hanno di intervenire nel processo dell’informazione attraverso i commenti sul sito e i social network, i lettori possono diventare i potenziali alleati del fact checking e degli sviluppi delle notizie. Craig Silverman, fondatore del blog “Regret the Error”, ha dimostrato quanto la forza virale della prima notizia, sbagliata, possa essere superiore alla penetrazione in rete della successiva corretta. Nel mondo digitale, la vita di un articolo inizia con la pubblicazione e può durare anche per mesi e anni. A questo processo di valore, i giornalisti devono partecipare, interagendo con i lettori e intervenendo quando necessario.
5.9 Social media-sitter
Nel novembre 2012 la Rudoren, brava e stimata professionista, ha postato su Twitter e Facebook alcuni commenti che da una parte dei lettori ha ritenuto espressione di un chiaro punto di vista personale filoisraeliano. La Rudoren è stata affiancata da una nuova figura creata ad hoc, il social media editor personale, simpaticamente ha ribattezzato su Twitter da Arianna Ciccone “social media babysitter”. Il compito era quello di filtrare i post della Rudoren, almeno fino a quando questa non avesse dimostrato un tono di voce e una sensibilità adatti alla presenza di un giornalista sui social media. La soluzione adottata dal NYT può essere ritenuta valida per tutti i giornali? Altri editori in casi analoghi potranno fare ricorso a questa nuova figura professionale? Improbabile, almeno per due motivi: è impensabile che le testate possano filtrare i post di tutti i giornalisti, l’utilizzo dei social media da parte dei giornalisti è importante per il futuro della professione.
5.10 Etica e social media: linee guida
I social media hanno traghettato l’informazione da una dimensione unidirezionale (dai media ai lettori) a un processo bidirezionale (dai media ai lettori e dai lettori ai media). Con l’esplosione dei social media, si è inaugurata l’era delle social news, dove un’ampissima schiera di non professionisti partecipa a pieno titolo al ciclo produttivo e distributivo dell’informazione. Resta una profonda differenza con i giornalisti che hanno obblighi deontologici e professionali. Mentre in Italia si tende ancora ad affidarsi alla sensibilità individuale, in molti Paesi gli editori hanno elaborato e imposto linee guida più o meno rigide su quello che i giornalisti possono o non possono fare sui social media, sia che si tratti di account ufficiali, registrati con il brand della testata, sia nei casi di profili personali dei redattori. M. Tedeschini Lalli ha individuato uno dei punti nevralgici della questione nella distinzione tra cosa è privato e cosa è pubblico nella comunicazione sui social network da parte dei giornalisti. -Non si dovrebbe postare nulla su qualunque sito web che non si desideri sia letto dalle mie fonti, dai miei lettori e specialmente dal mio direttore. Il capitale di ogni giornale e di ogni giornalista è la credibilità. La forza di ogni giornale e di ogni giornalista è l’accesso alle fonti. Qualunque cosa mini la sua credibilità o inutilmente limiti il suo accesso alle fonti è sbagliato.- In conclusione: niente è privato nel web e i giornalisti sono ora soggetti allo stesso livello di sorveglianza e controllo delle persone di cui sono abituate a scrivere.
5.11 Italia2013.me: il racconto della rete
Giornalismo e social media sono ormai profondamente connessi, tanto che la content curation, la capacità di raccontare il mondo attraverso fonti diverse e disomogenee, sarà una parte sempre più importante del lavoro dei giornalisti. La piattaforma SeeJay è un aggregatore di social media che consente di ricercare, selezionare e curare contenuti a partire dai post degli utenti sui social network. Twitter, Facebook, YouTube e Instagram sono state le nostre agenzie: per un mese ci hanno fornito la materia prima su cui la redazione ha ricostruito i fatti in modo da offrire al lettore un percorso per capire l’umore e il comune sentire o dissentire intorno ad un personaggio politico o a un argomento. Italia2013.me è stato un esperimento scientifico, il tentativo di
praticare giornalismo di qualità, staccandosi dai vecchi modelli. Abbiamo raccontato la campagna elettorale coinvolgendo i lettori-utenti-produttori nella costruzione di un discorso collettivo.
