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Riassunto Palinsesto - Luca Barra
Tipologia: Sintesi del corso
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L’espressione “guardare la televisione” porta nascosti con sé alcuni tratti distintivi del mezzo e sottolinea la sua natura continua di servizio sempre disponibile, di tecnologia domestica che diventa forma culturale. I programmi televisivi non sono quasi mai entità singole, ogni contenuto è inserito in una sequenza: una successione ordinata e coerente di programmi. Ad ogni programma ne segue un altro, e poi un altro ancora, ogni prodotto televisivo si trova situato in un contesto. Grazie al contesto i programmi aumentano di valore perché l’insieme dell’offerta televisiva significa qualcosa di più della semplice somma delle singole parti. Vi è un principio ordinatore che agisce sui contenuti trasmessi dal medium e, di conseguenza, sulle pratiche del loro consumo : il palinsesto. Solo in Italia viene usato tale termine, in tedesco è “das Fernseh programm” che sta ad indicare una lista dei programmi, un elenco. In francese è “grille” e in spagnolo “parilla”, entrambi indicano una tabella fatta da righe e colonne, una griglia. Gli americani lo indicano con “schedule” che indica una sorta di orario, un’organizzazione temporale che si legge come un calendario (scheduling: operazione di programmazione, collocazione). In Italia il termine palinsesto venne scelto dai primi dirigenti della Rai per indicare la griglia di base che regola le trasmissioni, il termine deriva dal greco (“raschiare di nuovo”) e fa riferimento a una parola di uso comune in filologia: il palinsesto era quel codice che era stato cancellato e riscritto (per poterne scrivere un altro considerato più importante), il compito dei filologi era quello di andare indietro per ritrovare il testo originale. Allo stesso modo, il palinsesto televisivo è molto mobile, destinato a cancellarsi e a rifarsi di nuovo, per sua natura si trova in continua modifica. La scelta del termine si rivela dunque efficace a indicare con chiarezza il nuovo strumento, caratterizzato proprio da correzioni e modifiche costanti. Inoltre, proprio come i copisti medievali trascrivevano pazientemente i codici, anche l’attività di messa in forma del palinsesto è un’operazione che richiede calma e prospettiva. Ogni paese sembra così concentrarsi su un solo elemento: il tedesco e il francese mettono in evidenza il risultato, l’oggetto fisso e stabile che si compone al termine di varie operazioni. La parola inglese indica in particolare lo scopo per cui l’oggetto è impiegato e collega la griglia a una dimensione temporale. La definizione italiana, inequivocabilmente più fantasiosa e articolata, sottolinea il processo di costruzione dell’oggetto, la sua natura mobile e instabile. Quindi se proprio dobbiamo dare una definizione di palinsesto potremmo dire che esso è un insieme di programmi collocati all’interno di una griglia temporale secondo una serie di logiche e criteri (editoriali, commerciali e professionali) e mediante una serie di strumenti con funzione tattica o strategica. Il palinsesto opera su tre livelli : ha una dimensione sintattica legata alla disposizione degli elementi in un ordine secondo regole e strategie, una dimensione semantica, dal momento che la
disposizione influenza i significati dei prodotti e i modi della loro ricezione da parte del pubblico. Infine ha anche una dimensione pragmatica, <
visione fedele. Altre volte costruisce un rituale, o lo rafforza, per instaurare un rapporto di relazione privilegiata con il pubblico. Più spesso però, il tempo televisivo è caratterizzato da un’insopprimibile coazione a ripetere e la tv diventa così il mezzo dell’ordinario. La banalità che per altri mezzi risulta mortale, per la tv non solo è attesa, ma più che benvenuta. Con il palinsesto, il mezzo televisivo da una parte addomestica e direziona il flusso della visione televisiva e dall’altra gioca con le temporalità sociali. Il termine rappresenta infatti la sintesi di pulsioni e direzioni contrastanti, o persino opposte. Il palinsesto è infatti l’insieme di un prodotto e un processo: da un lato è il risultato dell’operazione di costruzione, scelta e collocazione di contenuti in una griglia, dall’altro è l’insieme delle operazioni attraverso cui si arriva all’ultima versione della griglia. Palinsesto può voler dire tante cose, dipende da dove lo si guarda. Per il telespettatore è il box o la pagina che sulle riviste presenta la programmazione giornaliera, oppure il sito o l’app che consentono di vedere cosa sta partendo e su quale canale, oppure ancora l’EPG sul telecomando. Da questo punto di vista il palinsesto è innanzi tutto uno strumento comunicativo, uno dei tanti modi per presentare l’offerta al pubblico e che permette di pianificare l’esperienza del flusso. Dal punto di vista dell’industria televisiva il palinsesto è uno strumento di gestione, di pianificazione pronto per essere scritto e modificato continuamente. In questo caso il palinsesto deve presentare il flusso come naturale, un palinsesto funziona nel momento in cui il telespettatore non si accorge della sua presenza, il suo obiettivo ultimo è quello di sparire. L’esperienza naturale di un telespettatore è quella di un flusso che scorre.
