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glottologia appunti 2025/2026 sapienza
Tipologia: Appunti
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Una stringa è una sequenza lineare di elementi che possiamo chiamare grafemi. I grafemi
appartengono a un certo sistema di scrittura. Un sistema di scrittura, infatti, possiede un inventario di
grafemi. Sono stringe anche la forma fonologica e la forma fonetica delle parole; possiamo immaginare la
fonologia e la fonetica come due “sistemi di scrittura”, ciascuno con il proprio inventario di grafemi. Tutta
la linguistica può essere vista come una “riscrittura” o “trasformazione” di stringhe da un sistema di
scrittura ad un altro. Con “riscrivere” intendiamo che la stringa viene trasforma in un’altra stringa,
composta da grafemi appartenenti a un sistema diverso da quello di partenza, seguendo determinate
regole di corrispondenza. Tali regole associano a ciascun grafema del sistema di partenza, in un certo
contesto di occorrenza, un grafema del sistema di arrivo.
Le operazioni di trascrizione (fonologica o fonetica) e di traslitterazione , di cui si parlerà in questa
dispensa, sono operazioni di riscrittura di stringhe.
Tra gli elementi dei due sistemi di scrittura si instaura un qualche tipo di corrispondenza. Nel caso
più semplice, si tratta di una corrispondenza regolare biunivoca : a ciascun elemento di un sistema
corrisponde esattamente uno, e uno solo, elemento dell’altro sistema (quindi, una corrispondenza uno-a-
uno), e questo in qualsiasi contesto. Un esempio molto banale di rapporto biunivoco tra due sistemi di
scrittura sono le forme “tonda” e “corsiva” dello stesso alfabeto:
a b c d e f g h i l m n o p q r s t u v z
a b c d e f g h i l m n o p q r s t u v z
Infatti, ogni lettera tonda corrisponde precisamente a una lettera corsiva, e ogni lettera corsiva
corrisponde precisamente a una tonda. Possiamo prendere una qualsiasi stringa composta di caratteri
tondi e trasformarla automaticamente nella stringa corsiva corrispondente, ad esempio: scuola → scuola ;
vale anche l’operazione contraria, ad esempio: squadra → squadra.
🖉 Si provi a individuare un altro esempio di corrispondenza biunivoca, che si riscontra nell’uso quotidiano della
scrittura italiana.
Altrimenti, la corrispondenza tra due sistemi di scrittura può essere regolare non biunivoca , quando
a un grafema di un sistema corrispondono diversi grafemi dell’altro sistema, e la scelta tra le varie opzioni
è completamente determinata dal contesto. Un esempio è il passaggio dalla forma ortografica alla forma
fonologica delle parole in italiano (cfr. la dispensa L 5 ): vi sono numerose corrispondenze che non sono
biunivoche (infatti, sono di tipo uno-a-molti), però sono ancora regolari, in quanto sono predicibili in base
al contesto. Infatti, a uno stesso grafema dell’ortografia italiana possono corrispondere diversi fonemi, o
anche sequenze fonemiche, in contesti ortografici diversi, ad esempio:
Grafemi Contesto Fonemi
⟨c⟩
__⟨i, e⟩ → /ʧ/
altrimenti → /k/
⟨sc⟩
⟨a, e, i, o, u⟩__⟨i, e⟩ → /ʃ ʃ/
__⟨i, e⟩ → /ʃ/
altrimenti → /sk/
In questo esempio, infatti, a ciascun grafema corrispondono diverse righe, una per ciascun contesto
rilevante, e in ciascuna riga vi è una sola sequenza fonemica corrispondente.
Infine, il rapporto tra i due sistemi di scrittura può essere non regolare. In questo caso, la
corrispondenza è sempre uno-a-molti, ma non possiamo più determinare in modo “automatico” (cioè, in
base al solo contesto, senza il ricorso ad alcun’altra informazione) a quale elemento del secondo sistema
corrisponderà, in una certa occorrenza, ciascun elemento del primo sistema. Nelle regole della trascrizione
fonologica dell’italiano vi sono alcuni casi isolati di corrispondenza non regolare, ad esempio:
Grafemi Contesto Fonemi
⟨zz⟩ in tutti i contesti → /tʦ/, /dʣ/
⟨o⟩ sotto accento → /o/, /ɔ/
Questi due grafemi, infatti, possono corrispondere a una sequenza fonemica o a un’altra, e tale scelta
non è prevedibile in base al solo contesto. Infatti, nella riga del contesto compaiono non uno ma due diversi
fonemi (o sequenze fonemiche).
