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operazioni su stringhe, Appunti di Glottologia

glottologia appunti 2025/2026 sapienza

Tipologia: Appunti

2025/2026

Caricato il 09/06/2026

francesca-antonelli-11
francesca-antonelli-11 🇮🇹

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Operazioni su stringhe
Analisi linguistica è una riscrittura di stringhe di testo
Una stringa è una sequenza lineare di elementi che possiamo chiamare grafemi. I grafemi
appartengono a un certo sistema di scrittura. Un sistema di scrittura, infatti, possiede un inventario di
grafemi. Sono stringe anche la forma fonologica e la forma fonetica delle parole; possiamo immaginare la
fonologia e la fonetica come due “sistemi di scrittura”, ciascuno con il proprio inventario di grafemi. Tutta
la linguistica può essere vista come una “riscrittura” o “trasformazione” di stringhe da un sistema di
scrittura ad un altro. Con “riscrivere” intendiamo che la stringa viene trasforma in un’altra stringa,
composta da grafemi appartenenti a un sistema diverso da quello di partenza, seguendo determinate
regole di corrispondenza. Tali regole associano a ciascun grafema del sistema di partenza, in un certo
contesto di occorrenza, un grafema del sistema di arrivo.
Le operazioni di trascrizione (fonologica o fonetica) e di traslitterazione, di cui si parlerà in questa
dispensa, sono operazioni di riscrittura di stringhe.
Regole di corrispondenza
Tra gli elementi dei due sistemi di scrittura si instaura un qualche tipo di corrispondenza. Nel caso
più semplice, si tratta di una corrispondenza regolare biunivoca: a ciascun elemento di un sistema
corrisponde esattamente uno, e uno solo, elemento dell’altro sistema (quindi, una corrispondenza uno-a-
uno), e questo in qualsiasi contesto. Un esempio molto banale di rapporto biunivoco tra due sistemi di
scrittura sono le forme “tonda” e “corsiva” dello stesso alfabeto:
a
b
c
d
e
f
g
h
i
l
m
n
o
p
q
r
s
t
u
v
z
a
b
c
d
e
f
g
h
i
l
m
n
o
p
q
r
s
t
u
v
z
Infatti, ogni lettera tonda corrisponde precisamente a una lettera corsiva, e ogni lettera corsiva
corrisponde precisamente a una tonda. Possiamo prendere una qualsiasi stringa composta di caratteri
tondi e trasformarla automaticamente nella stringa corsiva corrispondente, ad esempio: scuola scuola;
vale anche l’operazione contraria, ad esempio: squadra squadra.
🖉 Si provi a individuare un altro esempio di corrispondenza biunivoca, che si riscontra nell’uso quotidiano della
scrittura italiana.
Altrimenti, la corrispondenza tra due sistemi di scrittura può essere regolare non biunivoca, quando
a un grafema di un sistema corrispondono diversi grafemi dell’altro sistema, e la scelta tra le varie opzioni
è completamente determinata dal contesto. Un esempio è il passaggio dalla forma ortografica alla forma
fonologica delle parole in italiano (cfr. la dispensa L5): vi sono numerose corrispondenze che non sono
biunivoche (infatti, sono di tipo uno-a-molti), però sono ancora regolari, in quanto sono predicibili in base
al contesto. Infatti, a uno stesso grafema dell’ortografia italiana possono corrispondere diversi fonemi, o
anche sequenze fonemiche, in contesti ortografici diversi, ad esempio:
Grafemi
Contesto
Fonemi
c
__i, e
/ʧ/
altrimenti
/k/
sc
a, e, i, o, u__i, e
/ʃ ʃ/
__i, e
/ʃ/
altrimenti
/sk/
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd

Anteprima parziale del testo

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Operazioni su stringhe

Analisi linguistica è una riscrittura di stringhe di testo

Una stringa è una sequenza lineare di elementi che possiamo chiamare grafemi. I grafemi

appartengono a un certo sistema di scrittura. Un sistema di scrittura, infatti, possiede un inventario di

grafemi. Sono stringe anche la forma fonologica e la forma fonetica delle parole; possiamo immaginare la

fonologia e la fonetica come due “sistemi di scrittura”, ciascuno con il proprio inventario di grafemi. Tutta

la linguistica può essere vista come una “riscrittura” o “trasformazione” di stringhe da un sistema di

scrittura ad un altro. Con “riscrivere” intendiamo che la stringa viene trasforma in un’altra stringa,

composta da grafemi appartenenti a un sistema diverso da quello di partenza, seguendo determinate

regole di corrispondenza. Tali regole associano a ciascun grafema del sistema di partenza, in un certo

contesto di occorrenza, un grafema del sistema di arrivo.

