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Il documento spiega le condizioni che devono essere soddisfatte per avere un mercato perfettamente concorrenziale e come le imprese in questo tipo di mercato non possono decidere il prezzo di vendita del prodotto. Viene poi analizzata l'offerta dell'impresa nel breve periodo e come essa sceglie la quantità di output da offrire per massimizzare il profitto.
Tipologia: Appunti
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Un MERCATO PERFETTAMENTE CONCORRENZIALE deve soddisfare esattamente tre condizioni:
proprio comportamento , senza alterare l’equilibrio di mercato;
perfetti ;
nulla può impedirglielo nel lungo periodo.
L’implicazione di queste tre ipotesi è che le impese non possono decidere a quale prezzo vendere il prodotto. In
gergo economico, le imprese in concorrenza perfetta sono price takers. Cosa significa? Il prezzo di mercato è
determinato dall’interazione della domanda e dell’offerta , quindi sia consumatori che imprese considerano 𝒑
come dato, una variabile esogena che non possono modificare.
Questo implica che la funzione di domanda con cui si confronta un’impresa in concorrenza perfetta è
orizzontale , ossia perfettamente elastica, in corrispondenza del prezzo di mercato.
Sebbene siano price takers , le imprese concorrenziali devono prendere una decisione in merito alla quantità di
offrire, dato che il prezzo è dato. Ipotizziamo che decidano quanto produrre in modo da massimizzare il profitto.
Riformuliamo il problema di massimizzazione del profitto considerandolo come un problema di due steps :
Supponiamo che l’impresa si trovi in una circostanza di BREVE PERIODO. Quale quantità di output deciderà
di offrire? La quantità che risolve esattamente il problema:
La condizione del primo ordine per una soluzione interna (𝑦
∗
0 ) è che la derivata prima sia pari a zero :
Quindi, un’ impresa concorrenziale che intende massimizzare il profitto sceglierà un livello di output tale che
il suo costo marginale è uguale al prezzo di mercato.
La condizione del secondo ordine per una soluzione interna (𝑦
∗
0 ) richiede che la derivata seconda sia
negativa :
In un punto di massimo profitto , la curva di 𝑴𝑪 deve essere crescente.
La curva di offerta di un’impresa perfettamente concorrenziale coincide
con il tratto crescente della curva di costo marginale.
Ma non tutti i punti sul tratto crescente della curva 𝑴𝑪 massimizzano il
profitto. Ci sono, infatti, dei punti in cui l’impresa, seppur sia situata nel tratto
crescente, decide di non produrre una quantità positiva per via dei costi fissi,
che dovranno essere sostenuti a prescindere dalla produzione (per loro
definizione).
Il profitto derivante dalla produzione di livello positivo di output
è:
𝒔
Se l’impresa non produce , il suo profitto è: 𝜫 𝒔
Quindi, l’impresa sceglie un livello positivo di output solo se :
Dal risultato ottenuto si evince che all’impresa, nel breve periodo, converrà produrre una quantità positiva
solo se il prezzo di mercato (ricavo marginale) supera i costi medi (unitari) variabili. Pertanto, solo i punti del
tratto crescente della curva del costo marginale al di sopra della curva del costo medio variabile appartengono
alla CURVA DI OFFERTA DI UN’IMPRESA CONCORRENZIALE NEL BREVE PERIODO.
(2) Un altro modo per misurare il surplus del produttore utilizza la curva del costo marginale. Poiché l’area al di
sotto della curva del costo marginale rappresenta i costi variabili totali, si può sottrarre tale area dall’area
dei ricavi. Il surplus del produttore corrisponde quindi all’ area al di sopra della curva dei costi marginali.
Si noti che:
Questo implica che il surplus del produttore = Profitto dell’impresa + Costo fisso. Solo se il costo fisso è pari a
zero (e avviene solo nel lungo periodo) il surplus del produttore ed il profitto coincidono.
La curva di offerta di lungo periodo esprime la quantità ottima di output che un’impresa concorrenziale può
produrre se è libera di variare l’impiego di qualunque fattore fisso nel breve periodo.
Il profitto nel lungo periodo è: 𝜫
, dove 𝑐
consiste solo di costi variabili totali. Quindi, nel
lungo periodo, l’impresa decide la quantità da offrire massimizzando il profitto di lungo periodo. Il problema
di massimizzazione diventa pertanto:
Le due condizioni sono analoghe a quelle di breve periodo, pertanto la curva di offerta di lungo periodo di
un’impresa concorrenziale che massimizza il profitto coincide con il tratto crescente della sua curva del costo
marginale di lungo periodo.
Inoltre, nel lungo periodo, una delle scelte a disposizione dell’impresa è quella di cessare l’attività uscendo
dall’industria , non essendoci particolari barriere presenti, come invece avviene nel breve periodo. L’impresa non
sostiene costi fissi (a differenza del breve periodo dove invece è costretta a farlo) e quindi i suoi profitti non
devono mai essere negativi. Ossia: 𝜫(𝒚) = 𝒑𝒚 − 𝒄(𝒚) ≥ 𝟎, che significa
Ne deriva che il tratto rilevante della CURVA DI OFFERTA DI LUNGO
PERIODO è costituito dal tratto crescente della curva di costo marginale
di lungo periodo che si trova al di sopra del costo medio di lungo periodo.
Questo è coerente con quanto avviene nel breve periodo in cui il prezzo si
trova al di sopra del costo medio variabile.
Dato che l’impresa , come abbiamo capito, è libera di variare l’impiego di qualunque fattore , se il prezzo
dell’ output varia, l’impresa ha maggiori possibilità di far variare le proprie scelte nel lungo che nel breve
periodo , dove non tutti i fattori produttivi possono variare. Questo suggerisce che la curva di offerta del lungo
periodo sia più “sensibile” al prezzo , cioè più elastica , della curva di offerta di breve periodo. Analizziamo quanto
detto con l’aiuto dei grafici.
Non si dimentichi, inoltre, che, nel:
produttivi , conosciuta anche come rendimenti marginali decrescenti ;
produzione soprattutto quando risultano essere costanti o, ancora meglio, crescenti.