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L'osservazione educativa: tecniche e metodi per l'analisi del comportamento infantile, Prove d'esame di Modelli e tecniche di progettazione, organizzazione e ricerca educativa

libro riassunto per esame con la professoressa Perrucchini Paola

Tipologia: Prove d'esame

2018/2019

Caricato il 24/07/2019

vilma96
vilma96 🇮🇹

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OSSERVARE PER EDUCARE
ESERCIZIO SCELTO POSSIBILI UTILIZZI DELL’OSSERVAZIONE IN AMBITO EDUCATIVO
L’OSSERVAZIONE PER L’ACQUISIZIONE DELLE CONOSCENZE
Qualsiasi relazione educativa sarà più efficace quanto più l’educatore ha una conoscenza
approfondita e individualizzata del bambino, del ragazzo o del giovane, in quanto si trovano le
strategie più adatte ad esso.
Come è possibile per l’insegnante raggiungere il tipo di conoscenza approfondita e
individualizzata per svolgere il proprio compito di insegnante e di educatore? Il metodo
proposto e pensato più efficace è quello dell’osservazione diretta del normale comportamento del
bambino nel contesto educativo. L’utilizzo di test basati su prove da superare o su domande a cui
rispondere non sono al quanto efficaci: i test sono una forma indiretta di conoscenza dell’alunno
che possono affiancare, ma non sostituire le informazioni che deve ricavare l’insegnante
autonomamente e direttamente; i risultati di un test costituiscono una sorta di “fotografia” statica
delle competenze e delle capacità dimostrate da un bambino ed infine un test non può essere
ripetuto più volte nel tempo per dare conto delle eventuali modifiche nelle prestazioni del soggetto
esaminato l’osservazione diretta del comportamento può essere ripetuta variando i contesti, i tempi
e i partecipanti. Infine i bambini nell’età prescolare si rivelano soprattutto con il comportamento, è
difficile somministrare lo prove e verifiche.
Come e quando osservarel’osservazione sistematica è diverso dal semplice guardare ciò che fa un
bambino, ma è guidata da uno specifico obiettivo; implica delle procedure particolari e si utilizzano
tecniche per registrare ciò che è stato osservato quindi “formalizzazione” + “sistematizzazione”
delle osservazioni. Prima di tutto devono essere definiti i scopi per cui l’osservazione viene fatta.
Lo scopo principale prioritario tra gli obiettivi la valutazione del livello di sviluppo raggiunto dal
singolo bambino. Lo scopo ultimo invece, è quello di avere una conoscenza globale del bambino.
Per definire gli obiettivi, sarebbe adeguato, a fine di una giornata lavorativa, annotare ciò che è
“rimasto in mente” del comportamento dei diversi bambini. Fare questo esercizio di seguito per più
giorni, permette all’insegnante, di dare valutazioni sempre più veritiere in quanto permetterà di
rendersi conto se le registrazioni dei comportamenti di un particolare bambino sono più numerose
rispetto a quelle relative ad altri o se quel determinato comportamento è attivo solo in casi
particolari o se rappresenta un campione significativo dei normali comportamenti esibiti dal
bambino. Nel percorso per diventare un buon osservatore, una tappa importante è costituita dalla
capacità di rendersi conto che ciò che si è osservato non è sufficiente per formulare un giudizio
adeguato ed inoltre è indispensabile poter osservare lo stesso individuo in situazioni e contesti
diversi o in situazioni simili, ma in interazione con individui diversi.
Per essere valida, un’osservazione, in un contesto educativo, deve essere sistematica ossia
richiedere un’attenta programmazione dei tempi e dei contesti di osservazione avviene quando
l’osservazione assume la forma di una “descrizione narrativa” di ciò che accade sotto i nostri occhi
e si utilizzano tecniche formali ovvero di una “griglia di osservazione” che è un insieme di
descrizioni comportamentali, legate da relazioni specifiche; utilizzata per rilevare i comportamenti
che interessano il ricercatore. A differenza della semplice osservazione, dove viene annotato solo
ciò che secondo noi, ha attirato attenzione, senza mai specificarlo; la griglia di osservazione
sistematica ci aiuta a focalizzare il nostro interesse su quei comportamenti che, precedentemente,
abbiamo deciso essere rilevanti per il particolare scopo a cui l’osservazione è finalizzata. Prima di
tutto bisogna esplicitare quali comportamenti osservare sulla base delle finalità dell’osservazione
stessa (se lo scopo è capire come si relazione il bambino all’interno del gruppo, si osserverà il gioco
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OSSERVARE PER EDUCARE