Cap. 6: Imperi di carta
6.1 Who killed the newspaper?
All’inizio si trattava di un triangolo ai cui vertici c’erano l’editore, i lettori, gli inserzionisti. Questo modello ha funzionato bene fino a circa il 2008. In realtà qualcuno si era accorto che il meccanismo cominciava a incepparsi molto prima. Nel 2004 Philip Meyer pubblica The Vanishing Newspaper: Saving Journalism in the Information Age. L’ultima copia di un giornale di carta sarà stampata nel 2043. Copertine di The Economist e Time. È la consacrazione di un nuovo potere conquistato dagli individui grazie al tasto pubblica che consente a ognuno di esprimere la propria opinione, di produrre e condividere l’informazione. Ce n’è abbastanza per dedurre che sia internet lo spietato killer dei giornali di carta, ma la flessione di diffusione e influenza dei giornali non coincide con il boom di internet, anzi lo precede di circa 25 anni. Le ragioni della crisi devono essere dunque cercate altrove. Anche, in parte nella perdita di rilevanza e credibilità di un giornalismo meno propenso all’inchiesta, a scavare, e più dedito al racconto di superficie, meno curato e più compiacente nei confronti di poteri e investitori. Riotta dice che l’informazione si è diffusa online non perché è gratis o accessibile ovunque, ma perché il web risponde meglio alle esigenze del cittadino del XXI secolo rispetto ai giornali con la loro comunicazione fissa e di impronta verticale. Oggi l’individuo ha bisogno di una comunicazione più personal.
6.2 La crisi di un modello
L’età dell’oro della stampa, resa possibile dall’invenzione di Johann Gutenberg nel 1455, e concretizzatasi con la formula della penny press nel 1830 negli Stati Uniti, sembra avviarsi sul viale del tramonto. Il mancato decollo dell’advertising sui siti d’informazione ha almeno tre ragioni evidenti:
6.3 Diffusione mondiale
Se il declino della circolazione dei giornali ha colpito i mercati più maturi come Usa e Europa occidentale, l’audience rimane complessivamente alta grazie ad Asia, Medio Oriente e Nord Africa. In Italia secondo i dati della Fieg del 2012, le copie medie giornaliere sono scese sotto i 4 milioni. Tuttavia fino al 2000 gli editori avevano sottovalutato la crisi, hanno iniziato a prenderne coscienza solo dal 2008.
6.4 Annus horribilis Il 2012 ha raffreddato anche alcune speranze digitali come quelle riposte negli iPad e tablet visti come strumenti per rilanciare quotidiani e magazine. Esempio di The Daily, primo giornale nativo per iPad. Tra le vittime illustri del 2012 anche Newsweek.
Cap. 7: Modelli di business
7.1 Digital first or digital only?
Si è sviluppato ormai un nuovo mercato di lettori digitali, native e non, da sempre abituati all’idea che le notizie online siano gratis. La rivoluzione a costo zero ha avuto il suo ideologo in Chris Anderson, ex direttore di Wired, che nel 2009 ha pubblicato Free: The Future of Radical Price , libro in cui spiega la progressiva prevalenza dei servizi gratuiti nell’era digitale. Google, Facebook, Twitter dimostrano il paradosso dell’economia free: permette di fare enormi guadagni senza far pagare niente. Su una piattaforma che distribuisce servizi gratuitamente e attraverso la quale ottengo diversi profili di utenti, posso vendere i dati miei utenti alla pubblicità e ottenere margini enormi, in molti casi evitando di pagare chi ha prodotto i contenuti che distribuisco, giornali o persone che siano. Viceversa, un giornale ha costi altissimi. Possibilità per fare soldi con le news online: -pubblicare notizie generaliste -puntare su notizie più esclusive -offrire gratuitamente notizie generaliste per mantenere alto il numero di visualizzazioni e con esso il numero degli inserzionisti -far pagare i contenuti -allargare il proprio business digitale -crowdfunding -tentare la strada del brand journalism
7.2 L’economia d’impresa
Importanza dell’avvento della posta elettronica nelle redazioni. Le e-mail hanno velocizzato enormemente il flusso di comunicazione tra collaboratori e redattori del giornale.
