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L'importanza dell'osservazione del comportamento infantile nel contesto educativo. Vengono discusse le metodologie di osservazione, come la costruzione di griglie di osservazione focalizzate su comportamenti sociali e cognitivi. Si sottolinea l'importanza di evitare interpretazioni soggettive e di concentrarsi su comportamenti direttamente osservabili. Anche esempi di comportamenti da osservare in diverse aree dello sviluppo, come l'integrazione nel gruppo dei pari, le capacità cognitive, lo sviluppo del linguaggio e la gestione delle emozioni. Inoltre, vengono presentate le capacità di comprensione e produzione del linguaggio nei bambini dai 6 ai 36 mesi, offrendo un quadro completo per valutare lo sviluppo infantile. Il documento evidenzia come l'osservazione possa guidare gli educatori nel supportare al meglio i bambini nel loro percorso di crescita.
Tipologia: Appunti
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Il metodo osservativo è fondamentale per l'acquisizione delle conoscenze nell'ambito dell'educazione. Più l'educatore conosce in modo approfondito e personalizzato l'individuo, maggiori saranno le probabilità di trovare strategie efficaci per l'educazione. Questa conoscenza individualizzata consente un impatto positivo sulla formazione della persona, soprattutto se l'educatore può osservare il bambino in un gruppo ristretto. L'osservazione diretta permette di cogliere i cambiamenti evolutivi che il bambino subisce nel periodo che va dai 2 ai 10 anni di vita, identificando anche eventuali aree di debolezza. L'ambiente educativo e familiare ha un ruolo chiave nel facilitare lo sviluppo del bambino. L'osservazione diretta permette di identificare l'impatto di questi ambienti sul bambino e di individuare eventuali aree di debolezza. Inoltre, anche i genitori apprezzano molto il fatto che l'insegnante conosca il loro figlio, poiché spesso chiedono informazioni su come si comporta rispetto agli altri, soprattutto nell'ambiente scolastico o educativo. Come può l’insegnante a raggiungere il tipo di conoscenza approfondita e individualizzata per svolgere il proprio compito di insegnante e di educatore? A questa domanda possiamo rispondere basandoci su un metodo e non su dei test standardizzati , ovvero sul metodo riguardante l’ OSSERVAZIONE DIRETTA dove attraverso essa osserviamo i comportamenti dei bambini nel contesto educativo permettendo di conoscere meglio il singolo bambino con accuratezza. I test, invece , danno una “fotografia” statica delle capacità del bambino in un momento preciso, ma non possono cogliere la dinamicità del suo processo evolutivo. L’osservazione, a differenza dei test, permette di cogliere le modifiche e le sfumature che si manifestano nel tempo.
L’ OSSERVAZIONE SISTEMATICA è una pratica fondamentale per gli educatori, che va oltre il semplice “guardare” le attività dei bambini. Essa richiede un approccio metodico e strutturato, guidato da specifici obiettivi conoscitivi e l’uso di tecniche di registrazione per documentare le osservazioni. Il primo passo per un’osservazione efficace è definire gli scopi, con l’obiettivo principale di valutare il livello di sviluppo di ciascun bambino. Questo permette di pianificare interventi educativi personalizzati e monitorare il progresso. Sebbene la conoscenza globale del bambino sia l’obiettivo finale, è importante raccogliere informazioni su diverse aree di sviluppo, come quelle sociali, linguistiche, cognitive e relazionali.
