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Petrarca 3 superiore, Appunti di Lingue e letterature classiche

Vita, opere e pensiero di Petrarca

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 18/11/2021

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Francesco Petrarca nacque ad Arezzo il 20 luglio 1304. Il padre, guelfo bianco, era impiegato presto la curia
Pontificia ma dopo l'avvento al potere dei Neri, il padre fu esiliato e in seguito al trasferimento della sede
papale ad Avignone si trasferì con tutta la famiglia in Provenza nel 1312 dove qui cominciò a manifestare il
suo amore per la cultura sia classica sia cristiana.
Il 6 aprile 1327, in una chiesa di Avignone, Francesco vide per la prima volta Laura de Noves, la donna da cui
avrebbe tratto ispirazione per il suo canzoniere.
Per dedicarsi senza preoccupazione economica agli studi, Petracca divenne chierico, al servizio del cardinale
Giovanni Colonna. Cominciò così a viaggiare molto, svolgendo incarichi diplomatici per il papà e per il
cardinale
Nel 1341 a Roma gli fu conferita la laurea poetica dal re di Napoli Roberto d’Angiò.
Gli anni 1342- 43 segnarono una profonda crisi religiosa e spirituale. (non ha forza di fare la stessa scelta del
fratello)
Nel 1347 appoggiò la rivolta promossa a Roma da Cola di Rienzo, volta a ripristinare le istituzioni dell’antica
repubblica romana e questa causò l'interruzione del rapporto con i Colonna in quanto durante i tumulti
erano stati uccisi alcuni membri della loro famiglia.
Il 1348 fu un anno difficile, funestato dalla peste e dalla morte di Laura e di cari amici e conoscenti.
Nel 1350 mentre si stava recando a Roma per il Giubileo, sostò a Firenze dove qui conobbe Boccaccio con cui
strinse una un'amicizia che durò fino alla morte.
In seguito, lasciò definitivamente Avignone e si trasferì in Italia, dove fu prima a Milano, al servizio dei
Visconti, poi a Venezia e infine a Padova.
Morì ad Arquà nel 1374.
Tra le principali opere in latino ricordiamo:
Le opere poetiche : Ad Avignone Petrarca cominciò a promuovere un programma di recupero dell'antichità
classica. Egli considerava la poesia di Virgilio e la prosa di Cicerone modelli di stile e con il proposito di rinnovare la
cultura della sua epoca scrisse molto in latino cimentandosi in opere di vario genere come l’epica, l'autobiografia, i
trattati religiosi e le opere polemiche tra queste ricordiamo:
Le epistole metriche, lettere in versi, che sono 66 lettere in esametri (il verso della poesia greca e Latina)
suddivisi in tre libri e dedicati all'amico Marco Barbato da Sulmona. Le lettere trattano di argomenti politici
e morali e del suo dissidio interiore (come l'epistola a sé stesso) e del suo amore per Laura.
L'Africa, poema epico in esametri che celebra le imprese di Scipione l'africano, generale romano che
sconfisse Annibale nella seconda guerra punica. Questo poema gli valse la laurea poetica nel 1341.
il Bucolicum Carmen (canto pastorale) è una raccolta di 12 ecloghe pastorali ispirate alle bucoliche di
Virgilio. In questa raccolta possiamo individuare tre nuclei tematici svolti ciascuno in quattro ecloghe: nel
primo gruppo tratta il tema della poesia; nel secondo affronta temi politici; Nel terzo riprende gli elementi
dei primi due gruppi rivisti alla luce della riflessione sulla morte.
