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Pacchetto liceo scienze umane: Italiano, Storia, filosofia, arte, matematica, Inglese, latino + scienze umane + collegamenti
Tipologia: Tesine di Maturità
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“Fu di statura mediocre, chinata ed esile, di colore bianco che volge al pallido, di testa grossa, di fronte quadra e larga, d’occhi cilestri e languidi, di naso proffilato, di lineamenti delicatissimi, di pronunziazione modesta e alquanto fioca, e d’un sorriso ineffabile e quasi celeste.” Antonio Ranieri Luigi Lolli, Ritratto di Leopardi, 1825
La famiglia Leopardi il conte MONALDO LEOPARDI (1776-1847)
Il conte Monaldo, feudatario del papa, è un erudito che attribuisce un valore sommo allo studio ed educa i figli a trascorrere nella sua ricca biblioteca gran parte del tempo, impedendo loro di uscire con gli altri ragazzi. Teme che le compagnie dei giovani del paese possa dissuaderli dall’impegno esclusivo nella propria formazione intellettuale. Consente loro di uscire solo se accompagnati. Egli aprirà la sua biblioteca di 20.000 volumi ai cittadini recanatesi dal
Biblioteca di Palzzo Leopardi a recanati
la marchesa ADELAIDE ANTICI (1778-1857)
La madre sposa Monaldo nel 1797: è una donna dura e severa con i figli, provata dai lutti (dei 10 figli ne sopravvivono 5 e alcuni sono nati morti o muoiono nei primi anni di vita) e si occupa con rigore dell’amministrazione economica della famiglia, le cui finanze sono dissestate per la cattiva gestione del marito (non perché sperpera i soldi in vizi, ma perché è un appassionato bibliofilo). Per questa ragione e per l’educazione rigida ricevuta, accantona i suoi abiti e vende i propri gioielli, indossando una mortificante tonaca nera e si consacra a due occupazioni: appianare i debiti e dedicarsi alle pratiche devote.
La madre muore nel 1857 e vede morire ben 5 figli e il marito prima di sé:
«Io ho conosciuto intimamente una madre di famiglia che non era punto superstiziosa, ma saldissima ed esattissima nella credenza cristiana, e negli esercizi della religione. Questa non solamente non compiangeva quei genitori che perdevano i loro figli bambini, ma gl'invidiava intimamente e sinceramente, perché questi eran volati al paradiso senza pericoli, e avevan liberato i genitori dall'incomodo di mantenerli. Trovandosi più volte in pericolo di perdere i suoi figli nella stessa età, non pregava Dio che li facesse morire, perché la religione non lo permette, ma gioiva cordialmente; e vedendo piangere o affliggersi il marito, si rannicchiava in se stessa, e provava un vero e sensibile dispetto. Vedendo ne' malati qualche segno di morte vicina, sentiva una gioia profonda (che si sforzava di dissimulare solamente con quelli che la condannavano); e il giorno della loro morte, se accadeva, era per lei un giorno allegro ed ameno, né sapeva comprendere come il marito fosse sì poco savio da attristarsene […] Considerava la bellezza come una vera disgrazia, e vedendo i suoi figli brutti o deformi, ne ringraziava Dio». (dallo Zibaldone - 25 novembre 1825)
Per Giacomo il fratelli Carlo e la sorella Paolina, ambedue vicini per età, sono i suoi compagni d’infanzia e primi e unici amici, ma si distingue da loro per:
La malformazione fisica come presunta causa della sua infelicità Intorno ai 20 anni Leopardi comincia a subire nel corpo i segni della malattia: la colonna vertebrale si incurva, le spalle si piegano, due gobbe si formano sul torace e sul dorso, la statura si fa piccola (1,41 m), soffre d’asma, gli occhi spesso si infiammano, prova una forte sensibilità al freddo... Egli attribuisce tali deformazioni fisiche allo studio eccessivo: «mi sono rovinato con 7 anni di studio matto e disperatissimo in quel tempo che m’andava formando […] e mi son rovinato infelicemente e senza rimedio per tutta la vita, e rendutomi l’aspetto miserabile, e dispregevolissima tutta quella gran parte dell’uomo, che è la sola a cui guardano i più». In realtà di recente gli studiosi hanno ipotizzato che Leopardi sia stato colpito da una malattia batterica, la tubercolosi ossea che distrugge ossa e cartilagini, provocando serie conseguenze sull’intero organismo (soprattutto cuore e polmoni).
