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Paniere Imprese e Mercati - risposte aperte. Università eCampus, Facoltà di Economia - corso di Economia D.M. 270/04, professore Iannaccone Guido, esame da 6 crediti. Risposte disposte in ordine di lezione.
Tipologia: Panieri
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In regime di concorrenza perfetta le imprese non decidono il prezzo di vendita bensì soltanto le quantità di vendita (price taker). In tale situazione il prezzo di vendita (p) è determinato dall'equilibrio di mercato tra le forze della domanda e dell' 'offerta del bene. In concorrenza perfetta le variazioni delle quantità vendute/prodotte (q) del bene non influenzano il prezzo di vendita (p) che resta costante. In conclusione, in un mercato di concorrenza perfetta il ricavo totale si presenta come una retta crescente di inclinazione pari al prezzo.
LEZIONE 6 DOMANDA 32. Perché la curva di domanda in concorrenza perfetta è perfettamente elastica? Per l’impresa in concorrenza perfetta la curva di domanda è perfettamente elastica. L’impresa concorrenziale è price taker: deve considerare il prezzo come un dato, che non può influenzare con la sua quantità prodotta. Infatti per definizione, questa è troppo piccola rispetto al mercato di riferimento per poter influire su prezzo di mercato. Quindi è come se il produttore vedesse solo un punto della curva di domanda: il punto del prezzo di mercato corrente. Se provasse a vendere il prodotto ad un prezzo superiore, i consumatori si rivolgerebbero alla concorrenza, e la quantità da lui venduta sarebbe pari a zero. In altre parole, l’impresa in concorrenza perfetta fronteggia una domanda perfettamente elastica.
LEZIONE 6 DOMANDA 33. Rappresentare e commentare l’equilibrio di concorrenza perfetta di lungo periodo. La presenza dell'extraprofitto attira sul mercato nuove imprese concorrenti. Non essendoci barriere d'ingresso o di uscita, qualsiasi impresa può decidere di entrare sul mercato in tempi rapidi e senza sostenere eccessivi costi. Il processo si conclude quando l'extraprofitto si azzera in ogni impresa del mercato. L'equilibrio di lungo periodo in un mercato di concorrenza perfetta è, quindi, determinato dalla condizione di uguaglianza del prezzo con il costo medio in ogni impresa del mercato. Nel lungo periodo il prezzo di mercato raggiunge il suo livello minimo, compatibile con il costo medio di produzione (economicità) e l'extraprofitto si annulla.
La curva di offerta del mercato può essere ottenuta sommando tutte le curve di offerta delle singole imprese. Considerando tutte le imprese dal lato dell'offerta e tutti i consumatori dal lato della domanda, è possibile analizzare l'equilibrio del mercato e la formazione del prezzo di mercato. L'uguaglianza tra la quantità offerta e quella domandata determina il prezzo di mercato del bene. L'equilibrio di mercato è rappresentato nel seguente diagramma cartesiano. Il prezzo di mercato, così determinato, è quello applicato da ogni singola impresaconcorrenziale sul mercato.
LEZIONE 6 DOMANDA 34. Come cambiano le condizioni dell’equilibrio concorrenziale nel lungo periodo? Il punto di equilibrio in un’impresa concorrenziale si determina nel punto d’incontro tra domanda e offerta per cui le imprese potrebbero realizzare sia profitti che perdite nel breve periodo. Nel lungo periodo, l’assenza di barriere e la prospettiva di realizzare dei guadagni porterà all’ingresso di nuove imprese che faranno aumentare il costo medio totale. Il punto di equilibrio si troverà in corrispondenza del valore di MR, MC, e ATCmin. Possiamo quindi affermare che nel lungo periodo si ottiene solo un profitto normale, in quanto il prezzo coincidecon il costo medio.
LEZIONE 6 DOMANDA 35. Fino a quando conviene ad un’impresa aumentare la produzione? Che ogni impresa estende la produzione fino al punto in cui il costo marginale èuguale al prezzo di mercato, e poiché quest’ultimo, in regime di libera concorrenza, è unico per tutte le imprese (legge di Jevons), se ne può dedurre anche che in un mercato concorrenziale tutte le imprese tendono ad avere un uguale costo marginale.
LEZIONE 6 DOMANDA 36. Nel mercato di concorrenza perfetta cosa provoca la disponibilità di un extraprofitto? La disponibilità di un extraprofitto attrae soggetti non ancora presenti sul mercato che faranno aumentare la numerosità dei venditori, spostando la funzione di offerta verso destra con una riduzione del prezzo e un aumento della quantità offerta.
LEZIONE 6 DOMANDA 37. Rappresentare e commentare l’equilibrio di concorrenza perfetta di breve periodo con equilibrio positivo. La rappresentazione grafica mostra la situazione di breve periodo in cui il prezzo è maggiore al costo medio totale (P > ATC), con la realizzazione di un extra-profitto per l’impresa. La parte della curva al di sopra del livello in cui MC = ATC rappresenta la funzione di offerta dell’impresa. In effetti questa è disposta ad accettare come prezzo minimo un valore che sia in ogni caso superiore a p1.