Vari elementi formano e vanno a definire il palinsesto, il primo elemento della definizione <
Il programma è il contenuto più importante di cui si compone l’offerta televisiva, sono i programmi il motivo per cui milioni di telespettatori guardano ogni giorno la televisione, e sono loro la sola parte comunicata del palinsesto, elencata sulla stampa o sui siti delle reti. I programmi però non sono tutti uguali e non tutti hanno la stessa importanza all’interno del palinsesto. Un primo tipo di distinzione interna ai programmi è legata alle modalità della loro produzione, due dimensioni: spaziale e temporale. Dal punto di vista spaziale si possono distinguere i prodotti realizzati in interni, nella situazione protetta degli studi televisivi, da quelli ripresi in esterni, in ambienti e situazioni <
Il panorama pubblicitario è integrato dalla comunicazione sociale , con le pubblicità progresso delle organizzazioni senza scopo di lucro, e da quella istituzionale, con le campagne promosse dai ministeri e altri organi dello Stato. I messaggi pubblicitari devono essere chiaramente riconoscibili come tali, separati e distinti dagli altri programmi con scritte apposite e altre modalità grafiche. In rapporto agli altri contenuti, le reti non possono superare il 18% di affollamento pubblicitario nell’ora di programmazione, l’affollamento giornaliero consentito è invece del 15%, entrambi i limiti scendono poi al 12% per la pay tv. LA PROMOZIONE Il mosaico televisivo include tra i contenuti del palinsesto anche una ricca e complessa serie di contenuti promozionali e autopromozionali: paratesti che raccontano la rete e i programmi, sintetizzandone gli elementi di maggiore interesse. Questi tasselli arricchiscono la programmazione e la semplificano per lo spettatore, non solo forniscono indicazioni utili rispetto ai programmi ma costruiscono anche l’attesa raccontandone i personaggi, i meccanismi o persino il dettaglio dei singoli episodi. La promozione è dunque legata alle abilità comunicative della rete. L’unità di base è costituita dal promo , abbreviazione di promotional message, un filmato che sintetizza i contenuti di un programma e li declina in base al tono della rete. I promo stimolano il coinvolgimento dell’audience, seguono l’evolversi del programma e cercano di costruirne e sostenerne il successo: spesso si comincia con un teaser, un breve video che cerca di stimolare e stuzzicare la curiosità dello spettatore, poi si prosegue con i promo di lancio nelle settimane precedenti alla partenza del programma, e con quelli di mantenimento una volta che il programma è iniziato, per richiamare l’attenzione del pubblico più distratto e mantenere la fedeltà di chi già guarda il programma. Ai promo si aggiungono anche altre forme di promozione incrociata, che appaiono su altre reti appartenenti allo stesso gruppo editoriale per il lancio di un titolo particolarmente importante. Come gli spot, anche i promo sono affiancati da sottopancia, sovraimpressioni e altre grafiche durante la messa in onda dei programmi. È anche attraverso questi piccoli testi sparsi nella programmazione che si costruisce l’identità di una rete. Gli ident sono filmati brevi ma evocativi, utili a ricordare la rete e i suoi tratti distintivi, la loro ripetizione frequente li rende memorabili e inavvertiti, un dispositivo potente con cui impostare tono e mood di una rete. Più compatti sono i bumper, elementi molto brevi solitamente usati per separare il programma dai promo e dagli spot, e utili anche per rafforzare l’identità di rete. Il megapromo è un filmato promozionale della durata di qualche minuto, realizzato in occasione del lancio della stagione tv, altri promo particolari possono essere realizzati in occasione delle feste natalizie o in occasioni speciali. Infine, sullo schermo sono presenti il logo della rete e a volte la luminosa, un secondo logo che dà indicazioni sul programma in onda. Le forme promozionali e autopromozionali non sono ovviamente inserite nel calcolo dell’affollamento pubblicitario. Programmi, pubblicità e promo costruiscono dunque il palinsesto televisivo, obiettivo dei programmatori è così la ricerca di un equilibrio accettabile tra i tre materiali.