Il titolo ● OPERETTE: il diminutivo afferisce alla caratteristica non seria (solenne, sostenuta) dei testi, ma al suo carattere satirico, ironico. ● MORALI : da una parte, il libro vuole mostrare il vero e irridere a tutte le sue mistificazioni illusorie e colpevoli (illusioni e convenzioni vòlte a consolare l’uomo), con l’obiettivo di scuotere l’ottimismo del mondo contemporaneo; dall’altra, intende individuare nuovi mores , modi di vita adeguati alla consapevolezza del vero.
Il contenuto e la forma Le Operette morali sono un’opera in prosa in cui Leopardi elabora e spiega la sua concezione del mondo e della vita : è dunque un’opera filosofica. Ma la trattazione degli argomenti non è affidata alla forma del saggio o del trattato (come era in uso all’epoca per temi filosofici), ma al DIALOGO. Nella maggior parte dei dialoghi si contrappongono due punti di vista : → il primo, portatore di cieche e false convinzioni: rappresenta l’uomo ottimista dell’Ottocento, fiducioso e pieno di certezze; → l’altro, scettico e con l’obiettivo di demolire le false certezze del suo interlocutore; rappresenta Leopardi stesso.
Temi ricorrenti
La fuga mancata e una malattia agli occhi che gli impedisce di leggere e distrarsi, contribuiscono ad acuire la sua sofferenza e lo portano in uno stato di prostrazione e aridità. In questa fase c’è il passaggio dalla poesia di immaginazione (in cui le illusioni hanno un ruolo centrale) alla filosofia + poesia filosofica , che invece decreta la fine delle illusioni e approfondisce il suo pessimismo (che diventerà cosmico) che lo porterà ad una concezione materialistica ed atea dell’esistenza. E’ il periodo dell’investigazione dell’«arido vero» che lo porta alla consapevolezza che
Il pensiero e la poetica
- L’Infelicità dell’uomo e la teoria del piacere. Il pbm intorno al quale L. si interroga per tutta la vita è quello dell’infelicità: qual è la causa dell’infelicità umana? Le risposte sono diverse e si modificano nel tempo a seconda delle varie fasi creative. Aderendo al pensiero settecentesco e sensistico, L. identifica la felicità con il piacere, sensibile e materiale. Ma l’uomo non desidera UN piacere, bensì IL piacere: aspira cioè ad un piacere che sia infinito, per estensione e per durata. Pertanto, siccome nessuno dei piaceri particolari goduti dall’uomo può soddisfare questa esigenza (in quanto legati a beni finiti), nasce in lui un senso di insoddisfazione perpetua, un vuoto incolmabile. Dunque, per L, l’infelicità dell’uomo nasce da questa tensione inappagata verso un piacere infinito che sempre gli sfugge.
Questa nuova visione comporta un cambiamento nella valutazione della ragione e della civiltà , che nella fase del pessimismo storico allontanavano l’umanità dalle generose illusioni della natura. Da una parte la civiltà è l’arma attraverso la quale l’uomo ha smascherato la verità della propria condizione, recuperando così, se non la possibilità di essere felice, almeno la dignità della coscienza: svelando l’arido vero, la ragione lo sprona ad accettare con dignità e piena consapevolezza la propria sorte infelice , accantonando ogni credenza religiosa e spirituale, nonché ogni idea di tipo antropocentrico. Dall’altra parte però la civiltà, sottraendo l’uomo al dominio delle forze naturali e delle illusioni, lo ha reso più egoista e più fragile , determinando quella lotta di tutti contro tutti che caratterizza le società moderne.