Lavorando, ogni insegnante ed educatore tende a registrare automaticamente una serie di episodi e comportamenti riferiti ai diversi bambini, e che entrano a far parte del bagaglio di conoscenze relativo ad un particolare individuo.Queste osservazioni spontanee sono preziose, ma potrebbero essere distorte da vari fattori:
L’osservazione dei bambini nel normale contesto educativo è un compito complesso che richiede molto tempo. Una raccolta sistematica di osservazioni su tutti i bambini di un gruppo richiede un’accurata pianificazione, in modo che a tutti sia riservata la stessa quantità di attenzione in una varietà di situazioni diverse. Le situazioni di gioco negli spazi ampi e quelle più strutturate permettono di osservare le abilità di interazione dei bambini. Quando il bimbo gioca da solo, è utile osservare la complessità del gioco che è in grado di mettere in
rappresentazioni complicate delle azioni dei bambini, che l’approccio etologico ha insistito sull’uso di “microcategorie” nell’osservazione del comportamento infantile: secondo tale approccio, nell’osservazione del comportamento infantile doveva essere evitato l’uso di categorie interpretative come “socievolezza” o “aggressività”, limitandosi a registrare solo i comportamenti direttamente osservabili (come:“sta vicino ad un altro bambino” o “morde un altro bambino”). L’approccio evidenzia i rischi che si possono correre usando descrizioni del comportamento eccessivamente “soggettive” e quindi con poca validità scientifica. Tuttavia, i singoli comportamenti osservabili sono interessanti solo perché rappresentano indizi esterni di un qualche aspetto dello sviluppo e della competenza infantile. Non è quindi possibile stabilire se sia meglio utilizzare una serie di categorie “semplici” (che fanno riferimento ai comportamenti osservabili), o se convenga categorizzare il comportamento infantile in unità più complesse dotate di significato. Quando usiamo categorie complesse diventa cruciale la definizione che ne viene data: più è articolata e specifica, più protegge dal rischio di interpretazioni soggettive da parte dell’osservatore. Le categorie comportamentali complesse, come ad esempio il "gioco simbolico", sono utilizzate dagli studiosi per indagare lo sviluppo e la competenza infantile. Tuttavia, la definizione di queste categorie è cruciale per evitare interpretazioni soggettive da parte degli osservatori. È importante specificare se si fa riferimento all'uso di oggetti o se si vuole includere anche giochi simbolici senza oggetti, e se l'oggetto usato per "simbolizzare" qualcos'altro è simile o diverso dall'oggetto simbolizzato. Inoltre, è necessario distinguere se il bambino è impegnato in un gioco simbolico da solo o con altri, e se il gioco è semplice o complesso. L'obiettivo finale è che le categorie siano precise e affidabili, ovvero che uno stesso comportamento non possa essere classificato in categorie diverse e che due osservatori diversi lo codifichino allo stesso modo. Abbiamo definito la griglia di osservazione come insieme di descrizioni comportamentali legate da specifiche relazioni. Il tipo di relazione che intercorre tra i comportamenti che devono essere osservati definisce anche la tipologia a cui la griglia di osservazione appartiene, e possiamo distinguere tre tipologie:
Per costruire uno SCHEMA DI CODIFICA è necessario definire in modo chiaro i comportamenti da osservare, basandosi su una conoscenza delle linee di sviluppo e delle caratteristiche del fenomeno da indagare. La consultazione di schemi di codifica usati da altri ricercatori può essere utile per la costruzione di uno schema proprio. È importante notare che un comportamento può essere classificato da più schemi contemporaneamente, ma solo un osservatore esperto può prestare attenzione a tutti gli aspetti osservabili contemporaneamente. In questo caso, la videoregistrazione può essere un utile strumento per focalizzarsi su ogni aspetto del comportamento.
. Tuttavia, solo l’osservatore esperto è capace di prestare attenzione contemporaneamente ai diversi aspetti osservabili di un comportamento che si svolge sotto i suoi occhi: in questo caso la videoregistrazione è indispensabile, perché attraverso il filmato consente di focalizzarsi ogni volta su aspetti diversi, ottenendo una CODIFICA MULTIDIMENSIONALE. La codifica multidimensionale è un sistema che permette di ottenere una rappresentazione
complessa e dettagliata del comportamento umano. È composta da schemi che devono possedere tre caratteristiche fondamentali: le categorie devono codificare manifestazioni diverse della stessa variabile osservata, devono essere allo stesso livello di ampiezza e devono essere mutualmente esclusive. Inoltre, gli schemi possono essere organizzati in modo gerarchico.