🖉 Quali sono gli altri esempi di corrispondenza non regolare tra i grafemi dell’ortografia italiana e i fonemi (o
sequenze fonemiche) dell’italiano?
Un’ortografia famosa per la sua irregolarità è quella inglese: di fatto, la lettura di una certa lettera, o
sequenza di lettere, in un certo contesto di occorrenza, non è quasi mai determinabile tramite regole di
natura contestuale. Una famosa illustrazione di questa irregolarità è la stringa ortografica ⟨ough⟩, che può
corrispondere a numerose stringhe fonologiche diverse, assolutamente non prevedibili dal contesto (esiste
addirittura una voce di Wikipedia su questo):
Ortografia Fonologia Esempi
⟨ough⟩ →
/uː/ ⟨through⟩ → /θruː/
/ʌf/ ⟨rough⟩ → /rʌf/
/ɔːf/ ⟨cough⟩ → /kɔːf/
/oʊ/ ⟨though⟩ → /ðoʊ/
/ɔː/ ⟨thought⟩ → /θɔːt/
/aʊ/ ⟨plough⟩ → /plaʊ/
/ə/ ⟨thorough⟩ → /θʌɹə/
Qui il contesto non riesce affatto a disambiguare l’ortografia: su sette parole, in tre la sequenza ⟨ough⟩
occorre dopo ⟨r⟩, in sei si trova in posizione finale assoluta, in quattro si trova dopo ⟨th⟩; eppure non si
riesce a intravvedere alcuna regolarità: la pronuncia è diversa in tutti e sette i casi.
Il termine trascrizione viene tradizionalmente utilizzato per indicare un tipo ben determinato di
operazione su stringhe: la riscrittura di una stringa ortografica in una fonologica. I due inventari coinvolti
sono, da un lato, l’alfabeto di una certa lingua e, dall’altro lato, il relativo inventario fonologico. Se il
rapporto tra questi due sistemi è di tipo non regolare, allora la trascrizione non può essere attuata in modo
“automatico”, in base al solo contesto in cui si trovano i grafemi di una stringa.
L’ortografia è un’istituzione storica e sociale, spesso non viene modificata per un tempo molto lungo.
La corrispondenza regolare tra ortografia e fonologia si osserva solo nelle ortografie “giovani”, cioè create
appositamente per una certa lingua da poco tempo. Con il passar del tempo, la pronuncia evolve, invece,
l’ortografia, stabile nel tempo, tende ad allontanarsi sempre di più dal rapporto regolare con la fonologia.
Un esempio di ortografia che presenta una corrispondenza regolare biunivoca con la fonologia è il
caso dell’alfabeto turco su base latina, promulgato nel 1928 : fu creato con l’esplicito proposito di ottenere
differenti. Le scritture ideografiche, quindi, possono essere solo trascritte nella forma fonologica (o
fonetica), ma mai traslitterate.
☞ Il concetto di traslitterazione diventa applicabile a un sistema ideografico solo se il sistema di scrittura usato
per la traslitterazione è, a sua volta, ideografico. Un raro esempio concreto di questa situazione potrebbe
essere la corrispondenza tra gli ideogrammi cinesi “tradizionali” e quelli “semplificati”, frutto delle riforme
attuate in Cina negli anni ’ 50 del XX sec. Infatti: entrambi gli inventari sono di tipo ideografico, sono vicini
per la numerosità dei simboli, e la corrispondenza è tendenzialmente regolare biunivoca (anche se alcune
eccezioni alla biunivocità ci sono).
La traslitterazione è l’unica operazione che può essere adoperata nel caso di scritture non ancora
decifrate, oppure appartenenti a lingue morte, la cui forma fonologica non è ben compresa oppure del
tutto ignota, quindi una trascrizione in fonemi sarebbe semplicemente impossibile; cfr. il caso dell’alfabeto
licio (p. 8 ).
La trascrizione e la traslitterazione possono coincidere solo nei rari casi in cui l’ortografia è in
rapporto totalmente biunivoco con la fonologia (cfr. il caso dell’armeno, p. 8 ). Normalmente, invece,
trascrizione e traslitterazione non coincidono affatto; questo è particolarmente evidente, ad esempio, nel
caso di alfabeti consonantici, in quanto la traslitterazione contiene solo le consonanti, mentre la
trascrizione trascrive sia consonanti che vocali, cfr. il caso dell’ebraico (p. 5 ) e dell’aramaico (p. 9 ).