7.3 Il modello free
La crisi economica e strutturare del 2008 ha costretto editori e giornalisti a rivedere le strategie. Il modello free resta tuttavia quello ancora più diffuso nel mondo.
7.4 Il banner che ha fallito
Il modello advertising-based è stato mutuato dalla televisione commerciale che a sua volta ha estremizzato il modello adottato dalla stampa a partire dalla penny press. In Italia fino al 2004 ci sono state le condizioni perché la pubblicità online potesse decollare a causa di due motivi strutturali: la banda larga con le tariffe fisse non era ancora diffusa come oggi e il navigatore era messo nella insolita condizione di dover pagare per vedere pubblicità, la scarsa ampiezza di banda non consentiva una comunicazione particolarmente efficace e creativa (oggi ci sono i pre-roll). Il banner tuttavia rappresenta ancora la oggi la principale fonte di guadagno dei giornali online e della pubblicità digitale. Branded-conent è una forma di brand journalism.
7.5 Sostenibilità e metriche
L’impressione è che la pubblicità online continuerà a essere svenduta finché non saranno adottate metriche che , unendo criteri quantitativi e qualitativi, siano in grado di misurare il valore reale dell’impatto del giornalismo sui lettori. Prendiamo le pagine visitate. I valori raggiunti possono essere il prodotto di molte cause, non necessariamente legate alla qualità dell’articolo: azioni di marketing, qualità dell’esca in home page, diffusione virale di certi contenuti, link esterni ecc. i giornalisti sono in grado di conoscere il numero di utenti che accedono al sito, quanti hanno letto un singolo articolo, ma a differenza di Google o Facebook, sanno ancora poco o niente dei propri lettori. Gli editori dovrebbero lavorare per sperimentare e imporre nuove metriche che, basate sul coinvolgimento e la soddisfazione dell’audience, possano traghettare finalmente il giornalismo digitale in una nuova dimensione di sostenibilità anche economica. Come sostiene Stray alla fine si tratta ancora di dati, ma sono dati qualitativi e non quantitativi. C’è bisogno di metriche che includano in modo affabile e sistematico tutto il valore generato dal contenuto: commenti, reazioni, sviluppi successivi, interviste e articoli correlati, conversazioni sui social media e negli aggregatori. Cms: Content managment system.
7.6 I modelli del paywall
La crisi della pubblicità ha spinto molti editori a tentare la strada del paywall per accedere ai contenuti con forme di pagamento variamente declinate. È evidente che il paywall non può essere la soluzione per tutti. C’è il modello “all you can read” che prevede il pagamento per l’accesso completo e il modello “à la carte” tipo quello di iTunes. Benché poco applicato nel mondo del giornalismo, quest’ultimo modello è quello che più si avvicina alle nuove abitudini degli utenti digitali anche se un brano musicale o un libro sono per sempre, un articolo è un bene che si deperisce velocemente. I “metered paywall” possono essere classificati in quantitativi- che prevedono il pagamento dell’abbonamento dopo la lettura di un certo nuemro di articoli free al mese, di solito da 10 a 20 (NYT)- e in qualitativi- l’abbonamento è limitato solo ad alcune sezioni del sito, considerate a forte valore aggiunto, come per il Wall Street Journal, che lascia libero accesso alle informazioni generaliste e chiede l’abbonamento per le news e le analisi economico-finanziarie. Forme di paywall qualitativo si stanno sperimentando anche per il long-form journalism e per gli e-book. L’argomento principale di chi non vede nei paywall la possibile soluzione, come il britannico Guardian, è che la loro adozione rappresenta un limite alla possibilità di attirare nuovi lettori, soprattutto tra i giovani. Anche in Italia i grandi gruppi editoriali hanno cominciato a valutare l’opportunità di mettere alcuni contenuti a pagamento. Anche in Italia i grandi gruppi editoriali hanno cominciato a valutare l’opportunità di mettere alcuni contenuti a pagamento (Sole24h ha attuato un soft paywall).