ESERCIZIO SCELTO POSSIBILI UTILIZZI DELL’OSSERVAZIONE IN AMBITO EDUCATIVO

L’OSSERVAZIONE PER L’ACQUISIZIONE DELLE CONOSCENZE

Qualsiasi relazione educativa sarà più efficace quanto più l’educatore ha una conoscenza approfondita e individualizzata del bambino, del ragazzo o del giovane, in quanto si trovano le strategie più adatte ad esso.

Come è possibile per l’insegnante raggiungere il tipo di conoscenza approfondita e individualizzata per svolgere il proprio compito di insegnante e di educatore? Il metodo proposto e pensato più efficace è quello dell’osservazione diretta del normale comportamento del bambino nel contesto educativo. L’utilizzo di test basati su prove da superare o su domande a cui rispondere non sono al quanto efficaci: i test sono una forma indiretta di conoscenza dell’alunno che possono affiancare, ma non sostituire le informazioni che deve ricavare l’insegnante autonomamente e direttamente; i risultati di un test costituiscono una sorta di “fotografia” statica delle competenze e delle capacità dimostrate da un bambino ed infine un test non può essere ripetuto più volte nel tempo per dare conto delle eventuali modifiche nelle prestazioni del soggetto esaminato l’osservazione diretta del comportamento può essere ripetuta variando i contesti, i tempi e i partecipanti. Infine i bambini nell’età prescolare si rivelano soprattutto con il comportamento, è difficile somministrare lo prove e verifiche.

Come e quando osservare l’osservazione sistematica è diverso dal semplice guardare ciò che fa un bambino, ma è guidata da uno specifico obiettivo; implica delle procedure particolari e si utilizzano tecniche per registrare ciò che è stato osservato quindi “formalizzazione” + “sistematizzazione” delle osservazioni. Prima di tutto devono essere definiti i scopi per cui l’osservazione viene fatta. Lo scopo principale prioritario tra gli obiettivi la valutazione del livello di sviluppo raggiunto dal singolo bambino. Lo scopo ultimo invece, è quello di avere una conoscenza globale del bambino. Per definire gli obiettivi, sarebbe adeguato, a fine di una giornata lavorativa, annotare ciò che è “rimasto in mente” del comportamento dei diversi bambini. Fare questo esercizio di seguito per più giorni, permette all’insegnante, di dare valutazioni sempre più veritiere in quanto permetterà di rendersi conto se le registrazioni dei comportamenti di un particolare bambino sono più numerose rispetto a quelle relative ad altri o se quel determinato comportamento è attivo solo in casi particolari o se rappresenta un campione significativo dei normali comportamenti esibiti dal bambino. Nel percorso per diventare un buon osservatore, una tappa importante è costituita dalla capacità di rendersi conto che ciò che si è osservato non è sufficiente per formulare un giudizio adeguato ed inoltre è indispensabile poter osservare lo stesso individuo in situazioni e contesti diversi o in situazioni simili, ma in interazione con individui diversi.