Possiamo quindi definire le principali trasformazioni di stringhe specificando il sistema di partenza,
il sistema di arrivo e il tipo di corrispondenze ammesso; cfr. lo schema seguente:
Sistema di partenza Sistema di arrivo Tipo di corrispondenza ammesso
Trascrizione
fonologica
ortografia fonologia
regolare biunivoca
regolare non biunivoca
non regolare
Trascrizione
fonetica
fonologia fonetica regolare non biunivoca
Traslitterazione
ortografia
(alfabetica o sillabica)
ortografia
(alfabetica)
regolare biunivoca
“Romanizzazione” ortografia
fonologia,
fonetica
regolare non biunivoca
Il rigo della “romanizzazione” è stato incluso per comodità, ma non si tratta di un concetto
formalmente definito, quindi tale rigo è da considerarsi un’approssimazione. Infatti, tale termine si usa solo
nella tradizione degli studi sul cinese, giapponese e coreano, e indica, di volta in volta, qualcosa di diverso
(la romanizzazione del cinese è una trascrizione fonologica, la romanizzazione dei sillabari (kana)
giapponesi è a metà strada tra traslitterazione e trascrizione fonologica; la romanizzazione del coreano è
molto vicina ad essere una traslitterazione).
Nelle pagine seguenti passeremo in rassegna una serie di sistemi di scrittura storicamente attestati,
ciascuno con la propria traslitterazione e, in alcuni casi, anche la trascrizione fonologica e fonetica. Per
ogni sistema di scrittura vengono, inoltre, fornite alcune informazioni sulla lingua per la quale furono
impiegati, nonché altri dettagli sulla forma esterna ed interna della scrittura stessa.
☞ Questo materiale è solo esemplificativo, non è materiale di studio: all’esame non sarà richiesto sapere a
memoria nessuno di questi alfabeti.
L’antico persiano è una lingua iranica parlata durante il periodo dell’Impero Achemenide in Persia.
L’attestazione scritta più antica è l’iscrizione di Dario I sulla roccia di Behistun, del VI sec. a.C. L’antico
persiano venne scritto con un sillabario , creato per l’occasione su ordine dello stesso Dario I. Nel sillabario
antico persiano a ogni grafema può corrispondere un fonema vocalico (V), oppure una sequenza di tipo
C+V; in questi ultimi casi, la vocale si chiama inerente , e può essere /a/, /i/, oppure /u/. I grafemi con vocale
inerente /a/ erano usati anche come simboli per le consonanti isolate (cioè, C), anche se in modo alquanto
incostante. La generale mancanza di regole ortografiche certe rende impossibile ricavare la forma
fonologica delle parole persiane antiche in modo certo. Questo sillabario si ispira al cuneiforme
mesopotamico nella sua forma esterna, ma non nella forma interna, in quanto il cuneiforme classico era
prevalentemente di tipo ideografico, e si evolse gradualmente verso il tipo sillabico solo in epoca tarda.
𐎠 𐎡 𐎢 𐎣 𐎤 𐎧 𐎥 𐎦 𐎨 𐏂 𐎩 𐎪 𐎫 𐎬 𐎰 𐎭 𐎮 𐎯
a i u kᵃ kᵘ xᵃ gᵃ gᵘ cᵃ çᵃ jᵃ jⁱ tᵃ tᵘ θᵃ dᵃ dⁱ dᵘ
𐎱 𐎳 𐎲 𐎴 𐎵 𐎶 𐎷 𐎸 𐎹 𐎺 𐎻 𐎼 𐎽 𐎾 𐎿 𐏀 𐏁 𐏃
pᵃ fᵃ bᵃ nᵃ nᵘ mᵃ mⁱ mᵘ yᵃ vᵃ vⁱ rᵃ rᵘ lᵃ sᵃ zᵃ šᵃ hᵃ
Note
La direzione della scrittura è destrorsa (da sinistra a destra).
La vocale inerente viene tradizionalmente scritta in apice nella traslitterazione.
Il sistema non è coerente: non tutte le combinazioni C+V hanno un simbolo specifico; ad esempio,
ci sono i simboli per mᵃ, mⁱ e mᵘ, mentre nella velare sorda ci sono kᵃ e kᵘ , ma manca kⁱ.
segnava il confine tra parole.
grammaticale indiana antica. Ossia: prima le vocali, poi le occlusive nell’ordine dei luoghi
diaframmatici (velari, palatali, dentali, labiali); seguono le nasali, le sonanti e le sibilanti.