LEZIONE 6 DOMANDA 38. Definire e rappresentare graficamente la curva di offerta dell’impresa in regime di concorrenza perfetta. La rappresentazione grafica mostra la situazione di breve periodo in cui il prezzo è maggiore al costo medio totale (P > ATC), con la realizzazione di un extra-profitto per l’impresa. La parte della curva al di sopra del livello in cui MC = ATC rappresenta la funzione di offerta dell’impresa. In effetti questa è disposta ad accettare come prezzo minimo un valore che sia in ogni caso superiore a p1.
LEZIONE 7 DOMANDA 30. Definire l’indice di Lerner. L’indice Lerner è uno strumento utilizzato nello studio microeconomico per scoprire il grado di monopolio di un’azienda o di un settore. Si esprime matematicamente come (L). La spiegazione è la seguente: con carattere monopolistico sarà fissato un prezzo più alto, alla ricerca di maggiori profitti. D’altra parte, se ci sono molti rivali, i prezzitendono ad essere più vicini ai costi di produzione o di acquisizione. Questo, al fine di attirare clienti e guadagnare quote di mercato. Tra i fattori o variabili sopra citati che influenzano l’indice Lerner vi sono la quantità di prodotti sostitutivi presenti sul mercato e il numero di aziende operanti. Il
LEZIONE 7 DOMANDA 34. Il candidato esponga quali sono le caratteristiche del mercato di monopolio avvalendosi anche di una derivazione grafica. Il mercato di monopolio ha le seguenti caratteristiche:
LEZIONE 7 DOMANDA 35. Il candidato dopo aver esposto le caratteristiche di un mercato di monopolio proceda con il fornire una rappresentazione grafica. Il mercato di monopolio ha le seguenti caratteristiche:
LEZIONE 7 DOMANDA 36. Rappresentare graficamente la perdita secca di monopolio. In un mercato il livello efficiente di produzione è la quantità per la quale la curva di domanda interseca la curva di costo marginale. Questa condizione massimizza il questa condizione massimizza il surplus totale surplus totale, e si verifica in un mercato e si verifica in un mercato di concorrenza perfetta. Contrariamente a quanto avviene per l’impresa concorrenziale, il monopolista pratica un prezzo che è sempre superiore al costo marginale. Rispetto al mercato concorrenziale, la quantità è più bassa ed il prezzo piùalto. Questo crea una perdita per il consumatore ed un guadagno per ilmonopolista. Per la quantità di monopolio la disponibilità a pagare dei consumatori (prezzo del bene) è superiore al costo necessario per produrre il bene stesso (CMA) si determina una riduzione del benessere per la collettività (perdita secca) rispetto all’equilibrio efficiente di concorrenza perfetta.
Il costo sociale deriva dal fatto che l’equilibrio monopolistico genera una perdita secca analoga a quella provocata da un’imposta (ma il surplus viene incamerato qui dal monopolista, non dallo Stato). Il monopolio è quindi inefficiente.
LEZIONE 7 DOMANDA 37. Il candidato dopo aver esposto le caratteristiche di un mercato di monopolio proceda con il fornire una rappresentazione grafica di lungo periodo. Nella teoria neoclassica il monopolio si presenta composto da molti compratori e un solo venditore, infatti nelle economie di scala dove il costo medio sostenuto dal monopolista si riduce all’aumentare dell’output, si crea la condizione per cui solo unproduttore è in grado di rimanere in un mercato realizzando un profitto; esistono notevoli barriere all’entrata e/o all’uscita del mercato che permetto al monopolistadi mantenere la sua posizione; il bene o servizio è unico e non ha sostituti inoltre, poiché l’azienda realizza un output differenziato rispetto ad altri prodotti presenti sul mercato, il consumatore manifesta fedeltà alla marca associandolo a quel produttore. L’impresa è price maker nel senso che può stabilire la quantità totale fornita ed esercita un notevole controllo sul prezzo. Nel lungo periodo si possono effettuare tutte le variazioni necessarie perché gli input non sono più fissi come purei costi fissi che diventano variabili, per cui le imprese cercheranno l’efficienza realizzando il maggior numero di output con il minor impiego di risorse possibili. Si indica Con LRTC il costo totale di lungo periodo che deve essere minore o uguale al costo totale di breve periodo per realizzare un certo livello di produzione, sempre proprio perché c’è libertà di scegliere le combinazioni migliori e più efficienti. La stessa regola vale per i costi medi infatti LRTC=< ATC sempre. Per tracciare la curva LRATC (LRTC/q) si uniscono le parti più basse di tutte le curve ATC tra cui l’impresa può scegliere.
LEZIONE 7 DOMANDA 38. Commentare e rappresentare graficamente l’equilibrio di concorrenza perfetta e di monopolio nel lungo periodo. Concorrenza perfetta: Il punto di equilibrio in un’impresa concorrenziale si determina nel punto d’incontro tra domanda e offerta per cui le imprese potrebbero realizzare sia profitti che perdite nel breve periodo e dove l’eccesso di D e O è nullo. Nel lungo periodo, l’assenza di barriere e la prospettiva di realizzare dei guadagni porterà all’ingresso di nuove imprese che faranno aumentare il costo medio totale. Il punto di equilibrio si troverà in corrispondenza del valore di MR, MC, e ATCmin. Possiamo quindi affermare che nel
cui un’impresa realizza la massima produzione possibile con la tecnologia a disposizione, a partire da una determinata dotazione di input.