Le operazioni di trascrizione (fonologica o fonetica) e di traslitterazione , di cui si parlerà in questa

dispensa, sono operazioni di riscrittura di stringhe.

Regole di corrispondenza

Tra gli elementi dei due sistemi di scrittura si instaura un qualche tipo di corrispondenza. Nel caso

più semplice, si tratta di una corrispondenza regolare biunivoca : a ciascun elemento di un sistema

corrisponde esattamente uno, e uno solo, elemento dell’altro sistema (quindi, una corrispondenza uno-a-

uno), e questo in qualsiasi contesto. Un esempio molto banale di rapporto biunivoco tra due sistemi di

scrittura sono le forme “tonda” e “corsiva” dello stesso alfabeto:

a b c d e f g h i l m n o p q r s t u v z

a b c d e f g h i l m n o p q r s t u v z

Infatti, ogni lettera tonda corrisponde precisamente a una lettera corsiva, e ogni lettera corsiva

corrisponde precisamente a una tonda. Possiamo prendere una qualsiasi stringa composta di caratteri

tondi e trasformarla automaticamente nella stringa corsiva corrispondente, ad esempio: scuola → scuola ;

vale anche l’operazione contraria, ad esempio: squadra → squadra.

🖉 Si provi a individuare un altro esempio di corrispondenza biunivoca, che si riscontra nell’uso quotidiano della

scrittura italiana.

Altrimenti, la corrispondenza tra due sistemi di scrittura può essere regolare non biunivoca , quando

a un grafema di un sistema corrispondono diversi grafemi dell’altro sistema, e la scelta tra le varie opzioni

è completamente determinata dal contesto. Un esempio è il passaggio dalla forma ortografica alla forma

fonologica delle parole in italiano (cfr. la dispensa L 5 ): vi sono numerose corrispondenze che non sono

biunivoche (infatti, sono di tipo uno-a-molti), però sono ancora regolari, in quanto sono predicibili in base

al contesto. Infatti, a uno stesso grafema dell’ortografia italiana possono corrispondere diversi fonemi, o

anche sequenze fonemiche, in contesti ortografici diversi, ad esempio:

Grafemi Contesto Fonemi

⟨c⟩

__⟨i, e⟩ → /ʧ/

altrimenti → /k/

⟨sc⟩

⟨a, e, i, o, u⟩__⟨i, e⟩ → /ʃ ʃ/

__⟨i, e⟩ → /ʃ/

altrimenti → /sk/

In questo esempio, infatti, a ciascun grafema corrispondono diverse righe, una per ciascun contesto

rilevante, e in ciascuna riga vi è una sola sequenza fonemica corrispondente.

Infine, il rapporto tra i due sistemi di scrittura può essere non regolare. In questo caso, la

corrispondenza è sempre uno-a-molti, ma non possiamo più determinare in modo “automatico” (cioè, in

base al solo contesto, senza il ricorso ad alcun’altra informazione) a quale elemento del secondo sistema

corrisponderà, in una certa occorrenza, ciascun elemento del primo sistema. Nelle regole della trascrizione

fonologica dell’italiano vi sono alcuni casi isolati di corrispondenza non regolare, ad esempio:

Grafemi Contesto Fonemi

⟨zz⟩ in tutti i contesti → /tʦ/, /dʣ/

⟨o⟩ sotto accento → /o/, /ɔ/

Questi due grafemi, infatti, possono corrispondere a una sequenza fonemica o a un’altra, e tale scelta

non è prevedibile in base al solo contesto. Infatti, nella riga del contesto compaiono non uno ma due diversi

fonemi (o sequenze fonemiche).

🖉 Quali sono gli altri esempi di corrispondenza non regolare tra i grafemi dell’ortografia italiana e i fonemi (o

sequenze fonemiche) dell’italiano?