L’alfabeto ebraico è un alfabeto consonantico , discendente diretto dell’alfabeto fenicio.
ʾ b g d h w z ḥ ṭ y k l m n s ʿ p ṣ q r ś š t
Note
La direzione della scrittura è sinistrorsa (da destra a sinistra).
L’unica deroga alla biunivocità sono le varianti finali di cinque lettere ebraiche, traslitterate con lo
stesso simbolo della traslitterazione; si veda ⟨k⟩, ⟨m⟩, ⟨n⟩, ⟨p⟩ e ⟨ṣ⟩.
considerarsi lettere vere e proprie, che indicano dei fonemi consonantici ben precisi.
scritto in ebraico viene fuori una sequenza di sole consonanti, ben lontana dalla reale forma
Note
La direzione della scrittura è destrorsa.
La lettera traslitterata come ⟨s⟩ ha due varianti grafiche posizionali: ς e σ, la prima si usa in fine di
parola, la seconda in tutte le altre posizioni.
lettere vocaliche (altri diacritici, più rari e non obbligatori, sono stati omessi).
⟨h⟩ seguito dalla relativa vocale. Il secondo, lo spirito dolce, in deroga alla biunivocità, viene omesso
in traslitterazione.
nell’ortografia del greco antico; si traslitterano con altrettanti simboli di accenti.
un accento e non più di uno spirito. Si noti che nella traslitterazione si usa il segno di lunga sulle
vocali ⟨ō⟩ ed ⟨ē⟩, che quindi va ad aggiungersi agli eventuali diacritici di spirito ed accento; esempi:
ἁ̃ → ⟨hã⟩, ἔ → ⟨é⟩, ἢ → ⟨ḕ⟩, ὠ̃ → ⟨ō̃⟩, ecc.
a aː b ɡ n d ɛ eː ʣ ɛː tʰ i iː j k l m n ks ɔ oː p r s t u uː w pʰ kʰ ps ɔː h
Note
numerosi dialetti, ognuno con un sistema fonologico proprio. La pronuncia del greco, come viene
insegnata oggi al liceo classico, è una costruzione artificiale, non identificabile appieno con nessun
dialetto specifico del greco antico. Per il nostro schema abbiamo preferito fare riferimento alla
pronuncia ateniese del V sec. a.C.
perché la loro esatta pronuncia è a tutt’oggi dibattuta. Ma si veda il punto 4 più sotto.
determinabile in base al solo contesto.
tali lettere indicheranno necessariamente dei fonemi vocalici lunghi.
La lettera ι indica l’approssimante /j/ se è preceduta da α, ο, oppure υ.
La lettera υ indica l’approssimante /w/ se è preceduta da α oppure ε.
La lettera γ indica il fonema /n/ se seguita dalle lettere γ, κ, ξ o χ; in tutti gli altri contesti indica /ɡ/.
Le lettere ξ e ψ indicano sequenze consonantiche /ks/ e /ps/, anziché consonanti singole.
Le lettere θ, φ e χ si traslitterano come ⟨th⟩, ⟨ph⟩ e ⟨kh⟩, ma si trascrivono come /tʰ/, /pʰ/ e /kʰ/.
Il licio è una lingua indoeuropea del gruppo anatolico (quindi imparentata con l’ittito, il luvio, il lidio
ecc.); fu parlato nell’antica Licia (nell’attuale Turchia sud-occidentale) nel V–II sec. a.C. Il licio utilizzava
un proprio alfabeto, che è stato decifrato solo parzialmente. Infatti, alcune lettere sono chiaramente di
origine greca, e quindi il loro valore sembra più o meno vicino ai valori dell’alfabeto greco. Altre lettere
hanno la forma esterna di certe lettere greche, ma un valore di pronuncia palesemente diverso; infine,
alcuni grafemi sono di origine ignota, probabilmente furono inventati apposta. Il loro valore fonologico è
ricostruito solo ipoteticamente, grazie al confronto con altre lingue anatoliche e il greco. Il licio, quindi, è
un buon esempio di una scrittura che possiamo solo traslitterare, ma non trascrivere.