- Pessimismo eroico (o titanismo) Nell’ultima fase L. supera l’atteggiamento di distaccata e ironica contemplazione dell’infelicità universale per riscoprire il valore della solidarietà umana. Nella Ginestra (1836) il poeta rivolge all’umanità un insegnamento morale e civile unito ad una proposta utopica : una volta presa coscienza della propria fragilità, anziché aggravare la pena combattendosi a vicenda, gli uomini, affratellati dalla medesima infelicità, dovrebbero unirsi in una « social catena » contro l’unico vero nemico – la natura matrigna - e confortarsi a vicenda, allo scopo di ridurre il dolore e costruire una società rinnovata, sulla base della coscienza del vero, della fratellanza e della funzione della poesia come svelatrice di inganni e portatrice di verità, «in questo oscuro granel di sabbia, il qual di terra ha nome». Il valore della civiltà e della dignità umana viene così riaffermato con forza dall’ultimo Leopardi, attraverso l’ accettazione di un destino di sofferenza con cui l’uomo è chiamato a confrontarsi senza facili esaltazioni ma anche senza sterile vittimismo. La Ginestra è il testamento spirituale di Leopardi e un vero inno alla vita.
Le tre fasi del pessimismo leopardiano
1816/20: dopo la conversione dall’erudizione al bello, considera la ragione come una limitazione della Natura , benigna dispensatrice di illusioni. Distingue due fasi nella storia umana: 1) primitiva e felice (coincidente con l’infanzia del singolo individuo); 2) moderna e infelice (la maturità). 1821/29 : in nome del materialismo nega valore alla “consolazione” cristiana e rovescia il giudizio sulla Natura , ora considerata matrigna crudele, perché condanna all’infelicità non solo l’uomo (che aspira vanamente al piacere) ma tutti gli esseri viventi, sottoposti al ciclo meccanicistico di una Natura indifferente. 1830/37 : nell’ultimo periodo della sua vita, L. vede nella ragione l’unico strumento per raggiungere una coraggiosa consapevolezza del vero. Va combattuto ogni vacuo ottimismo che nasconde la reale precarietà dell’esistenza. La via per fronteggiare il dolore della vita non è da affidare a stampelle spiritualistiche, ma alla solidarietà fra persone che si sostengono reciprocamente
Ma allora, quando l’uomo prova felicità? Per Leopardi gli unici momenti di felicità possono esistere solo nell’attesa di un piacere o nella cessazione di un dolore. ● attesa di un piacere: è desiderio assoluto e provoca felicità. Esempio: il sabato pregustiamo il piacere del riposo e della festa della domenica. Ma quando arriva la domenica, la gioia dura poco... il tempo di riposarsi un po’ o di spezzare la routine della settimana e poi tutto torna come era prima (vedi Il sabato del villaggio ). E’ un tendere a. ● cessazione momentanea di un dolore: rappresentato dal momento di fugace felicità quando l'uomo esce da un momento di dolore o da un periodo di sofferenza. Esempio: quando sto male spero solo di guarire, di stare meglio. Quando questo accade per un momento assaporo la felicità. Poi tutto torna normale e non mi rendo più conto di stare bene (vedi La quiete dopo la tempesta ): mom. di cessazione del dolore linea del dolore _______(…F…)_______(…F...)________ _linea del dolore_______
IL SABATO DEL VILLAGGIO (Pag 801) La poesia comincia con una descrizione quasi ingenua, solare ed euforica perché non solo la giornata di lavoro è finita (per lo zappatore) o sta per finire (per il falegname), ma è finita l'intera settimana. Lo capiamo dalla campana che suona e dal titolo della poesia, infatti è sabato e la gente sente già la gioia del giorno di festa che sta per arrivare (ad esempio la donzelletta si fa bella con dei fiori). Ad un certo punto però, comincia la riflessione che non è più euforica e solare perché il poeta pensa alla domenica, quello che dovrebbe essere il giorno della gioia e del piacere, ma che in realtà rappresenta solo un breve momento di felicità tra una settimana lavorativa e l'altra. Negli ultimi versi Leopardi dice ad un giovane di non dispiacere e che la giovinezza è l' età felice della vita, ma dura poco come la domenica (vista come l' età adulta ) ed è quindi meglio restare bambini.