LEZIONE 8 DOMANDA 26. Quali sono le principali caratteristiche di un mercato di concorrenza monopolistica? Il mercato di concorrenza monopolistica è un mercato in cui sono presenti molti compratori e venditori che offrono un prodotto simile ma non identico, per cui molte imprese competono per lo stesso gruppo di consumatori. Non esistono barriere all’ingresso e all’uscita dal mercato, i beni offerti sono differenziati ed, inoltre, possono essere presenti asimmetrie informative. Questa struttura permette alle imprese di esercitare potere di mercato grazie alla differenziazione del prodotto. La funzione di domanda si presenta più elastica rispetto a quella del monopolio. L’elasticità della domanda dipende dal numero di concorrenti e dal grado di differenziazione del prodotto: al crescere del numero dei concorrenti, e all’indebolirsi della differenziazione aumenterà l’elasticità della domanda (avvicinandosi alla concorrenza perfetta). L’impresa in concorrenza monopolistica raggiunge la massimizzazione del profitto producendo al livello in cui MR (ricavo marginale) = MC (costo marginale): nel breve periodo può realizzare un profitto o una perdita. Nel lungo periodo, invece, realizza un profitto normale, come le imprese in concorrenza perfetta, anche se pratica un prezzo superiore al costo marginale. Per questo motivo anche questo mercato è inefficiente dal punto di vista allocativo.
LEZIONE 8 DOMANDA 27. Per quale motivo il mercato di concorrenza monopolistica è inefficiente dal punto di vista allocativo? Le imprese che operano in concorrenza monopolistica, così come accade per le imprese in concorrenza perfetta, nel lungo periodo realizzano soltanto un profitto normale. Ma, a differenza della concorrenza perfetta, vendono a un prezzo superiore al costo marginale. Per questo motivo il mercato di concorrenza monopolistica si presenta inefficiente dal punto di vista allocativo, come accade nel monopolio.
LEZIONE 8 DOMANDA 28. Commentare e rappresentare graficamente la condizione di breve periodo del mercato di concorrenza monopolistica. In concorrenza monopolistica sono presenti numerosi compratori e venditori atomistici, non esistono rilevanti barriere all’ingresso e/o all’entrata del mercato, i beni offerti sono percepiti come non perfettamente omogenei (differenziazione del prodotto) e possono essere presenti asimmetrie informative (o può esserci informazione perfetta). Le imprese che operano in questo mercato hanno una dimensione così limitata da poter trascurare l’interdipendenza. Dato che ogni impresa vende un prodotto differenziato non esiste una funzione di domanda di mercato. Nel breve periodo l’impresa in concorrenza monopolistica massimizza il profitto ad una certa quantità q*, in corrispondenza del punto di tangenza tra MC e MR. Si realizza cosi un extraprofitto corrispondente all’area C1, P1, B, D. Questa circostanza attrae potenziali entranti, accrescendo il numero d’imprese presenti sul mercato, spostando a sinistra le funzioni D e MR.
LEZIONE 8 DOMANDA 29. Commentare e rappresentare graficamente la condizione di lungo periodo del mercato di concorrenza monopolistica. In concorrenza monopolistica sono presenti numerosi compratori e venditori atomistici, non esistono rilevanti barriere all’ingresso e/o all’entrata del mercato, i beni offerti sono percepiti come non perfettamente omogenei (differenziazione del prodotto) e possono essere presenti asimmetrie informative (o può esserci informazione perfetta).
Le imprese che operano in questo mercato hanno una dimensione così limitata da poter trascurare l’interdipendenza. Dato che ogni impresa vende un prodotto differenziato non esiste una funzione di domanda di mercato. L’impresa nel lungo periodo, può realizzare solo un profitto normale. La riduzione del prezzo dovuta all’incremento della numerosità degli operatori d’offerta ha annullato l’extra profitto. Nel lungo periodo, quindi, ogni impresa produce un output inferiore a quello registrato nel breve periodo.
LEZIONE 10 DOMANDA 7. In quali casi conviene realizzare le transazioni nel mercato? E quando ricorrere all’impresa? La teoria economica dei costi di transazione si fonda sul pensiero di Coase, che ritiene che alcune delle transazioni tra gli attori economici avvengano nel mercato e alcune all’interno dell’impresa. Secondo Coase l’impresa esiste perché è economicamente più efficiente creare una struttura che svolga al suo interno alcune transazioni piuttosto che al mercato. Imprese e mercato sono quindi due istituzioni alternative. L’assetto d’impresa è definito sulla base dei contratti che essa stipula. La teoria dei costi di transazioni ammette che i soggetti assumo decisioni con deficit di informazioni. I contratti risultano complessi da comporre proprio per la presenza di razionalità limitata e di opportunismo. In altre parole conviene ricorrere al mercato tutte le volte che le informazioni necessarie alla realizzazione di un contratto completo sono semplici da reperire e in numero esiguo. Altrimenti conviene ricorrere ad altre formule di collaborazione, fino alla forma estrema dell’impresa.