𐊀 𐊂 𐊄 𐊅 𐊆 𐊇 𐊈 𐊛 𐊉 𐊊 𐊋 𐊍 𐊎 𐊏 𐊒 𐊓 𐊔 𐊕 𐊖 𐊗 𐊁 𐊙 𐊚 𐊐 𐊑 𐊘 𐊌 𐊃 𐊜
a b g d i w z h θ j k l m n u p κ r s t e ã ẽ m̃ ñ τ q β χ
Note
La direzione della scrittura è solitamente destrorsa.
I simboli della traslitterazione sono abbastanza convenzionali, non vanno interpretati come veri
simboli fonetici. La pronuncia di molti grafemi è oggetto di discussione; ad esempio, il grafema 𐊃,
traslitterato convenzionalmente come ⟨β⟩, è interpretato fonologicamente come un’occlusiva
labiovelare /kʷ/ da alcuni studiosi, e come bilabiale sonora /b/ da altri.
L’armeno è una lingua indoeuropea che fa gruppo a sé. L’alfabeto armeno fu creato apposta per
trascrivere l’armeno classico all’inizio del V sec. d.C. durante il processo di cristianizzazione del paese. La
forma interna dell’alfabeto armeno si basa su quella dell’alfabeto greco, mentre la forma esterna dei
caratteri è totalmente irrelata a qualsiasi scrittura preesistente.
a b g d e z ê ə tʿ ž i l x c k h j ł č
m y n š o čʿ p ǰ r ̄ s v t r cʿ w pʿ kʿ ô f
Note
a b ɡ d ɛ z e ə tʰ ʒ i l x ʦ k h ʣ ł ʧ
m j n ʃ ɔ ʧʰ p ʤ rː s v t r ʦʰ w pʰ kʰ o f u
Note
destrorsa, sinistrorsa, oppure bustrofedica (in cui si alternano righe destrorse e sinistrorse).
dagli studiosi moderni in base alla pronuncia delle prime sei lettere dell’alfabeto runico.
esempio, la lettera ᛘ era chiamata (in antico nordico) mannr ‘uomo’, la lettera ᚠ era chiamata fé
‘ricchezza’, ecc. Questi nomi evocativi hanno contribuito non poco alla diffusione dell’esoterismo
runico in epoca moderna.
in inglese). Tale simbolo di traslitterazione deriva proprio dalla lettera runica che traslittera; al giorno
d’oggi il grafema ⟨þ⟩ fa parte dell’alfabeto su base latina utilizzato in Islanda.
alveolare. Nelle fasi diacroniche successive delle lingue scandinave tale fonema si defonologizzò
andando a confluire nel fonema /r/ (rotacismo); tuttavia, la runa ᛦ rimase nell’uso, indicando o il
fonema /r/ in posizione finale di parola, o altri fonemi totalmente dissimili.
Altre lettere gotiche potrebbero derivare da lettere runiche (cfr. got. 𐌾, 𐍉 e run. ᛃ, ᛟ); tuttavia, tali
lettere erano già scomparse all’epoca del fuþark recente; pertanto, non sono state incluse nella nostra
tabella.
sono solo 16 , mentre il numero di fonemi arrivava, secondo i dialetti, fino a una trentina. Quindi,
molte lettere potevano indicare più di un fonema, senza che li si potesse determinare in base al
contesto. Così, le lettere consonantiche potevano indicare sia un’occlusiva sorda che la corrispettiva
sonora (ad esempio, ᛒ per /b/ ma anche /p/; ᛏ per /t/ ma anche /d/). Le lettere vocaliche potevano
indicare sia la vocale pura che quella nasalizzata, oppure anche una vocale articolatoriamente vicina
(ad esempio, ᚭ per /ą/ ma anche /o/ e /æ/; ᛁ per /i/ ma anche /e/). Le nasali in posizione
preconsonantica spesso non venivano scritte. Questo rende l’ortografia runica estremamente
irregolare e imprevedibile, e le iscrizioni runiche difficili da leggere e interpretare fonologicamente.
Ad esempio, una stringa come ᛏᚱᛁᚴ poteva avere un numero molto grande di letture possibili: /trik/,
/trek/, /drig/, /dreg/, /tring/, /dreng/, e così via. Nel tardo Medioevo quest’ambiguità ortografica fu
mitigata tramite l’introduzione di nuove lettere e diacritici, di cui però non teniamo conto nella
nostra tabella.
Si consideri la corrispondenza fonemi → foni per l’italiano (usando la dispensa L 5 ). A quale tipo
appartiene tale corrispondenza: regolare biunivoco, regolare non biunivoco oppure non regolare?