Per essere valida, un’osservazione, in un contesto educativo, deve essere sistematica ossia richiedere un’attenta programmazione dei tempi e dei contesti di osservazione avviene quando l’osservazione assume la forma di una “descrizione narrativa” di ciò che accade sotto i nostri occhi e si utilizzano tecniche formali ovvero di una “ griglia di osservazione ” che è un insieme di descrizioni comportamentali, legate da relazioni specifiche; utilizzata per rilevare i comportamenti che interessano il ricercatore. A differenza della semplice osservazione, dove viene annotato solo ciò che secondo noi, ha attirato attenzione, senza mai specificarlo; la griglia di osservazione sistematica ci aiuta a focalizzare il nostro interesse su quei comportamenti che, precedentemente, abbiamo deciso essere rilevanti per il particolare scopo a cui l’osservazione è finalizzata. Prima di tutto bisogna esplicitare quali comportamenti osservare sulla base delle finalità dell’osservazione stessa (se lo scopo è capire come si relazione il bambino all’interno del gruppo, si osserverà il gioco

con i compagni, lo scambio di giochi ecc.). è molto importante che ogni osservatore costruisca la propria griglia di osservazione, sulla base delle proprie specifiche esperienze e dello specifico contesto in cui opera.

Una volta determinato quale sia l’ambito di sviluppo del bambino su cui si vogliono raccogliere informazioni è importante stabilire il “livello di ampiezza delle categorie di osservazione” per evitare di sovraintendere o sovrainterpretare le azioni dei più piccoli (ad esempio alzare il dito medio, che i più piccoli lo fanno senza capire il perché si fa) l’ “ approccio etologico ” ha insistito sull’uso di “ microcategorie ” secondo tale approccio, nell’oss. del comp. infantile deve essere evitata l’utilizzazione di categorie interpretative come “socievolezza” o “aggressività” limitandosi a registrare solo comportamenti direttamente osservabili come “sta vicino ad un altro bambino” o “morde un altro bambino”. Questo approccio ha evidenziato i rischi che si possono correre utilizzando descrizioni del comportamento eccessivamente “soggettive” e quindi dotate di scarsa validità scientifica. SCOPO APPROCCIO ETOLOGICO : rilevazione di semplici movimenti compiuti dal bambino, in quanto è più oggettiva ma allo stesso tempo poco informativa. Tuttavia, non è possibile stabilire a priori se sia meglio utilizzare una serie di categorie “semplici” che fanno riferimento a comportamenti direttamente osservabili oppure se convenga “categorizzare il comportamento infantile” in unità più complesse dotate di significato.

Quindi la griglia di osservazione è l’insieme di descrizioni comportamentali legate da specifiche relazioni. Il tipo di relazione che intercorre tra i comportamenti che dovrebbero essere osservati definisce anche il tipo di “griglia di oss.” cui appartiene. Ci sono tre tipi di griglia di osservazione:

  1. Schemi di codifica l’osservatore, deve definire, prima di iniziare a osservare, quali sono i comportamenti che intende osservare, in base alle ipotesi date in principio. Questo tipo di griglia si focalizza sull’osservazione di categorie relative alla stessa variabile sottostante, di simile ampiezza e mutualmente esclusive, possono essere organizzate anche in maniera gerarchica, ad esempio gli schemi di codifica relativi al gioco e all’attività esplorativa. (giudizio quantitativo analitico).
  2. Checklist rilevazione dello sviluppo di una competenza chiaramente definibile e limitata: in questo caso una serie di comportamenti è descritta in ordine logico di sviluppo e l’osservatore deve indicare la presenza o l’assenza di ognuno, direttamente mentre osserva. Descrizioni chiare e oggettive (scende le scale alternando i passi, corre mostrando controllo della velocità, saltella su un piede solo ecc.) indicando così il livello a cui si colloca il bambino rispetto ai coetanei).
  3. Scale di valutazione giudizio quantitativo di tipo globale, tramite il quale l’osservatore, sulla base di un periodo di osservazione adeguato, codifica in maniera sintetica la frequenza con cui un certo comportamento si manifesta. È più veloce rispetto agli schemi di codifica, nel dare i risultati, ma crea problemi di attendibilità.