LEZIONE 10 DOMANDA 8. Come contribuiscono e a cosa servono i meccanismi di compensazione finanziaria? L’impresa è governata da una serie di volontà, che esprimono interessi diversi, talvolta in conflitto tra loro: l’attività più complessa del governo d’impresa è proprio quella di comporre i potenziali conflitti. Risulta, quindi, decisiva l’opera di contrattazione tra le parti in causa. Spesso la risoluzione del conflitto tra gruppi di portatori d’interessi si raggiunge con meccanismi di compensazione finanziaria. Le compensazioni che eccedono ciò che è strettamente necessario al funzionamento, e alla sopravvivenza, dell’impresa sono indicative di debolezza organizzativa.
LEZIONE 10 DOMANDA 9. Qual è l’unico modo razionale di agire in condizioni di certezza? In un’impresa governata da una sere di volontà, che esprimono interessi diversi, talvolta in conflitto tra di loro, dove l’attività più complessa dell’organo di governo è quella di mitigare i potenziali conflitti, risulterà di fondamentale importanza l’opera di contrattazione delle parti in causa. In un ambiente così complesso, con informazione imperfetta e di incertezza, i manager possono accontentarsi di un profitto soddisfacente a far si che gli azionisti continuino a finanziare l’impresa, mantenendo intatta la fiducia nel loro operato. Risulta, quindi, che questo modo di agire è l’unico razionale in condizioni di certezza.
LEZIONE 10 DOMANDA 10. Come è possibile controllare l’operato dei manager nelle grandi imprese con capitale frammentato? La frammentazione del capitale favorisce la concentrazione de potere nelle mani del manager, che si trova ad avere un autonomia decisionale particolarmente elevata. Lo strumento per esercitare il controllo dello stesso quindi risulta essere il market for corporate control ovvero una serie di regole, relazioni, processi e sistemi aziendali, tramite i quali l'autorità fiduciaria e esercitata e controllata. In questo modo la struttura del governo societario esprime le regole e i processi con cui si prendono le decisioni in una società e fornisce anche la struttura con cui vengono decisi gli obiettivi aziendali, nonché i mezzi per il raggiungimento e la misurazione dei risultati raggiunti.
ricerca del contraente, alla conduzione della trattativa. Sono successivi quelli riguardanti il controllo dell’esecuzione del contratto.
LEZIONE 11 DOMANDA 11. Il candidato illustri la teoria economica dei costi di transazione di Coase. La teoria dei costi di transazione si fonda sul pensiero di Coese, che ritiene che alcune delle transazioni tra gli attori economici avvengano nel mercato e alcune all’interno dell’impresa. Secondo Coase l’impresa esiste perché è economicamente più efficiente creare una struttura che svolga al suo interno alcune transazioni piuttosto che al suo mercato. Imprese e mercato sono quindi due Istituzioni alternative. L’assetto dell’impresa, quindi, è definito sulla base dei contratti che essastipula. Mutuando, così, il principio della razionalità limitata di Simon, la teoria dei costi di transazione ammette che i soggetti assumono decisioni con deficit di informazioni. I contratti risultano complessi da comporre proprio per la presenza di razionalità limitata e di opportunismo. In altre parole, secondo tale teoria, conviene ricorrere al mercato tutte le volte che le informazioni necessarie alla realizzazione di un contratto sono semplici da reperire e in un numero esiguo. Altrimenti conviene ricorrere ad altre formule di collaborazione, fino alla forma estrema dell’impresa.
LEZIONE 13 DOMANDA 18. Cosa si intende per oligopolio non cooperativo? L'oligopolio è una forma di mercato in cui l'offerta di una merce è concentrata in un numero limitato di imprese o venditori, in genere di grandi dimensioni, in grado di modificare la propria quantità di produzione ( offerta ) e il prezzo di vendita del proprio bene. Come nel monopolio anche nell'oligopolio il mercato è protetto da barriere di entrata che impediscono l'ingresso a nuove imprese concorrenti. L'ingresso nel mercato può essere ostacolato per diversi motivi: la tendenza delle imprese a coalizzarsi in cartelli di imprese ( trust ) e modificare il prezzo al ribasso quando un nuovo competitortenta di entrare nel mercato, gli elevati investimenti iniziali in capitale fisso per realizzare gli impianti produttivi ( tecnologia ) d elevata capacità produttiva, le elevate economie di scala di cui godono le imprese già operanti, ecc. Queste barriere accomunano l'oligopolio sia al monopolio che alla concorrenza monopolistica. Si possono individuare due macroclassi di oligopolio: oligopolio non cooperativo e cooperativo. Nel primo caso le imprese, pur consapevoli dell’interdipendenza, assumono decisioni in modo indipendente, senza cercare accordi più o meno palesi.
