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Riassunto orti urbani Milano del libro Green Belt e altre espressioni di verde urbano
Tipologia: Sintesi del corso
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Giardini e parchi pubblici, privati, condivisi… La funzione del verde urbano si è progressivamente modificata negli ultimi decenni per l’aumento delle necessità di riqualificazione degli spazi pubblici ma anche per l’incapacità a conseguire adeguati risultati di miglioramento ambientale senza il crescente concorso di soggetti privati. Seguendo l’Istat, emerge come gran parte dei capoluoghi italiani presentino un notevole ritardo nella redazione dei Piani del verde, oggi obbligatori. Risulta infatti che solo 25 comuni sono in grado si rispondere positivamente a tali piani. Se ne deduce che in media un comune dedica quasi la metà del proprio territorio a coltivazioni, mentre approssimativamente 1/6 è classificato come bene oggetto di tutela naturalistica. Il vero e proprio verde urbano è quindi presente con una quota non così elevata, se comparata con la superficie agricola, che nel complesso rappresenta il 44,3% dell’area comunale secondo l’ultimo censimento. Un rapporto sano con il territorio è quello che comporta un uso dinamico, diversificato e utile degli spazi sia pubblici che privati e delle fasce di raccordo infrastrutturale (come le piste ciclabili). Riguardo una funzione sociale e ricreativa degli spazi periurbani, è facilmente inquadrabile in attività manuali e creative delle pratiche agricole tradizionali. L’influenza urbana sulle trasformazioni agrarie è massima. In Italia, il fenomeno degli orti urbani è di recente attuazione ed è un fenomeno che occupa spazi vuoti ed ex industriali. Ben noti sono gli “orti di guerra” , appezzamenti che trovavano collocazione, a causa dell’emergenza alimentare (di sostentamento). Poi abbiamo gli orti sociali - > rivolti ai pensionati e alle famiglie numerose e a basso reddito; gli orti terapeutici (per la salute) - > per i soggetti con disabilità o anche a scopo salutistico; orti didattici (per la scuola) e infine gli orti comunitari o collettivi pensati a livello di quartiere o ad accesso libero. In Inghilterra nella prima metà del ‘900 cresce in Gran Bretagna il numero di orti urbani, definibili soprattutto come orti di guerra o per l’approvvigionamento di emergenza ma torna a calare con la crescita dell'espansione edilizia. Anche in Germania si colloca a metà XIX secolo una sistematizzazione giuridica degli orti urbani. In Germania preme anzitutto porre in risalto l’aspetto estetico dei giardini legati da un’uniformità espressiva ad esempio la Kleingarten (un giardino o un orto urbano che si trova in un complesso composto sia da giardini individuali
qui troviamo keingarten ma sono presenti anche orti urbani legati alla sua passata divisione. Ne è un esempio il Tempelhof un orto comunitario che occupa gran parte dell'aeroporto dismesso ed è diventato luogo centrale; preziosa è l'ubicazione centrale. Si cita anche il “ Community garden ”, definito come “giardino mobile” , inizia la sua attività nel 2009, grazie all’azione dei residenti dell’area, con la bonifica dei rifiuti presenti e l’introduzione di piante. In Polonia ci sono i Dzialka degli orti che forniscono generi alimentari basilari. Gli orti sono ordinatamente normati per legge, il compito principale è quello di tenere in buone condizioni agro economiche e paesaggistiche il terreno assegnato. Curiosa è la prescrizione di divieto nei confronti della coltivazione di patate e di pomodori giudicati come generi alimentari non adeguati da un punto di vista estetico. La vendita dei prodotti è tassativamente vietata. Italia : i n tempi recenti , tornando a considerare il nostro Paese, le norme comunali sono aumentate e si sono migliorate a riguardo della gestione degli orti urbani. A causa della mancanza di un’unica normativa di riferimento si rilevano disfunzioni e confusioni. Si preferisce utilizzare l’accezione di orti urbani ponendo anzitutto in risalto la loro ubicazione interna all’abitato o comunque a esso direttamente riferibile. Anche se lo scopo di tali orti urbani è quello sociale, motorio e di relax. Numerosi esempi si riscontrano in corrispondenza alla aree metropolitane dell’Italia settentrionale. A Milano g li orti vengono destinati in prevalenza ad associazioni; da ciò si evince come tra i principali scopi ci sia un potenziamento della socializzazione, soprattutto in riferimento a gruppi marginali (come gli immigrati). La cura dell’ambiente è perseguita attraverso il recupero delle aree vuote e degradate. Inoltre è severamente vietato commercializzare i prodotti coltivati ed assumere dipendenti. Esiste poi un regolamento (fine anni ’80)
per gli orti urbani ricadenti nel Parco Agricolo Sud Milano: 35 orti vengono sottomessi ad un unico regolamento. Nell’ottica dell’orto sociale tali progetti vengono racchiusi in “ Nutrire la città che cambia” - > nel 2014 si inizia a sperimentare l'introduzione di coltivazioni esotiche selezionando aziende precise: il programma “Nutrire la città che cambia” inizialmente ha l'intento di introdurre prodotti di provenienza esotica (americana e africana): come la quinoa, l'okra. Pisa - > San Giuliano Terme: associazione “ortipisani” orti sociali per l'integrazione di stranieri.