Le CHECKLIST sono uno strumento utile per rilevare lo sviluppo di una competenza specifica e limitata. Sono composte da una serie di comportamenti descritti in ordine logico di sviluppo, e l'osservatore deve indicare la presenza o assenza di tali comportamenti nel bambino. È importante che i comportamenti siano differenziabili in modo chiaro e descritti in modo oggettivo Se vogliamo costruire una checklist sullo sviluppo delle competenze motorie dobbiamo innanzitutto conoscere le tappe principali dello sviluppo motorio, individuare i comportamenti che esemplificano meglio le competenze presenti in ogni tappa e poi descrivere tali azioni in termini di azioni che il bambino sa fare (e non che non sa fare). I maggiori vantaggi della checklist sono la sua facilità e rapidità d’uso: una volta identificati gli obiettivi che vogliamo raggiungere e descritti in modo chiaro i comportamenti osservabili, la sua compilazione è molto veloce. Lo svantaggio maggiore è che gli aspetti del comportamento infantile riducibili a checklist sono pochissimi.
Le SCALE DI VALUTAZIONE sono utilizzate quando l'ambito di sviluppo da osservare non è riconducibile a un singolo comportamento, ma è inferibile da un insieme di comportamenti diversi. In questo caso, l'osservatore registra la frequenza e l'intensità con cui i comportamenti si manifestano, e può anche esprimere un giudizio globale sulla competenza sottostante. Tuttavia, c'è il rischio di soggettività nel giudizio. A questo giudizio quantitativo di tipo analitico, possiamo sostituire un giudizio quantitativo di tipo globale, tramite il quale l’osservatore (dopo un periodo di osservazione) codifica in modo sintetico la frequenza con cui un certo comportamento si manifesta (es. “raramente”, “qualche volta”,“abbastanza spesso”, “molto spesso”). Come maggiore vantaggio abbiamo il risparmio di tempo, ma si presenta anche un grande rischio relativo all’inevitabile soggettività del giudizio che potrebbe creare problemi di attendibilità.
L’osservazione può quindi assumere forme diverse a seconda degli scopi per cui viene programmata:
proprio modo di porsi in relazione con gli allievi; per analizzare i processi di apprendimento ecc. Le variabili che si prestano ad essere analizzate nei contesti educativi sono numerosissime, ma possono essere suddivise in due grandi classi:
Le variabili di contesto che influenzano il processo educativo sono diverse, alcune sono direttamente osservabili, altre possono essere analizzate in modo indiretto attraverso interviste, questionari o autodescrizioni. All’interno del contesto educativo individuiamo tre soggetti principali: l’insegnante, l’allievo e il contesto della classe/scuola/comunità. L’osservazione delle “variabili di contesto” si propone di analizzare le caratteristiche principali di quei fattori che, interagendo tra loro, influenzano il processo educativo ed i risultati finali. Quando ad essere osservato è il BAMBINO , le caratteristiche osservabili sono molto numerose. A seconda della finalità conoscitive che l’educatore si pone, può essere necessario raccogliere informazioni sulla personalità del bambino, sulle sue competenze, sui suoi atteggiamenti e aspettative. Se l’educatore non conosce ancora i bambini che gli sono stati affidati, la sua osservazione sarà diretta all’approccio che i bambini hanno verso le situazioni che si verificano in classe. In altri casi l’educatore può essere interessato a conoscere le abilità di ciascun bambino relative ad una specifica area di sviluppo, al fine di organizzare attività mirate a potenziare/accrescere le capacità dei bambini in quella specifica area. In questo caso l’osservazione viene usata come fase che precede la programmazione dell’attività educativa o didattica e, dopo la realizzazione dell’attività prevista, l’educatore potrebbe voler osservare gli eventuali risultati raggiunti dai bambini mediante lo svolgimento dell’attività medesima. Per comprendere come l’osservazione possa essere usata per la conoscenza dei bambini, facciamo due esempi: Supponiamo di essere interessati a conoscere il livello di sviluppo linguistico di una classe appena affidataci.Questa informazione può esserci utile nel caso in cui volessimo proporre ai bambini attività che richiedono specifici livelli di sviluppo linguistico, ma anche per adottare in classe un linguaggio adatto al livello di sviluppo raggiunto dai piccoli. A tal fine l’insegnante potrà proporre agli allievi di raccontare un evento piacevole accaduto di recente e valutare la ricchezza del vocabolario, la complessità della struttura delle frasi, la correttezza