DIALOGO DELLA NATURA E DI UN ISLANDESE (Pag. 831) In un angolo remoto della terra c'è un viaggiatore islandese in fuga dalla Natura , che si trova davanti una donna enorme che comincia a fargli domande dato che era incuriosita dal vedere un uomo in quei luoghi inospitali. L' Islandese scopre che quella donna è la Natura e le racconta la propria vita e confida che il suo obiettivo è quello di vivere una vita oscura e tranquilla tenendosi lontano dal dolore. Da giovane aveva sperato di vivere insieme agli altri uomini senza ricevere offese, ma capi che questo desiderio era irrealizzabile e decise quindi di fuggire dalla società alla ricerca di un altro luogo favorevole alla vita. Ma la Natura combatte costantemente contro l'uomo : lo ha dotato di un desiderio costante verso il piacere ma è nocivo perché diminuisce la forza e danneggia il corpo e inoltre gli ha dato malattie che portano a periodi di grande sofferenza che non vengono compensati dai pochi periodi di grande piacere, quindi la vita è un male. La Natura rivela di essere indifferente alla specie umana e non si rende conto di quanto lo danneggi o gli giovi e sostiene che la vita serva soltanto a riprodurre la vita. L'Islandese chiede allora a chi possa giovare questo ciclo di sofferenza ma rimane senza risposta e il racconto termina qui: secondo alcuni, il viaggiatore venne sbranato da due leoni, secondo altri fu sommerso da una tempesta di sabbia e si tramutò in mummia. Nella prima fase del pensiero leopardiano la Natura viene considerata come una madre benevola perché gli uomini possono raggiungere la felicità usando l' immaginazione e le illusioni (chiamate da Leopardi fantasmi, perché vaghe speranze) sono quegli ideali per i quali gli uomini possono compiere azioni eroiche e raggiungere il piacere. Leopardi distingue due stadi di utilizzo della ragione : il primo è quello dell'uomo in quanto animale e il secondo è determinato da un uso più intenso della ragione, che non accetta più le idee "naturali" ma le indaga Il Dialogo della Natura e di un Islandese (1824) spiega la nuova concezione della Natura, che non è più madre pietosa, ma matrigna. È una madre ostile che mette al mondo gli uomini e le altre specie viventi con il solo scopo e di propagandare la vita. Accanto al tema principale , ovvero "come dobbiamo interpretare la Natura e la vita sulla Terra", ne troviamo altri due : il tema del piacere , perché gli uomini cercano in continuazione la felicità e i piaceri, ma questa ricerca non raggiunge mai un risultato soddisfacente e il tema dell'ozio , ovvero l'assenza di occupazioni e fatiche fisiche che non dà però tranquillità.
Il secondo 800 è l'epoca in cui i pensatori si propongono come critici della società , che descrivono in modo reale e basandosi sul metodo scientifico , ovvero l'osservazione dei fenomeni e la ricerca di soluzioni ai problemi. Un esponente di quest'epoca fu Gustave Flaubert , che scrisse il racconto Madame Bovary , che venne ritenuto avere un contenuto scandaloso e per questo fu mandato a processo per avere offeso la morale, ma venne assolto.