Principali tecniche di rilevazione del comportamento le principali tecniche dipendono dalla comparsa di un determinato comportamento; dalla frequenza con cui un comportamento si manifesta e infine, la sua “dimensione temporale” (ad es. per valutare il grado di coinvolgimento di un bambino nel gruppo dei pari potrebbe essere utile valutare la % di tempo che il bambino occupa giocando da solo rispetto a quella impiegata in giochi sociali. Il più semplice metodo di rilevazioni quindi è quello di predisporre un foglio di codifica in cui i comportamenti che l’osservatore, intende rilevare, sono già indicatie il suo compito sarà quello di marcarne la comparsa (una o più volte a seconda della comparsa). metodo adatto per osservazione diretta. Se però non si vogliono perdere informazioni, rispetto alla dimensione temporale, diventa più complesso: dobbiamo rilevare non solo la comparsa ma anche la durata di quel determinato comportamento. Il metodo più preciso

L’osservazione negli incontri con i genitori l’osservazione è quel fenomeno che facilita anche la comunicazione tra educatori e genitori o contente ai genitori di apprendere o comprendere meglio alcuni semplici modi di interagire con il proprio figlio. Questo tipo di osservazione è a scopo “informativo” (opportuno sarebbe l’utilizzo di videoregistrazioni quando ci sono inserimenti che illustri ai genitori le caratteristiche strutturali del servizio, l’organizzazione tipo della giornata ecc.) dando la possibilità al genitore di conoscere il contesto in cui il bambino passerà le sue giornate e il motivo di particolari scelte educative. Lo scopo di un’osservazione informativa è quella di far comprendere quindi ai genitori: gli aspetti che caratterizzano l’organizzazione del servizio (spazi disponibili, i ritmi della giornata ecc.); gli obiettivi educativi del servizio e le strategie programmate per il loro raggiungimento; sequenze di comportamenti o situazioni-tipo che dimostrino l’importanza delle scelte operative fatte. Sarebbe opportuno fare un filmato che duri 20 minuti. Un altro impiego dell’osservazione come mezzo per fornire informazione hai genitori è il diario di bordo (dove si annotano le informazioni generali sui singoli bambini del gruppo o della sezione: es. pasti assunti dal bambino; le ore dedicate al sonno o al gioco ecc.). il diario di bordo mantiene attiva la comunicazione coi genitori e permette ai genitori di comprendere al meglio il proprio figlio, in loro assenza. Vengono annotate ad esempio il tipo di attività proposta; le reazioni dei bambini (approccio iniziale del gioco, livello di coinvolgimento ecc.); le interazioni del bambino coi pari e con l’educatrice ecc. Si dispone di uno “schema-tipo” dove vengono annotate le informazioni rilevate tramite l’osservazione diretta e poi vengono confrontate con le altre educatrici. Questo metodo può essere riprodotto anche per a scuola dell’infanzia, non solo dell’asilo.

IMPORTANTE: in alcuni casi può risultare difficile interpretare correttamente alcuni segnali del bambino, come ad esempio le mamme molto giovani (che possono trovare difficile interpretare, ad esempio, il pianto del bambino). In situazioni simili, può risultare utile proporre un “ addestramento ” alla lettura dei segnali del bambino all’interno di una serie di incontri di gruppo rivolti anche ad altri genitori e guidati da un esperto. Lo scopo quindi è formativo e l’addestramento non è mirato ad affrontare difficoltà di uno o più genitori specifici per questo sarebbe opportuno utilizzare materiale videoregistrato relativo a bambini di genitori diversi da quelli che partecipano all’addestramento (con consenso dei genitori dei bambini filmati).

ESERCIZIO (addestramento proposto al gruppo) È stato fatto un “addestramento” alla lettura dei segnali del bambino condotta con un gruppo di genitori di bambini irritabili. Questo addestramento fa riferimento ai principi della “teoria dell’attaccamento” di Bowlby: perché un bambino si senta “sicuro” è necessario che il genitore sia “sensibile” ovvero che sia in grado di prestare attenzione ai segnali del bambino, di percepirli correttamente e di rispondervi in maniera appropriata. Quindi la “ sicurezza dell’attaccamento ” (la fiducia che matura il bimbo verso al figura di riferimento che lo comprende e lo aiuta nei momenti di disagio) è fortemente influenzata da quella che abbiamo definito “ sensibilità materna ”.