fonologica della produzione ecc. Il secondo esempio fa riferimento all’osservazione che l’insegnante può condurre il primo giorno di inserimento del bambino al nido o all’asilo. Queste informazioni sono fondamentali per l’insegnante perché consentono di conoscere le modalità tipiche di interazione e comunicazione che il bambino ha con i genitori, le sue reazioni tipiche alle situazioni di disagio (come trovarsi in un ambiente nuovo o separarsi dalla madre). Quando il focus dell’attenzione è l’EDUCATORE , potrebbe essere interessante osservare i comportamenti che sono espressione della sua professionalità. È importante osservare quanto è sensibile ai segnali inviati dai bambini, se è capace di rispettare il piano di lavoro programmato ecc.; sarebbe interessante anche verificare tramite osservazione se le modalità comunicative utilizzate nella relazione con gli allievi siano adeguate al livello di sviluppo raggiunto dai bambini. Va ricordato che le caratteristiche dell’educatore sono influenzate dalle esperienze formative pregresse e dall’esperienza maturata con il lavoro, ma anche dalle aspettative e teorie implicite su infanzia e sviluppo.
Quando l’interesse è volto agli aspetti del CONTESTO CLASSE , l’osservazione si soffermerà ad analizzare gli aspetti di organizzazione degli spazi, degli orari, degli arredi, la ricchezza dei materiali didattici disponibili, che concorrono a facilitare o ostacolare il processo di insegnamento- apprendimento. L’organizzazione, la funzionalità e la qualità del contesto della classe, sono in parte influenzate anche dalle scelte effettuate a livello più generale dalla scuola e dalla collettività: come l’organizzazione e la dimensione della scuola, i fondi disponibili per il miglioramento della didattica, la composizione del tessuto sociale in cui la scuola è inserita, sono tutti elementi che possono incidere sull’organizzazione del contesto della classe e sulle risorse in esso disponibili. Per avere un’idea degli elementi che concorrono a determinare la qualità del contesto educativo, è utile fare riferimento alle dimensioni prese in considerazione dalla Scala di valutazione dell’asilo nido (SVANI): essa è composta da 35 items che valutano la qualità dei servizi educativi extradomestici per bambini fino ai tre anni. La SVANI prende in esame sette aree di interesse:
Le variabili relative al processo educativo fanno riferimento alle interazioni che intervengono nel contesto educativo, fra comportamenti osservabili dell’educatore e quelli del bambino, fra quelli osservabili nell’interazione fra pari e fra comportamenti che caratterizzano le interazioni tra colleghi. L’attenzione non è rivolta alle caratteristiche dell’ambiente fisico o a quelle dei soggetti che partecipano al processo educativo, ma al processo educativo stesso. Quando osserviamo le interazioni tra EDUCATORE e BAMBINO , l’attenzione è rivolta alle modalità utilizzate dall’insegnante per gestire l’apprendimento e al modo in cui l’allievo partecipa a tali attività. In una situazione in cui l’insegnante guida il bambino nella ricerca di una soluzione ad un problema, possiamo prestare attenzione ai suggerimenti che offre, alle procedure correttive adottate, ai cambiamenti che i comportamenti dell’insegnante producono sul comportamento dell’allievo ecc. In una situazione di interazione tra ADULTO e BAMBINO al nido, possiamo analizzare le
L’osservazione delle caratteristiche presenti nel contesto, e di eventuali limiti entro i quali si può produrre cambiamento (es. risorse economiche della scuola), aiuterà a stabilire i livelli di cambiamento desiderati e le strategie attuabili per raggiungerli. Questo compito può essere facilitato dall’uso di una scala di valutazione per la qualità del contesto, la quale offre sia un indice numerico, sia indicazioni sulle caratteristiche del contesto considerate buoni indicatori di qualità. Queste informazioni offrono utili spunti sulle modifiche da apportare al contesto e sui cambiamenti a cui puntare, dopo aver considerato i limiti oggettivi imposti da alcune caratteristiche non facilmente o non direttamente modificabili dall’operatore: per esempio, nella scala SVANI viene considerato un buon indicatore di qualità il fatto che i bambini, almeno qualche volta a settimana, possano giocare all’aria aperta. La scala prevede anche che, ai fini di un’adeguata stimolazione verbale, sia messo a disposizione dei bambini un numero sufficiente di libretti (3 a testa); questo specifico obiettivo può essere raggiunto anche nel caso in cui le risorse finanziare non lo permettano: le maestre possono costruire da sole dei libretti, chiedere ai genitori di donare libri alla scuola ecc. L’osservazione, intesa come fase conoscitiva preliminare della programmazione:
osservazione per identificare gli aspetti organizzativi e le scelte educative che garantiscono un buon livello di qualità del servizio. Questi incontri hanno lo scopo di far conoscere ai genitori il contesto in cui il bambino passerà parte delle sue giornate e di spiegare al genitore il motivo di particolari scelte educative. Tale impiego dell’osservazione richiede un attento lavoro preliminare di preparazione del materiale, preceduto da un’accurata osservazione che consenta di identificare gli aspetti organizzativi e le scelte educative che assicurano un buon livello di qualità del servizio. Gli educatori devono identificare, tramite un’attenta osservazione e discussione dei dati disponibili:
le conoscenze e le abilità acquisite in una situazione emotivamente neutra alle interazioni reali che avranno con i loro bambini. L'addestramento con video-feedback è una tipologia di intervento individuale, che si differenzia dall'addestramento di gruppo per due motivi: viene utilizzato un approccio psicoterapeutico e si basa sull'osservazione di sequenze videoregistrate della coppia genitore-bambino. Anche in questo caso, si procede con l'analisi dei comportamenti della coppia e l'associazione di informazioni teoriche per migliorare la relazione tra genitore e figlio. Un esempio che si può osservare è l’esperimento realizzato dall’Università di Bari: L’intervento è suddiviso in 5 sessioni, ognuna delle quali affronta un tema diverso:
2.4.1. Apprendere osservando L’apprendimento tramite osservazione è la prima esperienza “sul campo” che viene proposta ai tirocinanti che si preparano a diventare educatori, insegnanti o operatori che affiancano tali figure. In tutti questi casi, la persona informazione necessita, prima di tutto, di conoscere il contesto educativo nel quale si troverà ad operare: dovrà conoscere quali sono i ritmi che scandiscono la giornata al nido, all’asilo, in una classe elementare o in una comunità di giovani; dovrà farsi un’idea delle diverse modalità educative messe in atto dagli insegnanti nello stesso contesto e dovrà abituarsi a cogliere le relazioni che esistono tra le strategie educative adottate dagli educatori e le reazioni degli allievi a tali proposte. L’apprendimento per osservazione può essere attuato in forme diverse: a. Una prima possibilità è quella di esaminare la documentazione delle proposte educative già realizzate dagli educatori che operano nella struttura nella quale si sta svolgendo l’osservazione. A questo fine, quasi tutti gli asili nido e scuole dell’infanzia dispongono di un’ampia documentazione delle attività svolte nel corso degli anni scolastici. Tali documentazioni possono assumere forme diverse (cartelloni, raccolte di foto, videoregistrazioni ecc.) a seconda della creatività, competenza e impegno degli educatori che vi hanno lavorato. In alcuni casi, oltre alla documentazione delle attività svolte, si dispone di una videoteca strutturata, destinata agli educatori in formazione. Alcune scuole dispongono di videoregistrazioni finalizzate a stimolare una riflessione su specifiche strategie educative, sulle motivazioni che hanno portato ad adottarle e sui risultati ottenuti dalla loro realizzazione. Questi materiali contribuiscono alla formazione dell’educatore solo se questi ha la possibilità di riflettere, assieme ad esperti, sugli elementi costitutivi della situazione educativa studiata (quindi i soggetti del processo educativo, sugli elementi materiali e sulle finalità pedagogiche),sull’importanza e sul significato di alcune scelte organizzative e sulla compatibilità di tali proposte con le proprie convinzioni o rappresentazioni circa la validità di specifiche strategie educative. b. L’addestramento può avvenire mediante l’osservazione di un modello (es. il tutor). Questa soluzione offre vantaggi, ma anche svantaggi, poiché l'allievo potrà osservare solo le abilità professionali del tutor, influenzate dai suoi atteggiamenti e stili di personalità. Ciò può portare ad una conoscenza parziale delle competenze da acquisire e ad una chiusura ad approcci nuovi. Una modalità di formazione attraverso osservazione che può ridurre questi rischi, prevede la suddivisione del processo di formazione in quattro fasi diverse:
a una "miopia" dell'osservatore per alcuni aspetti specifici della situazione. Questi errori possono essere superati attraverso la discussione e la presa di coscienza delle cause che li hanno determinati.