L’oligopolio è caratterizzato dalla presenza di poche imprese dal lato dell’offerta, che realizzano un bene omogeneo o differenziato, anche solo formalmente. Visto che le imprese presenti sul mercato sono poche, esiste una forte interdipendenza strategica, che obbliga le imprese presenti ad effettuare le scelte strategiche sulla base delle aspettative di reazione delle concorrenti. Si possono individuare due macroclassi di oligopolio: oligopolio non cooperativo e cooperativo. Nell’oligopolio non cooperativo le imprese, pur consapevoli dell’interdipendenza, assumono decisioni in modo indipendente, senza cercare accordi più o meno palesi. Esse, infatti, sono coscienti della reciproca influenza ma scelgono le strategie di mercato, l’una indipendentemente dall’altra, a differenza di quanto avviene nell’oligopolio cooperativo dove la strategia è unica ed è frutto di un accordo.
LEZIONE 13 DOMANDA 19. Illustrare le principali differenze tra modelli statici e dinamici di oligopolio. Nell’analisi dell’oligopolio non cooperativo possiamo individuare modelli statici e modelli dinamici. I modelli statici, o uniperiodali, analizzano l’interazione strategica tra imprese dotate di potere di mercato nel caso in cui ognuna desideri massimizzare i loro profitti, tenendo conto dell’influenza che può essere esercitata dalle azioni delle rivali. Questi modelli permettono di spiegare l’effetto dell’interazione strategica sui profitti dell’impresa senza però considerare la dinamicità del processo competitivo. Esempi di modelli statici sono i modelli di Cournot, Bertrand e Stackelberg. Nei modelli dinamici, invece, le imprese tengono conto degli eventi passati e dei possibili esiti futuri.
LEZIONE 13 DOMANDA 20. Che cosa per interdipendenza strategica in caso di oligopolio? L’oligopolio è caratterizzato dalla presenza di poche imprese dal lato dell’offerta, che realizzano un bene omogeneo o differenziato, anche solo formalmente. Visto che le imprese presenti sul mercato sono poche, esiste una forte interdipendenza strategica, che obbliga le imprese presenti ad effettuare le scelte strategiche sulla base delle aspettative di reazione delle concorrenti.
LEZIONE 13 DOMANDA 21. Quali sono le differenze tra oligopolio cooperativo e non cooperativo? L’oligopolio è caratterizzato dalla presenza di poche imprese dal lato dell’offerta, che realizzano un bene omogeneo o differenziato, anche solo formalmente. Visto che le imprese presenti sul mercato sono poche, esiste una forte interdipendenza strategica, che obbliga le imprese presenti ad effettuare le scelte strategiche sulla base delle aspettative di reazione delle concorrenti. Si possono individuare due macroclassi di oligopolio: oligopolio non cooperativo e cooperativo. Le imprese che operano in un oligopolio non cooperativo sono coscienti della reciproca influenza, ma scelgono le strategie di mercato l’una indipendentemente dall’altra, a differenza di quanto avviene nell’ oligopolio cooperativo , dove la strategia è unica e frutto di un accordo.
LEZIONE 13 DOMANDA 22. Illustrare le caratteristiche dell’oligopolio. L'oligopolio è la forma di mercato caratterizzata dalla presenza di poche imprese di grandi dimensioni che offrono un determinato prodotto o servizio e da una domanda frazionata tra numerosi compratori Nonostante le differenze esigenti tra i diversi oligopoli, due caratteristiche fondamentali distinguono l’oligopolio dalle altre forme di mercato:
LEZIONE 14 DOMANDA 16. Descrivere il modello di Cournot. Il modello di Cournot ci presenta una forma specifica di oligopolio in cui sono presenti due sole imprese che si confrontano con un costo marginale nullo. Le imprese decidono in modo simultaneo le proprie strategie, nell’ipotesi che il concorrente non modifichi il proprio piano di produzione: si presume, di conseguenza, che l’aggiustamento quantitativo del concorrente sia nullo. Si ipotizza una funzione di domanda di mercato lineare, e un livello di prezzo definito dalla curva di domanda. si rappresenta la funzione di domanda, di ricavo marginale e di costo marginale. Avendo ipotizzato che la domanda sia lineare, anche MR è lineare e interseca l’asse orizzontale nel punto intermedio tra origine e intersezione dell’asse con la funzione di domanda. In accordo con un valore nullo del costo marginale, la funzione MC è tracciata orizzontalmente all’asse delle ascisse.