Un’ortografia famosa per la sua irregolarità è quella inglese: di fatto, la lettura di una certa lettera, o

sequenza di lettere, in un certo contesto di occorrenza, non è quasi mai determinabile tramite regole di

natura contestuale. Una famosa illustrazione di questa irregolarità è la stringa ortografica ⟨ough⟩, che può

corrispondere a numerose stringhe fonologiche diverse, assolutamente non prevedibili dal contesto (esiste

addirittura una voce di Wikipedia su questo):

Ortografia Fonologia Esempi

⟨ough⟩ →

/uː/ ⟨through⟩ → /θruː/

/ʌf/ ⟨rough⟩ → /rʌf/

/ɔːf/ ⟨cough⟩ → /kɔːf/

/oʊ/ ⟨though⟩ → /ðoʊ/

/ɔː/ ⟨thought⟩ → /θɔːt/

/aʊ/ ⟨plough⟩ → /plaʊ/

/ə/ ⟨thorough⟩ → /θʌɹə/

Qui il contesto non riesce affatto a disambiguare l’ortografia: su sette parole, in tre la sequenza ⟨ough⟩

occorre dopo ⟨r⟩, in sei si trova in posizione finale assoluta, in quattro si trova dopo ⟨th⟩; eppure non si

riesce a intravvedere alcuna regolarità: la pronuncia è diversa in tutti e sette i casi.

La trascrizione, il suo rapporto con l’ortografia

Il termine trascrizione viene tradizionalmente utilizzato per indicare un tipo ben determinato di

operazione su stringhe: la riscrittura di una stringa ortografica in una fonologica. I due inventari coinvolti

sono, da un lato, l’alfabeto di una certa lingua e, dall’altro lato, il relativo inventario fonologico. Se il

rapporto tra questi due sistemi è di tipo non regolare, allora la trascrizione non può essere attuata in modo

“automatico”, in base al solo contesto in cui si trovano i grafemi di una stringa.

L’ortografia è un’istituzione storica e sociale, spesso non viene modificata per un tempo molto lungo.

La corrispondenza regolare tra ortografia e fonologia si osserva solo nelle ortografie “giovani”, cioè create

appositamente per una certa lingua da poco tempo. Con il passar del tempo, la pronuncia evolve, invece,

l’ortografia, stabile nel tempo, tende ad allontanarsi sempre di più dal rapporto regolare con la fonologia.

Un esempio di ortografia che presenta una corrispondenza regolare biunivoca con la fonologia è il

caso dell’alfabeto turco su base latina, promulgato nel 1928 : fu creato con l’esplicito proposito di ottenere

differenti. Le scritture ideografiche, quindi, possono essere solo trascritte nella forma fonologica (o

fonetica), ma mai traslitterate.

☞ Il concetto di traslitterazione diventa applicabile a un sistema ideografico solo se il sistema di scrittura usato

per la traslitterazione è, a sua volta, ideografico. Un raro esempio concreto di questa situazione potrebbe

essere la corrispondenza tra gli ideogrammi cinesi “tradizionali” e quelli “semplificati”, frutto delle riforme

attuate in Cina negli anni ’ 50 del XX sec. Infatti: entrambi gli inventari sono di tipo ideografico, sono vicini

per la numerosità dei simboli, e la corrispondenza è tendenzialmente regolare biunivoca (anche se alcune

eccezioni alla biunivocità ci sono).

La traslitterazione è l’unica operazione che può essere adoperata nel caso di scritture non ancora

decifrate, oppure appartenenti a lingue morte, la cui forma fonologica non è ben compresa oppure del

tutto ignota, quindi una trascrizione in fonemi sarebbe semplicemente impossibile; cfr. il caso dell’alfabeto

licio (p. 8 ).

La trascrizione e la traslitterazione possono coincidere solo nei rari casi in cui l’ortografia è in

rapporto totalmente biunivoco con la fonologia (cfr. il caso dell’armeno, p. 8 ). Normalmente, invece,

trascrizione e traslitterazione non coincidono affatto; questo è particolarmente evidente, ad esempio, nel

caso di alfabeti consonantici, in quanto la traslitterazione contiene solo le consonanti, mentre la

trascrizione trascrive sia consonanti che vocali, cfr. il caso dell’ebraico (p. 5 ) e dell’aramaico (p. 9 ).