La trama Madame Bovary era una giovane ragazza di nome Emma che rimase orfana della madre da piccola e venne quindi mandata in un collegio, dove lesse molti romanzi sentimentali che hanno plasmato la sua immaginazione e la sua visione dell'amore. Una volta uscita dal collegio, si innamora di Charles Bovary, un medico di provincia con cui viveva una vita tranquilla, ma monotona e diversa da come se l'era immaginata leggendo i romanzi. Successe poi un fatto che cambiò radicalmente la visione della vita di Emma, infatti lei e suo marito vennero invitati ad un ballo di aristocratici , dove Emma vide il mondo del quale aveva sempre voluto fare parte ed era euforica, ma vedendo fuori dalla finestra dei contadini, capisce che quella non era la vita che le spettava e non si sentiva integrata in quella fascia di società. Emma ebbe poi una bambina, ma nemmeno la maternità la appagava e si innamorò di un giovane francese che però la abbandonò poco dopo e decise di viaggiare e comprare bei vestiti, ma così facendo crescevano i suoi debiti e dato che nessuno la aiutava a ripagarli, decise di suicidarsi. Possiamo definire la vita di Madame Bovary con il termine bovarismo , ovvero la volontà di fare una vita a cui però non si appartiene e non ci si riesce ad integrare. Pag. 56
La vita Baudelaire nacque a Parigi nel 1821 e purtroppo all'età di 5 anni perse il padre. La madre poco dopo si risposò con un ufficiale dell'esercito, ma i rapporti tra il patrigno e Baudelaire erano pessimi. Baudelaire frequenta la facoltà di diritto, ma abbandona presto gli studi perché vuole fare lo scrittore e inizia ad intaccare il patrimonio per comprare oggetti d'arte e mantenere la sua amante. Baudelaire aveva una bella vita in una città dove c'era molto movimento, viveva bene e nel lusso, ma la madre decise di nominare un tutor che lo aiutasse a salvaguardare la sua eredità. Questo perché la borghesia dell'800 era ben pensante è si fondava sui valori come l' istruzione dei figli, il lavoro e la casa. Per farlo ragionare e distrarre un po', i genitori decisero di mandarlo a fare un viaggio nelle Indie, ma una volta arrivato decise subito di ritornare a Parigi. Qui incontrò molte difficoltà , tra cui guai giudiziari dovuti alle sue poesie, che lo portarono fino ad un processo per immoralità, e la malattia che contrae, ovvero la sifilide Baudelaire scriveva poesie, articoli, cronache d'arte e fece traduzioni, di cui le più importanti furono quelle dei racconti di Edgar Allan Poe, che tradusse in francese. Morì a Parigi nel 1867.
L'età della scapigliatura Scrittori come Praga, Tarchetti e Boito, chiamati scapigliati , condividevano una biografia tormentata fatta di povertà e alcolismo. Questi poeti erano troppo marginali e isolati per poter avere una reale influenza sulla vita sociale dell'Italia postunitaria, per questo la scapigliatura si chiuse in una polemica puramente culturale e si pose come testimonianza individuale della disillusione in cui versava un'intera generazione. Gli scapigliati segnalano la mancanza di nuovi punti di riferimento e il generale disorientamento della società letteraria, dovuto dalle nuove scoperte scientifiche e dalla fine degli ideali risorgimentali. Dalla letteratura scapigliata proviene soprattutto un ideale di negazione del romanticismo italiano, infatti nella scapigliatura prevale l' elemento del bizzarro e del macabro. Adesso che l'Italia era unita, gli ideali che avevano portato i giovani di molte generazioni a morire per la patria futura sembravano spenti e traditi, perché l'Italia nonostante l'unificazione non era ancora una nazione, dato che c'erano molti problemi come la mancanza di una struttura industriale avanzata, le disuguaglianze sociali e la corruzione nella pubblica amministrazione. Gli scapigliati sono affetti da una "malattia" che ha una funzione distintiva, cioè che fa sì che il poeta si senta e sia un essere diverso, estraneo, incompreso e disprezzato dalla società in cui vive, infatti le dichiara guerra e se ne allontana per coltivare la sua arte. I poeti scapigliati vivono infatti il lato oscuro del sogno romantico, vivendo nell'emarginazione, nella povertà e nell'alcol.
La nuova rappresentazione della realtà Nella cultura dell'800 i pittori, i filosofi ei letterati volevano dare una rappresentazione esatta , originale e oggettiva della realtà , descrivendola così com'è come se fosse una fotografia scattata con una macchina fotografica. In Europa nasce il dramma borghese , in cui gli autori si sforzano di portare nei loro testi fatti e personaggi che appartengono a quel mondo borghese a cui appartiene il loro pubblico. Nei nostri teatri il più importante autore fu Luigi Capuana , che fu il vero teorico del Verismo e collaborò anche al giornali come critico teatrale.