7.7 Il caso NYT
Il 28 marzo 2011 il NYT ha deciso di mettere a pagamento l’edizione online come anche il Financial Times. I lettori occasionali hanno accesso a un numero limitato di contenuti, oltre i quali viene loro chiesto di pagare un abbonamento per continuare la lettura. I lettori che hanno un abbonamento al giornale possono accedere gratuitamente ai contenuti online. il Times di Londra ha inserito un paywall molto rigido e i risultati non sono stati incoraggianti. Il Wall Street Journal è l’unico ad aver inserito un modello premium a pagamento in cui la parte free comprende articoli generalisti. Nella parte premium sono raccolti invece articoli economici, finanziari e gli approfondimenti.
7.8 Il modello Axel Springer
Il gruppo fondato dal giornalista A. Springer, ha portato avanti una politca di investimenti sul digitale con l’obiettivo di recuperare i classified, le piccole inserzioni a pagamento che un tempo occupavano le pagine dei quotidiani e che si sono trasferite su internet.
7.9 Il modello non profit e il Pulitzer di ProPubblica
Molti giornalisti e scrittori si sono avvicinati ai blog per sperimentare nuovi registri linguistici o per esprimersi in settori in cui sono esperti o appassionati. È grazie a questa intuizione che nel maggio 2005 nesce l’Huffington Post, sito di informazione e commento politico fondato dalla giornalista americana di origini greche Arianna Huffington. Promettendo visibilità e maggior traffico, la Huffington riesce ad attirare sotto la sua testata oltre tremila blogger, reclutati gratuitamente tra personaggi importanti della politica e dell’informazione, della finanza e dello spettacolo. Nel 2011 il sito viene acquistato per 360 milioni di dollari da Aol. Non è più un quotidiano di carta che riproduce le proprie pagine sul web, bensì un sito web che recluta in rete i propri collaboratori (il famoso crowdsourcing) ed esercita in modo assolutamente autonomo e indipendente la propria presenza competitiva nel mercato dell’informazione.
8.4 Citizen journalism e blogsfere
L’informazione ufficiale si è spesso scontrata con i blogger. La questione non è chi informa, ma come informa. L’autorevolezza e la credibilità delle testate tradizionali è stata costruita giorno dopo giorno su singoli atti di buon giornalismo. Ma non tutti i giornali e le televisioni garantiscono un buon giornalismo. Nella blogosfera c’è tanto rumore di fondo, ma alcuni blog informano, altri producono esempi di eccellente giornalismo. Blogosfera e media sfera non sono in competizione, ma due realtà complementari, interconnesse, che seguono regole, logiche e finalità diverse.
Cap. 9: Una professione tra realtà e mito
9.1 L’intellettuale senza scuola
L’esame di stato è inadeguato a valutare l’accesso alla professione. Pensato mezzo secolo fa, quando i giornalisti laureati erano un’eccezione e la professione si imparava sul campo, è diventato una sorta di ratifica di quanto già stabilito, piuttosto che una verifica dei saperi professionali. L’accesso alla professione resta vincolato alla legge n. 69 che di fatto consegna nelle mani di editori e direttori la scelta di chi ha i numeri e le carte in regola per diventare giornalista. In Italia si accede all’esame di stato che consente l’iscrizione all’Ordine dei giornalisti, albo professionisti, al termine del praticantato cioè dopo 18 mesi dall’assunzione in una redazione. Unica eccezione gli studenti ammessi agli Ifg, gli istituti per la formazione al giornalismo, e ai master biennali riconosciuti dall’ordine, che hanno diritto a sostenere l’esame anche senza essere assunti. La contraddizione è che in un paese dove ci vuole una laurea per tutto, forse l’unica professione che prima si viene assunti e poi si fa l’esame è il giornalismo. La prima rivoluzione digitale, avviata negli anni ottanta con l’introduzione dei videoterminali nelle redazioni, ebbe l’effetto di marginalizzazione una parte dei giornalisti più anziani, che non seppero o non vollero adeguarsi ai nuovi strumenti. La seconda rivoluzione coincide con l’esplosione di internet alla fine degli anni novanta. Tra gli apocalittici si iscrissero anche giornalisti di ampie vedute, come Giorgio Bocca. La questione era ed è molto semplicemente capire i nuovi media e la realtà, enormemente più complicata, del lavoro del giornalista.