L’addestramento prevedeva quattro fasi:

  • Affinare la capacità di leggere i segnali del bambino in questa fase i genitori dovevano annotare tutti i segnali che, a loro avviso, i bambini avevano mandato nella sequenza di videoregistrazione precedentemente mostrata. Le sequenze di videoregistrazione duravano al massimo 5 minuti e potevano essere riviste più volte, se non comprese o la lettura dei partecipanti fosse non concorde. Questa 1° fase si concludeva con il confronto delle annotazioni raccolte dai genitori che partecipavano al gruppo. I genitori non dovevano interpretare il segnale ma solo percepirlo, “catturarlo” (ad esempio il pianto, il sorriso, lo sguardo rivolto alla madre ecc.). Quindi bisognava solo “identificare” i segnali. Una volta

raggiunto l’accordo all’interno del gruppo su quali comportamenti potevano essere considerati segnali si passa alla seconda fase.

  • Interpretare in modo corretto il segnale del bambino prevedeva quindi la loro corretta interpretazione. I genitori venivano invitati a specificare, per ognuno dei segnali identificati, la richiesta o l’intenzione espressa dal bambino. La fase si concludeva col confronto delle interpretazioni effettuate dai partecipanti e i loro relativo motivo.
  • Identificare la risposta prodotta dal genitore fase dedicata alla selezione delle risposte date ai segnali del bambino. I genitori erano invitati ad identificare, nel filmato, il comportamento del genitore adottato come risposta (o non risposta) al segnale del bambino. Anche questa fase concludeva con confronto delle annotazioni prodotte dai singoli partecipanti e con la revisione de filmato al fine di raggiungere un accordo su quanto osservato. Quindi i genitori dovevano solo identificare la risposta data dal genitore e non la sua efficacia.
  • Verificare l’efficacia della risposta i partecipanti dovevano esprimere il loro pensiero, sull’efficacia della risposta emessa dal genitore. Veniva chiesto di valutare quanto la risposta fosse stata contingente al segnale inviato dal bambino e che effetti avesse avuto sul suo comportamento. I genitori erano solo a far riferimento alla loro esperienza e come rispondevano al segnale del bambino, nel loro caso.

Se avviene un “intoppo” in queste fasi, il bambino si sente incompreso dall’adulto. Ciò può portare alcuni bambini ad intensificare il segnale o al contrario, a reprimere quei “bisogni” che non vengono capiti o accettati.

Per l’addestramento è stato utilizzato del materiale videoregistrato di bambini con diverso temperamento ripresi nelle normali situazioni di vita quotidiana, nel contesto dell’ambiente familiare. L’addestramento era rivolto a mamme che avevano partorito da circa 3 o 4 mesi. Abbiamo utilizzato videoregistrazioni di bambini di età compresa fra i 3 e i 12 mesi. L’addestramento è stato proposto a gruppi di 4 o 5 genitori al massimo.

ESERCIZIO (intervento video-feedback) Esiste inoltre, un altro tipo di addestramento, basato sull’osservazione, rivolto alla coppia genitore-bambino e anche se è un intervento di tipo educativo, questo approccio si configura maggiormente come intervento psicoterapeutico. Per questo viene affidato solitamente a uno psicologo o a un educatore che conduce gli incontri con l’intera èquipe psicopedagogica di cui fa parte. Si differenzia da quello precedentemente illustrato per due motivi: è individuale e non di gruppo; vengono utilizzate sequenze videoregistrate di comportamento della coppia che partecipa all’intervento. Questo tipo di intervento è consigliato alle insegnanti di sostegno, che trovano difficile interpretare alcuni segnali del bambino. In questo caso, la visione del materiale v.r, effettuata con esperto o colleghe, può aiutare meglio a comprendere la situazione del bambino e a sviluppare strategie di intervento più mirate.