l’impresa A, che si trova inizialmente in una posizione di monopolio, fissa il prezzo, determinando così la quantità, in corrispondenza dell’uguaglianza tra costo e ricavo marginale; l’impresa concorrente B entra nel mercato potendo servire la parte di domanda non soddisfatta da A. L’ingresso di questa seconda impresa sul mercato provoca un abbassamento del prezzo; l’impresa A correggerà le sue azioni e al termine dei diversi aggiustamenti l’industria convergerà all’equilibrio illustrato di seguito
LEZIONE 14 DOMANDA 21. Descrivere l’equilibrio di Cournot-Nash. L'equilibrio di Cournot è un equilibrio di Nash in quanto ogni impresa duopolista prende la migliore decisione sulla base della migliore decisione dell'altra impresa duopolista. L'economista-matematico statunitense John Nash formalizza il processo di aggiustamento del duopolio di Cournot mediante la teoria dei giochi, Per questa ragione l'equilibrio del modello di Cournot è anche conosciuto come equilibrio di Cournot-Nash. Se rielaborassimo il modello di Cournot eliminando l’ipotesi dei costi marginali nulli vedremo che ogni impresa si aspetta che l’impresa concorrente non modifichi la propria produzione e che questa sia costante. Questo pertanto spinge le imprese a cercare di operare sulla propria funzione di reazione. L’equilibrio di duopolio si verifica quando entrambe le imprese A e B si trovano ad un livello ottimale di produzione e non hanno alcun incentivo a modificare la propria quantità di produzione nel punto in cui le due funzioni di reazione si intersecano.
LEZIONE 14 DOMANDA 22. Illustrare graficamente e spiegare l’equilibrio di Cournot.
L'equilibrio di Cournot è un equilibrio di Nash in quanto ogni impresa duopolista prende la migliore decisione sulla base della migliore decisione dell'altra impresa duopolista. L'economista-matematico statunitense John Nash formalizza il processo di aggiustamento del duopolio di Cournot mediante la teoria dei giochi, Per questa ragione l'equilibrio del modello di Cournot è anche conosciuto come equilibrio di Cournot-Nash. Se rielaborassimo il modello di Cournot eliminando l’ipotesi dei costi marginali nulli vedremo che ogni impresa si aspetta che l’impresa concorrente non modifichi la propria produzione e che questa sia costante. Questo pertanto spinge le imprese a cercare di operare sulla propria funzione di reazione. L’equilibrio di duopolio si verifica quando entrambe le imprese A e B si trovano ad un livello ottimale di produzione e non hanno alcun incentivo a modificare la propria quantità di produzione nel punto in cui le due funzioni di reazione si intersecano.
LEZIONE 15 DOMANDA 8. Descrivere il modello di Stackelberg. Date due imprese operanti nel mercato di duopolio che offrono un bene omogeneo allo stesso prezzo di mercato, nel modello di Stackelberg una impresa (impresa leader) si trova in una posizione dominante e detiene una forza di mercato superiore all'altra impresa (impresa follower o impresa satellite). L'impresa leader (A) è sempre la prima a decidere la quantità di produzione mentre l'impresa follower (B) si adegua. Pur essendo la prima a decidere, l'impresa leader non può scegliere il proprio livello di produzione (QA) senza considerare la reazione dell'impresa follower (QB). Per massimizzare il profitto l'impresa leader deve conoscere l'offerta complessiva del bene sul mercato ossia la quantità di produzione del bene da parte di
entrambe le imprese uopoliste (QA+QB). L'impresa leader conosce già la reazione (risposta) dell'impresa follower per ciascun livello di produzione e, di conseguenza, può decidere la quantità di produzione (QA) che gli consente di massimizzare il profitto. In tal modo 'impresa leader decide indirettamente anche la produzione dell'impresa follower (QB). Come nel modello di Cournot anche nel modello di Stackelberg le imprese determinano la propria quantità ottimale di produzione per massimizzare il profitto (massimizzazione di profitto) tenendo conto della reazione dell'altra impresa.
LEZIONE 15 DOMANDA 9. Quali sono i fondamenti del modello di Stackelberg? Si fonda sull’ipotese che sono una delle imprese in gioco consideri le reazione del concorrente, a fronte dell’immobilità dell’altra. In altri termini, l’ipotetica impresa Afissa la quantità da vendere in considerazione della più probabile reazione dell’impresa B. Si configura, così, un modello leader-follower, in cui il primo sceglie la quantità da produrre, che non potrà essere cambiata, mentre il follower sceglie dopo aver osservato le mosse del leader.
LEZIONE 15 DOMANDA 10. Per quale motivo il modello Stackelberg si configura come un modello leader follower? L’ipotetica impresa A fissa la quantità da vendere in considerazione della più probabile reazione dell’impresa B. Si configura, così, un modello leader-follower, in cui il primo sceglie la quantità da produrre, che non potrà essere cambiata, mentre il follower sceglie dopo aver osservato le mosse del leader.
LEZIONE 15 DOMANDA 11. Cosa si intende per modello leader-follower? Si intende il modello chiamato modello di Stackelberg. Questo tipo di modello è uno dei tre modelli statici presenti nell’ambito dell’oligopolio non cooperativo e si fonda sull’ipotesi che solo una delle imprese in gioco consideri le reazioni del concorrente, a fronte dell’immobilità dell’altra. In altri termini, l’impresa leader fissa la quantità da vendere in considerazione della più probabile reazione dell’impresa follower, che a sua volta sceglie le proprie mosse e strategie soltanto dopo aver osservato le mosse dell’impresa leader.