Il positivismo Per quanto riguarda la filosofia , l'800 è l'epoca del Positivismo , la cui idea base formulata da Comte è quella che la storia umana è una storia di progresso, che è legato alla scoperta di leggi universalmente valide che governano ogni ambito della vita umana. Secondo lo scienziato Taine , queste leggi possono essere trovate studiando gli uomini secondo un contesto temporale e ambientale , in quanto l'ambiente influisce sul comportamento dell'uomo. Nell'800 la ricerca scientifica diede risultati eccezionali nei settori della chimica e della biologia, in cui gli studiosi approfondirono le leggi dell'evoluzione seguendo le scoperte di Darwin. Comte riprende alcuni temi tipici dell'illuminismo, considerando i fatti empirici come base di ogni forma di conoscenza, quindi sostiene l'importanza non delle idee innate, ma dell' esperienza che ogni uomo fa nel corso della vita e che alimenta la sua conoscenza. Comte elaborò la legge dei 3 stadi per spiegare lo sviluppo dell'umanità: il primo è quello teologico , in cui l'uomo si affida a dio per avere spiegazioni sul mondo; il secondo è quello metafisico , dove per spiegare i fenomeni si ipotizza l'esistenza di forze occulte che ne sarebbero la causa; il terzo è quello positivo , in cui la realtà viene spiegata e analizzata con il metodo scientifico (osservazione del fenomeno, formulazione delle ipotesi, verifica delle ipotesi e formulazione di una soluzione).
Il naturalismo (Pag. 114-117) Per quanto riguarda la letteratura , ZOLA è il principale esponente del Naturalismo e cercò di creare un romanzo sperimentale , cioè un romanzo costruito secondo le regole del metodo scientifico. Come uno scienziato Zola tentò di osservare e descrivere oggettivamente la realtà, riducendo al minimo il giudizio dell'autore e narrando in maniera più impersonale possibile. Nei suoi romanzi Zola presta grande attenzione all'ambiente sociale nel quale i personaggi si muovono e si interessa soprattutto alla vita dei poveri, come gli operai e i lavoratori precari, dando l'idea di un affresco della società francese dell'800. Nel 1880 Zola pubblica " Il romanzo sperimentale ", con cui non vuole far divertire o intrattenere il pubblico, ma tenta di aprirgli gli occhi e farlo riflettere sul mondo in cui le persone vivono nelle grandi città industriali. Secondo Zola come per il chimico, anche per lo scrittore è possibile l'esperimento e ci sono nella letteratura la figura dell' osservatore (colui che osserva i dati) e dello sperimentatore (colui che sperimenta i dati). Per spiegare il suo romanzo sperimentale, Zola fa l'esempio di Balzac, che non fotografa semplicemente la realtà, ma si impegna a cambiare il contesto e la situazione dei personaggi, così da analizzare i suoi comportamenti in base al contesto sociale in cui viene inserito.
La vita Verga nasce a Catania nel 1840 da genitori benestanti, che lo portano ad iscriversi alla facoltà di giurisprudenza una volta finito il liceo, ma lui resta appassionato alla letteratura e pubblica alcuni romanzi utilizzando i soldi che i genitori gli avevano dato per l'università. La svolta decisiva della sua vita fu quando decise di andare a vivere a Firenze , dove grazie a Capuana entra in contatto con la comunità intellettuale fiorentina e riesce finalmente a conquistare un suo pubblico. Nel 1872 Verga si trasferisce a Milano e frequenta gli intellettuali legati al movimento della scapigliatura, ma comunque non riesce ad ottenere il successo a cui ambiva. È incerto e spaesato e pensa di tornare in Sicilia, ma nel 1874 pubblica un racconto intitolato Nedda , che lo porterà ad avere un enorme successo , che diventerà ancora più ampio quando pubblicherà il ciclo dei vinti, ovvero I malavoglia, Rosso Malpelo e Mastro don Gesualdo. Dal 1893 torna a stabilirsi in Sicilia e qui si dedica all'amministrazione delle sue terre e invecchiando si isola sempre di più, infatti morirà solo a Catania nel 1922.