9.2 Gli inviati, gli embedded e gli indipendenti
Tra la metà dell’Ottocento e la seconda guerra mondiale si assiste all’età dell’oro del giornalismo. Maggio giornalisti che hanno fatto la storia: Indro Montanelli, Luigi Barzini, Max David, Robert Capa, Tommaso Besozzi, Giancarlo Fusco, Oriana Fallaci, Egisto Corradi, Ettore Mo, Lucio Lami, Enzo Biagi. Dopo la prima guerra del Golfo (1991) si parlò erroneamente della morte della figura dell’inviato. Tantomeno nella seconda guerra del Golfo, quando il tentativo di Bush figlio di controllare le notizie dal fronte grazie alla novità dei giornalisti embedded, cioè integrati con le truppe in guerra, fallì grazie alla tecnologia leggera che permise a tanti giornali di muoversi sul campo fuori dal controllo ufficiale degli eserciti alleati. La guerra del golfo è stato il pòrimo conflitto in diretta, ma anche paradossalmente quello che più di ogni altro ha limitato gli spazi di manovra dell’inviato di guerra. Il presidente degli Usa riuscì a bloccare ogni reportage non
autorizzato dal fronte. L’efficientissima rete televisiva statunitense Cnn, unica rimasta a Bagdad, divenne la fonte principale da cui attingere notizie e immagini durante il conflitto. Una informazione a senso unico: quella approvata dagli stati uniti. Un elemento nuovo si era inserito e stava crescendo tra gli strumenti del giornalismo: internet. Mettere il silenziatore all’informazione era diventato improvvisamente molto più difficile. La guerra in Kosovo è stata il primo conflitto raccontato anche su internet da chi stava sotto le bombe (warblog e giornalisti indipendenti). Nella ex Jugoslavia il regime aveva tentato di mettere a tacere radio B92. Era la prima volta che la rete, nata come progetto militare americano per garantire le comunicazioni in caso di guerra rivelava le proprie potenzialità di fonte non controllabile dai regimi e dagli eserciti. In Afghanistan la figura dell’inviato è tornata a essere determinante per capire cosa stesse accadendo. Si ricordi il caso di Maria Grazia Cutuli, giornalista uccisa nel 2001 in Afghanistan. Sul fronte afghano anche i talebani dimostrano di aver compreso l’importanza dei media. La seconda guerra del golfo (2003) avviene in un contesto del tutto diverso. Il giornalismo moderno è ormai nella sua fase matura. Al governo interessa garantirsi un punto di vista amico. A questo scopo si crea la figura del giornalista embedded, destinato a seguire le operazioni di guerra al fronte insieme ai soldati. Viene selezionato un gruppo di circa settecento inviati in rappresentanza delle maggiori testate internazionali. Gli americani hanno studiato tutto nei minimi dettagli. Sanno che il solo vivere per giorni, settimane, mesi, insieme ai soldati, condividendo rischi e successi, contribuirà a diffondere uno spirito cameratesco che diventerà inevitabilmente anche punto di vista. L’embedded vive gomito a gomito con le truppe, finirà per vedere le cose con gli occhi dei soldati e per parlare di noi riferendosi ai marines e di loro per indicare gli iracheni, il nemico. Sono in molti a pensare che la guerra condotta in Iraq nel 2003 abbia rappresentato una secca sconfitta del giornalismo indipendente. È un dato di fatto che in quella circostanza tutti i media, senza grandi differenze di orientamento politico, abbiano privilegiato le fonti istituzionali, emarginando le fonti di altro genere.
9.3 Il mistero del blogger di Bagdad e i warblog
Salam Pax, 29 anni, laureato in architettura a Vienna, non ha mai rivelato la sua identità ma ciò non gli ha impedito di pubblicare The Bagdad Blog, un libro contenente il proprio diario di guerra. Grazie ai potenti computer satellitari in dotazione, i soldati americani hanno potuto controllare in rete la loro guerra da combattenti in reporter. L’avvento del villaggio globale e delle nuove tecnologie ha rivalorizzato il ruolo del desk, fino a farlo diventare il cuore riconosciuto, pulsante, vivo del giornale. Che cosa fanno dunque i giornalisti online? Seguono le agenzie, né più né meno dei colleghi della carta, navigano sui siti e sui giornali online internazionali a caccia di spunti e articoli da riprendere, scrivono articoli e interviste usando il telefono o recandosi sul posto quando devono coprire un evento in tempo reale con pezzi e video.