LEZIONE 15 DOMANDA 12. Cosa si intende per modello leader-follower? Si intende il modello chiamato modello di Stackelberg. Questo tipo di modello è uno dei tre modelli statici presenti nell’ambito dell’oligopolio non cooperativo e si fonda sull’ipotesi che solo una delle imprese in gioco consideri le reazioni del concorrente, a fronte dell’immobilità dell’altra. In altri termini, l’impresa leader fissa la quantità da vendere in considerazione della più probabile reazione dell’impresa follower, che a sua volta sceglie le proprie mosse e strategie soltanto dopo aver osservato le mosse dell’impresa leader.
LEZIONE 15 DOMANDA 13. Come si spiega l’equilibrio di Stackelberg attraverso le curve di reazione? Nel punto di equilibrio di Cournot (EC) le imprese massimizzano il profitto in un equilibrio stabile, dove nessuna impresa ha più interesse a modificare la propria quantità di produzione. La combinazione di produzione (qA, qB) viene determinata da un comportamento simmetrico di due imprese follower. Nel caso del duopolio di Stackelberg, una delle due imprese (impresa A) si trova in una posizione dominante e adotta una strategia diversa dall'altra impresa (asimmetria strategica). Aggiungendo al modello di Cournot le curve di isoprofitto dell'impresa leader, è possibile analizzare se l'equilibrio di Cournot è effettivamente la combinazione di output che consente all'impresa leader (impresa A) di massimizzare il profitto.
LEZIONE 16 DOMANDA 8. Descrivere il modello di Bertrand. Nel modello di Bertrand le imprese hanno gli stessi costi di produzione (tecnologia). Il costo marginale è uguale per entrambe le imprese ed è costante. Il bene è omogeneo. Le due imprese determinano i prezzi in modo simultaneo tenendo conto dell'aspettativa sul prezzo dell'altra. Nel processo dinamico di aggiustamento verso l'equilibrio si possono verificare le seguenti situazioni. Prezzo superiore all'altro. Quando una impresa ha un prezzo superiore all'altra, la sua domanda scende a zero. Prezzo inferiore all'altro. Quando una impresa ha il prezzo inferiore all'altra, la sua domanda eguaglia l'intera domanda di mercato. Prezzi uguali. Quando una impresa ha il prezzo uguale all'altra, la sua domanda è pari alla metà della domanda di mercato. Se il prezzo è ancora superiore al costo marginale, essendo le due imprese in un rapporto di non cooperazione, ogni impresa riduce leggermente il proprio prezzo (undercutting) al fine di conquistare l'intera domanda di mercato. Le due aziende avrebbero la convenienza ad accordarsi tra loro per praticare un prezzo comune, pari al prezzo di monopolio, per massimizzare il profitto. Dovrebbero comportarsi come un'unica grande impresa. Tuttavia, trattandosi di due imprese distinte, ognuna delle due è spinta a non cooperare e a non rispettare qualsiasi accordo comune (strategia non cooperativa). Secondo Bertrand a entrambe le imprese conviene ridurre il prezzo di vendita (strategia aggressiva) per conquistare l'intera domanda di mercato. Qualsiasi promessa di accordo è, pertanto, una promessa non credibile. Il risultato finale è una competizione di prezzo che porta all'azzeramento dei profitti per entrambe le imprese (paradosso di Bertrand). Il processo di aggiustamento dinamico termina quando i prezzi di vendita (p1 e p2) convergono verso il costo marginale. L'equilibrio di Bertrand è stabile quando il prezzo di mercato del bene eguaglia il costo marginale. Avendo il medesimo costo marginale, nell'equilibrio di Bertrand le due imprese duopoliste si dividono il mercato al 50%. Il profitto delle due imprese è nullo.
LEZIONE 16 DOMANDA 9. Descrivere e spiegare quali sono le conclusioni a cui giunge il modello di Bertrand. Secondo Bertrand a entrambe le imprese conviene ridurre il prezzo di vendita (strategia aggressiva) per conquistare l'intera domanda di mercato. Qualsiasi promessa di accordo è, pertanto, una promessa non credibile. Il risultato finale è una competizione di prezzo che porta all'azzeramento dei profitti per entrambe le imprese (paradosso di Bertrand). Il processo di aggiustamento dinamico termina quando i prezzi di vendita (p1 e p2) convergono verso il costo marginale. L'equilibrio di Bertrand è stabile quando il prezzo di mercato del bene eguaglia il costo marginale. Avendo il medesimo costo marginale, nell'equilibrio di Bertrand le due imprese duopoliste si dividono il mercato al 50%. Il profitto delle due imprese è nullo
LEZIONE 16 DOMANDA 10. Quali sono le principali differenze tra il modello di Bertrand e quello di Cournot? Se confrontiamo il modello di Bertrand e quello di Cournot, vediamo come nel primo, se l’impresa riduce i prezzi, riesce ad aumentare in maniera consistente i suoi profitti: in tal senso è incentivata a fissare un prezzo basso, producendo grosse quantità. Al contrario, nel modello rappresentato da Cournot, un piccolo aumento della quantità non ha effetti rilevanti sul profitto, quindi l’impresa è spinta a mantenere ridotti livelli di produzione (con prezzi più alti che nel caso di Bertrand).