Per comprendere la differenza tra addestramento proposto al gruppo e l’intervento con video- feedback Proponiamo lo schema-tipo di un intervento volto, anche in questo caso, a stimolare la sensibilità materna ai segnali del bambino. L’intervento presentato (realizzato all’interno di un programma di prevenzione dei disturbi di relazione madre-bambino promosso dall’ospedale pediatrico “Giovanni XXII e dall’università di Bari) prende spunto da un’esperienza condotta in Olanda dal gruppo di ricerca coordinato dal professor Marius Ijzendoorn. Anche in questo caso si procede associando informazioni di natura teorica tramite materiale videoregistrato. L’intervento è suddiviso in 5 sessioni, ognuna delle quali affronta un tema diverso:

anche attraverso l’osservazione di un “ modello ” ad esempio il tutor al quale la persona in formazione viene affidata (es. Silvia con me):

  • Svantaggio : se l’allievo in formazione ha la possibilità di osservare le abilità professionali del tutor in situazioni reali, tuttavia sarà influenzato solo da quel determinato “modello”. Diventa quindi un “apprendimento per imitazione” o per somiglianza ad un certo modello- _> e che quindi possono ridurre lo spirirto critico del soggetto in formazione e chiuderlo ad approcci educativi diversi da quelli osservati.

Questa modalità di osservazione, se utilizzata come forma unica di addestramento, può ostacolare la ricerca che ogni soggetto in formazione dovrebbe condurre su se stesso, al fine di analizzare le condizioni della situazione educativa che affronta e trovare gli strumenti adatti a rispondervi. Una modalità efficace di formazione attraverso ‘osservazione (che riduce tali rischi) prevede che il processo di formazione (relativo all’acquisizione di abilità specifiche) sia suddiviso in 4 fasi distinte:

  1. Preparazione teorica questa fase dovrebbe fornire, attraverso delle lezioni o letture, informazioni circa ogni specifica abilità professionale da acquisire o perfezionare.
  2. Osservazione e identificazione delle abilità il soggetto in formazione dovrebbe essere aiutato a identificare, nelle situazioni osservate, le competenze professionali di interesse, i suoi vantaggi e svantaggi che comporta nei contesti presi in esame. Utilizzare videoregistrazioni sarebbe ancor più efficace in quanto: il soggetto in formazione ha la possibilità di rivedere più volte il filmato, solo o con il tutor, potendo cogliere una varietà di sfumature, che prima gli erano sfuggite.
  3. (^) Esperienza diretta il tirocinante viene invitato a prendere parte attivamente a un intervento educativo che richiede l’impiego delle abilità specifiche per la quale è in corso a formazione. Tale esperienza, meglio se videoregistrata, sarà oggetto di analisi nella fase successiva del percorso formativo.
  4. Valutazione dell’esperienza questa fase è dedicata alla visione del filmato in gruppo, seguita dai commenti del tirocinante, del tutor e degli altri partecipanti alla formazione. Il tirocinante in un primo momento può esprimere una sua valutazione sull’esperienza fatta secondo le sue impressioni e successivamente, dopo al visione del filmato, si può discutere oltre che sull’efficacia dell’addestramento, anche sullo scarto che il soggetto ha rilevato tra il proprio comportamento “percepito” e quello “constatato” nel video. I soggetti in formazione dovranno sollecitati ad avere una visione critica sia del proprio comportamento sia di quello degli altri. E i commenti sia del tutor che dei partecipanti devono riguardare solo le abilità per e quali è in corso l’addestramento.