Riassunto

Possiamo quindi definire le principali trasformazioni di stringhe specificando il sistema di partenza,

il sistema di arrivo e il tipo di corrispondenze ammesso; cfr. lo schema seguente:

Sistema di partenza Sistema di arrivo Tipo di corrispondenza ammesso

Trascrizione

fonologica

ortografia fonologia

regolare biunivoca

regolare non biunivoca

non regolare

Trascrizione

fonetica

fonologia fonetica regolare non biunivoca

Traslitterazione

ortografia

(alfabetica o sillabica)

ortografia

(alfabetica)

regolare biunivoca

“Romanizzazione” ortografia

fonologia,

fonetica

regolare non biunivoca

Il rigo della “romanizzazione” è stato incluso per comodità, ma non si tratta di un concetto

formalmente definito, quindi tale rigo è da considerarsi un’approssimazione. Infatti, tale termine si usa solo

nella tradizione degli studi sul cinese, giapponese e coreano, e indica, di volta in volta, qualcosa di diverso

(la romanizzazione del cinese è una trascrizione fonologica, la romanizzazione dei sillabari (kana)

giapponesi è a metà strada tra traslitterazione e trascrizione fonologica; la romanizzazione del coreano è

molto vicina ad essere una traslitterazione).

Nelle pagine seguenti passeremo in rassegna una serie di sistemi di scrittura storicamente attestati,

ciascuno con la propria traslitterazione e, in alcuni casi, anche la trascrizione fonologica e fonetica. Per

ogni sistema di scrittura vengono, inoltre, fornite alcune informazioni sulla lingua per la quale furono

impiegati, nonché altri dettagli sulla forma esterna ed interna della scrittura stessa.

☞ Questo materiale è solo esemplificativo, non è materiale di studio: all’esame non sarà richiesto sapere a

memoria nessuno di questi alfabeti.

Antico persiano

L’antico persiano è una lingua iranica parlata durante il periodo dell’Impero Achemenide in Persia.

L’attestazione scritta più antica è l’iscrizione di Dario I sulla roccia di Behistun, del VI sec. a.C. L’antico

persiano venne scritto con un sillabario , creato per l’occasione su ordine dello stesso Dario I. Nel sillabario

antico persiano a ogni grafema può corrispondere un fonema vocalico (V), oppure una sequenza di tipo

C+V; in questi ultimi casi, la vocale si chiama inerente , e può essere /a/, /i/, oppure /u/. I grafemi con vocale

inerente /a/ erano usati anche come simboli per le consonanti isolate (cioè, C), anche se in modo alquanto

incostante. La generale mancanza di regole ortografiche certe rende impossibile ricavare la forma

fonologica delle parole persiane antiche in modo certo. Questo sillabario si ispira al cuneiforme

mesopotamico nella sua forma esterna, ma non nella forma interna, in quanto il cuneiforme classico era

prevalentemente di tipo ideografico, e si evolse gradualmente verso il tipo sillabico solo in epoca tarda.

Traslitterazione del sillabario antico persiano

𐎠 𐎡 𐎢 𐎣 𐎤 𐎧 𐎥 𐎦 𐎨 𐏂 𐎩 𐎪 𐎫 𐎬 𐎰 𐎭 𐎮 𐎯

a i u kᵃ kᵘ xᵃ gᵃ gᵘ cᵃ çᵃ jᵃ jⁱ tᵃ tᵘ θᵃ dᵃ dⁱ dᵘ

𐎱 𐎳 𐎲 𐎴 𐎵 𐎶 𐎷 𐎸 𐎹 𐎺 𐎻 𐎼 𐎽 𐎾 𐎿 𐏀 𐏁 𐏃

pᵃ fᵃ bᵃ nᵃ nᵘ mᵃ mⁱ mᵘ yᵃ vᵃ vⁱ rᵃ rᵘ lᵃ sᵃ zᵃ šᵃ hᵃ

Note

  1. La direzione della scrittura è destrorsa (da sinistra a destra).

  2. La vocale inerente viene tradizionalmente scritta in apice nella traslitterazione.

  3. Il sistema non è coerente: non tutte le combinazioni C+V hanno un simbolo specifico; ad esempio,

ci sono i simboli per mᵃ, mⁱ e mᵘ, mentre nella velare sorda ci sono kᵃ e kᵘ , ma manca kⁱ.

