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Plauto: il maestro della commedia romana, Slide di Latino

Plauto, nato probabilmente tra il 255 e il 250 a.c., è considerato uno dei più grandi autori di commedia dell'antichità romana. Le sue opere, caratterizzate da un'inventiva verbale straordinaria, da trovate comiche brillanti e da una grande varietà di registri metrico-stilistici, hanno avuto un enorme successo presso il pubblico romano. Plauto è uno degli unici due autori di cui ci siano pervenute integralmente le commedie, l'altro essendo terenzio. Mentre quest'ultimo si rivolgeva a un pubblico colto e selezionato, plauto puntava a intrattenere un pubblico più ampio, con le sue trame avvincenti e i suoi personaggi memorabili, come il servo ingegnoso e il soldato fanfarone. La biografia di plauto, la struttura delle sue commedie, le differenze con i modelli greci e l'importanza della lingua e dello stile nell'opera di questo maestro della commedia romana.

Tipologia: Slide

2020/2021

Caricato il 28/04/2024

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Letizia_7 🇮🇹

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Plauto
Titus Marcius Plautus
Biografia
Nato probabilmente tra il 255 e il 250 a.c. a Sàrsina in Umbria
La data di morte, 184 a.c., è sicura
Non era di origine romana, era un cittadino libero e non un schiavo
Dal punto di vista letterario egli ebbe un immediato successo. Le sue commedie piacevano
per l’inventiva verbale, le trovate comiche, e la varietà di registri metrico-stilistici.
Plauto e Terenzio sono gli unici autori di cui possiamo leggere commedie integre.
Il teatro di Terenzio si distingueva da quello di Plauto poiché si rivolgeva all’élite aristocratica e dunque destinata ad
un pubblico colto e selezionato e inoltre era una commedia ‘seria’ più misurata di quella plautina nelle forme e nei
contenuti.
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Plauto

Titus Marcius Plautus

  • Biografia Nato probabilmente tra il 255 e il 250 a.c. a Sàrsina in Umbria La data di morte, 184 a.c., è sicura Non era di origine romana, era un cittadino libero e non un schiavo Dal punto di vista letterario egli ebbe un immediato successo. Le sue commedie piacevano per l’inventiva verbale, le trovate comiche, e la varietà di registri metrico-stilistici. Plauto e Terenzio sono gli unici autori di cui possiamo leggere commedie integre. Il teatro di Terenzio si distingueva da quello di Plauto poiché si rivolgeva all’élite aristocratica e dunque destinata ad un pubblico colto e selezionato e inoltre era una commedia ‘seria’ più misurata di quella plautina nelle forme e nei contenuti.

Una vasta produzione

  • Plauto fu un autore di enorme successo tanto da diventare oggetto di plagio e imitazione.
  • Verso la metà de II secolo iniziò un’attività editoriale sulle commedie plautine infatti furono prodotte delle ‘edizioni critiche’ dell’opera di Plauto ispirate ai criteri della filologia alessandrina. Così le commedie furono dotate di didascalie e di sigle per indicare personaggi, i versi scenici furono suddivisi dal punto di vista della struttura metrica.
  • Verso la fine dell’età repubblicana Marco Terenzio Varrone ritagliò dal corpus dell’opera plautina una raccolta di ventuno commedie. L’ordine delle commedie: Amphitruo, Asinaria, Aulularia, Captivi, Curculio, Càsina, Cistellaria, Epìdicus, Bàcchides, Mostellaria, Menaechmi, Miles gloriosus, Mercator, Psèudolus, Poenulus, Persa, Rudens, Stichus, Trinummus, Truculentus ed Vidularia.
  • A Plauto sono state attribuite 130 commedie. Queste commedie sono apocrife ossia di dubbia origine, in realtà ne ha scritte solo 21
  • La scelta di ventuno commedie si è perpetuata nella tradizione manoscritta

Due tipi di commedie

  • La commedia del servo Lo schema: l’azione di conquista del ‘bene’ messo in gioco è delegata dal giovane a un servo ingegnoso. La coppia ‘giovane-desiderante, servo-ingannatore’ è la più solida costante tematica del teatro plautino. Su questo schema sono possibili numerose varianti che non intaccano la sostanza dell’intreccio. Possiamo avere diversi tipi di servi: Servus callidus Servo ingegnoso ( trama inganni e crea equivoci) Servus currents Servo che corre (sempre presente ma non ha l’astuzia e la furbizia) Servus poeta servo che parla con il pubblico facendo capire cosa accade sulla scena. Egli rappresenta l’ALTER EGO del poeta stesso e cioè un personaggio che funge da poeta. Inoltre molto importante è la scansione temporale che prevede tre fasi: il servo medita l’inganno, agisce e alla fine trionfa. Per completare questo quadro manca un solo elemento che è una forza onnipresente, la Fortuna che ha un valore stabilizzante.
  • La commedia del riconoscimento (o agnizione) Queste commedie sono basate sul riconoscimento, in cui un’identità prima nascosta, o mentita, o perduta viene poi rivelata a tutti. Questi intrecci possono snodarsi in una lunga serie di errori e confusioni di persona, oppure il problema dell’identità salta fuori solo nel finale. Ma tutte hanno in comune lo scatto fortunoso del riconoscimento che scioglie ogni difficoltà. In quasi tutte le commedie del riconoscimento c’è uno schiavo furbo al lavoro.