Nella scuola dell'infanzia, il gioco assume un ruolo fondamentale per lo sviluppo dei bambini. Durante i primi anni di vita, i bambini passano la maggior parte del tempo a giocare ed esplorare, sviluppando abilità comportamentali e cognitive. Il gioco permette loro di interagire con la realtà circostante e di organizzare sequenze sempre più complesse. Inoltre, il gioco simbolico e di finzione si sviluppa parallelamente ad altre abilità cognitive come il linguaggio e la risoluzione dei problemi. Durante la prima infanzia, si possono individuare tre fasi del gioco che corrispondono a trasformazioni cognitive: la FASE DI DECENTRAMENTO , in cui i bambini producono atti di finzione rivolti alla realtà esterna; la FASE DI DECONTESTUALIZZAZIONE , in cui il gioco di finzione diventa sempre più indipendente dal supporto ambientale; e la FASE DI INTEGRAZIONE , in cui si sviluppano attività di gioco organizzate sequenzialmente e gerarchicamente. Queste fasi sono importanti per valutare lo sviluppo dei bambini e possono essere utilizzate per favorire il loro funzionamento cognitivo. Per valutare il comportamento di gioco nella prima infanzia, è possibile utilizzare l'osservazione e l'analisi del gioco con oggetti. Questo permette di individuare sequenze di sviluppo sistematiche e di comprendere la relazione tra il gioco e altre competenze cognitive. Inoltre, l'osservazione del gioco può essere utile per favorire il funzionamento cognitivo dei bambini attraverso specifiche modalità di intervento.
Nella scuola dell'infanzia, le occasioni di gioco sono molteplici e possono essere utilizzate per osservare il comportamento dei bambini. Tuttavia, è importante considerare il tipo di materiali a disposizione, che influisce sul tipo di gioco che i bambini possono svolgere. Inoltre, per favorire la comparsa di giochi collaborativi, è consigliabile limitare l'ampiezza del gruppo di bambini che ha accesso a un certo tipo di materiale. Con i bambini sotto i tre anni, l'osservazione del gioco dovrebbe essere condotta in modo individuale, proponendo vari tipi di giocattoli e osservando l'utilizzo spontaneo o su imitazione. Le strategie sviluppate al fine di poter valutare il comportamento precoce di gioco con oggetti, sono raggruppabili in due categorie:
L'approccio strutturato permette di limitare le influenze esterne sul comportamento di gioco dei bambini, in modo da poter osservare le differenze individuali in modo più accurato. Inoltre, un ambiente strutturato può essere utile per stimolare atti di gioco più elaborati nei bambini che non hanno accesso a materiale stimolante. Questo approccio è particolarmente utile per progettare programmi educativi e di intervento mirati per singoli bambini o gruppi. L'approccio naturalistico permette di osservare il comportamento di gioco dei bambini nel loro ambiente quotidiano, senza influenzarli in alcun modo. Questo è importante per comprendere il ruolo del gioco nello sviluppo delle abilità e dei concetti nei bambini. Inoltre, questo tipo di osservazione è fondamentale per progettare programmi educativi e di intervento mirati per singoli bambini o gruppi.
L'osservazione del comportamento di gioco libero, sia in contesti naturali che strutturati, può essere condotta seguendo procedure diverse:
attuazione e permette di minimizzare l'influenza che l'osservatore può avere sul comportamento di gioco del bambino.