  1. Vi erano tre simboli addizionali di tipo ideografico, che omettiamo. Menzioniamo il simbolo 𐏐 che

segnava il confine tra parole.

  1. L’ordine alfabetico solitamente usato oggi per il persiano antico deriva da quello della tradizione

grammaticale indiana antica. Ossia: prima le vocali, poi le occlusive nell’ordine dei luoghi

diaframmatici (velari, palatali, dentali, labiali); seguono le nasali, le sonanti e le sibilanti.

Ebraico

L’alfabeto ebraico è un alfabeto consonantico , discendente diretto dell’alfabeto fenicio.

Traslitterazione dell’alfabeto ebraico

ʾ b g d h w z ḥ ṭ y k l m n s ʿ p ṣ q r ś š t

Note

  1. La direzione della scrittura è sinistrorsa (da destra a sinistra).

  2. L’unica deroga alla biunivocità sono le varianti finali di cinque lettere ebraiche, traslitterate con lo

stesso simbolo della traslitterazione; si veda ⟨k⟩, ⟨m⟩, ⟨n⟩, ⟨p⟩ e ⟨ṣ⟩.

  1. La traslitterazione utilizza due simboli un po’ insoliti per i non specialisti, ossia ⟨ʾ⟩ e ⟨ʿ⟩, che sono da

considerarsi lettere vere e proprie, che indicano dei fonemi consonantici ben precisi.

  1. L’alfabeto ebraico è consonantico: le vocali non vengono scritte. Pertanto, traslitterando un testo

scritto in ebraico viene fuori una sequenza di sole consonanti, ben lontana dalla reale forma

Greco antico

Traslitterazione del greco antico

a b g d e z ē th i k l m n x o p r s t y ph kh ps ō h ′ ‵ ˜

Note

  1. La direzione della scrittura è destrorsa.

  2. La lettera traslitterata come ⟨s⟩ ha due varianti grafiche posizionali: ς e σ, la prima si usa in fine di

parola, la seconda in tutte le altre posizioni.

  1. L’ortografia del greco antico prevede l’utilizzo di cinque segni diacritici che vengono posti sopra le

lettere vocaliche (altri diacritici, più rari e non obbligatori, sono stati omessi).

  1. I primi due diacritici sono chiamati “spirito aspro” e “spirito dolce”; il primo viene traslitterato come

⟨h⟩ seguito dalla relativa vocale. Il secondo, lo spirito dolce, in deroga alla biunivocità, viene omesso

in traslitterazione.

  1. I rimanenti tre diacritici indicano gli accenti (“acuto”, “grave” e “circonflesso”), e sono obbligatori

nell’ortografia del greco antico; si traslitterano con altrettanti simboli di accenti.

  1. Tutte le combinazioni del tipo “accento+spirito” sono possibili. In ogni parola può esserci non più di

un accento e non più di uno spirito. Si noti che nella traslitterazione si usa il segno di lunga sulle

vocali ⟨ō⟩ ed ⟨ē⟩, che quindi va ad aggiungersi agli eventuali diacritici di spirito ed accento; esempi:

ἁ̃ → ⟨hã⟩, ἔ → ⟨é⟩, ἢ → ⟨ḕ⟩, ὠ̃ → ⟨ō̃⟩, ecc.

Trascrizione fonologica del greco antico (in simboli IPA)

a aː b ɡ n d ɛ eː ʣ ɛː tʰ i iː j k l m n ks ɔ oː p r s t u uː w pʰ kʰ ps ɔː h

Note

  1. Il sistema fonologico greco si è notevolmente modificato nel tempo. Inoltre, il greco antico aveva

numerosi dialetti, ognuno con un sistema fonologico proprio. La pronuncia del greco, come viene

insegnata oggi al liceo classico, è una costruzione artificiale, non identificabile appieno con nessun

dialetto specifico del greco antico. Per il nostro schema abbiamo preferito fare riferimento alla

pronuncia ateniese del V sec. a.C.