Il palinsesto è anche una griglia temporale, da un lato è un elemento di una forte rigidità ma dall’altro è anche il campo dove si può sviluppare una forte creatività. Il palinsesto è una struttura, la griglia nella quale inserire i diversi tasselli, di base le regole che caratterizzano il palinsesto sono le stesse dell’articolazione del calendario. Uno degli elementi di maggiore creatività è la diretta , essa aggiunge, dal punto di vista temporale, una complessità ulteriore: quando la diretta sfora il tempo limite bisogna riaggiustare il palinsesto togliendo qualche elemento per rientrare nei tempi giusti (solitamente quando la diretta è in ritardo o in anticipo si tolgono o aggiungono pubblicità). La creatività degli addetti ai lavori si esercita quindi all’interno di una struttura agendo sulle principali dimensioni temporali: la durata , ossia la lunghezza del singolo contenuto; la collocazione , cioè il momento di inizio del testo; la sequenza , quindi l’ordine degli elementi, i prodotti che lo precedono e quelli che lo seguono; e infine la frequenza , la scansione della ripetizione dello stesso episodio e delle occorrenze successive dello stesso titolo. Cosa e quando inserire un elemento all’interno della griglia temporale non è una scelta totalmente libera, si deve tenere conto di alcuni vincoli dettati soprattutto dal rapporto di reciproca influenza tra la televisione e le pratiche sociali. La televisione infatti, si inserisce all’interno della vita dei telespettatori e si adatta ai suoi ritmi, diventando una sorta di grande orologio che scandisce le abitudini condivise dall’intera popolazione. Da una parte i tempi sociali finiscono per dettare le collocazioni del palinsesto (es. orari dei bambini; orari dei pasti), dall’altra anche il palinsesto però influenza le ritualità sociali (es. a letto dopo Carosello). IL PALINSESTO DURANTE L’ANNO Nella sua struttura, la forma del palinsesto rispecchia il dispiegarsi de tempo. Due sono le stagioni principali del palinsesto, quella autunnale e quella primaverile, ovvero i momenti di garanzia: momenti dell’anno in cui la platea dei telespettatori è più numerosa, vengono lanciati i prodotti più importanti e costosi ed è proprio nelle stagioni di garanzia che vengono calcolate le tariffe deli spazi pubblicitari. La stagione autunnale comincia a settembre e finisce a dicembre mentre quella primaverile va da metà gennaio fino ai primi di maggio (per tutte le reti ad eccezione della rai, la stagione viene sospesa durante la settimana di Sanremo). Tra la stagione autunnale e quella primaverile si colloca il cosiddetto periodo delle strenne, ovvero il periodo natalizio. Infine tra la stagione primaverile e quella autunnale si estende un lungo periodo estivo che da maggio si trascina fino a fine settembre, è la bassa stagione della televisione, i palinsesti sono riempiti da esperimenti e versioni estive di alcuni programmi ma anche una grande quantità di diritti. Nella settimana televisiva si oppongono i giorni feriali a quelli festivi. La programmazione feriale va dal lunedì al venerdì e si compone di appuntamenti fissi che durano anche per molti anni, una serie di appuntamenti quotidiani e costanti. Nella programmazione festiva del sabato e della domenica, si deve tener conto della presenza davanti gli schermi di un pubblico (almeno in parte) diverso con esigenze diverse. Se la settimana televisiva si divide in due grandi blocchi, la singola giornata presenta una serie ben più numerosa di suddivisioni e segmenti, ciascuno con caratteristiche proprie definite dalle