Le opere etico-religiose:
Petrarca fin da giovane fu un fervido ammiratore del pensiero e dell'opera di Sant'Agostino e in particolare delle
Confessioni in cui il Santo racconta la sua conversione e il suo cambio radicale di vita. Le opere scritte a partire dal
1343, infatti, riflettono questo interesse e trattano temi quali l'inutilità dei beni terreni, la ricerca del vero senso
della vita e la precarietà delle cose umani. Tra le opre etico religiose ricordiamo:
Secretum un dialogo, in tre libri, dove il poeta immagina una conversazione con Agostino che dura tre giornate e che
corrispondono ai tre libri in cui è divisa l'opera. Sebbene sia stato scritto fra il 1347 del 1353, il Secretum è
ambientato nel 1342-43, gli anni della crisi spirituale del poeta. Nei tre libri l'autore confessa le sue debolezze di
uomo, si interroga sulla accidia, medita sulla seduzione delle passioni terrene, sulla fragilità della volontà umana,
sulla precarietà della vita terrena. Il dialogo vede contrapporsi Agostino e Francesco alla presenza silenziosa della
verità. I due personaggi dialoganti rappresentano le due componenti dell’animo di Petrarca: Francesco è l'uomo
debole e peccatore mentre Agostino è l'immagine della coscienza superiore di Francesco, quella che riesce ad
indagare profondamente la sua interiorità e che può spingerlo verso Dio. La scelta di Agostino sta nel fatto che è il
fondatore della tradizione letteraria classico cristiana la quale Petrarca si ispira, non che il suo maestro e punto di
riferimento morale e filosofico. In particolare, il contenuto dei libri è il seguente:
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Francesco Petrarca nacque ad Arezzo il 20 luglio 1304. Il padre, guelfo bianco, era impiegato presto la curia Pontificia ma dopo l'avvento al potere dei Neri, il padre fu esiliato e in seguito al trasferimento della sede papale ad Avignone si trasferì con tutta la famiglia in Provenza nel 1312 dove qui cominciò a manifestare il suo amore per la cultura sia classica sia cristiana.  Il 6 aprile 1327, in una chiesa di Avignone , Francesco vide per la prima volta Laura de Noves, la donna da cui avrebbe tratto ispirazione per il suo canzoniere.  Per dedicarsi senza preoccupazione economica agli studi, Petracca divenne chierico , al servizio del cardinale Giovanni Colonna. Cominciò così a viaggiare molto, svolgendo incarichi diplomatici per il papà e per il cardinale  Nel 1341 a Roma gli fu conferita la laurea poetica dal re di Napoli Roberto d’Angiò.  Gli anni 1342- 43 segnarono una profonda crisi religiosa e spirituale. (non ha forza di fare la stessa scelta del fratello)  Nel 1347 appoggiò la rivolta promossa a Roma da Cola di Rienzo , volta a ripristinare le istituzioni dell’antica repubblica romana e questa causò l'interruzione del rapporto con i Colonna in quanto durante i tumulti erano stati uccisi alcuni membri della loro famiglia.  Il 1348 fu un anno difficile, funestato dalla peste e dalla morte di Laura e di cari amici e conoscenti.  Nel 1350 mentre si stava recando a Roma per il Giubileo, sostò a Firenze dove qui conobbe Boccaccio con cui strinse una un'amicizia che durò fino alla morte.  In seguito, lasciò definitivamente Avignone e si trasferì in Italia, dove fu prima a Milano, al servizio dei Visconti, poi a Venezia e infine a Padova.  Morì ad Arquà nel 1374. Tra le principali opere in latino ricordiamo: Le opere poetiche: Ad Avignone Petrarca cominciò a promuovere un programma di recupero dell'antichità classica. Egli considerava la poesia di Virgilio e la prosa di Cicerone modelli di stile e con il proposito di rinnovare la cultura della sua epoca scrisse molto in latino cimentandosi in opere di vario genere come l’epica, l'autobiografia, i trattati religiosi e le opere polemiche tra queste ricordiamo:  Le epistole metriche , lettere in versi , che sono 66 lettere in esametri (il verso della poesia greca e Latina) suddivisi in tre libri e dedicati all'amico Marco Barbato da Sulmona. Le lettere trattano di argomenti politici e morali e del suo dissidio interiore (come l'epistola a sé stesso) e del suo amore per Laura.L'Africa, poema epico in esametri che celebra le imprese di Scipione l'africano , generale romano che sconfisse Annibale nella seconda guerra punica. Questo poema gli valse la laurea poetica nel 1341.il Bucolicum Carmen (canto pastorale) è una raccolta di 12 ecloghe pastorali ispirate alle bucoliche di Virgilio. In questa raccolta possiamo individuare tre