La capacità di osservare svolge un ruolo decisivo nei contesti educativi. Per questo è importante accertarsi che i dati raccolti, costituiscano una fotografia sufficientemente “fedele” di ciò che si è osservato, piuttosto che il risultato di un pregiudizio o un desiderio, o delle proprie aspettative. Uno dei modi per misurare l’oggettività delle valutazioni è proprio quello del “confronto” con un secondo osservatore, che ha effettuato l’osservazione nello stesso momento, ma in modo indipendente. Maggiore sarà il grado di somiglianza fra le due rivelazioni, maggiore sarà la probabilità che tali rilevazioni riflettano in modo oggettivo la realtà esaminata. Ci sono 2 modi di valutare le capacità osservative dell’educatore:

  • Confronto delle rilevazioni di un osservatore con quelle di un educatore già addestrato all’osservazione nel caso in cui fossimo interessati a verificare l’accuratezza con cui un osservatore descrive i fenomeni.
  • Verificare se i disaccordi individuati nelle valutazioni dello stesso fenomeno date da due osservatori indipendenti si concentrino attorno a uno o più comportamenti specifici (es. definizione poco chiara delle caratteristiche del fenomeno da osservare; oppure desiderio, distorsione della realtà, pregiudizi ecc. che possono essere superati attraverso la discussione e la presa di coscienza) nel caso in cui fossimo interessati a ricercare eventuali errori sistematici che l’osservatore compie nelle valutazioni.

Le osservazioni videoregistrate offrono numerosi vantaggi rispetto alle osservazioni dal vivo soprattutto nel caso in cui le rilevazioni vengano condotte da osservatori poco esperti. Esse consentono di codificare i comportamenti osservati in un moment successivo a quello della loro registrazione; rivedere più volte il comportamento da codificare in caso di incertezza sulla sua codifica; dare possibilità a più osservatori di accedere allo stesso materiale. Il limite delle videoregistrazioni è che volte l’occhio umano è più veloce ed efficace nel cogliere la comparsa di alcuni comportamenti e può condizionare la spontaneità dei soggetti osservati. Il 1° passo da compiere nella costruzione di una griglia di osservazione è l’esplicitazione dei comportamenti da osservare. Può essere utile far ricorso alla “ descrizione narrativa ” di ciò che avviene in una specifica situazione si tratta di descrivere ciò che viene osservato utilizzando il linguaggio quotidiano. In questo caso lo scopo della descrizione, non è quello di raccogliere dati “oggettivi” direttamente utilizzabili, ma individuare nel flusso continuo del comportamento osservato, le unità comportamentali più “informative” di ciò che intendiamo valutare. Una volta determinati i comportamenti oggetto d’indagine occorre prendere una decisione su livello di analisi a cui si devono collocare le categorie comportamentali che compongono la griglia. Quindi si utilizza un determinato termine che noi chiameremo “ codice ” per categorizzare un comportamento osservabile più o meno complesso. Il codice può riferirsi a comportamenti più semplici (ad esempio tocca un oggetto; lo prende in mano) a comportamenti più complessi (dati da interpretazione soggettiva, ad esempio è contento è motivato). È fondamentale dire, che per poter procedere all’analisi, è importante definire le categorie in modo chiaro e univoco, è importante fornire indicazioni precise in base alle quali assegnare il comportamento osservato a una precisa categoria. Prima ancora di iniziare a costruire uno schema di codifica è utile:

  • Definire in modo chiaro e univoco i comportamenti da osservare.
  • (^) Avere una conoscenza delle principali caratteristiche e linee guida dello sviluppo sul fenomeno da analizzare.
  • Riferirsi ai diversi aspetti della stessa variabile sottostante.
  • Essere “mutualmente esclusive” ossia ad ogni comportamento osservato può essere assegnata solo una delle categorie dello schema.
  • Se uno schema di codifica prevede tutte le possibili espressioni del comportamento oggetto di osservazione viene definito esaustivo.

Infine la scelta della strategia di rilevazione dei comportamenti è legata al tipo di informazioni che si intendono raccogliere e alle caratteristiche dei comportamenti osservati (durata media, frequenza di comparsa ecc.) oltre alla tecnica impiegata per la loro registrazione.

  • Rilevazione per eventi la più semplice in quanto l’osservatore deve solo registrare se un comportamento si manifesta o meno oppure quante volte si è manifestato nell’arco dell’osservazione; utilizzata quando l’interesse dell’osservatore è volto a verificare la comparsa (presenza e assenza) di uno specifico comportamento o la frequenza con cui esso