Le opere Ci fu un momento verghiano negli anni 80 , quando Verga pubblicò i suoi capolavori (Malavoglia, MDG), in cui narra della vita del popolo siciliano attraverso tecniche narrative nuove. Il giovane Verga vuole essere un innovatore ma vuole anche il successo, quindi comincia a lavorare a un secondo bozzetto siciliano dal titolo Padron Ntoni, che nel 1880 verrà rielaborato e trasformato nel nucleo del romanzo I Malavoglia. Nei suoi romanzi parla della povera gente del sud e non dell'operaio come Zola, perché in Italia non c'era ancora stata la rivoluzione industriale. MDG fu pubblicato nel 1889 e non racconta solo la vita dei contadini ma anche quella delle altre classi sociali; il linguaggio si fa più crudo e i toni diventano più cupi, da qui si percepisce che il pessimismo di Verga si è intensificato. MDG è la storia di un uomo che si è fatto da sé: nato povero, grazie al suo lavoro e alla sua astuzia, Gesualdo diventa da mastro (cioè muratore) a don (cioè aristocratico), ma giunto al termine della sua vita capisce che è stato tutto inutile e che la corsa al denaro gli ha creato il vuoto attorno, infatti egli muore solo.
I temi e la tecnica Verga ha saputo raccontare la vita del popolo meridionale con uno scrupolo di verità. I motivi del suo pessimismo e la sfiducia nel progresso umano sono 3 principalmente: il tema dell' esistenza vista come una continua lotta , il tema della famiglia come legame sacro e il tema dell' accumulo della roba , cioè del sacrificio di ogni valore umano all'arricchimento. Anziché osservare le cose dall'alto, Verga adotta il punto di vista dei suoi personaggi, regredisce al loro livello culturale e ci fa ascoltare in presa diretta la loro voce. Questa regressione si spinge fino alla vera e propria eclissi del narratore , che scompare totalmente dalla scena: in tal modo si può dare l'idea che l'opera si sia fatta da sé.
ROSSO MALPELO (Pag. 148) Rosso malpelo era un ragazzo che veniva chiamato così per via del colore rossiccio dei suoi capelli, che lo portava ad essere vittima di pregiudizi e derisioni, perché chi aveva i capelli rossi si pensava fosse cattivo. Questa novella è una denuncia sociale , perché parla dello sfruttamento dei lavoratori, delle pessime condizioni in cui essi vivevano e dello sfruttamento minorile. RM lavorava infatti in una miniera insieme a suo padre, finché un giorno egli restò incastrato sotto le macerie, perché mentre stava facendo degli straordinari al lavoro (per pagare il matrimonio della figlia), la parte di miniera in cui si trovava crollò. RM cerca di salvare il padre scavando nelle macerie a mani nude, ma tutto ciò che riesce a trovare sono solo le sue scarpe, che accarezza e tiene con cura finché non gli vanno bene e può metterle lui. Tempo dopo arriva nella miniera un altro lavoratore, chiamato Ranocchio , che era zoppo e veniva trattato male dagli altri lavoratori, tranne da RM, che invece lo aiutava dandogli il suo cibo e aiutandolo nello svolgimento delle sue mansioni, ma quando Ranocchio piangeva RM lo picchiava perché voleva fargli capire quanto fosse dura la vita e che non doveva piangere. Un giorno Ranocchio si ammalò e restò a casa, l'unico a cercarlo fu RM, che una volta arrivato a casa di Ranocchio trova sua mamma che piangeva perché suo figlio stava male e RM era sorpreso perché non ha mai ricevuto affetto dalla sua famiglia e vedere la mamma di Ranocchio piangere per un figlio che era solo un costo lo straniva. Un altro personaggio che arrivò alla miniera fu un evaso , che scappò di prigione e andò a lavorare nella miniera ma poco dopo decise di costituirsi perché definì la vita nella miniera come una vita da topi ed era meglio stare in carcere. Alla fine i minatori stavano esplorando la miniera e arrivarono in una parte angusta in cui nessuno volle entrare, quindi mandarono RM che non tornò più e si pensa che stia ancora vagando nei cunicoli della miniera spaventando gli altri bambini che ci lavorano, i quali sentono la sua voce e hanno paura di lui a causa del suo aspetto: i capelli rossi e gli occhi verdi. In RM Verga tratta il vero come soggetto e l'utile per scopo , infatti non vuole denunciare ma utilizza il coro , ovvero gli altri lavoratori della miniera, per giudicare. Zola crede nella funzione educatrice dell'arte, infatti secondo lui l'arte serve per informare e denunciare la situazione critica alla società, cosicché qualcuno intervenga contro le ingiustizie. Verga invece sostiene che l' arte sia fine a sé stessa e non vuole giudicare ciò di cui racconta, ma utilizza la tecnica della regressione.