nuclei tematici svolti ciascuno in quattro ecloghe: nel primo gruppo tratta il tema della poesia ; nel secondo affronta temi politici; Nel terzo riprende gli elementi dei primi due gruppi rivisti alla luce della riflessione sulla morte. Le opere etico-religiose: Petrarca fin da giovane fu un fervido ammiratore del pensiero e dell'opera di Sant'Agostino e in particolare delle Confessioni in cui il Santo racconta la sua conversione e il suo cambio radicale di vita. Le opere scritte a partire dal 1343, infatti, riflettono questo interesse e trattano temi quali l'inutilità dei beni terreni, la ricerca del vero senso della vita e la precarietà delle cose umani. Tra le opre etico religiose ricordiamo: Secretum un dialogo, in tre libri, dove il poeta immagina una conversazione con Agostino che dura tre giornate e che corrispondono ai tre libri in cui è divisa l'opera. Sebbene sia stato scritto fra il 1347 del 1353, il Secretum è ambientato nel 1342-43, gli anni della crisi spirituale del poeta. Nei tre libri l'autore confessa le sue debolezze di uomo, si interroga sulla accidia, medita sulla seduzione delle passioni terrene, sulla fragilità della volontà umana, sulla precarietà della vita terrena. Il dialogo vede contrapporsi Agostino e Francesco alla presenza silenziosa della verità. I due personaggi dialoganti rappresentano le due componenti dell’animo di Petrarca: Francesco è l'uomo debole e peccatore mentre Agostino è l'immagine della coscienza superiore di Francesco , quella che riesce ad indagare profondamente la sua interiorità e che può spingerlo verso Dio. La scelta di Agostino sta nel fatto che è il fondatore della tradizione letteraria classico cristiana la quale Petrarca si ispira, non che il suo maestro e punto di riferimento morale e filosofico. In particolare, il contenuto dei libri è il seguente:

Nel primo libro Francesco vorrebbe vivere secondo gli ideali cristiani di purezza e virtù ma non ha la forza per farlo. La debolezza della volontà è infatti l'argomento di questo primo libro. Francesco riconosce che i suoi desideri terreni quali ricchezza, fama, amore sono solo illusioni di felicità ma egli non è in grado di liberarsene.  Nel secondo libro Francesco individua i peccati capitali di cui è colpevole : tutti tranne l'invidia. In particolare, è vittima dell'accidia , un malessere profondo che spegne ogni energia, che abbatte lo spirito, contro il quale la ragione non può nulla e che gli procura un profondo senso di sconforto e disgusto per la vita.  Nel terzo libro Agostino guida Francesco a scoprire i nodi principali della sua sofferenza: il desiderio d'amore e quello di gloria, seduzioni terrene, che sono entrambi distruttive e sono fonti di inquietudine. Il dialogo non presenta la vittoria di nessuno dei due interlocutori né porta un cambiamento nel poeta. L'opera diventa quindi testimonianza di un irrisolto conflitto interiore che scaturisce dalla decisione del fratello Gherardo di dedicarsi alla vita monastica e accresciuta dalla consapevolezza di non riuscire a seguire una strada analoga a causa della propria incapacità di liberarsi delle passioni terrene. A pesare anche sull’animo del poeta ci sono alcuni avvenimenti storici quali il fallimento dell’impresa di Cola di Rienzo nel 1347 e l'arrivo della peste che provocherà lutti e dolori al Petrarca. Questi eventi porteranno il Petrarca a una radicale trasformazione della propria figura di intellettuale e letterato, non più il poeta epico dell'Africa ma moralista che unirà a una profonda e sincera spiritualità una straordinaria conoscenza del mondo classico. Gli epistolari : Petrarca scrisse in latino centinaia di lettere indirizzate ad intellettuali, uomini della chiesa, e signori suoi contemporanei. Petrarca pur rifacendosi a eventi vissuti traccia però il ritratto ideale dell’uomo saggio dedito alle lettere che si offre come guida per gli uomini del suo tempo ai quali offre la sua saggezza ottenuta attraverso la conoscenza della letteratura Latina e della morale cristiana. Gli epistolari è una raccolta suddivisa in 3 parti: familiares, sine nomine, seniles.  Familiares: ispirandosi all’epistolario ciceroniano, Petrarca decide di unire le sue 350 lettere, raccolte a partire dal 1350, in 24 libri dedicati all’amico Ludovico di Beringen. Grazie a queste lettere è possibile ricostruire la vita dell'autore ma soprattutto indagare l'evoluzione del suo pensiero e della sua figura di intellettuale. I temi che ricorrono frequentemente son o: l'esaltazione della vita solitaria, la corruzione morale dell'epoca, la vanità dei beni terreni. Ultimo libro contiene le lettere indirizzate ai più illustri degli antichi, primi fra tutti Quelli che il Petrarca considera suoi maestri: Cicerone e Seneca a cui il Petrarca rimprovera i loro vizi privati che contrastano con i loro insegnamenti.  