La COMPETENZA SOCIALE è la capacità di raggiungere obiettivi personali nelle interazioni sociali e di mantenere relazioni positive con gli altri. Essa è formata da " abilità ", le quali fanno riferimento a specifici comportamenti che possono avere luogo nelle interazioni sociali. Lo SVILUPPO SOCIALE è l'insieme delle modificazioni che ciascuna abilità subisce nel corso dello sviluppo. Nella psicologia dello sviluppo le INTERAZIONI SOCIALI tra pari sono quelle che avvengono tra bambini della stessa età o più in generale tra bambini. Queste interazioni sono fondamentali per lo sviluppo sociale dei bambini e possono essere osservate fin dai primi mesi di vita. La scuola dell'infanzia è un ambiente privilegiato per lo studio di queste interazioni, poiché i bambini hanno la possibilità di interagire con i loro coetanei in modo prolungato e familiare. L'osservazione del comportamento sociale è uno strumento fondamentale per comprendere le abilità sociali dei bambini. Un metodo semplice per rilevare queste abilità è quello di annotare la frequenza dei contatti sociali che ogni bambino ha con i compagni. È importante ripetere l'osservazione in situazioni diverse per ottenere informazioni più complete. È anche utile distinguere tra comportamenti sociali positivi e negativi per avere una visione più completa del comportamento sociale dei bambini. Nei primi anni di vita gli oggetti rivestono un ruolo di mediatori nelle interazioni sociali: un bambino interagisce con il compagno toccando l'oggetto con cui l'altro sta giocando, passendoglielo, indicandoglielo. A queste prime forme di interazione seguono forme di gioco in cooperazione sempre più complesse, fino ad arrivare alla capacità di impegnarsi con gli altri in giochi dotati di regole. I bambini " socialmente competenti " mostrano numerose abilità che li aiutano nell'instaurare e mantenere interazioni sociali positive con i pari:
temperamentali; altri invece devono essere aiutati a svilupparle.
Il TASSO DI INTERAZIONE è un indicatore che permette di distinguere tra i bambini che hanno frequenti contatti sociali e quelli che invece si trovano in una condizione di isolamento rispetto ai pari. Questo indicatore si basa sulla frequenza di comportamenti sociali positivi e negativi di ogni bambino e può essere utile per individuare i bambini che necessitano di un aiuto per sviluppare le proprie abilità sociali. È utile distinguere tra comportamenti sociali
Il gioco sociale è un aspetto fondamentale nello sviluppo dei bambini e può assumere diverse forme. Secondo la Parten, il gioco tra bambini può essere: PARALLELO il bambino gioca vicino ad un compagno, spesso usando lo stesso tipo di materiale, ma la sua attività è indipendente da quella del compagno ASSOCIATIVO due bambini giocano insieme, ma i loro scopi possono differire e non c'è una reale cooperazione in vista di uno scopo comune COOPERATIVO esiste un'organizzazione sottostante al gioco, condivisa dai partecipanti, che spesso comporta una differenziazione dei ruoli Inoltre, è importante considerare anche il gioco imitativo e la complessità cognitiva del gioco intrapreso dai bambini. È inoltre importante rilevare se il bambino passa il tempo vagando senza meta, osservando i compagni senza riuscire a inserirsi nel loro gioco o impegnandosi in attività solitarie.
I COMPORTAMENTI PROSOCIALI sono azioni che hanno come fine quello di aiutare o produrre beneficio nell'altro, senza aspettarsi ricompense esterne. La principale componente cognitiva di tali comportamenti consiste nella capacità di riconoscere gli stati emotivi dell'altro, prerequisito fondamentale per l'empatia. La lettura empatica degli stati emotivi altrui, può tuttavia non condurre direttamente alla comparsa di comportamenti prosociali: il bambino, infatti, potrebbe non sapere quali comportamenti mettere in atto per aiutare o produrre beneficio nel compagno. Per sviluppare un programma di educazione al comportamento prosociale può essere utile rilevare quali siano le MANIFESTAZIONI SPONTANEE di tale comportamento. Uno schema di codifica