Cap. 10: Il giornalista
10.1 Redazioni
L’impresa editoriale è strutturata sul modello di due piramidi separate che interagiscono tra loro a più livelli. Da una parte c’è la redazione, dall’altra la struttura amministrativa. Le decisioni sulla linea politica, contenuti editoriali, organizzazione dei lavoro, prodotto editoriale e assunzioni giornalistiche sono di competenza della direzione del giornale, cui questi poteri derivano direttamente dall’editore. L’editore è al vertice della struttura amministrativa; può essere coadiuvato da un amministratore delegato, dal consiglio di amministrazione, da un presidente e un direttore generale da cui diramano i poteri ai manager dei vari settori dell’azienda che a loro volta si avvalgono di collaboratori. Alcune aziende possono avere uno o più direttori editoriali, figura giornalistica scelta dall’editore con funzioni di indirizzo e progettazione. Garante della linea politica del giornale è il direttore responsabile, che viene scelto dall’editore.
È la regola aure per chi vuole avere successo in rete. Perciò la conoscenza del SEO è fondamentale. Creazione di url, keywords research, termini chiave, non fare copia e incolla, didascalie nelle foto, breaking news pubblicare una versione breve prima e poi l’intero articolo, aggiornare il più possibile, inserire tags.
10.8 Giornalisti multimediali
Ci sono due tipi di interviste: quelle che si fanno sul posto con l’interlocutore e quelle via telefono, via skype, via e-mail, chat o social network. Le aziende editoriali saranno sempre più multimediali. Un giornalista deve essere in grado di svolgere il suo lavoro scrivendo un pezzo, maneggiando una telecamera o un microfono, producendo audio e foto da distribuire sui vari media. Alla Bbc organizzano anche corsi periodici per formare i giornalisti in tutti e tre i media, online, televisione e radio. La nuova frontiera della storytelling multimediale, che include anche video e ricostruzioni grafiche interattive e visualizzazione dei dati, ha raggiunto un risultato eccellente con l’esperimento Snow Fall che nel 2013 ha permesso a John Banch di vincere il premio Pulitzer.
10.9 Stessa professione, stessi rischi
Legge del 2001 “Nuove norme dell’editoria e sui prodotti editoriali”. Per prodotto editoriale si intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici. Rispettare la registrazione delle testate presso il tribunale civile. Chi fa informazione online ha l’obbligo di pubblicare il nome del proprietario e del direttore del prodotto, che deve essere registrato presso il tribunale competente. I siti amatoriali e i blog non sono invece obbligati ad alcuna registrazione. La legge riguarda solo i giornali online e le imprese editoriali che accedono ai contributi previsti per l’editoria, ossia al credito agevolato. Per beneficiare di tali contributi bisogna sottostare anche a norme più generali, come essere in regola con i contributi previdenziali ed essere iscritti al Roc (il nuovo Registro degli operatori di comunicazione), che sostituisce i vecchi registri e comprende gli operatori della carta stampata, quelli televisivi e quelli di Tlc (telecomunicazione).