La stabilità è garantita da collocazioni abituali, assegnate ai singoli programmi o ai generi, vi è una ripetizione di temi, volti e linguaggi. Un canale generalista è disinteressato al futuro, lavora day by day per un rapido presente, nel frattempo si concentra sulla prima serata dove colloca le produzioni e gli acquisti più forti. Per televisione tematica possiamo intendere una molteplicità di emittenti gratuite e a pagamento che propongono un solo genere o che ancora si rivolgono a un target definito, proponendo una programmazione variegata. Il flusso della programmazione è costruito sull’ipotesi che lo spettatore resti sintonizzato solo per un tempo limitato, oltre alla volontà di trattenerlo emerge la più realistica necessità di incuriosire lo spettatore durante lo zapping e di creargli dunque facili soglie di accesso al canale. Anche con la tematica si possono elencare una serie di logiche editoriali: in primo luogo è chiara la necessità di costruire un brand di rete che chiarisca la specificità dell’offerta. L’obiettivo è distinguersi nell’affollato scenario, posizionarsi in modo esplicito tra i competitors per potere essere (a differenza della generalista) una rete <
fattori. La gestione del budget è centrale anche nella scelta tra produzioni e acquisto, tra make e buy. In generale, l’obiettivo commerciale è l’ottimizzazione dei materiali a disposizione attraverso un loro pieno sfruttamento e una collocazione che li utilizzi al meglio e ne aumenti il valore. E’ fondamentale qui l’appropriatezza del programma rispetto alla rete e alla fascia oraria, il costo di un programma deve essere adeguato al segmento di tempo che dovrà ospitarlo, non tutti i tasselli sono quindi uguali. Molto prima della messa in onda, le griglie di programmazione diventano lo spazio su cui mettere alla prova la tenuta del budget e così si scrive e si riscrive, si definiscono i pezzi ancora mancanti, si cancellano i tasselli fuori budget, si trovano sostituti e riempitivi. Non solo il budget ma anche altre logiche commerciali influiscono sulla composizione dei palinsesti, una di queste è quella che riguarda il comportamento fluttuante del pubblico e la sua articolazione nei mesi, settimane e giorni della visione televisiva. Lo scopo di ciascuna rete è quello di massimizzare la quantità di pubblico che si trova davanti alla sua offerta, per valorizzare i programmi e accontentare gli investitori pubblicitari. Da una parte, attraverso un lavoro a livello macro, si cerca di comporre blocchi il più possibile omogenei in grado di fidelizzare gli spettatori. Dall’altra parte, l’adesione al flusso e ai ritmi del pubblico avviene anche a livello micro, con operazioni minime spesso inavvertite, ad alzare i risultati di ascolto con appositi trucchi e piccole tattiche (es. lo spostamento o l’allungamento di segmenti di programma). La concorrenza si trova al centro di una seconda categoria di logiche commerciali, innanzitutto si possono distinguere due tipi di concorrenza: quella interna costituita dalle reti appartenenti allo stesso gruppo editoriale e quella esterna rappresentata dalle reti rivali che competono sul mercato televisivo per ascolti e ricavi. Nel primo caso la necessità è quella di mettere a fuoco una strategia dell’offerta complessiva e di differenziare i pubblici, nel secondo invece la rete deve trovare un posizionamento distintivo nel contesto competitivo. Ogni scelta è così operata sia sulla base di logiche editoriali e commerciali <