  1. Per semplificare, abbiamo omesso la trascrizione fonologica degli accenti e dello spirito dolce, anche

perché la loro esatta pronuncia è a tutt’oggi dibattuta. Ma si veda il punto 4 più sotto.

  1. Le lettere α, ι, υ indicano vocali lunghe o brevi, ma la durata di queste vocali non è quasi mai

determinabile in base al solo contesto.

4. Però: il diacritico ˜ può stare solo sulle vocali lunghe; quindi, nel caso stia sulle lettere α, ι oppure υ,

tali lettere indicheranno necessariamente dei fonemi vocalici lunghi.

  1. La lettera ι indica l’approssimante /j/ se è preceduta da α, ο, oppure υ.

  2. La lettera υ indica l’approssimante /w/ se è preceduta da α oppure ε.

  3. La lettera γ indica il fonema /n/ se seguita dalle lettere γ, κ, ξ o χ; in tutti gli altri contesti indica /ɡ/.

  4. Le lettere ξ e ψ indicano sequenze consonantiche /ks/ e /ps/, anziché consonanti singole.

  5. Le lettere θ, φ e χ si traslitterano come ⟨th⟩, ⟨ph⟩ e ⟨kh⟩, ma si trascrivono come /tʰ/, /pʰ/ e /kʰ/.

Licio

Il licio è una lingua indoeuropea del gruppo anatolico (quindi imparentata con l’ittito, il luvio, il lidio

ecc.); fu parlato nell’antica Licia (nell’attuale Turchia sud-occidentale) nel V–II sec. a.C. Il licio utilizzava

un proprio alfabeto, che è stato decifrato solo parzialmente. Infatti, alcune lettere sono chiaramente di

origine greca, e quindi il loro valore sembra più o meno vicino ai valori dell’alfabeto greco. Altre lettere

hanno la forma esterna di certe lettere greche, ma un valore di pronuncia palesemente diverso; infine,

alcuni grafemi sono di origine ignota, probabilmente furono inventati apposta. Il loro valore fonologico è

ricostruito solo ipoteticamente, grazie al confronto con altre lingue anatoliche e il greco. Il licio, quindi, è

un buon esempio di una scrittura che possiamo solo traslitterare, ma non trascrivere.

Traslitterazione del licio

𐊀 𐊂 𐊄 𐊅 𐊆 𐊇 𐊈 𐊛 𐊉 𐊊 𐊋 𐊍 𐊎 𐊏 𐊒 𐊓 𐊔 𐊕 𐊖 𐊗 𐊁 𐊙 𐊚 𐊐 𐊑 𐊘 𐊌 𐊃 𐊜

a b g d i w z h θ j k l m n u p κ r s t e ã ẽ m̃ ñ τ q β χ

Note

  1. La direzione della scrittura è solitamente destrorsa.

  2. I simboli della traslitterazione sono abbastanza convenzionali, non vanno interpretati come veri

simboli fonetici. La pronuncia di molti grafemi è oggetto di discussione; ad esempio, il grafema 𐊃,

traslitterato convenzionalmente come ⟨β⟩, è interpretato fonologicamente come un’occlusiva

labiovelare /kʷ/ da alcuni studiosi, e come bilabiale sonora /b/ da altri.

Armeno

L’armeno è una lingua indoeuropea che fa gruppo a sé. L’alfabeto armeno fu creato apposta per

trascrivere l’armeno classico all’inizio del V sec. d.C. durante il processo di cristianizzazione del paese. La

forma interna dell’alfabeto armeno si basa su quella dell’alfabeto greco, mentre la forma esterna dei

caratteri è totalmente irrelata a qualsiasi scrittura preesistente.

Traslitterazione dell’armeno

a b g d e z ê ə tʿ ž i l x c k h j ł č

m y n š o čʿ p ǰ r ̄ s v t r cʿ w pʿ kʿ ô f

Note

  1. La direzione della scrittura è destrorsa.

2. Le lettere օ e ֆ sono delle aggiunte medievali tarde, assenti nell’alfabeto armeno originario.

Trascrizione fonologica dell’armeno

a b ɡ d ɛ z e ə tʰ ʒ i l x ʦ k h ʣ ł ʧ

m j n ʃ ɔ ʧʰ p ʤ rː s v t r ʦʰ w pʰ kʰ o f u

Note

  1. La direzione della scrittura è abbastanza libera, nelle diverse iscrizioni può presentarsi come

destrorsa, sinistrorsa, oppure bustrofedica (in cui si alternano righe destrorse e sinistrorse).