I MALAVOGLIA (Pag. 159-170) I malavoglia sono una famiglia di pescatori del sud, che vengono chiamati così dalla società perché è un nomignolo, ma in realtà sono la famiglia Toscano e sono dei grandi lavoratori. La loro casa si chiama casa del nespolo ed è vista come focolare domestico , in cui la famiglia è un punto di riferimento e viene paragonata ad una mano, dove ogni componente della famiglia rappresenta un dito ed è necessario che ci siano tutti i componenti per avere una presa più solida. I Malavoglia fa parte del ciclo dei vinti, in cui si narra dell'ingiustizia che è la vita e dell'introduzione di nuove leggi che porteranno ad una divisione tra nord e sud Italia (leva obbligatoria), per questo si può parlare della teoria dello scoglio , dove le onde continuano a sbattere sulla riva e così è come si sentono i personaggi dei romanzi di Verga, e l'unica via di fuga è la famiglia. Nella casa del nespolo vivono padron Ntoni , suo figlio Bastianazzo con la moglie detta La longa , e i loro figli: Ntoni , Luca , Mena , Alessi e Lia. Ntoni parte per la leva obbligatoria e quindi la famiglia perde un lavoratore e una fonte di reddito, quindi il nonno e distorta decide di mettersi in affari e guadagnare più soldi iniziando a commerciare (idea negativa del progresso al sud, perché erano meno competenti). Padron Ntoni compra un carico di lupini offrendo in garanzia del prestito la casa del nespolo, ma purtroppo durante il trasporto in mare arriva una tempesta e la provvidenza (nome della barca) perde il carico e Bastianazzo muore. La famiglia quindi si impoverisce e perde la casa del nespolo, Luca viene ucciso nella battaglia di Lissa , Mena rimane senza dote e Ntoni rimane affascinato dalla vita della città e quindi non vuole ritornare a fare il pescatore. Padron Ntoni ormai è vecchio e stanco e viene mandato in un ospizio, dove morirà proprio nel momento in cui Alessi, che era il nipote più giovane, era andato a riprenderlo dopo aver riscattato la casa del nespolo a seguito di enormi sacrifici, perché voleva riunire la famiglia.
Le origini Negli ultimi 20 anni del XIX secolo si diffonde - in compresenza e in contrapposizione al pensiero razionale positivista - un diverso atteggiamento culturale designato come Decadentismo. Elementi che permettono di identificare tale nuovo clima sono:
Periodizzazione ● In FRANCIA il Decadentismo si identifica con il movimento artistico e letterario del Simbolismo. Il punto di riferimento per la poesia simbolista è C. Baudelaire con i suoi nuovi temi, come la frattura artista/società, il contrasto aspirazioni ideali e squallore della realtà, il tedio esistenziale (spleen), e l’elaborazione di un nuovo linguaggio poetico fondato sull’analogia e sul simbolo e sulla forza evocativa della parola. ● In ITALIA vi sono due posizioni:
La visione del mondo decadente
GLI STRUMENTI IRRAZIONALI DEL CONOSCERE L’essenza segreta della realtà non può essere colta attraverso la ragione e la scienza, dunque il decadente utilizzerà altri mezzi. In generale, gli strumenti privilegiati del conoscere sono tutti gli stati abnormi e irrazionali dell’esistere : la malattia, la follia, la nevrosi, il delirio, il sogno e l’incubo, l’allucinazione. Questi stati di alterazione, che possono anche essere provocati artificialmente (alcol, droghe…), sottraendosi al controllo limitante e paralizzante della ragione, aprono al nostro sguardo interiore prospettive ignote e permettono di vedere, magari confusamente, il mistero che è al di là delle cose.