Sul palinsesto verticale: TRAINO (lead in e lead out; il titolo pregiato è prima o arriva in un secondo momento) legame tra due o più programmi in modo tale che lo spettatore di un programma resti per quelli successivi. HAMMOCKING un programma nuovo o debole finisce nello slot intermedio tra due programmi forti (lead in e lead out insieme). TENT POLING un programma forte e molto visto finisce in mezzo tra due programmi deboli (lead in e lead out insieme). BLOCKING pianificazione di una sequenza omogenea di programmi per genere, temi, target, linguaggi e mood: un blocco unitario dove i programmi più deboli sono rafforzati dall’inserimento in un flusso coerente. Sul palinsesto italiano queste tattiche sono di difficile applicazione poiché i programmi sono solitamente di lunga durata, in quello americano invece sono molto sfruttati (es Young Sheldon). Sul palinsesto orizzontale: gli strumenti collegati a tale dimensione hanno il compito di mantenere stabili giorno dopo giorno le abitudini degli spettatori offrendo continuità nelle griglie di programmazione settimanale. STRISCIA (stripping) lo stesso programma occupa ogni giorno la stessa fascia oraria (aiuta la fidelizzazione). OMBRELLO nella stessa fascia oraria ogni giorno dal lunedì al venerdì, va in onda un programma diverso ma simile per tono, genere e target previsto: a essere caratterizzata è l’ora non il singolo titolo (es. alternanza tra simpson e griffin). BACK TO BACK è la pratica di trasmettere <
Il palinsesto non è affatto qualcosa di fisso e immutabile, la variabilità è un elemento quasi scontato non soltanto nelle tecniche di composizione delle scalette e delle griglie ma anche nella sua stessa evoluzione storica. Diffusa è l’interpretazione che vede opporsi da una parte la “vecchia televisione” e dall’altra i nuovi media. Negli ultimi decenni il palinsesto è stato “indebolito” dai fenomeni della digitazione e della convergenza, che hanno modificato lo scenario tv. Con il moltiplicarsi delle modalità di fruizione dei contenuti televisivi, il flusso di programmazione è <
Prima la videocassetta e poi il dvd, hanno consentito la scissione del singolo contenuto dalla sua collocazione in un palinsesto e restituendo a molti programmi una purezza ideale. Il prodotto televisivo diventa un teso singolo emancipandosi così dal flusso, ciò che era destinato a scorrere si trova impigliato in una memoria. Un passaggio ulteriore è la trasformazione del programma tv in un file digitale, il download e lo streaming sottolineano ancora di più l’individualità del singolo programma: vi è la possibilità di saltare o velocizzare la pubblicità e persino di fermare il flusso mettendolo in pausa e facendolo ripartire in un secondo momento. Un terzo fattore tecnologico è poi costituito dagli strumenti che consentono il passaggio tra reti differenti. Con il digitale è cruciale potersi muovere all’interno di centinaia di canali, l’EPG (elettronic programming guide) che contiene dettagli e riassunti dei vari programmi, offre un’occasione di navigazione complessa nell’offerta. Non solo fattori tecnologici, anche i caratteri più propriamente linguistici, estetici o testuali della tv convergente contribuiscono a ridimensionare la griglia di programmazione. In primo luogo, l’estensione: il programma televisivo diventa un <
per bambini. Le reti digitali fanno un grande ricorso alla maratona, con la programmazione consecutiva di intere stagioni, specialmente nel fine settimana: un binge programming. La maratona è talvolta inserita nel palinsesto in modo svincolato, o in altri casi la formula è utilizzata per consentire il riepilogo (recap) della serie in vista del finale di stagione o per preparare lo spettatore all’inizio della successiva. Infine, una quinta ed ultima categoria di innovazioni digitali ha a che fare con la competizione, o meglio con le regole del gioco che si impongono in uno scenario costituito da reti grandi e piccole, aspiranti mini-generaliste e targettizzate in modo chiaro. Alla <