  1. La denominazione fuþark (con specifiche tipo antico , recente , anglosassone ecc.) è stata coniata

dagli studiosi moderni in base alla pronuncia delle prime sei lettere dell’alfabeto runico.

  1. Le lettere runiche avevano dei nomi tradizionali, che erano dei sostantivi germanici veri e propri. Ad

esempio, la lettera ᛘ era chiamata (in antico nordico) mannr ‘uomo’, la lettera ᚠ era chiamata

‘ricchezza’, ecc. Questi nomi evocativi hanno contribuito non poco alla diffusione dell’esoterismo

runico in epoca moderna.

  1. Il simbolo ⟨þ⟩, detto thorn , corrisponderebbe a una fricativa interdentale sorda (presente ancora oggi

in inglese). Tale simbolo di traslitterazione deriva proprio dalla lettera runica che traslittera; al giorno

d’oggi il grafema ⟨þ⟩ fa parte dell’alfabeto su base latina utilizzato in Islanda.

  1. La runa ᛦ, traslitterata con il simbolo ⟨ʀ⟩, corrispondeva, anticamente, a una fricativa sonora

alveolare. Nelle fasi diacroniche successive delle lingue scandinave tale fonema si defonologizzò

andando a confluire nel fonema /r/ (rotacismo); tuttavia, la runa ᛦ rimase nell’uso, indicando o il

fonema /r/ in posizione finale di parola, o altri fonemi totalmente dissimili.

  1. La lettera ᚢ è, verosimilmente, il prototipo della lettera gotica 𐌿, anch’essa traslitterata come ⟨u⟩.

Altre lettere gotiche potrebbero derivare da lettere runiche (cfr. got. 𐌾, 𐍉 e run. ᛃ, ᛟ); tuttavia, tali

lettere erano già scomparse all’epoca del fuþark recente; pertanto, non sono state incluse nella nostra

tabella.

  1. Il fuþark recente è famoso per avere un rapporto alquanto irregolare tra grafemi e fonemi. I grafemi

sono solo 16 , mentre il numero di fonemi arrivava, secondo i dialetti, fino a una trentina. Quindi,

molte lettere potevano indicare più di un fonema, senza che li si potesse determinare in base al

contesto. Così, le lettere consonantiche potevano indicare sia un’occlusiva sorda che la corrispettiva

sonora (ad esempio, ᛒ per /b/ ma anche /p/; ᛏ per /t/ ma anche /d/). Le lettere vocaliche potevano

indicare sia la vocale pura che quella nasalizzata, oppure anche una vocale articolatoriamente vicina

(ad esempio, ᚭ per /ą/ ma anche /o/ e /æ/; ᛁ per /i/ ma anche /e/). Le nasali in posizione

preconsonantica spesso non venivano scritte. Questo rende l’ortografia runica estremamente

irregolare e imprevedibile, e le iscrizioni runiche difficili da leggere e interpretare fonologicamente.

Ad esempio, una stringa come ᛏᚱᛁᚴ poteva avere un numero molto grande di letture possibili: /trik/,

/trek/, /drig/, /dreg/, /tring/, /dreng/, e così via. Nel tardo Medioevo quest’ambiguità ortografica fu

mitigata tramite l’introduzione di nuove lettere e diacritici, di cui però non teniamo conto nella

nostra tabella.

Esercizi

Esercizio 1

Si consideri la corrispondenza fonemi → foni per l’italiano (usando la dispensa L 5 ). A quale tipo

appartiene tale corrispondenza: regolare biunivoco, regolare non biunivoco oppure non regolare?

Esercizio 2

La dispensa L 5 illustra, con l’apposita tabella, le corrispondenze grafemi → fonemi. Tuttavia, non dice

nulla sulla corrispondenza inversa, ossia fonemi → grafemi. Si provi a immaginare, a quale tipo

apparterrebbe tale corrispondenza: regolare biunivoco, regolare non biunivoco oppure non regolare?