Sine nomine , senza nome, sono 19 lettere di argomento politico, scritte tra il 1342 e il 1358. Queste sono duramente polemiche contro la decadenza morale dell'alto clero, del tradimento degli ideali di povertà evangelica, e contro la corruzione gli intrighi della curia di Avignone.Seniles, libri di cose della vecchiaia, comprende 125 lettere scritte tra il 1361 e il 1374 anno della morte di Petrarca. Sono raccolte in 17 libri e sono dedicate all'amico Francesco Nelli. I temi sono quelli cari a Petrarca: la ricerca di libri antichi, la meditazione sulla fugacità della vita, la riflessione teorico politica in particolare in due lettere indirizzate a Urbano V per esortarlo a riportare la sede papale a Roma. Ma la lettera più celebre della raccolta e ai posteri , primo scritto autobiografico della letteratura italiana, nel quale Petrarca racconta la sua vita e delinea un vivo ritratto di sé da tramandare ai posteri. De Vita solitaria l'autore esalta l'isolamento dell'intellettuale, dedito alla lettura e alla scrittura in luoghi appartati e sereni. L'opera si basa su esempi concreti di eremiti, personaggi biblici, stanti e figure illustri dell'antichità nei quali viene ricordata la scelta di abbracciare la solita solitudine. Petrarca contrappone la figura dell'indaffarato infelice abitante della città con quella del letterato solitario e dedito ai suoi interessi. De Otio religioso: È un trattato che esalta la serenità della vita monastica e costituisce un ideale prolungamento del De Vita solitaria, tuttavia, la solitudine qui viene intesa come mezzo per avvicinarsi a Dio. I psalmi penitentiales: salmi penitenziali: sono come il De Vita solitaria e il de otio religioso, il risultato della crisi religiosa del Petrarca punto sono 7 brevi preghiere in versetti di tipo biblico ispirate ai 7 salmi biblici penitenziali. Il de remedios utriusque fortunae , i rimedi contro la buona e la cattiva sorte, è un'opera di carattere morale scritta in due libri. Facendo riferimento ai precetti della filosofia stoica, Petrarca suggerisce come vivere saggiamente la vita che grazie alla ragione ci permette di fronteggiando le passioni che spesso tormentano l’uomo e si presentano

crisi interiore del poeta e dalla morte di Laura nel 1348, entrano i pensieri sulla morte e l'aspirazione alla pace. (In particolare, in questa seconda parte emerge la consapevolezza della schiavitù delle passioni e il desiderio di purificazione e di pace.). Laura appare al poeta più mite, compassionevole e affettuosa. La struttura bipartita dell'opera segna quindi un cambiamento morale fondato sul pentimento dell’autore inseguito alla crisi del 1343 che si farà più drammatica dopo la morte dell'amata. La canzone conclusiva: Vergine Bella che di sol vestita il poeta chiede alla vergine salvezza e misericordia divina e di trovare finalmente la pace. La figura di Laura non è rappresentata realisticamente ma filtrata attraverso il ricordo del poeta. Alcuni alcune voci del tempo dubitavano dell’esistenza di Laura e certo però che la vicenda di Laura , forse un amore poco importante e di breve durata, diventa nel canzoniere allegoria della tormentata esperienza interiore di Petrarca e delle sue ambizioni culturali. Attraverso il tema dell'amore per Laura si esprime l'io del poeta che rivela la coscienza di un malessere profondo generato dal dissidio tra il cedimento alla passione e alle altre lusinghe del mondo e il richiamo alla purificazione interiore e al pentimento. A rendere più acuto e lacerante questo tormento contribuisce il sentimento angoscioso della precarietà di tutte le cose, del procedere inarrestabile del tempo , dell'inevitabilità della morte. La storia d'amore di Laura va letta, quindi, non tanto come un evento biografico quanto come espressione delle inquietudini esistenziali del poeta, dei suoi tormenti morali e religiosi presenti anche in altre opere soprattutto del Secretum. il poeta cerca conforto nella poesia e il dolore si stempera nella poesia con la continua ricerca della perfezione dello stile, di una armonia stilistica e formale. Nella poetica di Petrarca un ruolo importante è la figura