LEZIONE 17 DOMANDA 8. Quali sono gli elementi di base del modello di Edgeworth? Tale modello introduce un vincolo di capacità produttiva modificando leggermente le ipotesi sottese nel modello Bertrand. Nel caso di prezzi particolarmente bassi, questa limitazione impedisce di soddisfare l’intero mercato, riducendo ulteriormente il prezzo. Una volta raggiunto l’equilibrio, questo è particolarmente instabile, vista la tentazione di ogni impresa ad alzare il prezzo, senza perdere tutti i clienti, l’elemento interessante del modello è proprio la constatazione dell’instabilità dell’equilibrio nel caso di capacitàproduttiva limitata.
LEZIONE 17 DOMANDA 9. Perché secondo l’assunto di Edgeworth le imprese sono sicuramente spinte alla collusione? Per superare l’instabilità dei mercati oligopolistici le imprese sono portate a colludere. Il cartello è una delle più comuni forme di collusione, attraverso cui le imprese di un medesimo settore si accordano per decidere la quantità da produrre. L’elemento interessante del modello Edgeworth, quindi, è proprio la constatazione dell’instabilità dell’equilibrio nel caso di capacità produttiva limitata. Nel modello di Edgeworth, infatti, si introduce un vincolo di capacità produttiva poiché prezzi particolarmente bassi con conseguente limitazione a poter soddisfare l’intero mercato. Una volta raggiunto l'equilibrio, pertanto, questo è particolarmente instabile vista la tentazione per ogni impresa di alzare il prezzo senza perdere tutti i clienti.
LEZIONE 17 DOMANDA 10. Illustrare i fondamenti del modello leader-follower. Nel modello leader-follower abbiamo la presenza di una grande impresa dominante (follower), insieme a tante piccole imprese chiamate follower. l’impresa leader fissa ilprezzo tenendo in considerazione la propria domanda di mercanto, comportandosi come se fosse monopolista per la sua quota. le altre imprese si adeguano al prezzo praticato dal leader, divindosi la quota residua del mercato.
LEZIONE 17 DOMANDA 11. Perché secondo l’assunto di Edgeworth le imprese sono sicuramente spinte alla collusione? Nel momento in cui due imprese raggiungono un equilibrio, questo non è stabile in quanto una delle due potrebbe tentare un incremento di prezzo senza perdere completamente la sua parte di mercato, quindi una delle due imprese prospettate nel modello di Bertrand potrebbe decidere di servire solo la parte del mercato che il concorrente, per limitata capacità produttiva non può servire praticando quindi un prezzo superiore a quello del rivale. Per Edgeworth quindi non esiste stabilità nell’equilibrio di duopolio; i prezzi continueranno ad oscillare e per questo le imprese saranno sicuramente spinte alla collusione.
LEZIONE 17 DOMANDA 12. Perché l’equilibrio con vincolo di capacità è instabile? Perché , secondo il modello di Edgerworth, che introduce il vincolo di capacità produttiva, nel caso di prezzi particolarmente bassi, questa limitazione impedisce di soddisfare l’intero mercato, riducendo, così, ulteriormente il prezzo. Una volta che viene raggiunto un equilibrio, questo è particolarmente instabile, vista la tentazione per ogni impresa di aumentare il prezzo, senza però, perdere tutti i clienti. L’elemento interessante di tale modello, è la constatazione dell’instabilità dell’equilibrio nel caso di capacità produttiva limitata.
LEZIONE 18 DOMANDA 9. Cosa si intende per collusione? La collusione è l’accordo fra un certo numero di imprese per definire strategie di prezzo e/o di prodotto che rendano il loro profitto collettivo più elevato di quanto sarebbe in assenza della pratica collusiva. È uno degli strumenti più utilizzati nei mercati oligopolistici per superare l’incertezza e l’instabilità derivanti dall’interdipendenza. Spesso alleggerisce la pressione concorrenziale, anche se non è scevra da complicazioni. Spesse volte non è formalizzata, e, in tal caso, si parla di collusione tacita. Un esempio di collusione tacita è la leadership di prezzo, dove il settore di mercato è dominato da una sola impresa, molto più efficiente delle altre, e con ipotesidi strategie più aggressive. Un esempio è il modello leader-follower.
LEZIONE 18 DOMANDA 10. Definire il concetto di cartello e i motivi della sua creazione. Un cartello di imprese è un accordo di durata temporanea tra imprese concorrenti per ridurre il grado di concorrenza sul mercato. Le imprese si accordano per adottare comportamenti e strategie comuni. Ad esempio, le imprese si accordano per decidere un prezzo di vendita comune, per limitare l'innovazione tecnologica o la quantità di produzione. Il cartello consente alle imprese di massimizzare i profitti a scapito degli acquirenti finali o di conquistare posizioni di mercato tali da contrastare le altre imprese al di fuori del cartello e/o da scoraggiare l'ingresso sul mercato da parte di altre imprese outcomer. Pur essendo indipendenti le une dalle altre, le imprese si comportano come fossero parte di un'unica grande industria monopolista. Nasce perché le principali imprese di un settore stabiliscono la quantità massima che ognuna deve produrre.