La dispensa L 5 illustra, con l’apposita tabella, le corrispondenze grafemi → fonemi. Tuttavia, non dice
nulla sulla corrispondenza inversa, ossia fonemi → grafemi. Si provi a immaginare, a quale tipo
apparterrebbe tale corrispondenza: regolare biunivoco, regolare non biunivoco oppure non regolare?
Ecco un brano in ebraico (il primo versetto del libro della Genesi):
a. Traslitterarlo in caratteri latini.
b. C’è qualche lettera ebraica che appare nella variante finale?
Ecco un elenco di nomi biblici in ebraico:
Ecco gli stessi nomi presi dalla versione latina della Bibbia (in ordine cambiato):
David Johannes Elisabeth Abraham Moses
a. Si provi a collegare ognuno dei prototipi ebraici con la relativa versione latina, tenendo conto che
quest’ultima rappresenta un tentativo di trascrizione fonologica delle parole ebraiche con i mezzi
dell’alfabeto latino; tentativo alquanto maldestro e approssimativo, fatto dai traduttori antichi della Bibbia.
b. C’è qualche lettera ebraica che appare nella variante finale?
Ecco un elenco di nomi biblici in ebraico:
Ecco gli stessi nomi presi dalla versione greca della Bibbia (in ordine cambiato; per semplicità, le
maiuscole sono state sostituite con le minuscole):
σαμψών μαριάμ ἰσαάκ γαβριήλ ἰησου̃ς
a. Si provi a collegare ognuno dei prototipi ebraici con la relativa versione greca, tenendo conto che
quest’ultima rappresenta un tentativo di trascrizione fonologica delle parole ebraiche con i mezzi
dell’alfabeto greco. Anche in questo caso, la trascrizione è abbastanza maldestra. Suggerimento: per
eseguire l’esercizio è utile traslitterare in caratteri latini sia le parole greche che quelle ebraiche.
b. C’è qualche lettera ebraica che appare nella variante finale?
c. Che tipo di regola di corrispondenza si osserva tra i grafemi ebraici e i grafemi greci: regolare
biunivoco, regolare non biunivoco, non regolare?
Ecco una serie di lettere vocaliche greche con uno o due diacritici:
ἀ ἃ ἤ ὕ ω̃ ἱ̃ ἀ̃
Darne la traslitterazione in caratteri latini.
Presentiamo l’incipit di un’iscrizione runica su pietra, trovata in Danimarca (con traduzione):
ᚦᚢᚱᚠᛅᛋᛏᚱ ᛅᚢᚴ ᚦᚢᚱᛁᛚᛋ ᛅᚢᚴ ᛒᚢᚠᛁ ᚦᛁᛦ ᛋᛅᛏᚢ ᚴᚢᛘᛚ ᚦᚢᛋᛁ ᛅᚠᛏᛁᛦ…
‘Þorfastr e Þorgísl e Bófi, loro posero questo monumento per…’
Di seguito due rappresentazioni diverse dello stesso brano:
þorfastr ok þorgisl ok bofi þeʀ sattu kumbl þøsi æftiʀ…
þurfastr auk þurils auk bufi þiʀ satu kuml þusi aftiʀ…
Si provi a stabilire quale delle due rappresentazioni è la traslitterazione e quale, invece, è la
trascrizione fonologica del brano.
Presentiamo l’incipit di un’iscrizione runica su pietra, trovata in Danimarca (con traduzione):
ᛋᚭᛋᚴᛁᚱᛁᚦᚱ ᚱᛁᛋᚦᛁ ᛋᛏᛁᚾ ᚠᛁᚾᚢᛚᚠᛋ ᛏᚢᛏᛁᛦ ᛅᛏ ᚢᚦᛁᚾᚴᛅᚢᚱ ᚢᛋᛒᛁᛅᚱᚾᛅᛦ ᛋᚢᚾ
‘Sasgerðr pose la pietra, figlia di Finnulfr, in memoria di Óðinkarr, figlio di Ásbjǫrn’
Di seguito due rappresentazioni diverse dello stesso brano:
sąskiriþr risþi stin finulfs tutiʀ at uþinkaur usbiarnaʀ sun
sasgerðr reisti stein finnulfs dóttir at óðinkár ásbjarnar son
Si provi a stabilire quale delle due rappresentazioni è la traslitterazione e quale, invece, è la
trascrizione fonologica del brano.