della paronomasia: il Lauro, infatti, che indica la corona d'alloro che consacrava i poeti e richiama il nome di Laura. Petrarca, quindi, attribuisce alla donna un nome che evoca la pianta di Lauro, cara al Dio Apollo. L’auro, latinismo per oro, simboleggia anche purezza e ricchezza attribuiti alla bionda chioma di Laura. L'oro poi con la sua lucentezza richiama l'immagine del sole rappresentato nella mitologia classica ancora una volta da Apollo. La concezione dell’amore e della donna in Dante e Petrarca: Laura è cantata dal Petrarca che descrive la sua bellezza con un lessico che talvolta ricorda quello dello stilnovo anche se la descrizione di Laura fatta dal Petrarca raggiunge una fisionomia più umana di quella di Beatrice dantesca in quanto Laura non è una creatura celeste e non ha qualità soprannaturali come Beatrice; Laura, invece, è donna affascinante, è un essere umano e come tale è soggetta all' azione distruttrice del tempo. L'amore per lei anziché elevare l'animo del poeta alla contemplazione di Dio, lo allontana da Dio e lo fa precipitare nella sofferenza, per cui l'amore terreno è in contrasto con l'amore per il creatore. Questo è il dramma spirituale del poeta, espresso nella prima parte dell'opera, dramma che si attenuerà solo attraverso la visione di Laura in paradiso. Solo nella seconda parte Laura si fa donna pietosa e dalla sua visione in paradiso il poeta riceve conforto in attesa di ricongiungersi all'amata. Anche Dante, nella prima parte della Vita nuova, condivide con i poeti dello stilnovo, in particolare con Cavalcanti, la concezione dell'amore come tormento. Ma alcuni episodi della sua vita lo portano poi a maturare un amore che non sarà più motivo di sofferenza; L'amore si fa dunque strumento di elevazione spirituale. Beatrice diventa una creatura Angelica portatrice di salvezza e di beatitudine e funge da tramite tra il poeta e Dio. Di Beatrice come donna reale, Dante non parla perché vuole elevare la figura di Beatrice a una dimensione mistica. L'amore per Beatrice è la via che porta all'amore per Dio. Ma per amare il creatore Dante deve spegnere le fiamme del desiderio terreno e liberarsi dalla passione amorosa. La lirica petrarchesca e ricca di richiami al paesaggio e di cornici naturali che sono connesse alla figura di Laura. Si tratta tuttavia di una natura più evocata e suggerita che descrive il desiderio di solitudine del poeta che come in Solo et pensoso si riflette nel suo desiderio di solitudine e che partecipa alle sue pene amorose. Lo stile ricerca la perfezione, perseguita attraverso una sintassi semplice, il lessico curato ma con nessuna parola che spicca sulle altre, creando l’impressione di una semplicità e fluidità musicale. L'andamento metrico ritmico concorre a creare una musicalità dei versi che scaturisce da una grande sapienza costruttiva. Per l’uso di parole semplice e comuni il critico Gianfranco Contini ha usato il termine di unilinguismo contrapponendolo al plurilinguismo della commedia di Dante per definire quindi lo stile di Petrarca come uno stile medio che rifugge sia dal registro alto sia dal registro popolare basso. Dal punto di vista retorico, due sono le figure attraverso le quali il poeta principalmente rappresenta il suo conflitto interiore: l’antitesi e l’ossimoro. La prima esprime la perenne oscillazione di Petrarca fra stati d'animo opposto attraverso coppie di sostantivi o verbi, come per esempio riso-pianto, pace-guerra ecc. L’ossimoro colloca elementi di significato opposto l'amore che diventa dolce pena. Frequenti nella lirica petrarchesca sono anche richiami a chiasmi, metafore, perifrasi e allitterazioni che impreziosiscono il discorso poetico e la struttura della lirica. Particolarmente ricercate sono le endiadi che hanno la funzione di ampliare un concetto; per esempio, in pace ed in porto significa tranquillo porto ; le dittologie sinonimiche consistono nell’usare