10.9.1 La diffamazione
La Cassazione ha ritenuto che nel caso di diffamazione commessa tramite internet, proprio la particolare circolazione del messaggio denigratorio, potenzialmente disponibile per tutti gli utenti della rete, possa certamente configurare il delitto di diffamazione aggravata, punita con un più severo trattamento penale. Altro aspetto peculiare della diffamazione via internet è legato all’individuazione del giudice naturale. Per la diffamazione commessa a mezzo stampa, la competenza si radica infatti nel luogo dove si stampa il giornale. Nel caso della diffamazione commessa a mezzo radio-televisivo è invece competente il giudice del luogo di residenza della persona offesa. Per quanto riguarda la rete, una sentenza della suprema corte ha stabilito la competenza del giudice del luogo in cui si trova il domicilio della persona lesa. Per la quantificazione del danno richiesto nel caso della diffamazione a mezzo stampa, si considerano alcuni parametri come la tiratura del periodico, la diffusione nazionale o locale, l’obiettiva gravità delle affermazioni divulgate. Il diritto all’oblio e con esso il diritto delle persone a essere rappresentate su internet con informazioni esatte, è diventato una questione centrale nell’era digitale. La questione è delicata: perché se da una parte occorre tutelare il singolo, dall’altra il documento storico non dovrebbe essere mai eliminato. Una soluzione di compromesso potrebbe essere la conservazione dell’articolo nell’archivio del giornale con l’inibizione ai motori di ricerca in modo da limitarne al massimo la visibilità sociale.
10.9.2 Il diritto d’autore sul web
Il fatto che un testo sia reperibile sul web non significa che sia libero dai diritti d’autore. Specie quando compaiono le classiche diciture copyright. Il giornalisti deve sempre porsi il problema quindi se i materiali reperiti su internet siano utilizzabili. È sempre necessario chiedere l’autorizzazione o comunque citare le fonti. Qualcosa è cambiato con le licenze Creative Commons, l’alternativa al copyright in rete. Queste licenze permettono di sapere in anticipo a quali condizioni un file musicale, una pagina web, un’immagine o un video sono utilizzabili senza incorrere nella violazione del diritto d’autore. Le licenze, meno restrittive del copyright, prevedono sei livelli che vanno dall’obbligo di citare l’autore dell’opera riprodotta al divieto di utilizzo a scopo di lucro del lavoro; dal divieto di modificare l’originale alla sua commercializzazione anche in forma derivata. Le versioni delle opere Creative Commons sono marcate elettronicamente, in modo che l’utente sia in grado di regolarsi sul loro utilizzo. Per sconfiggere la pirateria online probabilmente c’è un solo modo: rendere più conveniente l’utilizzo di copie legali. Lo ha capito per primo Steve Jobs con iTunes.
10.9.3 Deep linking e surface linking
Il link a un sito diverso da quello di partenza può essere di due tipi: alla home page del sito richiamato (surface linking) oppure diretto alla pagina interna del sito che contiene le informazioni (deep linking). Problema del cospyright, ma l’hyperlinking non costituirebbe reato dal momenot che non rappresenta alcuna azione di copia. Bisogna inoltre prestare attenzione alla validità dei ling a cui si rimanda.
Cap. 11: Il giornale online
11.1 Interattività e multimedialità Il giornalismo online ha caratteristiche proprie: la velocità, la possibilità di approfondire i temi trattati, la possibilità di rinviare alla fonti tramite link, l’interattività, la multimedialità. La multimedialità è l’uso combinato di più linguaggi per trasmettere un messaggio. I percorsi di lettura di un ipertesto multimediale possono essere ad albero, lineari o casuali. Si accentua la bi direzionalità con feedback da parte del pubblico.
11.2 Le tappe evolutive
Il giornale elettronico si è sviluppato attraverso sei tappe principali. -Gadget, le informazioni vengono messe in rete gratuitamente con l’obiettivo di vendere altri prodotti. -Giornale elettronico trasposto -Giornale adattato -Giornale online -Giornale personalizzato, l’utente costruisce un sito di informazione adeguato ai propri gusti. -Edizione digitale.
11.3 Il giornale elettronico: caratteristiche
Compito principale del lavoro giornalistico resta sempre la selezione, la gerarchizzazione e la presentazione delle notizie. Caratteristiche che determinano la specificità e i vantaggi dell’informazione in rete: tempestività, interattività, multimedialità, personalizzazione, spazio, approfondimento, fonti e link, gerarchizzazione, community, ricerca, servizi.
11.4 La home page
La home page è dunque la vetrina delle offerte, e come tale deve apparire sempre aggiornata, pur rispettando le gerarchie delle notizie. Tutto questo avviene all’interno di una struttura della pagina (template) abbastanza rigida e tale da consentire solo poche variazioni nella disposizione delle notizie e degli spazi.