Esercizio 3

Ecco un brano in ebraico (il primo versetto del libro della Genesi):

a. Traslitterarlo in caratteri latini.

b. C’è qualche lettera ebraica che appare nella variante finale?

Esercizio 4

Ecco un elenco di nomi biblici in ebraico:

Ecco gli stessi nomi presi dalla versione latina della Bibbia (in ordine cambiato):

David Johannes Elisabeth Abraham Moses

a. Si provi a collegare ognuno dei prototipi ebraici con la relativa versione latina, tenendo conto che

quest’ultima rappresenta un tentativo di trascrizione fonologica delle parole ebraiche con i mezzi

dell’alfabeto latino; tentativo alquanto maldestro e approssimativo, fatto dai traduttori antichi della Bibbia.

b. C’è qualche lettera ebraica che appare nella variante finale?

Esercizio 5

Ecco un elenco di nomi biblici in ebraico:

Ecco gli stessi nomi presi dalla versione greca della Bibbia (in ordine cambiato; per semplicità, le

maiuscole sono state sostituite con le minuscole):

σαμψών μαριάμ ἰσαάκ γαβριήλ ἰησου̃ς

a. Si provi a collegare ognuno dei prototipi ebraici con la relativa versione greca, tenendo conto che

quest’ultima rappresenta un tentativo di trascrizione fonologica delle parole ebraiche con i mezzi

dell’alfabeto greco. Anche in questo caso, la trascrizione è abbastanza maldestra. Suggerimento: per

eseguire l’esercizio è utile traslitterare in caratteri latini sia le parole greche che quelle ebraiche.

b. C’è qualche lettera ebraica che appare nella variante finale?

c. Che tipo di regola di corrispondenza si osserva tra i grafemi ebraici e i grafemi greci: regolare

biunivoco, regolare non biunivoco, non regolare?

Esercizio 12

Ecco una serie di lettere vocaliche greche con uno o due diacritici:

ἀ ἃ ἤ ὕ ω̃ ἱ̃ ἀ̃

Darne la traslitterazione in caratteri latini.

Esercizio 13

Presentiamo l’incipit di un’iscrizione runica su pietra, trovata in Danimarca (con traduzione):

ᚦᚢᚱᚠᛅᛋᛏᚱ ᛅᚢᚴ ᚦᚢᚱᛁᛚᛋ ᛅᚢᚴ ᛒᚢᚠᛁ ᚦᛁᛦ ᛋᛅᛏᚢ ᚴᚢᛘᛚ ᚦᚢᛋᛁ ᛅᚠᛏᛁᛦ…

‘Þorfastr e Þorgísl e Bófi, loro posero questo monumento per…’

Di seguito due rappresentazioni diverse dello stesso brano:

þorfastr ok þorgisl ok bofi þeʀ sattu kumbl þøsi æftiʀ…

þurfastr auk þurils auk bufi þiʀ satu kuml þusi aftiʀ…

Si provi a stabilire quale delle due rappresentazioni è la traslitterazione e quale, invece, è la

trascrizione fonologica del brano.

Esercizio 14

Presentiamo l’incipit di un’iscrizione runica su pietra, trovata in Danimarca (con traduzione):

ᛋᚭᛋᚴᛁᚱᛁᚦᚱ ᚱᛁᛋᚦᛁ ᛋᛏᛁᚾ ᚠᛁᚾᚢᛚᚠᛋ ᛏᚢᛏᛁᛦ ᛅᛏ ᚢᚦᛁᚾᚴᛅᚢᚱ ᚢᛋᛒᛁᛅᚱᚾᛅᛦ ᛋᚢᚾ

‘Sasgerðr pose la pietra, figlia di Finnulfr, in memoria di Óðinkarr, figlio di Ásbjǫrn’

Di seguito due rappresentazioni diverse dello stesso brano:

sąskiriþr risþi stin finulfs tutiʀ at uþinkaur usbiarnaʀ sun

sasgerðr reisti stein finnulfs dóttir at óðinkár ásbjarnar son

Si provi a stabilire quale delle due rappresentazioni è la traslitterazione e quale, invece, è la

trascrizione fonologica del brano.