Le commedie di plauto

  • Amphitruo Sosia e Mercurio: un incontro inquietante
  • Aulularia Il Lar familiaris L’ossessione di Euclione Il servo medita il furto Il tesoro perduto Giove arriva a Tebe per conquistare Alcmena, moglie di Anfitrione il quale si trovava in guerra. Così aiutato da Mercurio, che si finge Sosia, Giove approfitta dell’assenza di Anfitrione e ne assume le sembianze. Il vecchio avaro Euclione trova una pentola piena d’oro; è il nume tutelare della casa a volere il ritrovamento perché la figlia di Euclione, Fedria, abbia la dote necessaria al matrimonio. La pentola sparirà poichè sarà utilizzata dal giovane innamorato, con l’aiuto dello schiavo, per ottenere le nozze con l’amata Fedria

Le commedie di plauto

  • Menaechmi Uno scambio di persona
  • Miles gloriosus A caccia di elogi: il soldato fanfarone Servo contro servo Menecmo ha un fratello gemello, Menecmo, identico a lui. I due non si conoscono poiché separati alla nascita; quando sono adulti uno giunge nella città dell’altro e si scatena una grande confusione. La commedia mette in scena un servo arguto, Palestrione, e un soldato fanfarone, Pirgopolinice. Un giovane si affida al servo per sottrarre a qualcuno la disponibilità della ragazza amata.

Le commedie di plauto

  • Pseudolus Il lenone Ballione Pseudolo: un artista dell’inganno
  • Plauto e la commedia greca Plauto si preoccupa molto poco di comunicare il nome e la paternità della commedia greca cui si ispira. Il suo teatro non presuppone un pubblico ellenizzato da gustare il riferimento a dei famosi modelli. I titoli di Plauto non sono quasi in nessun caso traduzioni di titoli greci. Inoltre l’uso dei nomi degli schiavi come titolo ha ben poco a che fare con la prassi greca. Le differenze strutturali
  • Plauto opera una ristrutturazione metrica
  • Cancella la divisione in atti
  • Trasforma il sistema onomastico Lo schiavo Pseudolo è una miniera di inganni. Egli riesce a spennare il suo avversario, il lenone Ballione, portandogli via la ragazza amata dal padroncino.

Dai modelli greci alla creazione di un ‘altro teatro’

  • Le parti cantate: un’innovazione di forte impatto Un elemento di enorme importanza dell’arte plautina è rappresentato dalla maestria ritmica. È proprio in questo che Plauto si distacca dai suoi modelli greci ed la sua predilezione per le forme cantate è uno dei principali fattori che regolano il vertere, la ricreazioni in latino dei modelli greci. Vertere Riscrivere, volgere, capovolgere Verbo che meglio rappresenta il lavoro di Plauto, poiché egli non traduce le commedie Exprimere Tradurre in un’altra lingua bensì le riscrive
  • Coerenza drammatica e psicologia dei personaggi: gli aspetti sacrificati Le analisi comparative con i modelli greci dimostrano che Plauto trasforma i suoi modelli secondo tendenze e preferenze coerenti. Così facendo egli mostra di voler costruire un altro teatro. Spesso, però, gli sono stati attribuiti dei difetti poiché egli rinuncia a certe virtù dei suoi modelli greci, come la coerenza dell’azione e l’approfondimento psicologico, per spostare l’accento su altri interessi.
  • Lo spazio del servo, cifra distintiva del teatro plautino Tra tutti i personaggi Plauto ha il suo preferito: il sevo, creatore di inganni e risolutore di situazioni. È quasi sempre la schiavo furbo a gestire lo sviluppo dell’intreccio a controllare ,influenzare e commentare con ironia gli avvenimenti. La posizione del servo astuto ne fa spesso un equivalente del poeta drammatico: come se il teatro plautino trovasse in questa figura uno spazio di rispecchiamento Teatro nel teatro METATEATRO

LA CREAZIONE DI UN ALTRO TEATRO Il servo è il personaggio che più di ogni altro gioca con le parole infatti egli è un grande cercatore di immagini, di metafore, di doppi sensi ed è il più vero portavoce dell’originale creatività verbale di Plauto. Inoltre Plauto non solo amplia lo spazio del servitore ma assimila anche altri personaggi a questo ruolo e a questo livello.

  • I personaggi che variano se stessi Plauto utilizza gli intrecci dei suoi modelli come materia dotata di significato ma disponibile a significati nuovi e imprevedibili. Ad esempio certi innamorati dichiarano il loro amore secondo poca ragione e tanto sentimento. Ma mentre svolgono questo ruolo essi improvvisano variazioni su se stessi, cantano, interpretano il loro ruolo e si abbandonano a variazioni verbali. Il miracolo di Plauto consiste nel contatto fra l’intreccio e le occasioni in cui si fa libero gioco creativo sull’azione.
  • La lingua di Plauto La commedia di Plauto è una delle fonti letterarie che ci permettono di ricostruire la lingua del latino parlato dal romano colto medio. La modalità espressiva tipica di questa lingua è il dialogo, la struttura sintattica è semplificata, sono frequenti frasi ellittiche del soggetto o le frasi nominali cioè prive del verbo. Una caratteristica della lingua di Plauto è la presenza di grecismi che attestano l’influenza dei greci sulla vita quotidiana di Roma: termini riguardanti il commercio, la finanza, l’urbanistica, il teatro e lo sport. Inoltre il latino utilizzato da Plauto conserva delle caratteristiche arcaiche che lo differenziano dalla lingua parlata da Cicerone le quali si registrano a livello morfologico e fonetico.