contemporaneamente due sinonimi o termini semanticamente simili; per esempio, in Solo et pensoso i più deserti campi vo misurando a passi tardi et lenti. Numerosi sono, poi, i giochi fono simbolici passati sul nome di Laura: per esempio lauro, alloro, l’aura, l'aria, l’oro ecc. che diffondono l'eco del nome della donna creando una fitta rete di rimandi fonici. la sintassi è semplice ma nasconde una grande ricerca costruttiva fondata su richiami strutturali e semantici. Ampio è l'uso di polisindeti che coordinano, in armoniosa sequenza, i vari elementi del discorso. Pensiero e poetica. Umanesimo del Petrarca tra cultura classica e cultura cristiana : Petrarca riteneva che l'antichità classica fosse il modello culturale da seguire e imitare. Per imitazione egli non intendeva la ripetizione di quanto i grandi scrittori avevano già prodotto ma la rivisitazione del loro pensiero e del loro stile in una prospettiva originale in modo da far nascere un qualcosa di nuovo, diverso e migliore. Questa sua visione pone le premesse per la nascita dell'umanesimo, un movimento culturale che vedeva nello studio dell'antichità la via per migliorare il presente, e tendere al futuro. L’umanesimo del Petrarca è quindi fondato su una sintesi tra pensiero pagano pensiero cristiano, sulla rivalutazione dell'uomo e della sua dignità intellettuale a cui si accompagna una visione della vita imperniata sull’esperienza cristiana, su Dio come unico bene. Quello di Petrarca e dunque un umanissimo cristiano. La filologia: Petrarca promuove il recupero del patrimonio librario dell’antichità classica grazie alla sua attività di filologo. Si fa aiutare dai migliori letterari italiani ed europei di quel tempo. Tra questi Boccaccio che su suo invito si reca nel monastero di Montecassino dove scopre opere di scrittori latini quali Tacito e Apuleio. Petrarca inoltre cercò di ricostruire le versioni originali di testi antichi che avevano subito danni o rimaneggiamenti durante le trascrizioni procedendo al confronto di varie versioni. Grazie a lui la filologia diviene una vera e propria scienza. La conflittualità tra cielo e terra: nonostante l'amore per la cultura classica Petrarca cercò di operare una sintesi tra gli insegnamenti della saggezza antica e la spiritualità cristiana legata ad una dimensione interiore e a una visione moderna della vita (il pensiero cristiano medievale concepiva invece la vita come realizzazione di un progetto divino) dando vita a quello che è stato definito umanesimo cristiano. Petrarca fu sempre tormentato dal dissidio tra il desiderio di amore e di fama e il costante richiamo al pentimento e alla vita religiosa. Questi aspetti contrastanti procureranno un profondo disagio interiore è un tormento che ritroveremo soprattutto nel Secretum e nel canzoniere. In sintesi, egli cercò di conciliare la cultura antica e la spiritualità cristiana, umanesimo cristiano, sempre tormentato dal dissidio tra aspirazioni terrene, amore e fama, e richiamo alla spiritualità e vita religiosa. Petrarca primo intellettuale europeo: Con Petrarca nasce una nuova figura di uomo di cultura , di respiro europeo, non più legato alle istituzioni religiose e politiche della tradizione, ossia impero e papato, ma che anticipava l'intellettuale cortigiano del 400. E questo infatti il periodo, inizio del 300, dove si stanno affermando i comuni e le prime signorie. L'intellettuale accresce con la sua presenza il prestigio dei signori, i quali lo beneficiano con rendite, onori e protezione. La scelta del latino : L'amore per la classicità, e il fatto che il latino era ancora la lingua ufficiale della cultura, indusse il Petrarca a considerare il latino la lingua letteraria per eccellenza. Suo intento infatti era quello di raggiungere un pubblico europeo attraverso l'uso del latino, considerata la lingua che aveva la massima dignità letteraria. Tuttavia, la sua principale opera, il canzoniere, fu scritta in volgare. Con ciò il Petrarca voleva dimostrare che anche con il volgare poteva raggiungere dei risultati altissimi nelle sue liriche. Però a differenza di Dante il volgare di Petrarca non conosce né lo sperimentalismo né il plurilinguismo dantesco che quest’ultimo codifica nel de Vulgari Eloquentia. Il volgare di Petrarca, modellato sullo stile degli autori classici, presenta un tono e un linguaggio di livello medio e un lessico semplice e uniforme definito dal critico Gianfranco Contini, unilinguismo. Il rapporto Petrarca-Dante : Petrarca in una famosa lettera contenuta nelle Familiares, sostiene di ammirare Dante e il suo volgare, ma di preferire il latino perché la ritiene la lingua più adatta alla sua concezione elitaria della cultura. Nonostante tutto questo il desiderio di un confronto con Dante rimase vivo in Petrarca ed è probabilmente la ragione che lo spinse a lavorare per decenni al canzoniere fino al raggiungimento di un'estrema perfezione formale stilistica nei trionfi che già nella scelta del metro, la terzina dantesca, indica chiaramente il modello al quale egli intendeva richiamarsi.